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Il 19 febbraio debutta al Teatro Manzoni di Milano "Cercando Segnali D'Amore Nell'Universo", one-man show ironico e divertente per festeggiare i primi quarant'anni di carriera di Luca Barbareschi, che torna in teatro con uno spettacolo pieno di energia e di musica dal vivo che affascinerà e incanterà il pubblico.
"Cercando Segnali D'Amore Nell'Universo" è uno spettacolo che Barbareschi fa per festeggiare i tanti successi avuti nella carriera e per raccontare il percorso artistico e umano che ha contraddistinto la sua vita professionale, anche con le parole dei più grandi autori con i quali ha avuto la fortuna ed il piacere di confrontarsi. Con la saggezza di Shakespeare, con l’ironia pungente di Mamet, con l’entusiasmo visionario di Cervantes, accompagna lo spettatore in un viaggio emotivo sospeso nella magia del gioco teatrale. È la narrazione della natura umana attraverso le parole dei più grandi artisti del teatro dove niente racconta qualcosa di preciso e tutto allude a qualcosa di sognabile. Per la vastità dei temi che tocca e affronta ognuno si potrà riconoscere.
Questo spettacolo è dedicato a quanti non hanno smesso di cercare nei loro sogni, nei cieli notturni, nelle storie antiche, nelle lunghe attese, nella voglia di fare festa perché la vita è questo strano gioco nel quale tutti ci troviamo a recitare. Lo show è arricchito dalla band musicale di Marco Zurzolo, musicista e amico con cui Barbareschi condiviso tante avventure artistiche.
19 febbraio - 8 marzo 2015
Cercando Segnali D'Amore Nell'Universo Regia: Chiara Noschese
Con: Luca Barbareschi, Marco Zurzolo 5tet: Marco Zurzolo (sax), Piero De Asmundis (piano), Antonio Murro (chitarra E Voce), Beatrice Valente (contrabbasso E Voce), Gianluca Brugnano (batteria)
Orari: Martedì - sabato: ore 20.45 Domenica: ore 15.30
Biglietti: Poltronissima: 32,00 + 3,00* Poltrona: 21,00 + 2,00* Poltronissima over 60: 28,00 + 3,00* Poltrona over 60 : 18,00 + 2,00* Poltronissima under 26: 15,00 + 1,50* * diritti di prevendita
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La sala Fassbinder del Teatro Elfo Puccini ospita da martedì 17 a domenica 22 febbraio un omaggio ad uno dei cantautori più amati e stimati della storia della musica del nostro Paese: Domenico Modugno.
Si tratta di una drammaturgia originale, che a partire da cenni biografici di Domenico Modugno e dalle suggestioni delle sue canzoni, racconta la vita di uno dei tanti giovani cresciuti in provincia pronti, sull’onda del mito, ad affrontare ogni peripezia per realizzare il sogno di diventare artisti. Ed è proprio attraverso la descrizione delle aspettative, delle delusioni, degli sforzi e degli inganni subiti da truffaldini incontri che si articola il viaggio fra comici episodi della realtà provinciale e alienanti esperienze metropolitane.
Protagonista della storia è un custode di un teatrino di provincia che, come se fosse un vecchio capocomico, torna in scena ogni notte, a mezzanotte, in compagnia dei suoi musicisti all’interno del teatro, in cui mosse i primi passi. E fra racconto, musica e danza, si rivivono episodi della sua vita: i sogni, gli incontri, gli stage, le prove, la fuga, la scuola, il primo lavoro e l’amaro rientro al paesino, al quale, dopo aver provato tutte le strade possibili, è costretto a tornare.
Ma purtroppo il piccolo e romantico cinema in cui aveva cullato il sogno artistico non è più quello di una volta. Così per amore dell’arte e della propria felicità, il giovane decide di entrare di nascosto nel teatro e pietra dopo pietra demolirlo.
Il lavoro quindi, utilizzando la figura di Modugno come simulacro, rende omaggio agli sforzi e al coraggio dei lavoratori in genere e dello spettacolo in particolare, che, spinti da passione, costantemente si lanciano all’avventura in esperienze giudicate poco dignitose, solo perché meno visibili.
Poesia e comicità sono gli ingredienti principali della pièce, che attraverso un uso sui generis della luce trasmette atmosfere emotive, suggestioni e ricordi indimenticabili cercando di risvegliare nel pubblico quel sogno di libertà di cui Modugno si fece portavoce e simbolo.
Elfo Puccini, Sala Fassbinder
Corso Buenos Aires, 33 - Milano
Martedì /sabato ore 21.00, domenica ore 16:00 - Durata: 70' senza intervallo
Biglietteria:
- Intero 30.50 €
- Ridotto giovani/anziani 16 €
- Martedì 20 €
Per informazioni e prenotazioni: tel. 02/0066.06.06 - www.elfo.org
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Martedì 17 e mercoledì 18 febbraio il Teatro Menotti rende omaggio ad un grande cantautore, cabarettista ed attore italiano, tra i maggiori protagonisti della scena musicale italiana del dopoguerra, Enzo Jannacci.
NO TU NO, uno spettacolo di parole e musica pensato, scritto e diretto da Egidia Bruno, di produzione di Tieffe Teatro, nel quale monologhi di attualità e vita quotidiana si intrecciano con le canzoni del grande artista milanese, arrangiate al pianoforte dal maestro Alessandro Nidi.
Molti i temi affrontati, flash di vita quotidiana in cui ogni individuo può riconoscersi. E a fare da fil rouge le dodici canzoni di Jannacci, tra cui "Il cane con i capelli", "La mia gente" e ancora "Passaggio a livello".
Un'occasione unica per assistere ad un gesto di gratitudine nei confronti di un maestro generoso, un tributo ad un grande cantautore italiano.
Teatro Menotti
Via Ciro Menotti, 11 - Milano
Orari: martedì 17 e mercoledì 18 febbraio alle ore 20.30
Biglietteria:
intero - € 25.00
convenzioni - € 20.00
ridotto/under 25 - € 20,00
ridotto/over 65 (residenti a Milano) € 12,50
ridotto/over 65 (residenti fuori Milano) € 17,50
prevendita - € 1,50
Acquisti online: con carta di credito su www.teatromenotti.org
Per informazioni: tel. 02 36592544; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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15 febbraio 2015 ore 16.00 Teatro Officina in collaborazione con Le Chapeau Des Réves presenta "Terra di Memorie - Dalla Certosa di Bologna a Milano".
La voce fuori campo di Antonio Bozzetti (1924-2009), ultimo raccontastorie milanese, narra la vita del quartiere Gorla di Milano, ove Antonio è vissuto negli anni ’30-’40: dalle case di ringhiera, ai giochi di strada, fino alla guerra e alla Liberazione. Due attori mimi ridanno corpo a quello straordinario “nonno” e lanciano un ponte tra generazioni, tenero e stupefacente. Daniele Robazza ha costruito questo evento per la Certosa di Bologna e lo riporta ora a Milano, nel quartiere in cui lo spettacolo è nato, all'interno del teatro che produsse nel 1995 lo spettacolo "Terra di Memorie" con Bozzetti in scena. Il Teatro Officina consegna questo cameo, frutto del lavoro di raccolta di narrazioni espresse dai territori che ha avuto inizio negli anni ’80 e che ha contribuito a contraddistinguere il Teatro Officina nel panorama dei teatri milanesi.
«Le case di ringhiera esistono anche oggi, anzi, ora sono di moda, sono diventate un posto dove ognuno fa per conto suo, dove regna l’indifferenza: dei dormitori. Negli anni ’30 erano lo scenario della solidarietà e dell’accoglienza, il luogo dove la vita nasceva – perché i bambini venivano partoriti in casa - e dove chiudeva il suo ciclo.» Antonio Bozzetti da "Terra di Memorie"
Antonio Bozzetti è nato a Milano nel 1924 in una casa di ringhiera tra Turro e Gorla. Primo di sei fratelli, è cresciuto in una famiglia di umili origini e ha cominciato da giovanissimo a lavorare come operaio nella fabbrica Magnaghi. Ha partecipato attivamente alla Resistenza entrando a far parte della cellula antifascista di fabbrica che si distinguerà per azioni di sabotaggio, di sciopero e di propaganda. Negli anni ’60 ha lavorato come edicolante in piazzale Istria a Milano e dagli anni ’80 si è dedicato interamente all’attività sociale, fondando una delle prime cooperative di servizi alla persona, la Congress. Dal 1987 ha collaborato stabilmente con il Teatro Officina di Milano, per il quale è stato attore e narratore in moltissimi spettacoli rappresentati nei luoghi più diversi: dai cortili alle cascine, dalle case di ringhiera alle fabbriche, alle Università, fino al Teatro dal Verme e al Piccolo Teatro. Ha testimoniato nelle scuole come membro dell’ANPI e ha insegnato dialetto milanese nella scuola di lingua e letteratura istituita presso la Biblioteca “Fra Cristoforo.”
15 febbraio 2015 ore 16.00
Terra di Memorie Dalla Certosa di Bologna a Milano
Regia di Daniele Robazza Con Maurizio Vai e Stefania Milia
In collaborazione con Le Chapeau Des Réves
Teatro Officina - Associazione di cultura e spettacolo Via Sant’Erlembardo, 2 - 20126 Milano 02.25.53.200 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.teatroofficina.it
Orari spettacoli: Feriali ore 21.00 Festivi ore 16.00
Biglietti: Ingresso comprensivo di tessera associativa annuale: €10
La prenotazione obbligatoria sul sito www.teatroofficina.it
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Il 12 e 13 febbrario 2015, presso Isolacasateatro, andrà in scena "Spring Boy", spettacolo liberamente ispirato agli scritti di Brendan Behan.
Lo spettacolo è nato per poter dare corpo e voce al sentimento di cambiamento che sentiamo operare nel nostro tempo, e a cui desideriamo porre delle domande: quale Rivoluzione è possibile? Ognuno di noi può essere una Rivoluzione? Il nucleo fondante è il lavoro teatrale e narrativo di Brendan Behan, drammaturgo e scrittore irlandese degli anni'50, che svolse anche una cospicua attività politica come attivista nella lotta per l'indipendenza dell'Irlanda, sia in proprio come bombarolo sia come giornalista per quotidiani d'informazione dell'I.R.A.
Questo è l'incipit della storia teatrale che si racconta: Spring Boy è un ragazzo irlandese di 16 anni, che viene arrestato Liverpool, con una valigia piena di esplosivo, pronto a far saltare in aria un tribunale. Si chiama Brendan Behan. Diventerà uno tra i più importanti drammaturghi d'Irlanda e del mondo, cantore di un'umanità perdente di fronte alle leggi, ma che non smette di scontrarcisi.
La messa in scena si snoda dalla soggiogata terra d'Irlanda fin dentro alle prigioni di Londra, dove il giovane Behan incontra i personaggi che popoleranno i suoi lavori teatrali: prigionieri politici condannati a morte, secondini, un boia e degli impiccati. Ognuno di loro sarà espressione di diverse tematiche come terrorismo, colonialismo, lavoro, pena di morte, libertà e prigionia.
Tutti i personaggi di "Spring Boy" sono protagonisti di una ribellione, raccontata però non nel suo momento di realizzazione, ma in quello del suo fallimento: dal gesto estremo di un ragazzo bomba che viene arrestato ancor prima dell'attuazione dei suoi piani, a quello quotidiano di lavoratori della prigione costretti dalle leggi di Stato ad un'esistenza professionale alienante.
Il linguaggio scenico usato è un connubio tra il teatro d'attore, il teatro d'oggetti, il teatro visuale e teatro per non-vedenti: un attore interpreta diversi personaggi e tre servi di scena compongono intorno a lui, tramite proiezioni dal vivo e suoni in presa diretta, un universo visivo e sonoro per raccontare lo scatenarsi di una sovversione, e la contrapposta forza che invece la imprigiona.
Possono le azioni di un individuo rompere un ordine costituito e concorre al cambiamento sociale?
12 e 13 febbraio 2015
Spring Boy
con Michele Scarlatti Regia: Woodstock Teatro
Isolacasateatro via Jacopo dal Verme, 16 Milano Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orari: h 21,00
Ingresso: con tessera Amici di Isolacasateatro € 3,00 e contributo artistico € 7,00
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Sabato 14 febbraio verrà inaugurata nella Sala d’Ercole di Palazzo d’Accursio di Bologna, la mostra "Antonio Mazzotti", a cura di Renato Barilli e organizzata in occasione del centenario della nascita dell’artista bolognese, scomparso nel 1985.
Antonio Mazzotti, il quale negli anni della ricostruzione post-bellica aveva messo il proprio rigore nel disegno geometrico a disposizione di alcuni importanti architetti bolognesi, primo fra tutti Alberto Legnani (stringendo rapporti di amicizia anche con Luigi Vignali e Enzo Zacchiroli, suo mentore e collezionista), si avvicina successivamente alla pittura, prima post-impressionista, poi post-cubista, cominciando a creare quel suo “mondo immaginario” di labirinti fantastici, percorsi incantati a metà tra l’optical e l’astratto-architettonico, in cui perdersi. Nasce qui l’idea di concepire un mondo diversamente strutturato, forse per un bisogno congenito dell’artista di scavarsi tunnel, vie di fuga, uscite di sicurezza, in una serie di innumerevoli varianti di linee e costellazioni.
Forme immobilizzate sulla tela, associate ad un cangiantismo cromatico, ad un succedersi ritmico di perfette campiture di colori brillanti ora caldi e solari, ora freddi e notturni. Quello di Mazzotti è un astrattismo geometrico sereno e meditato, libero e allo stesso tempo calibratissimo, debitore alla figura di Mondrian, non tanto per la scansione degli spazi troppo rarefatta di quest’ultimo, piuttosto per la produzione più tarda dell’artista olandese, maggiormente libera e sciolta. Accanto alle linee artificiali e alle figure inorganiche, ossessivamente costruite, agglomerate, incastrate le une nelle altre, è pure largamente presente la componente iconica: corpi di donne, o di altri oggetti preziosi, da collezione, forse residui passivi di cui Antonio Mazzotti non sapeva, o non voleva, disfarsi.
Intenso è l’interesse di Mazzotti anche per i sistemi di scrittura: segni, simboli, monogrammi, intrecci semantici, che ricordano quella che sarà la produzione dei graffitisti newyorkesi, i cosiddetti writers. Alla produzione di opere pittoriche Mazzotti affianca una vivace attività grafica. I suoi dipinti a olio, infatti, sono spesso il risultato finale di idee che trovano il loro sviluppo iniziale in lavori di formato più ridotto ma del tutto autonomi.
Il legame fortissimo con Bologna, da cui raramente si allontanava, e la sua indole riservata hanno portato l’artista a tenersi volutamente lontano dai riflettori della scena artistica sua contemporanea, senza però mai interrompere i rapporti intensi e costanti con i molti amici artisti e intellettuali come Giuseppe Raimondi, Marcello Venturoli, Renzo Biasion, Giovanni Ciangottini.
In occasione della mostra sarà pubblicato il catalogo "Antonio Mazzotti" (Editrice Zona, Arezzo, 2015).
14 febbraio - 12 marzo 2015
Antonio Mazzotti Mostra retrospettiva nel centenario della nascita
a cura di Renato Barilli
Sala d’Ercole, Palazzo d’Accursio Piazza Maggiore 6, Bologna
Inaugurazione: sabato 14 febbraio alle ore 16.00
Ingresso libero Aperta tutti i giorni dalle 10 alle 18,30
Con il patrocinio del Comune di Bologna e di Alma Mater Studiorum Università di Bologna
Info: www.antoniomazzotti.it
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Sabato 21 febbraio si terrà il nono appuntamento della rassegna "Manzoni Family" presso il Teatro Manzoni di Milano, che vede la messa in scena di spettacoli adatti a tutta la famiglia.
Questa volta verrà portata sul palcoscenico una storia commovente, che appassiona grandi e piccini. Quasimodo (ovvero il Gobbo di Notre-Dame), d’animo buono e generoso, vive all'interno del campanile della cattedrale di Notre-Dame come campanaro, dove è rinchiuso fin dalla nascita per ordine del suo padrone, il giudice Frollo, che fu obbligato ad adottarlo quando uccise la madre durante un inseguimento. Per lui la cattedrale è divenuta un rifugio che lo protegge dalla paura di non essere accettato dalla gente a causa della sua menomazione fisica. Quasimodo significa infatti “formato a metà”, nome crudele datogli dal padrone Frollo. Nonostante sia escluso dalla vita sociale, si innamora della bella zingara Esmeralda e quando si tratterà di proteggerne la vita a qualsiasi costo, Quasimodo non avrà esitazioni, dimostrando forza e agilità sovrumane.
Benvenuti in una Parigi medievale rivisitata dalla musica e dalle coreografie, fino all'atteso lieto fine.
Family Show - Il sabato in famiglia dal 1 novembre 2014 al 21 marzo 2015
Sabato 21 febbraio 2015
All Crazy
presenta
"Il Gobbo di Notre-Dame"
Regia: Michele Visone Direzione musicale: Salvo Bruno Coreografie: Claudia Pari
Teatro Manzoni Via Alessandro Manzoni 42, Milano 02 7636901 - www.teatromanzoni.it
Orario: h. 15.30
Biglietti: Posto unico adulti: 14,00 € Bambini fino a 14 anni: 9,00 € Under 3 anni: 5,00 €
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La 56 Biennale di Venezia si svolgerà dal 9 maggio al 22 novembre 2015, ai Giardini e all'Arsenale nonché in vari luoghi di Venezia, e la tematica di quest'anno decisa da Okwui Enwezor, direttore del settore Arti Visive, sarà All the World’s Futures.
Il Costa Rica parteciperà alla manifestazione, e Gregorio Rossi è stato nominato Curatore del Padiglione della nazione centramericana. Gregorio Rossi, prendendo in esame la tematica generale, l’ha adattata alle caratteristiche di questo splendido Paese, unica Nazione al mondo a non avere un esercito, optando per la seguente tematica: "All the World’s Futures - Costa Rica Paese di pace invita ad un linguaggio universale d’intesa fra i popoli". Le opere scelte saranno inserite nel catalogo e avranno ampia risonanza mediatica, rappresentando uno spaccato dell’arte nel senso più ampio, a dimostrazione della capacità professionale, progettuale, creativa e di ricerca. In breve: la qualità artistica. Il Costa Rica intende vedere unite le differenti realtà, con il principale ed unico scopo di rappresentare e valorizzare gli artisti di tutto il mondo che con la loro Arte lottano per la Pace, che avranno finalmente l’opportunità di essere conosciute e riconosciute sia a livello nazionale che internazionale.
Gregorio Rossi è nato nel 1951, a Massa Marittima, nella Maremma, tanto amata dai pittori Macchiaioli e frequentata soprattutto da Giovanni Fattori, ma anche, come ha scoperto lo stesso Rossi, da Guglielmo Micheli. Nei primi anni ottanta, Gregorio Rossi iniziò a lavorare per le Edizioni d'Arte Cantini, per le quali gestì nello spazio espositivo della Casa Editrice di Populonia, una mostra di Antonio Bueno, esperienza molto importante, poiché gli permise di conoscere Bueno, con cui rimase amico fino alla scomparsa del maestro, curandogli alcune mostre ed i relativi cataloghi. Inoltre, gli offrì l'opportunità di conoscere Remo Giovanbattista Bianco, col quale Rossi continuò a collaborare ininterrottamente, instaurando col celebre mercante d'arte un'amicizia filiale. Con l'Edizioni d'Arte Cantini allestì nel Museo Archeologico di Massa Marittima la mostra Anni Verdi, dal Futurismo alla Metafisica, con le opere di Primo Conti, con il quale continuò ad avere rapporti, tanto di lavoro, quanto di amicizia. Con la stessa società, sempre a Massa Marittima, nel chiostro della duecentesca chiesa di Sant'Agostino, allestì una mostra di Antonio Zancanaro, alla quale intervenne l'ormai anziano maestro, in contemporanea, ancora nel Museo Archeologico di Massa, curò una seconda mostra di Piero Leddi. Queste prime mostre, allestite nella cittadina di Massa Marittima, crearono un buon rapporto con l'Amministrazione Comunale e con la Società dei Terzieri (società di fama internazionale che realizza evocazioni storiche) e, grazie a Rossi, la Società dei Terzieri commissionò dei drappelloni dipinti a mano a Piero Leddi ed Enzo Faraoni. Successivamente, coi bozzetti preparatori venne allestita una mostra con Dimitris Hordakis, allievo di Bueno, e con Raffaele De Rosa. Con quest'ultimo continua tutt'ora un fervido rapporto di collaborazione; infatti, Rossi ha curato molte mostre e pubblicazioni di De Rosa. Ricordiamo quelle per conto del Monte dei Paschi di Siena, della Pinacoteca Amedeo Modigliani ed Il Parnaso (società fondata da Gregorio Rossi); sempre avvalendosi di prestigiose firme del mondo universitario, quale il professor Fabio Mugnaini, dell'Università di Siena e del mondo dell'arte, come il professor Paolo Levi, per la realizzazione dei cataloghi. A seguito dell'incontro e della conoscenza con Carlo Pepi, va ricordata la realizzazione del volume "Giovanni Fattori - venti ricordi dal vero", curato e fatto pubblicare da Gregorio Rossi e presentato all'inaugurazione della Casa Natale di Amedeo Modigliani, a Livorno. La collezione d'arte di Carlo Pepi è stata di volta in volta “amministrata” da Rossi, creando una serie di mostre, che hanno girato varie gallerie tanto in Italia, quanto nei Paesi esteri. Per queste occasioni, Gregorio Rossi, restio a viaggiare, delegava a rappresentarlo ufficialmente la storica dell'arte Laura Milani sua collaboratrice per molti anni, insieme a Stefania Maccelli. Con questa modalità, in Belgio a Charleroi, nel 1999 al Musée de Beaux Arts e Biblioteque Rimbaud venne allestita la mostra Un porto per l'Ottocento che presentava gli artisti Macchiaioli ed una selezione completa di quei Postmacchiaioli che crearono il presupposto per la nascita del Novecento; situazione spesso dimenticata ed in quel periodo fortemente sostenuta da Gregorio Rossi. Nel 2002, vi fu un'importante occasione per presentare questa teoria, grazie ad una cassa di risonanza, che la rese nota in maniera diffusa e la fece accettare negli ambienti accademici. Si trattava del Cinquecentenario del Quarto Viaggio di Cristoforo Colombo, quando il navigatore sbarcò sul continente americano e diede il nome al Costa Rica. Olga Coll Montero, Addetto Culturale dell'Ambasciata di Costa Rica presso il Quirinale, l'Ambasciatore Manuel Hernández Guitiérrez e l’Ambasciatore d'Italia in Costa Rica Gioacchino Carlo Trizzino chiesero a Gregorio Rossi, proprio per rappresentare l'Italia nelle celebrazioni dedicate al grande navigatore, una mostra d'arte, in quanto proprio l’arte è il punto di forza, che meglio può raffigurare l'Italia. Intanto, tra Gregorio Rossi e il collezionista Carlo Pepi, esisteva un rapporto di collaborazione rodato, incentrato sulla raccolta d’arte e sugli studi condotti in comune. Di conseguenza, per questa importante ricorrenza, Rossi pensò di usare le opere di proprietà del Pepi, per rappresentare uno dei momenti più significativi dell’arte italiana, cioè l’Ottocento Toscano. Nacque così Arte Italiano del Siglo XIX - la escuela de los Macchiaioli, una grande esposizione allestita nel Museo Nacional de Costa Rica. Il catalogo vantava i testi del Presidente della Repubblica di Costa Rica, del Ministro della Cultura e del Ministro delle Comunicazioni della Repubblica Italiana, del Ministro della Cultura di Costa Rica, del Direttore del Museo Nacional de Costa Rica, dell'Ambasciatore d'Italia e dell'Ambasciatore di Costa Rica in Italia. Nel catalogo, il testo critico di Gregorio Rossi e Laura Milani ritornava sui presupposti della nascita del Novecento e si affermava che la formazione di Amedeo Modigliani era stata totalmente italiana, rivisitando in maniera del tutto nuova la figura del maestro Guglielmo Micheli. Nel 1503, Cristoforo Colombo sbarcò nell'attuale Panamá; di nuovo l'Italia doveva e voleva essere presente sul prestigioso palcoscenico, in occasione del Cinquecentenario. L'Ambasciata italiana in quella Nazione si rivolse nuovamente a Gregorio Rossi, che decise il trasferimento della mostra dalla Costa Rica a Panamá; quella che al tempo era la Compagnia Aerea Lauda mise a disposizione un aereo per il trasporto delle opere da uno Stato all'altro, compreso il ritorno in Italia. Al Museo del Canal Interoceanico ancora una volta Laura Milani e Stefania Maccelli rappresentano Gregorio Rossi. Entrambe le pubblicazioni riferite alle due mostre vantano l’Adesione del Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi ed il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana. Terminate le celebrazioni dei viaggi di Cristoforo Colombo, Rossi rimase in contatto con l’Ambasciata di Costa Rica in Italia e con l’Istituto Italo-Latino Americano (Organismo Intergovernativo che rappresenta 21 Nazioni, ovvero l’Italia ed i 20 Paesi dell’America Latina). Infatti con l'Ambasciata e con L’I.I.L.A. fu allestita la mostra del Cinquecentenario a Roma, nella Galleria delle Scuderie di Palazzo Santacroce, corredata dal catalogo Costa Rica, un porto per l’Arte – la scuola dei Macchiaioli. Queste collaborazioni si svilupparono con la realizzazione di importanti mostre d’arte e fotografiche, conferenze e convegni; il più importante dei quali è stato probabilmente il convegno del 2007, patrocinato dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Bicentenario della Nascita di Giuseppe Garibaldi, promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana. In questa occasione venne chiesto a Gregorio Rossi di tenere una conferenza su La Trafila Toscana (il testo è riportato sul volume degli atti del convegno, edito nel 2008) e di allestire una mostra di opere di Silvestro Lega, in quanto questo grande artista era stato un rivoluzionario ed aveva più volte ritratto Don Giovanni Verità, il salvatore di Garibaldi; per l’occasione fu edito un catalogo, sempre a cura di Gregorio Rossi. Con l’Ambasciatore Trizzino nacque e si realizzò un progetto, che è un “unicum” nella storia dell'attività diplomatica, cioè la costituzione di un museo d’arte contemporanea italiana, in una sede appositamente ristrutturata, presso la Cancelleria dell’Ambasciata italiana a San Josè, in Costa Rica. Il museo, presentato ufficialmente al mondo dell'arte contemporanea nel catalogo del Padiglione I.I.L.A. alla 52. Biennale di Venezia, è nato con il nome di M.A.C.I.A., ovvero Museo d'Arte Contemporanea Italiana in America e Gregorio Rossi ne è a tutt'oggi il direttore ed il curatore. Il museo ha funzionato arricchendo costantemente la propria Collezione Permanente, nonché allestendo mostre personali con cadenza periodica, fino a quando è rimasto in carica l’Ambasciatore Trizzino. Ad oggi, il museo patrocina e promuove numerose iniziative editoriali ed espositive, sempre nel campo dell'arte contemporanea. Dopo le mostre per le celebrazioni del viaggio di Colombo, l’Ambasciata italiana inviò un riconoscimento tanto a Gregorio Rossi quanto ai suoi collaboratori. In virtù anche delle precedenti attività, il Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi riconobbe un'onorificenza a Gregorio Rossi, conferendogli la medaglia che la massima Autorità dello Stato conferisce per meriti nell'attività culturale. Quest'assegnazione è stata poi coronata dal fatto che alla successiva Biennale di Venezia del 2009, il museo M.A.C.I.A. ha avuto uno spazio proprio, presso l'Università Ca' Foscari e Gregorio Rossi è stato nominato, insieme a Francesco Elisei, curatore del Padiglione Nazionale della Repubblica di Costa Rica. Nelle passate edizioni, Gregorio Rossi aveva contribuito alla realizzazione dei cataloghi del Padiglione I.I.L.A. alla 50. 51. e 52. Biennale e, nel contesto della 50. Biennale di Venezia, aveva presentato la pubblicazione Omaggio alla Raccolta Carlo Pepi (sicuramente la più importante Collezione esistente per il disegno dell'Ottocento Toscano ed anche una tra le più importanti per i dipinti dell'Ottocento e Novecento). Il volume era dedicato, soprattutto, a Renato Lacquaniti ed al gruppo Atoma. Alla 51. Biennale di Venezia, Gregorio Rossi ha presentato i volumi dedicati agli artisti Maria Laura Bonamici Pallini, Piero Sani, Giancarlo Montuschi e Luca Zampetti. Nel 2009, insieme all'amico Christian Parisot (presidente degli Archivi Amedeo Modigliani) aderisce al progetto di Andrea Benetti e scrive anch'egli un testo critico per il libro "Esplorazione inconsueta all'interno della velocità", realizzato ed ideato da Andrea Benetti insieme ad un corpo di dodici opere; il prezioso libro da collezione a tiratura limitata e con copie firmate, annovera il pensiero di oltre una dozzina tra i più illustri professori, provenienti dalle università di tutta Italia. Infatti, oltre alle importanti parentesi delle Biennali, anche in passato le collaborazioni di Gregorio Rossi erano sempre state di elevata caratura. Per esempio il rapporto proseguito per anni con il Premio Letterario Viareggio, fino alla morte del Segretario Gianfranco Tamagnini. Questa fervida relazione favorì la conoscenza di Leonida Repaci, poi di Natalino Sapegno, che scrisse l'introduzione ad un catalogo di Renzo Vespignani, con opere dedicate a Leopardi, al quale collaborò per la realizzazione anche Rossi. Inoltre, conobbe Renato Guttuso, già gravemente ammalato, che arrivò appositamente a Viareggio, per scrivere la prefazione al catalogo di Tamagnini e Rossi, riguardante i disegni che Guttuso aveva realizzato nel 1943, per illustrare Conversazione in Sicilia; disegni ritrovati a distanza di decenni e salvati dallo smembramento, grazie all’intervento di Gregorio Rossi, Stefania Maccelli e Roberta Bindi. Il fatto di aver tenuto integro questo corpo di opere offrì l'opportunità di realizzare una mostra itinerante, che in sinergia con il Premio Letterario Viareggio venne allestita non solo in Italia, ma in molte nazioni europee, coinvolgendo Istituti di Cultura ed Università nelle varie sedi, che organizzarono relazioni e conferenze intorno all'iniziativa. Tornando ai giorni nostri, nella progettazione delle mostre e nella stesura dei cataloghi si possono accomunare le metodologie di Andrea Benetti e Gregorio Rossi; infatti, normalmente, per catalogo si intende un volume che presenta un corpo di opere di un artista ed uno o più testi di critici d’arte. In alcuni casi, come per esempio "L’oro del millesimo mattino" e "Il momento magico della veglia" con opere di Raffaele De Rosa, visto che ci si riferiva al mito ed alla leggenda, Rossi coinvolse due dei più importanti docenti di antropologia, ovvero il professor Pietro Clemente dell’Università La Sapienza di Roma ed il professor Gastone Venturelli dell’Università di Firenze. Di nuovo si rivolse al professor Pietro Clemente per un’iniziativa particolarmente cara che ebbe il suo battesimo a Siena, con l'apporto di Omar Calabrese, alla quale il professor Clemente dette il titolo di Pandora e il male bello. L’iniziativa ruotava intorno ad una mostra di dipinti di Maria Micozzi ed era riferita al ruolo della donna nell’arte; non intendendolo come quello esclusivo di artista, ma anche di modella od a qualsiasi altra attività attinente a questo ambiente. Ruoli spesso trascurati se non addirittura dimenticati; ricordando anche una conversazione di Gregorio Rossi con Renato Guttuso, quando il grande pittore aveva sostenuto l’importanza di una figura femminile come musa ispiratrice, quindi non solo come soggetto da ritrarre. Forse, anche in questa ottica si è consolidato il rapporto con Valentina Campatelli, modella ad un'Accademia d’Arte privata di Firenze e poi sempre più stretta collaboratrice. Tanto è vero che ha curato insieme a Gregorio Rossi un catalogo per una mostra allestita al Casinò di Campione d’Italia, con introduzione di Vittorio Sgarbi e da allora è la sua assistente. Tassello fondamentale del successo professionale di Rossi è la conoscenza dell'opera e della vita di Amedeo Modigliani, che lo porta a formulare la teoria della formazione artistica totalmente italiana di Amedeo Modigliani, artista icona del Novecento. Infatti Gregorio Rossi, con l’aiuto di Laura Milani e Chiara Filippini, conduce una ricerca che porta alla scoperta che sia Guglielmo Micheli (maestro di Modigliani a Livorno) che Giovanni Fattori (il Maestro ideale al quale guardarono tutti i giovani artisti di quell’epoca) avevano soggiornato e prodotto nella Maremma del Nord e, precisamente, a Massa Marittima ed a Follonica. Poi, anche tramite la lettura delle memorie di Llewelyn Lloyd si capisce che quei giovani artisti guardavano anche a Silvestro Lega con grande interesse. Da questi presupposti viene realizzata la mostra Modigliani ed il segno di Silvestro Lega, progettata e curata da Gregorio Rossi e allestita a Modigliana, paese natale di Lega. Con questa mostra si è voluto dimostrare che quel pittore e scultore che era stato francesizzato in Modì, si era rifatto, tra gli altri, a Silvestro Lega come d’altronde era avvenuto praticamente per tutti i suoi compagni che avevano frequentato il cenacolo di Guglielmo Micheli. In seguito, sempre in riferimento alla formazione italiana dell'artista livornese e considerando che praticamente tutti hanno sempre accostato lo stilema di Modigliani a quello dei Maestri antichi, Gregorio Rossi si ricordò che la modernità dei pittori Macchiaioli era avvenuta quando si erano accorti della luce nella pittura del Quattrocento. Modigliani ed altri, che diventarono grandi artisti, si erano formati alla scuola dei Macchiaioli e poi li avevano superati nella sintesi. Secondo questa teoria storica, i ritratti di Modigliani potevano essere sovrapposti a quelli del Duecento e Trecento; fu allora che Rossi si rivolse alla Pinacoteca Nazionale di Siena, la quale per la prima volta avvallò ufficialmente questa teoria. Infatti la Direttrice e la sua equipe scelsero una serie di opere da pubblicare sul catalogo della mostra Modigliani - dessin a boire, allestita a Capannori nelle sale di Villa Mazzarosa; mostra e catalogo vennero interamente curati da Gregorio Rossi e Chiara Filippini. Evidentemente, questa teoria ha convinto ed è stata dimostrata in maniera esaustiva, poiché Gregorio Rossi è stato scelto come consulente, per curare una sezione dedicata alle opere della Scuola di Micheli, in tutte le mostre successive, quand'anche curate da altri storici dell'arte. Si parla delle mostre allestite alla Reggia di Caserta, alle Scuderie Aldobrandini per l’Arte di Frascati, al Museo Archeologico Nazionale di Palestrina, al Museo Civico del Castello Ursino di Catania, al Kaohsiung Museum of Fine Arts di Taiwan. Attualmente è in corso in Brasile un circuito di mostre di Amedeo Modigliani, per le quali Rossi è stato nuovamente scelto come consulente per la sezione delle opere della Scuola di Micheli. Nel gennaio 2012, in occasione del Cinquantenario della morte di Hermann Hesse, insieme a Valentina Campatelli, Gregorio Rossi è stato il primo a celebrare la ricorrenza con una mostra a Sesto Fiorentino, composta dagli acquarelli di proprietà di Eva Hesse, nipote del Premio Nobel, corredata da un catalogo, sempre a cura Rossi-Campatelli, in questo momento in distribuzione nelle librerie per l'Editore Carlo Cambi. Sempre per Cambi Editore, Gregorio Rossi aveva precedentemente realizzato, una pubblicazione sul soggiorno pisano di Keith Haring del 1989 e sul ciclo di opere che l'artista americano realizzò in terra italiana.
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Continua la rassegna Manzoni Cultura al Teatro Manzoni, il format ideato da Edoardo Sylos Labini che dal 10 novembre e per cinque lunedì promuove degli appuntamenti imperdibili con alcuni grandi personaggi dello Spettacolo e della Cultura italiana. In collaborazione con Raiscuola e sponsorizzato da CDI Centro Diagnostico Italiano, Saclà e Zerbinati - Cucina di Famiglia, Manzoni Cultura è un evento culturale dove il pubblico potrà assistere e intervenire all'intervista che il giornalista Nicola Porro e Sylos Labini intratterranno con i volti più noti e amati del nostro paese in un avvincente faccia a faccia.
Dopo il terzo incontro di gennaio con la grande ballerina classica Calra Fracci, lunedì 9 febbraio l'ospite prescelta sarà, invece, Barbara D'Urso, una delle più celebri e popolari conduttrici della televisione italiana. Un'instancabile presenza nel piccolo schermo che si divide tra fiction, quiz, varietà, reality e talk show, Barbara D'Urso è finita spesso al centro di dibattiti e controversie. Un personaggio che divide il pubblico tra chi la segue assiduamente e la difende a spada tratta, e chi proprio non riesce a digerirla. L'occasione per sentire la sua opinione in merito sarà proprio lunedì 9 febbraio al Teatro Manzoni, dove la D'Urso si racconterà nella sua interezza.
9 febbraio 2015
Barbara D'Urso per Manzoni Cultura
Teatro Manzoni, Via Manzoni 42, Milano
Orario: h 21.00
Biglietto: posto unico 10€
Info: Tel: 027636901 e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. sito: http://www.teatromanzoni.it/manzoni/
[gallery type="rectangular" ids="36758,36757,36759,36756,36755"]"Fondo Biagi", l'ultimo ed importante fondo filmico entrato negli archivi della cineteca Italiana.
Da qui prende spunto tutta una serie di appuntamenti che costituiscono il progetto Enzo Biagi e la Scala di Milano, presentato presso Spazio Oberdan, Fondazione Cineteca italiana, dal 7 al 15 febbraio.
Un progetto che prevede anche la presentazione in anteprima de La Grande Scala. Vintage, un prezioso film che racchiude alcune tra le più storiche interviste di Enzo Biagi ai tanti artisti che hanno fatto grande il teatro lirico più prestigioso del mondo.
Di proprietà di Sarah Nicora della Keyfilms-AccasFilm, "Fondo Biagi" si compone di innumerevoli metri di pellicola realizzati e destinati alla tv tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta. Di questi, troviamo tre lunghe interviste di Enzo Biagi a Woody Allen, Federico Fellini e Ugo Tognazzi, oltre che sei puntate della serie Un cronista alla scala, in cui il grande giornalista incontra alcuni tra i principali performer che hanno fatto grande il teatro milanese.
Ospite della serata di sabato 7 febbraio, al debutto quindi della proiezione, sarà Bice Biagi, figlia del grande Enzo.
Un'occasione, questa, per onorare la memoria di un grande giornalista italiano, e per rivivere, attraverso le sue interviste, biografia e carriera dei grandi del cinema italiano e non e di artisti che hanno reso prestigioso uno dei teatri patrimonio del nostro Paese.
Spazio Oberdan Milano
Viale Vittorio Veneto, 2
Per Informazioni: Tel. 02.87242114 / Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. / www.cinetecamilano.it
La grande Scala. Vintage: Sabato 7 febbraio (h 21.30) / Domenica 8 febbraio (h 15) / Lunedì 9 febbraio (h 19.15) / Domenica 15 febbraio (h 21)
Enzo Biagi "I ritratti", Ugo Tognazzi: Mercoledì 11 febbraio (h 17), ingresso libero con cinetessera
Enzo Biagi “I ritratti”, Woody Allen: Venerdì 13 febbraio (h 17), ingresso libero con cinetessera
Enzo Biagi "I ritratti", Federico Fellini: Sabato 14 febbraio (h 15), ingresso libero con cinetessera
Modalità d'ingresso:
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