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Freelance under 30 con il chiodo fisso del mangiare e bere bene. Estremamente curiosa, cresce una nuova generazione di enotecnici fiorentini trasmettendo il suo entusiasmo con la penna e tra i banchi di scuola.
L'atmosfera vibrante e coinvolgente dietro il bancone del bar ha svelato un'energia contagiosa durante la serata del 4 ottobre presso il locale Jeffer Cocktails & Friends, in occasione dell'evento itinerante "Pisa da Bere", dedicato all'arte della miscelazione di alta qualità nella città toscana della Torre Pendente.
In collaborazione con Martini, i ragazzi del Jeffer Cocktails & Friends hanno ospitato una selezionata cerchia di giornalisti esperti, amici e clienti, coinvolgendoli in un'esperienza coinvolgente e stimolante: creare twist unici e originali sui classici Negroni, Daiquiri, Americano, Hugo, Piña Colada e Moscow Mule.

Sul tavolo tantissimi ingredienti come cordiali home made, distillati, toniche, frutta fresca e succhi. L’unica regola del gioco? Utilizzare Martini Riserva Speciale Rubino, Martini Riserva Speciale Ambrato, Martini Bitter Riserva Speciale o St Germain.
Con la guida attenta dei barman di Jeffer Cocktails & Friends, gli shaker si sono mossi con agilità in un'atmosfera vivace e dinamica, dando vita a una serie di cocktail unici e distintivi, ciascuno con il proprio nome e carattere.

È nata così una drink list fuori dall'ordinario, che è stata presentata con successo durante la serata. Il bancone del bar ha assunto una nuova dimensione e l'atmosfera dinamica e coinvolgente ha creato un'energia contagiosa, tessendo un legame speciale tra il team di Jeffer, gli ospiti e i prodotti distintivi di Martini. Con ogni sorso, si poteva percepire l'entusiasmo che solo una collaborazione creativa ben riuscita può generare.

Jeffer Cocktails & Friends si è trasformato così in un laboratorio vivace di nuove idee e innovazioni, grazie anche alla versatilità dei prodotti Martini, che hanno aggiunto un tocco distintivo ad ogni creazione confermando il loro ruolo di partner indispensabile per ogni appassionato di mixology e amante del buon bere.
ll buon vino piemontese, le erbe officinali alpine raccolte a mano dai montanari, le spezie più pregiate, l'alcol di grano più puro, lo zucchero più raffinato, l'acqua delle Alpi. Sono tanti i segreti che i mastri distillatori di Bordiga hanno custodito fin dal 1888 e sulla base dei quali hanno creato i loro prodotti.
Oggi Bordiga festeggia con entusiasmo questa pietra miliare dei 135 anni, in concomitanza con la raccolta del Ginepro, la finale della prestigiosa Competition USA e l'ingresso di Walter Gosso (e non solo) alla direzione dell’area commerciale.

La finale della Competition USA si terrà lunedì 2 ottobre al locale Freni e Frizioni di Roma e vedrà la partecipazione di 4 barman americani: Mario Castro di New York, Evan Curtis di Chicago, Jordan Bearss di New Orleans e Jarrett Holborough di Atlanta, che si cimenteranno nella preparazione di cocktail base Occitan Gin con liquori e distillati Bordiga.
A giudicare i finalisti saranno 5 giudici:
Patrick Smith Senior Beverage Manager allo Union Square Hospitality Group a New York City.
Colin Gallagher, direttore bar per lo stimato ristorante Delfina di San Francisco, dove ha costruito da zero il programma bar, concentrandosi sugli amari e altri liquori italiani di alta qualità.
Walter Gosso, nuovo arrivo in Bordiga nel ruolo di direttore commerciale.

Angelo Canessa, mixology manager per Velier e grande conoscitore del mondo dei distillati, del vino e dei sigari ed esperto di gastronomia a 360 gradi, è un vero gourmet che non ha nessuna intenzione di smettere di studiare.
Michele Filip, è il più giovane vincitore nazionale di World Class, la prestigiosa sfida internazionale e bartender da Freni e Frizioni a Roma, locale dove si terrà la finale della competition.
Tutti i finalisti hanno già vinto il viaggio in Italia per scoprire l’essenza di Bordiga, visitare distilleria e i luoghi dove sorgono le erbe spontanee ancora oggi raccolte a mano dai montanari e conferite in azienda. Il vincitore della Competition porterà in America la coppa.
La festa continua in casa Bordiga, perché proprio quest’anno l’azienda festeggia i 135 anni, una festa importante per la distilleria piemontese che, come tutti gli anni, organizza la festa della “Raccolta del ginepro”, bacca alla base della produzione del Gin e nel particolare di Occitan biologico, ad edizione limitata e numerata in cui il ginepro utilizzato appartiene a una specifica zona di Montemale che può essere considerata, anche senza un vero e proprio disciplinare, una sorta di “cru” per il ginepro. L’intenzione dell’azienda è quella di mostrare, tramite l’accompagnamento di guide e di montanari, a tutti gli interessati, il territorio dove nasce la preziosa materia prima e come la si raccoglie.

Grande "fermento" anche tra le mura aziendali. Dopo l'ingresso di nuovi soci nel 2009, Claudio Arneodo, Paolo Madala e Riccardo Molinero, con cui l’azienda ha rinforzato il suo impegno per la crescita sostenibile, sia in Italia che all'estero, nel 2023, ora è lieta di presentare il nuovo direttore commerciale per l'Italia, Walter Gosso, figura di prestigio nel panorama del bartending italiano, nonché una nuova socia e direttrice generale, Manuela Mattalia, che porteranno la loro visione e competenza nell'azienda. Anche il reparto logistico, si arricchirà con l'ingresso di un nuovo responsabile entro la fine dell'anno, rafforzando ulteriormente la nostra capacità di servire i clienti in modo efficiente e puntuale.

“Questi sono solo i primi di una serie di importanti investimenti in risorse e mezzi che segnano l'inizio di una nuova era per Bordiga. Stiamo progettando l'espansione dei nostri magazzini e il restauro dello stabilimento per supportare la crescita inarrestabile che c’è e che ci aspetta nei prossimi anni. Siamo entusiasti per il futuro di Bordiga e continueremo a onorare la nostra tradizione di eccellenza nella distillazione mentre apriamo nuovi capitoli di successo nella nostra storia” afferma Claudio Arneodo, Amministratore Delegato dell’azienda Bordiga.
Dopo una grande attesa torna finalmente Pisa da Bere, l’evento che permette a cittadini e visitatori della città della Torre di scoprire e gustare le migliori creazioni dei cocktail bar che aderiscono all’iniziativa. Quest’anno però il format cambia e si fa itinerante.

Da lunedì 2 a venerdì 6 ottobre Pisa da Bere dà il via alle danze garantendo una settimana di miscelazione di qualità accessibile per tutte le tasche. Come? Offrendo uno speciale braccialetto che dà diritto a sconti esclusivi presso alcuni dei migliori cocktail bar e punti food convenzionati della città.
Il braccialetto Pisa da Bere ha un costo di 10 euro e dà accesso a uno sconto del 30% sui cocktail delle drink list create appositamente per l'evento, oltre che l'acceso gratuito a masterclass e seminari che si svolgeranno durante l'evento e sconti negli esercizi gastronomici affiliati.
Ecco i locali che aderiscono a Pisa da Bere 2023, mettendo in mostra le loro abilità nella creazione di signature cocktail creati ad hoc:
Eleven Urban Cafe
Punte Party
The Lounge
Via Vai

Quest'anno, Pisa da Bere ha stretto anche una collaborazione con due punti food convenzionati, Il Magazzino e Sud, per speciali pairing in abbinamento ai vostri cocktail preferiti. A supporto dell’evento, alcuni nomi della scena nazionale nel mondo del bartending e degli spirits con partner eccellenti quali Glou Glou, Martini & Rossi, Vantguard, Pernod Ricard, Distilleria Indie, Ginepraio.
Per ulteriori informazioni sull'evento: canale social @pisadabere.
Cosa spinge i fiorentini a varcare i limiti della città? La gola, sicuramente. A Montespertoli, sulle colline tra la Val di Pesa e la Val d’Elsa, Bistrot Lo Zero propone un menu fine dining che strizza l’occhio alla Sicilia. Tutti i piatti sono realizzati anche in versione gluten free, dal pane appena sfornato fino ai dolci
In un mondo culinario sempre più vasto, l'attrazione verso esperienze gastronomiche fuori dai confini urbani sembra crescere in modo costante. E quando si tratta di soddisfare le esigenze alimentari, come quelle legate al gluten-free, la ricerca di opzioni di qualità diventa ancora più rilevante. Nel susseguirsi delle dinamiche enogastronomiche, c’è un luogo che si è fatto strada tra le preferenze dei fiorentini: il Bistrot Lo Zero, a Montespertoli. Guidato dalla chef Marcella Schillaci e dal compagno Marco, Bistrot Lo Zero offre un'esperienza fine dining per chi desidera esplorare nuovi orizzonti culinari senza allontanarsi troppo da casa.

Marcella Schillaci, con le sue radici siciliane e la sua lunga permanenza in Toscana, porta al tavolo del Bistrot Lo Zero una fusione di influenze culinarie originali, apprese con curiosità e determinazione dai Grandi Chef italiani: Claudio Sadler, Andrea Mattei, Antonino Cannavacciuolo e Gaetano Trovato. L'offerta di piatti di mare (e non solo), legati alle tradizioni delle due terre, può essere considerata una scommessa sulla varietà e la raffinatezza della cucina italiana. L'enfasi è posta sulla provenienza degli ingredienti, con una preferenza per i prodotti locali a chilometro zero.
l menù del Bistrot Lo Zero presenta un'interessante fusione di piatti classici e reinterpretati, ciascuno con una propria storia da raccontare. Tra gli antipasti una bella selezione di Crudi di mare, il Filetto di rombo su vellutata di patate con carciofo ed essenza di alloro e l’Uovo pochè con spinacino, crema di parmigiano, nettare di piccione e polline di ape. Tra i primi i Tagliolini con crema e granella di pistacchio di Bronte e tartare di gambero rosso di Mazara, dove la dolcezza del gambero e il gusto dei pistacchi sono bilanciati con maestria, ma anche gli Spaghetti ai ricci di mare e stracciatella e La Norma a modo mio.
Per coloro che apprezzano i sapori asiatici, tra i secondi c’è la Scottata di tonno al sesamo nero, sedano rapa, pioppini e salsa di soia, accanto alla Frittura di mare con verdure di stagione e al Filetto di cervo scottato con crema e tartufo nero grattato.

Interessante anche la proposta dei dolci e la carta dei caffè, che spazia dall’Espresso Brazil al Guatemala, passando per il Lungo Leggero al Ristretto India. Un aspetto degno di nota è l'atmosfera informale e accogliente del Bistrot Lo Zero. Il personale amichevole ma professionale crea un'ambiente rilassato, dove i fiorentini possono gustare la loro esperienza culinaria senza sentirsi fuori posto.
Ultimo ma non per importanza, l’inclusività alimentare. Abbiamo lasciato per ultimo questo aspetto per rendere giustizia alla cucina di Bistrot Lo Zero, meta prediletta per la qualità dei piatti prima ancora che per l’attenzione al senza glutine. La Chef Marcella Schillaci ha fatto di necessità virtù e nel suo ristorante ha attuato una piccola rivoluzione. L’intero menù, dai grissini al pane fino ai dolci, è interamente proposto anche nella versione gluten free.
Ph: Luca Managlia
La storia dell'Amaro St. Hubertus parte da molto più lontano di quanto potremmo immaginare. Dobbiamo andare indietro di oltre 300 milioni di anni, in Alta Val Maira, dove ora c’è il bellissimo Altopiano della Gardetta. Qui in un’era precedente persino alla comparsa dei dinosauri, si trovava il fondale dell’Oceano del Tetide, che separava la placca europea da quella africana. Della storia geologica di questo territorio straordinario oggi rimangono i fossili, che si possono ancora ritrovare tra i sassi di questi monti e rimangono anche alcuni esempi di una flora unica, come il lichene scandinavo. A riprova delle sue antichissime origini, anche se potrebbe sembrare incredibile pensarlo, questo organismo si trova solo in due posti: il circolo polare artico e le Alpi Occidentali, appunto.
Ecco, il lichene scandinavo: chiunque ne conosca il profumo potrà ritrovarlo immediatamente nell’Amaro St. Hubertus, di cui è uno degli ingredienti caratterizzanti. Ed ecco, anche, perché si dice che questo amaro sia davvero una dichiarazione d’amore per la montagna.
Carattere, potenza ed eleganza sono le parole chiave di St. Hubertus, l’amaro che viene prodotto dalla distilleria Bordiga, attiva dal 1888 alle porte di Cuneo, lungo la strada che sale fino alla Val Maira. “Un Amaro Riserva che nasce da un’antica ricetta data in regalo da un amico cacciatore Alpino al Cavalier Pietro Bordiga - raccontano Claudio Arneodo e Riccardo Molinero, due dei titolari della distilleria dal 2009 – Non a caso, il simbolo dell'amaro, anche nel suo nuovo packaging, è un camoscio, animale alpino per eccellenza, che vive sopra i 2500 metri d'altitudine nutrendosi

Il nuovo pack di St. Hubertus
La nuova bottiglia dell’Amaro St. Hubertus nasce dalla voglia di valorizzare un prodotto importante senza perdere di vista la sostenibilità che permea tutti i prodotti di Bordiga. La bottiglia, infatti, è fatta con vetro 100% riciclato e certificato che arriva solo dalle campane del vetro, quello che tutti noi contribuiamo a salvare con il nostro impegno quotidiano. Ne è testimonianza il colore azzurro non sempre uniforme della bottiglia dato dalle bottiglie di colore più chiaro e più scuro fuse insieme. Anche la leggera differenza che si può percepire fra una bottiglia e l’altra sono testimonianze del vetro riciclato.
L’etichetta, invece, nasce in continuità con quella precedente, con il camoscio nel suo ambiente naturale su carta ruvida che da matericità e presenza al prodotto con la scritta St Hubertus in lamina ramata che impreziosisce il prodotto. Un design, da oggi ancora più elegante e al passo coi tempi per valorizzare ulteriormente un amaro premium e naturalmente senza limiti.

La montagna in un Amaro
Fin dai tempi del Cavalier Pietro Bordiga, l’attenzione alla qualità delle materie prime è stata un punto fermo sul quale la distilleria ha costruito man mano i suoi successi, continuando negli anni la stessa filosofia fino a oggi.
Tra le sue botaniche ci sono componenti balsamiche come la menta piperita, i licheni e l’achillea. “Le componenti amare, invece, sono dettate da due tipi di genziane spontanee montane. La prima è la lutea, che viene raccolta in autunno e di cui si utilizza la radice. La seconda è la gentiana acaulis, ovvero la classica genzianella dai fiorellini blu, che si raccoglie in primavera e di cui si utilizzano proprio i fiori”, raccontano Arneodo e Molinero. Le altre botaniche presenti nell’amaro sono rigorosamente segrete, “Però possiamo dirvi perché le erbe di montagna sono notoriamente più profumate. È questione di genetica e sopravvivenza, l'unico modo per attrarre gli insetti necessari per la loro riproduzione”.
Tutte le botaniche sono raccolte a mano dai montanari, e insieme all’acqua alpina sono le basi da cui i maestri distillatori di Bordiga partono per produrre il St. Hubertus – oltre a tutti gli altri prodotti che hanno reso celebre la distilleria: amari, vermouth e gin. Le fasi successive di produzione comprendono l’infusione delle botaniche in alcol e infine la distillazione.
Il risultato di questo processo accurato è un amaro dal sorso intenso e insieme elegante: un insieme armonico in cui la potenza alcolica dei suoi 38 gradi non sovrasta in alcun modo il perfetto equilibrio tra la parte balsamica e le componenti amare, che si fondono in un finale di grande persistenza.
La città di Osimo, nelle Marche, si è trasformata nel centro nevralgico dell'arte urbana italiana con l'inaugurazione di "PopUp! Attitude", una mostra innovativa che mette in luce il talento e la creatività dei principali protagonisti della scena nazionale e internazionale. Nell'attuale contesto culturale, dove l'arte si manifesta anche al di fuori dei confini dei musei e delle gallerie, l'Urban Art sta giocando un ruolo fondamentale nel plasmare l'identità delle città di tutto il mondo.

L'attitudine, concetto chiave dell'esposizione, rappresenta l'approccio con cui gli artisti esprimono la loro arte, un'espressione diretta e autentica che affonda le radici nella quotidianità e nell'esperienza di quartiere. Le opere esposte riflettono l'evoluzione dell'arte urbana, che ha abbandonato le sue origini di "Writing" (cioè la scrittura stilizzata e calligrafica) per aprirsi a nuove forme espressive, sia figurative che astratte.
Il Palazzo Gallo, uno splendido edificio del Settecento, offre una cornice magnifica a questa esibizione che racchiude oltre 70 opere di artisti di fama mondiale. Curata con passione e competenza da Monica Caputo e Gian Guido Grassi, la mostra si distingue per la varietà e la profondità dei temi trattati. Il percorso espositivo è diviso in quattro focus monografici e una sezione storica che racconta l'evoluzione dell'arte urbana attraverso gli anni.

Nella prima sala, i visitatori possono ammirare le creazioni del Gruppo OK, una delle crew italiane più rivoluzionarie e audaci, che hanno saputo sperimentare nuove forme artistiche negli anni '90. La seconda sezione, intitolata "storica", raccoglie le opere di artisti che hanno contribuito a definire diverse correnti artistiche, dalla Street Art al neo muralismo, fino al Lettering e al Post Graffiti.
Ma l'arte urbana non si limita alla pittura murale: sculture e installazioni, realizzate da artisti come Etnik, Muz e Peeta, dimostrano come questa forma d'arte possa estendersi ben oltre i confini bidimensionali. E proprio la sinergia con lo spazio urbano è uno degli aspetti più affascinanti dell'Urban Art: i lavori di Zamoc, Allegra Corbo, Moneyless e Twoone, che hanno interagito con le strade di Osimo per creare opere d'arte uniche, testimoniano come l'arte possa fondersi con la quotidianità delle persone.

La parte finale della mostra è dedicata alle personalità di spicco dell'arte urbana italiana: StenLex, celebri per aver introdotto la tecnica "Stencil Poster", Eron, maestro della "Spray Art", e Ericailcane, creatore di visionarie figure antropomorfe che sembrano uscite da un mondo fantastico.
Ma "PopUp! Attitude" non si limita alle sale del Palazzo Gallo: l'arte urbana invade Osimo in ogni angolo della città, con opere create appositamente per questo evento. Dai murales che decorano le facciate di edifici industriali, alle installazioni pubbliche come "Donna forma" di Giorgio Bartocci, che celebra la figura femminile, Osimo diventa una vera e propria galleria a cielo aperto.

L'evento è promosso dall'Associazione MAC Manifestazioni Artistiche Contemporanee di Osimo, in collaborazione con il Comune e l'IIS Laeng-Meucci di Osimo e Castelfidardo, grazie al contributo della Regione Marche e il sostegno di Asso e Osimo Servizi. La mostra si arricchisce ulteriormente grazie alla generosità della famiglia proprietaria di Palazzo Gallo, che ha concesso i suoi spazi per ospitare questa straordinaria esibizione.
"PopUp! Attitude" è un'esposizione che dimostra come l'Urban Art sia in grado di riscrivere le nostre città, donando loro un nuovo volto e una nuova anima, e come gli artisti possano essere autentici catalizzatori di cambiamento e innovazione.
Ph: Angelica Muzzi
Se siete alla ricerca di una fuga romantica o tra amici che abbia come punto fermo il buon cibo, il mare e un’anima urban, il tratto di costa tra Cecina e Castiglioncello potrebbe fare al caso vostro; le due località hanno infatti un appeal tutto loro: frizzante la prima, bohemien la seconda.

A Cecina si va per le sue distese di sabbia dorata, la colorata vita notturna e… la pizza. Castiglioncello, invece, mantiene ancora oggi intatto il ricordo degli anni ’60, quando fu il punto di rifermento della dolce vita italiana. La sua atmosfera magnetica che ha affascinato personalità come Mastroianni, Gassman e Sordi, da sempre ricordata per la sua vivace scena artistica, oggi sta tornando in auge. Se volete godervi sabbie più nobili, è Forte dei Marmi la meta giusta: vip, lusso sfrenato ma anche ristoranti accessibili in cornici da sogno. Adesso vi raccontiamo dove.
Croccante, napoletana, padellino al vapore, stirata romana o pizza fritta al forno? A Cecina c’è una pizzeria dove tutti e cinque gli stili di pizza vengono conditi con i migliori ingredienti in circolazione. Siamo da Disapore+ Caffè & Pizzeria Contemporanea, tempio del maestro lievitista Nicola Ascani. Il locale, situato all’interno del fresco Mantoflex Tennis Padel Pickleball Club, ha inaugurato da circa un anno la nuova gestione. Da Disapore+ è si può scegliere tra menu alla carta o menu degustazione, per assaggiare sei diversi spicchi di pizza.

Impasto Aria è un lievitato a due cotture, realizzato con farine biologiche di tipo 1 a fermentazione mista. Leggero e croccante, ha come topping Provola dei Monte Lattari, pulled pork home made, confettura di albicocche, nocciole tostate e olio EVO, oppure Ricotta di bufala destrutturata, prosciutto grigio casentino (selezione Fracassi), confettura di fichi piccante e olio Evo (Il Cavallino). Da assaggiare invece tra le pizze Aria Fritta la Domenica al sud, con ragù alla genovese, fonduta di pecorino toscano di fossa DOP e crema di basilico fresco. Ci sono poi le focacce ripiene, o stirate, nate dalla tradizione romana della pizza in pala, con impasto multicereale, super croccanti fuori e morbide dentro. Tra queste, quella con Stracciatella di Andria, mortadella Favola e pesto di pistacchio di Bronte.

La Vaporosa, invece, dalla tradizione piemontese rivisitate, è fatta con un impasto cotto al vapore e poi asciugato in forno: il risultato è una pizza friabile, morbida e scioglievole. La Vaporosa Fresh è con Stracciatella di Andria allo zafferano, salmone selvaggio e ravanelli in agrodolce. L’esperienza da Disapore+ si chiude con le Napoletane Contemporanee. Da provare, tra queste, le pizze classiche o quelle gourmet come quella con Pomodoro San Marzano DOP, valeriana condita, tartare di chianina battuta a coltello (selezione Fracassi), salsa olandese, polvere di olive nere home made e olio Evo (Il Cavallino).
Castiglioncello torna a vibrare e le good vibes arrivano dal giardino dell’Hotel Atlantico, fresco di una nuova apertura. La struttura, a pochi passi dal mare e immersa nel verde nel centro di Castiglioncello, è stata recentemente rinnovata sia nell’estetica che nella proposta, dopo l’acquisizione da parte della società Octopus Hospitality Partners.

L’Hotel Atlantico si propone di diventare la nuova casa dell’arte contemporanea a Castiglioncello: un hub di aggregazione, uno spazio aperto dove si organizzano residenze artistiche e aperitivi musicali, dove far colazione nella hall o bere un Martini al bar circondati da singolari e bellissime opere d’arte. La proposta artistica e l’estetica (dagli arredi scenografici interamente di recupero al set in bagno di Toilet Paper) è curata dalla creative director Sarah De Scisciolo. Segnatevi il nome dell’Hotel, perché ne sentirete parlare.

Se volete mangiare pesce fresco in riva al mare, non potete perdervi La Baracchina di Castiglioncello. Si trova a Punta Righini, nella posizione più suggestiva della zona. Da piccolo ristoro per le famiglie del jet set italiano negli anni ’60 a punto di riferimento per la cucina di pesce di Castiglioncello, La Baracchina si è evoluto negli anni sia nello stile culinario che nelle vesti, senza perdere ciò che lo ha sempre contraddistinto: ospitalità è qualità.

Il menu è digitale perché cambia ogni giorno, a seconda della disponibilità del mare. Tra i piatti in carta il Carpaccio di gambero rosso con menta, pistacchio e agrumi, le Acciughe fritte senza lische e salsa tartara, i Tortelli di baccalà mantecato con crema di carote e porri, gli Spaghettini al riccio di mare. Ma anche le Capesante e scaloppa di foie gras, Caciucco alla livornese, il Bollito di crostacei locali di stagione con aragosta, scambi e gamberi locali e, ovviamente, il Pescato del giorno. Una cucina che ha a cuore la qualità degli ingredienti le radici del territorio, e che si diverte a giocare con colori, sapori e tocchi contemporanei per stupire i palati e creare piatti sempre nuovi. Accanto alla proposta alla carta, da Baracchina offre anche due menu degustazione, il Ponente (65 euro) e il Libeccio (70 euro). La carta dei vini è ben curata, con proposte locali e non. E per godersi il pomeriggio “in panciolle”, La Baracchina offre un solarium esclusivo sul tetto per godersi il relax estivo accarezzati dalla brezza marina, con il blu negli occhi.

Varcando la soglia dell’Hotel 4 stelle St. Mauritius, prima ancora delle papille gustative, a godere sono gli occhi. Un giardino “segreto” lussureggiante, immerso nella tranquillità della zona residenziale di Forte dei Marmi, a 50 metri da La Capannina, con l’azzurro della piscina che si mescola alla brezza del mare. Da questa stagione il ristorante all’interno della struttura, Sciabola, apre finalmente al pubblico esterno. Gli spazi ed il design sono completamente rinnovati, con dettagli preziosi che contribuiscono a creare un’atmosfera elegante e accogliente, dalla Champagneria fino ai tavoli “privè”. Quello che non è cambiato è lo chef al timone della cucina, Daniele Gherardi. Entrando nel ristorante e sedendosi al bancone lo si vede all’opera nell’ampia e lussuosa cucina a vista, quasi come fossimo in un vero e proprio chef table.
La cucina del Ristorante Sciabola ha salde radici toscane, che vanno oltre al concetto di gourmet e di fine dining. Lo chef propone piatti autentici e “di sostanza”. Come i classici della tradizione locale: le Linguine trafilate al bronzo alle arselle sgusciate o i Tordelli della tradizione versiliese, fatti a mano dallo chef, ripieni di carne e timo e conditi con ragù di manzo. Non mancano poi nel menu sperimentazioni più contemporanee come il Risotto con zafferano, scampi e foglia d'oro (che suona come un omaggio al maestro Gualtiero Marchesi) o il Polpo croccante accompagnato da patate, olive e pomodorini, trattato con gli ultrasuoni a riprova di come tradizione e contemporaneità possano andare a braccetto. Seguendo lo stile degli anni della “dolce vita” versiliese, poi, in sala tornano in auge il carrello del pescato e quello dei dessert, mentre a fine pasto arriva il momento della specialty coffee experience. Plauso particolare va al Mosaico di pesce crudo, con ostrica Tsarskaya, scampo, gambero rosso, gambero tigrato, selezione di tartare, pesci marinati e sashimi. Freschissimo, vale da solo un viaggio al mare.
Immersa in 140 ettari tra vigneto, oliveta e bosco nel Valdarno Superiore, Tenuta San Jacopo festeggia quest’anno un traguardo importante. Il suo vino "Orma del Diavolo" compie vent’anni. La celebrazione rappresenta un momento di riflessione sull'evoluzione degli stili di produzione nel corso degli anni e di come sia possibile mantenere una forte identità legata al territorio, pur abbracciando nuove tendenze e tecniche. L'annata 2014 di “Orme del Diavolo” segna infatti un punto di svolta nello stile del vino e nella produzione complessiva della Tenuta San Jacopo, grazie al cambio di direzione aziendale e all'arrivo di nuovi tecnici. Si è passati da vendemmie tardive e macerazioni più lunghe del periodo precedente a uno stile che mira a trovare un equilibrio tecnologico che favorisca la bevibilità e la freschezza del frutto.

Negli anni '80, Tenuta San Jacopo decise di investire in nuove varietà francesi per soddisfare la sempre crescente domanda di uva di alta qualità per la produzione dei Super Tuscan chiantigiani. Nasce così il vino "Orma del Diavolo", taglio bordolese composto principalmente da Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon e oggi consolidato come uno dei vini di punta della tenuta.
"Orma del Diavolo" prende il nome dal toponimo della vigna da cui proviene, una roccia antica che presenta una forma che, in passato, i coloni locali identificarono come l'orma di un diavolo. Tuttavia, questa figura era semplicemente il confine dei terreni appartenenti al Barone Ricasoli, una figura temuta dagli abitanti per la sua fama e il potere che esercitava nella zona del Chianti e parte del Valdarno Superiore.

In degustazione per festeggiare i 20 anni di “Orme del Diavolo” l’annata 2009, 2013, 2014, 2015, 2016 e 2019. Le tre cose che saltano subito al naso ed al palato sono la corrispondenza tra annata e vino, il cambio di stile negli ultimi due vini e la piacevolissima complessità e integrità dell’annata 2009, piena e strutturata con tannini morbidi che si fondono armoniosamente con una buona acidità. La 2013 ha un bouquet aromatico intrigante, con un palato ben equilibrato ed un finale di tabacco e spezie dolci di buona persistenza. “Orme del Diavolo” 2014 ha invece tannini più snelli e una fresca acidità, con un finale sulla radice di liquirizia ed erbe aromatiche. L’annata 2015 si apre su un ventaglio aromatico di mirtilli e ribes, uniti a toni speziati e balsamici. In bocca è avvolgente, con tannini decisi ma ben levigati.
“Orme del Diavolo” 2016 si caratterizza invece per un'eleganza e una freschezza notevoli. Al naso emergono sentori di visciole, fragoline di bosco e un leggero accenno di tabacco ed erbe aromatiche. Al palato è armonico e ben equilibrato, con tannini setosi e una piacevole acidità. L’annata 2019 di “Orme del Diavolo”, infine, si apre su aromi di frutti rossi con accenni floreali. In bocca è vivace, con tannini ben scolpiti e una piacevole freschezza. Il finale invita a un altro sorso e lascia la curiosità di riassaggiarlo tra qualche anno di affinamento in bottiglia.

Le vigne di Tenuta San Jacopo si estendono per circa 40 ettari su terreni di medio impasto con prevalenza di sabbia e limo che derivano dalle rocce arenarie del macigno del Chianti. Tra le varietà coltivate sono presenti Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon, Montepulciano, Pinot nero, Chardonnay, Trebbiano e Malvasia di Montegonzi. La conversione al biologico è avvenuta nel 2003, lo stesso anno in cui è subentrata in azienda la nuova proprietà.
La cantina di vinificazione e la barricaia sono state ridisegnate e ampliate completamente nel 2019 su progetto di Costantino per poter raggiungere una capacità di vinificazione di 100.000 bottiglie. I vasi vinari di fermentazione sono in acciaio o in anfore di terracotta mentre l'affinamento avviene in barrique e tonneaux di rovere francese o in botti da 20 HL. Grazie a un impianto fotovoltaico da 50 kw, Tenuta San Jacopo produce internamente la totalità di energia necessaria al nostro fabbisogno.
È partito da Firenze lo speciale “Giro d’Italia” organizzato da Acetaia Giusti, la più antica acetaia al mondo. Il tour, che fa tappa anche a Roma e Milano, vuole dimostrare la versatilità dell’Aceto Balsamico di Modena e la sua capacità di abbinarsi alle numerose ricette della tradizione italiana, da nord a sud.

Alcune delle più note e storiche osterie d’Italia hanno dunque aperto le porte per far scoprire le migliori espressioni delle diverse collezioni degli aceti balsamici Giusti in abbinamento ai piatti forti delle loro cucine. Siamo stati nella Trattoria Da Burde, per una giornata all’insegna della sperimentazione. A tavola diverse espressione di Aceto Balsamico di Modena per mescolare sapori, odori e consistenze in un gioco gastronomico che tutti, almeno una volta, dovremmo provare.
È doverosa una puntualizzazione. Se esistono più tipologie di Aceto Balsamico, ognuna di esse si sposerà meglio con un determinato piatto, rispettandone i bilanciamenti o giocando con i contrasti. Le parole chiave del “Giro D’Italia” che ha organizzato Acetaia Giusti sono infatti proprio versatilità e sperimentazione.
Ecco i piatti di Paolo Gori che abbiamo assaggiato conditi con l’Aceto Balsamico di Modena:
- Insalata di finocchiona tiepida
- Insalata di trippa
- Panzanella
- Minestra di Farro
- Pappa al pomodoro
- Lingua e lampredotto bollito
- Stracotto
- Peposo

Non c’è una regola di abbinamento, anche se alcuni piatti chiamano proprio l’Aceto Balsamico IGP di Modena 2 Medaglie d’Oro, più agro-dolce e versatile, mentre altri si sposano meglio con l’Aceto Balsamico IGP di Modena 3 Medaglie d’Oro, di una dolcezza più marcata e aromi di prugne, frutta rossa, miele e vaniglia. L’Aceto Balsamico IGP di Modena 5 Medaglie d’Oro, con il suo grande corpo e spessore e le note di prugne, ciliegie nere ed una dolce speziatura si abbina benissimo ad esempio allo stracotto. Il nostro consiglio? Avere sempre in dispensa diversi tipi di Aceto Balsamico di Modena.
La prima tappa del “Giro d’Italia” di Acetaia Giusti ha parlato toscano e… si è conclusa con il Vermouth. Il Vermouth Giusti è prodotto artigianalmente con una selezione di vini bianchi e rossi italiani tra cui il Lambrusco, aromatizzato con 19 botaniche tra spezie, radici amare ed erbe officinali e addolcito con la Saba, il mosto d’uva cotto. Viene poi lasciato maturare lentamente in botti di Aceto Balsamico di Modena IGP. Un prodotto unico nel suo genere, ottimo liscio e interessante da immaginare in miscelazione.

“Siamo estremamente orgogliosi di essere riusciti a dare vita a questo piccolo “Giro d’Italia” dove il protagonista è il nostro Aceto Balsamico presentato nelle sue molteplici sfaccettature e diversità e in abbinamento ai piatti delle diverse tradizioni regionali – commenta Claudio Stefani Giusti, AD di Acetaia Giusti – “l’Aceto Balsamico di Modena è sicuramente un prodotto legato al suo territorio di origine e ci teniamo molto affinché la promozione dei nostri prodotti coincida con una valorizzazione della terra da cui nascono. Allo stesso tempo, però, crediamo anche che sia fondamentale raccontare l’incredibile versatilità di questo prodotto, “portarlo in giro” per l’Italia per mostrare la sua capacità di abbinarsi ed esaltare i tanti piatti della tradizione culinaria del nostro Paese. Per farlo non poteva esserci occasione migliore di un vero e proprio tour nelle principali città italiane”.
Cinque appuntamenti culinari per esplorare nuovi orizzonti gastronomici immersi in un’atmosfera marina rilassata ed esclusiva. “Sotto un cielo di stelle” è la kermesse gastronomica firmata Grand Hotel Alassio Beach & SPA Resort (organizzata in collaborazione con Fine Dining Lovers e S.Pellegrino) che ogni anno coinvolge alcuni dei migliori chef italiani nella creazione di inediti menù a quattro mani. Giovani talenti e chef affermati che durante queste serate speciali duettano con Roberto Balgisi, Executive Chef del Grand Hotel.
L'evento di apertura, che avrà luogo stasera, vedrà la partecipazione di un ospite d'eccezione: Michele Antonelli, vincitore italiano S.Pellegrino Young Chef Academy 2022-23. Domenica 9 luglio sarà la volta del talentuoso Giuseppe Daniele del Ristorante The Manzoni di Milano, che si unirà per una sera alla brigata del Gazebo Restaurant del Grand Hotel Alassio. Sabato 26 agosto, sarà protagonista Marco Apicella, vincitore italiano Acqua Panna Award for Connection in Gastronomy 2022-23.

A settembre, "Sotto un cielo di stelle" duplica: sabato 16 settembre sarà la volta di Matteo Monfrinotti del Ristorante La Darbia sul Lago D'Orta (NO), mentre sabato 30 settembre la rassegna si concluderà con una serata memorabile, grazie alla presenza di Andrea Mantovanelli, Coach della Nazionale Italiana per il Mondial Du Pain 2023.
Gli appuntamenti estivi organizzati dal Grand Hotel Alassio non si limiteranno solo all’alta cucina. Grande protagonista dell’estate alassina sarà la pizza, magistralmente visionata dallo Chef pluripremiato Stefano Miozzo.
Durante la rassegna “I maestri della pizza”, le migliori pizze d’Italia incontreranno la tradizione napoletana della pizzeria 18.97 Bistrot Contemporaneo e Pizzeria Napoletana del Grand Hotel, il tutto accompagnato dalle migliori bollicine e da cocktail esclusivi. Per gli amanti della birra artigianale di qualità, durante gli eventi Theresianer omaggerà i partecipanti con i suoi prodotti, per momenti all’insegna della freschezza, del gusto e della condivisione.

Venerdì 7 luglio aprirà la kermesse Stefano Miozzo, Campione Mondiale di Pizza in Pala e Classica; giovedì 13 luglio sarà la volta di Daniele Campana, vincitore del premio per la Migliore pizza dell'anno 2023 nella categoria Pizza in Teglia, premiato con Tre Rotelle Gambero Rosso; venerdì 21 luglio sarà il turno di Fabrizio Giovannini, della celebre Pizzeria Il Pachino di Viareggio, premiata con Due Spicchi Gambero Rosso; venerdì 4 agosto ci saranno Mehedi Hasan e Danny Del Monaco, con speciali Cocktail by Santoni Gabriello; infine, sabato 2 settembre, sarà la volta di Marco Manzi della famosa Pizzeria Giotto di Firenze (Tre Spicchi Gambero Rosso), il quale offrirà una performance culinaria memorabile.
Dulcis in fundo, durante “Sotto un cielo di stelle” e “I maestri della pizza” il pluripremiato gelatiere lombardo Massimiliano Scotti farà assaporare agli ospiti i suoi gelati in chiave gourmet. E dato che anche l’occhio vuole la sua parte, le rassegne gastronomiche estive saranno il trampolino ideale per performance artistiche e vernissage esclusivi, in collaborazione con le gallerie d’arte Nuar Gallery, Daniele Comelli e Colossi Arte Contemporanea.

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