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La stagione del Teatro della Cooperativa si chiude con un appuntamento imperdibile: dal 21 maggio al 1 giugno va in scena “Stanze comunicanti” (Communicating doors), la comedy thriller di Alan Ayckbourn.
Anno 2033. Poopay, consulente sessuale specializzata (eufemismo per indicare una prostituta "dominatrice") recatasi per una prestazione alla suite 647 dell’hotel Regal di Londra, si vede consegnare dal morente Reece la confessione della propria vita di efferatezze. Cercando di mettersi in salvo da Julian, esecutore materiale dei delitti, si rifugia in quello che sembra essere un armadio a muro e si ritrova… nella stessa suite vent’anni prima, nel 2013. Qui trova la seconda moglie di Reece, che Poopay sa essere stata buttata dalla finestra, proprio in quella stanza, proprio in quella notte. Tra le due donne, diversissime, nasce una progressiva complicità: mentre cercano di mettersi in salvo e di salvare anche la prima moglie del boss con ulteriori viaggi nel tempo, si ritrovano coinvolte in una girandola di paradossali equivoci e di esilaranti situazioni, nel tentativo di convincere quanti incontrano nelle varie epoche di non essere pazzi e che è possibile muoversi tra passato e futuro. Intanto "dietro alla porta del tempo" il killer incombe minaccioso, e si avanza inesorabilmente verso un finale inaspettato.
Paradossi temporali, comicità surreale in una girandola di situazioni assurde sono gli ingredienti principali di questa commedia, che vuole divertire il pubblico senza ipocrisie.
Communicating doors di Alan Ayckbourn
regia Marco Rampoldi
con Alberto Mancioppi, Claudio Moneta, Paola Ornati, Stefania Pepe, Roberta Petrozzi e la partecipazione straordinaria di Max Pisu nel ruolo di Julian.
Dal 21 maggio al 1 giugno
Teatro della Cooperativa, via Hermada 8, Milano
Orari: da martedì a domenica alle 20.45
Prezzi: da 8 a 18 euro
Info e prenotazioni: 02 64749997
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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Venerdì 24 maggio, presso il 24 Cocktail Bar di Cunettone, avrà luogo dalle ore 19.30 una serata ad invito ideata dall'azienda vitivinicola Cascina Belmonte al fine di presentare la nuova produzione d'UVA, nettare d'uva dalle diverse proprietà benefiche, ed esplorare la sua versatilità nella preparazione di squisiti cocktail.
Il progetto d'UVA nasce dallo spirito dell'azienda di produrre in modo sostenibile vini d'alta qualità e dal voler applicare lo stesso principio ad prodotto analcolico. Il risultato è una bevanda semplice e rivoluzionaria, dal gusto deciso ed un elevato potere nutrizionale, che mantiene tutta la freschezza, l'integrità e la qualità dell'uva appena pressata.
La serata di presentazione sarà animata da quattro food performances dello Chef Roberto Abbadati, accompagnate da quattro cocktail a base d'UVA realizzati ad hoc da Mattia Merigo, art director del 24.
Non si tratta di un semplice happy hour, ma di un'occasione divertente e glamour per ascoltare buona musica e immergersi in un'atmosfera ricercata e rilassante gustando nuove e curiose prelibatezze.
Come è d'UVA l'avventUVA
c/o 24 Cocktail Bar
rotonda di Cunettone
Salò (BS)
Il connubio perfetto tra lusso, fascino e classe.
Torna l’appuntamento con il rinomato “Concorso d’Eleganza Villa d’Este” che si tiene nell'omonima prestigiosa location, un luxury hotel sulle sponde del lago che lambisce Cernobbio.
Ogni anno, nel mese di maggio, va in scena un concorso d’auto e moto d’epoca che richiama appassionati da tutta Europa: la cornice di Villa d’Este e il parco di Villa d’Erba accoglieranno dal 24 al 26 maggio auto storiche ed eventi di classe per una tre giorni dedicata ai motori e all’eleganza.
Il “Concorso d’Eleganza Villa d’Este” è uno degli eventi più prestigiosi della zona per celebrare il fascino di un'epoca e i suoi cimeli, veri gioielli di meccanica.
Ospiti dell'evento circa 50 automobili d'epoca costruite tra gli anni Venti e Settanta e una trentina di moto.
In scena la storia dell’auto, ma anche le tendenze del moderno design automobilistico e progetti futuristici con 6 concept car dedicati.
Un incontro di passato e futuro, tra linee eleganti e rombi di motore.
Per informazioni: www.concorsodeleganzavilladeste.com
Openweek 2013 è un'opportunità di entrare in contatto con l'arte contemporanea e con i più diversi stimoli creativi.
Giovedì 23 maggio, alle ore 18, presso la Temporary Gallery di Monza, andrà in scena un’originale kermesse artistica per giovani talenti.
Saranno tre giorni interamente dedicati all'esposizione di dieci opere di giovani artisti emergenti: quadri, sculture, installazioni, fotografie dall'impatto forte e innovativo.
Una mostra che da spazio e rilievo alla florida creatività di studenti di scuole d’arte ed accademie.
La galleria, strutturata su tre piani con terrazzi, è uno spazio che si modella intorno alle opere contenute, un ambiente in cui le arti si fondono e la creatività predomina.
Per maggiori informazioni: www.streetartpiu.it
Temporary Gallery
via A. Pennati, 17
Monza
Sentire parlare di progetti ambiziosi di questi tempi, in cui tutto sembra così difficile da raggiungere e ottenere, è qualcosa di più unico che raro.
Eppure c’è ancora qualcuno che ci crede e decide di scommettere sulle proprie passioni.
Noi di Nerospinto, di certo, non perdiamo l’opportunità di raccontare le storie di queste menti creative che vogliono provare a dare vita ai propri sogni.
Oggi siamo in Toscana, una terra che tutti ci invidiano per i suoi colori, odori e sapori, ma soprattutto per la cultura e l’arte che si respira nell’aria. È interminabile la lista di uomini illustri di indubbio genio che hanno reso famosa in tutto il mondo la nostra regione. La Toscana è da tutti conosciuta come la terra che ha dato i natali fin dal Medioevo a grandi navigatori, scrittori, scienziati e artisti.
Sarà un caso, ma proprio in questo territorio denso di creatività, inizia la storia che vi voglio raccontare.
Firenze, 2011. Un gruppo di cinque architetti, accumunati da una sfrenata passione per il design e pieni di idee da sviluppare, decidono di unire le forze per dare vita ad un ambizioso progetto, dove riversare tutta la loro creatività, senza limiti e censure.
Nasce così Amniosya, un gruppo di ricerca e sperimentazione nel campo dell’architettura, del design e del fashion design.
Innovazione e modernità sono le parole d’ordine. L’interesse del gruppo, come loro stessi affermano, verte principalmente sul mondo delle nuove tecnologie, della simulazione dinamica quale incipit di shape tecnologici a diversa scala e della prototipazione 3d legata alle geometrie complesse.
I loro lavori vogliono riproporre la complessità spaziale e i sistemi di aggregazione naturale attraverso la sensibilità formale, la ricercatezze compositiva e l’innovazione tecnologica.
La passione per il design unita all’interesse per la tecnica 3d printing e alla voglia di sperimentale sono alla genesi di Entropya, la loro prima linea di oggetti di fashion design.
Nel nome della collezione risiede l’essenza del loro lavoro. Entropya è una parola di derivazione greca che significa dentro la trasformazione ed è sinonimo di misura nel disordine presente in un sistema fisico.
I gioielli di questa linea vogliono infatti essere una simulazione di un fluido che tramite proprietà fisico-dinamiche deforma un piano. Collane, bracciali e anelli ricreano movimenti spaziali complessi che richiamano la morbidezza di un tessuto, l'articolazione di naturali interazioni tra diverse parti di un fluido a densità elevata.
Le creazioni che fanno parte della collezione Entropya non vogliono essere dei semplici monili, ma dei veri e propri “oggetti di fashion design da indossare” destinate ad un pubblico che ama l’inusuale e il ricercato.
Siete a Firenze? Visitate il Duomo, Palazzo Pitti e gli Uffizi. Ma non siate nostalgici perché la creatività fiorentina non si è fermata allo splendore rinascimentale. Fatevi un giro allo studio Amiosya in via Niccolini per scoprire come l’arte sia ancora di casa nel capoluogo toscano.
Amniosya: Prof. Marino Moretti, Arch. Marco Carratelli, Arch. Lucia Lunghi, Arch.Elvira Perfetto, Arch.Lorenzo Pianigiani, Arch. Lorenzo Pilati
Per informazioni
email : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
blog: amniosya.blogspot.com
Via Niccolini 2, Firenze
Un tuffo negli anni ’30 e ’40. La città di Como fa un salto all’indietro…con l’ottava edizione dello Swing Crash Festival, il più grande evento di musica Jazz e Swing in Italia, che dal 19 al 23 giugno, animerà le vie della città.
Piazza Cavour, principale piazza di Como vista lago, accoglierà i più grandi professionisti e ballerini di tutto il mondo.
Un vero culto dello spirito swing degli anni ’30 e ’40. Un festival unico ed apprezzato in tutto il mondo ideato dai ballerini di fama internazionale: Vincenzo Fesi e Isabella Gregorio.
Per questa ottava edizione, un programma ricco di feste, concerti e gare di danza dalle ore 21:00 fino alle 23:45 nella splendida piazza Cavour.
A seguire le serate proseguiranno in alcuni locali della città per il classico“dopo festival”.
Durante il Festival sono previste delle lezioni pomeridiane dove chiunque potrà cimentarsi nelle danze assieme a ballerini professionisti, conoscere i segreti del trucco e parrucco anni ’30 e ’40 e condividere una magica atmosfera d’altri tempi.
Per maggiori informazioni sul programma:
"Nessuno ha il potere finché non lo agguanta con il sesso o la violenza"
Le alternative sono due e su questo L'uomo con i pugni di ferro, esordio alla regia di RZA, non transige.
Bramosia, denaro, violenti scontri e sensuali prostitute sono i fili che intrecciano la trama del film e le storie dei personaggi che finiscono così con l'avvicendarsi, allearsi e scontrarsi.
Un carico d'oro da proteggere è ciò che muove la trama, un forziere che doveva essere protetto e che invece diviene motivo di tradimento e conseguenti lotte sanguinose.
I vari clan che vivono a Jungle Village, in perpetua competizione, vedono ora prevalere i Lions che, forti di un nuovo capo (che senza mezzi termini si è sbarazzato del precedente), osano sfidare il potere dell'imperatore cinese sottraendogli il suo carico di pepite.
Le conseguenze sono numerose: la sete di vendetta del principe dei Lions, diretto discendente del capo assassinato; l'ira dell'imperatore che smuove il suo esercito verso il paese; le mire della titolare di un bordello che, aizzando le sue protette, vuole impadronirsi del cospicuo bottino; gli stessi Lions pronti a dichiarare guerra per non perdere la propria posizione; il completo stravolgimento della vita di un umile fabbro, che altro non vorrebbe se non liberare la propria concubina e smettere di forgiare armi per le diverse fazioni. Il tutto contornato dalla misteriosa figura di un emissario dell'impero, che avrebbe dovuto vegliare sul bottino e che tarda a comparire, e un corpulento figuro che vende il suo invincibile corpo a chi gli offre la somma di denaro più alta.
Le vicende si snodano in un vorticoso susseguirsi di battaglie a colpi di kung fu, lanci di lame affilate, colpi d'armi e conturbanti episodi fra le lenzuola per arrivare ad un epilogo che vede trionfare in modo davvero improbabile l'umile artigiano.
Per gli amanti dello stile di Tarantino, che peraltro presta il proprio nome per presentare il lungometraggio, i riferimenti al grande maestro sono numerosi: dalla scelta di ambientare la storia in una Cina dal sapore controverso e corrotto (enfatizzato dalla presenza di una splendida quanto pericolosa Lucy Liu), alle inquadrature che privilegiano i dettagli splatter, sino al ritiro spirituale che il protagonista affronta prima del proprio riscatto (molto simile al percorso seguito in Kill Bill da Uma Thurman). Lo stile complessivo, inoltre, riflette molto l'influsso del regista con il quale RZA ha avuto modo di collaborare per l'appunto nella realizzazione di Kill Bill.
Un film senza grosse pretese che complessivamente coinvolge per le scene avvincenti ed originali, il carisma e la particolarità dei personaggi (una menzione particolare va ad un inaspettato e sorprendente Russell Crowe) e la buona quantità di azione, gestita in modo esemplare, che compensa e rinvigorisce la semplicità della trama.
E’ un percorso pieno di domande alla vita e sulla vita quello che coinvolge gli spettatori chiamati a seguire Augusta, protagonista del nuovo film del regista bolognese Giorgio Diritti.
“Un giorno devi andare” affida all’espressività del paesaggio umano e naturale dell’Amazzonia, dolorosamente attraversato dagli sguardi della protagonista Jasmine Trinca, il compito di raccontare un viaggio dell’anima, materia rara nel cinema italiano che avvicina piuttosto il regista all’orizzonte filmico europeo. E’ il dolore a spingere Augusta lontano dall’Italia, a metterla di fronte alla diversità estrema delle popolazioni indios che una missione cattolica sembra imprigionare ancora nelle trame culturali dell’occidente.
Allora la giovane e inquieta Augusta sceglie di andare oltre, di vivere dal di dentro tutti i limiti e le diversità di quella terra, scoprendo quanto la precarietà materiale possa abbattere ogni filtro con la sua interiorità, spazzando via le difese dalla sofferenza. Ma la quotidianità lasciata a casa continua ad irrompere con le figure della mamma e della nonna della donna, definendo nella storia una molteplice immagine del femminile in diversi momenti esistenziali, alla quale si aggiunge la presenza di una ragazza amazzonica il cui destino si incrocia con quello della protagonista trasformandola quasi nel suo alter ego, in un rovesciamento di costumi e abitudini tra due mondi apparentemente molto distanti.
Non sono le parole a definire il racconto del film costruito piuttosto sulla forza dell’immagine – e dunque sulla fotografia e il talento registico – dominata dalla natura essenziale, senza artifici, seguita nel suo corso, con tutte le difficoltà tecniche del caso, nel pieno rispetto dei luoghi e della forza narrativa scaturita dal contatto elementare, quasi primigenio, della protagonista coinvolta come persona prima che come personaggio nell’esperienza del film.
E’ necessario che anche il pubblico posto di fronte al film si metta presto in cammino per superare la pigrizia dello sguardo, andare oltre i confini della lingua e della forma per afferrare il messaggio di stile e di contenuto racchiuso nella coraggiosa ed originale regia di Diritti, sostenuta da un cast pienamente a servizio del progetto, coinvolto e aperto all’incontro con la comunità indios e con gli attori non professionisti scelti dal regista per affiancare gli interpreti italiani. Una fusione armonica che trapela dopo scena dopo scena equilibrando la presenza “straniera” fino a confonderne l’identità, persa nei meandri della foresta e quasi abbandonata nel flusso naturale.
Nel finale una liberazione, per Augusta e per lo spettatore che la accompagna, avvertita come esigenza di perdersi per ritrovarsi, priva però di una chiusa razionalmente definita, in sospeso come è proprio della dimensione dell’andare, senza un “dove” che imprigioni l’occhio aperto verso l’infinito.
“Personalmente vedo questo progetto come un percorso potenziale verso la riscoperta del ruolo dell'uomo in natura. L'ho chiamato Genesi perché, per quanto possibile, desidero tornare alle origini del pianeta: all'aria, all'acqua e al fuoco da cui è scaturita la vita”.
Una frase che spiega al meglio l'obiettivo della mostra di Sebastião Salgado alla Forma Galleria fino al 6 settembre 2013.
Una meravigliosa selezione di 25 scatti di uno dei fotografi più importanti dei nostri tempi. Un viaggio in tutto il mondo lungo 8 anni: l'Amazzonia, il Congo, l'Indonesia, la Nuova Guinea, l'Antartide, l'Alaska. Dai deserti dell'Africa e dell'America alle montagne del Cile e della Siberia.
Grazie anche alla condivisione della vita quotidiana con le popolazioni indigene, è riuscito coglierne i momenti più intimi. Ha osservato e catturato il comportamento di animali selvaggi, ha immortalato paesaggi incontaminati.
È un ritratto del pianeta, un omaggio alla Terra. Un bianco e nero talmente forte da risultare un monito rivolto a chiunque: bisogna cambiare presto le nostre abitudini nei confronti della natura, portare un maggiore rispetto all'ambiente che ci circonda per poter mantenere vivi gli splendidi paesaggi che il fotografo ci mostra.
Info su orari e costi:
da martedì a venerdì dalle 10.00 alle 19.00
sabato dalle 12.00 alle 18.00.
Ingresso gratuito
Tel.: 02.89075420
Forma Galleria
Piazza Tito Lucrezio Caro, 1
20136 Milano
Il Festival di Cannes ha aperto finalmente le porte della stagione dei grandi festival del cinema.
E, come da tradizione, ieri sera sulla Croisette hanno sfilato i veri protagonisti della manifestazione, e cioè registi e attori che vedremo nelle pellicole.
I grandi nomi del jet set internazionale, da Leonardo di Caprio a Nicole Kidman, da Lana del Rey a Solange Knowles hanno sfidato la pioggia, che alla fine è arrivata, per percorrere la passerella di ingresso al salone del Theatre Lumiere dove si è svolta la cerimonia di apertura.
Oltre ai grandi nomi del cinema, ovviamente, come da copione, grandi star sono stati gli stilisti che hanno vestito i divi del cinema: uno su tutti Crisitian Dior che è stato scelto in più di un’occasione.
Carey Mulligan, una delle protagoniste del film più atteso, Il Grande Gatsby, ha optato per un haute couture dalle linee semplici, ma sempre di grande effetto (anche se dobbiamo dire che il prodotto di base ha aiutato molto…), un lungo con scollatura ampia dal colore candido come la sua pelle.
Stessa scelta per la giurata Nicole Kodman, che ha indossato un vestito di mezza lunghezza quasi da picnic sur la plage, di nuovo con tonalità molto tenui addolcite ulteriormente dalle stampe floreali quasi impercettibili.
Julianne Moore tra le tre è stata quella che forse ha osato di più: un bicolor nero e lilla dalle rifiniture lineari con grandi tasche laterali reso ancora più chic dai sandali gioiello.
Ma passiamo agli uomini, che un po’ come le gentili signore non si sono lasciati prendere la mano dall’occasione per far ricadere la scelta invece su abiti scuri, camicia bianca e papillon o cravatta d’ordinanza.
Uno stile semplice, ma come sempre, di grande effetto, così come appare sempre affascinante Leonardo Di Caprio, che rimane un ormai sicuro sinonimo di classe sul red carpet.
Anche il suo co-protagonista Tobey Maguire ha scelto un look senza troppe pretese, smoking scuro e papillon.
Il primo premio della serata, targata Cavalli questa volta, va a Cindy Crawford, che a 47 anni si può permettere con nonchalance un abito bianco a sirena con ampia scollatura bordata d’oro da far impallidire (quasi) tutte le altre partecipanti.
Chapeau.
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