
Applepairing Mela Val Venosta continua il suo viaggio. Un progetto che racconta l’arte degli abbinamenti tra mele venostane e delle eccellenze gastronomiche regionali italiani. Incluso sono il benessere e l’attenzione alla longevità.
In questo caso si parla della dolcezza della Golden Delicious Val Venosta, approda in Veneto e il suo incontro con il gusto e carattere deciso del Piave DOP Mezzano, un formaggio simbolo delle montagne Bellunesi. Una combinazione irresistibile che porta nel punto luce due prodotti legati al suo territorio. Messi insieme portano alla seguente ricetta che unisce gusto e salute.
La città e l’abisso è il primo romanzo di Claudio Bandi, biologo e docente universitario: una sorprendente indagine noir che unisce rigore scientifico e profondità narrativa.
Il panettone non è più soltanto un dolce da tagliare e servire: è diventato un kit di esperienza. Negli ultimi anni molte aziende, dalle storiche marche industriali alle pasticcerie artigianali, hanno cominciato a produrre panettoni venduti con una sac à poche piena di crema (dal pistacchio al gianduia, dalla pasticciera alla crema di mascarpone) messa direttamente nella confezione, consegnando così al consumatore la possibilità di farcire la fetta a casa. Analizziamo l’idea, che ha sia pro sia contro.

Panettone con sac à poche: vantaggi (per le aziende) e svantaggi (per il consumatore)
I panettoni o pandori farciti, a livello industriale tanto quanto a livello artigianale, spesso deludono per la scarsità di farcitura che delude molto al taglio. Soprattutto, dopo aver acquistato un prodotto attratti dalle promesse fatte da packaging e racconto emozionale di spot o testi. Da questo punto di vista, dotare il panettone di sac à poche si rivela un'idea vincente perché porta autonomia al consumatore, nonché senso di controllo su ciò che ha acquistato: "sulla mia fetta metto tutta la crema che voglio". Regala al consumatore anche la possibilità di presentare il panettone con più fantasia e sensazione di home made: anziché puntare su una fetta appena farcita e con ancora i segni delle siringhe industriali, può comporre un impiattamento creativo e allettante anche per ospiti e familiari.
Un altro vantaggio, che le aziende hanno ben analizzato? La farcitura in sac à poche risolve i problemi tecnici del panettone farcito. Riempirlo in forno o in pasticceria significa rischiare che la crema alteri l’umidità del prodotto, riduca la shelf-life e complichi la logistica. Dare la crema separatamente, invece, mantiene le condizioni del lievitato, evita conservanti aggiuntivi e trasforma il momento del consumo in un piccolo rito personale. il consumatore non lo sa, ma proprio quest'ultimo fattore è la svolta che ha trasformato una scomodità tecnica in pregio per il consumatore. Questo rito, potere, questa libertà messa letteralmente nelle mani del consumatore è nata già da tempo: uno degli esempi più celebri nella GDO è Esselunga con la linea Elisenda (pasticceria premium progettata e formulata dai fratelli Cerea di Da Vittorio, ristorante tre stelle Michelin), nella fattispecie il kit cannoncini che il consumatore può farcire a casa quando vuole. Insomma è una scelta che funziona, sia a casa sia sui Social Network.
Lo svantaggio? Ovviamente, è a carico del consumatore: il prezzo. Scegliere un panettone con sac à poche per la farcitura ha un costo nettamente superiore rispetto a un panettone già farcito (magari con la stessa farcitura). Ecco perché le aziende molto spesso si sono fatte furbe, e propongono in sac à poche creme particolari.
Sfoggiare farciture premium

Per i brand, sfoggiare una gonfia sac à poche è sia un modo per giustificare l'aumento di prezzo rispetto ai prodotti standard, sia una trovata elegante per proporre gusti premium senza cambiare la filiera produttiva del panettone classico. Le creme messe in sac à poche sono tendenzialmente particolari: seguono un trend, seguono ingredienti di nicchia. L'esempio più clamoroso e recente è il Panettone Dubai Chocolate: si ispira alla celeberrima tavoletta di cioccolato farcita con crema al pistacchio e pasta kadayif, e in commercio si trovano già completi (Il Golosone Dubai Style Chocolate di Maina, per esempio) o con sac à poche (il Dubai Style Chocolate di Vergani).

Gli esempi non finiscono qui: Tre Marie di Galbusera ha lanciato un panettone con crema al pistacchio in sac à poche, sempre Vergani ha proposto un panettone con sac à poche di crema gianduia che era reperibile anche da Eataly, persino piccoli marchi e pasticcerie (o pastry chef, come Andrea Barile) propongono versioni artigianali con sac à poche incluse. Persino realtà che vendono panettoni artigianali online stanno puntando su questa formula: la crema arriva separata, in tubetto o in sac à poche, per mantenere la pasta asciutta fino al consumo.
Il rovescio della medaglia
Disclaimer: quelli che seguono sono ragionamenti generici, non insinuazioni sui singoli brand o pasticcieri citati e presi solo come esempio su tanti.
La moda non è innocua. Primo nodo: l’autenticità. Cosa significa oggi “panettone farcito”? Se la farcitura arriva in una sacca stagna esterna, il consumatore ha davvero comprato un panettone “farcito” o un panettone con accessorio? Il cambio di linguaggio è sottile ma potente: trasforma un prodotto tradizionale in un’esperienza costruita a posteriori, e alimenta la confusione tra artigianalità e show commerciale.
Secondo nodo: estetica e spreco. La sac à poche è scenografica, ma spesso arriva in confezioni singole o in plastica flessibile, insomma un gadget monouso. In un’epoca in cui i consumatori sono più attenti alla sostenibilità, il packaging usa-e-getta rischia di generare fastidio e contraddizione, specialmente quando il prezzo che paghiamo è giustificato come “artigianale” o “di qualità”. Alcune pasticcerie rispondono con sac à poche riutilizzabili, con tubetti in latta o con creme in barattolino di vetro, ma la pratica comune resta invece il monouso.
Terzo nodo: il gusto come moda. Sapore “instagrammabile” che vince sulla misura del panettone stesso. Il rischio è che si perda di vista il valore del lievitato: quando la crema diventa il centro dell’esperienza, il panettone torna ad essere un contenitore di trend più che il protagonista gastronomico. Lo nota anche la cronaca gastronomica: negli ultimi Natali i giornali hanno raccontato una proliferazione di gusti e gadget che spesso premia l’effetto novità più che la sostanza.
Sei a Milano lunedì sera? Invece di stare in mezzo al traffico o sui Social a scrollare l’ennesimo reel motivazionale, hai l’occasione di sederti davanti a uno dei nomi più autorevoli del personal branding in Italia: Gianluca Lo Stimolo. L’appuntamento è alla Mondadori in Piazza Duomo (con la scrittrice Roberta Maddalena), dove sarà presentato il suo libro: “Nomea – Il codice della fama”.
Un appuntamento che non è solo una presentazione, ma un invito a riflettere su come ci raccontiamo nel mondo.
E allora viene naturale chiedersi: “Cos’è davvero la fama oggi?” – Non parliamo di notorietà effimera o di diventare “influencer” a caso. La fama, quella di cui parla l’autore, è una strategia identitaria che ha a che fare con la propria missione, con ciò che si lascia nel mondo. Un percorso lucido e consapevole per imparare a farsi scegliere — e non solo notare.
Chi è Gianluca Lo Stimolo?
Se ancora non lo conosci, forse è il momento giusto per aggiornare il feed delle tue ispirazioni. Gianluca è il fondatore di Stand Out Agency, la prima agenzia italiana specializzata in personal branding. Da anni accompagna imprenditori, manager e professionisti nel diventare autorevoli e memorabili attraverso il proprio nome. Gianluca non è un teorico: è uno che fa. E che fa fare. Lo stimano brand, università e testate come Forbes, che lo ha inserito tra i Top 100 Manager italiani. La sua visione è chiara: il personal branding non è vanità, è consapevolezza strategica della propria unicità; e da qui nasce Nomea.
Cosa racconta Nomea
Già il sottotitolo è ispirazionale: “Il codice della fama”.
È un libro, sì, ma con il respiro e la funzione di una mappa. Perché oggi, in un mondo dove tutti vogliono farsi notare, è facile sentire di avere qualcosa da dire o da creare, ma spesso senza sapere davvero da dove cominciare. Così si gira in tondo, si prova di tutto — eppure la giusta direzione sembra non arrivare mai. Ed è proprio qui che Nomea entra in gioco: come punto d’inizio.
Un percorso pratico e ispirato, che passo dopo passo aiuta a riconoscere la propria unicità autentica, a costruire una reputazione forte, coerente e trasversale e a comunicare valore senza “vendersi". L’obiettivo non è diventare famosi in senso vuoto, ma lasciare una traccia reale, chiara e duratura, nella mente (e nel cuore) degli altri. Ogni capitolo è un tassello del codice, una chiave verso l’andare da “sconosciuti” a “riconosciuti”. E no, non servono milioni di follower: serve sapere chi si è davvero — e imparare a mostrarlo nel modo giusto. L’approccio esposto in Nomea non è solo una teoria, ma un vero e proprio percorso per la valorizzazione del proprio brand personale. La filosofia che ne traspare è quella della “fama consapevole”, un concetto che va ben oltre l’immagine: si tratta di creare relazioni, trasmettere autenticità e costruire una reputazione che parla di competenze, valori e passione.
Un invito a chi vuole distinguersi, non omologarsi
L’evento è aperto a chiunque senta il desiderio — o la necessità — di lavorare sulla propria immagine pubblica con intelligenza, strategia e autenticità. È anche un invito per chi, di professione, si occupa di valorizzare l’immagine altrui: consulenti, coach, comunicatori, PR, social media manager o freelance della comunicazione che vogliono offrire ai propri clienti strumenti più evoluti e consapevoli per emergere davvero. Questa serata è pensata per offrire spunti utili e stimolanti a chi è sempre in cerca di nuovi modi per valorizzare sé stessa e si riconosce in un percorso di crescita continua, come un’occasione per rivedersi nel mondo del lavoro con una prospettiva nuova, quella di chi non si accontenta, ma vuole fare la differenza.
In un’epoca in cui la visibilità online è fondamentale, il personal branding diventa lo strumento essenziale per distinguersi e farsi riconoscere. Nomea è la guida ideale per chi vuole intraprendere questo viaggio con consapevolezza, evitando errori comuni e scegliendo la strada della crescita personale e professionale in maniera etica e sostenibile.
La presentazione
La Mondadori non è solo una libreria: è un luogo dove le idee prendono forma, dove la cultura incontra l’azione. Presentare Nomea proprio qui non è casuale, ma profondamente coerente con il suo messaggio. Perché questo libro parla a chi vive in un contesto in continua trasformazione, dove le intuizioni si devono tradurre in progetti concreti e le competenze in percorsi solidi.
In un mondo iper-connesso, competitivo e sempre più visivo, non basta più saper fare bene il proprio lavoro: bisogna imparare a raccontarlo con autenticità, coerenza e visione. Il personal branding è una leva potente per emergere, differenziarsi e creare connessioni professionali vere. Gianluca è proprio qui dove vuole arrivare, dove la visibilità non è un optional, ma parte integrante del successo professionale. E lo fa offrendo una bussola pratica, concreta, umana. Perché in una realtà che corre veloce, sapere chi si è — e come raccontarlo con forza e autenticità — è la vera chiave per non restare indietro.
Il carpaccio e il Bellini sono nati nello stesso posto, a tre minuti a piedi dal bar dove fu servito il primo caffè d’Europa. Itinerario tra i caffè storici e i luoghi che hanno fatto un pezzo di storia del bere (non solo) veneziano
Dimenticate il bacaro tour, o almeno, lasciatelo da parte. Venezia non è solo cicchetti e tramezzini ma osterie nomadi, spezierie, luogo di mille invenzioni e primo salotto d’Europa; il bere veneziano ha una storia curiosa e perfino un po’ rivoluzionaria. E per capire come si sia costruita basta partire dal punto più visibile (letteralmente) della città: il campanile di San Marco.
Da dove nasce l’espressione “ombra di vino”
Sotto il “paròn de casa”, come lo chiamano i veneziani, un tempo c’erano osterie in legno che ogni mattina spostavano tavoli e botti a seconda dell’ombra proiettata dalla torre. Era un modo pratico per tenere il vino fresco. Da qui nasce un modo di dire comune a qualsiasi veneziano ancora oggi: “andémo a béver un’ombra”, ovvero un bicchiere di vino all’ombra del campanile, o di qualunque cosa lo ricordi.

Quella stessa piazza, dove oggi i turisti si muovono come in un tableau vivant, fino al 1100 ospitava persino una vigna. In una città fatta al 92% d’acqua non si poteva sprecare nulla: isole coltivate, orti in quello che altrove chiameremmo piazze - i famosi “campi”.
Quando il caffè smette di essere un medicinale
Quando il Caffè Florian apre nel 1720, il caffè non ha niente del prodotto pop che conosciamo oggi: è una bevanda costosa, venduta in farmacia e trattata quasi come una medicina. Si tratta del primo Caffè del mondo occidentale, il più antico d’Europa, e va da sé che Venezia è la prima città a trasformarlo questa deliziosa bevanda scura in consumo sociale. Casanova ci passava perché qui si spedivano vassoi di cioccolata e caffè come dichiarazione d’interesse amoroso. Poi Goldoni, Canaletto, Guardi: la lista degli habitué è lunga.

Ai suoi tavolini nasce nel 1895 anche l’idea della Biennale, in un momento in cui la città cercava di ricostruire una nuova identità culturale post-repubblicana. Il sindaco-poeta Riccardo Selvatico e Antonio Fradeletto lo immaginarono qui, davanti a un caffè.
Harry’s Bar, una leggenda diventata globale
Qualche minuto di cammino, ed ecco un altro luogo dove Venezia ha cambiato il corso della storia gastronomica: l’Harry’s Bar. Non serve essere appassionati di cucina e mixology per sapere che qui sono nati due piatti/bevande diventati globali.
Il primo è il Bellini, 1948. Cipriani lo crea per omaggiare una mostra su Giovanni Bellini: pesca bianca frullata, spumante locale e un colore che richiama proprio i toni rosati del pittore. Semplice, fresco, immediatamente riconoscibile.

Il secondo è il Carpaccio, nato quasi per caso nel 1950. La contessa Amalia Nani Mocenigo non poteva più mangiare carne cotta e Cipriani risolve il problema come farebbe un artista: fettine sottilissime di manzo e una salsa “universale”, appoggiate sul piatto come un omaggio cromatico a Vittore Carpaccio. È un piatto nato dalla necessità, diventato leggenda. Il locale, intanto, continua a collezionare nomi: Hemingway, Capote, Welles, Onassis e Callas. Ma la cosa più interessante è la coerenza: servizio rigoroso, cucina essenziale, lusso senza ostentazione. Un modello copiato in mezzo mondo.
Quando Venezia curava le persone… con la vipera
C’è una pagina affascinante (e oggi quasi dimenticata) nella storia gastronomica veneziana: quella delle spezierie. Qui nasceva la teriaca, una sorta di super-preparato medicinale che mescolava decine di ingredienti, tra cui zafferano, mirra, cannella, radici varie e, sì, anche carne di vipera. L’idea era semplice: se la vipera non muore del suo stesso veleno, allora contiene qualcosa di protettivo. Oggi farebbe sorridere, ma per secoli la teriaca è stata considerata un rimedio potentissimo. La sua produzione era quasi teatrale, con facchini, funzionari sanitari e garzoni impegnati in una preparazione lunga mesi.

E non tutto è andato perduto. La famiglia Gottardi (storica spezieria a Rialto) continuò a produrla per la ditta Branca fino agli anni ’50 del Novecento. E molti sostengono che proprio da lì derivi parte dell’amaro che oggi riconosciamo nel Fernet.
Lo Spritz, quello vero
Lo Spritz è uno dei drink più fraintesi della storia italiana. L’idea che siano stati gli austriaci a inventarlo è solo parzialmente vera. Il nome sì (“spritzen”, spruzzare), ma l’abitudine di alleggerire il vino con un po’ d’acqua è precedente: medievale per alcuni, romana per altri.
Una storia curiosa riguarda gli arsenalotti, i lavoratori dell’Arsenale. A loro la Serenissima garantiva una merenda quotidiana, e nei mesi caldi veniva servita una bevanda a base di vino e poca acqua fresca. Una sorta di proto-Spritz, insomma, ma con cinque secoli di anticipo. La versione moderna arriva con il Novecento. Nel 1920, i fratelli Pilla creano il Select, bitter veneziano per eccellenza. È qui che lo Spritz diventa quello che oggi conosciamo: vino bianco, acqua frizzante e qualche goccia di Select. Una formula semplice che da Venezia si diffonde prima in terraferma, poi nel resto del Paese.
Bere oggi tra isole, memorie e spazi polifunzionali
Oggi la cultura del bere veneziano continua a muoversi come ha sempre fatto: per stratificazioni, intuizioni e luoghi che si reinventano. La Venice Cocktail Week, ideata da Paola Mencarelli, ne è un esempio lampante: una settimana in cui la città torna a essere laboratorio aperto, con caffè storici, hotel e bar che dialogano tra loro proprio come un tempo facevano spezierie, osterie erranti e salotti. Nella sua quarta edizione, andata in scena a fine ottobre, ha coinvolto 28 locali con oltre 100 eventi tra masterclass, tasting, talk e aperitivi. Nel programma anche i tour organizzati da Tell Me a Story Venice, come questo che abbiamo fatto tra piazze, caffè storici e ricette dimenticate.
In questa stessa scia si inserisce Ca’ Select, un luogo che sembra uscito da un capitolo della Venezia produttiva di un tempo: metà officina e metà museo, con le erbe in macerazione al piano terra e, sopra, un percorso espositivo che racconta come un bitter veneziano sia diventato parte dell’immaginario cittadino. È un modo per ricordare che qui la cultura del bere è sempre stata anche cultura materiale, fatta di mani, ingredienti e storie.

E poi c’è la laguna, che continua a regalare isole inaspettate. A Sant’Erasmo, l’isola degli orti, un gruppo di giovani distillatori ha dato vita a Gin dei Sospiri: botaniche coltivate o raccolte tra barene e campi — salicornia, timo limonato, carciofo violetto — per un gin che sa davvero di acqua alta, luce e vento. Un progetto che ricorda quanto bere, a Venezia, sia da sempre un modo per leggere il territorio, attraversarlo e, in un certo senso, ascoltarlo.
NEW FLOWERS - Gelati d’autore di Aria Gelateria
La primavera si chiude con una ventata di belle novità per Aria Gelateria! L’estate 2025 si preannuncia rovente, e il duo torinese Ferrero Speranza – Davide e Roberto – è già pronto a rinfrescarla con gusto. Dopo il recente taglio del nastro nel vivace quartiere Santa Rita di Torino (nuovo punto vendita aperto a inizio stagione), arrivano in vetrina quattro nuovi sapori tutti da scoprire: due sorbetti freschissimi e due cremosi avvolgenti, nati da nuove collaborazioni e incontri che sanno di emozioni e racconti d’estate.
Limited Edition Summer 2025
Disfrutar – Litchi, acqua di rose e gin Taggiasco di Olio Roi
Un sorbetto che è un tributo aromatico a Disfrutar, il ristorante di Barcellona attualmente in vetta alla classifica dei 50 Best Restaurants. Il nome dice tutto: goditelo. Elegante, floreale, con un twist alcolico, questo gusto vuole celebrare il piacere della tavola… al cucchiaino e senza prenotazione!
Senateur – Liquirizia Oro Nero d’Abruzzo
Un omaggio a Camillo Benso Conte di Cavour, e al suo amore segreto per l’accoppiata liquirizia e violetta. La base è una liquirizia intensa, elegante, che “raffredda la voce e risveglia il gusto”. Un gusto deciso, senza compromessi: non per tutti, ma per chi lo ama… è già un culto.
Due storie di filiera e passione agricola
Zaf Zaf – Zafferano, mascarpone e passion fruit
Dall’incontro con i ragazzi di Zaf-Zaf, Paola e Sebastiano, che hanno rivoluzionato lo zafferano piemontese, nasce un gusto che profuma di terra, fatica e visione. Zafferano coltivato tra mare e montagna (fino a 1.500 mt), mascarpone cremoso e un tocco esotico di passion fruit. Una piccola rivoluzione agricola da gustare con lentezza.
Albicocca alla brace & origano – La novità infuocata
Dimentica la frutta in gelateria come la conoscevi. Da una nuova collaborazione con Marcello Trentini di Brace Pura (Torino), arriva un gusto affumicato e aromatico: albicocca cotta alla brace + origano. Sapore intenso, sorprendente, tutto giocato sul calore del fuoco e la freschezza delle erbe.
Aria Gelateria è quel luogo dove il gelato spicca per leggerezza e genuinità. Qui l’ingrediente “Aria” non è solo un gioco di parole: senza di essa, il gelato perderebbe anima e forma.
I fondatori, Davide e Roberto, sono golosi per vocazione, assaggiatori per passione, e il loro gelato racconta questa energia: è frutto di personalità vivaci e di un desiderio di sperimentare sempre nuove combinazioni. Dal classico al creativo, ogni gusto è un invito a chiudere gli occhi, respirare e lasciarsi sorprendere da colori, profumi e consistenze.
Il locale ha già conquistato i palati torinesi, con gusti amati da chi cerca sia la tradizione sia l’innovazione. Attenzione anche all’ambiente: l’hanno definita una gelateria “sostenibile” con opzioni anche vegane.
Perché Aria Gelateria è speciale
• Leggera, ma essenziale – Un gelato che “respira”, proprio come l’aria: soffice, delicato, mai pesante.
• Genuina e frizzante – Profumi golosi, colori vivaci: ogni gusto mette di buon umore.
• Curiosa e sempre in movimento – Ricerca continua, combinazioni nuove: ogni assaggio è una scoperta.
• Artigianale e autentica – Dietro ogni gusto c’è la passione e la mano esperta di Davide & Roberto.
• Inclusiva e sostenibile – Scelte vegan e rispetto per l’ambiente: il buono che fa anche bene.
Scopri ARIA GELATERIA > https://ariagelateria.it/
Con sede in due quartieri vivaci di Torino (Santa Giulia e Via Tripoli), Aria Gelateria è molto più di un semplice gelato: è un’esperienza sensoriale da vivere tra amici, sorrisi e gusto. Questa estate, Aria non si limita a “servire” gelati: racconta storie vere, tra collaborazioni creative, memoria gastronomica e piccoli esperimenti che diventano grandi idee.
In coppa, sul cono o da asporto, l’invito è chiaro: gustare con curiosità.
Le Serre Torrigiani si rinnovano e inaugurano la loro nuova stagione — tra arte, natura e un menù che nasce dal giardino stesso.
Chi è entrato almeno una volta alle Serre Torrigiani conosce quella sensazione sospesa: il fruscio delle foglie, l’odore umido della terra, il brusio distante della città che resta appena fuori. Ora questo “giardino segreto” si rinnova, e lo fa con la discrezione elegante di chi sa evolversi senza tradire la propria anima.
Un restyling che parla di futuro (e di radici)
Il nuovo spazio interno — presentato durante un evento molto atteso — è il risultato di un restyling che mescola design, arte e botanica.
L’idea è semplice ma ambiziosa: custodire la magia del luogo aprendosi a un futuro più sostenibile, più sensoriale, più consapevole.

«Abbiamo dedicato grande attenzione alla cura delle piante, che non sono solo elemento estetico ma veri alleati naturali del benessere» racconta Vanni Torrigiani, socio fondatore.
Le piante qui non decorano: respirano, assorbono, purificano. Sono parte integrante del progetto architettonico, in un dialogo continuo tra estetica e funzione.
L’arte che cresce (davvero)
Il confine tra città e natura è oggi ancora più sottile grazie all’installazione dell’artista Matteo Baroni: una scultura viva che si intreccia con la vegetazione. È un’opera che cambia con la luce e con le stagioni, come se anche l’arte, qui, dovesse adattarsi al ritmo del giardino.
E mentre le forme armoniche e i colori scelti da Giuseppe Dicecca per gli interni accompagnano il visitatore in un percorso morbido e circolare, la sensazione è quella di entrare in uno spazio che respira insieme a chi lo abita.
Un “erbario liquido” tra shaker e botaniche
Poi c’è il bar.
Completamente rinnovato nel design e nello spirito, custodisce le ricette da alchimista del bar manager Lapo Scacciati, che ha trasformato la drink list in un vero e proprio erbario liquido.

La carta si divide tra due anime:
- Evergreen, i grandi classici reinterpretati con infusioni homemade e garnish botaniche — dal Negroni erbaceo al Daiquiri fresco e agrumato.
- Signature, creazioni originali che nascono direttamente dalle piante della serra: “Albicocca e Cannella”, “Rabarbaro”, “Datterino”, “Mela”.
Ogni bicchiere diventa un paesaggio sensoriale, dove profumi e colori dialogano con la materia prima. E le guarnizioni? Non semplici decorazioni: piccole sculture commestibili, gel di lampone, dischi di mango, lollipop di mela — micro-narrazioni botaniche che trasformano il gesto del bere in un rituale lento e consapevole.
La cucina che parla la lingua del giardino
Accanto alla proposta beverage, la cucina dello Chef Mario Castellano segue il ritmo delle stagioni con piatti che nascono dal territorio e dialogano con le botaniche del luogo.

«Cambiamo il menu seguendo il ciclo naturale delle piante — spiega — reinterpretando la tradizione italiana con tocchi di creatività e contaminazioni fusion».
Ne risultano piatti freschi, colorati, con una logica zero waste che non è moda ma filosofia.
Cultura, natura, convivialità: un Rinascimento dei sensi
Non solo cocktail e cucina: le Serre tornano anche a essere spazio di cultura, con mostre, incontri e un concorso letterario dedicato al verde. «Un tema che ci rappresenta — racconta Simone Bellocci, AD — e su cui vogliamo stimolare una riflessione condivisa».
Il risultato è un luogo che non si limita a offrire esperienze, ma le coltiva.
INTERNATIONAL PICNIC DAY – 18 GIUGNO 2025
Il 18 giugno si festeggia in tutto il mondo una giornata speciale che profuma di erba tagliata, pane fatto in casa e chiacchiere conviviali: il Picnic Day! Un’occasione semplice, ma preziosa per rallentare, stare insieme e godersi un pranzo all’aperto – che sia su un prato in città, in riva a un lago o tra gli ulivi di campagna.
Questa giornata è molto più di un momento di svago: è un invito a riscoprire la convivialità, la natura e uno stile di vita più sostenibile. Un plaid colorato, cibo preparato con cura e contenitori riutilizzabili diventano il simbolo di un modo nuovo e più ecologico di vivere il tempo libero.
In Italia, da mercoledì 18 giugno fino a domenica 22 giugno, il Picnic Day si celebra con tanti eventi sparsi tra città e campagna: a Milano, per esempio, non mancano le iniziative nei parchi urbani, tra degustazioni e momenti di intrattenimento per grandi e piccini. E per chi ha voglia di evadere dalla città, anche il FAI organizza pic-nic immersi nel verde nei suoi giardini storici, come quelli nelle Marche, per un’esperienza ancora più autentica.
PICNIC DAY > EVENTI DA SEGNARE IN AGENDA a Milano e nel giardino del Fai nelle Marche

THAT’S PANARO - MILANO
Milano - That’s Panaro - Il locale milanese con cuore campano, invita a riscoprire il piacere di un pranzo all’aria aperta. Un modo autentico per rallentare i ritmi, immergersi nella natura e condividere un momento semplice, ma carico di gusto e tradizione. That’s Panaro propone tre cestini, ideati per essere facilmente trasportabili e totalmente compostabili, ricchi di sapori genuini che raccontano la cucina tradizionale.
Cestino campano
Pacchero croccante (con parmigiana di melanzane) - Mozzarella di bufala (DOP), pomodori di Sorrento (PAT), salsa al basilico - Gnocchi alla sorrentina gourmet con fonduta di fiordilatte di Agerola e salsa al basilico - Olio EVO DOP (bio).
Il vegano saporito
Chips super croccante di patate: esotica con zenzero, lime e pepe rosa - Panino con cotoletta di peperone arrosto, - Tapenade di olive nere, foglie di cappero, peperone sciuscillone, maionese di soia al pimenton - Insalata spinacina, uvetta, pinoli, aceto XO (IGP) - Mandorle salate - Crostini alle erbe mediterranee con maionese al latte di soia e cipolla rossa marinata.
Il gourmet slow-food
Mozzarella nella mortella in carrozza - Panino con soppressata di Gioi - Cacioricotta di capra del Cilento - Melanzane alla scapece con olio EVO del Cilento Bio (DOP) - Humus di ceci di Cicerale songino - Zeste di limone - Crostini alle erbe mediterranee con cipolla rossa marinata.

ATTICO SUL MARE – GROTTAMARE (AP) - MARCHE
Marche - Attico sul Mare – Il ristorante di Grottammare (AP) che unisce tradizione e creatività – invita a vivere un’esperienza unica tra sapori autentici e atmosfere rilassate. Due cestini speciali pensati per essere gustati all’aperto, che sia su una terrazza vista mare, in spiaggia o sotto un cielo azzurro qualunque esso sia. Un invito a rallentare, condividere e lasciarsi coccolare da una cucina che profuma di casa e libertà. I cestini sono disponibili su prenotazione per tutto il weekend della Giornata Mondiale del Picnic. Ogni proposta è pensata per essere facilmente trasportabile e pronta da gustare ovunque, con attenzione alla qualità, alla stagionalità e all’equilibrio dei sapori.
Picnic Rustico Elegante per 2 persone
Panini rustici con farina integrale (o cereali) - Prosciutto crudo di Parma e salame nostrano -Formaggio stagionato (pecorino o parmigiano a scaglie) - Frutta fresca: fichi o uva (con fragole) -Frutta secca - Pane - Calice di vino rosso - Miele millefiori (o confettura di fichi per accompagnare il formaggio).
Picnic Colorato per gruppi di amici
Mini-panini assortiti (focaccine, ciabattine, panini al latte) a scelta con: salame e scaglie di parmigiano, prosciutto crudo e fette di pesca o melone - Spiedini salati con formaggio, uva, salame e olive - Frutta mista (ananas, fragole, mirtilli e kiwi in barattolini) - Snack vari: taralli, olive, paté di olive o hummus - Calice di vino bianco - Dolcetto da fine picnic: cioccolato fondente a pezzetti o biscotti secchi.

HORTUS (AP) – MARCHE
Marche - Hortus – Il Crocifisso di Massignano (AP) apre le sue porte per una giornata all’aria aperta tra natura, storia e sapori autentici del Piceno. Tra il mare e le colline marchigiane, Hortus è un luogo dove il tempo sembra rallentare: agricoltura, architettura rurale e paesaggio si incontrano in perfetta armonia. Si passeggia tra agrumi rari come l’antico Arancio Biondo del Piceno, limonaie e terrazze coperte, fino a raggiungere un prato vista mare, perfetto per stendere una coperta e godersi il picnic in serenità. Durante la giornata si potrà portare il proprio cestino o gustare prodotti locali grazie alle collaborazioni con produttori del territorio. In programma anche visite guidate, momenti di musica dal vivo, letture poetiche nell’anfiteatro scavato nella terra e tante occasioni per immergersi nella biodiversità del luogo, tra orti, frutteti e storie da ascoltare sotto il cielo aperto. Hortus: tra profumi di agrumi e paesaggi incantati, la musica si diffonde in dolci armonie acustiche o in dj set dalle vibrazioni leggere, accompagnando il tramonto con una colonna sonora rilassante. Durante la giornata, si potrà partecipare a tour guidati tra limonaie, orti e anfiteatri naturali, in un viaggio che unisce natura, cultura e architettura rurale. Per chi cerca un momento di pace assoluta, c’è anche un’area relax vista mare con teli, cuscini e silenzio che accolgono chi vuole semplicemente stendersi, respirare e lasciarsi ispirare dal paesaggio. I cestini da Picnic (Kit Degustazione) sono anche in varianti vegetariani e per bambini.
“Porta via e goditi il paesaggio”
Un cestino (riutilizzabile o compostabile) consegnato all’arrivo - Tovaglietta o telo in cotone
- Posate compostabili / bicchieri / tovaglioli -Degustazione fredda: pane casereccio, formaggio locale, salame, olive ascolane sott'olio, frutta - 1 bottiglietta da 375 ml e degustazione dei 3 vini di nostra produzione. Viene anche dato un piccolo pieghevole con la mappa dell’Hortus con cenni storici e la descrizione dei vini.
“Picnic + percorso del gusto”
Postazioni allestite (stand / tavoli rustici) in zone diverse dell’Hortus. Ogni visitatore riceve un kit o il pass per assaggi:
- Degustazione guidata dei 3 vini con un sommelier o esperto;
- Piccole portate a tema;
- Aree picnic libere o con teli/tavoli disponibili;
- Tra gli agrumi, la musica prende forma in delicate sonorità acustiche o in dj set dai toni soft, accompagnando il tramonto con le sue note. Le parole trovano spazio in letture di poesia o narrazione storica, che evocano racconti del passato. Durante la giornata, è possibile partecipare a tour guidati tra le limonaie, l’orto e l’anfiteatro, in un percorso che intreccia natura, cultura e architettura. Per chi desidera un momento di quiete, un’area relax affacciata sul mare accoglie con teli e cuscini, invitando al riposo e alla contemplazione.
18 giugno Picnic Day, una giornata al ritmo della natura, dove ogni dettaglio invita a rallentare. Perché a volte, basta un prato, buon cibo e la giusta compagnia per sentirsi davvero bene.
**Ariete (21 marzo - 19 aprile)**: Questa settimana si profilano interessanti opportunità sul fronte professionale. Sarai spinto a mettere in pratica idee innovative che hai maturato nell'ultimo periodo. La tua naturale intraprendenza attirerà l'attenzione di colleghi e superiori. In amore, è il momento di risolvere eventuali fraintendimenti con il partner; un dialogo aperto e sincero porterà una rinnovata intimità. Se sei single, potresti incontrare qualcuno che condivide le tue passioni.
**Toro (20 aprile - 20 maggio)**: Potresti sentirti un po’ sopraffatto dalle responsabilità quotidiane. È importante prendersi dei momenti di pausa per ricaricare le batterie. Dedica del tempo a un hobby o a pratiche di meditazione per ritrovare equilibrio. Le relazioni con amici e familiari ti daranno il supporto di cui hai bisogno, quindi non esitare a chiedere aiuto se ti senti sopraffatto. In amore, un gesto semplice può rafforzare il legame con il tuo partner.
**Gemelli (21 maggio - 20 giugno)**: La comunicazione sarà cruciale in questa settimana. Potresti trovarti a dover mediare tra diversi punti di vista in ambito lavorativo; sfrutta le tue doti diplomatiche per risolvere conflitti. Sii aperto ai cambiamenti: potrebbero arrivare nuove collaborazioni inaspettate. In amore, un incontro casuale potrebbe trasformarsi in una connessione significativa. Non avere paura di esplorare nuove aree della tua vita sociale.
**Cancro (21 giugno - 22 luglio)**: Questa settimana porta buone notizie per la tua situazione finanziaria. Potresti ricevere un bonus o un’opportunità di investimento vantaggiosa. È il momento di prendere decisioni informate e pianificare per il futuro. Nel tuo ambito affettivo, la stabilità sarà la chiave: le conversazioni significative con il partner aiuteranno a stabilizzare il vostro legame. Fai attenzione a non trascurare la tua famiglia; potrebbero avere bisogno del tuo sostegno.
**Leone (23 luglio - 22 agosto)**: Sei pieno di energia creativa e il tuo entusiasmo contagioso sarà apprezzato da chi ti sta intorno. Approfitta di questa energia per dedicarti a progetti artistici o personali. In ambito lavorativo, è il momento di brillare e di far emergere le tue doti. In amore, piccole sorprese o gesti romantici possono ravvivare la relazione; dedicati a momenti speciali con il tuo partner. Se sei single, potresti trovare interesse in qualcuno che ammira la tua autenticità.
**Vergine (23 agosto - 22 settembre)**: La settimana può risultare un po’ frenetica, con molteplici impegni che potrebbero accumularsi. È fondamentale prendere un momento per respirare e riorganizzare le tue priorità. Segui la tua natura analitica per affrontare gli impegni con metodo. I rapporti familiari potrebbero richiedere più attenzione; ascolta le esigenze dei tuoi cari. In amore, la sincerità ti aiuterà a risolvere eventuali tensioni. Parlare apertamente delle tue emozioni favorirà un legame più profondo.
**Bilancia (23 settembre - 22 ottobre)**: La settimana si prospetta vivace sul piano delle interazioni sociali. Potresti trovare piacevoli sorprese in eventi o incontri imprevisti. È un momento propizio per chiarire eventuali malintesi con persone a te care, specialmente in amore; la tua natura armoniosa sarà in grado di mediare conflitti. Concentrati su relazioni autentiche e lascia andare quelle che non ti apportano gioia. Fai attenzione alla tua salute: dedica del tempo agli esercizi fisici.
**Scorpione (23 ottobre - 21 novembre)**: Un cambio di prospettiva potrebbe aiutarti a vedere le cose sotto una nuova luce. In ambito lavorativo, accogli le critiche come occasioni di crescita; questo ti garantirà un vantaggio sui tuoi concorrenti. In amore, potrebbero esserci momenti di intensità emotiva; sfrutta l’intesa profonda con il tuo partner per discutere dei piani futuri. Se sei single, un incontro potrebbe accendere una scintilla inaspettata.
**Sagittario (22 novembre - 21 dicembre)**: L’energia di questa settimana ti spinge a esplorare nuove opportunità, sia nel lavoro che nella vita personale. Non esitare a prendere rischi calcolati; pot resti sorprenderti dei risultati. È un ottimo momento per ampliare le tue conoscenze attraverso corsi o letture. Le amicizie saranno particolarmente significative: trascorri del tempo con persone che condividono i tuoi valori e la tua visione della vita. In amore, sii pronto a sorprendere il tuo partner con gesti affettuosi; questo renderà il legame più forte e stimolante.
**Capricorno (22 dicembre - 19 gennaio)**: La settimana richiede una riflessione sulle tue ambizioni a lungo termine. Potresti sentirti incline a rivedere i tuoi obiettivi professionali; non aver paura di modificare i tuoi piani se ciò significa avvicinarti di più ai tuoi sogni. Nel contesto affettivo, l’impegno e la disciplina porteranno stabilità. È un buon momento per pianificare insieme al tuo partner o, se sei single, per pensare a cosa desideri veramente in una relazione futura.
**Acquario (20 gennaio - 18 febbraio)**: Le idee innovative fluiranno facilmente; approfittane per proporre i tuoi progetti in ambito lavorativo. Lascia che la tua creatività prenda il sopravvento e coinvolgi gli altri nel tuo entusiasmo. In amore, cerca di essere più aperto e condividere i tuoi sentimenti; questo porterà a una connessione più profonda con il tuo partner. Se sei single, potresti incontrare qualcuno di interessante in un contesto sociale o accademico.
**Pesci (19 febbraio - 20 marzo)**: Durante questa settimana, la tua intuizione sarà particolarmente acuta. Fidati delle tue sensazioni e delle tue emozioni quando prendi decisioni. Potresti essere coinvolto in situazioni che richiedono sensibilità e comprensione; la tua empatia sarà una risorsa preziosa. In amore, è il momento ideale per esprimere apertamente i tuoi sentimenti; questo porterà a una maggiore intimità con il tuo partner. La settimana si conclude con una buona opportunità di riflessione personale: considera come puoi crescere ulteriormente.
Questa settimana sarà caratterizzata da dinamiche diverse per ognuno di voi, ma ricorda: l'oroscopo è un punto di vista e può servirti come spunto di riflessione. Buona settimana a tutti!
Nel cuore di Milano, in un luogo che respira la storia del viaggio e dell’esplorazione, nasce un progetto che unisce passato, presente e visione firmato Radisson Collection Hotel, Palazzo Touring Club Milano e Rossignoli
Il Radisson Collection Hotel, Palazzo Touring Club Milano, custode della memoria (e del futuro) di un’Italia in movimento, lancia un’iniziativa che riscopre il senso più autentico del viaggiare: esplorare la città in bicicletta, con lentezza, attenzione e senso di meraviglia. E lo fa insieme a due nomi che hanno fatto della cultura del viaggio e della mobilità sostenibile una vera filosofia: il Touring Club Italiano e la storica bottega milanese Rossignoli, da sempre simbolo di eleganza e performance sulle due ruote.
Tutto parte proprio da questo palazzo simbolico: l’edificio che oggi ospita l’hotel era, fino a non molto tempo fa, la sede del Touring Club Italiano, fondato nel 1894 da un gruppo di visionari appassionati proprio di bicicletta. Persone che, ben prima dell’arrivo delle grandi autostrade e dei voli low-cost, avevano intuito che le due ruote non erano solo un mezzo di trasporto, ma un modo per conoscere il territorio, un invito a guardare con occhi nuovi ciò che si attraversa. Oggi, a distanza di oltre un secolo, quell’intuizione si trasforma in un progetto che invita gli ospiti dell’hotel a riscoprire Milano pedalando, seguendo percorsi curati e tematici, che intrecciano natura urbana, architettura, cultura e quotidianità.

Al centro dell’esperienza, biciclette eleganti, personalizzate con il logo del Radisson Collection Hotel, disegnate e realizzate da Rossignoli, storica bottega milanese fondata nel 1900. Oggetti iconici, belli da vedere e piacevoli da usare, pensati per fondersi con lo spirito di un hotel che fa dell’ospitalità un’arte, ma anche con la visione di un turismo più attento, lento e consapevole. Queste biciclette non sono un semplice mezzo di trasporto: sono un’estensione dello sguardo, un modo di muoversi che accoglie il tempo del dettaglio, della scoperta spontanea, della pausa e dell’ascolto.
A completare l’esperienza, una collezione di itinerari suggeriti dal Touring Club Italiano, pensati per raccontare la città in modo nuovo: collegando il presente con la storia, le architetture monumentali con il verde discreto dei cortili e dei parchi nascosti, le icone della cultura milanese con i piccoli gesti della vita quotidiana. Percorsi che non vogliono guidare, ma ispirare, lasciando spazio alla libertà dell’improvvisazione, dell’incontro, della deviazione curiosa, all’arte del flâner, l’andare a zonzo.

Questa partnership offre così un’esperienza per chi vuole rallentare, per chi desidera vivere la città anziché attraversarla in fretta. Per chi riconosce nella bicicletta un gesto estetico, ecologico e culturale. Per chi sa che ogni viaggio, anche il più breve, può diventare una storia da ricordare. Questo progetto non si limita a offrire un servizio, ma propone un nuovo modo di stare nei luoghi: con leggerezza, ma anche con responsabilità e un forte senso di presenza, del qui ed ora. Perché pedalare è anche questo: scegliere di lasciare un’impronta più leggera, di muoversi senza rumore, di osservare.
La collaborazione tra Radisson Collection Hotel, Touring Club Italiano e Rossignoli è, in fondo, un omaggio al viaggio come forma di relazione, con i luoghi e con sé stessi. È un invito a scoprire Milano da una prospettiva inedita, attraversandola con lentezza e attenzione, cogliendone le sfumature, le contraddizioni, le bellezze nascoste. È una celebrazione della città e del suo ritmo unico, che può essere davvero compreso solo se si abbandona la frenesia e si sceglie di rallentare.
“Questa iniziativa rappresenta perfettamente lo spirito del Radisson Collection Hotel, Palazzo Touring Club Milano: coniugare l’eleganza del nostro heritage con esperienze autentiche e accessibili, capaci di mettere in connessione i nostri ospiti con la città in modo sostenibile e significativo.” — commenta Laurent Heras Guerquin, General Manager del Radisson Collection Hotel, Palazzo Touring Club Milano
In un’epoca in cui il turismo cerca sempre più autenticità e significato, questa iniziativa si inserisce come un’esperienza raffinata, sostenibile e profondamente radicata nella storia del luogo. Un progetto che intreccia heritage, ospitalità e cultura del viaggio in un racconto coerente, affascinante e attuale.
“Il Touring Club Italiano nasce proprio dalla bicicletta, dalla volontà di esplorare e conoscere il territorio. Tornare oggi a proporre itinerari ciclabili a partire dal luogo che ha visto la nostra nascita significa rinnovare quella vocazione originaria, offrendo strumenti e occasioni per un turismo più rispettoso, lento e partecipato.” — continua Giulio Lattanzi, Direttore Generale del Touring Club Italiano.
E così, tra le stanze del palazzo che fu la culla del cicloturismo italiano, tornano a scorrere i racconti di chi sceglie di scoprire la città pedalando, con lo spirito aperto e curioso dei grandi viaggiatori.
Will Paucar è un artista contemporaneo, nato in Ecuador, cresciuto tra l'America Latina e l'Europa, oggi con base a Milano.

Nel 2018 Paucar abbandona il mondo della finanza e, come gli artisti del Settecento, intraprende il giro del mondo in cerca di bellezza e conoscenza.
Un viaggio iniziatico che lo conduce fino all’Amazzonia, lì si apre a visioni sciamaniche e simbologie arcaiche che diventano parte del suo immaginario creativo.
Le sue opere, esposte in Italia e all’estero, si collocano tra il figurativo e l'astratto. Raccontano ferite ma cercano guarigione.

Lo incontro nel suo studio, in un cortile silenzioso della vecchia Milano. Dopo aver attraversato un passaggio inatteso, pieno di tele voltate verso il muro, quasi fossero corpi che non vogliono farsi guardare, dietro una porta discreta si apre un universo: tele ovunque, colori che esplodono, figure che emergono e scompaiono. Caos? No. Un ordine segreto, solo suo.
“Io do ordine nel caos” mi dice, con quella voce profonda che sembra quasi un’eco uscito dal ventre della terra. “Sono un angelo caduto in questa terra, con le ali che gli pesano. L’arte è il modo per ricordarmi che un tempo ho volato”.
Le sue ferite, riflesse nell’arte, sono anche le nostre: il peso delle ali lo piega, ma insegnano che possiamo ancora volare.

Resto affascinata dalle sue tele che mi travolgono con emozioni contrastanti: masse di colore centrifughe, corpi frantumati, volti cancellati. "Siamo tutti frammenti" racconta "ma dentro c'è sempre una parte di luce. Anche nella sofferenza cerco la speranza".

Alcuni quadri sono icone moderne: figure bizantine spezzate, donne nere come maschere africane, un angelo bellissimo. In altri, invece, domina l’essenza pura: volti puliti, tratti eleganti, nessuna macchia di colore, simbolo di ciò che eravamo alla nascita e di ciò che saremo al ritorno.
Will rifiuta di definirsi artista. “In me vive un bambino” dice. “Un bambino che non ha potuto giocare e che oggi, attraverso i colori, finalmente gioca. Ogni quadro è il mio modo di guarirlo, di prenderlo per mano e portarlo fuori dall’angolo in cui era nascosto”.

La sua passione-ossessione per i numeri affiora in ogni racconto: l'amore per Leonardo da Vinci, la sezione aurea, la matematica che diventa colore.
“I colori sono frequenze” dice. “Ogni frequenza ha un numero. Io sono un 7, attratto dal 14. Nei numeri c'è la chiave di tutto”.
Un filo segreto lo lega ad Amedeo Modigliani, archetipo del vero artista che crea per necessità interiore e non per fama. Mi racconta: “Modigliani non voleva diventare famoso, amava la forma, l’eleganza dei colli femminili. Era artista. Punto.”

Come nelle opere di Modigliani, spesso i suoi volti non hanno occhi. Non per caso: “L’anima non ha occhi. Se conosci davvero una persona, puoi raccontarla anche senza. La mia pittura cerca proprio questo: andare oltre la superficie, oltre l’identità visibile.”

Nelle sue tele entra anche la vita privata: i lutti, le ferite emotive, la necessità di elaborarle e di trasformare il dolore in creazione. “Assorbo il dolore degli altri e questo è sia un dono che una condanna. Ma se nelle mie opere ritrovi una speranza, significa che anche tu sei un’anima rotta come me.”

Oggi espone serie che hanno titoli visionari come Anima Mundi e Transcendence, cicli che uniscono figurativo e astratto, passato ancestrale e presente urbano.

Lo fa con la convinzione che l’arte sia un rifugio: “Nei momenti peggiori della mia vita mi sono seduto, in un museo, davanti a un quadro per ore, senza che questi mi dicesse nulla eppure parlando continuamente. È questo che voglio per le mie opere: che diano respiro, che facciano compagnia”.
Uscendo dal suo studio, ho la sensazione che Milano sia meno grigia. Forse perché, per un attimo, ho visto anch’io quello che Will vede: un mondo capovolto, fatto di fiamme, anime, spiriti, e di un bambino che gioca ancora.

L’11.11.2025 svelerà al pubblico la prima parte delle opere della nuova serie dal titolo "Ethereal Reams". Io ci sarò. Perché certi numeri non sono solo date. Sono ritorni.
Le opere di Will Paucar si possono scoprire anche online, sul suo sito ufficiale www.willpaucar.com e sul profilo Instagram @willpaucar.
Per il terzo anno consecutivo, Garlasco celebra l'oro bianco con un evento imperdibile che quest'anno diventa doppia celebrazione: gli 80 anni del riso Carnaroli e i 100 anni dalla prima ibridazione. Due giornate ricche di eventi, incontri e divertimento per tutti.
RisoMania avrà un carattere sempre più istituzionale grazie al convegno inaugurale che riunirà tutte le associazioni di categoria e l’Assessore all’Agricoltura Alessandro Beduschi.
Nella manifestazione saranno numerosi gli stand di imprenditori, produttori, associazioni di categoria, associazioni locali. Confermate le gare di pro loco e ristoratori, che nelle scorse edizioni hanno visto trionfare Pro Loco Tromello e Borgo San Siro, mentre per i Ristoratori: il vincitore assoluto della prima edizione è stato Marechiaro, Ristorante Pizzeria, il secondo hanno si è aggiudicato il titolo Agriturismo Raimondi Cominesi Amilcare; ma anche i momenti musicali.
“RisoMania è la festa di tutti- commenta l’Assessore a Cultura ed Eventi Riccardo Invernizzi- e quest’anno avrà un carattere ancora più istituzionale e ampio. L’evento è stato patrocinato dal Ministero dell’Agricoltura e vedrà il coinvolgimento regionale dell’Assessore Beduschi, oltre che delle tante associazioni di categoria. Ci sarà il coinvolgimento massimo di esercenti locali, di associazioni nostrane, ma anche di imprenditori, produttori, agricoltori. RisoMania è la festa di tutti, un evento locale di portata sempre più ampia che vuole fare di Garlasco ancora una volta la città capitano del dinamismo”.
Programma dell'Evento
7 Giugno – Sabato
- Ore 10.30: Inaugurazione in Piazza Repubblica e apertura dell'area esposizioni.
- Ore 11.00: Convegno al Teatro Martinetti dal titolo "Le radici del Riso nelle terre di Pavia".
- Ore 12.00: Inaugurazione della Mostra organizzata da Fotocineamatori Garlaschese, Istituto Comprensivo di Garlasco e Fondazione Le Vele, presso la Sala Mostre Bonacossa.
- Ore 12.30: Risottata d’inaugurazione in Piazza della Repubblica a cura di ProLoco Garlasco.
- Ore 15.00-18.00: Apertura area bimbi in Piazza Piccola con animazioni del Gruppo Medievale Garlaschese e Croce Garlaschese.
- Ore 16.30-17.30: "4 chiacchiere sull’Aia", incontro con i produttori in Piazza Repubblica.
- Ore 17.30: AperiRiso sponsorizzato da Todo Mundo, con DJ Times New Roman.
- Ore 20.00: Inizio Gara Miglior Risotto delle Proloco.
- Ore 22.00: DJ Set con Marphill.
8 Giugno – Domenica
- Ore 10.30: Apertura area espositiva e Mostra.
- Ore 11.30: Cooking show in Piazza Repubblica, con Michela Rossi Sommelier del riso, Creator e Food Editor e Michela Villani Food Creator.
- Ore 12.00: Apertura area risotti in Piazza Repubblica.
- Ore 15.00-18.00: Apertura area bimbi in Piazza Piccola con Gruppo Medievale Garlaschese e Croce Garlaschese.
- Ore 16.00: "Storie e canti delle mondariso", organizzato da UTL con il coro "Vivace con Brio" e "I munden dal Patatrac" in Giardino UTL Piazza S. Rocco.
- Ore 16.30-17.30: "4 chiacchiere sull’Aia", incontro con i produttori in Piazza Repubblica.
- Ore 17.30: AperiRiso con DJ Ferro.
- Ore 20.00: Inizio Gara Miglior Risotto dei Ristoranti.
- Ore 22.00: Tributo ai primi 883 di Max Pezzali e Mauro Repetto con "883nd Band".
Organizzazione e Collaborazioni
L'evento è organizzato dal Comune di Garlasco e patrocinato da Ministero, Regione Lombardia, Ente Nazionale Risi, Confagricoltura, Coldiretti, CIA, Lomellina Terre di Riso, e Strada del Riso e dei Tre Fiumi.
Sponsorizzato da: Curti Riso, Flora, CIA, Le Bollè Spumanti.
Con la collaborazione di: Pro Loco Garlasco, UTL Garlasco, La Chiocciola, Gruppo del Medievale, Mulino e Riseria San Biagio, Associazione Diversamente Noi, Croce Garlaschese, Croce Rossa Italiana, Protezione Civile, Coro Vivace con Brio, Compagnia del Patatrac, AUSER la Serenella.
Con la partecipazione di: Cascina Alberona; Az. Agr. Carnevale Giampaolo; Az. Agr. Riso e Dintorni, Az. Agr. Franchino; Az. Agr. Ardizzina; Az. Agr. Guglielmini, Az. Agr il Borghetto;
Unisciti a noi per celebrare la ricchezza e la tradizione del riso italiano in un evento che promette di essere indimenticabile!
La vita in casa, ma proprio la vita reale e quotidiana, è quello che IKEA traduce in prodotti - mobili, tessili, accessori. Che creano atmosfere, che danno vita a tavole.
E la tavola è una parte importante della socialità e della vita. Per meglio quantificare, IKEA ha condotto IKEA una ricerca con DOXA. No surprise: l’84% degli italiani considera la casa il luogo privilegiato per la socialità. Inoltre, per più della metà di noi cucinare rappresenta un momento di profondo relax e condivisione. Persone protagoniste.
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Infatti, detto in un altro modo, cosa che IKEA sa fare con frasi molto dirette, “L’ingrediente segreto siamo noi”. Ergo, l’ingrediente segreto non è un segreto: lo vediamo guardandoci allo specchio. Ma anche: ognuno di noi può essere l’ingrediente segreto nella vita di qualcun altro.
Tutto gira intorno al tavolo
Intanto, aguzzare gli occhi conviene e diverte: a Milano e a Roma due installazioni interattive intitolate “Un giro di tavolo”, raccontano un’idea di convivialità e “Le tavole in giro”, fanno apparire apparecchiamenti a sorpresa in otto città italiane usando ambienti imprevisti. Si tratta di un’attività di ambient media che si manifesta “raccontando storie di persone, comunità e creatività”. Le città sono Roma, Milano, Pisa, Parma, Bari, Catania, Pescara, Napoli.
Le tavole sono ispirate a racconti veri radicati nel territorio locale. Alcune di queste, firmate dalla designer Elena Salmistraro, altre co-create con influencer e content creator nelle varie città.
Altre ancora sono frutto delle storie dei co-worker IKEA e delle associazioni coinvolte nel progetto “Un Posto da Chiamare Casa”, l’iniziativa attraverso la quale IKEA ha realizzato oltre 800 progetti sociali in più di 10 anni su tutto il territorio nazionale, con l’obiettivo di restituire il senso di casa a chi ne ha più bisogno.
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(Spoiler: di questi apparecchiamenti ne ho intercettato uno nel mezzanino della fermata M3 Porta Romana a Milano, proprio mentre lo allestivano.)
I ritratti di Ghitta Carell riletti con gli occhi del presente.
Il Castello del Gallo val bene una gita. Se sei a Roma, devi sapere che a poco meno di un’ora dal cuore della Capitale, tra le colline silenziose di Mandela e i boschi del Parco Naturale dei Monti Lucretili, sorge un luogo magico. Nato come fortezza, trasformatosi poi in residenza nobiliare, il Castello del Gallo è tornato a mostrarsi in tutto il suo splendore grazie a un attento restauro che ha portato, dallo scorso 5 luglio, la famiglia Del Gallo a riaprire le porte del Castello e dei giardini incantati, offrendo ai visitatori un’esperienza fuori dal tempo. Visite guidate, eventi culturali e percorsi immersivi conducono lungo viali ombreggiati, tra scorci segreti e terrazze panoramiche.
Il Belvedere e i Giardini di Orazio
Arrivati al Castello, non si può non lasciarsi affascinare dal Belvedere. Affacciarsi davanti al Castello Del Gallo permette di rivolgere lo sguardo su un paesaggio che sembra uscito da un verso latino, sospeso tra mito e storia. Si gode di una vista su quella che un tempo era la residenza di Quinto Orazio Flacco, il celebre poeta al quale nel I° secolo a.C. Mecenate donò un podere nel quale rifugiarsi lontano dalla caotica vita cittadina, circondato da frutteti, oliveti e pascoli. Immersi nella natura, i giardini celebrati da Orazio nei suoi scritti, nei secoli divennero meta di viaggiatori del Grand Tour e conquistarono artisti in cerca della “veduta ideale” dalla quale lasciarsi ispirare per le loro opere, espressione perfetta della fusione tra natura e arte.

Il Castello del Gallo
Il Castello del Gallo affonda le sue radici nell’epoca romana e medievale; questo territorio fu infatti a lungo presidiato dalla popolazione degli Equi, che resistettero per due secoli prima di essere sconfitti dai Romani tra il 500 e il 300 a.C. Con la caduta dell’Impero Romano, il castello passò sotto il controllo delle abbazie. Fu in questo periodo che i monaci introdussero la coltivazione dell’olivo, una tradizione che è ancora viva.
Il Castello divenne poi una fortezza strategica sotto il dominio degli Orsini, mentre nel XVII secolo fu trasformato in dimora signorile dalla famiglia Nuñez Sanchez. Nel XIX secolo, infine, Julie Bonaparte, nipote di Napoleone e cugina di Napoleone III, e Alessandro del Gallo di Roccagiovine, Marchese di Mandela, lo resero un centro di cultura e arte.
La visita al Castello consente di scoprire stanze ricche di arredi d’epoca, eppure vissute ancora oggi dalla famiglia del Gallo, che continua a dimorare nel Castello. Tra i vari ambienti, particolarmente emozionante è la sala da pranzo, dove troneggia un ritratto dell’Imperatore Napoleone e il fortepiano che Napoleone III donò alla cugina Giulia, proveniente dal palazzo imperiale di Parigi, le Tuileries. Non sono da meno lo splendido Giardino d’Inverno e la Stanza del Biliardo.
La Chiesa di San Vincenzo Ferrer
Adiacente al Castello c’è la Chiesa dedicata a San Vincenzo Ferrer. Fu costruita nel 1726 per volere di Vincenzo Nuñez Sanchez, e progettata dall’architetto Girolamo Theodoli; è un piccolo gioiello di barocco romano luminoso e romantico, circondato dalla verde campagna romana, e custodisce preziosi affreschi di Michelangelo Cerruti e Giovanni Odazzi. Oltre alle opere d’arte di grande valore presenti, sotto la chiesa si trova la cripta della famiglia del Gallo, dove riposano figure legate alla storia di Roma e d’Europa.

I giardini del Castello
Quando il Marchese Alessandro del Gallo e sua moglie Giulia Bonaparte lasciarono Parigi nel 1870, a seguito dell’esilio di Napoleone III, decisero di trasformare il Castello di Mandela nel loro rifugio lontano dal caos di Roma. Allo stesso tempo, decisero di ridisegnare il terreno circostante e di creare un giardino segreto all’italiana vicino al castello, mentre sulle pendici della collina concepirono un romantico Bosco e, più avanti, un giardino all’inglese.
Il Giardino Segreto si ispira alla tradizione persiana e islamica, con siepi curate all’italiana e cisterne medievali che ne regolano l’irrigazione. Nel XIX secolo, Julie Bonaparte e Alessandro del Gallo aggiunsero elementi francesi, tra cui un giardino d’inverno e un’ampia varietà di rose ottocentesche. Affacciandosi dal muraglione si può ammirare la Valle del fiume Licenza, al centro della valle il comune di Vicovaro, famoso per il suo Tempietto di San Giacomo e, ancora più a sinistra, il Convento di San Cosimato, testimone di eventi storici, tra cui la riconciliazione tra Papa Martino V e Re Alfonso d’Aragona.
Il Bosco Romantico, invece, è nato nel XIX secondo, quando gli ulivi sotto al castello furono sostituiti da un bosco in stile francese, dove la natura sembra crescere senza regole. Questo spazio fu progettato per creare un’atmosfera di quiete e bellezza, con sentieri ombreggiati e un microclima ideale per le passeggiate estive. Il Bosco Romantico è un luogo che invita a rallentare, a guardarsi intorno con occhi nuovi. Non c’è una direzione precisa da seguire: i sentieri si intrecciano, si aprono e si chiudono tra la vegetazione, come se fosse la natura stessa a decidere dove condurre il visitatore.
Il Giardino Inglese, infine, a prima vista sembra selvaggio, libero, spontaneo, ma è tutt’altro che casuale. Si tratta di una composizione raffinata, frutto di una pianificazione precisa, di un paesaggio creato con maestria per suggerire armonia e quiete. A prima vista gli alberi e i cespugli sembrano disposti in modo casuale, ma ogni dettaglio è studiato per evocare un senso di libertà e bellezza naturale. Spesso, tra la vegetazione, si incontrano templi neoclassici, grotte artificiali e piccole rovine. Un invito a rallentare, a lasciarsi stupire da un dettaglio inatteso.
Il Castello del Gallo è aperto al pubblico ogni venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 18.30 (ultimo ingresso alle 17.30). Al prezzo di 15 euro (ingresso gratuito per i bambini fino a 11 anni) è prevista la visita guidata completa del Castello, del giardino privato, del bosco francese e del giardino paesaggistico. Solo di domenica, alle 12, è invece previsto un tour completo in compagnia del proprietario, con annessa degustazione, al prezzo di 50 euro. Per informazioni e dettagli è possibile consultare il sito www.castellodelgallo.it
Business Elite Awards: Un Giovane Italiano nella Prestigiosa Top 40 Under 40
Il prestigioso riconoscimento internazionale Business Elite Awards, con sede a Toronto, celebra ogni anno i migliori giovani manager e imprenditori sotto i 40 anni in diverse aree del mondo. Nella Top 40 Under 40 Europe di quest'anno, spicca il nome di Daniele Bartocci, un giovane marchigiano distintosi nel settore agroalimentare e nel giornalismo.
Dalla Banca al Settore Food
Daniele Bartocci, 35 anni, ha avuto il coraggio di lasciare la sua posizione in un istituto bancario ad Ancona per seguire la sua passione nel settore food. Oggi, Bartocci è coinvolto nello sviluppo business di una nota azienda agroalimentare marchigiana e continua a contribuire significativamente al settore attraverso la sua attività giornalistica.
Riconoscimenti e Realizzazioni
Bartocci è stato già riconosciuto nel 2023 tra le 100 Eccellenze Italiane nel food insieme a personalità di spicco come Gigi Buffon e Paolo Bonolis. Ha ottenuto il titolo di Professionista dell’Anno Food Business & Communication durante gli Innovation & Leadership Le Fonti Awards 2023 alla Borsa Italiana.
Premi e Partecipazioni
- È stato inserito nella top 30 BarAwards come uno dei migliori ambassador food per tre anni consecutivi (2022-2024).
- Ha vinto svariati premi tra cui il Food and Travel Italia Awards 2022, il Premio 5 Stelle d’Oro della Cucina Italiana nel 2024, e il Parola d’Oro 2025.
- Ha fatto parte del talent-show King of Pizza e ha recentemente partecipato come giudice al Premio Emergente 2025 a Monza.
La Cerimonia di Premiazione
La cerimonia di premiazione del Business Elite Awards si terrà mercoledì 26 novembre presso l'hotel The St. Regis di Roma, confermando l'importanza del premio nel riconoscere la leadership, l'innovazione e l'impatto economico globale dei giovani professionisti.
Le Parole di Daniele Bartocci
“Sono davvero onorato di questo prestigioso e inaspettato premio,” ha dichiarato Bartocci. “Essere inclusi in questa Top 40 under 40 d’Europa per il 2025 rappresenta per me un traguardo straordinario, impensabile fino a qualche anno fa. Uno stimolo ulteriore a continuare con grinta e determinazione la mia attività professionale”.
L'avventura di Daniele Bartocci nel mondo del food e della comunicazione continua a essere un esempio stimolante per i giovani imprenditori e professionisti di tutta Europa.
Amanti di Lucio Battisti, gaudete.
Dal 26 al (ovviamente) 29 settembre torna QUEL GRAN GENIO, il festival che celebra Battisti con dieci eventi speciali a Milano, ripercorrendo tutta la sua produzione artistica, compresi anche i sei album (1+5) del periodo Velezia e Pasquale Panella.
Ma la novità di quest’anno annunciata dal direttore artistico Francesco Paracchini è un concerto anteprima con Gianmarco Carroccia e Mogol il 14 settembre alle ore 16.30, al Mulino di Anzano del Parco (Como).
Proprio quel mulino nel bosco. Dove c’era il vecchio studio di registrazione che ha visto nascere capolavori del tandem Battisti-Mogol (o Mogol-Battisti, come preferite).
«Ritorno al mulino, un luogo a me caro dove ho passato un periodo bello della mia vita, nel mezzo di un bosco incontaminato dal passaggio umano – afferma Mogol – Nel brano “Il mio canto libero”, ne descrivo i “boschi abbandonati e perciò sopravvissuti vergini si aprono, ci abbracciano”».
I biglietti per l’anteprima del 14 settembre sono disponibili al seguente link: https://www.vivaticket.com/it/ticket/gianmarco-carroccia-mogol-evento-speciale-emozioni-acoustic/273685

Grande innovatore, Battisti
Innovatore lungo tutta la sua carriera - per voce, arrangiamenti, interpretazioni. Questo messaggio passa forte nelle parole di Paracchini. E nel programma del festival. Eccolo:
A Milano venerdì 26 settembre:
● dalle ore 15.00 alle ore 18.00, sarà possibile vivere un’esperienza magica a bordo del Tram storico ATMosfera con un live acustico in movimento sulle note di Battisti e con partenza e arrivo di fronte al Castello Sforzesco. I biglietti e le info qui: https://www.eventbrite.com/e/battisti-con-vista-su-milano-tickets-1645034936779?aff=oddtdtcreator
● Alle 20.30, al Teatro del Buratto (Via Giovanni Bovio, 5), andrà in scena lo spettacolo “Battisti e i suoi amici”, protagonista Carlo Poddighe, formidabile one man band, in un omaggio originale ai legami artistici e umani che hanno segnato la carriera del cantautore, come quelli con Enzo Carella e Ivan Graziani.
I biglietti e le info qui: https://www.eventbrite.com/e/battisti-e-i-suoi-amici-tickets-1640156745979?aff=oddtdtcreator
Sabato 27 settembre:
● dalle ore 10.30 alle ore 13.00, nella sala grande di Spazio Washington (Via Washington 83) un Convegno dal titolo “Il Mulino di Anzano del Parco: solo uno studio di registrazione?” con musicisti e produttori che hanno vissuto in prima persona questa esperienza unica in Italia.
● dalle ore 18.00, appuntamento presso AVI (Associazione Vinile Italiana, Via Washington 48) una rassegna delle novità editoriali e discografiche uscite nell’ultimo anno. Saranno presenti alcuni degli autori dei nuovi libri dedicati a Battisti e alcuni ospiti che hanno collaborato con Lucio - artista molto studiato.
Domenica 28 settembre:
● alle ore 16.00, al Teatro Menotti (Via Ciro Menotti, 11), “Ancora Tutti Insieme”, uno spettacolo musicale ispirato alla celebre trasmissione televisiva del 1971 “Tutti insieme”, che vide la presentazione della neonata scuderia dell’etichetta “Numero 1” (tra gli altri Dik Dik, Formula 3, Bruno Lauzi, Mia Martini, PFM, Adriano Pappalardo, Mario Lavezzi…). Lo spettacolo riproporrà i brani di quella serata grazie a un gruppo di 8 musicisti del CPM Music Institute, Scuola di Musica fondata e diretta da Franco Mussida, e 6 attori di STM (Scuola di Teatro Musicale).
I biglietti e le info qui: https://www.teatromenotti.org/evento/dedicato-a-battisti-mogol.aspx
Lunedì 29 settembre:
● alle ore 20.00, presso il Teatro Gerolamo (Piazza Cesare Beccaria, 8), “Qualcosa che vale”, un concerto dedicato all’album “E già”, lavoro spartiacque nella discografia di Battisti, pubblicato nel 1982 e scritto insieme a Velezia. A interpretare il celebre album sarà Patrizia Cirulli, in formazione trio.
I biglietti e le info qui: https://www.vivaticket.com/it/ticket/qualcosa-che-vale/277705
In occasione della 750ª edizione del Palio di Asti, Perlino celebra 120 anni di attività con il Vermouth “Corsieri del Palio” e un evento dedicato a clienti e partner internazionali
Il Palio di Asti è una delle manifestazioni storiche più antiche d’Italia, con radici che risalgono al XIII secolo. Ogni settembre le contrade della città tornano a sfidarsi in una corsa di cavalli che mescola strategia, preparazione e orgoglio locale. La 750ª edizione, in programma nel 2025, assume quest’anno un significato particolare, poiché coincide con un anniversario altrettanto rilevante: i 120 anni di Perlino, storica azienda piemontese di vermouth e spumanti.
Un anniversario doppio
Fondata nel 1905 in un borgo vicino ad Asti, Perlino ha costruito nel tempo una presenza internazionale, esportando le proprie etichette in oltre 70 Paesi. Festeggiare i 120 anni proprio durante il Palio significa unire due storie strettamente legate al territorio: quella di una città e di un evento che ne rappresenta l’identità, e quella di un’azienda che da oltre un secolo lavora con continuità per coniugare qualità e radicamento locale.
“Corsieri del Palio”: il vermouth dell’anniversario
Protagonista della celebrazione sarà il Vermouth di Torino “Corsieri del Palio”, scelto come vermouth ufficiale della manifestazione. Il nome richiama il corsiero, il cavallo da corsa simbolo di agilità, resistenza e determinazione: caratteristiche che il prodotto vuole incarnare. Il vermouth si distingue per equilibrio ed eleganza, ottenuti grazie a una lavorazione precisa: le botaniche vengono macerate separatamente e solo successivamente miscelate, ottenendo un profilo aromatico intenso, riconoscibile e fedele alla tradizione piemontese.

Un evento pensato per ospiti internazionali
In occasione del Palio, Perlino organizza il Corporate Event 2025, giunto alla quarta edizione. La manifestazione accoglierà clienti e partner provenienti da tutto il mondo, offrendo una prospettiva privilegiata sulla corsa e sul territorio. Il programma comprende tour guidati tra le eccellenze enogastronomiche locali, degustazioni delle nuove etichette e dei prodotti storici della maison, e visite allo stabilimento produttivo, dove tradizione e innovazione si incontrano quotidianamente.
Questa esperienza non si limita a una celebrazione simbolica: consente agli ospiti di osservare in prima persona l’intero processo produttivo, di comprendere le scelte che determinano profilo e qualità dei vermouth e degli spumanti, e di entrare in contatto diretto con la storia e le radici dell’azienda.

Radici, territorio e continuità
Essere sponsor tecnico del Palio rafforza il legame tra Perlino e la città. Non si tratta di una semplice presenza istituzionale, ma di una scelta che conferma l’identità dell’azienda: radicamento locale, attenzione alla qualità e rispetto delle tradizioni, accompagnati da una visione aperta al mercato globale. Il Palio diventa così uno scenario naturale per celebrare non solo il passato, ma anche la capacità di Perlino di consolidare relazioni internazionali, valorizzare il territorio e proiettarsi verso il futuro.
Un anniversario con più livelli di lettura
Il 2025 si configura quindi come un anno simbolico: il Palio raggiunge 750 edizioni, mentre Perlino compie 120 anni di attività ininterrotta. Le celebrazioni mostrano come due mondi distinti – una manifestazione storica e un’azienda enologica – possano intrecciarsi, offrendo al pubblico una visione completa della cultura piemontese, del territorio, della sua produzione e della capacità di raccontare storie attraverso il gusto.
Altro che passerelle patinate. A Milano, il vero défilé che conta è quello dei cani (e per la prima volta dei gatti) con collari fioriti, pettorine couture e sguardi fieri come piccoli modelli di alta gamma. La cornice è quella giusta: i Giardini Indro Montanelli, polmone verde e discreto della città, che domenica 18 maggio diventa teatro a cielo aperto della terza edizione della Pet Flower Parade, una delle poche manifestazioni capaci di unire l’effimero del gioco con la sostanza di un messaggio etico.
Non è solo una sfilata. È un modo gentile e intelligente per parlare di convivenza urbana, rispetto per gli animali e cultura dell'affetto.
Una kermesse gratuita che fa sul serio, anche quando sembra solo giocare.

Tra pettorine in stile boho-chic e trasportini in versione garden-party, l’edizione 2025 sfila in avanti con passo più deciso: apre per la prima volta al mondo felino, e lo fa con garbo. Una zona a loro dedicata, separata ma non distante, racconta quanto il rispetto delle specificità – anche nel mondo pet – sia un valore da coltivare.
Il cuore dell’evento batte lì, tra Palazzo Dugnani e l’Area Cani. Dove padroni e pelosi si incontrano per vivere una giornata fatta di carezze, incontri, racconti e sguardi complici.
In programma? Dog dance con atleti da Mondiale, talk sull’igiene oculare, trucchi per far sorridere un micio in posa, pet therapy, gioielli su misura che partono da una zampa. E poi, naturalmente, la doppia sfilata “Duos”, cani e gatti con i loro umani, rigorosamente in pendant floreale.
La firma è quella di Only For Pet Lovers, agenzia di comunicazione fondata da Vanessa Ricci, donna concreta, sguardo brillante e tre mini dog al seguito. Dietro l’apparenza vezzosa, una visione precisa: fare cultura del pet.
Non basta coccolare: bisogna comprendere, imparare, proteggere. Lo dimostrano anche le presenze di peso nel programma: dalla Scuola Italiana Cani Salvataggio ai veterinari comportamentalisti di Ca’ Zampa, fino a chi si prende cura degli animali meno fortunati. Come Balzoo Disabilandia e Mondo Gatto, che da decenni traducono amore in azione concreta.

Tra i momenti più attesi:
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l’esibizione della Scuola Italiana Cani Salvataggio, con le unità cinofile formate per gli interventi in acqua;
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il set fotografico curato da Chelo, ritrattista pet di fama internazionale;
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i laboratori di pet therapy e mentoring, utili per conoscere meglio il comportamento dei nostri compagni pelosi;
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le consulenze di specialisti come la dott.ssa Laura Barachetti (oftalmologia), la dott.ssa Maria Forte (osteopatia animale) e il dott. Jacopo Riva (comportamento);
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le installazioni rinfrescanti e i gadget distribuiti dalle aziende partner come Monge, Kunik e Your Pet Jewels.
In caso di pioggia, la festa verrà rimandata alla domenica successiva.
NEROSPINTO
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