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Dal 5 marzo al 10 maggio Bologna ospita la prima mostra fotografica dedicata al maestro Masayoshi Sukita, che per oltre quarant'anni ha immortalato e ispirato David Bowie.

La galleria ONO arte contemporanea di Bologna avrà l'onore di ospitare le più suggestive fotografie del "Duca bianco", scattate dalla mano sapiente di Masayoshi Sukita.

Autore della copertina del disco "Heroes" del 1977, Sukita e Bowie si sono conosciuti a Londra nel 1972. Dall'incontro, è nata una solida amicizia che nel tempo si è trasformata in un vero e proprio sodalizio fra gli artisti, che ha dato vita a scatti intimi e di disarmante bellezza.

La mostra ripercorre diverse tappe della carriera del cantante e il suo evolversi. Dal Bowie glam degli anni '70, a quello in visita in Giappone, la cui cultura lo ha profondamente ispirato nella sua estetica, fino a quello di fine anni '90 inizio 2000, sempre più sfuggente e nascosto al pubblico.

L'inaugurazione è prevista per giovedì 5 marzo alle 18,30, mentre il vernissage ufficiale con la presenza dell'artista Sukita sarà sabato 7 marzo alle 19.00

Orari

martedì e mercoledì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.30 giovedì e venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 21.30 sabato ORARIO CONTINUATO dalle 10 alle 21.30 domenica dalle 16 alle 21 lunedì CHIUSO

Galleria ONO arte contemporanea via Santa Margherita 10, Bologna 051/262465 www.onoarte.com

 

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Il 12 marzo verrà inaugurata a Palazzo Reale la mostra "Arte Lombarda dai Visconti agli Sforza - Milano al centro dell'Europa", che mira a celebrare una delle pagine più gloriose della storia della città, che a partire dall'avvento della signoria dei Visconti prima e degli Sforza poi, si affermò come una delle città più importanti d'Europa, cui la città rende omaggio in coincidenza con l'evento di EXPO 2015, durante il quale il capoluogo lombardo diventerà per cinque mesi il centro del mondo.

Sulle orme della rassegna del 1958 curata da Roberto Longhi, che riscosse un grande successo di critica e pubblico, la mostra analizza lo sviluppo della società e della cultura milanese e lombarda, sottolineando il ruolo che la dinastia dei Visconti e quella degli Sforza ebbero nella crescita del ducato e nel mecenatismo delle arti, che raggiunsero vertici altissimi in tutti campi, dalla miniatura all'oreficeria, dalla vetrata alla pittura, dalla scultura all'architettura. L'evoluzione di Milano come grande centro manifatturiero e commerciale e la progressiva espansione territoriale, ebbero positive ripercussioni sullo sviluppo economico e culturale della città, tanto che dal XIV secolo fino alla prima metà del XVI, Milano e la sua corte diventarono luogo di incontro di artisti, scienziati e letterati. Fu proprio durante i governi dei Visconti e degli Sforza che sorsero i più importanti monumenti della città, come il Castello Sforzesco, il Duomo e la chiesa di Santa Maria delle Grazie.

L'esposizione prevederà un'ampia e ricca selezione di dipinti, importanti documenti storici provenienti dagli archivi di Stato, codici miniati, piante e monete antiche, opere di artisti del calibro di Giovanni di Balduccio, il Maestro di Viboldone, Bonino da Campione, Giovanni da Milano, Giusto de’ Menabuoi, Giovannino de’ Grassi, Michelino da Besozzo, il Maestro Paroto, Francesco Zavattari, Bonifacio Bembo, Pisanello, Gentile da Fabriano, Vincenzo Foppa, Zanetto Bugatto, il Maestro di Chiartavalle, Gottardo Scotti, Giovanni Antonio Amadeo, Bernardino Butinone, Bergognone sino ai leonardeschi Boltraffio, de Predis e Zenale. Questa mostra vuole raccontarci l'antica e sempre attuale vocazione internazionale di Milano, dove, grazie all'azione illuminata di personaggi come Azzone Visconti e Ludovico Sforza, le maestranze locali poterono entrare in contatto con artisti del calibro di Giotto e Leonardo, cui saranno dedicate altre due eccezionali rassegne, sempre nella sede espositiva di Palazzo Reale.

“Oggi l’arte lombarda della fine del Medioevo e del Rinascimento - affermano i due curatori Mauro Natale e Serena Romano - appare come una realtà storica di grande rilievo internazionale, che estende le proprie diramazioni ai maggiori paesi europei”. Fortemente promossa dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, co-prodotta da Palazzo Reale e Skira Editore, a più di cinquant'anni dall'esposizione di Palazzo Reale, questa nuova splendida mostra propone una rilettura della storia artistica lombarda, riconoscendo nelle aperture e nelle relazioni con gli altri territori una parte sostanziale della sua identità.

 

12 marzo 2015 - 28 giugno 2015

Arte Lombarda dai Visconti agli Sforza Milano al centro dell'Europa

 

Palazzo Reale Piazza del Duomo  12 - Milano

 

Orari Lunedì: 14.30 - 19.30 Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30 - 19.30 Giovedì e sabato: 9.30 - 22.30

 

Biglietti Intero: 11,50 €

 

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Dal 5 all'8 marzo, arriva sul palco del Teatro Litta per la rassegna Apache, il collettivo artistico Macelleria Ettore che porterà in scena uno studio sui "Racconti" di Anton Čechov, il cui fil rouge è l’amore. "Sapevo esattamente cosa fosse l’amore prima d’innamorarmi" è il terzo studio della compagnia sui "Racconti", dopo "Nostalgia del presente" (giugno 2014) in cui si è indagato sui rapporti umani, e "Malattia della vita" (ottobre 2014) dove invece è stato affrontato il confine tra sanità e malattia. La Macelleria Ettore ha avviato un percorso triennale su Anton Čechov ("Cantiere Čechov"), che parte dalla produzione di “Senza trama e senza finale” prevista per l'estate 2015 (una drammaturgia originale basata sui Racconti), e culminerà con la produzione de “Il giardino dei ciliegi” per la stagione 2016/17.

Quattro attori sul palco, accompagnati dalla musica dal vivo di Renzo Rubino, vincitore del Premio della Critica del Festival della canzone italiana "Mia Martini" 2013, daranno vita ad una giostra emotiva, un turbine d’incontri mancati, di parole non dette, attimi rubati al tempo che fugge e dissertazioni scientifiche sull'amore. Čechov guiderà i nostri passi alla scoperta del nostro stesso sentire. L’amore ci rende più vicini alla vita, stravolge i nostri pensieri, le nostre abitudini, ci rende capaci di gesti straordinari e incapaci delle azioni più semplici. L’amore accade e finisce senza preavviso. È il mistero sotteso ai rapporti consumati dal tempo. Com’è possibile che ci siamo amati? E cosa resta quando l’amore finisce? Ci accadrà di amare ancora? Nella folla di uomini e donne che vediamo apparire sul palco, riconosciamo noi stessi, il nostro incedere a tentoni nella vita e nei rapporti, col cuore gonfio di speranza e terrore. Le parole ci mancano, la testa gira, il ricordo aggredisce il presente e ci assale la voglia di vivere. Lo spettacolo vuole restituire la verità nuda e cruda, fotografica di Čechov, ovvero mostrare gli uomini nella loro realtà e rappresentarli in termini artistici di essenzialità. In questa prodigiosa galleria di ritratti, sempre diversi l’uno dall’altro, sta l’arte cechoviana di raccontare i personaggi e la loro vita: nessun uomo è uguale a un altro.

 

Compagnia Macelleria Ettore Il gruppo nasce nel 2008 come collettivo artistico, da un progetto di Carmen Giordano che ne cura regia e drammaturgia. Maura Pettorruso, Stefano Detassis, Paolo Pilosio, Angelo Romagnoli e Claudia de Candia sono interpreti attivi del progetto. Le scenografie, i costumi e i set video sono ideati e realizzati da Maria Paola Di Francesco. Collaborano con Macelleria ETTORE la musicista Chiarastella Calconi, la videomaker Katia Bernardi e la light designer Alice Colla. È un collettivo di ricerca e pratica teatrale. La drammaturgia è il fulcro della ricerca. Il montaggio è lo strumento per elaborare i pezzi di una storia che ci sfugge o non c’è. La scenografia è un posto e uno spazio mentale. Un luogo poetico. L’attore è un performer. Costretto al confronto con linguaggi differenti. Libero di trasgredire regole, per crearne di nuove. La narrazione procede per accumulazione d’immagini. La regia si articola per smembramento e ricomposizione delle immagini. La regia coincide con il montaggio. Il montaggio definitivo è affidato allo spettatore. La ricerca si nutre del confronto con i maestri. Quelli che ognuno di noi ha ascoltato almeno una volta. E almeno una volta,ha desiderato tradire. Il tradimento è questione di forma. Trasferiamo il senso in un tempo e in uno spazio nostri. La pratica del gruppo è la sua poetica. Fare per essere - qui e adesso - in una forma differente. Una forma semplice e misteriosa.

Apache nasce nel 2014 dalla volontà di Teatro Litta di dare spazio a quelle espressioni di sperimentazione, di contaminazione di linguaggi, di rischio, che altrimenti rimarrebbero relegate in riserve, come accade spesso alle espressioni più fresche e vitali del contemporaneo, nicchie che invece di preservare impediscono la crescita. Per il teatro, escludere o lasciare a festival e rassegne la cura di queste realtà costituisce un peccato mortale: limitarsi a perpetuare una forma storica e storicizzata di spettacolo significa diventare sempre più custode dello status quo e sempre meno luogo di confronto, di innovazione reale. Per questo APACHE propone da gennaio a giugno, per una settimana al mese, 6 compagnie, 6 prime milanesi, 6 tra gli esempi più interessanti di quello che si muove ogni giorno intorno, accanto e sotto di noi.

 

5 - 8 marzo 2015

Sapevo esattamente cosa fosse l’amore prima d’innamorarmi uno studio sui Racconti di Čechov

Testo e regia di Carmen Giordano Con: Claudia de Candia, Stefano Pietro Detassis, 
Maura Pettorruso e Angelo Romagnoli Musiche originali dal vivo: Renzo Rubino Disegno luci: Alice Colla Scene e costumi: Maria Paola Di Francesco

 

Teatro Litta Corso Magenta, 24, Milano 02 8055882 - http://www.teatrolitta.it/

Sala La Cavallerizza

Orari Da giovedì a domenica: ore 19:30

Biglietti Intero: 10 € Ridotto under 25 e over 60: 8 € Abbonamento: APACHE 6 spettacoli 40 €

Ritiro biglietti lunedì/sabato - 18.00/20.00

 

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Domenica 8 marzo presso il Teatro dal Verme di Milano, si terrà il concerto di Marcella Bella insieme a tanti amici e colleghi per festeggiare il compleanno del fratello, anch'egli musicista, "Buon Compleanno Gianni".

Marcella Bella ha segnato la storia della musica italiana con tantissime canzoni rimaste impresse nella memoria di chiunque, a cominciare dal ricordo di quelle "Montagne Verdi" e le corse di una bambina. Il suo amico suo più sincero è il fratello, Gianni, autore di musica e testi di vere e proprie hit a dir poco mitiche, come quelle per Adriano Celentano, oppure "L'ultima poesia oppure", ancora, l'intramontabile "Non si può morire dentro", ed è proprio in occasione del compleanno di Gianni Bella, che la sorella Marcella e tanti amici del mondo della musica omaggiano l'artista con un concerto.

Una serata Bella nel vero senso della parola. Tante voci, tante emozioni, tante star. Una su tutte, Loredana Bertè.

8 marzo 2015 - h 21.00

Buon Compleanno Gianni Marcella Bella omaggia il fratello Gianni

Teatro dal Verme Via San Giovanni sul Muro, 2 - 20121 Milano 02 87905 - dalverme.org/index.php

Biglietti Intero: 10€ + prevendita

 

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“Se le tue fotografie non sono all’altezza, non eri abbastanza vicino” - Robert Capa

La fotografia è uno scampolo di vita. Le grandi fotografie sono, anche, scampoli di inafferrabile bellezza in contesti dove la bellezza centra poco. Uno di questi contesti è la guerra. Robert Capa è uno dei grandi fotografi che rende “bella” la guerra. Non chiedetemi come faccia, i suoi scatti hanno reso immortali momenti che altrimenti sarebbero dispersi, come macerie di guerra.

Questo è uno dei principali motivi per non perdere la mostra di Capa. Un altro motivo è quello di conoscere, attraverso le sue fotografie (e i suoi racconti), un'Italia inedita, quella sotto le bombe della seconda guerra Mondiale.

Capa, padre del fotogiornalismo, pur non essendo un soldato, visse la maggior parte della sua vita sui campi di battaglia, vicino alla scena, spesso al dolore, a documentare i fatti. Attraverso la sua predisposizione al pericolo, ha seguito le truppe di liberazione americane in Sicilia e in Campania e le settantotto fotografie esposte a Spazio Oberdan mostrano una guerra fatta di gente comune, di piccoli paesi uguali in tutto il mondo ridotti in macerie, di soldati e civili. L’obiettivo di Robert Capa tratta tutti con la stessa solidarietà e colpiscono ancora oggi per la loro immediatezza e per l’empatia che scatenano in chi le guarda.

Ed è così che Capa racconta la resa di Palermo, la posta centrale di Napoli distrutta da una bomba ad orologeria o il funerale delle giovanissime vittime delle famose Quattro Giornate di Napoli. E ancora, vicino a Montecassino, la gente che fugge dalle montagne dove impazzano i combattimenti e i soldati alleati accolti a Monreale dalla gente o in perlustrazione in campi opachi di fumo, fermo immagine di una guerra dove cercano – nelle brevi pause – anche il recupero di brandelli di umanità.

BIOGRAFIA
Esiliato dall’Ungheria nel 1931, Robert Capa inizia la sua attività di fotoreporter a Berlino e diventa famoso per le sue fotografie scattate durante la guerra civile spagnola tra il 1936 il 1939. Quando arriva in Italia come corrispondente di guerra, ritrae la vita dei soldati e dei civili, dallo sbarco in Sicilia fino ad Anzio: un viaggio fotografico, con scatti che vanno dal luglio 1943 al febbraio 1944 per rivelare, con un’umanità priva di retorica, le tante facce della guerra spingendosi fin dentro il cuore del conflitto.

INFO MOSTRA

Dal 29 Gennaio 2015 al 26 Aprile 2015

MILANO - Spazio Oberdan, Piazza Oberdan

BIGLIETTERIA: € 8.00 intero; € 6.50 ridotto per gruppi da 15, over 65, dai 6 ai 18 anni, studenti fino ai 25 anni, titolari di apposite convenzioni e coupon; € 3,50 ridotto speciale per le scuole, gratuito under 6, portatori di handicap e accompagnatori, giornalisti, guide turistiche, un accompagnatore per gruppo, due insegnanti per classe

Marco Trabucchi

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Ancora pochi giorni per poter visitare la mostra a Palazzo Reale dedicata a Vincent Van Gogh, infatti l'allestimento durerà fino a domenica 8 marzo 2015.

L'esposizione mette in mostra le opere dell'artista olandese relative alla sua attenzione verso il paesaggio rurale e il mondo contadino, in un’epoca in cui la maggior parte degli artisti rivolgeva lo sguardo al paesaggio urbano, frutto dell’industrializzazione europea della fine del XIX secolo, come per esempiom i neoimpressionisti Seurat e Signac. La vita e le mansioni della tradizione agreste sono per Van Gogh materia di studio, e le considera soggetto dalla nobile e sacra accezione e i lavoratori della terra figure eroiche e gloriose: dai primi disegni realizzati in Olanda fino agli ultimi capolavori dipinti nei pressi di Arles, Van Gogh esprime la propria affinità verso gli umili, immedesimandosi con loro e rappresentando il loro dignitoso contegno.

Il lavoro curatoriale svolto da  in collaborazione un comitato di esperti dell’opera di Van Gogh quali Cornelia Homburg, Sjraar van Heugten, Jenny Reynaerts e Stéphane Guégan, ha permesso di costruire un percorso che accompagna il visitatore attraverso i 47 lavori dell’artista esposti, alla scoperta di opere note e di altre mai viste prima, per comprendere ed esplorare il complesso rapporto tra uomo e natura, tra fatica e bellezza, rivivendo gli stati d’animo che Vincent Van Gogh ha trasferito nelle sue creazioni. Il corpus centrale della mostra è costituito da opere provenienti dal Kröller-Müller Museum di Otterlo, a cui si aggiungono lavori provenienti dal Van Gogh Museum di Amsterdam, dal Museo Soumaya-Fundación Carlos Slim di Città del Messico, dal Centraal Museum di Utrecht e da collezioni private normalmente inaccessibili: un’occasione unica per approfondire, attraverso gli occhi dell’artista, il complesso rapporto tra l’essere umano e la natura che lo circonda, tra l'artista, la Natura e la Terra. Tra i capolavori concessi dal Kröller-Müller Museum alla mostra milanese, citiamo "Autoritratto" del 1887, il "Ritratto di Joseph Roulin" del 1889, "Vista di Saintes Marie de la Mer" del 1888, la "Testa di pescatore" del 1883 e "Bruciatore di stoppie, seduto in carriola con la moglie" del 1883.

L’esposizione gode di una mise en scène d’eccezione: l’archistar giapponese Kengo Kuma, classe 1954, tra i cui progetti si rammentano il Museo Hiroshige e il Tokyo Suntory Building, ha curato il progetto di allestimento, permettendo al visitatore di immergersi nel tema dell’esposizione, nel rispetto del progetto scientifico e della poetica del grande olandese.

"Van Gogh - L'Uomo e la Terra", promossa dal Comune di Milano – Cultura, prodotta e organizzata da Palazzo Reale di Milano, Arthemisia Group e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, è stata realizzata anche grazie al sostegno del Gruppo Unipol, ed è stata patrocinata dall'Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi a Roma; inoltre è stata inserita tra gli eventi per la commemorazione del 125° anniversario della morte del pittore, celebrati con il grande programma internazionale Van Gogh 2015, curato dal Van Gogh Europe Fondation, istituzione di recente costituzione, sostenuta dal governo olandese a tutela e promozione dell’opera di Van Gogh, In vista di Expo Milano 2015, partner di questo evento, la mostra ha voluto mettere in relazione le opere esposte con il tema dell’Esposizione Universale “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, dimostrando quanto l’interesse dell’artista per i cicli della terra e quelli della vita dell’uomo abbia profondamente influenzato tutta la sua poetica.

 

18 ottobre 2014 - 8 marzo 2015

Van Gogh - L'Uomo e la Terra

a cura di Kathleen Adler allestimento di Kengo Kuma

www.vangoghmilano.it

 

Palazzo Reale Piazza Duomo 12 - Milano

Orari Lunedì, martedì e mercoledì: 9,30 – 19,30 Giovedì, venerdì e sabato: 9,30 – 22,30 Domenica: 9,30 – 21,00 Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura

Biglietti Intero: 12,00 € Ridotti: 10,00 € - 9,00 € - 6,00 € (www.vangoghmilano.it/info/)

 

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Il 28 febbraio andrà in scena presso l'Atelier di Teatro in Polvere, lo spettacolo “Teatro-Cucina®, intrattenimento conviviale in 5 portare e 2 atti”, dal 2001 sinonimo di divertimento e di nutrimento del corpo e dello spirito.

Il sipario si apre su una tavolata a forma di ferro di cavallo apparecchiata in gran stile, e gli spettatori sono invitati a prendere posto al banchetto per diventare commensali di un insolito spettacolo teatrale nel quale musica e farina, danza e acqua, canto e vino sono parte integrante della trama.

La ritualità legata del cibo e del vino, fulcro dello spettacolo, affonda le radici nella cultura popolare partenopea, infatti i piatti serviti in scena sono legati alle tradizioni, intrecciati a racconti del passato: sapori della memoria, colori della terra, canti e danze che raccontano la vita. Ognuna delle cinque portate è legata alla drammaturgia quindi lo stile narrativo cambia in base alle pietanze preparate e servite, il cibo scandisce lo spettacolo dal riso alle lacrime, dall'ironia pungente e rinfrescante all'amore nella sua accettazione più pura.

Valentino Infuso, attore napoletano classe '76, inizia a pensare al progetto nel maggio 2000 insieme a Elisabetta Faleni, coreografa, regista e appunto, co-autrice dello spettacolo, che ne firma anche la regia. Diplomata al Teatro alla Scala di Milano e al Bolscioi di Mosca, Faleni ha approfondito il proprio percorso nel teatro-danza con la compagnia Tanztheater di Pina Bausch, apportando un prezioso contributo alla stesura dello spettacolo. Il debutto dello spettacolo “Teatro-Cucina" avviene nel novembre 2001 a Milano dopo 18 mesi di preparazione, e ad oggi conta 204 repliche col tutto esaurito e lunghe liste d’attesa, grazie all'idea originale dell'approccio gastronomico al teatro, dove il legame tra le pietanze e la drammaturgia è stretto al punto tale che se una vivanda dovesse essere sostituita, anche l’azione scenica dovrebbe essere modificata. Questo legame rende preferibile, ai fini di una fruizione ideale, che lo spettatore non sappia quali siano le portate che gli verranno servite fino al momento in cui non saranno evocate e create in scena dagli attori. L’empatia dell’attore e del commensale è naturale e fondamentale per il godimento dell’azione teatrale. Il cibo, medium emozionale tra attore e spettatore, racconta la vita, non una in particolare, ma quella in cui ognuno si riconosce, attraverso piccoli gesti, impercettibili sfumature dell'esistere, nella memoria di suggestioni, odori, sensazioni. “Teatro-Cucina" è uno spettacolo che ci ricorda quanto cibo e cucina siano due forme di crescita culturale ma anche di nutrimento fisico e spirituale.

Noi abbiamo incontrato Valentino Infuso, creatore del progetto, oggi addirittura marchio registrato, per sapere come è nata l'unione del cibo con l'azione teatrale e quali saranno i suoi prossimi progetti.

 

Nerospinto: Da cosa nasce l’esigenza di unire al teatro la tradizione culinaria napoletana? Valentino Infuso: Lo spettacolo non si incentra esclusivamente sulla cucina partenopea, però ne ho tratto ispirazione in prima persona, nel senso che a Napoli, intorno alla tavola, si consumano i fatti salienti della vita delle persone, da lì il collegamento tra la commedia umana e la commedia teatrale, mediate dal cibo. I piatti dello spettacolo comunque si ispirano non solo alla cucina napoletana, ma anche alla tradizione di altre Regioni italiane e alla cucina mediterranea in generale. La costruzione dello spettacolo è durata più anno, io e Elisabetta Faleni abbiamo fatto un grande lavoro di ricerca che ci ha portati a creare lo spettacolo in questo modo, anche grazie all'aiuto di Davide Oldani, col quale nel 2003 creammo il menù definitivo.

 

N.: Quale è stato il criterio di scelta dei piatti e il loro abbinamento all'azione teatrale? V. I.: Il criterio è la vita: attraverso i piatti raccontiamo le fasi dell'esistenza umana. Ricordi di infanzia, il matrimonio, la vecchiaia, la morte, ogni tappa della vita è legata a una pietanza e il filo conduttore drammaturgico è la vita stessa. A rendere fluido il racconto e il passaggio da una fase all'altra, è stato possibile anche grazie all'aiuto sapiente della regista, nonché coreografa, che ci ha condotti attraverso il linguaggio del teatro-danza.

 

N.: Il “menù” è sempre lo stesso o cambio di spettacolo in spettacolo? V. I.: Il menù sempre lo stesso perché è fortemente legato a quello viene messo in scena. Se si cambiasse anche solo una portata, bisognerebbe cambiare lo spettacolo.

 

N.: Avete mai pensato di proporre lo spettacolo abbinandolo alla cucina di un altro paese? V. I.: L'abbiamo già fatto: “Sushidio®”, spettacolo ambientato in sushi-bar, dove però solo una parte del pubblico partecipa attivamente allo spettacolo consumando del sushi, però, agli occhi di quelli invece seduti in platea, gli avventori del sushi-bar risultando a tutti gli effetti parte integrante della pièce. In questo caso l'atto conviviale ha un ruolo più marginale rispetto a quello in "Teatro-Cucina", ma è uno spettacolo che ha riscosso comunque un buon successo, tant'è che c'è stato anche chi ha provato a copiarci.

 

N.: Un piatto che rappresenta la commedia e uno la tragedia. V. I.: Tutto dipende dal condimento. Qualsiasi piatto può volgere in commedia o in tragedia in base da come lo condisci e da con che spirito lo mangi.

 

N.: Il cibo oggi sta assumendo sempre più il ruolo di status symbol più che di rituale del nutrimento, cosa ne pensi? V. I.: Quando abbiamo iniziato nel 2000, non esisteva ancora l'approccio al cibo come esclusiva forma estetica. Non esistevano né i talent show né i cooking show, che hanno contribuito ad esasperare l'atto culinario allontanandolo dal suo ruolo principale, introducendo il concetto di gara: secondo me, lo spirito con cui si cucina, si riflette sulle pietanze preparate, e se queste sono preparate con livore, con agonismo e rabbia, saranno sicuramente meno buone di quelle cucinate con amore e con la voglia di prendersi cura del proprio ospite, che è poi alla base di "Teatro-Cucina".

 

N.: Lo spettacolo avrebbe comunque senso proponendo pietanze vegane o comunque frutto di una cucina più sofisticata, oppure ha senso solo nel momento in cui è legato alla tradizione? V. I.: Abbiamo una versione del menù vegetariano, così anche chi non mangia carne può godersi lo spettacolo, ma non andiamo oltre. Per quanto abbia rispetto di queste nuove forme di alimentazione come cura o come stile di vita, questo spettacolo non può essere riadattato a questo tipo di cucine, andrebbe scritto uno spettacolo nuovo partendo da zero.

 

N.: Qualche spettatore si è mai lamentato del cibo servito? V. I.: Assolutamente no, c'è stato qualche suggerimento, ma dallo spettacolo ne sono sempre usciti tutti soddisfatti.

 

N.: "Teatro-Cucina" cosa vuole trasmettere allo spettatore? Quale segno vuole lasciare? V. I.: Lo spettacolo vuole ricontattare lo spettatore con la bellezza dell'atto conviviale e lasciarlo con una sensazione di pace e di equilibrio, assaporando un momento fuori dal tempo e dalla vita frenetica, riscoprendo il cibo come piacere fisico e spirituale, rievocando ricordi della propria vita attraverso il cibo.

 

N.: Quali sono i prossimi progetti? V. I.: È ancora alla fase embrionale un nuovo progetto legato alla cucina tantrica, una sorta di collegamento tra cibo e sesso, ma siamo ancora alle fasi iniziali.

 

Carlotta Tosoni

 

TEATRO-CUCINA® Intrattenimento conviviale in 5 portate e 2 atti

Di Elisabetta Faleni & Valentino Infuso Con: Corinna Agustoni/Elena Callegari, Tamara Balducci/Paola Crisostomo, Valentino Infuso, Roberto Zanisi (musico) Regia: Elisabetta Faleni Menù ideato da Davide Oldani

 

Prossime date: Sabato 28 febbraio - ore 20.30 Domenica 1 marzo - a pranzo Mercoledì 4 marzo - ore 20.30 Giovedì 5 marzo - ore 20.30 Altre sei repliche sono in programma nel mese di aprile

Biglietti: Intero: 60,00€ - ridotto (under 23 e over 65): 45,00€ Agevolazioni gruppi: ogni 10 paganti l'11° è omaggio Ingresso riservato ai soci Dulcamarateatro: quota associativa 2014/2015 - 6,00€

 

Atelier di Teatro in Polvere Via Bastia 15, Milano

Per prenotazioni e informazioni Virginia cell.320 8186817 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.teatroinpolvere.it www.dulcamarateatro.it

 

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Al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, fino al 15 marzo è possibile visitare la mostra personale Exp(l)oration by No Curves, artista italiano esponente internazionale della tape art.

Una mostra molto particolare,  espressione di quel connubio fra fantasia e arti figurative che spicca ancor di più nel mondo tecnologico di oggi. Già, perché Exp(l)oration è il nome dato alla mostra dall'artista italiano No Curves, esponente famoso a livello internazionale della tape art; il tema è avvincente poiché riguarda l’esplorazione come metafora del superamento dei propri limiti, il tutto con opere realizzate utilizzando esclusivamente nastro adesivo e senza tagli curvi.

Uno strumento davvero poco tecnologico, insomma, immerso in uno scenario che fonda invece tutta la propria autorevolezza nell'esporre la scienza in tutto il suo sviluppo umano. Le opere esposte però sono ritratti di personaggi che hanno dedicato la propria vita alla scoperta di luoghi ignoti e lontani: Neil Armstrong, Valentina Vladimirovna Tereškova, Leonardo Da Vinci, Amelia Earhart, Reinhold Messner, Felix Baumgartner e altri ancora.

Fra gli sponsor dell'evento Tucano, Tatras, Vibram e soprattutto Pixartprinting, che ha seguito l'artista in tutte le fasi di realizzazione della mostra: dalla preparazione alla mise en place degli allestimenti, fino alla stampa della monografia che ne racconta la carriera artistica, prodotta in edizione limitata.

BIGLIETTI E ORARI

Intero 10€ Ridotto 7,50€

martedì - venerdì: 9,30 - 17,00 sabato e festivi: 9,30 - 18,30

Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia via San Vittore, 21 02/485551 www.museoscienza.org Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Martedì 3 marzo, ore 21,30, il leader dei Bluvertigo sarà al teatro Franco Parenti ne: "Il libro di Morgan dal vivo"

Spettacolo inedito, "Il libro di Morgan dal vivo" si muove tra parole, immagini e performance live.  La sceneggiatura, tratta dal suo libro di successo appena pubblicato da Einaudi dove ha deciso di scrivere di se stesso, è creata per il teatro in una versione che combina il testo a differenti linguaggi artistici dove Morgan eseguirà sia brani dal suo repertorio ma anche brani originali da lui scritti appositamente per lo spettacolo.

Modulato in 5 atti, Morgan sul palco sarà voce, pianoforte, chitarra, basso acustico e computer dando vita ad una trascinante produzione il cui fondale è la lettura di alcuni passaggi dalla sua autobiografia ma dove pilastro fondamentale è la musica a cui l’istrionico artista ha dedicato tutta la sua vita.

In questa anteprima, imprescindibili protagonisti che lo accompagneranno in alcuni momenti del live, i Bluvertigo: Andy, Sergio Carnevale, Marco Pancaldi e Livio Magnini. La scenografia e visual sono curati da Luca Volpatti, già ideatore del progetto scenico del Festival La Milanesiana nonché delle scenografie delle opere liriche di Battiato “Genesi”, “Gilgamesh”, “Il cavaliere dell’intelletto”, “Telesio e dei suoi film.

La sceneggiatura de “Il libro di Morgan dal vivo” è di Roberta Castoldi, curatrice del libro, così come la regia co-firmata con Marco Castoldi.

BIGLIETTI

Primo settore: 25€ Secondo settore: 22€ Terzo settore: 20€

Teatro Franco Parenti via Pier Lombardo 14 02/59995206 www.teatrofrancoparenti.it Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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Mercoledì 4 marzo al Teatro Carcano di Milano, debutta "Erano Tutti Miei Figli" di Arthur Miller, interpretato da un intenso Mariano Rigillo e da una struggente Anna Teresa Rossini. Rigirando il coltello nelle piaghe della società americana del secondo dopoguerra, l’autore denuncia attraverso una vicenda emblematica e sempre drammaticamente attuale di spregiudicatezza e corruzione lo sgretolamento dei suoi ideali fondanti: famiglia, successo, denaro.

"Erano Tutti Miei Figli", pubblicato nel 1947, è il primo grande successo teatrale di Miller, titolo di svolta della carriera dello scrittore che precede di due anni il noto "Morte di un Commesso Viaggiatore", e risale allo stesso anno il primo allestimento teatrale italiano diretto da Luigi Squarzina, protagonista una squadra di attori eccelsi composta da Vittorio Gassman, Tino Buazzelli, Evi Maltagliati, Nino Manfredi, Nora Ricci, Luciano Salce. Lo spettacolo inoltre, mentre venne adattato per il grande schermo nel 1948 per la regia di Irving Reis, con Edward G. Robinson nel ruolo di Joe Keller e Burt Lancaster in quello del figlio Chris.

Il dramma è ambientato nel periodo subito seguente la Seconda guerra mondiale, ed è incentrato sulla figura dell’imprenditore Joe Keller che, durante il conflitto, non ha esitato a trarre lauti profitti dalla vendita di pezzi difettosi destinati all'aeronautica militare: una colpa gravissima, costata la vita a ben ventuno piloti, ma Keller riesce comnque a farla franca, solo il socio finisce in galera. Intanto la sua famiglia fa i conti da tre anni con il dramma della scomparsa in guerra di un figlio mai più ritrovato: mentre la madre è chiusa nell'illusione che il primogenito tornerà, sarà la giovane fidanzata, di cui è ora innamorato il fratello del disperso, a far emergere le contraddizioni nella vicenda e a svelare i misfatti e le verità abilmente celate dal cinico industriale.

Nella prodigiosa struttura della pièce convivono allegoria e stringente concretezza, e il dramma familiare si fa paradigma dei traumi che travagliano ancora oggi la società postindustriale. Un tono esteriore da “conversazione galante” rende anzi più inquietante la logica spietata su cui si fonde una ricchezza accumulata senza scrupoli, frutto di ciniche equazioni tra guadagno e disonestà, successo e frode, illegalità e menzogna. A prevalere è il modello della società di massa, la ricerca acritica di un benessere solo economico, inconsapevole o peggio incurante di conseguenze funeste, dove l’errore di un padre diventa incarnazione di un sistema perverso che minaccia i figli di tutti.

 

4 - 15 marzo 2015

Erano Tutti Miei Figli di Arthur Miller – Traduzione di Masolino D’Amico

Regia di Giuseppe Dipasquale Con Ruben Rigillo, Silvia Siravo Filippo Brazzaventre, Barbara Gallo, Enzo Gambino, Annalisa Canfora, Giorgio Musumeci Scene di Antonio Fiorentino Costumi di Silvia Polidori Luci di Franco Buzzanca

Teatro Stabile di Catania - Doppiaeffe Production

 

Orari Feriali: ore 20,30 Domenica: ore 15,30 Lunedì riposo

Biglietti Poltronissima € 34,00 Balconata € 25,00

Durata 2 ore + intervallo

Teatro Carcano corso di Porta Romana, 63 - Milano www.teatrocarcano.com Per informazioni e prenotazioni 02 55181377 – 02 55181362 Per scuole e gruppi organizzati Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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