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L'ultimo incredibile episodio di The Following ha permesso agli spettatori di fare un ulteriore e prezioso passo in avanti per comprendere la psicologia della setta di Carroll e intuire cosa ci si può aspettare dalle prossime puntate.
I seguaci sono stati presentati fin dal primo episodio come un gruppo unito, compatto e assolutamente motivato dal loro leader e dalla sua mission. Ciascuno di loro agisce, però in maniera libera e autonoma. Ogni follower ha un compito ben preciso e un percorso criminoso per delineato da seguire.
Questo è l'esercito di Joe Carroll. Follower pronti a tutto pur di portare a termine il loro compito e ad agire per lo scopo ultimo della setta.
Essendo la serie costruita in flashback, tutte le volte che appare un nuovo seguace e un nuovo pericoloso protagonista viene mostrato allo spettatore come è avvenuto il suo incontro con il serial killer. Molti di loro sono stati affascinati dal Carroll docente universitario e esperto di Poe e della sua poetica, altri lo hanno incontrato in rete e ne sono divenuti seguaci e discepoli, tanto da volerlo poi incontrare in carcere. Nessuno, però, ha mai incontrato o conosciuto gli altri seguaci o almeno il regista fa credere agli spettatori che ogni discepolo ha la sensazione di avere un rapporto unico e particolare con il proprio leader, pur non ignorando la presenza degli altri membri della setta, ai quali sa di doversi interfacciare nel momento in cui gli verrà ordinato o richiesto da Carroll.
Unica eccezione è Emma, che fin dal primo episodio collabora con l'ex coppia di finti fidanzati gay per il rapimento del figlio del serial killer. La donna, anche se non esplicitamente detto, viene identificata dallo spettatore come il braccio destro di Carroll. È la follower più preziosa e più “esaltata”, pertanto, la più pericolosa.
Emma sembra essere il filo sottile e invisibile che collega tutti i follower, l'unica a ricevere informazioni dagli altri e a condividerle con tutti a sua volta, fino all’ ultimo episodio. Da questo momento in poi nella storia e nell'evoluzione della sceneggiatura cambia tutto. Qualcuno tradisce i due ragazzi che sono con Emma nella casa rifugio del New Jersey. La ragazza dopo una breve telefonata scappa dalla porta di servizio insieme con il figlio di Carroll che tiene in custodia e lascia i suoi coinquilini alla loro sorte. I due vengono feriti da agenti dell'FBI e un attimo dopo salvati da altri finti agenti seguaci di Carroll e membri anche loro del gruppo, per poi essere nuovamente lasciati al loro destino e inseguiti dalle forze dell'ordine. Emma, invece, riesce a mettersi in salvo aiutata da altri follower inviati dal serial killer e smette di rispondere al telefono ai due ragazzi.
Il tutti per uno e uno per tutti che sembrava tenere insieme ogni membro della setta di Carroll è sparito. Considerando che nessun seguace disobbedisce al leader della setta e che nessuno di loro agirebbe mai di propria iniziativa, perché Emma ha abbandonato i suoi complici e amici?
Ci sono follow di serie A e follow di serie B, alcuni membri della setta sono sacrificabili, quali? E soprattutto lo hanno saputo fin dall'inizio o sono anch'essi niente altro che vittime dello stesso Carroll?
Tutte domande senza risposta per ora, ma i prossimi episodi saranno certamente da non perdere.
Il significato della nostra esistenza sulla Terra, la necessità umana di dare un senso globale al mondo, la conoscenza e la comprensione della realtà nella sua essenza piú profonda. Sono solo alcune, e forse le meno risolte, delle questioni filosofiche esistenzialistiche che da sempre arrovellano la mente di pensatori, teologi e filosofi. Se ci si rende conto dell'assenza di senso di cui è afflitta la vita umana, il mondo diventa irrazionale, enigmatico ed illogico e quella dell’uomo una sorte inesorabilmente assurda.
Questa è la scena di consapevole ineluttabilità e di perenne conflitto tra l’uomo e il mondo che lo circonda, in cui si radica la quintessenza dell’innovativo teatro beckettiano che fa dell’assurdo il leitmotif predominante delle sue opere. Samuel Beckett (1906-1989), premio Nobel per la Letteratura nel 1969, partendo da questa visione, supera i precedenti tentativi di affrontare la condizione umana propri del teatro epico, che rappresentavano l’essere umano in un contesto storico, sociale e culturale coerente, definito e generalmente familiare, e attua quella che è stata una vera e propria svolta nella storia del teatro. Le sue opere non si preoccupano di trasmettere informazioni o di presentare i problemi ,i destini e le avventure dei personaggi, che esistono solo al di fuori del mondo dell'autore, non riguardano la rappresentazione degli eventi e la loro narrazione. Centro dell’interesse della rappresentazione diventa, infatti, la condizione di base dell’individuo, l’intuizione individuale dell'essere umano e come esso la sperimenta. Per questi motivi i suoi personaggi sono spesso isolati, in una situazione di sospensione statica e immobile, in uno stato di apparente alienazione. Ció che li circonda non é altro che un simbolo che mostra allo spettatore il loro mondo interiore, gli anfratti della loro mente, di cui loro ne sono la proiezione. In altre parole, ad essere inscenata è la realtà nonché la situazione in cui il personaggio appare e nella quale faticosamente vive l’assurdo della sua vita ovvero l’assenza di certezze. E’ una realtà psicologica espressa in immagini che sono la proiezione verso l'esterno di stati mentali.
RESPIRO. Nessun copione, nessun attore. Il suono del vagito di un neonato, quello di un respiro ansimante. Entrambi accompagnati da una luce che aumenta e diminuisce d’intensitá. Breve sketch scritto nel 1970 dietro una cartolina poi spedita direttamente all’autore Kenneth Tynan per la sua rassegna teatrale erotica d’avanguardia ‘’Oh!Calcutta!’’ alla quale parteciparono con i loro lavori Edna O’Brien, Jules Feiffer, Leonard Melfi e John Lennon.
IMPROVVISO DELL’OHIO. Due uomini di aspetto simile, due gemelli, o due aspetti di un solo uomo. Si siedono insieme vicino ad un tavolo. Uno legge un libro ad alta voce, l'altro ascolta e a volte dá dei colpi sul tavolo. Quando lo fa, il lettore ripete il verso appena letto. Aspetta fino a quando l'ascoltatore bussa di nuovo, e poi continua a leggere. La lettura che culla, il bussare improvviso che spaventa. Il disagio che ne consegue.
ATTO SENZA PAROLE. Un uomo viene gettato in scena contro la sua volontá. Si siede arrendevole in un deserto. Comincia la sua lotta per raggiungere una caraffa d'acqua e altri oggetti, che restano ostinatamente fuori dalla sua portata. Eppure, nonostante la delusione continua, lui non si arrende per molto fino a quando non tenta il suicidio invano. Rassegnato torna a sedersi.
L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP. Uno scrittore che non ha mai smesso di registrare il suo pensiero e vari episodi della sua vita su dei nastri audio ogni anno, da quando ne aveva ventiquattro. Registrato e numerato, ripone ogni singolo nastro in un cassetto della scrivania di casa. L’uomo li riascolta presentando la sua vita, pensando a come è cambiata e che uomo ne è stato il risultato.
Quattro atti unici, due dei quali, Respiro e Improvviso Ohio, rappresentati rare volte, preceduti da un Prologo in cui è Beckett stesso che interagisce col pubblico, rivisitati e messi in scena da Glauco Mari e Roberto Sturno. L’uomo verrá posto di fronte alla sua esistenza diventata banale, meccanica a causa della quotidianitá e senza senso. Ma non è proprio questo profondo ‘Nonsense’ ai limiti del grottesco ad aprire uno scorcio di infinito? Un dramma dell’assurdo che non vuole amareggiare il pubblico lasciandolo in balía del quotidiano sforzo di vivere, sconcertato dalla confusione delle risposte non date alle domande esistenziali fondamentali. Questo è il teatro che vuole essere un tentativo di avvicinare lo spettatore alla realtà aiutandolo a trovare il suo "senso" della vita, qualunque esso sia: come dice Beckett, "Niente è più reale del niente.".
DA KRAPP A SENZA PAROLE dal 13/03/2013 al 24/03/2013
Teatro Carcano Corso di Porta Romana, 63
Intero poltronissima 34 € / intero balconata 25 €
Ridotto poltronissima 18 € / ridotto balconata 18 €
Due le iniziative a ingresso libero organizzate per approfondire le tematiche del teatro beckettiano:
giovedì 14 marzo alle 18 in teatro proiezione del film "Silence to silence";
venerdì 15 marzo alle 18 presso Mondadori Multicenter (piazza Duomo) Glauco
Mauri e Roberto Sturno incontrano il pubblico
Vorrei sapere perché gli uffici stampa mi chiedono se ho pubblicato la notizia su un giornale cartaceo? Perché, mi chiedo, per qualcuno la stampa è ancora così prestigiosa? Non per me. Il futuro è qui, dove state puntando gli occhi ora, su uno schermo retroilluminato lcd. Questo è il presente retro-futurista. E il futuro lo possiamo già sfogliare. Non ci vuole un guru della comunicazione o dell'editoria per capire che i tablet (et simila) sono il futuro. Personalmente sono diventato un fervente sostenitore della lettura su dispositivi portatili. Ho inizialmente cominciato con l'interessarmi all'editoria maschile per poi approdare a quella di viaggio, con risultati alterni, tra l'indignato, lo stupefatto e il meravigliato.
Ci sono molte pubblicazioni, di editori prestigiosi in procinto di ristrutturazione, la cui differenza tra la rivista cartacea (che vende ormai come un'utilitaria italiana in Francia) e la sua versione elettronica è praticamente nulla (si, avete capito bene, ha un nome maschile di 3 lettere). Poi ci sono gli editori lungimiranti che invece puntano alla differenziazione, dando al lettore su tablet la percezione di stare leggendo qualcosa di unico, ricco e curioso (quella rivista dall'acronimo inglese). Palesando un esempio sportivo calzante: “se non ti sforzi di essere leader non hai più ragione di stare sul campo”.
Insomma, la vita non è fatta per ripetersi all'infinito. Ciò che è stato non è ciò che sarà. Il progresso (parola magnifica) presuppone un cambio di paradigmi, che cambiano le abitudini, anche quelle di acquisto. Quindi se la carta, romantica quanto volete, profumata quanto volete, resisterà, sarà solo colpa di un manipolo di nostalgici che ancora ti chiedono se hai pubblicato la notizia su carta.
Vorrei sapere perché gli uffici stampa mi chiedono se ho pubblicato la notizia su un giornale cartaceo? soprattutto per disturbi neurologici.
Quello che accade ancora oggi in larga scala, purtroppo, è porre "rimedio" a patologie quali schizofrenia, ansia, esaurimento, panico, etc. con ansiolitici molto forti.
In questo modo si cerca di rasserenare la mente del sofferente.
Sicuramente, in situazioni di dolore acuto, questo tipo di trattamento può aiutare, ma con il passare del tempo provoca danni irreparabili al cervello, non risolvendo così il problema, anzi aggravandolo.
Dalla metà degli anni 60 fino al 1975 la guerra del Vietnam segnò un triste e vergognoso capitolo della storia umana. Una guerra inutile, cruda e prepotente, che si concluse con un massiccio sterminio di esseri umani su tutti i fronti.
I soldati americani, convinti dai media ad arruolarsi per difendere la propria bandiera, non impiegarono molto tempo a rendersi conto che erano diventati macchine della morte per motivazioni assurde e inesistenti.
Uccidere sempre, anche contro la propria morale, e subire per questo amputazioni, crolli nervosi e violenze lasciò in moltissimi di quei marines danni che ancora oggi sono presenti nelle loro vite.
A quel tempo i reparti neurologici e psichiatrici degli ospedali americani si riempirono a dismisura.
Insonnia, incubi, esaurimento nervoso, ansia, panico, schizofrenia e molto altro si impadronirono delle vite dei militari.
Un team di illuminati medici californiani si rese conto che le cure farmacologiche non potevano e non dovevano essere la soluzione.
Si impegnarono così nella ricerca di rimedi meno dannosi e capirono che alcune tecniche di massaggio portavano beneficio ai malati, soprattutto a livello psicologico.
Da qui l'idea di creare un trattamento vero e proprio, ad hoc, per queste situazioni gravi.
Un massaggio creato a tavolino, studiato nei minimi particolari che potesse far riprendere contatto con il proprio corpo e la propria anima, che rilassasse in maniera profonda e lasciasse una luce di speranza in chi riceveva questo trattamento.
Dalle tecniche di massaggio conosciute all'epoca (ayurvedico, shiatsu, thai, svedese, etc.) vennero utilizzate le manovre ritenute più idonee per poter assemblare un trattamento che portasse il ricevente in uno stato di immenso rilassamento fino a fargli dimenticare i danni subiti, le sue ansie, le paure, ridare fiducia e speranza.
Il massaggio californiano nasce così!
Movimenti molto leggeri lungo tutto il corpo, a fior di pelle, ipnotici, lenti, ripetuti diverse volte creano uno stato di sonno-non sonno tipico degli alti stati di meditazione.
Chi riceve questo tipo di trattamento non resiste al desiderio di lasciarsi andare, abbandonarsi al riposo mentale, al sonno della ragione.
Ciò che rimane, oltre al profondo stato di rilassamento, è una positiva attitudine verso le proprie situazioni di vita ed emozioni. Certo, i problemi ci sono e rimangono, ma è proprio il modo con il quale le difficoltà vengono affrontati che cambia radicalmente.
Una carica di positività, speranza ed energia non solo mentale, ma anche fisica, aiuta la persona a riprendere in mano il controllo della propria esistenza.
Ancora oggi il massaggio californiano è molto ricercato per i benefici che porta e sono sempre di più i medici, gli psichiatri e gli psicologi che lo prescrivono ai propri pazienti.
Noi di Nerospinto amiamo chi scardina i luoghi comuni e le aspettative con graffiante ironia e vi invitiamo a non perdervi il ritorno di Cristina Crippa e del regista Elio Capitani al Teatro Elfo Puccini dal 5 al 17 Marzo con la riduzione teatrale del famoso romanzo per ragazzi “Il bambino sottovuoto” di Christine Nöstlinger.
Scrittrice tra le più affermate nel mondo dell’editoria per ragazzi, la Nöstlinger è un’autrice fuori dal comune e trasgressiva che esplora i rapporti interpersonali fra adulti e ragazzi e rompe con il conformismo di regole e modelli imposti ed accettati solo per convenzione.
I suoi racconti dai titoli pungenti e accattivanti sanno coinvolgere un pubblico trasversale e di ogni età.
Il romanzo “il bambino sottovuoto” è una favola ipermoderna che narra la storia di Marius, un bambino sintetico e liofilizzato che una potente multinazionale produce per soddisfare le richieste di una clientela di genitori/acquirenti esigenti e frettolosi, con poco tempo da perdere per la procreazione e la cura dei figli.
Marius è un personaggio che appartiene alla specie dei Pinocchi, dei replicanti, degli esseri magici e diversi, e, perché no, dei bambini mai adulti come Peter Pan.
Coprotagonista del racconto è Betta Bartolotti, la signora B.B.: né troppo giovane né troppo vecchia, è disordinatissima, un po’ anarchica e, sfiorata un tempo dal desiderio di maternità, ormai non ci pensa più. È proprio a lei che per un errore del sistema viene consegnato un bel mattino un bambino, programmato, istruito e condizionato ad essere fin esageratamente perfetto, educato e ubbidiente, studioso.
Comincia così, tra questo essere insolito e questa improbabile mamma, un rapporto di grande amore, simpatia ed affetto che sconvolge totalmente la vita della nostra B.B, tanto da ingaggiare una lotta apparentemente impari contro la multinazionale produttrice che si mette in moto per recuperare il prezioso “prodotto”.
Cristina Crippa profondamente emozionata e divertita dalla lettura del romanzo lo ha trasformato in un monologo teatrale dove la vicenda è narrata dal punto di vista del suo personaggio preferito, la signora B.B..
IL BAMBINO SOTTOVUOTO
di Christine Nöstlinger traduzione di Clara Beccagli Calamai
adattamento di Cristina Crippa
regia Elio De Capitani
con Cristina Crippa
Dal 5 Marzo al 17 Marzo - Teatro Elfo Puccini, Corso Buenos Aires 33, Milano
Orari spettacoli: martedì - sabato, ore 19.30 /domenica 17.00
Prezzi: Intero € 30.50 - Martedì € 20 - Ridotto giovani e anziani € 16 - gruppi scuola euro 12
Orari biglietteria: lunedì - sabato 10:30/19:30 | domenica 14:30/17:30
Maggiori informazioni: tel. 02 00 66 06 06 – sito web: www.elfo.org - prenotazioni on line: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Una mostra in perfetto stile Nerospinto dove l'ossessione per il corpo diventa l'ossessione per il progetto, il concept, l'oggetto. Creature meravigliose sublimiamo i nostri istinti e creiamo arte, ma soprattutto spingiamoci qui!
Triennale Design Museum presenta KAMA. Sesso e Design, una grande mostra che analizza il rapporto tra eros e progetto. Fin dal titolo, che rievoca il dio indiano del piacere sessuale, dell'amore carnale e del desiderio, KAMA prova a fare i conti con uno dei fantasmi più esasperati, ma al contempo più rimossi, della contemporaneità.
Sono così indagati modi, forme e strategie con cui la sessualità si incorpora nelle cose e ne fa strumento di conoscenza. Per chi le progetta, ma anche per chi le usa.
Cuore della mostra è una rassegna, a cura di Silvana Annicchiarico, che rintraccia radici storiche, mitiche e antropologiche per arrivare fino ai giorni nostri, con oltre 200 fra reperti archeologici, disegni, fotografie, oggetti d’uso e opere di artisti e designer internazionali. Una selezione ampia e sfaccettata che vuole andare oltre la stereotipizzazione delle luci rosse, della pruderie o dei facili scandali: dai vasi a figure rosse etruschi agli amuleti fallici di epoca romana, dai disegni di Piero Fornasetti alle fotografie di Carlo Mollino e di Ettore Sottsass, dal divano Mae West di Salvador Dalí fino al sorprendente e provocatorio The Great Wall of Vagina di Jamie McCartney, formato dai calchi dei genitali di 400 donne.
In parallelo, per ampliare i punti di vista e restituire un racconto corale e collettivo, otto progettisti internazionali - Andrea Branzi, Nacho Carbonell, Nigel Coates, Matali Crasset, Lapo Lani, Nendo, Italo Rota e Betony Vernon - si confrontano con questo tema e ne presentano la propria personale interpretazione attraverso inedite installazioni site-specific.
Orari: Martedì - Domenica 10:30/20:30 Giovedì 10:30/23:00
Finalmente arrivo a parlare di una particolare pratica dello Yoga che è chiamato Yoga Nidra o Yoga del sonno (volendo tradurre in italiano).
Lo Yoga Nidra è una tecnica che deriva dal Tantra, con la quale si impara a rilassarsi coscientemente: è lo stato di "sonno dinamico". E', pertanto, un metodo per indurre un completo rilassamento fisico, mentale ed emozionale. Il termine deriva da due parole sanscrite Yoga (unione) e nidra (sonno).
Durante la pratica di yoga nidra sembra di esser addormentati, ma la coscienza funziona ad un livello di consapevolezza più profondo. Si tratta di un rilassamento interiore raggiunto in uno stato intermedio di sonno-veglia. La coscienza separata dall'esterno e dal sonno, diviene potente e può essere applicata, ad esempio, per sviluppare la memoria, per incrementare la creatività e crescere spiritualmente. Quando il rilassamento è completo la ricettività è maggiore, mentre quando la coscienza è collegata ai sensi la ricettività è minore.
È importante ricordare che le tensioni si accumulano nei sistemi muscolari, emozionali e mentali. La pratica dello Yoga Nidra va ad agire proprio su questi sistemi sciogliendo le tensioni psico-fisiche. Liberarsi dalle tensioni, rilassarsi ed avere pace mentale sono i segreti della trasformazione, poiché la conoscenza della Verità può accadere solo quando si è liberi dalle tensioni.
Il sistema di rilassamento di una pratica di Yoga nidra equivale a diverse ore di sonno privo di consapevolezza. Una sola seduta di Yoga nidra è riposante come quattro ore di sonno normale.
Praticare Yoga Nidra significa aprire gli stadi più profondi della vostra mente e cioè la mente subconscia ed inconscia. Queste due aree della mente sono le forze più potenti dell'essere umano. La mente diventa molto ricettiva perché si vanno a risvegliare le sue strutture emozionali.
L'aspetto più caratteristico di Yoga nidra è la "rotazione sistematica della coscienza nel corpo". Non è necessario concentrarsi, bisogna solo muovere la mente da un punto all'altro, rimanendo consapevoli di ogni esperienza. Se vi concentrerete non farete altro che ostruire il flusso naturale della consapevolezza, la quale porta la mente sempre più nella profondità del Sé.
Yoga nidra non è ipnosi, in quanto manterrete la consapevolezza e il cervello rimarrà sempre completamente sveglio, così come i canali sensoriali.
Yoga nidra non si basa sulla suggestione e persuasione, chi lo pratica impara ad indurre il proprio stato di rilassamento seguendo le istruzioni dell'insegnante. L'insegnate è solo una guida, fornisce la tecnica, ma non forzerà mai il praticante in nessun modo.
Yoga Nidra rilassa la mente rilassando il corpo, azione che avviene naturalmente durante il sonno profondo poiché le emozioni e i sensi fisici sono ritirati.
Yoga Nidra si effettua sdraiati nella posizione di savasana (posizione del cadavere: sdraiati, con le braccia lungo i fianchi) ascoltando la voce dell'insegnate.
Non occorre concentrarsi, né controllare il respiro. La cosa più importante in Yoga Nidra è non dormire. Gli occhi rimangono chiusi per tutta la durata della pratica, la mente viene inizialmente focalizzata sui suoni esterni, poi viene mossa da suono a suono con l'atteggiamento di un testimone. Dopo un po' di tempo, la mente perde l'interesse e diviene automaticamente calma. Questo metodo per calmare la mente si chiama "antar-mouna" e prepara la coscienza alla pratica di Yoga Nidra.
Nello Yoga Nidra il mezzo più efficiente per allenare la mente è il "sankalpa" (la risoluzione) che formulate per conto vostro, durante la pratica. Qualsiasi cosa può fallire nella vita ma non il "sankalpa" formulato durante Yoga Nidra.
"Sankalpa" è una parola sanscrita che si può tradurre come "proposito" o "risoluzione". È un metodo potente per riformare la personalità e la direzione della vita su linee positive. Se sapete che cosa desiderate ottenere dalla vita il "sankalpa" può essere il creatore del vostro destino. Ma prima dovete sapere dove volete andare.
Il "sankalpa" è una breve affermazione mentale che si imprime nella mente subconscia quando questa è ricettiva e deve essere formulato quando la mente è calma e tranquilla. Prima e dopo la pratica di Yoga Nidra vi è un periodo di tempo dedicato al "sankalpa".
Il "sankalpa" dovrebbe essere usato per scopi elevati, quali il raggiungimento della realizzazione del Sé o del Samadhi. Lo scopo del "sankalpa" non è quello di soddisfare i desideri, ma di creare forza nella struttura della mente, è la forza di volontà.
È meglio scegliere un "sankalpa" che possa cambiare l'intera personalità, in modo da diventare più equilibrati, felici e soddisfatti. Le parole dovrebbero essere molto precise e chiare, altrimenti non penetreranno nella mente subcosciente. Esempi: "Io risveglio il mio potenziale spirituale" - "Io sono una forza positiva per l'evoluzione degli altri" - "Io ho successo in tutto ciò che intraprendo" - "Io sono consapevole ed efficiente"- "Io ottengo una salute totale" - "Io acquisisco sempre maggiore autocontrollo" - "Io acquisisco equanimità" - "Io riconosco Dio in me".
Sceglietene un solo "sankalpa" non cambiatelo e non abbiate fretta. Non aspettatevi risultati immediati, state piantando un seme nella mente, innaffiatelo e germoglierà.
Namastè,
Vittorio Pascale
Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano
Fondatore della pagina Fb: Yogamando
Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano
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Kernkraft 400 è un pezzo che conoscono tutti. La melodia, ripresa dal videogioco Lazy Jones per Commodore 64, si è imposta nell'immaginario dance dal 1999, aprendo le porte del nuovo millennio al nuovo progetto del tedesco Florian Senfter, già conosciuto come Splank!, Zombie Nation. Le atmosfere techno, ritmi inquieti, tastieroni e vocoder hanno immortalato un'istantanea di quegli anni, ascendendo mr. Senfter a icona indimenticabile; non è un caso che a credere in lui per la prima volta sia stato Dj Hell con la sua Gigolò Records.
Il primo disco è molto underground e già dalla copertina dell'album si capiscono le intenzioni: la foto di base è la stessa di Nevermind, dei Nirvana, il bambino, però, è capovolto e l'acqua è rossa, sullo sfondo quattro ombre in attesa. Un album di rottura, di capovolgimento, a metà tra techno old school e nuovi beat, il tutto accompagnato da melodie ipnotiche e un vocoder imperdibile, molto simile allo stile di Anthony Rother. A quattordici anni di distanza esce il quinto album, RGB, e si capiscono le qualità di un artista intramontabile. Se dovessimo prendere il primo e l'ultimo album, ascoltarli di seguito e dover dare un giudizio, è chiaro che Splank! ha saputo innovarsi, ricercarsi e ha al meglio trovato uno spazio nel nuovo universo della musica elettronica. Ma quattordici anni non possono passare inosservati e dovendo scrivere un articolo a tutto tondo sull'artista, bisogna che mi soffermi a capire cosa è successo in questo decennio.
L'esordio con la Gigolò ha funzionato e nel giro di quattro anni il giovane è proiettato in una spirale di contaminazioni e sperimentazioni che gli permettono di produrre il secondo album Absorber, nel quale riversa tutt'altri stili e si apre a un genere più electro, a tratti esotico, mantenendo però i tratti distintivi come il vocoder e, in alcune tracce, le atmosfere old school.
Ma è nel 2006 che avviene la magia. Le tracce del terzo album, Black Toys, sono corpose, dure, e si ritorna un po' al sound degli esordi, ma con una netta influenza più house; notiamo anche la scomparsa del vocoder che viene sostituito da campioni nella maggior parte dei casi. Tech-house che lo porta a incontrarsi con il gigante Tiga, con cui fonda nel 2007 il progetto parallelo ZZT (e di cui abbiamo diversi Ep più che validi), in una commistione di generi tra l'house, l'elettro e forse una spruzzata di elettroclash. Non sorprende che il progetto sia un successo immediato e l'album Lower State of Consciousness viene nominato album del mese da MixMag.
Passano tre anni di tour in giro per l'Europa e il mondo e finalmente esce l'attesissimo Zombielicious. Un capolavoro che segna il passaggio in una nuova era per il dj tedesco. Le tracce sono tutte cariche di una nuova vitalità che si esprime in un beat frenetico e bassi da far tremare le pareti, in un vorticoso richiamo al suo vecchio stile, ma con tutta una nuova propensione per l'elettro e la teatralità, tra altri e bassi che richiamano uno stile inedito. Basti sentire pezzi come Seas of Grease e Mas De Todo per rendersene conto. Tra le contaminazioni, troviamo anche una punta di elettrofunk, in canzoni come Radio Controller, in cui la fa da padrona una melodia distorta in wha wha e un cantato pulito e molto in sintonia con lo stile di Tiga. Così si conclude l'ultima fatica di questo gigante dell'elettronica. Con RGB, l'ultimo disco che raccoglie sotto le sue 15 tracce un misto di tutte le esperienze passate con l'aggiunta di un punto di vista più violento, forse ispirato a qualche francese come Brodinsky(?).
https://soundcloud.com/turborecordings/sets/zombie-nation-rgb-1
Il suo precedente dj set, ormai un anno fa al Tunnel di Milano, me lo ricordo così: luci soffuse, lampi sulla sfera stroboscopica, tuoni nelle orecchie e io che non mi reggo in piedi. Le impressioni del momento sono molto importanti e quella sera marcai a fuoco nel cervello la bravura di questo dj, la sua tecnica e maestria, tra un passaggio e l'altro, mai scontato, sempre coerente e ovviamente esageratamente pesto. Il giorno dopo avevo un gran mal di testa, ma ero sicuro di aver vissuto un'esperienza indimenticabile, e forse in quello stato mentale alterato son riuscito a godermi meglio lo spettacolo, tra bassi che mi penetravano le viscere e synth che mi risollevavano da uno stato catatonico verso un paradiso di fumo artificiale e neon.
Zombie Nation, questo venerdì sarà al Tunnel Club di Milano, ospite per la serata di Le Cannibale. Io ci farei un pensierino!
Creature di Nerospinto che amate il black humor e volete essere scioccate, deliziate e divertite non potete mancare alla visione di Teenage Machine Age alla Galleria Antonio Colombo Arte Contemporanea dal 7 Marzo al 4 Maggio 2013.
Non ci sono freni. L’immaginazione il subconscio e l’assurdo invadono il reale, criticandolo, prendendolo in giro ed esasperandolo fino al paradosso: la fantasia rivela la vera essenza delle cose.
Tutto ciò si trova negli spazi di Antonio Colombo Arte Contemporanea che ospitano per la seconda voltaRyan Heshka, artista canadese di area pop surrealista. La mostra Teenage Machine Age ci riporta dove l’ultima sua personale (Ours) ci aveva lasciato.
Heshka continua la sua rivisitazione dell’epoca d’oro della Science Fiction immaginando un universo fantastico popolato da pin-up, computer futuristici, automi di latta e mostri umanoidi, attraverso l’esplorazione di scene surreali e di ricordi offuscati, mescolando il tutto con vaghi cenni a temi universali.
L’uso e l’abuso della tecnologia, la folle corsa dell’umanità per sfuggire alla noia, l’intrecciarsi del mondo artificiale creato dall’uomo con l’ambiente naturale, lo spirito commerciale impazzito. Tutti questi temi trovano la loro dimensione in dipinti su tavola dai colori primari accesi e raffinati disegni su carta, di piccole e grandi dimensioni.
Il suo stile risente del linguaggio visivo e naïf dei fumetti, delle copertine di giornali scandalistici, dei volantini pubblicitari, dei B-movie d’antan, delle atmosfere retrò del genere Steampunk, e delle vecchie affissioni…. così che la cultura consumistica del passato finisce per rispecchiare la cultura altrettanto consumistica del giorno d’oggi. L’utilizzo di ritagli di vecchie riviste, di una finitura molto lucida per i lavori su tavola, di carte ingiallite per quelli su carta e l’uso di cornici vintage accentuano il fascino di vissuto di questi lavori.
L’impressione finale è quella di un mondo tecnologicamente avanzato che vive in uno spericolato sogno adolescenziale, patinato da colori rassicuranti e texture seducenti.
Maggiori informazioni sul sito dell’artista http://www.ryanheshka.com/
Inaugurazione giovedì 7 marzo alle ore 18.30
La mostra resterà aperta fino al 4 maggio 2013 da martedì a venerdì, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00 – sabato dalle 15.00 alle 19.00
Ingresso libero
Informazioni al pubblico:
Galleria Antonio Colombo Arte Contemporanea: 0229060171; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
"Durante la seconda guerra mondiale i miei genitori erano adolescenti, risiedevano in una città tra Milano e Torino e vivevano in prima persona le scorribande del Pippo, l’aereo alleato che sganciava bombe in solitario durante le calde serate dell’estate del ‘44. Un po’ perché leggendo L’ultima onda del lago mi tornavano alla memoria i racconti di mio padre un po’ perché il libro d’esordio di Stefano Paolo Giussani è veramente un libro bello e commovente, tuttavia questa storia di ragazzi perseguitati sullo sfondo del lago di Lugano mi è entrata in profondità, risvegliando emozioni sopite ma sempre vive."
La vicenda è basata su un fatto realmente accaduto: una specie di sommergibile che gli abitanti della sponda italiana del lago di Lugano avevano costruito per fuggire in Svizzera durante la guerra. Questa storia è stata raccontata all’autore da un suo amico, il quale l’aveva appresa dal padre e Giussani se ne serve per imbastire la storia della fuga da Milano di tre ragazzi perseguitati. Anna è ebrea, ha perso i genitori che sono stati deportati e cerca di salvare il fratellino sordo cieco, Davide, con l’aiuto dell’amico Sebastiano, omosessuale, che sta cercando il compagno Ervè catturato dai fascisti. I tre si imbattono in Valerio, che nonostante i suoi sedici anni ha già alle spalle una carriera da contrabbandiere e che ha l’idea di costruire il sottomarino per raggiungere più facilmente la Svizzera attraverso il lago.
Quanta distanza c’è tra il Giussani blogger e screenwriter di geografia e turismo e il Giussani narratore di una vicenda coinvolgente? Forse non molta perché le descrizioni di quei pochi chilometri che separano Milano dalla Svizzera sono così vivide e precise come solo un appassionato naturalista potrebbe fare. Leggendo il romanzo prendono vita i boschi che nascondono minacce senza nome, ma forniscono anche protezione, così come i Monti Lariani e il lago in cui una sola onda sbagliata potrebbe significare la fine della speranza, la fine del sogno addirittura la fine della vita.
L’ultima onda del lago è un libro scritto senza pesantezza, i toni non sono mai melodrammatici anche se la vicenda è tragica, la scrittura è lieve, chiara, a tratti addirittura scolastica e questo rende il libro adatto anche ai lettori più giovani.
In questo romanzo Giussani ha avuto la sensibilità e il coraggio di narrare le persecuzioni naziste senza fermarsi agli ebrei, ma sapendo dare voce al dolore e alla sofferenza di altre persone, come gli omosessuali, a volte dimenticati nel conto dei martiri della follia hitleriana.
L'ultima onda del lago. Milano. La fuga. Il sottomarino
di Stefano Paolo Giussani
Editore Bellavite
Prezzo: 12 €
192 pp.
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