CHIAMACI +39 333 8864490
Questo sito usa solo cookies tecnici e di sessione, non installiamo cookies di profilazione o marketing.
I cookie sono piccoli file di testo inviati dal sito al terminale dell’interessato (solitamente al browser), dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi al sito alla successiva visita del medesimo utente. Un cookie non può richiamare nessun altro dato dal disco fisso dell’utente né trasmettere virus informatici o acquisire indirizzi email. Ogni cookie è unico per il web browser dell’utente. Alcune delle funzioni dei cookie possono essere demandate ad altre tecnologie. Nel presente documento con il termine ‘cookie’ si vuol far riferimento sia ai cookie, propriamente detti, sia a tutte le tecnologie similari.
I cookie possono essere di prima o di terza parte, dove per "prima parte" si intendono i cookie che riportano come dominio il sito, mentre per "terza parte" si intendono i cookie che sono relativi a domini esterni. I cookie di terza parte sono necessariamente installati da un soggetto esterno, sempre definito come "terza parte", non gestito dal sito. Tali soggetti possono eventualmente installare anche cookie di prima parte, salvando sul dominio del sito i propri cookie.
Relativamente alla natura dei cookie, ne esistono di diversi tipi:
I cookie tecnici sono quelli utilizzati al solo fine di "effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica, o nella misura strettamente necessaria al fornitore di un servizio della società dell'informazione esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente a erogare tale servizio" (cfr. art. 122, comma 1, del Codice). Essi non vengono utilizzati per scopi ulteriori e sono normalmente installati direttamente dal titolare o gestore del sito web. Possono essere suddivisi in: • cookie di navigazione o di sessione, che garantiscono la normale navigazione e fruizione del sito web (permettendo, ad esempio, di autenticarsi per accedere ad aree riservate); essi sono di fatto necessari per il corretto funzionamento del sito; • cookie analytics, assimilati ai cookie tecnici laddove utilizzati direttamente dal gestore del sito per raccogliere informazioni, in forma aggregata, sul numero degli utenti e su come questi visitano il sito stesso, al fine di migliorare le performance del sito; • cookie di funzionalità, che permettono all'utente la navigazione in funzione di una serie di criteri selezionati (ad esempio, la lingua, i prodotti selezionati per l'acquisto) al fine di migliorare il servizio reso allo stesso.
I cookie di profilazione sono volti a creare profili relativi all'utente e vengono utilizzati al fine di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dallo stesso nell'ambito della navigazione in rete. Per l'utilizzo dei cookie di profilazione è richiesto il consenso dell'interessato. L’utente può autorizzare o negare il consenso all'installazione dei cookie attraverso le opzioni fornite nella sezione "Gestione dei cookie". In caso di cookie di terze parti, il sito non ha un controllo diretto dei singoli cookie e non può controllarli (non può né installarli direttamente né cancellarli). Puoi comunque gestire questi cookie attraverso le impostazioni del browser (segui le istruzioni riportate più avanti), o i siti indicati nella sezione "Gestione dei cookie".
Ecco l'elenco dei cookie presenti su questo sito. I cookie di terze parti presentano il collegamento all'informativa della privacy del relativo fornitore esterno, dove è possibile trovare una dettagliata descrizione dei singoli cookie e del trattamento che ne viene fatto.
Cookie di sistema
Il sito NEROSPINTO utilizza cookie per garantire all'utente una migliore esperienza di navigazione; tali cookie sono indispensabili per la fruizione corretta del sito. Puoi disabilitare questi cookie dal browser seguendo le indicazioni nel paragrafo dedicato, ma comprometterai la tua esperienza sul sito e non potremo rispondere dei malfunzionamenti.
Se è già stato dato il consenso ma si vogliono cambiare le autorizzazioni dei cookie, bisogna cancellarli attraverso il browser, come indicato sotto, perché altrimenti quelli già installati non verranno rimossi. In particolare, si tenga presente che non è possibile in alcun modo controllare i cookie di terze parti, quindi se è già stato dato precedentemente il consenso, è necessario procedere alla cancellazione dei cookie attraverso il browser oppure chiedendo l'opt-out direttamente alle terze parti o tramite il sito http://www.youronlinechoices.com/it/le-tue-scelte Se vuoi saperne di più, puoi consultare i seguenti siti: • http://www.youronlinechoices.com/ • http://www.allaboutcookies.org/ • https://www.cookiechoices.org/ • http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3118884
Chrome 1. Eseguire il Browser Chrome 2. Fare click sul menù presente nella barra degli strumenti del browser a fianco della finestra di inserimento url per la navigazione 3. Selezionare Impostazioni 4. Fare clic su Mostra Impostazioni Avanzate 5. Nella sezione “Privacy” fare clic su bottone “Impostazioni contenuti“ 6. Nella sezione “Cookie” è possibile modificare le seguenti impostazioni relative ai cookie: • Consentire il salvataggio dei dati in locale • Modificare i dati locali solo fino alla chiusura del browser • Impedire ai siti di impostare i cookie • Bloccare i cookie di terze parti e i dati dei siti • Gestire le eccezioni per alcuni siti internet •
Eliminare uno o tutti i cookie Mozilla Firefox 1. Eseguire il Browser Mozilla Firefox 2. Fare click sul menù presente nella barra degli strumenti del browser a fianco della finestra di inserimento url per la navigazione 3. Selezionare Opzioni 4. Selezionare il pannello Privacy 5. Fare clic su Mostra Impostazioni Avanzate 6. Nella sezione “Privacy” fare clic su bottone “Impostazioni contenuti“ 7. Nella sezione “Tracciamento” è possibile modificare le seguenti impostazioni relative ai cookie: • Richiedi ai siti di non effettuare alcun tracciamento • Comunica ai siti la disponibilità ad essere tracciato • Non comunicare alcuna preferenza relativa al tracciamento dei dati personali 8. Dalla sezione “Cronologia” è possibile: • Abilitando “Utilizza impostazioni personalizzate” selezionare di accettare i cookie di terze parti (sempre, dai siti più visitato o mai) e di conservarli per un periodo determinato (fino alla loro scadenza, alla chiusura di Firefox o di chiedere ogni volta) •
Rimuovere i singoli cookie immagazzinati. Internet Explorer 1. Eseguire il Browser Internet Explorer 2. Fare click sul pulsante Strumenti e scegliere Opzioni Internet 3. Fare click sulla scheda Privacy e, nella sezione Impostazioni, modificare il dispositivo di scorrimento in funzione dell’azione desiderata per i cookie: • Bloccare tutti i cookie • Consentire tutti i cookie • Selezionare i siti da cui ottenere cookie: spostare il cursore in una posizione intermedia in modo da non bloccare o consentire tutti i cookie, premere quindi su Siti, nella casella Indirizzo Sito Web inserire un sito internet e quindi premere su Blocca o Consenti.
Safari 1. Eseguire il Browser Safari 2. Fare click su Safari, selezionare Preferenze e premere su Privacy 3. Nella sezione Blocca Cookie specificare come Safari deve accettare i cookie dai siti internet. 4. Per visionare quali siti hanno immagazzinato i cookie cliccare su Dettagli Safari iOS (dispositivi mobile) 1. Eseguire il Browser Safari iOS 2. Tocca su Impostazioni e poi Safari 3. Tocca su Blocca Cookie e scegli tra le varie opzioni: “Mai”, “Di terze parti e inserzionisti” o “Sempre” 4. Per cancellare tutti i cookie immagazzinati da Safari, tocca su Impostazioni, poi su Safari e infine su Cancella Cookie e dati Opera 1. Eseguire il Browser Opera 2. Fare click sul Preferenze poi su Avanzate e infine su Cookie 3. Selezionare una delle seguenti opzioni: • Accetta tutti i cookie • Accetta i cookie solo dal sito che si visita: i cookie di terze parti e quelli che vengono inviati da un dominio diverso da quello che si sta visitando verranno rifiutati • Non accettare mai i cookie: tutti i cookie non verranno mai salvati.
Un tuffo negli anni ’30 e ’40. La città di Como fa un salto all’indietro…con l’ottava edizione dello Swing Crash Festival, il più grande evento di musica Jazz e Swing in Italia, che dal 19 al 23 giugno, animerà le vie della città.
Piazza Cavour, principale piazza di Como vista lago, accoglierà i più grandi professionisti e ballerini di tutto il mondo.
Un vero culto dello spirito swing degli anni ’30 e ’40. Un festival unico ed apprezzato in tutto il mondo ideato dai ballerini di fama internazionale: Vincenzo Fesi e Isabella Gregorio.
Per questa ottava edizione, un programma ricco di feste, concerti e gare di danza dalle ore 21:00 fino alle 23:45 nella splendida piazza Cavour.
A seguire le serate proseguiranno in alcuni locali della città per il classico“dopo festival”.
Durante il Festival sono previste delle lezioni pomeridiane dove chiunque potrà cimentarsi nelle danze assieme a ballerini professionisti, conoscere i segreti del trucco e parrucco anni ’30 e ’40 e condividere una magica atmosfera d’altri tempi.
Per maggiori informazioni sul programma:
“Se c’è chi paga e chi no, non è più una repubblica, ma una monarchia e io i re li ghigliottino!” “Anche noi li ghigliottiniamo!” “L’uguaglianza è facile a dirsi, ma..” “L’uguaglianza è quando nessuno deve più pagare!” “Non è vero, è quando tutti pagano uguale.” Con queste parole si apriva il video ufficiale di 12 Marmocchi, il primo singolo dell’album, uscito nel 2010, “Una risata ci seppellirà”, prodotto artistico dei Giuignol, band milanese nata a ridosso del nuovo millennio, nel 1999. Sono passati due anni da quella scelta, un altro disco è stato prodotto, “Addio cane!” e queste parole sembrano ancora più attuali. Si parla moltissimo di uguaglianza, oggi come oggi, ma, alla fine, ognuno si sente sempre “un po’ più uguale degli altri”. Abbiamo parlato con Pierfrancesco Adduce, alias Pier, voce e autore di tutti i brani della band, per qualche delucidazione sul nuovo album e sul mondo Guignol in generale.
Due anni non sono certo un periodo di tempo abbastanza lungo per vedere dei cambiamenti, ma credi che ci siano i presupposti perché qualcosa possa migliorare rispetto alla situazione che viviamo oggi in Italia e che descrivevate così chiaramente nell’album precedente?
“Difficile, parlando dell’Italia; non sono bastati 150 anni di storia a farla davvero, con tutti i suo limiti storici, il suo individualismo, i suoi vizi, antichi e sempre così attuali. Figurarsi un’idea di maggiore uguaglianza, dignità, equità, rispetto e riconoscimento dei più deboli e delle minoranze! Ci vorrà ben altro che la vecchia e retorica “speranza nel futuro”, ci vorrebbero dei segnali e dei presupposti davvero diversi e al momento non mi pare ci siano ancora, se non in rari casi.”
Nelle canzoni dei Giugnol, sin dall’esordio, si sentono ben chiari gli echi delle loro origini folk cantautorali, sia nei testi che nelle melodie, in quelle più rock e in quelle sfumate di blues. Le vostre parole, sin dal primo disco, raccontano delle storie, denunciano situazioni scomode, descrivono luoghi della mente e della realtà urbana quotidiana.
In “Addio cane!” a quale di questi mondi avete sentito maggiore esigenza di dare la priorità, il vostro micro cosmo o l’universo che vi circonda?
“Il nostro (o il mio) microcosmo, coincidono in parte o in tutto con quello oggettivo dell’universo intorno: ne riflette le nevrosi, le ansie, l’assurdità, anche quando ci si sforza di starne lontani il più possibile, e il caso non è il nostro, dato che non viviamo come asceti o eremiti appartati tanto da non doverci confrontare col resto, tutt’altro!"
Dal punto di vista prettamente musicale, ci sono state diverse evoluzioni all’interno di questo disco, che comunque si presenta come una sorta di evoluzione di quello precedente, ricco di tutte le sfumature che vi caratterizzano fin dal 1999. Come vorreste che fosse letto, o meglio ascoltato, questo vostro ultimo lavoro? Se doveste scegliere una situazione ideale in cui consigliarne l’ascolto, quale sarebbe?
“Lo consiglieremmo per un ascolto da casa, sul divano, o anche lavando i piatti o … non saprei, in macchina viaggiando? In qualsiasi maniera vi pare, anche se di certo sarebbe meglio una situazione in cui si possa prestare un minimo d’attenzione. Parlando di “Addio cane!”, io credo sia un disco più evoluto di “Una risata ci seppellirà”, il nostro terzo, perché è musicalmente più vario e personalmente credo sia meglio arrangiato. E’ più incisivo, forse anche più “crudo”, e credo metta meglio a nudo tematiche personali e altre di più ampio respiro. Tutti i nostri dischi hanno un po’ questa prerogativa, ma personalmente amo molto “Addio cane!”.
L’album si chiude con un pezzo molto interessante, che da il titolo all’album. Sullo sfondo di suoni distorti, in una sorta di monologo teatrale, viene descritto un cane anziano, saggio e molto stanco. Se ne sta fermo a guardarsi intorno e guardare il padrone, con quell’aria che i cani spesso hanno, come a dire volerci dire che sanno, che capiscono molto più di quel che pensiamo, che gli mancano solo le parole per dircelo. Ma questo è un racconto e nei racconti anche i vecchi segugi possono parlare; guardando il padrone allontanarsi, prende parola e dice “Addio, cane, buon viaggio.” Esiste una sorta di identificazione in uno dei due personaggi, quello che parte e quello che resta? A cosa volete portare la mente dell’ascoltatore attraverso questa storia?
“E’ il racconto di un sogno, in cui l’uomo e un suo alter ego animale, si invertono nei ruoli: l’uomo crede di poter passare oltre, come sempre è abituato a fare, ma il cane lo gela con un gesto e le parole che lui stesso avrebbe detto o immaginato di pronunciare. E’ un gioco di specchi surreale. Non c’è un’identificazione mia o nostra in uno dei due personaggi, entrambi sono due facce di una stessa medaglia, ossia, entrambi trovano qualcosa di sé nell’altro, anche se assurdamente.”
“Addio Cane!” arriva a ridosso di un tour lungo quasi due anni, siete pronti a tornare sul palco, avete date in programma?
“Assolutamente si, non abbiamo mai smesso, se non per brevi periodi. Suoneremo durante l’estate in una formazione ridotta, anche in veste acustica, per alcune date tra Milano, Nord e Centro Italia. Inoltre abbiamo in programma un paio di date in Francia, a Parigi, nel mese di luglio … Venite a trovarci!”
Siamo alla quarta edizione del Rock in Roma, ormai tra i più affermati festival di musica rock del Bel Paese, in grado di rinfrescare a suon di bella musica e bella gente la calda estate capitolina. Più di un mese di intensa programmazione regala al festival la possibilità di vantare una programmazione lunghissima, ma non solo, perchè la qualità sarà la caratteristica fondamentale. E quest'anno c'è veramente da leccarsi i baffi.
Nelle edizioni precedenti si sono esibiti sul palco del festival romano musicisti del calibro di Radiohead, Incubus, The Cure, Korn, Slash, The Cranberries, The Killers e moltissimi altri. Nella storica location dell’ippodromo delle Capannelle, la quale ha visto varcare i suoi cancelli a più di 600 mila persone in occasione delle edizioni precedenti, sono attese solo quest’anno circa 300 mila persone; 60 i giorni effettivi di durata, 20 le serate in programmazione, 3 i palchi allestiti. Questi i numeri confermati fino ad ora (lo so che voi volete i nomi, ma vi faremo penare nell'attesa ancora un po', sforzatevi di arrivare in fondo all'articolo e la sorpresa sarà più bella!) Per farvi capire: "Quest’anno fortunatamente – ha dichiarato Bucci – siamo riusciti a prendere tutto ciò che potevamo e volevamo, e questo è stato possibile grazie ai successi degli anni scorsi. Abbiamo cercato di raccontare, in un certo senso, la storia del rock degli ultimi 40 anni. E mi pare che ci siamo riusciti”.
Moltissime le novità della manifestazione, primo fra tutte il premio Rock in Roma: una Gibson, già di per sé oggetto di grande valore, firmata da alcuni degli artisti presenti, verrà regalata a colui che, secondo il direttivo artistico e alcuni giornalisti, avrà realizzato qualcosa di importante per la città di Roma. In collaborazione con un progetto AIED (Associazione Italiana per l'Educazione Demografica) contro la violenza sulle donne, si ricercherà il vincitore tra i giovani (18-29 anni) che abbiano proposto soluzioni concrete a questa piaga culturale purtroppo enormemente diffusa.
Infine, pensando all’ambiente, moltissime sono le iniziative per rendere facili, poco dispendiosi, ma soprattutto sostenibili, gli spostamenti per e da Capannelle. Prime fra tutte le ferrovie dello Stato applicheranno sconti sull’alta velocità per coloro in possesso di un biglietto del festival; il comune di Roma renderà gratuiti i percorsi interessati sulle linee metropolitane; sarà allestito un servizio di bus e navette prenotabile che colleghi l'ippodromo con la stazione e con Ciampino. In ultimo, ma, come si suol dire, non meno importante, l'associazione Carpooling.it si è messa in moto per realizzare un sistema di condivisione auto che vi permetta di lasciare a casa la vostra ed andare, senza pensieri, a godervi la magia di questo evento imperdibile! …Pensavate ci fossimo dimenticati, eh? Eccola, la line-up completa…prendete e gioitene tutti! GREEN DAY + ALL TIME LOW - 5 GIUGNO THE KILLERS + STEREOPHONICS - 11 GIUGNO TOTO - 21 GIUGNO KORN - 25 GIUGNO IGGY AND THE STOOGES - 4 LUGLIO MAX GAZZE' + IL CILE - 5 LUGLIO RAMMSTEIN + DJ JOE LETZ - 9 LUGLIO ARCTIC MONKEYS + MILES KANE + THE VACCINES - 10 LUGLIO BRUCE SPRINGSTEEN and The Street Band - 11 LUGLIO MARK KNOPFLER and Band - 13 LUGLIO THE SMASHING PUMPKINS + MARK LANEGAN BAND - 14 LUGLIO ATOMS FOR PEACE + OWINY SIGOMA BAND - 16 LUGLIO SKA-P + CASINO' ROYALE - 18 LUGLIO DEEP PURPLE - 22 LUGLIO DANIELE SILVESTRI - 23 LUGLIO NEIL YOUNG + DEVENDRA BANHART - 26 LUGLIO SIGUR ROS - 28 LUGLIO BLUR - 29 LUGLIO
"Nessuno ha il potere finché non lo agguanta con il sesso o la violenza"
Le alternative sono due e su questo L'uomo con i pugni di ferro, esordio alla regia di RZA, non transige.
Bramosia, denaro, violenti scontri e sensuali prostitute sono i fili che intrecciano la trama del film e le storie dei personaggi che finiscono così con l'avvicendarsi, allearsi e scontrarsi.
Un carico d'oro da proteggere è ciò che muove la trama, un forziere che doveva essere protetto e che invece diviene motivo di tradimento e conseguenti lotte sanguinose.
I vari clan che vivono a Jungle Village, in perpetua competizione, vedono ora prevalere i Lions che, forti di un nuovo capo (che senza mezzi termini si è sbarazzato del precedente), osano sfidare il potere dell'imperatore cinese sottraendogli il suo carico di pepite.
Le conseguenze sono numerose: la sete di vendetta del principe dei Lions, diretto discendente del capo assassinato; l'ira dell'imperatore che smuove il suo esercito verso il paese; le mire della titolare di un bordello che, aizzando le sue protette, vuole impadronirsi del cospicuo bottino; gli stessi Lions pronti a dichiarare guerra per non perdere la propria posizione; il completo stravolgimento della vita di un umile fabbro, che altro non vorrebbe se non liberare la propria concubina e smettere di forgiare armi per le diverse fazioni. Il tutto contornato dalla misteriosa figura di un emissario dell'impero, che avrebbe dovuto vegliare sul bottino e che tarda a comparire, e un corpulento figuro che vende il suo invincibile corpo a chi gli offre la somma di denaro più alta.
Le vicende si snodano in un vorticoso susseguirsi di battaglie a colpi di kung fu, lanci di lame affilate, colpi d'armi e conturbanti episodi fra le lenzuola per arrivare ad un epilogo che vede trionfare in modo davvero improbabile l'umile artigiano.
Per gli amanti dello stile di Tarantino, che peraltro presta il proprio nome per presentare il lungometraggio, i riferimenti al grande maestro sono numerosi: dalla scelta di ambientare la storia in una Cina dal sapore controverso e corrotto (enfatizzato dalla presenza di una splendida quanto pericolosa Lucy Liu), alle inquadrature che privilegiano i dettagli splatter, sino al ritiro spirituale che il protagonista affronta prima del proprio riscatto (molto simile al percorso seguito in Kill Bill da Uma Thurman). Lo stile complessivo, inoltre, riflette molto l'influsso del regista con il quale RZA ha avuto modo di collaborare per l'appunto nella realizzazione di Kill Bill.
Un film senza grosse pretese che complessivamente coinvolge per le scene avvincenti ed originali, il carisma e la particolarità dei personaggi (una menzione particolare va ad un inaspettato e sorprendente Russell Crowe) e la buona quantità di azione, gestita in modo esemplare, che compensa e rinvigorisce la semplicità della trama.
E’ un percorso pieno di domande alla vita e sulla vita quello che coinvolge gli spettatori chiamati a seguire Augusta, protagonista del nuovo film del regista bolognese Giorgio Diritti.
“Un giorno devi andare” affida all’espressività del paesaggio umano e naturale dell’Amazzonia, dolorosamente attraversato dagli sguardi della protagonista Jasmine Trinca, il compito di raccontare un viaggio dell’anima, materia rara nel cinema italiano che avvicina piuttosto il regista all’orizzonte filmico europeo. E’ il dolore a spingere Augusta lontano dall’Italia, a metterla di fronte alla diversità estrema delle popolazioni indios che una missione cattolica sembra imprigionare ancora nelle trame culturali dell’occidente.
Allora la giovane e inquieta Augusta sceglie di andare oltre, di vivere dal di dentro tutti i limiti e le diversità di quella terra, scoprendo quanto la precarietà materiale possa abbattere ogni filtro con la sua interiorità, spazzando via le difese dalla sofferenza. Ma la quotidianità lasciata a casa continua ad irrompere con le figure della mamma e della nonna della donna, definendo nella storia una molteplice immagine del femminile in diversi momenti esistenziali, alla quale si aggiunge la presenza di una ragazza amazzonica il cui destino si incrocia con quello della protagonista trasformandola quasi nel suo alter ego, in un rovesciamento di costumi e abitudini tra due mondi apparentemente molto distanti.
Non sono le parole a definire il racconto del film costruito piuttosto sulla forza dell’immagine – e dunque sulla fotografia e il talento registico – dominata dalla natura essenziale, senza artifici, seguita nel suo corso, con tutte le difficoltà tecniche del caso, nel pieno rispetto dei luoghi e della forza narrativa scaturita dal contatto elementare, quasi primigenio, della protagonista coinvolta come persona prima che come personaggio nell’esperienza del film.
E’ necessario che anche il pubblico posto di fronte al film si metta presto in cammino per superare la pigrizia dello sguardo, andare oltre i confini della lingua e della forma per afferrare il messaggio di stile e di contenuto racchiuso nella coraggiosa ed originale regia di Diritti, sostenuta da un cast pienamente a servizio del progetto, coinvolto e aperto all’incontro con la comunità indios e con gli attori non professionisti scelti dal regista per affiancare gli interpreti italiani. Una fusione armonica che trapela dopo scena dopo scena equilibrando la presenza “straniera” fino a confonderne l’identità, persa nei meandri della foresta e quasi abbandonata nel flusso naturale.
Nel finale una liberazione, per Augusta e per lo spettatore che la accompagna, avvertita come esigenza di perdersi per ritrovarsi, priva però di una chiusa razionalmente definita, in sospeso come è proprio della dimensione dell’andare, senza un “dove” che imprigioni l’occhio aperto verso l’infinito.
Scintillante, vorticoso, caotico e spettacolare: il Grande Gatsby ritratto da Baz Luhrmann è tutto questo.
Un turbinio di luci, musiche, balli sfrenati e avventori che si avvicendano ogni giorno nella casa dell'uomo più ammirato e misterioso di West Egg, celebrandone il mito ma non comprendendone appieno il potenziale.
Lo sfarzo e la ricchezza di questo fascinoso gentiluomo, che poco si concede delle grandi feste che organizza, sono uno specchio per le allodole che attrae la più ampia varietà di personaggi, tranne colei che lui veramente desidera, poiché, anche lo splendore del lusso più sfrenato, non può competere con la speranza che sa accendergli nel cuore quella luce verde che risplende ogni notte dall'altro lato della baia e che sembra possa afferrare solo tendendo la mano: la luce del pontile della casa della sua amata, la sua passione mai spenta per Daisy.
In una cornice anni 20 ricostruita in modo splendido, dai meravigliosi costumi alle preziose scenografie, il film rilegge in chiave pop (soprattutto per la scelta della colonna sonora, molto audace) il classico di F. S. Fitzgerald. Non potendo rendere la delicata poesia che caratterizza alcuni passaggi del libro, il regista ha optato per una lettura differente, portando all'estremo la resa visiva di alcune scene con carrellate vertiginose ed esplosioni di luce e colore, rendendo più contemporanei gli ambienti mondani descritti e regalando una dimensione a sé ai due protagonisti.
Il sentimento, mai dimenticato in 5 lunghi anni di distanza, che riempie il cuore di Gatsby viene esaltato con sequenze a tratti ironiche, ma nella maggior parte dal sapore onirico in quanto, come cerca di spiegare più volte l'amico Nick Carraway, non è possibile rivivere il passato.
Ma dentro Gatsby la convinzione e la volontà sono più forti della realtà e l'ardore che brucia in lui al solo pensiero di Daisy lo porta a credere che anche per lei sia la stessa cosa, che resteranno insieme per sempre.
Lo scontro con la verità dei fatti porta però a riflettere: Daisy è sposata, Gatsby per potersi permettere quanto possiede è entrato in affari con i peggiori malavitosi di New York e tutto ciò crea un solco tra i due che non si può cancellare.
Il conflitto tra un presente inaccettabile e un passato che deve rivivere ad ogni costo è incarnato perfettamente dal protagonista, la cui dedizione al proprio sogno lo porta ad avere fede nelle sue possibilità sino al momento della sua morte.
Un impareggiabile Leonardo Di Caprio sovrasta tutto il cast (composto da star di rilievo quali Tobey Maguire, Joel Edgerton, Isla Fisher), rendendo con i gesti e soprattutto con gli sguardi il tormento di un uomo innamorato e prigioniero di un'illusione meravigliosa da cui è impossibile affrancarsi, ma sprigionando al contempo quel fascino e quella compostezza degna dell'uomo più mirabile e realizzato, quale Gatsby mira ad essere.
Un film da non perdere per lasciarsi incantare dal fascino di un'epoca che non c'è più e per farsi travolgere dalla forza di un amore che determina la grandezza di un uomo più di quanto possa fare qualsiasi ricchezza o posizione sociale.
La nostra mente si sa, spesso viaggia per fugaci associazioni di idee ed immagini, a volte condivise, a volte solo nostre. Non voglio e non posso credere però, che quello che due parole come jazz e ska evocano alla mia mente, non sia condiviso dalla stragrande maggioranza delle persone. Swing e calice di vino rosso rubino in umidi bar di New Orleans degli anni ’20 da un lato, groove travolgente, sorrisi tropicali e naturali sostanze illecite (o per molti illecitamente illecite) dall’altro. Due realtà forse apparentemente diverse, ma in verità legatissime, entrambe con radici culturali profonde profondamente vicine. Il Jazz è il genere colto che arriva dal basso per eccellenza, modulato dalla cultura popolare africana e da quella dei circoli d’èlite europei, figlio scapestrato, ma consapevole del blues, contaminato da così tanti influssi diversi che si può dire stia alla base della maggior parte dei generi musicali più moderni. Dicono di lui « In genere, il jazz è sempre stato come il tipo d'uomo con cui non vorreste far uscire vostra figlia. » Lo ska? Anche lui, seppur spesso associato al semplice divertimento, è in realtà un genere musicale pregno di un forte senso di identità e di appartenenza che ha permesso alle comunità caraibiche immigrate, soprattutto in Inghilterra, di mantenere una forma culturale coesa, dopo le esperienze della DUB e dell’ RNB, e non senza gli influssi del sopracitato zio Jazz. Due parenti che hanno preso strade diverse? No signori. Anche oggi, a quasi cent’anni da quei magici anni ’20, il Jazz continua ad emozionare, ed insieme allo ska, fa divertire e ballare, creando un universo parallelo che è un po’ un tuffo nel passato. Di questo frullato frizzante fanno il loro piatto forte i ragazzi della New York Jazz Ensemble, che dal 1994 animano i corpi e le menti degli avventori a ritmo di uno ska dalle forti componenti Jazz, prima fra tutte l’improvvisazione. Nati come side project dei The Toasters acquiscono presto tutta l’autonomia che meritano, diventando forse il gruppo di maggior pregio della scena. All’interno dell’ensemble artisti già noti nel panorama ska, reggeae e jazz: il trombone di Ric Becker, il sassofono, nonché flauto traverso, di Freddie Reiter, la batteria di Yao Dinizulu, la chitarra di Alberto Tarin, le tastiere di Earl Appleton e il basso di Wayne Bachelor. Impossibile non farsi coinvolgere dalla febbre della loro energia dal loro sapore un po’ retrò, un po’ esotico, e dai ritmi travolgenti. (Si narra inoltre di una grande capacità intrattenitiva dei membri della band.)
I ragazzi della NYSJE saranno in Italia per due date, il 17/07 al circolo Magnolia di Milano e il 20/07 al Botanique Garden di Bologna. Performance artistica di livello e divertimento, assicurati!
Antony Hegarty, meglio conosciuto con il nome di Antony and the Johnsons, è largamente considerato uno dei talenti più emozionanti e coinvolgenti che il mondo della musica contemporanea abbia visto dall’inizio del nuovo millennio. Quest’estate tre città italiane si scalderanno della sua voce e della sua luce, in occasione di tre imperdibili appuntamenti a Roma, Verona e Firenze. Facciamo però un passo indietro, per tutti coloro che non sono ancora mai entrati nell’universo stellato e tormentato di Antony e dei suoi Johnsons.
Nato nel 1971 nella contea di West Sussex, Inghilterra, viene a contatto con il mondo della musica grazie a “Kissing to be clever”, album di debutto dei Culture Club. Dichiara di aver pensato “Bene, ecco cosa fanno quelli come me: diventano cantanti". “Quelli come me”, dice. Antony infatti, già da piccolissimo, riconosce in sè un outsider, una mosca bianca mai del tutto omologabile alle altre; egli riuscirà tuttavia a fare delle sue “diversità” la sua più bella caratteristica, artistica quanto umana, forse anche grazie ad icone come Boy George, Joey Arias, Dean Johnson, Phoebe Legere, sua immensa fonte di ispirazione.
Il vero punto di svolta nella maturazione artistica di Hegarty avviene grazie al contatto con il mondo dell’underground newyorkese, della scena punk e drag, dove si esibisce in club scuri e fumosi con il collettivo di artisti “Blacklips”, in spettacoli che variano dalla pièce teatrale alla performance musicale rock, a tratti grottesca, provocatoria. E’ proprio dopo questa esperienza eclettica, nel 1995, che nasce il progetto Antony and the Johnsons, la cui attuale formazione, oltre ad Hegarty, comprende Julia Kent, Doug Wieselman, Jeff Langstone, Maxim Moston, Rob Moose, Parker Kindred e Thomas Bartlett. Nel 1998 esce l’album d’esordio, il quale si dice abbia colpito Lou Reed a tal punto da fargli dichiarare che mai nessun cantante l’aveva commosso tanto, al punto da spingerlo a proporre ad Antony di realizzare una cover di Perfect Day e di partecipare al suo tour.
Gli spettacoli di Antony and the Jonsons sono intensi e toccanti e non tardano a conquistare il pubblico dei nightclub della scena. E’ tuttavia con molto ritardo, dopo numerose collaborazioni prestigiose e qualche pubblicazione inedita, che la grande macchina della discografia mainstream si accorge veramente del valore del progetto, come spesso accade d'altronde. Solo nel 2005 infatti Antony and the Johnsons ottiene l’attenzione che merita, e il secondo album, "I Am A Bird Now", riscuote un enorme successo di critica e vendite. Quest’ultima pubblicazione è seguita nel 2009 da "The Crying Light" e da "Swanlights" nel 2010. Infine, due anni dopo, esce "Cut The World", raccolta di brani registrati in versione sinfonica insieme alla Danish National Simphony Orchestra. “Antony è la cosa più raffinata che possiate ascoltare nella vostra vita”, afferma Laurie Anderson, non molto lontana dalla verità a mio parere: le deliziose melodie di piano accompagnate dalla voce senza pari di Antony, in un duetto da togliere il fiato; i brani orchestrali ed energici, fatti di un violento esplodere di tutti gli strumenti o di una graduale crescita verso l’amplesso musicale; le liriche, alienate, ricche di tutte quelle differenze che fin da piccolo Antony ha saputo trovare in sé e che gli hanno permesso di diventare l’artista che è oggi. Come in quadro di Turner i colori si mescolano in tutta la loro drammaticità, riuscendo a dipingere sulla tela eterea del suono ogni più sentito sentimento umano, dall’angoscia di un paesaggio scuro e nebbioso alla più luminosa gioia di un cielo terso d’aprile. L’ascoltatore è trascinato in questo vortice, inerme, come le anime dei lussuriosi che portate da una parte all’altra dal vento infernale, si abbandonano infine al suo volere. Un vero e proprio dramma romantico, ricco di pathos, energia e tragicità, permette di abbandonarsi completamente, senza coscienza, alle sensazioni più profonde, rendendoci tutti rei di un peccato ancora una volta prossimo a quello dei “peccator carnali / che la ragion sommettono al talento.”
ROMA, Cavea Auditorium, lunedì 1/07/2013 (in "She is so blue", concerto con la band, in un programma di cover mai presentato in Italia) Viale Pietro De Cubertin, 15 Apertura porte: 19.00 – Inizio concerto: 21.00 Prezzi dei biglietti: 40/50/55/60 euro + prev. Info e prevendite: www.auditorium.com
FIRENZE, Mandela Forum, domenica 31/08/2013 (in "Cut the world" w/ Orchestra & co-headlining con Franco Battiato) Viale Pasquale Paoli, 3 – Firenze Apertura porte ore: 19.00 – Inizio concerto ore: 21.00 Prezzi dei biglietti: 27/45/55/70 euro + diritti di prevendita Prevendite attive: www.ticketone.it INFOLINE: www.mandelaforum.it
VERONA, Arena di Verona, lunedì 02/09/2013 (in "Cut the world" w/ Orchestra & co-headlining con Franco Battiato) Via Roma 7/D, Verona Apertura porte ore: 19.00 – Inizio concerto ore: 21.00 Prezzi dei biglietti: 50/60/70/90 euro + diritti di prevendita Prevendite attive: www.ticketone.it INFOLINE: www.eventiverona.it
“Personalmente vedo questo progetto come un percorso potenziale verso la riscoperta del ruolo dell'uomo in natura. L'ho chiamato Genesi perché, per quanto possibile, desidero tornare alle origini del pianeta: all'aria, all'acqua e al fuoco da cui è scaturita la vita”.
Una frase che spiega al meglio l'obiettivo della mostra di Sebastião Salgado alla Forma Galleria fino al 6 settembre 2013.
Una meravigliosa selezione di 25 scatti di uno dei fotografi più importanti dei nostri tempi. Un viaggio in tutto il mondo lungo 8 anni: l'Amazzonia, il Congo, l'Indonesia, la Nuova Guinea, l'Antartide, l'Alaska. Dai deserti dell'Africa e dell'America alle montagne del Cile e della Siberia.
Grazie anche alla condivisione della vita quotidiana con le popolazioni indigene, è riuscito coglierne i momenti più intimi. Ha osservato e catturato il comportamento di animali selvaggi, ha immortalato paesaggi incontaminati.
È un ritratto del pianeta, un omaggio alla Terra. Un bianco e nero talmente forte da risultare un monito rivolto a chiunque: bisogna cambiare presto le nostre abitudini nei confronti della natura, portare un maggiore rispetto all'ambiente che ci circonda per poter mantenere vivi gli splendidi paesaggi che il fotografo ci mostra.
Info su orari e costi:
da martedì a venerdì dalle 10.00 alle 19.00
sabato dalle 12.00 alle 18.00.
Ingresso gratuito
Tel.: 02.89075420
Forma Galleria
Piazza Tito Lucrezio Caro, 1
20136 Milano
Il Festival di Cannes ha aperto finalmente le porte della stagione dei grandi festival del cinema.
E, come da tradizione, ieri sera sulla Croisette hanno sfilato i veri protagonisti della manifestazione, e cioè registi e attori che vedremo nelle pellicole.
I grandi nomi del jet set internazionale, da Leonardo di Caprio a Nicole Kidman, da Lana del Rey a Solange Knowles hanno sfidato la pioggia, che alla fine è arrivata, per percorrere la passerella di ingresso al salone del Theatre Lumiere dove si è svolta la cerimonia di apertura.
Oltre ai grandi nomi del cinema, ovviamente, come da copione, grandi star sono stati gli stilisti che hanno vestito i divi del cinema: uno su tutti Crisitian Dior che è stato scelto in più di un’occasione.
Carey Mulligan, una delle protagoniste del film più atteso, Il Grande Gatsby, ha optato per un haute couture dalle linee semplici, ma sempre di grande effetto (anche se dobbiamo dire che il prodotto di base ha aiutato molto…), un lungo con scollatura ampia dal colore candido come la sua pelle.
Stessa scelta per la giurata Nicole Kodman, che ha indossato un vestito di mezza lunghezza quasi da picnic sur la plage, di nuovo con tonalità molto tenui addolcite ulteriormente dalle stampe floreali quasi impercettibili.
Julianne Moore tra le tre è stata quella che forse ha osato di più: un bicolor nero e lilla dalle rifiniture lineari con grandi tasche laterali reso ancora più chic dai sandali gioiello.
Ma passiamo agli uomini, che un po’ come le gentili signore non si sono lasciati prendere la mano dall’occasione per far ricadere la scelta invece su abiti scuri, camicia bianca e papillon o cravatta d’ordinanza.
Uno stile semplice, ma come sempre, di grande effetto, così come appare sempre affascinante Leonardo Di Caprio, che rimane un ormai sicuro sinonimo di classe sul red carpet.
Anche il suo co-protagonista Tobey Maguire ha scelto un look senza troppe pretese, smoking scuro e papillon.
Il primo premio della serata, targata Cavalli questa volta, va a Cindy Crawford, che a 47 anni si può permettere con nonchalance un abito bianco a sirena con ampia scollatura bordata d’oro da far impallidire (quasi) tutte le altre partecipanti.
Chapeau.
© Copyrights by Nerospinto , Tutti i diritti riservati.