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Le tendenze makeup dell'estate 2026 vedono un cambiamento rispetto ai trend degli ultimi anni, che hanno visto stagioni dominate da glow esasperati, pelle effetto "glass" (ovvero luminosissima, quasi lucida) e un approccio skincare-first. Per la prossima stagione estiva, il trucco torna ad affermarsi con autonomia, slegato da impossibili obiettivi di perfezione. La pelle resta centrale, ma senza filtri: non si maschera, ma rimane libera di respirare.

Il finish dominante non è più né dewymatte in senso tradizionale. È una pelle leggermente satinata, con zone volutamente imperfette. I prodotti si alleggeriscono, le basi si fanno impalpabili, spesso sostituite da correttori mirati e tinte leggere che lasciano intravedere texture e discromie. Non è un ritorno al “no make-up”, ma a un make-up più sincero, diretto, carefree.

Per le tendenze makeup dell'estate 2026 vedremo anche un ritorno del colore a pieno ritmo, dimenticandoci le sfumature delle ultime stagioni. Blush alti e leggermente decentrati, spesso in tonalità fredde o inaspettate – malva, berry, rosa spenti – applicati quasi come un segno grafico. Anche il contour si trasforma: meno scolpito, quasi impercettibile, come se il viso fosse costruito dalla luce più che dal prodotto.

Gli occhi seguono una doppia direzione. Da una parte c’è una pulizia estrema: palpebre nude, appena scaldate da beige o taupe, ciglia naturali, addirittura senza mascara. Dall’altra, esplosioni controllate di colore iper-saturo: blu petrolio, verde acido, rame ossidato. L’ombretto si concentra in punti specifici, spesso con texture cremose o semi-glossy che riflettono la luce e regalano quasi un effetto bagnato.

L’eyeliner sopravvive, ma cambia ruolo. Linee sottili, a volte spezzate, a volte incomplete, come se fossero interrotte a metà gesto. Anche il mascara si alleggerisce: meno volume, più definizione, oppure completamente assente.

Le labbra abbandonano definitivamente il contouring in stile anni ‘90 e le iper-definizioni. Tornano morbide, vissute, spesso sfumate ai bordi, con texture ibride: balm pigmentati, oli colorati, rossetti sheer. Il rosso è meno dichiarato. Accanto a lui, tornano i nude, ma in versioni più complesse, profonde e con texture, mai piatte.

Il vero trend del trucco estate 2026, però, è uno: basta cercare di costruire un volto perfetto. Il make-up 2026 non copre i difetti, ma esalta i punti di forza tra accenti di colore saturo, naturalezza e dettagli inaspettati.

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“Spring Wind – The Awakening” apre la decima edizione raccontando la fine dell’era Orbán e il risveglio politico ungherese

Un film-evento per raccontare un passaggio storico

Sarà un’opera dal forte impatto politico e umano ad aprire la decima edizione del Riviera International Film Festival. Martedì 5 maggio, nella magnifica cornice di Sestri Levante, verrà presentato in anteprima mondiale fuori dall’Ungheria Spring Wind – The Awakening, documentario diretto da Tamás Yvan Topolánszky e prodotto da Claudia Sümeghy.

Il film racconta da vicino l’ascesa politica di Péter Magyar, culminata con la recente vittoria alle elezioni politiche che ha segnato la fine dei sedici anni di governo di Viktor Orbán. Un passaggio storico che il documentario restituisce non solo come evento politico, ma come trasformazione sociale profonda.

La scelta di presentare il film proprio al festival ligure non è casuale: il legame tra gli autori e il Riviera Film Festival è consolidato nel tempo. È qui, infatti, che Topolánszky aveva già presentato il suo lungometraggio Curtiz, vincendo nel 2019 il premio per la miglior regia e tornando poi nel 2023 come membro di giuria.

 

Dentro la politica: uno sguardo umano e senza filtri

Girato nell’arco di un anno, Spring Wind – The Awakening segue Péter Magyar in modo ravvicinato, accompagnandolo nei momenti chiave della campagna elettorale ma anche nella dimensione privata. Lavorando in incognito con una troupe ridotta, i registi sono riusciti a documentare non solo i comizi e i tour politici, ma anche conversazioni informali, riflessioni personali e attimi quotidiani.

Il risultato è un racconto che va oltre la cronaca, restituendo il lato umano della politica: dubbi, motivazioni, scelte difficili e dinamiche personali che raramente emergono nel racconto pubblico. Il film si propone così come una testimonianza diretta di un cambiamento vissuto dall’interno, capace di cogliere le sfumature di un’intera fase storica.

Prodotto in totale indipendenza, senza influenze esterne, il documentario riflette una precisa visione autoriale: raccontare la realtà con autenticità e integrità. Per Topolánszky e Sümeghy, il cinema documentario non è solo uno strumento narrativo, ma un mezzo capace di incidere sul dibattito pubblico e contribuire al cambiamento sociale.

Con questa anteprima, il Riviera Film Festival inaugura la sua decima edizione con uno sguardo sul presente più attuale che mai, confermandosi come uno spazio privilegiato per il cinema che interroga la realtà e ne racconta le trasformazioni più profonde.

 
 
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Dalle radici dell’osteria di campagna a una cucina contemporanea fatta di tecnica, equilibrio e contaminazioni

Un’evoluzione che parte dalla tradizione

Nel cuore di Mogliano Veneto, a pochi minuti da Venezia, Osteria Al Turbine si distingue come una realtà gastronomica capace di tenere insieme memoria e innovazione. Nato come luogo autentico della tradizione veneta, il ristorante era inizialmente conosciuto per una cucina schietta e sostanziosa: gnocchi al ragù, pasta e fagioli, trippa e carni alla griglia raccontavano un’identità profondamente legata al territorio.

Con l’arrivo dello chef Andrea Lombardini, questo patrimonio non è stato abbandonato, ma reinterpretato con sensibilità contemporanea. La sua cucina si fonda su un principio chiaro: valorizzare le radici attraverso tecnica, ricerca e rispetto della materia prima. Fondamentale nel suo percorso è stata la formazione in contesti di alta ristorazione, tra cui l’esperienza ispiratrice presso Le Calandre, che ha contribuito a definire una visione più ampia e consapevole.

Accanto allo chef, la presenza in sala della moglie Martina completa l’esperienza con un’accoglienza calorosa e attenta, rendendo ogni visita intima e autentica.

 

 

Tra Veneto e Oriente: una cucina in dialogo

Il territorio resta il punto di partenza, con ingredienti selezionati come ortaggi di stagione, carni e pesce fresco, lavorati con cura per esaltarne le caratteristiche naturali. Tuttavia, ciò che rende distintiva la proposta di Al Turbine è una raffinata apertura internazionale, in particolare verso suggestioni asiatiche.

Fermentazioni leggere, ricerca dell’umami e un attento bilanciamento tra acidità, dolcezza e sapidità definiscono uno stile elegante e contemporaneo, capace di alleggerire le preparazioni senza rinunciare alla profondità del gusto.

Il menù, dinamico e stagionale, ne è la sintesi più efficace. Piatti come “Omaggio al Giappone”, una battuta di manzo con alga nori, yuzu, soia e dashi, raccontano un incontro armonico tra culture. Lo spaghettone alla brace con vongole e bottarga unisce invece tradizione italiana e note affumicate di ispirazione orientale. Non mancano proposte più strutturate, come i tortelli di selvaggina in brodo di porcini e anguilla alla brace o l’anatra, dove tecnica e creatività si intrecciano in composizioni complesse.

Anche i dessert seguono questa filosofia, con creazioni equilibrate e mai eccessive: prugne e shiso o il soufflé alle more e pistacchio chiudono il percorso con eleganza e precisione.

Al Turbine si conferma così come un indirizzo capace di raccontare una nuova idea di cucina: un dialogo continuo tra passato e presente, tra identità locale e visione globale. Un luogo dove ogni dettaglio contribuisce a costruire un’esperienza coerente, dimostrando come anche fuori dai grandi centri sia possibile trovare una proposta gastronomica di alto livello.

 

 
Per informazioni: https://www.alturbine.it/
 
 
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Tradizione, stagionalità e raffinatezza si incontrano tra il Ristorante Del Cambio e la Farmacia Del Cambio, nel cuore della città.

Un menù pasquale che celebra territorio e stagioni

Nel cuore di Torino, affacciato su Piazza Carignano, Ristorante Del Cambio celebra la Pasqua con un percorso gastronomico che unisce eleganza, memoria e contemporaneità.

Fondato nel 1757, il ristorante rappresenta una delle istituzioni più iconiche della città, capace di attraversare i secoli mantenendo intatto il proprio legame con la tradizione piemontese, arricchita da influenze francesi. Per l’occasione, la proposta pasquale (175 euro, bevande escluse) si sviluppa come un racconto della primavera attraverso ingredienti e suggestioni stagionali.

Ad aprire il percorso sono snack salati, seguiti da una capasanta gratinata con lattuga e rafano e da una delicata zuppetta fredda di piselli, panna e gamberi. Le prime verdure – piselli, asparagi ed erbe spontanee – diventano protagoniste, restituendo la freschezza della stagione, mentre piatti come gli gnocchi di spinaci con carciofi e Castelmagno e l’agnello con piselli e bietole richiamano la profondità della tradizione festiva.

Il mare si inserisce con discrezione, dialogando con ortaggi e carni secondo un’antica consuetudine piemontese. A chiudere il percorso, un dessert che celebra due simboli del territorio: il cioccolato e il Barolo Chinato, in un finale che unisce intensità e memoria.

 

Tra colombe e cioccolato, la Pasqua secondo la Farmacia Del Cambio

Accanto all’esperienza gastronomica, Farmacia Del Cambio propone una selezione di creazioni dedicate alla Pasqua, disponibili dal 20 marzo. Negli spazi eleganti della storica boutique, tra boiserie d’epoca e atmosfere sospese, la tradizione dolciaria si rinnova con gusto contemporaneo.

L’Uovo di Pasqua si presenta come un oggetto raffinato: un guscio di cioccolato fondente al 55% racchiude un cuore pralinato alla nocciola, mentre la decorazione con margherite di zucchero richiama i primi fiori primaverili. Accanto, la Colomba interpreta il grande classico con ingredienti d’eccellenza, come l’arancia candita di Corrado Assenza, la vaniglia Bourbon e una glassa croccante alle mandorle.

Completano l’offerta gli iconici prodotti della boutique: dai Cri Cri con nocciola tostata alla Crema Cavour, fino ai gianduiotti lavorati con cacao dell’Ecuador, tartufi al cioccolato, dragées e biscotti della tradizione piemontese.

Del Cambio si conferma così un luogo dove storia, gastronomia e cultura convivono in equilibrio. Un microcosmo che comprende, oltre al ristorante stellato, anche il Bar Cavour e la stessa Farmacia, offrendo esperienze diverse ma unite da una stessa visione: celebrare il tempo, il gusto e la bellezza. In occasione della Pasqua, questa filosofia si traduce in un invito a rallentare e a riscoprire il piacere delle cose fatte con cura, tra sapori autentici e suggestioni senza tempo.

 

 

 

testo a cura di Alessandro Infortuna

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Dal 20 marzo al 30 aprile il Molise torna al centro della scena internazionale con un festival che intreccia arte, impegno civile e riflessione contemporanea.

Il Molise come laboratorio visivo del presente

Dal 20 marzo al 30 aprile 2026, il Molise si conferma uno dei luoghi più interessanti del panorama culturale italiano per la fotografia contemporanea. Merito di MolichromFestival della Fotografia Nomade, giunto alla sua quinta edizione e ospitato negli spazi di Palazzo GIL, a Campobasso.

Sotto la direzione artistica di Eolo Perfido, il festival ha costruito negli anni una traiettoria precisa: non limitarsi a esporre immagini, ma utilizzarle come strumenti di indagine critica sul presente. Il nomadismo, tema fondativo della manifestazione, è stato progressivamente ampliato fino a diventare una vera chiave interpretativa del mondo contemporaneo.

Se nelle prime edizioni il focus era sull’attraversamento culturale e identitario e nel 2025 sulle migrazioni forzate legate ai conflitti armati, nel 2026 Molichrom sposta ulteriormente lo sguardo. Il tema della violenza di genere viene affrontato come fenomeno sistemico, capace di attraversare contesti geografici, politici e sociali molto diversi tra loro.

Il corpo, in questa prospettiva, non è solo presenza fisica, ma spazio simbolico su cui si esercitano dinamiche di potere, controllo e sopraffazione. Allo stesso tempo, è anche luogo di resistenza, trasformazione e ricostruzione. È proprio in questa tensione che il festival trova la sua dimensione più profonda.

 

Corpi, immagini e nuove consapevolezze

Fulcro della V edizione è la mostra I corpi delle donne come campi di battaglia, firmata dalla fotogiornalista Cinzia Canneri, vincitrice del World Press Photo 2025 nella categoria Long-Term Projects per la regione Africa.

Il progetto, sviluppato tra Eritrea, Etiopia e Sudan, racconta le storie di donne eritree e tigrine costrette a fuggire da regimi repressivi e da una guerra devastante, dove la violenza sessuale viene utilizzata come arma sistematica di controllo. Le immagini di Canneri evitano qualsiasi spettacolarizzazione del dolore: al contrario, costruiscono una narrazione rigorosa e rispettosa, che restituisce complessità alle vite raccontate.

In queste fotografie, il corpo femminile emerge come un campo attraversato da relazioni di forza ma anche da pratiche di solidarietà, cura e resistenza. Non solo vittima, quindi, ma soggetto attivo di trasformazione, capace di ridefinire se stesso anche nelle condizioni più estreme.

A questa dimensione internazionale si affianca il progetto Ciò che resta invisibile, realizzato insieme alle associazioni fotografiche locali e ai centri antiviolenza del territorio. Un lavoro collettivo che sposta lo sguardo sul contesto italiano, e in particolare su una regione come il Molise, caratterizzata da piccoli centri e forti relazioni comunitarie.

Qui la violenza di genere assume forme spesso meno visibili ma non meno profonde: isolamento progressivo, controllo relazionale, difficoltà di accesso alle reti di supporto. Il progetto esplora proprio queste dinamiche, mettendo in luce ciò che solitamente resta nascosto e sottolineando come il cambiamento passi prima di tutto da una trasformazione culturale.

 

Il programma del festival amplia ulteriormente la riflessione attraverso incontri, proiezioni e momenti di confronto. Il talk di Canneri al Teatro Savoia, insieme a Alba Bonetti, offre uno sguardo geopolitico sul tema, mentre la proiezione del film In questo mondo di Anna Kauber apre una prospettiva sulle esperienze di autonomia femminile nei contesti rurali.

A questi si aggiunge l’intervento del professor Remo Pareschi, che introduce una riflessione quanto mai attuale sul rapporto tra fotografia e intelligenza artificiale, soffermandosi sui bias algoritmici e sulle implicazioni delle immagini sintetiche nella rappresentazione delle donne.

Non manca infine la dimensione esperienziale, con il workshop Radici condotto da Fabio Moscatelli, che invita i partecipanti a immergersi nei paesaggi e nelle comunità locali, costruendo narrazioni visive che intrecciano territorio, memoria e identità.

Molichrom si conferma così come uno spazio di ricerca e dialogo capace di tenere insieme dimensione locale e scenari globali. In un’epoca in cui le immagini circolano con una velocità senza precedenti e rischiano di perdere profondità, il festival rivendica il valore di uno sguardo consapevole.

La fotografia, qui, non pretende di cambiare il mondo. Ma può fare qualcosa di altrettanto necessario: renderlo visibile, interrogarlo, metterlo in discussione. E, soprattutto, contribuire a costruire nuove forme di consapevolezza collettiva.

Per informazioni e programma completo: https://www.molichrom.com/

 

Testo a cura di Alessandro Infortuna

 
 
 
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La notte degli Academy Awards incorona il film dell’autore americano, mentre premi storici e nuovi record segnano un’edizione ricca di sorprese.

Miglior film

Il grande protagonista degli Oscar 2026 è stato Una battaglia dopo l'altra, che ha conquistato la statuetta più importante della serata: Miglior film. Il lavoro del regista statunitense Paul Thomas Anderson, partito con 13 nomination, ha convinto l’Academy grazie a una produzione ambiziosa e a un cast di primo piano, portando a casa complessivamente sei premi.

Miglior regia

Lo stesso Paul Thomas Anderson ha ottenuto anche l’Oscar per la Miglior regia, firmando uno dei momenti più attesi della serata. Dopo numerose candidature negli anni, il regista ha finalmente conquistato la statuetta più ambita, superando la concorrenza di Josh Safdie, Chloé Zhao, Ryan Coogler e Joachim Trier.

 

Miglior attrice protagonista

La statuetta come Miglior attrice protagonista è andata a Jessie Buckley per il ruolo nel film Hamnet. L’interpretazione intensa dell’attrice irlandese aveva già conquistato premi importanti durante la stagione, tra cui Golden Globe e BAFTA.

Miglior attore protagonista

Il premio come Miglior attore protagonista è stato assegnato a Michael B. Jordan per il suo doppio ruolo nel film Sinners - I peccatori. L’attore ha battuto una concorrenza di alto livello che includeva anche Timothée Chalamet, Wagner Moura, Ethan Hawke e Leonardo DiCaprio.

Migliore attrice non protagonista

Tra i momenti più sorprendenti della serata la vittoria di Amy Madigan come Migliore attrice non protagonista per il film horror Weapons. L’attrice ha interpretato Zia Gladys, dedicando il premio al compagno di vita, l’attore Ed Harris.

Miglior attore non protagonista

Il premio come Miglior attore non protagonista è andato a Sean Penn per il ruolo in Una battaglia dopo l'altra. Penn non era presente alla cerimonia e la statuetta è stata ritirata da Kieran Culkin.

 

Miglior film internazionale

L’Oscar per il Miglior film internazionale è stato assegnato a Sentimental Value. Il film del regista norvegese Joachim Trier, già premiato a Cannes e agli European Film Awards, ha superato altri titoli molto apprezzati dalla critica.

Miglior film di animazione

Nella categoria Miglior film di animazione ha trionfato KPop Demon Hunters, diretto da Maggie Kang e Chris Appelhans con la produzione di Michelle L. M. Wong.

Migliore sceneggiatura originale

Il premio per la Migliore sceneggiatura originale è stato vinto da Ryan Coogler per Sinners - I peccatori, pellicola che partiva con ben sedici nomination.

Migliore sceneggiatura non originale

Ancora Paul Thomas Anderson ha trionfato nella categoria Migliore sceneggiatura non originale per Una battaglia dopo l'altra, adattamento del romanzo Vineland di Thomas Pynchon.

Miglior casting

Tra le novità dell’edizione 2026 c’è la categoria Miglior casting, vinta da Cassandra Kulukundis per il lavoro su Una battaglia dopo l'altra.

Migliore fotografia

L’Oscar per la Migliore fotografia è andato a Autumn Durald Arkapaw per il film Sinners - I peccatori. Un premio storico: Arkapaw è la prima donna a vincere in questa categoria.

Miglior montaggio

Il premio per il Miglior montaggio è stato assegnato a Andy Jurgensen per Una battaglia dopo l'altra.

Migliore scenografia

La statuetta per la Migliore scenografia è andata a Tamara Deverell e Shane Vieau per il film Frankenstein.

Migliori costumi

Per i Migliori costumi ha vinto Kate Hawley, sempre per il film Frankenstein.

Miglior trucco e acconciatura

Ancora il film Frankenstein ha trionfato nella categoria Miglior trucco e acconciatura, con il team formato da Jordan Samuel, Mike Hill e Cline Furey.

Migliore canzone originale

La Migliore canzone originale è stata Golden, brano del film KPop Demon Hunters. È il primo brano K-pop a vincere un Academy Award.

Migliore colonna sonora

Il compositore Ludwig Göransson ha conquistato l’Oscar per la Migliore colonna sonora con il film Sinners - I peccatori.

Miglior cortometraggio di animazione

Il premio per il Miglior cortometraggio di animazione è andato a The Girl Who Cried Pearls, diretto da Maciek Szczerbowski e Chris Lavis.

Miglior cortometraggio live-action

Nella categoria Miglior cortometraggio live-action si è verificato un raro ex aequo tra Two People Exchanging Saliva e The Singers.

Miglior documentario

Il premio per il Miglior documentario è stato assegnato a Mr. Nobody Against Putin, coproduzione danese, ceca e tedesca.

Miglior cortometraggio documentario

Infine, nella categoria Miglior cortometraggio documentario ha vinto All the Empty Rooms dei registi Conall Jones e Joshua Seftel.

 

Tra applausi, prime volte storiche e grandi ritorni, la 98ª edizione degli Academy Awards si è chiusa al Dolby Theatre con il trionfo di Paul Thomas Anderson e del suo Una battaglia dopo l'altra, simbolo di una notte che ha celebrato il cinema in tutte le sue forme. A guidare il pubblico tra ironia, ritmo e momenti di grande spettacolo è stato il comico e conduttore Conan O'Brien, tornato sul palco degli Oscar per il secondo anno consecutivo e capace di accompagnare Hollywood in una serata che, ancora una volta, ha ricordato come il grande schermo resti il luogo dove sogni, talento e immaginazione continuano a incontrarsi.

 

testo a cura di Alessandro Infortuna

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Ufficializzata in Gazzetta la nuova menzione: più selezione, più struttura, stessa identità costiera.

Il Consorzio Morellino di Scansano annuncia un passaggio atteso da tempo: la menzione “Superiore” entra ufficialmente nel disciplinare del Morellino di Scansano DOCG. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale rende pienamente efficaci le modifiche approvate dall’Assemblea dei soci nel 2025, segnando un nuovo capitolo per una delle denominazioni più dinamiche della costa toscana.

L’annuncio è arrivato a Firenze, il 23 febbraio 2026, durante Chianti Lovers & Rosso Morellino 2026, vetrina dedicata alle anteprime delle nuove annate. Un palcoscenico simbolico e strategico, davanti a stampa, operatori e buyer internazionali, dove il Morellino si è presentato con 13 aziende e 22 etichette in degustazione. Un contesto che conferma la volontà della denominazione di consolidare il proprio posizionamento qualitativo.

 

 

 

Un’identità che si rafforza

“La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale rappresenta un risultato importante per tutta la denominazione”, ha dichiarato Bernardo Guicciardini Calamai, presidente del Consorzio. “Con la menzione Superiore rafforziamo il nostro percorso di valorizzazione, puntando su maggiore selezione e identità”.

Non si tratta di un nuovo vino, ma del riconoscimento formale di una tipologia che molte aziende già producevano: una versione intermedia tra Annata e Riserva, finora priva di una definizione . Con il Superiore, quella fascia trova ora una collocazione chiara, offrendo al mercato un riferimento più leggibile e coerente.

La scelta va letta come un investimento sulla riconoscibilità del Sangiovese della costa, vitigno che qui esprime freschezza, equilibrio e una cifra mediterranea distintiva. In un panorama sempre più competitivo, l’obiettivo è semplice ma ambizioso: alzare l’asticella senza snaturare l’identità.

 

 

 

 

Più struttura, stessa anima

Dal punto di vista tecnico, il Morellino di Scansano Superiore prevede un minimo dell’85% di Sangiovese, con la possibilità di integrare fino al 15% di altri vitigni a bacca nera non aromatici. Le rese massime sono più contenute rispetto alla tipologia Annata e il periodo di affinamento è più lungo. L’immissione al consumo è fissata al 1° gennaio del secondo anno successivo alla vendemmia.

Parametri che mirano a favorire maggiore struttura e complessità espressiva, mantenendo però intatti i tratti distintivi della denominazione: bevibilità, equilibrio, tensione acida. In altre parole, più profondità senza perdere slancio.

Il messaggio del Consorzio è chiaro: il Superiore non rompe con il passato, ma organizza meglio il presente. Dà un nome e un volto a una realtà produttiva già consolidata, offrendo agli appassionati e agli operatori uno strumento in più per comprendere l’evoluzione del Morellino.

Per una denominazione che negli ultimi anni ha lavorato con costanza sulla qualità e sulla reputazione internazionale, l’introduzione del Superiore rappresenta un passo naturale. Non una rivoluzione, ma una dichiarazione di maturità.

 

A cura di Alessandro Infortuna

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Il 27 febbraio 2026 alle ore 18.30, Roberta Schira presenterà il suo nuovo romanzo Le margherite sanno aspettare, edito da Garzanti.

L’ultimo romanzo di Schira, giornalista per il Corriere della Sera e autrice di I fiori hanno sempre ragione, già molto amato da pubblico e critica, è una nuova, intensa storia di rinascita.

Le margherite sanno aspettare è un romanzo poetico e intenso, fatto di forza, empatia e consapevolezza. Un’opera corale, intima e potente, dove la natura cura, la Casa guida e le donne imparano a scegliere, a parlare e ascoltare. Come le margherite, che fioriscono anche nei terreni più duri, queste protagoniste imparano a resistere, a ritrovare la propria voce e il proprio tempo.

Tra bagni nel bosco, sogni, cucina condivisa e confessioni davanti al fuoco, ogni protagonista del romanzo di Schira affronta la propria ferita, raccontando un femminismo gentile, fatto di forza e consapevolezza, e ci ricorda che ogni crepa può diventare apertura.

La presentazione si terrà al Centro Brera, in via Formentini 10 a Milano. Moderatore della presentazione, il giornalista Antonio Bozzo. Al termine è previsto un momento conviviale: un aperitivo offerto da ZenVero, liquore artigianale allo zenzero prodotto a Milano, accompagnato dai mondeghili della tradizione milanese della trattoria La Sciura e da alcune creazioni di arte bianca di Matteo Cunsolo.

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Nel meraviglioso paronama del Collio friulano, Cruna di Subida, wine country house a Cormòns, in occasione di San Valentino offre alle coppie di innamorati una formula speciale, manifesto dell'amore: una sola notte, una sola coppia, una sola suite disponibile. Una vera e propria esperienza all'insegna di esclusività e privacy, perfetta per la notte più romantica dell'anno.

Il 14 febbraio, la sala caminetto viene infatti riservata interamente a due persone. La struttura si chiude al resto del mondo, diventando un rifugio dal caos quotidiano.

L’esperienza inizia con un welcome drink esclusivo: una bottiglia selezionata e personalizzata con le iniziali degli ospiti, creata appositamente per l’occasione. Poi la suite, unico spazio disponibile per la notte, diventa alcova privata, sospesa tra luce e silenzio.

Alle 19.30 la coppia viene accompagnata nella sala caminetto per il menu degustazione “Al Lume del Caminetto”, servito da un cameriere dedicato. Il percorso gastronomico è profondamente radicato nel territorio: tagliere di affettati e formaggi locali con miele e composte home made; Toc in braide, polentina morbida con fonduta di Montasio e crunch di nocciole; tagliatelle fatte in casa con tartufo; uovo con pioggia di tartufo; cremoso al cioccolato con fragole fresche e piccola pasticceria fatta in casa.

I vini contribuiscono al ritmo della serata: Pinot Grigio spumantizzato LORIA, Ribolla Gialla DOC Collio 2023, Collio Bianco DOC 2023, Franconia del Collio 2023, Prosecco Rosé DOCG VISIO. Un racconto liquido che attraversa il territorio e ne restituisce complessità.

Al mattino, la colazione viene servita direttamente in suite. Senza orari imposti, con calma e lentezza.

«San Valentino, per noi, non è una data ma un gesto di attenzione – spiega Madi Cattaruzzi – Abbiamo scelto di dedicare una cena e la riservatezza della struttura ad una sola coppia, perché l’amore, come l’ospitalità autentica, ha bisogno di spazio, silenzio, libertà e tempo. E di sentirsi davvero unici».

Cruna di Subida nasce nel 2023 dal desiderio di Madi Cattaruzzi e Marco Perti di trasformare una casa centenaria, un tempo appartenuta a una famiglia tedesca, in un luogo capace di incarnare la loro idea di accoglienza. Già proprietari della vicina azienda agricola, hanno riconosciuto in quell’edificio il naturale prolungamento di uno stile di vita.

La struttura conta sei camere – due Deluxe, tre Junior Suite e una Suite – pensate come rifugi raccolti, con arredi Lago scelti per essenzialità e armonia. In ogni stanza una piccola cantinetta ospita etichette di produzione propria. Nel grande salotto delle colazioni, tra torte fatte in casa e prodotti locali, le opere del pittore friulano Enrico Ursella raccontano l’anima agricola del territorio.

Una location unica, che il 14 febbraio si chiude al mondo per celebrare l'intesa di una coppia di innamorati.

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Il cioccolato ha da sempre affascinato i sensi umani, costituendosi tanto come un simbolo di amore e passione quanto di benessere e lunga vita. Nella cornice di San Valentino, il cioccolato fondente veste i panni di protagonista assoluto, svelando la sua duplice natura: un piacere che appaga i sensi e un elisir che nutre il corpo. Recenti ricerche scientifiche, tra cui quelle condotte dal King's College di Londra, hanno confermato ciò che le credenze popolari hanno sempre sostenuto: il fondente è ricco di teobromina, un composto capace di rallentare i processi di invecchiamento e di supportare la salute cardiovascolare.

Questa scoperta non solo rinvigorisce il fascino del fondente, ma lo consacra come scelta preferenziale in un'evoluzione culturale che riunisce piacere sensoriale e benessere fisico. Gli italiani, noti per i loro gusti raffinati e per un culto della gastronomia che affonda le radici in tradizioni secolari, non resistono al fascino del cioccolato fondente. Le statistiche parlano chiaro: durante il periodo compreso tra il 15 gennaio e il 15 febbraio 2025, il fondente ha sbaragliato la concorrenza arrivando al 7,56% delle preferenze, seguito dalla gustosa combinazione di nocciolato fondente e dalle note esotiche del pistacchio. A completare la scena troviamo il cioccolato bianco, con il suo abbraccio morbido, e il cioccolato al latte, che nonostante il suo calo di popolarità, continua a essere particolarmente apprezzato.

Ma ciò che rende unico il cioccolato fondente è la sua capacità di coniugare il piacere fisico a quello emotivo. Il cacao, ingrediente chiave, è noto per stimolare la produzione di endorfine e serotonina, ormoni che regolano il buonumore e il benessere emotivo, creando un legame profondo tra corpo e mente. In tal modo, San Valentino diventa un'opportunità per esplorare il cioccolato non solo come regalo, ma come esperienza condivisa che arricchisce e avvicina le coppie in modo tangibile e autentico.

Le collaborazioni innovative, come quella tra Choco Zero e MySecretCase, mettono in risalto il valore esperienziale del cioccolato. Le loro box, pensate per il piacere dei sensi, uniscono il sapore autentico del cioccolato senza zuccheri aggiunti con un percorso di giochi e complicità, invitando le coppie a scoprire l’erotismo e l'intimità attraverso un viaggio sensoriale completo. Le carte della linea “Spogliamoci” animano il processo, trasformando un semplice regalo in una celebrazione dell'arte di amare.

Choco Zero, con la sua filosofia che rispecchia questo connubio tra scienza e tradizione, guida il settore con una gamma di prodotti che riuniscono il piacere del cioccolato con le esigenze dietetiche moderne. Fondata con la missione di offrire dolcezza priva di zuccheri superflui, la marca è diventata una scelta privilegiata anche per chi deve tenere conto di restrizioni alimentari, grazie ai suoi ingredienti selezionati e alla cura artigianale tipica della cultura cioccolatiera italiana.

In sintesi, il cioccolato fondente non è solo un inno alla bellezza delle emozioni e delle relazioni umane, ma anche un'opzione culinaria che valorizza la salute. È un viaggio che intreccia scienza e passione, creando un mix irresistibile che celebra San Valentino con un linguaggio universale di amore e piacere consapevole.

 

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