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Venerdì 20 marzo 2015 dalle 19.00 alle 24.00, si svolgerà a Milano una vera e propria maratona alla scoperta (o riscoperta) di quello che la città può offrire: sarà aperta al pubblico una rete di oltre 50 luoghi tra gallerie, atelier di design e studi d’artista, spesso fuori dei circuiti tradizionali, dove poter conoscere la produzione degli artisti che aprono le porte dei propri studi. Che siate collezionisti alle prime armi, semplici appassionati o visitatori occasionali di Affordable Art Fair (quest'anno 19 – 22 Marzo 2015 presso il Superstudio Più), l'obiettivo di questo evento off è quello di far conoscere i luoghi in cui l’arte viene creata e venduta, per convincere e motivare i cittadini a vivere e frequentare questi spazi durante tutto l’anno. Anche grazie alla collaborazione con IterArs – progetto di Duilio Forte e Luisa Castellini – la Art Night Out renderà accessibile i luoghi dove gli artisti creano le proprie opere, il più autentico dei musei, dove l’arte si crea e non solo si espone.

Durante la Art Night Out, saranno aperte non solo le gallerie di Milano che espongono in fiera con aperture straordinarie e mostre allestite ad hoc all'interno delle proprie sedi, ma anche espositori nazionali ed internazionali presenti ad Affordable Art Fair che non hanno sede a Milano, che saranno ospitati da showroom di design, ristoranti, appartamenti privati o sedi inconsuete come locali in disuso, in cui presenteranno delle piccole esposizion.

Le mostre in programma all’Art Night Out potranno contare sui tratti distintivi di Affordable Art Fair: solo opere di arte contemporanea di artisti viventi in vendita a prezzi accessibili, fino a un massimo di 6000 euro.

Per non perdersi nel programma di eventi della serata è disponibile una app "Art Night Out" con una mappa interattiva appositamente creata da Kiwi Software. I partner dell'evento sono Warsteiner e UBER.

affordableartfair.com/milano/art-night-out/

 

 

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Il 28 marzo 2015 alle ore 16.00, verrà presentato "10 mosse per essere Dandy", ultima fatica di Patrizia Finucci Gallo, in occasione della premiazione del concorso di scrittura Prix Parfums d’Orsay/WriteWear, nella sede di Esxence, l’evento fieristico milanese dedicato al mondo dei profumi (26-29 marzo 2015). Tema, appunto, Les dandys aux parfums, ovvero l’eleganza di essere Dandy.

Il piccolo livre de chevet, bilingue (italiano, francese), racchiude dieci preziose dritte per diventare un perfetto dandy contemporaneo e non un semplice imitatore di un’eleganza del passato, dieci consigli per trovare quel giusto stile che lavora sulla personalità dell’individuo, che crea contenuti visivi ed esalta le eccellenze in ogni settore.

“Il dandy di oggi – afferma l’autrice Patrizia Finucci Gallo, già anche fondatrice del sito di moda e letteratura pfgstyle – non può certo occuparsi solo di sé stesso né vivere auto-centrato. Ma del grande fenomeno di un tempo possiamo riprendere senza dubbio la passione per la cultura, il desiderio di unicità, lo stile. Tutti elementi da riscoprire”. Una dopo l’altra si susseguono dunque i dieci consigli, che vanno dallo stile, le letture consigliate, l’arte, gli ideali, la rappresentazione di sé e molto altro ancora.

Fra i contenuti di questo pamphlet è presente una chiave di lettura dedicata soprattutto alle donne dandy, alle quali si raccomanda in primo luogo di non vestirsi da uomo per essere tali: un equivoco, secondo l’autrice, che si protrae dai tempi di George Sand, e che non tiene conto che all'epoca della scrittrice francese, era necessario emanciparsi dall'uomo, mentre oggi il genere femminile ha molti altri strumenti: come riportato nel libro, essere una dandy oggi significa avere pieno possesso del binomio bellezza-cultura e lavorare in questa direzione per esprimerlo al meglio. "10 mosse per essere Dandy" è un'occasione meravigliosa per delineare i tratti di una figura come il dandy, declinata anche al femminile.

Il libro include inoltre un’introduzione di Marie Huet, titolare di Parfums d'Orsay, e sarà distribuito dopo il 28 marzo 2015 nelle profumerie italiane.

 

Il concorso Prix Parfums d’Orsay/WriteWear Per la prima volta il concorso di scrittura WriteWear si snoda sull'onda dell'olfatto, avviando un'importante collaborazione con Parfums d'Orsay, un nome storico della profumeria francese. All'inizio dell'ottocento Alfred d'Orsay, figlio di un conte e di una baronessa e soprannominato “l’archange du dandysme” (l'Arcangelo del Dandismo) per via del suo gusto eccellente e del suo occhio per i dettagli, si innamorò della bella Marguerite e decise di dedicarle un profumo. La storia della Maison ha inizio proprio nel 1830 a Parigi e continua oggi grazie alla direzione di Marie Huet che, affascinata dal personaggio del conte d’Orsay, ha rilevato il marchio nel 2007. Con WriteWear, concorso letterario attivo dal 2011 nell’ambito del progetto pfgstyle.com, si celebra dunque l'essenza, come portatrice di emozioni, ma anche un tipo di eleganza e di stile di vita che si incarna nella figura del Dandy, che sia uomo o donna. Il concorso culminerà con la premiazione del 28 marzo durante Esxence, l'evento fieristico milanese dedicato al mondo dei profumi. In quella occasione si proclameranno i vincitori, autori dei migliori racconti brevi sul tema “L’eleganza di essere dandy - racconta un’emozione che ti ha reso speciale”. Quest'anno per la prima volta i vincitori saranno due, un italiano e uno francese, a confermare ancora di più l'internazionalità di WriteWear.

Parfums d’Orsay Paris è un nome storico della profumeria francese, attivo dal 1830, anno in cui il conte Alfred d’Orsay creò Etiquette Bleue (Etichetta blu) per la sua amata Marguerite. Da quel giorno in avanti, avvertendo il successo di questa prima essenza, d’Orsay diede vita ad alcuni altri profumi. E' in questo modo che è nata la Maison de Parfum d’Orsay Paris, che mantiene ancora oggi il suo nome. Belle de Jour, Bonjour, Divine, Intoxication, Le Dandy, Leurs âmes, Poésie, Tilleul, Voulez-vous, Arôme 3, Chevalier d’Orsay sono le tante creazioni che hanno lasciato un'impronta nel mondo senza tempo dei profumi. Nel 2007, la giovane Marie Huet, ispirata sia dalla fragranza leggendaria Etiquette Bleue sia dalla bellezza del suo creatore, ha rilevato il marchio e lo porta avanti fino ad oggi. www.dorsay-paris.com

pfgstyle.com è il primo blog in Italia che contamina moda e letteratura. Inserito nel “Who’s Who” della moda è stato ideato da Patrizia Finucci Gallo, autrice di romanzi quali Sesso in videotel che ha ispirato il film Viol@ interpretato da Stefania Rocca, Il pudore dei sentimenti (Pendragon), Gli ultimi peccati (Sperling & Kupfer), Manuale di scrittura femminile, La prima volta volta (Es editore), Guida ai piaceri di Bologna (scritta a quattro mani con Francesca Mazzucato, Il Fenicottero), Io non mordo ve lo giuro - Storie di donne immigrate in Italia e I love Islam (Newton Compton) sull’emancipazione delle donne islamiche attraverso la moda. www.pfgstyle.com

 

28 marzo 2015 - h 16.00

presentazione 10 mosse per essere Dandy di Patrizia Finucci Gallo

 

Esxence. The scent of excellence The Mall - piazza Lina Bo Bardi (viale Liberazione angolo via G.Galilei)

 

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Dal 17 al 22 marzo, sul palco del Piccolo Teatro Grassi, ci sarà Rossy de Palma, definita "dama Picasso" per i suoi straordinari lineamenti asimmetrici, con il suo "Resilienza d'Amore". Rossy ci porta per mano nel Surrealismo tangibile, materiale e vitale: dopo la coscienza dell’incoscienza postmoderna, si scopre la pura assurdità della vita e sotto il prisma di Cubismo, Surrealismo, Espressionismo e Costruttivismo, l'artista rivendica la validità della sua idiosincrasia fisica e mentale, della necessità dell’arte come salvatrice suprema per affrontare la mostruosità della diversità. Ci parla della creazione incosciente, del misticismo dell’esistenza, della terapia creativa, di come un naso sfidante si può trasformare in uno scudo protettivo, di come la sensibilità si apra alla versatilità artistica creando una Resilienza d'amore, di come l’arte possa rappresentare la fragilità della vita, la complessità di un mondo in costante cambiamento. Con i versi di Lorca, le suggestioni visive di Picasso e di Dalì, Rossy de Palma dichiara il suo amore, di più, la sua immedesimazione con il Surrealismo, in un recital che intesse storie d'amore e racconti di donne, come Gala, la Musa di Dalì, il cui fantasma ancora "vive" nella mitica villa di Cadaques.

Quando, nel 1987, la sua bellezza “cubista” si fece notare ne “La legge del desiderio” di Almodóvar, Rossy de Palma non avrebbe certo immaginato che molti anni dopo, a cinquant'anni, si sarebbe cimentata, mescolando italiano e spagnolo, in un recital appositamente creato per il Piccolo Teatro. Dopo trent'anni di cinema, senza rinunciare alla sua originalità e personalità, si dichiara fin dal titolo “Resilienza d’amore”. La resilienza è la capacità di una comunità di ritornare al suo stato iniziale, dopo essere stata sottoposta a un'evento traumatico, che l’ha allontanata da quello stato: applicata a lei, la “dama Picasso” per i suoi straordinari lineamenti asimmetrici, diventa una riflessione appassionata su come l’arte possa rappresentare la fragilità della vita e la complessità di un mondo in costante cambiamento.

 

«La mia vita è un atto di ribellione, animato dal desiderio di “decorticare”, di sapere cosa nasconde l’apparenza delle cose, come se la vita fosse una cipolla, alla quale vai togliendo strati, per scoprire che alla fine non c’è niente, solo l’umidità delle lacrime che hai versato. Mi sono sentita sola, unica della mia specie, come un anacronismo, un errore. La poesia, il Dadaismo, il Surrealismo, i primi amici, il primo amore… credevo mi confortassero di fronte alle avversità. Così il mio lavoro è stato dall’inizio un atto per imparare ad amare me stessa. Senza saperlo facevo e continuo a fare una resilienza d’amore.»

dal 17 al 22 marzo 2015

Resilienza d’amore Donne, Surrealismo e passione Recital di Rossy de Palma in collaborazione con Instituto Cervantes

Spettacolo in italiano e spagnolo

 

Piccolo Teatro Grassi Via Rovello, 2, Milano 848 800304 - www.piccoloteatro.org

 

Orari Martedì, giovedì e sabato: h 19.30 Mercoledì e venerdì: h 20.30 Domenica: h 16.00

 

Biglietti Platea: Intero € 25,00 - Ridotto card Gio/Anz € 20,00 Balconata: Intero € 22,00  Ridotto card Gio/Anz € 17,00

 

 

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Giovedì 26 marzo 2015 presso The Format Gallery verrà presentata The Format Follow - The Final Show, tappa finale del "Call For Artists", iniziativa indetta per individuare venti nuovi artisti caratterizzati da una produzione artistica con un alto livello di ricerca e sperimentazione, senza limitazioni di linguaggi e tecniche.

Quello di quest'anno è il secondo “Call For Artists”, chiamata fortemente voluta dalla galleria, in quanto l'associazione culturale The Format ha sempre individuato nella ricerca e nella sperimentazione nelle Arti il miglior mezzo per aiutare il progresso della collettività e superare la crisi formativo - riflessiva attualmente in corso.

I 20 artisti sono stati selezionati nel corso del 2014, e si è proceduto mensilmente a selezionare due artisti alla volta, e sono stati di mese in mese pubblicati sul sito e sui social della galleria.

Ecco i protagonisti: i dipinti di Anna Capolupo, Valentina Daga, Liana Ghukasyan, Francesco Liberti, Lucas Memmola, Rashid Uri, Marco Useli, Marta Vezzoli; le installazioni di Bianconiglio, Maria Barbara De Marco, Luka Moncaleano; le fotografie di Giulia Bersani, Fabrizio Bellanca, Ivan Divanto; le sculture di Francesco Ardini, Sonia Elizabeth Barrett, Flavio Tiberio Petricca, Carla Rak, Mahnaz Seyed Ekhthiary, Valerie Telesca.

 

26 Marzo - 18 Aprile 2015

The Format Follow - The Final Show

Vernissage 26 Marzo 2015 ore 18.00

 

Orari Martedi - venerdì: h 16.00 - 19.00 o su appuntamento

The Format - Contemporary Culture Gallery Via G.E. Pestalozzi 10, intero 32 - Milano Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. / www.theformatgallery.com

 

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Dal 19 al 28 Marzo 2015 presso la Key Gallery di Milano, l'Associazione Carmilla presenta la mostra personale di Bibert Marsell "Under_Deep", a cura di Chiara Maria Sgobba.

Il lavoro di Bibert Marsell iniziato nel 2011 è stato fondamentale: una ricerca attuale giocata tra immagini del contemporaneo e della tradizione, una lettura ironica e disincantata della realtà. Questa nuova tappa creativa “Under_Deep” dell'artista, non ha smesso di trasmettere un certo senso di sbigottimento, infatti permane come nei precedenti lavori, quella sensazione di restare in bilico su un filo teso tra le cime di iceberg. Le opere sono ancora lontane dal compiacere e lusingare chi guarda, che svettano massicce a dispetto della gravità e lasciano increduli con il naso per aria. Bibert Marsell, maestro di collages, ne ha esposti per anni centinaia di metri quadrati ben mappati e lavorati, scoprendo strati su strati, pieghe nascoste e strappi più intimi: praticamente una pelle, fatta di carta e grafiche. Come un sapiente conciatore, per anni ha lavorato intensamente su superfici sensibili, ed ora il suo lavoro sembra scivolato “sotto pelle”, calandosi nelle profondità umane. Personaggi e miti del nostro repertorio o patrimonio culturale-iconografico, si svelano fragili più che mai, non ci fanno sorridere e non ci accompagnano nella quotidianità come in “SRH CoolAge” (2001), come nei nostri sogni o nelle nostre fantasie. Non sono più eroi invincibili dei nostri o di altri tempi, serie “Disperception” si mostrano impauriti, arrabbiati, persi in riflessi deformi e impietosi, tenuti in ostaggio in gabbie fatte di effetti ottici e trattati senza rispetto, come fanno a volte la vita e il tempo con i comuni mortali. La malattia, il dolore e la morte insieme alla passione e alla vita, quella che palpita e scorre appunto sotto pelle, coesistono in un universo nuovo di immagini intense che hanno un dono raro, quello della dinamica, custodiscono il movimento. Queste opere respirano e ci fanno sentire vivi, partecipi, capaci di assistere, comprendere, compatire, e in questo senso pare chiave l’opera “Abbiate Pietà” in cui Bibert Marsell interpreta la Pietà di Michelangelo inserendola in un contesto simile a un’Apocalisse Contemporanea, un nuovo dramma del tutto terreno, piove sul dolore contenuto e dignitoso delle due figure protagoniste, mentre la loro perfetta sofferenza resta chiusa in una mandorla divina, tutto attorno urla e chiede Pietà.

Bibert Marsell (Roberto Marsella) conosciuto sul web come Underbob, nasce a Taranto nel 1974. Dopo aver studiato, specializzandosi in Grafica Pubblicitaria e Computer Design a Bologna e a Perugia, nel 2000 si trasferisce a Milano dove lavora come grafico, motion designer, videomaker e art director. A Milano Bibert Marsell sviluppa CoolAge Art, un progetto di sperimentazione visiva che propone nuove soluzioni e grammatiche d'immagine. Sviluppa così una tecnica del tutto personale basata su collage, grafica ed animazione. In breve tempo collabora con molte realtà importanti di Milano come JWT Italy, Silvestrin & Associati, Creo, Equart, Fullsix, Filmlower, Except e lavora a progetti di comunicazione per Lacoste, Lee, Diesel, Natuzzi, Fuji Film, EMI, Universal Music, RCS MediaGroup, Diadora, DTC Diamond, Volvo, Max, Wind, H3G, WWF, Animal Planet, Discovery Channel, L'Oreal, Polti ecc. È uno dei fondatori del collettivo Assemble.audiovisual.resarch e del progetto Colorjuice Art Lab (Arte, Didattica e Multimedialità). Ha collaborato con diversi registi fra cui Raul Iaiza (Còrdoba – Argentina) Murat Gonullu (Istambul – Turchia) e Giuseppedomingo Romano (Napoli – Italia) e partecipato alla realizzazione di documentazioni e video musicali d’autore per gruppi come gli Incognito (Londra), Newrotype (Napoli), Camelz Finezza Click (Bologna), Sezen Azu (Istambul), Alex Di Maggio (Milano), Alessandro Mannarino (Roma). Grazie al Videoclip per Alessandro Mannarino di cui è Art Director e Motion Designer vince il premio per il miglior video di animazione 2014 al MEI - Oscar degli Indipendenti - Roma Caput Indie – MACRO. Ha realizzato documentazioni e collaborato con artisti di diverse discipline di calibro nazionale ed internazionale come Marco Galdo, Augusto Omolù , Enza Pagliara, Maurizio Savini, I Pali e Dispari, Vanni Cuoghi, Giuseppe Veneziano, Francesco De Molfetta, Massimo Caccia ecc. Ha lavorato come artista/insegnante con la fondazione Mus-e International – L’Arte per l’Integrazione a Scuola, Fondazione Internazionale Yehudi Menuhin. Ha ideato il "Progetto Multimediale Scuole 2007" proposto da Animal Planet e WWF (Naturalmente insieme). Ha lavorato come responsabile della comunicazione e come assistente per la galleria d'arte moderna L'Immagine Art Gallery, e la galleria d'arte contemporanea AngelArt Gallery (Brera - Milano) in cui ha esposto video installazioni/documentazioni in occasione eventi artistici. Durante il suo lavoro ha avuto modo di confrontarsi con numerosi critici e scrittori come Giampiero Mughini, Ivan Quaroni, Alessandra Redaelli, Luca Beatrice. Nel 2008 la curatrice Paola Antonelli del MoMA di New York visiona i suoi lavori video e li definisce eccellenti. I suoi lavori sono stati esposti presso lo Spazio Oberdan in occasione della rassegna In-video, al Super Studio Più, al Teatro Litta ed alla Fabbrica del Vapore a Milano. Presso la Fondazione Cini - Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, Art Verona, Festarte a Roma, ad Art into the web a Torino, presso lo spazio Orsini a South Kensington a Londra ed in occasione di numerosi altri eventi artistici. Bibert Marsell

www.underbob.com

http://underbob.wix.com/bibertmarsell

 

19 - 28 marzo 2015

Bibert Marsell Personal Exhibition "Under_Deep" a cura di Chiara Maria Sgobba

Vernissage giovedì 19 marzo 2015 - h 19.00

Key Gallery via Pietro Borsieri, 12 - Milano

Dal 29 marzo al 13 aprile 2015 presso lo Spazio Oberdan, Fondazione Cineteca Italiana presenta due documentari e un film inediti in Italia dedicati a Robert Capa, il leggendario fotografo ebreo ungherese, protagonista anche di una straordinaria mostra fotografica organizzata dalla Città Metropolitana di Milano nelle sale di Spazio Oberdan fino al 26 aprile 2015.

I documentari in programma sono "Robert Capa: In Love and War", una dettagliatissima ricognizione sulla vita personale e artistica del grande fotografo, che ricostruisce la vicenda umana e artistica di Capa attraverso materiali d’archivio straordinari e interviste a familiari (il fratello Cornell Capa, pure fotogiornalista), amici e colleghi, come Henri Cartier-Bresson, con cui Capa fondò l’agenzia fotografica Magnum; fra le testimonianze anche quella di Isabella Rossellini, che parla della breve storia d’amore fra il fotografo e la madre Ingrid Bergman. Il secondo documentario che verrà proiettato, sarà "L’homme qui voulait croire à sa légende" (2004) di Patrick Jeudy, un altro ritratto di Capa e una ricostruzione della sua straordinaria avventura a partire dal suo scatto più famoso, ovvero il repubblicano spagnolo colto mentre cade colpito a morte; anche questo film propone interviste e immagini d’archivio straordinarie, si vedono fra gli altri, oltre a John Morris e allo stesso Robert Capa, la compagna Gerda Taro, Ingrid Bergman, Clark Gable. Sarà infine possibile assistere all'unico film diretto da Capa, "The Journey", girato in Israele nel 1951, che racconta il viaggio degli immigrati che giungevano dall'Europa al porto di Haifa, e che da lì intraprendevano la loro nuova vita: dal soggiorno nel campo di transito, alla permanenza in un kibbutz dove i giovani raccontano le loro aspirazioni, impegnati nell'agricoltura ed in altri lavori manuali, apprendevano la lingua ebraica, condizione necessaria per continuare a vivere in Israele.

Nato a Budapest nel 1913, Capa, da molti considerato il miglior fotografo e reporter di guerra di sempre, con il suo lavoro ha reso testimonianza di cinque diversi conflitti bellici: La guerra civile spagnola (1936-1939), la Seconda guerra sino-giapponese (1938), la Seconda guerra mondiale (1941-1945), la guerra arabo-israeliana (1948) e la Prima guerra d’Indocina (1954). Per Robert Capa la guerra era parte integrante della sua vita e della sua produzione, ed arrivò a considerarla primario momento creativo, nonostante la odiasse con tutto se stesso, sia ideologicamente, sia perché la donna che più amò nella vita, Gerda Taro, anch’essa fotografa in prima linea, morì schiacciata da un carro armato. Dopo il suo servizio nella guerra arabo-israeliana del 1948 Capa aveva deciso di non partire più per il fronte, ma nel 1954 fu inviato in Indocina in sostituzione di un collega di «Life» e qui trovò la morte saltando su una mina.

 

29 marzo - 13 aprile 2015

Robert Capa Tra Cinema e Fotografia

 

Spazio Oberdan Milano Viale Vittorio Veneto 2, angolo Piazza Oberdan 02.87242114 / Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. / www.cinetecamilano.it

 

Calendario proiezioni:

- Domenica 29 marzo h 17.00 - Giovedì 2 aprile h 19.00 - Venerdì 10 aprile h 16.30 "Robert Capa: In Love and War" R.: Anne Makepeace. Int.: Robert Capa, Isabella Rossellini, Henri Cartier-Bresson 2003, 90’, v.o. sott. it. Con un rigoroso lavoro di ricerca, Anne Makepeace, profonda conoscitrice di Robert Capa, ha setacciato i ricordi custoditi dagli amici della cerchia del fotografo e scoperto storie poco conosciute, reallizanndo un ritratto della vita personale del grande fotografo avvincente quanto la sua straordinaria parabola artistica e giornalistica. La Makepeace ha avuto libero accesso all’archivio dell’Internation Center of Photography di New York fondato dal fratello di Robert Capa, Cornell, a tutte le fotografie mai scattate da lui, a un’enorme quantità di suoi scritti e vari materiali provenienti da archivi di 25 diverse nazioni, senza contare le numerose interviste, tra cui l’ultimo colloquio tra Capa e il suo amico e collega Henri Cartier Bresson. Il profilo che ne emerge è la fotografia di una vita semplicemente incredibile. Il documentario è inoltre arricchito dagli indimenticabili scatti che diedero a Capa la celebrità e dai commenti di suoi amici e colleghi.

- Lunedì 6 aprile h 21.15 - Sabato 11 aprile h 15.00 - Lunedì 13 aprile h 19.30 "The Journey" R.: Robert Capa. Testi: Millard Lampell. Fot.: Jacques Latellier. 1950, 25’, v.o. sott. it. Un film realizzato da Robert Capa e voluto dall’United Jewish Appeal per favorire la raccolta di fondi a favore dei sopravvissuti alla Shoah che, arrivati nel porto di Haifa, divengono cttadini israeliani.

A seguire L’Homme qui voulait croire à sa légende R.: Patrick Jeudy. Sc.: Gérard Miller. Int.: Robert Capa, Ingrid Bergman, Clark Gable, Myrna Loy. 2004, 53’, v.o sott. it. Un documentario davvero prezioso che affronta senza remore la questione della foto più celebre di Capa, quella del miliziano colpito a morte nella guerra di Spagna: la sua possibile, per alcuni probabile, falsità, o meglio non genuinità. E anche questo film propone interviste e immagini d’archivio straordinarie: si vedono fra gli altri, oltre a John Morris e allo stesso Robert Capa, la compagna Gerda Taro – come lui fotografa di guerra, morta tragicamente durante la guerra civile spagnola –, Ingrid Bergman, Clark Gable.

Si segnala che i tre film sono stati messi a disposizione dall’Azienda speciale Villa Manin - Regione Friuli Venezia Giulia e da Cinemazero di Pordenone.

 

Ingresso: Intero € 7,00 Ridotto per possessori di Cinetessera o studenti universitari: € 5,50 Proiezione pomeridiana feriale: intero € 5,50, ridotto € 3,50. Cinetessera annuale: € 6,00, valida anche per le proiezioni al MIC – Museo Interattivo del Cinema - e all’ Area Metropolis 2.0 – Paderno Dugnano.

 

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Martedì 17 marzo 2015 secondo appuntamento della rassegna dedicata a Buster Keaton "Cinema Muto & Live Music: Buster Keaton: fino all'ultimo respiro", presso l'Auditorium San Fedele di Milano.

L'idea della rassegna è quella di presentare tre film muti di Buster Keaton, girati tra il 1927 e il 1929, prima dell’avvento del sonoro, con la presenza di prestigiosi improvvisatori che si occuperanno di creare la colonna sonora per questi tre capolavori. Si rinnova la collaborazione con Jean-Luc Plouvier, pianista residente della Cineteca Reale di Bruxelles, con il fisarmonicista Simone Zanchini, mentre del tutto inedita per San Fedele la presenza di Gabriele Mirabassi (clarinetto), tra i più originali virtuosi del panorama jazzistico internazionale, accompagnato da Peo Alfonsi (chitarra).

Nel cinema di Keaton, il personaggio da lui creato è caratterizzato da un misto di sprovveduta imperturbabilità, di comicità e di pathos. Nei tre film presentati, i più riusciti e compiuti della sua produzione, colpisce la determinazione del protagonista nell'affrontare le più improbabili avversità: è una costante delle sue pellicole, la perseveranza con l’intento di portare avanti fino in fondo un suo progetto, una sua convinzione, un suo modo d’essere. Fedeltà a una promessa, a un impegno, a un sogno e la sorte gli arride e ricompensa nei finali tanta pazienza. Più che Happy End, le conclusioni dei suoi film sono una rappresentazione del possibile snodo vincente anche nelle situazioni che sembrano votate al tracollo. Metafora della perseveranza ricompensata nell'America degli anni ’20, scrive Keaton: "Nei miei film, io non ero né un barbone (Charlot) né un disadattato (Harold Lloyd): quando trovavo lavoro, la mia regola di condotta era di far del mio meglio per soddisfare, come se avessi avuto l’intenzione di fare quel lavoro per tutto il resto della vita. Se mi capitava di guidare una locomotiva, cercavo di farlo bene: Chalrot, invece, l’avrebbe condotta verso il deposito più vicino e avrebbe lasciato perdere tutto."

Il primo appuntamento della rassegna presentato da San Fedele Musica e San Fedele Cinema, si è tenuto lo scorso 3 marzo, durante il quale è stato proiettato "The General"  del 1926, accompagnato dal pianoforte di Jean-luc Plouvier, riscuotendo un buon successo. Questa volta il film proposto sarà "The Cameraman", il film più moderno del grande attore e regista statunitense, e a "sonorizzarlo" toccherà al clarinettista Gabriele Mirabassi, uno dei massimi virtuosi odierni del suo strumento, presente sulle più importanti scene mondiali del jazz, e sarà accompagnato alla chitarra da Peo Alfonsi.

"The Cameraman", conosciuto anche in Italia con il titolo di "Io... e la scimmia", è considerato uno dei grandi capolavori di Keaton, che in questo film veste i panni di un goffo operatore che con la sua macchina da presa tenta in tutti i modi di realizzare uno scoop con l’intento di impressionare la ragazza di cui è innamorato, ed è il primo lungometraggio per la Metro-Goldwyn-Mayer, e il suo penultimo film muto. Sarà anche l'ultimo realizzato in condizioni di relativa indipendenza, e alcuni critici lo considerano già leggermente inferiore rispetto ai precedenti capolavori. Il muto sta finendo, il contratto firmato improvvidamente limita di fatto l'autonomia del comico, e dopo lo squilibrato "Spite Marriage" ("Io… e l'amore", Edward Sedgwick 1929) inizierà un rapido e inarrestabile declino, tra alcolismo e drammi privati. Sebbene alcuni keatoniani preferiscano limitare il discorso metacinematografico del Cameraman, ponendo l'accento sul tema più generale e caro all'autore dei conflitti tra la realtà e l'illusione, la riflessione specifica sul cinema, peraltro già presente in Sherlock Jr. ("Calma, signori miei!" o "La palla n. 13", 1924), lascia trasparire qualcosa di più che un semplice pretesto illustrativo: è difficile, ad esempio, resistere alla tentazione di vedere nella sequenza della prima proiezione alla MGM un'affettuosa e raffinata parodia del cinema d'avanguardia. Nel finale, l'orgoglio tecnologico dell'operatore è spazzato via dalla semplice e straordinariamente premonitrice constatazione, che l'atto di girare un film è alla portata di chiunque, persino di una scimmia. "The Cameraman" è anche il formidabile racconto della città moderna, oscillante tra pieni e vuoti nei quali Buster si barcamena, con la contraddittoria grazia di chi è al contempo vittima e sovrano, stretto nel minuscolo spogliatoio della piscina e sperduto nell'immenso campo di baseball, tra autobus e automobili, grattacieli e porte girevoli, viali gremiti di folla e poliziotti, sale di proiezione e bettole cinesi, scale scese e salite dal seminterrato al tetto, il tutto letteralmente percorso a tamburo battente. Emblematico in tal senso l'attraversamento fulmineo dell'intera città per raggiungere Sally ancora al telefono, cui Woody Allen mezzo secolo dopo rese un celebre omaggio in Manhattan.

Il terzo e ultimo appuntamento della rassegna, si terrà martedì 21 Aprile e verrà proiettato "Spite Marriage" (1929), accompagnato dalla fisarmonica di Simone Zanchini.

 

Martedì 17 Marzo ore 20.454

Cinema Muto & Live Music Buster Keaton: fino all'ultimo respiro

The Cameraman (1928) Gabriele Mirabassi, clarinetto, Peo Alfonsi, chitarra Lingua originale con sottotitoli

Due grandi improvvisatori per sonorizzare il film più moderno di Buster Keaton. Il clarinettista Gabriele Mirabassi è uno dei massimi virtuosi odierni del suo strumento, presente sulle più importanti scene mondiali del jazz. Film visionario, in cui domina il tema dei conflitti tra la realtà e l'illusione, la riflessione specifica sul cinema. The Cameraman è anche il formidabile racconto della città moderna, oscillante tra pieni e vuoti nei quali Buster si barcamena, con la contraddittoria grazia di chi è al contempo vittima e sovrano, stretto nel minuscolo spogliatoio della piscina e sperduto nell'immenso campo di baseball, tra autobus e automobili, grattacieli e porte girevoli, viali gremiti di folla e poliziotti, sale di proiezione e bettole cinesi…

 

Auditorium San Fedele via Hoepli, 3B - Milano 02 86352231 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Biglietti: Cineforum 3, ingresso 7 € / 4 € (ridotto) Auditorium 3 e 17 marzo, 21 aprile ore 20.45 Prevendita online o in Auditorium (via Hoepli 3A)

 

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La compagnia Koreja torna a Milano al Teatro dell'Arte con due spettacoli imperdibili: "La parola padre", dal 18 al 22 marzo e "Il pasto della tarantola", dal 19 al 22.

"La parola padre" racconta la storia di sei ragazze di nazionalità differenti: italiana, polacca, bulgara, macedone, che si incontrano casualmente durante il percorso della loro vita. Riusciranno a comunicare e comprendersi solo attraverso la lingua inglese, che tutte, più o meno bene, riescono a parlare. Lo spettacolo diretto da Gabriele Vacis analizza il rapporto tra gli adolescenti e la propria patria, un legame che i giovani d'oggi non sentono così forte come invece facevano i loro padri e nonni. Le esperienze vissute da queste giovani donne, completamente diverse e lontane l'una dall'altra, le porteranno a scoprire ricordi e sentimenti che le uniranno, scoprendo così di non essere poi tanto diverse.

"Il pasto della tarantola"è uno spettacolo in cui cultura e sapori tipici del Salento vengono sapientemente riuniti in un'unica performance in cui le attrici, oltre che raccontare le tradizioni che da secoli sono legate a questa terra, si trasformano in cameriere accompagnando gli spettatori in un viaggio alla scoperta del gusto. Mùscari, scapéce, vino negroamaro e tante altre prelibatezze delizieranno i palati dei fortunati 30 spettatori a cui lo spettacolo è aperto. Per la regia di Silvio Panini, un percorso artistico e culinario assolutamente da non perdere.

ORARI:

La parola padre - Palcoscenico da martedì a venerdì ore 20.30 / sabato ore 19.30 / domenica ore 16.00

Il pasto della tarantola - illyARTLAB da martedì a venerdì ore 19.00 / sabato e domenica ore 18.00

BIGLIETTI:

La parola padre - Palcoscenico intero €25/22 - convenzionati €22/20 - under 30 €17/15 - under 14 €10/8 - over 65 €12.50/11

Il pasto della tarantola - illyARTLAB €15 - €10

biglietto cumulativo per i due spettacoli €30

INFO:

Teatro dell'Arte - viale Alemagna 6 Milano

tel. 02 72434258

www.crtmilano.it /www.triennale.org

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Lunedì 16 marzo 2015 il Teatro Franco Parenti di Milano ospiterà l’edizione annuale della serata benefica a favore di Alyn Hospital di Gerusalemme.

Oltre ad avere una forte rilevanza internazionale per la ricerca e le specifiche terapie applicate, l’ospedale è anche uno straordinario simbolo di collaborazione in Medio Oriente. Sincretismo culturale e multietnicità sono le principali caratteristiche di Alyn, rappresentate in questa serata da artisti dalle differenti provenienze geografiche.

Il fil rouge di questa edizione sarà la donna con il suo potere di generare, nutrire, lenire e lottare per la vita. La figura femminile, e i suoi tipici caratteri di accoglienza, premura e rigenerazione, sarà narrata e cantata da tutte le culture del mondo, dal Brasile all’India, da New York a Milano.

Ospite d’onore sarà il poliedrico pianista e compositore statunitense Uri Caine, noto in tutto il mondo per le sue rivisitazioni di brani classici in chiave jazz. Seguirà un viaggio musicale nel tempo e nello spazio che andrà ad evidenziare tutte le sfaccettature della donna. Ivan Bert dirigerà la Dark Magus Syncretic Orchestra, che risalterà gli archetipi femminili in differenti tradizioni musicali. Piercarlo Sacco evocherà invece la misteriosa e magica atmosfera della donna strega, attraverso “Red Violin” l’eclettica composizione di John Corigliano che fu colonna sonora dell’omonimo film di François Girard. Infine la danza. La Compagnia Egri Bianco Danza con un passo a due del coreografo di origine indiana Raphael Bianco e l’esibizione dei danzatori dell’Accademica del Mestre brasilianoBaixinho” daranno risalto alla forma, alla sinuosità e all’evoluzione plastica della donna. Il tutto accompagnato dall’action painting di Stefano Giorgi che realizzerà dal vivo le scenografie pittoriche a commento delle esibizioni.

Come ogni edizione, Philippe Daverio guiderà gli spettatori durante lo spettacolo, fornendo loro la chiave interpretativa dell’evento. Madrina dell’evento sarà Sultana (Susy) Razon Veronesi.

Un evento lodevole non solo per il fatto che il ricavato sarà interamente devoluto a favore di Alyn Hospital di Gerusalemme, ma anche perché ci ricorda la rilevanza della figura femminile, a prescindere dalla ormai convenzionata festa della donna.

Lunedì 16 marzo 2015 – ore 20.15 I POTERI DELLE DONNE Arti contemporanee in scena

Uri Caine e Ivan Bert in concerto Ospite d’onore Philippe Daverio, storico dell’arte Una serata per la disabilità: musica, danza e pittura in scena per Alyn Hospital, centro di riabilitazione pediatrico di Gerusalemme

Teatro Franco Parenti via Pier Lombardo, 14 www.teatrofrancoparenti.it Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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Dal 6 al 13 marzo presso Spazio Oberdan, Fondazione Cineteca Italiana ripropone un'importante ed appassionato film, vincitore del premio del pubblico al Festival di Berlino 2014: Difret - Il coraggio per cambiare.

Un film fortemente voluto, sostenuto e coprodotto da Angelina Jolie, una storia che porta alla luce con urgenza civile e morale una barbarie che appartiene a molte civiltà arcaiche, come il rapimento a scopo matrimoniale e la violenza sulle donne.

Una denuncia al problema della discriminazione di genere e dell'impunità per la violazione dei diritti umani di cui sono vittime le donne in Etiopia.

La regista è una donna etiope, Zerezenay Berhane Mehari, che è stata capace di realizzare un'opera commovente e nobile, così vicina alla realtà, riuscendo ad evadere dallo stereotipo di alcuni prodotti patinati e costosi di marca hollywoodiana, selezionando e scegliendo personaggi esemplari e convincenti, che riuscissero ad esprimere la semplicità dell'opera e la sua notevole forza espressiva.

Un'occasione importante per vivere la testimonianza di quella che è la critica situazione in alcune parti del mondo, lontane geograficamente, ma più vicine di quanto in realtà si pensi, come se la vittima in questione fosse la nostra vicina di casa, o peggio, come fossimo noi stessi.

 

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