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Nerospinto investe passione ed energia nella promozione di nuovi talenti artistici: Adam Green non fa eccezione. Stasera impossibile perdersi un evento che potrebbe essere memorabile. Tutti al Carroponte. Noi ci spigeremo lì, sicuramente.
Adam Green, ex bambino prodigio, ex Robin Hood indie nei Moldy Peaches, araldo dell'anti-folk, è il nerd più bello del mondo. Sono pronti a giurarlo tre generazioni di "anti-giovani" che lo seguono da quando, appena adolescente, imponeva una nuova concezione di indie-music improntata al lo-fi e al superamento degli stereotipi di genere. Era il 2002. Poi Adam è cresciuto, ma solo per l'anagrafe.
Le sonorità di Adam Green rimandano ad un filone che va da Leonard Cohen ed arriva sino a Richerd Hawley solo che il tutto sembra essere passato per le mani di Jack Black (l'attore di School Of Rock che è un suo fan). Adam Green ha il gusto orchestrale di Randy Newman, le scelte melodiche di Johnatan Richman dei Modern Lovers e quell'approccio un po' intellettuale di Joe Pernice. Ha continuato a suonare da solo, poi ha duettato con la dolce Binki Shapiro, dal cui connubio è nato un album piccolo e raro, a cui è impossibile non volere bene ("Adam Green e Binki Shapiro") e oggi si presenta per la prima volta con la sua band per una data memorabile sotto il cielo di Sesto. Non c'è alcuna ragione al mondo per perderselo: è carismatico, magrissimo, stralunato, tenero e soprattutto geniale. E' un artista di cui un giorno si dirà "io una volta l'ho visto live" per suscitare ammirazione. E' soprattutto un grande cantautore, figlio dei suoi anni Zero e padre degli anni Dieci, uno di quelli che sa interpretare, e quindi inventare il suo tempo.
h 21.30
Ingresso 10€ 30 maggio 2013 MILANO - CARROPONTE Info su: www.carroponte.org
prevendite disponibili su: www.ticketone.it call center 892 101
Spingetevi al Teatro Elfo Puccini dal 3 all'8 giugno per assaporare uno spettacolo amoroso, di donne che amano le donne! Un pezzo commovente, ironico e sfacciato per chi non sa reprimere il proprio amore. Come noi di Nerospinto.
“Per aver affrontato un tema scottante come quello dell'omosessualità femminile con un linguaggio fresco, ironico e divertito. Lo spettacolo, anche grazie alla qualità delle interpreti riesce a coinvolgere il pubblico miscelando momenti di comicità con altri di grande intensità e profondità senza mai cedere nell'autocommiserazione”. "Premio Scintille" 2011 - Asti Teatro.
Metafisica dell’amore è uno spettacolo comico che parla dell’amore. E soprattutto delle donne. Che amano le donne che amano altre donne che amano tutti gli altri. L’amore è un sentimento universale, tutti provano le stesse emozioni, gli stessi piaceri, gli stessi dolori: lui e lui, lei e lei, lui e lei. Coppie diverse, identiche emozioni. Questa è una legge che, a differenza della legge, e' uguale per tutti...con qualche piccola differenza che fa la differenza. Le attrici protagoniste raccontano e si raccontano, trasformandosi e dando vita a una carrellata di personaggi esilaranti.
Tutti alla ricerca di un amore: la psicopatica, la milanese, l’artista, la fricchettona, la ex... Uno spettacolo dedicato a chi ha ancora voglia di amare e ridere di questo disgraziato dolore che ti prende allo stomaco senza distinzione di sesso, di
razza, di lingua o di religione. Un passo in più verso il rispetto, perché la discriminazione, guardata col cuore, si rivela nella sua stupidità. E noi lo facciamo con uno spettacolo. Questo. Che non vuole dare risposte. Ma vuole esistere. E basta.
Le Brugole è una compagnia tutta al femminile, nata nel 2009 e composta da due autrici e da due attrici: le due scrittrici sono Giovanna Donini (classe 1973, autrice televisiva con un passato da giornalista e da fondatrice e performer del gruppo Spaventapassere) e Francesca Tacca (classe 1985 e diplomata alla scuola d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano in drammaturgia); sul palco invece troviamo Annagaia Marchioro (classe 1983, diploma d’attrice alla Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano nel 2009 e vari lavori tra teatro e cabaret) e Roberta Lidia De Stefano (classe 1985, anche lei diplomata alla storica Paolo Grassi nel 2010, attrice, cantante e musicista).
I primi passi televisivi delle Brugole risalgono alla primavera del 2011, quando partecipano al programma Bambine Cattive in onda su Comedy Central (canale 122 di Sky). Nell'estate dello stesso anno le nostre quattro vincono il "Premio Scintille" ad Asti. Seguono le serate milanesi dello scorso novembre allo Zelig di Milano.
METAFISICA DELL’AMORE
testo di Giovanna Donini e Andrea Midena
scritto con Francesca Tacca, Annagaia Marchioro e Roberta Lidia De Stefano
con Roberta De Stefano, Annagaia Marchioro
produzione Le Brugole
Dal 3 all'8 giugno, all'Elfo Puccini, sala Bausch - corso Buenos Aires 33, Milano - Lunedì/ sabato ore 19.30, domenica riposo - Posto unico: 15 euro - www.elfo.org
Una rassegna di opere teatrali confezionate e esposte in un unico festival: artisti internazionali si esibiranno su un suggestivo palcoscenico dove letteratura, danza e musica si uniranno in un unico spettacolo emozionante. Neropinto adora!
Zoë Poluch, Valentina Desideri, Paula Caspão e Stefan Tiron, in residenza al Lavatoio di Santarcangelo, presentano la loro ricerca sulle modalità del vivere insieme, a partire da un testo di Roland Barthes
”I sottaceti” è il primo episodio di una serie di incontri tra Zoë Poluch, Valentina Desideri, Paula Caspão e Stefan Tiron.
A partire dal testo di una conferenza di Roland Barthes dal titolo “Comment vivre ensemble?” (Come vivere insieme?), i quattro artisti si incontrano in modi e luoghi diversi, in cui oggetti, corpi, piante, pietre o qualsiasi altra entità possano vivere insieme per un certo tempo – compresi i barattoli che, riempiti di salamoia e lasciati chiusi per un certo tempo, preservano la vita di ciò che contengono.
Il programma Anno Solare di Santarcangelo •12 •13 •14 Festival Internazionale del Teatro in Piazza ospita all’interno del ciclo “È primavera!” una residenza di ricerca e creazione di due settimane, che fa seguito a periodi di lavoro già svolti al PAF / Performing Arts Forum di St. Erme (F) e che si apre al pubblico venerdì 31 maggio alle 18,30 al Lavatoio di Santarcangelo per una presentazione e un dialogo attorno al lavoro.
“I Sottaceti” è infatti innanzitutto un progetto di ricerca, in cui si ritrovano artisti dalle diverse provenienze: la coreografa Zoë Poluch, canadese di origine ma spostatasi a Stoccolma per partecipare al prestigioso Master in Choreography; la danzatrice italiana Valentina Desideri, ora residente ad Amsterdam dove sta concludendo il Master in Visual Arts al Sandberg Institute; la filosofa e drammaturga portoghese Paula Caspão; l’artista visivo rumeno Stefan Tiron.
La presentazione pubblica del lavoro sarà accompagnata da un dialogo con gli artisti a cura della direzione di Santarcangelo •12 •13 •14 e, come per tutte le aperture di “È primavera!”, dalla proiezione di un film scelto dagli artisti in relazione al loro percorso.
Alle 20,30 al Lavatoio sarà proiettato “Il mangiaguardie” di Claude Faraldo (Francia 1973, 110’), storia di un imbianchino parigino (uno straordinario Michel Piccoli) che vive con la madre e la sorella e che d’improvviso manifesta un’irrefrenabile pulsione di rivolta: si barrica in casa, trasformandola in una specie di caverna, contagiando poi col suo esempio tutto il quartiere.
Il film – senza dialoghi, sostituiti prima da grugniti e poi da ruggiti liberatori – diviene così un apologo radicale di taglio anarchico e libertario condotto al ritmo farsesco del teatro dell’assurdo.
La residenza e la sua apertura al pubblico costituiscono anche un’occasione di incontro con due artiste – Zoë Poluch e Valentina Desideri – che saranno poi in programma a Santarcangelo•13 in luglio, rispettivamente con il solo di danza Example e con il progetto Fake Therapy.
Con questa residenza si chiude il programma di Anno Solare •13 e si rilancia lo sguardo al festival in arrivo, indicando una traiettoria internazionale, collaborativa, e centrata su ricerca e conoscenza più che su rappresentazione e spettacolo.
Accompagnerà la serata una degustazione a cura di Valloni Bruno, affinatore di formaggi, e di Le Rocche Malatestiane.
L’ingresso agli appuntamenti di È primavera! è gratuito.
Il programma fa parte del progetto Anno Solare, realizzato da Santarcangelo dei Teatri con la direzione artistica di Silvia Bottiroli insieme a Rodolfo Sacchettini.
Il progetto Pickles (Sottaceti) fa parte del programma “Jardin d’Europe” supportato da Cultura 2007-2013 Programma dell’Unione Europea e da Cullberg Ballet.
Neropinto segnala una bella iniziativa che si terrà a Brescia: un premio che fa da tramite tra gli artisti del passato e i giovani, il futuro dell'arte.
Una commistione tra arti figurative e performative per una serata da non perdere.
Sabato 1 Giugno 2013 dalle h 19.00, si terrà la quarta e ultima serata del Premio per le arti L.A. Petroni 2013. Il premio, nato per ricordare l’artista bresciana Lidia Anita Petroni, promuove il lavoro di ricerca degli artisti lombardi dando loro un'occasione di visibilità e confronto al fine di supportare i giovani emergenti nella produzione e nella circuitazione di nuove opere.
Quest'anno il premio è stato ampliato con due nuove sezioni: Musica, a cura dell'associazione Quid, e Arti figurative, a cura di Spazio Arte Duina.
Durante la serata verrà reso noto il nome dei vincitori delle tre sezioni. Alle ore 19.00, presso Spazio Teatro Idra, accompagnato da un aperitivo, si esibirà e sarà proclamato il vincitore della sezione musica (selezionato dalla giuria composta da Carlo Boccadoro, Mauro Montalbetti, Rossanno Pinelli, Emanuele Maniscalco, Andrea Rebaudengo), verranno, inoltre, mostrate le tre opere finaliste della sezione arte figurativa selezionate dalla giuria composta da Anna Lisa Ghirardi (critico d’arte) e Luciano Pea (docente LABA e artista). Sempre alle 19.00 sarà rivelato il vincitore della sezione arti performative, selezionato per il 25% dal numerosissimo pubblico presente in sala durante le serate dell’ 11-18-25 Maggio, per il 15% dalle votazioni online (canale youtube, facebook) e per il 60 % da una giuria d'esperti composta da Pietro Arrigoni (regista), Manuela Bondavalli (coreografa - Container12), Flavia Gottardi, Francesca Daldossi e Bruna Gozio (Centro Teatrale Bresciano), Nadia Busato (Giornalista e scrittrice), Luisa Cuttini (Ass. Danzarte), Davide D'Antonio (Residenza Idra), Francesco De Leonardis (Giornalista), Fausta Faini (Accademia della Voce), Francesca Mainetti (Teatro 19) Vittorio Pedrali (Eureteis), Paolo Peli (Associazione SR), Claudio Simeone (Amici Complici e Amanti), Simone Tonelli (Giornalista), Giuseppina Turra (attrice). Le compagnie che hanno partecipato al premio quest'anno sono: monza7amoretti (Milano), Fattoria Vittadini (Milano), Compagnia Lyria|Crema Laura (Brescia), Lab 121 (Milano), InBalìa | Compagnia Instabile (Milano), Pandemio.Performing.Arts (Brescia), Coop. AttivaMente | Residenza Torre Rotonda (Como), Compagnia CHRONOS3 (Milano), Compagnia Officina (Brescia). Nella stessa serata verrà presentato in prima nazionale lo spettacolo Cingomma, della compagnia Jessica Leonello, vincitore della scorsa edizione del Premio per le arti Lidia Petroni, alle ore 21.30 presso il Teatro Santa Chiara.
Premio per le arti L.A. Petroni 2013 Dove: Spazio Teatro Idra, Vicolo delle Vidazze 15, Brescia
Info: tel. 0303701163 – 3392968449 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
CINGOMMA
Di e con Jessica Leonello Regia: Jessica Leonello Aiuto regia: Veronica Capozzoli Disegno luci: Luca Serafini “Se il vostro treno è in ritardo, la coincidenza partirà puntuale”. B. Cendrars Non allacciate le cinture, allacciate la pazienza alla speranza, le stringhe delle scarpe per salire e scendere dal treno, la tracolla delle borse, il nord con il sud, in un pacco regalo, mettetegli un fiocco ed eccoci pronti a viaggiare sui binari di una “transitaliana”. Cingomma è un monologo che parte dalle nevrosi dei viaggi attuali, per tornare a come si viaggiava una volta, all’Italia che negli anni’90 viaggiava con coraggio, nelle ferie estive, sull’Espresso Milano-Palermo: una riflessione sui cambiamenti dei nostri viaggi che raccontano la nostra storia e cosa siamo diventati. E’ l’Italia che viaggiava in treno, quando ancora c’era FS, il tempo scorreva lentamente e il viaggiatore non era un cliente. Ma il viaggio è forse, innanzi tutto, un viaggio di ritorno alle radici che, come una gomma da masticare, cerchi di appiccicare sotto il banco, ma che ti lascia, inconfondibile tra le dita, un odore di fragola. Una narrazione sul piccolo mondo antico dell’Espresso Milano-Palermo, che oscilla tra narratore e personaggi con uno sguardo ironico e a tratti grottesco. Un viaggio al termine dello stivale e oltre, narrato così, come i ricordi sanno condire le immagini.
JESSICA LEONELLO Nel 2009 si diploma alla scuola di Mimo e Commedia dell’Arte “Louis Jouvet” di Bologna e prosegue la sua formazione nella Commedia dell’Arte seguendo laboratori con Eugenio Allegri e, in occasione della Giornata della Commedia dell’Arte, con Francesco Gigliotti, partecipando agli spettacoli della scuola al Teatro Dehon di Bologna e ad alcuni Festival tra cui il Festival Internazionale di Commedia dell’Arte di Venezia, il Festival “Zani et Arlichini” di Bergamo e il Festival Internazionale di Commedia dell’Arte “L’eredità della maschera” di Bologna. Partecipa come attrice, con la Compagnia “Semivolto” di Faenza allo spettacolo per bambini “Seme-Seme, Storia di un volo a testa in giù”, presentato in anteprima alla rassegna “In disequilibrio” alla Casa del Teatro di Faenza, presso il Teatro Due Mondi. Partecipa allo spettacolo “Giuditta” di Samir Oursana vincitore ex-aequo del Premio Scenario Infanzia 2006. Partecipa al laboratorio “alla ricerca di un metodo”, di preparazione e selezione per Carmen alla Scala di Milano, della regista Emma Dante. Prosegue la sua formazione, avvicinandosi al teatro di narrazione e allo studio del personaggio seguendo tra le altre, Giuliana Musso e Arianna Scommegna. Nel 2012 vince la III Edizione del Premio per le Arti L. Petroni indetto dal Teatro Inverso- Residenza Idra con lo studio “Cingomma”. E’ attrice nello spettacolo “Blister” e “Uno” di Teatro Inverso.
Prendete 5 giovani accomunati da una grande passione per l’arte, aggiungete una buona dose di creatività e intraprendenza, nonché un pizzico di sana incoscienza, ecco a voi Atchu Art.
Stiamo parlando di un collettivo nato nel maggio 2012 quasi casualmente, come una scommessa, ma che in breve tempo ha conosciuto notevoli successi e riconoscimenti.
Lo Yu, Ilena Russo, Luca Mezzadra, Ludovica de Adamich, Martina Nardulli e Marco De Simone, questi i nomi dei fondatori del gruppo, diversi l’uno dall’altro, ognuno con la propria personalità e le proprie abilità, ma accumunati dalla giovanissima età e dalla voglia di esprimersi attraverso l’arte.
Atchu Art è il nome che scelgono per il loro collettivo. Può sembrare di poco conto e banale, ma è tutto forchè scontato, anzi geniale.
La decisione di usare la parola “Atchu” nasce in maniera casuale, come del resto il loro incontro. Durante uno dei tanti brainstorming uno dei componenti fece un starnuto: un accaduto di poco conto, ma che diede una giusta intuizione. Quel gesto così inaspettato e naturale che la maggior parte delle persone cercano di mascherare, ma che è impossibile da evitare, esprime perfettamente la loro voglia di osare e sperimentare.
Così i ragazzi decidono che il loro nome sarebbe stato Atchu Art, simbolo di un’arte mai uguale, in continuo divenire, che vuole sorprendere lo spettatore e suscitare profonde emozioni. Quadri di gesso e un portone di rame a sbalzo per il Magna Pars Suites di via Forcella, questi sono i loro primi lavori come collettivo in cui sono già presenti gli elementi distintivi della loro arte. L’obiettivo del collettivo è la ricerca stessa: tutti i loro lavori nascono da un libero sfogo creativo e dalla voglia di andare oltre, di dare vita a qualcosa di nuovo e inedito, sperimentando ogni volta tecniche e materiali diversi, da quelli più rudimentali a quelli più contemporanei. Il vero fattore di differenza, da cui deriva il successo delle loro creazioni, risiede proprio nel significato stesso di collettivo: unione, discussione e confronto generano una forza creativa che altrimenti sarebbe irraggiungibile.
Nel loro sito si trova u pensiero di James Joyce che al meglio sintetizza il significato che ha l'arte per loro.
"Cercare adagio, umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch'essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un'immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere: questo è l'arte."
Per ammirare la sorprendente creatività di Atchu Art venite sabato 1 giugno dalle ore 22.00 all’evento Chapeau organizzato da Modalità Demodé in collaborazione con Rosaspinto Arte&Comunicazione presso la prestigiosa location Spazio Giulio Romano (via Giulio Romano 8, mm Porta Romana).
Atchu Art http://www.atchuart.com https://www.facebook.com/AtchuArt E-mail - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
La Fondazione Forma per la Fotografia ha inaugurato mercoledì la mostra Paradise del fotografo italo-svedese Joakim Kocjancic, che durerà fino al 23 giugno.
Nelle immagini dell'artista la città di Stoccolma avvolge le figure, con tracce di graffiti, saluti al paesaggio, messaggi da coloro che sono invisibili, catturati dal fotografo che è sia una parte dell'immagine, sia un elemento estraneo a essa, una persona sola che vede oltre la materia e che vuole andare fino in fondo, esplorare l'anima della città e delle persone che la animano.
Paradise offre un tour gratuito nel paese delle meravigliose illusioni, un incontro tra cielo e terra, tra bianco e nero, attraverso fotografie di vita in movimento, tentando di opporre resistenza a ciò che ci distrugge, i poteri e il tempo.
Joakim Kocjancic nasce a Milano nel 1975, dopo aver frequentato l'Accademia di Belle Arti di Firenze e Carrara, si sposta per diverse città europee e consegue un master di fotogiornalismo alla London College of Communication. Nel 2006 si stabilisce a Stoccolma e realizza alcune mostre, trovando la sua ispirazione nella fotografia di strada con riferimenti alla tradizione americana, giapponese e ovviamente al neorealismo italiano. Nel 2009 è membro dell'agenzia fotografica Linkimage ed è stata selezionato due volte al Foto Festival di Roma. Nel 2010 vince in Svezia il premio per la migliore fotografia in bianco e nero.
Dal 29 maggio al 23 giugno Fondazione Forma per la Fotografia Piazza Tito Lucrezia Caro 1 Milano
Info: www.formafoto.it Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 0258118067 0289075419
"E’ una storia da dimenticare, è una storia da non raccontare, è una storia un po’ complicata, è una storia sbagliata."
E’ la storia tratteggiata da Massimo Cotto ne "All’ombra dell’ultimo sole’" attraverso la musica, le canzoni, le storie e le passioni di Fabrizio De Andrè. Al Tieffe Teatro, in via Menotti a Milano, è stata notevole la partecipazione del pubblico, accorso in gran numero per la sera della prima. I frequenti applausi dei presenti in sala hanno sottolineato palesemente tutto il calore di chi ama la musica e la poesia di Fabrizio, protagonista indiscusso di questo musical dal sapore malinconico. Impossibile non perdersi in un viaggio nostalgico fatto di immagini indelebili e testi che centrano sempre il proprio bersaglio, cioè il cuore di chi li ascolta. Gli attori del racconto prendono tutti nome da un testo del cantautore genovese ed è appunto Genova il palcoscenico effettivo dell’intera vicenda. Una Genova disillusa, consumata e sempre impaziente, una Genova che diventa simbolo di battaglie e rivoluzioni partite dal basso, ma ugualmente rappresentative di un’umanità tutta italiana. La ballata dell’amore cieco, Quello che non ho e Morire per delle idee su tutte impressionano per quanto ancora siano capaci di descrivere e raffigurare sentimenti, emozioni e storie più che mai attuali. Colpiscono affermazioni come: «Ci raccontiamo rassicurati che basta la salute, ma la salute senza le palanche è una mezza malattia» o ancora «L'emarginazione è uno stato di grazia perché tiene lontani dal potere e quindi dal marcio che lo contraddistingue». Parole incisive che definisco la cifra emotiva dell’atmosfera presente in sala e che offrono spunti di riflessione dai quali è impossibile desistere. La cattiva strada allora non è solo quella cantata da De Andrè o quella dell’insegna al neon del bar di Via del Campo, ma è quella di chi ha il coraggio di schierarsi contro l’abbruttimento dei costumi passati e futuri, contro le sopraffazioni di classe, contro l’impoverimento intellettuale e culturale che oggi, giorno in cui il teatro italiano piange la scomparsa di Franca Rame, reclama profonda attenzione.
Architetture fatte di luce: questo è Yradia, una light agency nata dalla partnership tra Design Group Italia, importante agenzia di design, D’Alesio &Santoro, giovane realtà del settore lighting e Huub Ubbens, lighting designer di fama mondiale.
Istallazioni artistiche concettuali si sposano allo studio attento dei fenomeni di rifrazione della luce, per dare vita a giochi luminosi, lampade sospese, che paiono volare, anelli colorati mossi dal vento.
Lo spettro dei colori come tavolozza da cui attingere per esaltare e creare, in un continuo gioco di sfumature che celano e rivelano, per emozionare ed emozionarsi.
La luce come mezzo con cui scolpire lo spazio ma anche come strumento con cui valorizzare un prodotto, il tutto prendendo in esame cultura, funzione e visione, una triade applicabile non solo al design tout court ma anche e soprattutto alle nuove frontiere dell’interior e product design.
Yradia è ormai un punto di riferimento nel mondo delle lighting technologies, tanto da aver lavorato con realtà affermate quali Pininfarina,ABB e 3M Svezia.
La luce, in tutte le sue sfumature, sarà tra i protagonisti, sabato 1 giugno, dell’evento Chapeau, organizzato da Modalità Demodè in collaborazione con Rosaspinto presso lo Spazio Giulio Romano (via Giulio Romano, 8-MM Porta Romana),
Yradia…follow the light
Nei primi giorni di maggio si è parlato moltissimo di “The Doors” fondamentalmente per due motivi: il primo, purtroppo, per la morte del leader fondatore e tastierista della band Ray Manzarek, il secondo per l’uscita di una pioneristica applicazione per Ipad che racconta il viaggio nel rock di Jim Morrison & Co. Una vera innovazione non solo in campo tecnologico, ma anche in campo di fruizione dei contenuti digitali: tutta la storia della band è racchiusa in un’app! Video inediti, fotografie, canzoni, confessioni, scavano nel più profondo intimo dei musicisti per regalare agli utenti in un solo unico pacchetto l’esperienza “The Doors”.
L’idea è stata progettata e finanziata da Jac Holzman, fondatore dell’Elektra Records la prima casa discografica che offrì nel 1966 un contratto ai Doors, e da Robin Hurley; con la partecipazione del batterista John Densmore, del chitarrista Robby Krieger, del tastierista Ray Manzarek, e di tutta l’eredità lasciata dal cantante e icona Jim Morrison. Holzman, noto al mondo discografico per le sue idee all’avanguardia, ha sempre spinto la band a creare testi e musiche innovative, che spiazzassero i fan e ne ha fatto il punto di forza di tutta l’immagine legata al gruppo.
Ora presenta e realizza un progetto da lui stesso definito visionario:
“Questo progetto è nato dal desiderio di digitalizzare il box set, di utilizzare le nuove tecnologie per dare ai fan una nuova e migliore esperienza. E proprio per questo motivo ha avuto senso scegliere The Doors. Sono sempre stati un passo avanti e la loro storia è una delle più grandi saghe del rock, insieme con la band, raccontiamo una storia avvincente con materiali provenienti dagli archivi dei Doors e da un centinaio di altre fonti che abbiamo recuperato in questi anni – un vero e proprio tesoro tra cui si trovano foto inedite, interviste mai viste, girati dietro le quinte degli eventi live. Il tutto consegnato in un singolo download: questo è un approccio avvincente per mostrare l’intera carriera di una band. Credo che abbiamo gettato le basi per il futuro delle applicazioni musicali … indubbiamente una buona cosa da fare!”
Proprio queste parole, pronunciate da un uomo molto vicino alla band mi hanno fatto riflettere. Consegnare in un unico pacchetto pre confezionato una storia lunga anni è un vero peccato: è perdersi il gusto di andare in negozi di dischi usati per pescare il vinile che manca alla tua collezione, è strappare il poster ingiallito del bel Jim che ti guarda con gli occhi tenebrosi, è il non assaporare il piacere di una canzone ascoltata per la prima volta. Una vera passione coltivata negli anni perde di significato se servita tutta in un’unica soluzione e chi ha collezionato cimeli di un gruppo rock storico ne sa qualcosa. Sicuramente case discografiche e produttori devono cavalcare l’onda del momento e se il mercato richiede un’app che app sia. Tuttavia non posso nascondere, data la mia natura nostalgica, una punta di disappunto verso un’operazione che non ha nulla del tributo ad uno delle più grandi band di tutti i tempi ma è una trovata commerciale, tant’è vero che in concomitanza con l’applicazione sono stati rimasterizzati la maggior parte dei loro cd. D’altra parte probabilmente questa operazione porterà molti giovanissimi ad avvicinarsi ad una storia grandiosa ed avvincente, fatta di miti ed eroi, poesia e musica, sperando che la curiosità suscitata dalla tecnologia li spinga a generare un nuova passione.
Sabato 1 giugno dalle ore 22 l'associazione Ohibò presenta il Festival Beat Warm Up, una serata dedicata alle atmosfere dei primi anni 60, in particolare della Liverpool degli anni d'oro, quando sulle sponde de fiume Mersey si ballava fino all'alba a ritmo di Twist' n' Shake e Rock' n' Roll.
L'evento inizia con un aperitivo accompagnato da dischi e vinili scelti da Gianni Fuso (Festival Beat e Bus 1 Crew), seguito da un live dei Beat Barons, band composto da un italiano, un inglese, un americano e uno scozzese, che animeranno l'atmosfera.
Ci sarà poi una preselezione per la gara di Twist & Roll, un gruppo di des selezionerà dieci persone tra i ballerini che si contenderanno i favolosi premi che verranno assegnati con la gara ufficiale durante il dopo concerto.
A seguire partirà la gara di Twist con i ballerini selezionati che si contenderanno un pernottamento di due persone, con un aperitivo e una cena inclusi, per una notte in un hotel di Salsomaggiore Terme a Parma.
Info: www.festivalbeat.net www.associazioneohibo.it
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