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Molti pensano che lo Yoga sia una disciplina prettamente legata alla sfera femminile dell'umanità: niente di più errato e al contempo ironico.
Ironico poiché, originariamente, lo Yoga in India era accessibile solo agli uomini, così come di loro esclusiva pertinenza era il permesso di insegnare, anche quando le donne ebbero accesso alla pratica yogica.
E come mai, penso mentre mi aggiusto il baffo, abbiamo assistito ad un'inversione di pensiero completamente opposta alle origini?
Beh, una causa è sicuramente l'immaginario comune che si crea attorno alla pratica dello Yoga, la quale viene vista come un esercizio di stretching in cui flessibilità, flessuosità e grazia sono caratteristiche che si riscontrano più nelle donne che negli uomini.
Ciononostante, non è detto che queste qualità non possano essere coltivate con il tempo e la pratica, ma soprattutto non è detto che non possano essere acquisite da un uomo.
Se si ha il timore di apparire meno virili, il mio consiglio è di lasciare la paura fuori dalla sala di pratica, poiché il mettersi alla prova nell'esercizio dello yoga è un'occasione, un'opportunità per star bene, non un tribunale in cui si viene osservati e giudicati.
Le caratteristiche peculiari delle Asana (le posture realizzate durante la pratica), assumono inoltre rilievo sotto altri differenti aspetti.
Oltre alle diverse predisposizioni mentali che determinano la buona riuscita di una Sadhana (pratica), intervengono anche altri fattori “esterni” che riconosciamo in forza ed equilibrio.
Fattori ambivalenti aggiungerei, dato che quando scrivo forza, intendo energia muscolare, ma allo stesso tempo la forza di determinazione e di autocontrollo che fa sì che la mente sciolga il proprio corpo, fondendolo completamente nella posizione.
Capite, dunque, che è difficile e fuorviante parlare dello Yoga i termini legati a qualità fisiche, in quanto è necessaria anche una predisposizione emotiva ed interiore.
Torniamo a noi e lo farò con una frase secca: si pensa che lo Yoga sia per fighette, radical chic e gay.
Anche qui sorrido.
Partiamo dal fatto che penso e sostengo fortemente che un abito non fa il monaco. Per dirla tutta, pantaloni Thai e drappeggi indiani non fanno Yogi o Yogini (termine per indicare chi pratica la via dello Yoga, Yogi è per i maschietti e Yogini per le femminucce). E' un grosso errore pesare la spiritualità della persona in base ai propri abiti, nonché sarebbe a priori un controsenso giudicare qualcosa di così intimo come lo spirito da un elemento esteriore così effimero come sono i vestiti.
Continuando, ho incontrato un sacco di persone che mi hanno detto in spogliatoio: “Pensavo fosse da fighetta lo Yoga, invece...”, oppure “ Non mi preoccupo di sembrar meno uomo, perché non mi sento così”. È sempre questione di come si percepiscono le cose e lo Yoga è un grande strumento per riuscire a sentire nel profondo noi stessi e ritrovare un giusto canale attraverso il quale situazioni o persone vengono sentite con uno spirito più vero.
La pratica yogica non ha nulla a che fare con status personali e soprattutto estetici. Riguarda più da vicino l'essere umano, privato dalla sua esteriorità e della superficialità che lo contraddistingue, scavando a fondo nella sua mente e anima.
Non ha a che fare con i vestiti o con la sessualità di una persona, ma con la sua sensibilità.
E la sensibilità, non appartiene forse sia ad un Eterosessuale che ad un Omosessuale? O pensate che qualcuno ne abbia di più?
Certo, c'è chi ne ha di più o chi di meno, ma non dipende dal fatto di chi ti porti nel letto la notte.
Aggiungo soltanto che lo Yoga è una sfida, una pratica e una filosofia rivolta al genere umano nella sua interezza, non ponendo limiti a chi vuole accedervi.
Lo Yoga aiuta ad ascoltare, ad ascoltarsi e a fare le giuste considerazioni senza “veli di Maya” che il mondo attorno a noi, o proprio noi stessi, ci siamo cuciti addosso.
Lo Yoga è unione; un'unione con noi stessi, ma anche unione di esseri senzienti. Non divide, non separa, ma aiuta universi profondamente diversi tra loro ad inseguire un bene comune, una vita diversa che tende ad un mondo più puro.
Namasté,
Vittorio Pascale
Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano
Fondatore della pagina Fb: Yogamando
Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano
hai domande?
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"Il piacere di essere se stessi" è il titolo di una serie di incontri-conferenze che hanno lo scopo di presentare la scuola di formazione interiore Accademia Horus. Questi incontri saranno condotti da Antonella Spotti e Teresa Sintoni, insegnanti e fondatrici dell’Accademia insieme ai Maestri Walter Ferrero e Andrea Di Terlizzi.
Bentrovati,
vorremmo invitarvi a passare qualche ora con noi per presentarci e per parlarvi della nostra scuola “Accademia Horus”, una realtà che vanta al suo attivo oltre vent’anni di esperienza nell'insegnamento e nella pratica delle cosiddette “discipline interiori”.
Vorremmo raccontarvi, attraverso la nostra esperienza, che cosa si fa in una scuola di formazione e perché si sceglie di frequentarla, e soprattutto quali sono le conquiste e i vantaggi di un lavoro su stessi che va oltre la sfera della personalità e tocca quella parte più profonda che possiamo definire “spirituale”.
Vorremmo, con umiltà e determinazione, provare a scalfire quella specie di granitico tabù che la società moderna, scientifica e tecnologica ha costruito intorno a tutto ciò che da sempre è definito “spirituale”, ma anche il pregiudizio che l'uomo possa vivere il senso profondo di religiosità solo all'interno di un dogma o di una fede.
Da sempre l’essere umano consapevole delle proprie potenzialità inespresse, dei propri limiti e del proprio disagio esistenziale ha cercato nelle Scuole e nei Maestri, sia a Oriente che a Occidente, la possibilità di conoscere se stesso come soluzione alla propria sofferenza.
Conoscere se stessi significa prima di tutto liberarsi dai propri condizio-namenti e dai propri pesi, riconoscendosi parte di una realtà più vasta e universale. Questa nuova coscienza di Sé valorizza la vita di ogni giorno e consente di agire con più libertà, saggezza e potere attraverso scelte consa-pevoli e cambiamenti positivi all’interno della nostra esistenza e della società in cui viviamo.
Vi ringraziamo per l’attenzione e saremo ben felici di poter contare sulla vostra presenza per condividere insieme esperienze, pratica, conoscenza e semplice, puro, silenzio.
Con amicizia,
Vostre Antonella e Teresa.
Un’occasione preziosa da non lasciarsi sfuggire.
Per informazioni e per partecipare, scrivere alla sede di Milano : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o chiamare 02.89423673
Namasté,
Vittorio Pascale
Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano
Fondatore della pagina Fb: Yogamando
Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano
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Sei metereopatico? Il male di vivere ti insegue? Non sopporti le mezze stagioni e il polline delle mimose ti fa venire l'urticaria? Bene, il Dottore sà come curarti.
Torna questa settimana l'appuntamento mensile con l'associazione Gaia360° che presenta la one night “My Doctor says party” e noi di Nerospinto non possiamo certo perderci un check up completo!
La cura ad ogni male la trovi sabato 9 marzo presso l'HD Disco.
Interventi a cuore aperto e iniezioni musicali elettro lolly candy pop by Mary K & Shener.
Special Guest in sala rianimazione: Hell's Shoes Djs che ritroveremo in consolle settimana prossima per l'inaugurazione del nuovo ristorante Tayo di viale Monza 23.
Ingresso 10€ con consumazione A seguire birra 5€ / drink 7€
Info map: Via Enrico Caruso, 7 20133 Milano
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MY DOCTOR SAYS PARTY!:http://www.facebook.com/MyDoctorSaysParty
Colore, allegria ed energia, questo è ciò che viene in mente guardando i bijoux e gli accessori di Preziosa Jewels.
Parliamo di un brand nato solo nel marzo 2012, ma che in breve tempo è riuscito a riscuotere un grandissimo successo sia tra ragazze che signore per il suo stile giocoso ed elegante.
Ideatrice e creatrice è la frizzante Sonia Perini, una giovane forlimpopolese con una forte passione per i bijoux che la spinge fin da bambina ad apprenderne da autodidatta la tecnica di realizzazione e a migliorarsi sempre di più con continue sperimentazioni innovative ed inedite.
Le sue creazioni ottengono subito un riscontro positivo e Sonia Perini decide di fare del suo amore per i gioielli e della sua abilità nel realizzarli un’opportunità professionale.
Sfrenata creatività, passione irrefrenabile, voglia di fare e di imparare, queste sono le componenti che hanno permesso alla giovane romagnola di rendere reale un sogno: dare vita a propria linea di gioielli.
Preziosa Jewels è il marchio con cui Sonia Perini commercializza i suoi gioielli seguendone ogni passo, dalla creazione del modello, alla produzione, fino al marketing.
Sperimentare materiali innovativi, assicurare un’alta qualità a prezzi accessibili sono i punti cardine della filosofia del brand, che vuole essere accessibile a qualunque tipologia di cliente.
Oggi il marchio di Sonia Perini è in forte crescita non solo nel mercato italiano con venti rivenditori ufficiali, ma anche in ambito internazionale grazie al passaparola creato sul web da clienti e blogger di moda.
Un ulteriore riconoscimento alla creatività della giovane artista è stato dato dal noto brand Yamamay che ha scelto per gli scatti e la sfilata della nuova collezione 2013 Y LOVE Y di far indossare alle sue modelle i bijoux di Preziosa.
Orecchini, collane e bracciali della designer romagnola potranno essere ammirati all’evento Nerospinto Borderline Design Week allo Spazio Giulio Romano 8, sabato 13 aprile dalle ore 19.00.
Lasciatevi incuriosire e non perdetevi questo appuntamento.
Opprimente, angosciante, può provocare crisi di pianto, orrore inconsulto, ma parallelamente splendido, a tratti lirico, coinvolgente, quando ascoltato capace di estraniare totalmente dal contesto fisico, di catapultare l’ascoltatore in un mondo irreale pregno di immagini di morte e disperazione e, in contemporanea, capace di rivelare una sorta di ineluttabile vacuità dell’esistenza.
Sono queste le emozioni che ho provato quando ho ascoltato per la prima volta “Lovetune for Vacuum” (2009, Couch Records/PIAS Records), primo album della giovanissima Anja Franziska Plaschg, in arte “Soap&Skin” e che continuo tutt’ora a provare, ogni qual volta l’ascolti.
Anja nasce in un piccolo villaggio austriaco, Gnas, in cui, studia Pianoforte dall’età di sei anni, cui affianca, a quattordici anni, il violino.
Ed è proprio sul pianoforte e sul violino che si impernia la sua arte: lunghe concatenazioni di suonate al piano e sviolinate sono affiancate dalla sua voce fredda, asettica, nasale a tratti.
Probabilmente il suo lavoro, attraente sotto molti punti di vista - non a caso si è gridato alla “bambina prodigio” nel 2008 - è così attraente, proprio perché, come la stessa Plaschg ha affermato, è stato influenzato da colossi come: Xiu Xiu, Cat Power, Björk, Aphex Twin e Nico e a compositori Quali Rachmaninov.
Palese l’influenza di Björk soprattutto riguardo il secondo album: “Narrow” (2012, PIAS Records). Qui emerge prepotentemente l’esperienza electro della Plaschg: brani come “DeathMental” o “Board Turns Toward the Port”, il pianoforte si traspone nell’elettronica sperimentale, parallelamente trasponendo l’ascoltatore, in quella sperimentazione elettronica tipica dei paesi nordici: atmosfere glaciali, melodie rindondanti e cupe.
http://youtu.be/GmJqdISO9Bkhttp://youtu.be/3V3UjP5ihSY
Francesco Zingaro
Sarò sincero, quando incrociai alcuni anni or sono lungo questa esistenza le parole "fisica quantistica", mi preoccupai per via dei ricordi di quanto studiato un po' controvoglia sui banchi del liceo.
Fu in realtà una scoperta per me, un punto di vista e una spiegazione della realtà che mi affascinano tutt'oggi e che approfondisco successivamente tramite testi tematici e tecniche pratiche di crescita personale da applicare quotidianamente.
Come anticipatovi nel precedente articolo, la Naturopatia, oltre all'aspetto tradizionale di cura, si è avvicinata e appoggia recenti scoperte scientifiche sulla realtà che ci circonda per diffondere il proprio messaggio filosofico e olistico.
Un grande contributo ha dato David Bohm, fisico della University of London che già negli anni Trenta del secolo scorso fece studi e dichiarazioni che rivoluzionarono il pensiero scientifico dell'epoca.
Ma cosa studia, nel dettaglio, la fisica quantistica?
Oggetto di studio è l'ultrapiccolo della realtà fisica, con particolare attenzione per elettroni e protoni che si manifestano sia come particelle sia come onde.
Dal mio punto di vista, è fondamentale comprendere che c'è una doppia manifestazione di un'unica essenza, varia semplicemente lo strumento di osservazione.
Come riferimento per lo studio della realtà si prendono i quanti, ovvero le più piccole unità identificabili di materia-energia.
La sorprendente esperienza realizzata con una particella molto instabile apre nuove questioni alla fisica classica dell'epoca, introducendo il discorso di non separazione o Entanglement della realtà stessa.
Una particella, divisa in due parti e localizzata fisicamente a grandi distanze l'una dall'altra, stimolandone in laboratorio uno dei suoi "frammenti", reagisce automaticamente nella sua totalità manifestando l'alterazione anche nella parte non direttamente sollecitata dagli sperimentatori.
Bisogna tener presente che gli elettroni sono intelligenti, le particelle sono direttamente consapevoli di quanto accade nell'Universo perché ne fanno parte. Bohm dichiara che le particelle costituiscono "un insieme grande e interconnesso, come fosse una grande creatura ameboide", in cui l'effetto è determinato da infinite cause, tutte in relazione con l'Unità.
Tale scoperta mette in discussione la dicotomia di causa ed effetto, creando uno scossone al pensiero meccanicistico in quanto si discute di insieme indivisibile.
Se dunque c'è un unico insieme, un Uno, bisogna riflettere sul fatto che decade il concetto di separazione tra due o più entità. Il cambiamento influisce istantaneamente ovunque, non badando a distanze, perché tutto collegato.
Successivamente al principio di "non località" insorge un nuovo aspetto intrigante e da scoprire lungo il cammino di Bohm, ovvero l'abbandono di divisione della realtà in ordine e disordine e la proposta di due livelli di ordine, uno esplicito e manifesto, e l'altro implicito, realtà più profonda, invisibile e non percepibile esclusivamente con strumenti sensoriali che siamo soliti usare.
Vi chiedo se non vi tornano alla memoria spiegazioni filosofiche forniteci da Platone e tradizioni antiche ben precedenti al filosofo citato.
Sul lato pratico, in Naturopatia, si applica osservando sì la manifestazione dello stato di una persona che ha ad esempio vitiligine, ma anche il retroscena, l'origine a livello profondo di quanto si rappresenta a livello esplicito.
Mentre scrivo, mi sorprendo io stesso poiché mi accorgo di discutere con voi di Causalismo, uno dei principi naturopatici già trattati nel precedente articolo.
Ciò mi permette di riscontrare maggiormente l'importanza di prendere consapevolezza di quanto sia tutto intrecciato, collegato, in realtà Uno.
Simona Darchini, artista faentina classe 1987, crea e distrugge il suo avatar Simona Gretchen nel giro di quattro anni: ebbene si, parlerò oggi di un concept disco che chiude le tende sul progetto iniziato nel 2009 con 'Gretchen pensa troppo forte', pubblicato sempre per Disco Dada, che fece il botto come debutto. Se con il suo primo lavoro mi ha fatto applaudire e non poco, con questo 'Post-Krieg' mi prende completamente per tutta la sua durata, una mezz'ora scarsa; non c'è affatto bisogno di fare un disco monumentale se è il contenuto a essere grandioso.
Il conflitto (Krieg) è interiore probabilmente, un combattimento interno che dilania e mette a dura prova la persona, mentre le ispirazioni, sulle quasi si forma l'album, tirano in ballo nomi come Antonin Artaud, Carl Jung, Friedrich Wilhelm Nietzsche e Chuck Palahniuk. Eeviac e Karamazov prendono in mano l'artwork e ci mostrano una vulva con le piume di pavone, un dettaglio che lascia molto all'immaginazione: la figura “femminile”, dal corpo blu su sfondo rosso sangue, potrebbe essere anche quella di un demone e non di un'entità benevola. Vi racconto tutto questo perchè è tutto collegato, dal concetto alla copertina e dalla musica alla morte di Simona Gretchen. Un funerale organizzato, pensato e costruito ad arte.
'Post-Krieg' parte dalla base, dalla ritmica, il binomio composto dal basso e dalla batteria (suonata da Paolo Mongardi della Fuzz Orchestra) tiene insieme tutto e lascia libertà al resto, anche agli archi (gestiti dall'ottimo Nicola Manzan di Bologna Violenta). E' un disco che vaga nel mondo del rock, pescando dal kraut-rock al post-rock con un po' di prog e di blues nel mezzo, andandoci - quando serve - anche molto pesante.
'In' è un intro puro e semplice declamato da Sabina Spazzoli (presente anche in 'Everted Part III' per chiudere il cerchio) che apre alla title-track dove Simona mischia i Massimo Volume con dello stoner. 'Hydrophobia' mi fa ritornare ai CSI di Lindo Ferretti però più incazzati mentre 'Enoch' è splendida nel suo post rock strumentale e delicato, resa ancora più spettacolare dagli archi; 'Pro(e)vocation' è, oltre a un gioco di parole, un'ondata di wave dove la voce è, di nuovo, più vicina a un recitato che al cantato. Alla fine arriva la trilogia di 'Everted': ed è qui che incontriamo del kraut rock arricchito da vere e proprie sciabolate hard (Part I) e una marcetta (Part II) che ci avvicina alla perdita di Gretchen (margherita, in tedesco) con la già citata chiusura del cerchio affidata a un post-noir-rock se mi concedete il termine (Part III).
Simona Gretchen non c'è più ma Simona Darchini è una donna con le palle e, quando avrà qualcos’altro da dire, ritornerà in forme che ancora non conosciamo.
Simona Gretchen: www.simonagretchen.it
Artwork: www.eeviac.com
Disco Dada: www.discodadarecords.com
Blind Proteus: www.blindeproteus.com
Ufficio Stampa: www.sferacubica.it
Andrea Facchinetti
Metti un dipendente scontento e vessato dal cliente cattivo e arrogante, una bella ragazza bionda e intraprendente, un anziano texano che ha combattuto la Seconda Guerra Mondiale e un meraviglioso dipinto di Monet (rigorosamente falso), aggiungi il genio e il talento dei fratelli Coen ed ecco confezionata la spy comedy più inconcludente e divertente della stagione cinematografica.
La pellicola in questione è naturalmente il remake del film del 1966, con i due attori più famosi e amati dell'epoca, Michael Caine e Shirley MacLaine, così bravi da rendere Gambit un vero successo cinematografico. E infatti, la storia e la sceneggiatura del film sono diventate così famose a Hollywood da scoraggiare qualsiasi altro regista o sceneggiatore a ogni forma di emulazione o di remake per molti e molti anni. Si racconta, anche, che la maggior parte dei produttori americani si fosse sempre rifiutata dal prendere in considerazione ogni altra versione aggiornata e corretta del film del 1966. Fino a che il produttore Mike Lobell non incontra i fratelli Coen. Joel ed Ethan avevano sparso la voce a Hollywood e negli ambienti che contano di aver il grande desiderio di riscrivere la sceneggiatura di alcuni tra i più film famosi degli anni '50 e '60, o almeno di volerci provare. Lobell innamorato della storia di Gambit, che aveva visto in anteprima nel 1966, e dopo che aveva ricevuto da tanti sceneggiatori il rifiuto a un remake del film, va dai fratelli Coen e gli porta la storia originale. I due ci riflettono un po' e poi decidono di mettersi al lavoro pensando a una totale riscrittura della storia, spostando la location originale da Londra agli Stati Uniti e provando a dare agli spettatori del 2013 una pellicola bella come la prima versione del film ma con il tratto originale e dissacrante che distingue tutti i lavori dei Coen. Pur essendo considerati dei talentuosi e magnifici sceneggiatori, Joel ed Ethan hanno serie difficoltà a riscrivere un film come Gambit e il loro lavoro si protrae più del necessario. La storia è di quelle difficili e quasi mai ripetibili. Alla fine, però, ci riescono e Gambit nella versione del nuovo millennio è pronto per essere girato e interpretato.
Si scelgono gli attori protagonisti: Colin Firth e Cameron Diaz. I due dicono di volerci pensare.
Alla fine accettano e dichiarano di essersi divertiti molto. Gambit è un film ben scritto e sul set si respira ottimismo e buonumore. Come volevasi prevedere, però, al botteghino dei paesi anglosassoni la pellicola viene snobbata e la critica è spietata. Tutti a dire che non si può fare il remake di un successo consolidato. Troppi i paragoni con la storia originale e con Michael Caine e Shirley MacLaine, ovviamente a vantaggio di questi. Può darsi.
Il mio consiglio però rimane quello di andare a vedere il Gambit dei fratelli Coen, prima di tutto perché è una commedia divertente, perché Cameron Diaz e Colin Firth sono a loro modo bravissimi e infine perché al cinema ci si va per amore e per distrazione e non per fare sempre paragoni da critico blasonato.
Ultima considerazione: siamo nel 2013, in quanti hanno visto o conoscono il film del 1966?
Lasciamo allora ai nuovi spettatori la possibilità di farsi una idea propria.
Prima di introdurvi quella che sará un’iniziativa esclusiva, ideata dalla Fondazione Cineteca Italiana in collaborazione con il Comune di Milano in occasione della giornata dedicata alla donna e che ne fará da protagonista una straordinaria, noi di Nerospinto invitiamo i nostri lettori a soffermarsi sulle ragioni di quella che comunemente viene definita come festa ma che in realtà è un’importantissima ricorrenza internazionale.
Mettiamo da parte leggende, mimose, auguri e regali e andiamo a ritroso nel tempo fino ai primi del Novecento. In quest’epoca, nei paesi in via di sviluppo industriale, le donne che iniziavano a lavorare al di fuori dell’ambito casalingo, subivano quella che è stata una vera e propria segregazione sessuale sul lavoro che consisteva in misere condizioni lavorative e del salario. Grazie ai sindacati che stavano ottenendo sempre piú voce in capitolo, si diede il via a delle grandi dispute industriali che coinvolsero anche le sezioni di lavoratrici non sindacalizzate e che gettarono le basi di una rivolta tutta al femminile. Innanzitutto si diede importanza alla spinta contro le restrizioni politiche: in tutta Europa, Gran Bretagna, America e, in misura minore Australia, le donne di tutti gli strati sociali iniziarono una campagna per il diritto di voto che portó le donne del Partito Socialista d’America ad istituire nell'ultima Domenica di febbraio del 1908, la prima Giornata della donna che coincideva con le massicce manifestazioni per la rivendicazione del voto e dei diritti politici ed economici femminili. Poi le agitazioni continuarono e nel settembre del 1909 sfociarono in un breve sciopero a New York City organizzato dall'Unione internazionale femminile ' Garment Workers' seguito, il 22 novembre, da quello generale soprannominato la Rivolta dei ventimila, durato 13 settimane e che portó ad un contratto più equo per 15.000 lavoratori.
In Europa, i problemi delle donne erano una delle priorità dell’epoca e nel 1910, a Copenaghen , si tenne la prima Conferenza Internazionale delle donne lavoratrici con la rappresentanza di 17 paesi, tra cui i leader sindacali e i parlamentari finlandesi. Clara Zetkin, capo dell'ufficio delle donne per il Partito social democratico della Germania, ispirata da ció che stava succedendo negli Stati Uniti, avanzò nella Conferenza delle donne socialiste, la proposta di concentrare in un unico particolare giorno la voce delle donne di tutto il mondo, per diffondere in maniera unanime le loro richieste. La conferenza di oltre 100 donne provenienti da 17 paesi in rappresentanza di sindacati, partiti socialisti e donne lavoratrici, accolsero con entusiasmo il suggerimento della Zetkin e la Giornata internazionale della donna ne è stato piú tardi il risultato.
Negli Stati Uniti la caduta dei consensi al socialismo nel 1913, pose fine alla ricorrenza riconoscendola nuovamente come Giornata internazionale della donna solo nel 1975, al contrario dei paesi europei dove la sua popolarità era in forte crescita. In Russia, durante la prima guerra mondiale quando più di due milioni di soldati russi erano morti in guerra, le donne organizzarono una massiva giornata di protesta ossia lo sciopero "pane e pace" tenuto l'ultima Domenica di febbraio 1917 dell’allora vigente calendario giuliano che corrisponde all'8 marzo di quello gregoriano. L’avvenimento diede il via alla rivoluzione di febbraio, quando lo zar Nicola II fu costretto ad abdicare. A seguito della successiva Rivoluzione d'Ottobre e l'ascesa dei bolscevichi al potere, Il 14 giugno 1921 in occasione della Seconda Conferenza Internazionale delle donne comuniste che si tenne a Mosca, Lenin dichiarò l’8 marzo come festa nazionale sovietica, commemorando in questo modo il sacrificio delle donne nella creazione e la difesa dello Stato sovietico, giorno che nel 1965 è stato fissato come non lavorativo e lo è tutt’ora. In Italia le prime celebrazioni si tennero nel 1922 su iniziativa del Partito Comunista d'Italia, ma furono ufficializzate solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1946, ad opera dell'UDI, Unione Donne d'Italia che scelse la mimosa, che fiorisce i primi di marzo, come simbolo del giorno.
Tutto questo per sottolineare l’importanza dell’8 marzo in memoria di tutti gli avvenimenti che hanno caratterizzato la lotta per i diritti civili delle donne e come occasione di riflessione sui traguardi raggiunti e quelli ancora da raggiungere in materia di uguaglianza ed emancipazione. Per commemorare al meglio questa giornata e tutti gli avvenimenti storici che l’hanno resa possibile, Nerospinto consiglia l’iniziativa “Milano per Mariangela Melato, il cinema, il teatro e la musica”, che si terrá dal 7 al 10 marzo presso il MIC, Museo Interattivo del Cinema. La rassegna, composta da undici titoli, alcuni rarissimi, è dedicata a Mariangela Melato, una donna eccezionale del cinema italiano, figura femminile dalla grandissima personalità, scomparsa recentemente. Maurizio Nichetti, ospite d’eccezione, dará il via alla kermesse. Durante questi giorni potrete inoltre approfittare delle aperture serali straordinarie del Museo Interattivo del Cinema e a conclusione potrete assistere al concerto “Cinema in note al femminile”, con un originale programma di brani rielaborati per pianoforte a quattro mani, tratti dalle più famose colonne sonore della storia del Cinema composte esclusivamente da donne.
Buona giornata internazionale della donna a tutte!
PROGRAMMA:
GIOVEDì 7 MARZO H 21 DOMANI SI BALLA Interviene Maurizio Nichetti
VENERDì 8 MARZO H 15 IL GATTO di Luigi Comencini H 17 SEGRETI SEGRETI di Giuseppe Bertolucci H 19 MIMì METALLURGICO di Lina Wertmuller H 21 LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO di Elio Petri
SABATO 9 MARZO H 15 BASTA GUARDARLA di Luigi Salce H 17 OGGETTI SMARRITI di Giuseppe Bertolucci H 19 DIMENTICARE VENEZIA di Franco Brusati H 21 CARO MICHELE di Mario Monicelli
DOMENICA 10 MARZO H 15.30 LA POLIZIOTTA di Steno H 17.30 FILM D’ AMORE E ANARCHIA di Lina Wertmuller H 21.00 Milano per Mariangela Melato concerto al pianoforte a quattro mani di Federica e Francesca Badalini. Antologie di colonne sonore per il cinema composte da grandi musiciste contemporanee.
MIC ‘’Museo Interattivo del Cinema’’
viale Fulvio Testi 121
Ingresso intero 5 euro , ridotto 3 euro. Presentando alla cassa un biglietto ATM ingresso ridotto per tutte le proiezioni.
Lo scorso 7 dicembre 2012 è uscito in tutta Italia il settimo disco dei Tre allegri ragazzi morti: “Nel giardino dei fantasmi”, edito per “La tempesta dischi”, l'etichetta indipendente creata nel 2000 dal bassista della band Enrico Molteni.
Negli scorsi mesi, in contemporanea alla pubblicazione dell'album, il trio di Pordenone ha da subito annunciato le date del nuovo tour che ha toccato e toccherà moltissime città italiane, tra cui Mezzago il prossimo venerdì 8 marzo.
Confermando live dopo live quello che fino adesso si è rivelato un lavoro ricco di novità, la band ha cercato in ogni data di creare un’ architettura visiva e musicale capace di far incontrare la poesia dei testi e le scenografie del palco per dare origine ad un leitmotiv dove le immagini dei sogni sono protagoniste.
L'ultimo lavoro del gruppetto mascherato, che da ormai quasi venti anni svetta tra le band alternative rock più ascoltate in Italia, prosegue il cammino intrapreso con “Primitivi del futuro” (“La tempesta dischi”, 2010), sottolineando la svolta musicale reggae-dub, che ha caratterizzato il precedente lavoro, e dona ancora una volta un'affascinante colonna sonora ai paesaggi onirici che vivono dentro e fuori di noi.
L'album trascina gli ascoltatori all'interno di un mondo altro, popolato da strani personaggi che grazie alle illustrazioni del leader della band, il famoso fumettista Davide Tuffolo, riescono a prendere vita creando un immaginario fantastico dove i fantasmi divengono i protagonisti delle canzoni, giocano con gli errori del passato, si trasformano nei mostri che vivono il presente e cercano risposte disilluse ai dubbi del futuro.
“Nel giardino dei fantasmi”, con le sue undici tracks dal sapore caraibico e le sue sfumature etniche, guarda verso mondi lontani, caldi e assolati, dove non vengono dimenticate le coinvolgenti influenze blues e i graffianti riff punk-rock che da sempre hanno caratterizzato il gruppo, regalando come sempre al pubblico dei live un “incredibile spettaculo de la vida/(un) incredibile spettaculo de la muerte”.
Dunque per chi ancora pensa che i Tre allegri ragazzi morti sono realmente deceduti per lasciare spazio ad un qualcosa di nuovo, ancora scomodo da digerire dopo il primo ascolto da parte di un orecchio ormai abituato ai cupi mondi naif del passato, si potrebbe rispondere: si, qualcosa è cambiato, forse qualcosa si è evoluto. Come suggerisce “La fine del giorno”, sesta canzone dell'album: ”Non voglio fingere che sia così, non dirmi che non l'hai ancora capito, anche il colore del cielo lo dice, si rincomincia da qui.”
Il primo febbraio 2013 il tour che, come data zero, ha toccato la città di Cortemaggiore esibendosi presso l'ex teatro Fillmore, arriva nei pressi di Milano a Mezzago questo venerdì, e proseguirà in tutta Italia fino alla fine di maggio per poi riprendere dopo una breve pausa nei mesi estivi.
Qui di sotto le tutte le prossime date del tour:
08 Marzo 2013
BLOOM LIVE
Mezzago, MB
09 Marzo 2013
URBAN CLUB
Sant’Andrea delle Fratte, PG
22 Marzo 2013
MERCATI GENERALI
Catania
23 Marzo 2013
CANDELAI
Palermo
28 Marzo 2013
BLACK OUT ROCKCLUB
Roma
29 Marzo 2013
TIPOGRAFIA
Pescara
31 Marzo 2013
VIDIA CLUB
Cesena, FC
06 Aprile 2013
ETNOBLOG
Trieste
12 Aprile 2013
SONAR
Colle di Val d'Elsa, SI
13 Aprile 2013
AUDITORIUM COMUNALE
Salerno
19 Aprile 2013
LOCOMOTIV CLUB
Bologna
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