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Ritorna il Buscadero Day, la più grande maratona di musica per la più importante rivista di rock italiana, al parco di Palazzo Beauharnais di Pusiano, Como. Sabato 13 e domenica 14 luglio, un ricco cartellone con grandi nomi del rock internazionale è pronto ad accogliere appassionati e curiosi! Il festival organizzato dal musicista Andrea Parodi in collaborazione con l’Associazione Culturale Pomodori Music, che si occupa di promozione musicale, e promosso dal Comune di Pusiano, presenterà nomi importanti della scena musica mondiale: ospiti attesissimi Garland Jeffreys, Hugo Race, James Maddock, Bocephus King e la sua Orchestra Familia. Oltre agli headliner, saranno presenti altri grandi artisti: da Federico Sirianni, cantautore genovese, alla country&folk Mama Bluesgrass Band; dal cantante e chitarrista italiano Charlie Cinelli ai Luf, gruppo folk-rock lombardo, dal cantautore italiano Daniele Ronda al gruppo comasco i 7Grani fino ad altri gruppi della scena italiana ed europea. Una vera e propria Festa della Musica dove il rock incontra il blues, il folk e la canzone d’autore. Una due giorni ricca di emozioni e di un sound coinvolgente.

Location: Parco di Palazzo Beauharnais, Pusiano – Como

Il primo yogi-blogger italiano, autore di WWW.YOGASUTRA.IT

 

Gianni pratica Yoga da quando aveva 17 anni, con una breve interruzione dai 25 ai 40 anni. Da quando ha ripreso, si sente di nuovo come se avesse 17 anni.

Oggi studia Yoga, pratica tutti i giorni, insegna e scrive. Autore in una precedente vita di quattro o cinque libri dedicati alla comunicazione e al marketing (ha perso il conto, il che la dice lunga sulle sue capacità matematiche) e innumerevoli articoli, ha scritto un manuale di Yoga e un manuale su come aprire e promuovere un centro Yoga: Kundalini Marketing.

 

Yogasutra è il primo blog italiano interamente dedicato allo Yoga. Gianni è il primo Yogi-blogger italiano che porta avanti quotidianamente o quasi un blog di riferimento per tutti gli Yogi o per i curiosi del mondo dello Yoga e dintorni. Il suo blog è una sorta di “contenitore” contemporaneo che tratta di innumerevoli argomenti: Yoga e Meditazione, Eventi e stage, consigli utili, articoli sullo Yoga, ecce cc. Vi invito a scartabellare il suo blog alla scoperta del mondo di Yogasutra.it.

 

 

DOMANDE:

 

V: Sei stato il primo a portare argomenti come lo Yoga su un un blog. Come hai  avuto questa idea?

 

G: In realtà l‘idea era venuta a un mio amico, Marco Massarotto, che all‘epoca doveva creare una serie di Blog di vario argomento per un suo cliente. Mi chiese se ero disponibile a curare un blog dedicato allo yoga. Facendo una rapida analisi in rete scoprii che nel 2006 non c‘era nessun blog italiano che parlasse di questo argomento. Esisteva già il sito Yoga.it, e qualche sito di qualche raro centro yoga già sbarcato nel mondo digitale ma per il resto, in rete e in italiano, non c‘era quasi niente che parlasse di yoga e, in particolare, nessun blog prima del mio.

 

 

V: Come scegli gli argomenti che tratti sul tuo blog?

 

G: Principalmente sulla base della rilevanza di quello che incontro leggendo libri, riviste o navigando in rete. Se trovo qualcosa di interessante, ne parlo o lo segnalo. Nei primi anni facevo anche maggiore attenzione all'attualità dello yoga: eventi come lo Yoga Festival di Milano, notizie sui giornali, attualità estera. Lo facevo anche perché in rete pochi parlavano di Yoga in italiano e del mondo italiano dello yoga, quindi avevo un ruolo informativo-divulgativo proporzionalmente più importante. Adesso ci sono molte più risorse in rete e quindi mi occupo meno dell'attualità, a meno che non pensi di poter dare un punto di vista interessante. Scrivo quindi solo su temi che ritengo particolarmente interessanti, e offro spazio a chi vuole segnalare eventi e corsi di yoga. I temi che mi interessano di più sono la tradizione dello yoga, la filosofia indiana, il rapporto tra yoga e mondo moderno.

 

 

V: Yogasutra.it, Kundalini Marketing: ti piace mischiare parole antiche con termini contemporanei e tecnologici?

 

G: Lo yoga è antico e contemporaneo. Sono contrario alla contrapposizione ”tradizione contro innovazione“ o ”tecnologia contro natura“. Come ho scritto in un mio post, anche la scrittura è una tecnologia e a suo tempo provocò polemiche analoghe a quelle che oggi riguardano i social network, mentre ieri riguardavano il computer, la televisione, i fumetti, i romanzi.

Per esempio, anche nella filosofia occidentale Socrate era contrario alla scrittura, perché fissava il pensiero in forma immutabile. Oggi i libri vengono considerati il supporto culturale per eccellenza, ma Cervantes in Don Chisciotte racconta la storia di un nobilastro impazzito per l‘eccesso di letture cavalleresche... un po‘ come oggi si sostiene che l‘eccesso di videogiochi crei disturbi mentali, cosa mai provata, o che la frequentazione dei social network allontani dalla vita reale, altra cosa mai provata. Patanjali, a modo suo, fu un innovatore tecnologico: usò una tecnologia relativamente recente - la scrittura - per tramandare le sue conoscenze sullo yoga, un‘azione tanto rivoluzionaria per la sua epoca (l‘insegnamento era solo orale, per passaparola da insegnante ad allievo) quanto oggi pubblicare un corso di yoga su Youtube. L‘unica differenza è che oggi molte cose sono più veloci: dal primo che ha pubblicato un film di yoga su Youtube siamo passati a centinaia o migliaia di filmati su yoga, pranayama, meditazione pubblicati ogni mese in tutte le lingue.

 

 

V: Hai avuto una piccola pausa dallo yoga, possiamo sapere il perché? Il blog è nato prima o dopo questa pausa?

 

G: Ho avuto una lunga pausa: ho smesso di praticare yoga dai 25 ai 40 anni. Ho conosciuto lo yoga a 17 anni attraverso il libro di Indra Devi ”Yoga in sei settimane“, edizione italiana di ”Yoga for You“, uscita in Italia nella Bur Biblioteca Universale Rizzoli, intorno al 1975. Guardando indietro è stato un libro fondamentale per la mia educazione e sviluppo, anche se all‘epoca avevo capito si e no il 10% di quello che mi diceva. Le cose che ho appreso e utilizzato per anni sono state alcune posizioni, la tecnica di autorilassamento, una piccola base di Pranayama. Gran parte dell‘aspetto filosofico non lo avevo capito, anzi lo avevo filtrato e nel ricordo mi pareva che il libro non ne parlasse nemmeno. Qualche anno fa ho ricomprato il libro, tramite Amazon, in edizione originale, una copia usata del 1960. Rileggendolo dopo anni mi sono accorto di tante cose che non avevo capito, mentre altre cose che avevo letto erano sedimentate e mi avevano influenzato per tutta la vita, ma non mi ero reso conto di averle lette lì. Tra l‘altro, una cosa che non avevo capito a 17 anni era che Indra Devi fosse una donna. Quando ho comprato il libro pensavo che fosse un nome maschile, complice anche l‘illustrazione di copertina di John Alcorn che rappresentava uno yogi in una via di mezzo fra siddhasana e baddhakonasana. Indra Devi è stata la prima allieva donna di Krishnamacharia (maestro anche di BKS Iyengar, K Pattabhi Jois e TKV Desikachar) ed ebbe un ruolo importante nel divulgare lo yoga negli Stati Uniti.

 

 

V: Qual è il plus valore di un blog rispetto ad altri canali di divulgazione che abbiamo a disposizione?

 

G: Un blog può essere la semplice espressione di un punto di vista personale, una specie di diario, una serie di editoriali su argomenti specifici, oppure una serie di scritti del genere ”brevi cenni sull‘universo“. Oppure può essere una vera e propria testata editoriale, con un taglio editoriale, una selezione di argomenti, diversi collaboratori coordinati fra loro. In tutti i casi è un modo molto efficace per parlare a un proprio pubblico, che può essere un piccolo giro di amici online o un pubblico più vasto. È un ottimo strumento per la divulgazione di tematiche ”verticali“. Se fai il palombaro, parlare delle tematiche del lavoro subacqueo con un blog è un ottimo modo per tenersi in contatto con colleghi palombari, ma anche semplici appassionati del tema, con uno scambio che, anche se sei il maggior esperto del mondo, ti arricchisce perché nessuno è così esperto da sapere tutto e conoscere tutti i dettagli.

 

 

V: Oltre ad esser uno yogi blogger sei anche un insegnate di Yoga, cosa trasmetti ai tuoi allievi nelle tue lezioni? Qual è la cosa che a tuo avviso è più importante insegnare?

 

G: Con tutto il rispetto per il fitness e altre discipline, nell'educazione fisica spesso si tende a insegnare secondo una metodica del tipo "istruzioni dell'Ikea": esegui così, così e così. Dal mio punto di vista la cosa più importante è imparare ad ascoltare il proprio corpo, eseguire la posizione senza farsi male, non essere narcisisti e competitivi. In pratica interpretare le indicazioni ma eseguire la posizione pensando con la propria testa. È il messaggio rivoluzionario dello yoga: ascolta il maestro, ma il maestro sei tu. In ogni sala pratica i maestri sono molti: l'insegnante ma anche ogni allievo.

 

 

V: Cosa ne pensi di tutti gli stili di yoga o rielaborazioni in chiave occidentale che sono nate negli  ultimi anni?

 

G: Bisogna essere aperti. Per quel che riguarda lo yoga, io sono un tradizionalista aperto all‘innovazione. Bisogna partire dalle tradizioni, poi su queste si può innovare. La fisiologia umana cambia molto lentamente: per quel che riguarda la nostra esperienza possiamo dire che è sempre uguale. Quindi bisogna partire dalla fisiologia e dalla tradizione: quellli sono i punti fermi. Passando dalla carrozza all‘automobile, nessuno ha avuto la pretesa di reinventare la ruota. I tre fattori fondamentali dello yoga sono il corpo umano, il respiro, la mente, la forza di gravità. La tradizione dello yoga ha fatto scoperte molto interessanti sul funzionamento del corpo, del respiro e della mente, utilizzando la forza di gravità per condizionarli ed educarli. Bisogna partire dalla tradizione e dalla fisiologia del corpo restando aperti alle novità che si possono scoprire percorrendone il cammino.

 

 

V: Yoga e moda: pensi che lo yoga sia diventato un fattore sociale “glamour”? E che ciò possa aiutare la diffusione di questa disciplina oppure in qualche modo sminuirla?

 

G: Sicuramente negli ultimi dieci anni c‘è stato un fattore di moda. Però penso che lo yoga offra una conoscenza talmente profonda della fisiologia umana che la sua diffusione porterà grandi vantaggi per tutta l‘umanità. Mi sembra che il Dalai Lama abbia detto che se tutti meditassero 15 minuti al giorno, l‘umanità sarebbe più pacifica e felice. Credo che sia il possibile ruolo dello yoga: se tutti praticassero yoga, che è una forma di meditazione, tutta l‘umanità sarebbe più sana e felice.

 

 

V: Pensi che lo yoga possa cambiare la vita delle persone? E in che modo ha cambiato la tua?

 

G: La cambia perché insegna a pensare con la propria testa, almeno secondo me. Imparare a stare sulla testa significa anche imparare a guardare le cose da un punto di vista diverso dal solito. Per un idealista ottocentesco un‘affermazione del genere sembra una cretinata, ma in realtà anche la psicologia occidentale ha scoperto che la posizione del corpo influenza lo stato d‘animo e il modo di pensare: semplificando un po‘, se stai gobbo sei più soggetto alla depressione, se stai dritto sei più ottimista.

 

 

V: Cosa secondo te è più frainteso in generale della pratica dello Yoga nel mondo Occidentale?

 

G: Probabilmente la ricerca del contorsionismo atletico. È una tentazione forte e un modo per affascinare-spaventare i principianti. Certo, guardare una bella donna o un bell'uomo eseguire posizioni intricate può essere piacevole, stupefacente o motivo di ammirazione. Ma lo yoga può essere praticato a qualsiasi età, in qualsiasi condizione fisica eccetto la malattia acuta. Non occorre eseguire la posizione annodata per trarne benefici, anzi.

 

 

BOTTA E RISPOSTA: Una domanda – Una parola come risposta

 

L’Asana che preferisci di più - Supta Padmasana

Lo stile di yoga che senti più tuo - Hatha Yoga

Un libro utile (in generale) - Yogasutra

Un viaggio utile - Il viaggio alla scoperta di sé

Una citazione o una tua frase utile - "La posizione deve essere stabile e comoda", Yogasutra,

Un sito utile - yogajournal.com yoga.it

La cosa da evitare per chi pratica Yoga - farsi male

Cosa ti rende felice quando insegni - finire la lezione

Colore preferito - viola

Una bevanda che consigli a tutti - karkadè

 

 

Il blog Yogasutra è on-line al seguente indirizzo: www.yogasutra.it

 

 

Namasté,

Vittorio Pascale

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

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Capita a volte di incontrare persone e cose in grado di farci rivivere ricordi passati e di darci stimoli per idee future.

Michele Chiocciolini è un giovane designer fiorentino che ha debuttato nel Luglio 2011. La sua prima collezione è nata dall’esigenza di trasferire sugli abiti gli sviluppi pittorici della sua creatività, dalla volontà di trasmettere l’idea della ruvidezza che gli era stata suscitata dalle campagne fiorentine. Abiti-giacca che si ispirano ai costumi della campagna e all’eleganza nobile Toscana.

 

La seta, materiale principale di questa collezione, rappresenta in realtà un concetto ibrido poiché su questa, Michele ha stampato i suoi quadri, alienando così il senso di “leggerezza” della materia, che tuttavia si svela al tatto, viene inoltre accostata a materiali più pesanti creando così forti contrasti materici. Una compenetrazione di mondi diversi: L’eleganza legata all’idea di materiali semplici della tradizione e l’eterna raffinatezza.

 

Laureato in architettura, ha sempre sentito viva la necessità di evadere sviluppando così sugli ossimori differenti linguaggi visivi e comunicativi. Una ricerca significante di simboli sparsi in tempi remoti e presenti. Un lavoro complesso, che va dalla pittura alla ricerca di oggetti di design selezionato. Michele Chiocciolini è riuscito a creare una vera è propria isola, un luogo nel centro di Firenze dove ogni singolo dettaglio denota cultura e creatività. La consapevolezza del passato e l’amore per le sue espressioni più alte hanno permesso al designer di sviluppare un linguaggio contemporaneo efficace. Dalle “tracce” ai “segni” (culturali ed emozionali) Michele è riuscito a determinare, non soltanto decorazioni, ma un vero e proprio codice visivo.

 

Perché un’isola? Un’isola è un luogo lontano, che non si incontra per caso. Dove la storia e le maree hanno accumulato oggetti e sogni incontaminati, e dove tutto è preservato con grande attenzione dal tempo. Nell’atelier Chiocciolini, non esiste soltanto la moda e non si parla soltanto di questa. Qui avviene magicamente una ricerca di costume e si sviluppano connessioni complementari  che ne fanno un centro di idee e collaborazioni.

 

Nel 2012 il designer ha dato vita ad una sperimentazione effettuata sul Jersey. Attraverso questo materiale elastico Michele ha applicato l’idea della sobrietà casual su abiti da cocktail, decontestualizzandoli e offrendo nuove interpretazioni che attingono anche all’universo maschile, come le morbidissime giacche bouclè. Interpretare la contemporaneità è cosa assai difficoltosa, si rischia di annientare un’immagine, confonderla o banalizzarla. Attingendo a situazioni tra esse distanti Michele Chiocciolini riesce a portare avanti la sua interpretazione, libera dai tempi e  dalle imposizioni.

 

Nel suo atelier-mondo non c’è nulla di statico. E’ questo un luogo che non vuole assomigliare a nessun’altro luogo, dove nasce la volontà di dar vita ad una nuova bottega fiorentina dove Michele disegna e lavora.

 

Per lo spring/summer 2013  Chiocciolini propone ispirazioni Pop, con una palette di colori che tocca toni forti, in contrasto tra loro, come il blu il rosso e il bianco. Capi realizzati in Macramè, tubini a manica lunga o corta. Abiti con tagli geometrici, bustini costruiti in differenti parti, unite mediante cinture. L’idea in questo caso  è quella dei frammenti di diverse bandiere cucite tra loro. I lunghi abiti da sera sono pensati sui moods di una New York anni ‘80, con riferimenti al più lontano Déco. Particolare e complesso è l’abito corto davanti e lungo dietro con bustino-stella che è ispirato al Chrysler Building. Forte è la volontà del designer di rievocare le forme architettoniche.

 

Questa attitudine è visibile nei suoi disegni, che nascono da linee nette e geometriche dove tuttavia non restano estranee la morbidezza e la fluidità. Gesti mentali flessibili, emozioni tramutate in oggetti, sogni in materia. Risultati di un grande lavoro e di uno studio complesso dove la ricerca della bellezza futura, si fonda sulla consapevolezza di quella passata!

 

Photos by:

Angelo Trani

Domingo Nardulli

Giacomo Favilla

Margherita Caldi

 

 

Milanese DOC, Gian Paolo Barbieri, nasce in una famiglia di commercianti di tessuti, nel 1938.

La professione dei genitori ispira profondamente Gian Paolo che subisce il fascino delle stoffe preziose, i giochi di colore delle stampe, la seduzione del tocco vellutato di una pezza. Questa esperienza lo porta ad avvicinarsi molto presto al mondo della moda a cui si legherà indissolubilmente come fotografo.

Inizialmente, però, è attratto dal teatro e studia recitazione, poi trova spazio anche in qualche film in veste di attore.

Grazie al cinema Gian Paolo Barbieri entra in contatto con una realtà tutta nuova e particolare: nelle dive americane trova una luce e una seduzione che non vedeva nel panorama italiano e decide quindi di dedicarsi alla fotografia per poter esaltare la bellezza, per farsi strumento di comunicazione del bello.

Inizia così una proficua collaborazione con Vogue e firma le campagne dei più grandi stilisti mondiali: i suoi scatti sono un inno all’eleganza, hanno una patina di arcaico ma allo stesso tempo rifulgono della genialità e della dinamicità dell’arte contemporanea.

Questo lo porta ben presto ad essere annoverato tra i più grandi fotografi del mondo e Stern lo definisce “Uno dei quattordici autori che hanno fatto la storia della fotografia di moda”.

Lo stretto contatto con il mondo del fashion lo porta ad avere spesso a che fare con modelli e modelle e questo è lo spunto per iniziare una serie di lavori che si discosta dall’alta moda e lo avvicina ad un più profondo approccio all’arte.

Il corpo, inteso come rappresentazione della figura umana, diventa il centro del suo pensiero e dei suoi studi. L’avvicinamento alla fotografia di nudo è stato lento, lungo e non senza intoppi. Del resto il corpo umano ha sempre generato in lui emozione e attrazione ma allo stesso tempo il grande rispetto con cui viene considerato lo porta continuamente a domandarsi se le sue creazioni non scadano nel volgare.

Tuttavia la sua concezione di corpo e sesso come “manifestazioni esuberanti della natura” lo portano a pensare che il compito del fotografo sia la celebrazione di questi: il corpo in ogni sua espressione, senza vergogna e senza restrizioni, senza perversioni o esagerazioni, tornando ad un ideale ellenico di bellezza, dove la purezza delle linee e delle proporzioni dominano i ritratti.

Risultano quindi puri e gioiosi i corpi di Barbieri, palpitanti di una nuova vitalità per una ritrovata libertà.

 

In mostra a Milano dal 5 al 20 giugno il ciclo “Dark memories” definita “un inno a questa esuberanza di natura in tutte le sue forme. Senza falsi pudori, senza paure di banalità, giocando con la felicità e l’innocenza di un bambino sopra quella esile linea rossa che non ha mai diviso, con un taglio deciso, l’arte cosiddetta pura da quella inquinata, la poesia dalla volgarità, il sacro dal profano.”

 

Info

Sotheby’s – Palazzo Broggi

Via Broggi 19

Milano

02295001

Dal lunedi al venerdi dalle 10.00 alle 13.00, dalle 14.00 alle 18.00

Gratuita

L’ingresso è sconsigliato ai minori di 14 anni.

 

 

 

Presente per la prima volta alla Biennale d'Arte di Venezia, la Santa Sede presenta un padiglione, In Principio, a cura del direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci.

 

Ispirato ai primi 11 capitoli della Genesi, sono stati affidati a tre artisti internazionali differenti tre diversi temi: la creazione a Studio Azzurro, la de-creazione a Josef Koudelka e la ri-creazione a Lawrence Carroll. Lo stesso cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, tiene a sottolineare che non si tratta di arte sacra.

 

In apertura, una trilogia di opere dell'artista romano Tano Festa, scomparso nel 1988.

L'opera di Studio Azzurro (storico gruppo milanese attivo sin dal 1982 composto da Fabio Cirifino, Paolo Rosa e Leonardo Sangiorgi), dal titolo In Principio (e poi), è una videoinstallazione interattiva formata da pannelli che si animano al contatto con il visitatore.

Il racconto delle origini, il rapporto dell'uomo con lo spazio e il tempo vengono narrati tramite i gesti di ragazzi sordomuti e le parole dei detenuti del carcere di Bollate. Al centro della sala, un pannello nero invita lo spettatore a interagire e lasciare la sua impronta per generare memoria.

Il fotografo ceco Josef Koudelka porta 18 fotografie scattate tra il 1986 e il 2012, De-creazione, che, grazie anche al grande formato, invitano alla riflessione sul rapporto tra il potere di trasformazione dell'uomo sull'ambiente e la distruzione insita nel tempo e nella natura stessa.

Another Life,l'installazione di Lawrence Carroll, è composta da quattro grandi wall paintings e un floor piece. L'opera risalta soprattutto per la decisione dell'artista di utilizzare un'illuminazione naturale e diffusa uniformemente, che valorizza i colori tenui e i materiali utilizzati, come olii e cere.

 

Particolarità, un freezing painting sarà scongelato e ricongelato varie volte, cambiando il suo aspetto durante la giornata. La riflessione dell'artista sulle sensazioni dell'attesa, della sfida e della gioia sono al centro dell'opera di Carroll.

 

Padiglione della Santa Sede

55 Esposizione Internazionale d'Arte

Venezia, Giardini

Dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 18.00

 

Tra gli amanti della musica e del buon cibo, nasce un connubio perfetto! Le note della “Sartoria della musica” ritornano al ristorante & art bar Biciclette di Milano venerdì 14 giugno dalle 20:30.

 

Il quintetto formato da pianoforte (Paolo Picutti), batteria (Marco Tolotti),voce femminile (Claudia D’Ulisse),voce maschile e chitarra (Stefano Malinverno) e sax (Walter Calafiore) proporrà, allo storico lounge bar, il suo vasto repertorio.

Canzoni conosciute ma mai banali, caratterizzate dall’inconfondibile stile del suo direttore artistico, Paolo Picutti; Musica dal vivo, swing, jazz, bassanova, ideale per un ricevimento di classe, ma anche funky, pop, R&B, dal ritmo scanzonato e incalzante.

 

Biciclette  ristorante  & art bar

Via Torti angolo Corso Genova

Milano

Contatti: 025810435

http://www.lebiciclette.eu

 

 

 

 

Scarpe Buffalo, t-shirt stampate, cappelli con la visiera, canotte da basket e brillocchi di dubbio gusto appesi ad ogni dove… io li ho notati, voi li avrete notati e qualcosa mi dice che li abbia notati anche Riccardo Tisci: si stiamo parlando di loro, i Seapunk, gruppo di ragazzi aderenti all’omonimo movimento  stilistico-musicale. Si tratta di una moda e di un genere musicale, giovani e di cui si sa ben poco, la musica nasce dalla contaminazione non tanto tra gruppi già esistenti ma tra vari dj del panorama underground di Chicago e San Francisco, tra cui gli Utrademon, I Zombelle e Unicorn Kid che dà origine a un misto tra la musica elettronica e la bit anni ’90 farcite a casaccio con sonorità che riproducono i rumori del mare.

 

Per quanto riguarda la moda, il dettame è uno: più roba c’è, meglio è!

Vuoi essere un perfetto Seapunk? Decolorati i capelli e falli azzurri, fucsia, verdi o nei casi di minimalismo estremo, bianchi.

Il codice di vestiario prevede magliette stampate con fantasie vagamente neo-classiche, unicorni, onde, stelle marine e in generale, tutto ciò che abbia un qualcosa di infantile o che rimandi all’infanzia, anime compresi, il tutto magari abbinato a bomber da aviatore, felpe dai colori fluorescenti e giacche sportive dei materiali più sintetici che riuscite a trovare.

 

Per i bottom invece abbiamo leggings con stampe improbabili (magari con sopra degli shorts, supponiamo, come rito propiziatorio per richiamare l’estate) o più banalmente, jeans skinny, pantaloncini della tuta (anche qui… il più sintetici possibile) e, se siete dei ragazzi, un kilt vi darà sicuramente quel tocco avantgard che desiderate.

 

Riguardo gli accessori, si apre una parentesi che potrebbe occupare lo spazio di un intero articolo, poiché vale letteralmente tutto. La cosa importante è che ci siano, siano tanti e siano il più vistosi possibile, a partire da un “banalissimo” septum collegato con una collana all’orecchino del lobo a brillantoni da danzatrice del ventre al centro della fronte. Le collane possono essere di qualunque foggia e materiale, tuttavia è particolarmente apprezzato un tocco di orientalismo che non c’entra assolutamente niente con il look generale…. ma a noi piace così. Vengono accettati di buon grado anche peluches e bamboline attaccati allo zaino (altro elemento imprescindibile del look seapunk) o portati al collo. O al braccio. O come cerchietto ferma-capelli.

 

Da non sottovalutare è l’aspetto dei social-network dato che i Seapunk nascono (e spesso si esauriscono) in rete. Il perfetto Seapunk ha un cura maniacale delle foto che pubblica su Facebook o su Twitter che devono essere post-prodotte a mo' di collage, applicandovi sopra, nella maniera più becera possibile, scritte, stelline, personaggi di anime vari, gatti, dolciumi e corni di unicorno esattamente al centro della fronte, in modo tale da ricreare quell’effetto anni ’90 che(a quanto pare) va tanto di moda.

 

Tra le icone di riferimento più importanti abbiamo Brooke Candy, giovane rapper americana, diventata famosa grazie al video “Genesis” dei Grimes e in seguito grazie al suo primo video, “Das Me”, uscito nell’ottobre del 2012.

Altrettanto importante è il trio dei Die Antwoord, gruppo rap-rave sudafricano, noto tanto per i ritmi e i testi delle loro canzoni, quanto per i loro look composti da tatuaggi idioti, lenti a contatto nere, tagli di capelli da punk anni ’80 e facce da tekno-raver in after da una settimana.

 

Sabato 8 giugno all’Arcimboldi di Milano saranno  protagonisti gli allievi dell’Accademia Ucraina di Balletto di Milano del Gran Galà “I nuovi angeli sulle punte”. I giovani danzatori balleranno a fianco di étoiles internazionali come: Ievgen Lagunov e Cristina Balaban primi ballerini del Teatro dell’Opera di Kiev, Raffaele Morra in arte Lariska Dumbchenko dei ballets Trockadero de Montecarlo.

Guest star e allievi si alterneranno interpretando passi a due, variazioni e assoli tratti dai principali balletti del repertorio classico. A rendere ancor più unico questo evento la straordinaria partecipazione dell’Orchestra dei Piccoli Pomeriggi Musicali diretta dal Maestro Daniele Parziani che accompagnerà i balletti con “magiche” musiche.

 

Teatro degli Arcimboldi

via dell’innovazione, 20

Milano

Info bilglietti: call center ticket one 892.101

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Per chi possiede il pollice verde o soltanto per gli appassionati del tema, da non perdere è la serata di mercoledì 12 giugno! Dalle ore 20:00, Verger ospiterà Rosalba Piccinni con il suo “Jazz and flowers”, un mondo fatto di note, colori e profumi.

Fioraia e cantante jazz, Rosalba intratterrà il pubblico di Verger con la sua musica e le sue ricercate composizioni floreali accompagnate da suggerimenti di stile per renderle sorprendenti in ogni occasione.

Ricercatezza, passione e stile, caratteristiche inconfondibili di Verger, incontrano l’eclettismo di Rosalba che riesce a tradurre un pensiero speciale nel regalo più sorprendente e frizzante. Verger vi aspetta per condividere insieme la meraviglia delle originali creazioni della “cantante-fioraia” sulle melodiose note della sua musica.

Verger

Via Varese,1

Milano

Per info e prenotazioni 02 86998276.

Stasera, per gli amanti della buona cucina o per i più curiosi, Nerospinto consiglia un evento davvero unico.

Dalle 19.30, presso la Cascina Cuccagna, potrete assistere alla presentazione del libro “Diversamente Cotto” di Tommaso Fara, che descrive metodi di cottura alternativi e regala una nuova consapevolezza di quelli più tradizionali.

 

La serata sarà resa più piacevole dalla possibilità di prendere parte alla degustazione di alcune delle ricette che l’autore cuoco presenterà in contemporanea all’esposizione del suo libro.

 

Un'esperienza inebriante, in una splendida ambientazione, che soddisferà anche i palati più esigenti.

 

 

Cascina Cuccagna

Via Cuccagna 2/4 ang. Via Muratori

Milano

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