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Milano, 16 gennaio 2026 due eccellenze italiane si incontrano nel segno di una visione comune: l’attenzione maniacale al dettaglio, l’innovazione come processo continuo e la qualità intesa come impegno quotidiano. È su queste basi che prende forma la collaborazione tra Iginio Massari Alta Pasticceria e La Poligrafica, realtà di riferimento nel panorama della stampa tipografica e del packaging di alta gamma. Una partnership che nasce con un obiettivo chiaro: rafforzare il ruolo del packaging come elemento centrale dell’esperienza premium del prodotto, trasformandolo da semplice supporto a vero e proprio linguaggio del brand.
Iginio Massari, un nome che non ha bisogno di presentazioni. Da decenni è sinonimo di rigore, bellezza e rispetto assoluto per la materia prima. In questo universo fatto di precisione millimetrica e sensibilità quasi artistica, ogni elemento conta, anche quelli che, troppo spesso, vengono considerati accessori. Come il packaging. È proprio da questa consapevolezza che nasce l’incontro con La Poligrafica, realtà italiana d’eccellenza nel mondo della stampa tipografica e del packaging di alta gamma. Un incontro che non è frutto del caso, ma di una visione condivisa: la qualità non si dichiara, si dimostra. E lo fa in ogni dettaglio, dall’idea iniziale fino all’esperienza finale del cliente.
Nel mondo di Iginio Massari, nulla è lasciato all’improvvisazione. Ogni dolce nasce da uno studio approfondito, da una ripetizione costante del gesto, da una ricerca che non ammette scorciatoie. Allo stesso modo, per La Poligrafica il packaging non è un semplice contenitore, ma un vero e proprio mezzo espressivo. È la prima stretta di mano tra il prodotto e chi lo riceve. È l’anticipazione silenziosa di ciò che verrà.
Quando queste due filosofie si incontrano, il risultato non può che essere coerente. Il packaging diventa parte integrante dell’esperienza premium, un’estensione naturale del prodotto stesso. Non solo protegge, ma racconta. Non solo avvolge, ma prepara e accompagna il cliente in un rituale fatto di attesa, curiosità e piacere.
La collaborazione si sviluppa attraverso un approccio sartoriale, quasi artigianale nel metodo, ma industriale nella precisione. Ogni progetto viene costruito su misura, tenendo conto sia brand che del tipo di prodotto. Del contesto di utilizzo e dell’esperienza che si vuole generare. Dai formati più essenziali a soluzioni completamente personalizzate, il filo conduttore resta sempre lo stesso: equilibrio tra funzionalità, estetica e qualità assoluta.
Uno degli aspetti più interessanti del lavoro di La Poligrafica è il controllo completo del processo. Nulla viene delegato al caso; dall’ascolto iniziale, in cui le idee prendono forma attraverso il confronto, fino alla verifica tecnica e creativa, ogni fase è seguita con metodo. I mockup fisici permettono di toccare con mano le scelte, mentre le presentazioni tridimensionali aiutano a visualizzare il risultato finale ancora prima che esista. Un modo di lavorare che riduce l’incertezza e aumenta la consapevolezza, sia per il brand che per chi realizza.
In questo percorso trova spazio anche una sostenibilità concreta, non dichiarata per moda, ma integrata nei processi. Materiali certificati FSC®, inchiostri di origine vegetale, un impianto fotovoltaico che contribuisce a ridurre l’impatto ambientale dell’intera filiera. Tutto questo senza mai sacrificare la resa finale. Perché la vera sostenibilità, quando è fatta bene, non si vede. Si sente.
Per Iginio Massari, questa partnership rappresenta una scelta naturale. Non un semplice fornitore, ma un alleato con cui condividere valori, standard e visione. In un mercato in cui l’esperienza del cliente è sempre più centrale, il packaging diventa un linguaggio. Parla di cura, di rispetto, di attenzione. Dice, senza usare parole, che ciò che contiene è stato pensato con la stessa dedizione.
Iginio Massari nasce a Brescia nel 1942 e si avvicina giovanissimo al mondo della pasticceria, formandosi tra Svizzera e Francia, dove assimila una disciplina rigorosa e una cultura del lavoro fondata sull’eccellenza. Nel 1971 apre la sua storica pasticceria a Brescia, che diventa rapidamente un punto di riferimento nazionale e internazionale. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il titolo di Maestro Pasticcere e Ambasciatore della Pasticceria Italiana nel mondo. Oltre alla sua attività imprenditoriale, è noto per il suo ruolo di divulgatore, giudice televisivo e formatore, sempre con lo stesso approccio: severo, coerente, profondamente rispettoso del mestiere.
La Poligrafica è un’azienda italiana specializzata nella stampa tipografica e nel packaging di alta gamma, dove tecnica e sensibilità estetica procedono insieme. Ogni progetto nasce da un approccio sartoriale e da un controllo completo del processo, dall’idea iniziale alla produzione finale. Per La Poligrafica il packaging non è mai solo funzione, ma linguaggio, capace di raccontare l’identità del brand e di valorizzare l’esperienza del prodotto. Una visione che unisce innovazione, precisione artigianale e una sostenibilità concreta, integrata nei materiali e nei processi, senza compromessi sulla qualità.
Tornando alla partnership, ciò che colpisce davvero è la naturalezza con cui due mondi diversi riescono a parlarsi. La pasticceria e la stampa condividono più di quanto sembri: entrambe richiedono precisione, sensibilità per i materiali, rispetto dei tempi e una visione chiara del risultato finale. Quando queste competenze si incontrano, il prodotto smette di essere solo un prodotto. Diventa esperienza.
In un’epoca in cui tutto corre veloce, questa collaborazione racconta invece il valore del fare bene, con calma, con metodo, come si è sempre fatto nelle botteghe di una volta, ma con strumenti e visione contemporanei. E forse è proprio qui il segreto: innovare senza perdere l’anima.
Perché alla fine, che si tratti di un dolce o di una scatola che lo custodisce, ciò che resta è sempre la stessa cosa: la sensazione di aver avuto tra le mani qualcosa di autentico.
https://www.iginiomassari.it/
https://www.lapoligraficasrl.it/

Ci sono giornate che nascono per celebrare un simbolo e poi ci sono luoghi che scelgono di farlo mettendosi in gioco, spingendo un po’ più in là il confine tra tradizione e ricerca. Il World Pizza Day, sabato 17 gennaio, ad esempio, non è solo un’occasione per mangiare una buona pizza, ma rappresenta il momento perfetto per raccontare come questo piatto, così profondamente radicato nella nostra cultura, continui a evolversi senza perdere identità.
A Roseto degli Abruzzi, il World Pizza Day prende una forma inaspettata e affascinante: la prima pizza con impasto al cacao firmata Anima Concept Pizza. Una proposta che incuriosisce già dal colore, ma che conquista davvero quando si entra nel merito del progetto, del pensiero e della tecnica che la sostengono. L’impasto è il cuore di questa creazione. Si tratta di una pizza al padellino realizzata con biga e idratazione all’80%, studiata per garantire struttura, leggerezza e una spinta aromatica ben definita. Il colore scuro non è un effetto scenico, né il risultato di additivi o coloranti: nasce esclusivamente dall’utilizzo della miscela Blackery del Molino Dallagiovanna, sviluppata in collaborazione con Barry Callebaut. Un cacao naturale che entra nell’impasto non per stupire, ma per dialogare con gli altri ingredienti, portando note tostate, profonde, mai invadenti.
Una scelta che racconta molto dell’approccio di Anima Concept Pizza. Qui la sperimentazione non è mai fine a sé stessa. Ogni nuovo impasto, ogni variazione, nasce da una domanda precisa: come posso valorizzare la pizza senza snaturarla? La risposta, in questo caso, è un impasto che resta riconoscibile, ma apre a nuove possibilità sensoriali.
Il topping segue la stessa logica. Nessuna forzatura, nessuna ricerca di eccessi. La stagionalità guida la composizione: crema di topinambur e rosmarino, fungo cardoncello spadellato, lardo di Colonnata e una chiusura di prezzemolo riccio. Ingredienti che parlano tra loro con equilibrio, dove il cacao dell’impasto non sovrasta, ma accompagna; il risultato è una pizza che si legge a strati, che cambia a ogni morso, ma soprattutto che invita ad assaporare con attenzione.
Dietro questo lavoro c’è la mano e la visione di Luca Valle, pizza chef classe 1992. Giovane, sì, ma con un percorso già ben definito, costruito sulla ricerca continua degli impasti e sulle diverse espressioni della pizza contemporanea. Dal padellino alla romana, ogni formato diventa un linguaggio diverso, uno strumento per raccontare una storia specifica. Anima Concept Pizza nasce nel 2019 proprio con questa idea: non esiste una sola pizza, ma tante interpretazioni, ognuna con una sua dignità, una sua tecnica e un suo pubblico. Una visione che negli anni si è consolidata, fino alla recente riapertura del locale dopo una ristrutturazione completa. Spazi rinnovati, dotazioni tecniche aggiornate, ma la stessa anima di sempre. Perché cambiare forma non significa cambiare sostanza.
Il World Pizza Day diventa così il contesto ideale per presentare questa nuova creazione. Non come un evento urlato, ma come un gesto di condivisione. Sabato 17 gennaio, infatti, a tutti gli ospiti verrà offerto uno spicchio della pizza al cacao. Un invito ad assaggiare, a farsi un’idea, a entrare in dialogo con un progetto che vive di confronto e curiosità.
C’è qualcosa di profondamente italiano in tutto questo. La capacità di partire da un grande classico e lavorarci sopra con rispetto, senza perdere il legame con ciò che siamo stati. Il cacao, ingrediente che potrebbe sembrare distante dal mondo pizza, viene invece trattato come una spezia antica, come un elemento capace di arricchire senza stravolgere. Un po’ come si faceva una volta, quando si sperimentava partendo dalla materia prima, non dal risultato da mostrare.
In un momento storico in cui spesso la novità è solo estetica, progetti come questo ricordano che l’innovazione vera è silenziosa. Sta nei processi, nelle scelte, nel tempo dedicato allo studio. E si riconosce al primo assaggio.
Anima Concept Pizza conferma così la propria identità: un luogo dove la pizza è ricerca, ma anche accoglienza. Dove ogni proposta nasce da una riflessione e viene condivisa con chi ha voglia di ascoltare, e soprattutto di assaggiare.
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Anima Concept Pizza
Via Nazionale Nord 2, Roseto degli Abruzzi
Tel. 3487992279
Instagram: @animaconceptpizza
C’è un legame profondo, quasi ancestrale, che unisce terra, cultura e sensi. È lungo questo legame che prende forma la 15ª edizione di Olio Officina Festival, presentata a Milano il 14 gennaio 2026 dal presidente di Olio Officina, Luigi Caricato. Con parole lucide, appassionate e mai accomodanti, più che una conferenza stampa, un manifesto culturale che invita a ripensare l’olio per quello che è davvero: un alimento vivo, complesso, carico di storia e futuro.

Il tema scelto per il 2026 è la sensorialità. Una parola che qui smette di essere astratta e diventa esperienza concreta. L’olio non è solo gusto, ma anche profumo, consistenza, memoria, relazione. È un prodotto millenario, addomesticato dall’uomo migliaia di anni fa, che accompagna i gesti quotidiani della cucina e della cura e che oggi chiede di essere ascoltato con maggiore attenzione, oltre le semplificazioni e le categorie rigide.
Durante la presentazione è emersa con forza una delle battaglie storiche di Olio Officina: restituire dignità narrativa e libertà espressiva all’olio extra vergine di oliva. Un comparto che ha visto crescere in modo significativo la qualità media, ma che continua a essere frenato da una burocrazia miope e da una comunicazione obsoleta. L’olio resta l’unico alimento sottoposto a un panel test obbligatorio con valore sanzionatorio, uno strumento che rischia di diventare punitivo invece che conoscitivo, soprattutto per i produttori medio-piccoli. Il tema dell’etichetta è centrale: ridurre la complessità sensoriale di oltre cinquecento varietà di olivo a tre sole parole: fruttato, amaro, piccante, significa impoverire il racconto e disorientare il consumatore. Come ha sottolineato Caricato, descrivere un olio non è ingannare, ma rispettare chi lo acquista. Ogni bottiglia racchiude un territorio, una scelta agronomica, una raccolta, un clima; oggi, tra cambiamenti climatici e raccolte anticipate, gli oli sono sempre più diversi anche sul piano organolettico.
Accanto alla riflessione critica, Olio Officina Festival conferma la sua vocazione di laboratorio culturale multidisciplinare. Qui il pensiero dialoga con l’arte, la scienza incontra il design, la sensorialità si fa esperienza condivisa, racconto e consapevolezza. La parola scritta si intreccia con il teatro. Interviene anche il dott. Antonello Maietta illustrando il concorso dedicato al design dell’olio promosso in collaborazione con Olio Officina, un progetto pensato per valorizzare il packaging come strumento culturale e comunicativo, capace di fare da ponte tra il mondo oleario e altri settori creativi e produttivi.

Tra i libri citati spiccano “L’olio che parla ai sensi”, di Adele Bonaro, esperta di marketing e neuroscienze applicate, che esplora il valore della percezione sensoriale e del neuromarketing nel racconto digitale dell’olio, e “Breve storia dell’assaggio dell’olio” di Lorenzo Cerretani, oleologo e tecnologo alimentare, che ripercorre in modo rigoroso l’evoluzione dell’analisi sensoriale, mettendone in luce limiti, potenzialità e la necessità di un cambio di paradigma. Marisa Fumagalli con: “Te lo do io il design” un libro che smonta luoghi comuni e rigidità del progetto, riportando il design alla sua funzione più autentica: dare forma alle idee, migliorare l’esperienza delle persone e dialogare con l’uso quotidiano degli oggetti, olio compreso. “Io sono naso” di Ilaria Legato, consulente specializzata in hospitality, food e lifestyle. Infine, Guido Novaro porta il pubblico dentro una storia familiare e industriale che attraversa generazioni, presentando il suo libro “Liscio come l’olio”; un racconto che intreccia memoria privata e storia collettiva, ripercorrendo le vicende della famiglia Sasso, nome simbolo dell’olio italiano, tra intuizioni imprenditoriali, trasformazioni del mercato e passaggi chiave della cultura alimentare del Novecento. Un contributo che restituisce all’olio anche la sua dimensione narrativa, fatta di persone, scelte e visione nel tempo.
Il festival è anche emozione. Lo spettacolo Boccascena. Nel piccolo teatro del sapore, ispirato al pensiero di Rosalia Cavalieri, restituisce al gusto una dimensione poetica e corporea, ricordando che la bocca può essere considerata un teatro, in cui tutti i sensi collaborano alla percezione. Il design diventa strumento di racconto con un progetto triennale dedicato alle bottiglie d’autore: si parte nel 2026 dalla ceramica, per poi esplorare nel 2027 il vetro e chiudere nel 2028 con il metallo.
Fotografia, cinema, contributi scientifici e storici ampliano ulteriormente lo sguardo sull’universo dell’olio e dell’olivo nel Mediterraneo.
Grande attenzione sarà riservata alla formazione sensoriale, che qui cambia prospettiva. Non solo professionisti e appassionati, ma anche bambini e operatori sanitari saranno coinvolti in percorsi che utilizzano l’olio come strumento di stimolazione sensoriale, relazione e benessere. Si parlerà delle scuole di assaggio nate negli anni Ottanta, ma anche della necessità di superare un approccio basato esclusivamente sulla ricerca del difetto, per tornare a educare al riconoscimento del pregio e della qualità.
Ampio spazio sarà dedicato anche al rilancio dell’olio tra le nuove generazioni, una sfida culturale prima ancora che commerciale. Olio Officina Festival lavora per avvicinare i giovani a un linguaggio meno didascalico e più esperienziale, capace di parlare di gusto, identità e creatività. Laboratori, connessioni con il design, il digitale e il neuromarketing diventano quindi strumenti per trasformare l’olio da prodotto percepito come scontato a ingrediente contemporaneo, da scegliere con consapevolezza e curiosità.

Il Festival si svolgerà dal 22 al 24 gennaio presso il Centro Congressi Mantovani Furioli, in Corso Europa 228, a Rho, alle porte di Milano. Un contesto architettonico ampio e luminoso, capace di accogliere incontri, degustazioni, mostre e momenti performativi, favorendo un dialogo naturale tra pubblico, relatori e contenuti. In questo ambiente pensato per la condivisione e la riflessione, Olio Officina Festival propone un percorso articolato che intreccia cultura, esperienza sensoriale e visione, invitando il visitatore a esplorare l’olio non solo come alimento, ma come linguaggio, patrimonio e strumento di relazione contemporanea. che comprende:
Partecipare a Olio Officina Festival significa entrare in un luogo di pensiero e di esperienza, dove l’olio torna a essere cultura viva, racconto, identità. Un viaggio che invita a rallentare, ad ascoltare, a sentire di più e che lascia il segno ben oltre il momento della degustazione.
Sito ufficiale: https://www.olioofficina.it
Programma: https://www.olioofficina.it/olio-officina-festival/15a-edizione-2026/programma.htm
Masterclass: https://www.olioofficina.it/festival-degustazioni.htm
Luigi Caricato, scrittore, giornalista e oleologo, ha pubblicato per Mondadori Oli d’Italia (2001), Olio di lago (2010) e Atlante degli oli italiani (2015) e, presso altri editori specializzati, una nutrita serie di manuali e saggi. Per le edizioni Olio Officina ha dato alle stampe, in edizione bilingue italiano/inglese, Il grande libro dell’olio. Guida ragionevole ai migliori extra vergini del mondo in commercio, il primo volume nel 2021, il secondo nel 2024, pubblicazione altamente innovativa, con un taglio decisamente visual, interamente dedicata alla cultura olearia.

In un contesto in cui il consumo di carne bovina è sempre più guidato da scelte consapevoli, criteri stringenti e una crescente attenzione alla qualità, affermare un marchio non è mai un percorso lineare. È proprio all’interno di questo scenario complesso che la Blonde d’Aquitaine sta costruendo la propria identità in Italia, posizionandosi come una proposta riconoscibile, affidabile e ad alto valore percepito.
I risultati più recenti del progetto European Beef Excellence sono stati presentati a Milano a novembre 2025, durante un evento che ha rappresentato un momento di sintesi e di riflessione sul lavoro svolto negli ultimi anni. Un’occasione per leggere i dati, ma soprattutto per interpretare le dinamiche di un mercato in trasformazione, in cui il consumatore è sempre più selettivo e informato.
Secondo l’analisi condotta da Nomisma, il comparto della carne bovina si muove oggi in un contesto sfidante, caratterizzato da una contrazione dei volumi di acquisto e da una forte polarizzazione delle scelte. Origine, tracciabilità, sicurezza e convenienza sono diventati elementi centrali nel processo decisionale, lasciando sempre meno spazio a prodotti indistinti o privi di un resoconto chiaro. È in questo quadro che la Blonde d’Aquitaine ha iniziato a emergere come razza riconoscibile, capace di intercettare un pubblico attento e disposto a riconoscere il valore della qualità.
La Blonde d’Aquitaine è una razza bovina originaria del sud-ovest della Francia, sviluppata attraverso un attento lavoro di selezione orientato alla qualità della carne. In Italia ha trovato un contesto particolarmente favorevole, soprattutto in Piemonte, dove incontra un pubblico già abituato a carni magre e tenere. Le sue caratteristiche naturali di delicatezza e leggerezza la rendono immediatamente riconoscibile e coerente con un gusto evoluto e consapevole.
I dati parlano di una crescita significativa della consapevolezza: la notorietà della razza è aumentata in modo concreto, così come la percezione di affidabilità lungo tutta la filiera. Chi conosce la Blonde d’Aquitaine tende ad associarla a standard elevati, a un posizionamento premium e a un sistema di controlli rigoroso, elementi che contribuiscono a rafforzarne l’immagine complessiva. Allo stesso tempo, restano alcune barriere strutturali, come la reperibilità limitata e un prezzo coerente con la fascia alta del prodotto, che indicano chiaramente la direzione su cui lavorare nel prossimo futuro.
Dietro questo percorso di valorizzazione c’è il lavoro di Asprocarne Piemonte, realtà che da anni opera per qualificare e promuovere la produzione bovina, accompagnando gli allevatori in un percorso di crescita orientato alla qualità. La Blonde d’Aquitaine rappresenta, in questo senso, un progetto strategico: una razza che dialoga con le aspettative del consumatore contemporaneo e che trova in Italia, e in particolare in Piemonte, un terreno particolarmente favorevole.
Non è un caso. Il consumatore piemontese è storicamente abituato a carni magre, tenere e dal profilo gustativo equilibrato. La Blonde d’Aquitaine risponde perfettamente a queste caratteristiche, grazie a una struttura muscolare fine e a una conformazione genetica che ne determina naturalmente la tenerezza. Una qualità intrinseca che non nasce dal caso, ma da un lungo lavoro di selezione e da un sistema produttivo attento al benessere animale e alla sostenibilità.

A rafforzare questo posizionamento contribuisce anche il Sistema di Qualità Nazionale Zootecnica, che in Italia certifica standard elevati lungo tutta la filiera, dalla tracciabilità alla sicurezza alimentare. Un elemento fondamentale in un’epoca in cui la fiducia è diventata uno dei principali driver di scelta, e in cui il valore di un prodotto si misura anche nella sua capacità di raccontare come viene realizzato.
Il progetto European Beef Excellence, con un investimento di circa 1,7 milioni di euro in 3 anni, promosso da Asprocarne Piemonte insieme a France Blonde d’Aquitaine Sélection e cofinanziato dall’Unione Europea, nasce proprio con questo obiettivo: aumentare la conoscenza della razza e dei suoi valori, parlando sia agli operatori del settore sia al pubblico finale. Un programma strutturato, articolato su più anni, che ha previsto attività di comunicazione, partecipazione a fiere di settore, degustazioni guidate, workshop e momenti di incontro con la stampa specializzata.
L’evento di Milano ha rappresentato un punto di arrivo, ma anche un nuovo inizio. Ospitato negli spazi di Teatro7 Lab, ha messo attorno allo stesso tavolo produttori, analisti, giornalisti e chef, creando un dialogo diretto tra chi lavora la materia prima e chi la trasforma in esperienza gastronomica. Durante la tavola rotonda, moderata da Paolo Massobrio, si è discusso delle prospettive future del marchio e delle strategie necessarie per consolidarne la presenza sul mercato.
La parte esperienziale dell’evento ha trovato spazio nella degustazione firmata dallo chef Roberto Pirelli, che ha interpretato la Blonde d’Aquitaine attraverso piatti capaci di esaltarne le caratteristiche senza sovrastrutture. Piatti pensati per raccontare la carne nella sua essenza, lasciando che fossero la qualità della materia prima e l’equilibrio dei sapori a guidare l’esperienza.
Il racconto è poi proseguito anche a tavola, durante una cena dedicata che ha portato la Blonde d’Aquitaine in un contesto urbano e contemporaneo, dimostrando la versatilità della razza e la sua capacità di dialogare con linguaggi gastronomici diversi, comprese contaminazioni culturali e interpretazioni non convenzionali.

Quello che emerge con chiarezza da questo percorso è la costruzione di un’identità solida, che non si limita a promuovere un prodotto, ma propone un modello. Un modello che mette insieme qualità, trasparenza, sostenibilità e cultura gastronomica, parlando a un pubblico che chiede sempre più spesso di sapere cosa mangia, da dove arriva e quali valori porta con sé.
In un mercato complesso e in continua evoluzione, la Blonde d’Aquitaine si sta ritagliando uno spazio preciso, consapevole dei propri punti di forza e delle sfide ancora aperte. Un cammino che passa dalla filiera, dalla comunicazione e dall’esperienza diretta, e che trova nel progetto European Beef Excellence una piattaforma capace di tenere insieme dati, racconto e visione.
Approfondimenti sul sito web: www.blonde-aquitaine.com/progetto
Video promozionale:

Gennaio 2026 – Continua il calendario di eventi del format Giovani Talenti da Eataly Milano Smeraldo, realizzato in collaborazione con Identità Golose. Un percorso che porta a Milano alcune delle voci più interessanti della cucina contemporanea italiana, ospitate negli spazi del Food & Pizza Theatre per serate pensate come esperienze uniche.
Martedì 13 gennaio alle ore 20.00, sarà Matteo Grandi a guidare la serata. Chef del Ristorante Matteo Grandi in Basilica a Vicenza, una stella Michelin, porterà a Milano una visione culinaria basata sull’equilibrio, sulla creatività e su un profondo rispetto per la materia prima. La sua è una cucina che nasce dall’intuito, mai costruita per stupire, ma capace di lasciare il segno. Lo stile di Matteo è misurato, privo di eccessi e lontano da qualsiasi forma di protagonismo. La tecnica è presente ma non dichiarata, al servizio di una sensibilità gustativa raffinata e consapevole. La leggerezza è un principio che attraversa tutto il suo lavoro, prima come approccio mentale e poi come risultato nel piatto. Le sue creazioni prendono forma dall’incontro tra mondi diversi, in particolare dalle influenze della cultura asiatica e di quella francese, rielaborate attraverso un linguaggio personale, riconoscibile ed elegante. Ne nasce una proposta contemporanea, pulita, diretta, capace di parlare al palato con naturalezza.
Per la serata milanese, Matteo Grandi ha pensato a un menu invernale armonico e coerente, costruito come un percorso di sapori equilibrati. L’apertura è affidata al branzino al vapore con beurre blanc, carciofi, limone e peperoncino, una composizione delicata e viva, dove freschezza e note aromatiche si incontrano con precisione. Segue un risotto al broccolo fiolaro con taleggio e rafano, un piatto che unisce profondità e identità territoriale. Il cuore del menu è la faraona con cavolfiore affumicato e salsa al tartufo, intensa e avvolgente, capace di raccontare la stagione invernale con sobrietà ed eleganza. Il finale è affidato al dessert castagna e mandarino, un equilibrio tra dolcezza, acidità e memoria, che chiude l’esperienza con una sensazione di comfort e freschezza.
Il percorso di Matteo Grandi affonda le sue radici nell’ambiente domestico, tra profumi familiari e gesti tramandati, sotto la guida della nonna, primo riferimento di una sensibilità costruita nel tempo. Una cucina istintiva, fatta di attenzione e ascolto, che trova una svolta decisiva nell’incontro con Jean-Claude Fugier, storico collaboratore di Alain Ducasse e Paul Bocuse. Con lui, Grandi intraprende un percorso di formazione tra Europa e Asia che contribuisce a definire una visione culinaria solida, consapevole e profondamente personale.
Negli anni, questa ricerca si è estesa oltre la tecnica e il gusto, coinvolgendo anche una dimensione più intima e personale. Lo chef ha intrapreso un cambiamento radicale del proprio stile di vita, rimettendo al centro il rapporto con il cibo e con il proprio corpo, affrontando un percorso di trasformazione guidato da disciplina, ascolto e consapevolezza. Una scelta nata da esigenze di salute e benessere, che ha avuto un impatto profondo anche sul suo modo di pensare e raccontare l’arte culinaria.
Questa nuova attenzione si riflette oggi in una proposta gastronomica ancora più essenziale e misurata, dove la leggerezza non è solo un risultato nel piatto, ma un principio che attraversa l’intero processo creativo. Il cibo diventa così espressione di equilibrio, nutrimento e piacere, in una cucina che parla con chiarezza e profondità, senza eccessi, fedele a un’idea di eleganza autentica e mai forzata.
Nel 2014 raggiunge la notorietà presso il grande pubblico vincendo Hell’s Kitchen Italia, ma è con l’apertura del suo ristorante a Vicenza e lo sviluppo di un progetto personale che definisce pienamente la propria identità. Un’idea di eccellenza misurata, coerente e autentica, dove ogni scelta è ponderata e nulla è lasciato al caso.
Questa esperienza gastronomica è disponibile a 78 euro a persona, comprensiva di vino, acqua e caffè, accessibile esclusivamente su prenotazione online al sito ufficiale: www.eataly.it
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Giovani Talenti nasce come un format di incontri gastronomici pensato per creare un autentico momento di incontro tra il pubblico e la cucina contemporanea. Un’occasione concreta per avvicinarsi al lavoro dei giovani chef più promettenti del panorama gastronomico italiano, professionisti che oggi sperimentano, studiano e innovano, mantenendo però un legame profondo con la tradizione.
Gli appuntamenti prendono vita negli spazi del Food & Pizza Theatre, il ristorante situato al secondo piano di Eataly Milano Smeraldo, che diventa il palcoscenico ideale per raccontare una nuova visione della cucina contemporanea, fatta di ricerca, identità e consapevolezza.
I Giovani Talenti non sono solo chef emergenti, ma veri interpreti di un cambiamento già in atto. Portano in tavola le nuove tendenze della gastronomia, mettendo al centro il rispetto per il territorio, la sostenibilità ambientale, la riduzione dello spreco alimentare e l’inclusività con le realtà locali. Una cucina che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici, capace di unire etica, qualità e creatività.
In questo contesto, Eataly Milano Smeraldo si conferma come punto di incontro tra tradizione e innovazione, offrendo al pubblico un’esperienza culinaria autentica e dinamica, da vivere e condividere.
Il format è in collaborazione con Identità Golose un vero punto di riferimento per chi ama la cucina d’autore, l’innovazione e la cultura del gusto. Nato nel 2005 questo progetto ha saputo trasformarsi nel tempo, diventando un luogo di incontro privilegiato per chef, pasticceri, produttori e appassionati, un palcoscenico dove la tradizione si confronta con le idee più contemporanee della cucina internazionale.
Dalle prime edizioni milanesi fino alle grandi tavole del mondo, Identità Golose ha accompagnato la crescita di interpreti straordinari della gastronomia, facendo dialogare culture diverse e linguaggi culinari differenti. Identità Golose è quindi un hub culturale, una comunità di pensiero e azione dove la cucina è praticata, raccontata e celebrata in tutte le sue sfaccettature, con un’attenzione particolare all’autenticità.
Il prossimo appuntamento di Giovani Talenti da segnare in agenda sarà mercoledì 18 febbraio con lo chef Juan Quintero che proporrà la sua cucina fusion, nata dall’incontro tra radici sudamericane e tradizioni italiane.
C’è un momento, tra gli ulivi giovani e secolari, in cui il silenzio sembra raccontare più delle parole. È il soffio lento della terra del Sud Italia, la Puglia: un respiro che accompagna da generazioni la famiglia Buondioli, che ha scelto di ascoltarlo e di restituirgli valore attraverso l’olio. Qui, tra filari curati come fossero eredità fragili e preziose, nasce una storia che attraversa un secolo di stagioni, trasformandosi senza mai tradire le proprie radici.
Nel cuore dell’azienda tutto parla di continuità: mani diverse, epoche diverse, un’unica visione. Dalle prime raccolte del secolo scorso alla nuova energia portata da giovani produttori e agronomi, ciò che rimane immutato è la ricerca costante della qualità. Ogni passo, dalla cura dei terreni alla scelta dei tempi di molitura, è pensato per rispettare la natura e custodire un patrimonio che cresce insieme a chi lo lavora.

Oggi questa realtà agricola si presenta con un’identità forte, costruita con la tenacia di chi crede davvero nel proprio prodotto. Un olio extravergine che non è solo assenza di difetti, ma il risultato di tecnica, esperienza e di una fedeltà rara: quella di una tradizione familiare capace di evolversi senza perdere le sue origini.
Il loro Olio Extravergine di Oliva è presente nella Guida Oli d’Italia del Gambero Rosso e nella Guida agli Extravergini di Slow Food, che ne riconoscono l’eccellenza.

Giovedì 13 novembre, nel cuore di Milano, al RAW Restaurant, tempio gourmet fondato da Petra, che esalta la materia prima nella sua forma più pura, Domenico Buondoli, Product Manager dell’azienda di famiglia, ha presentato CENTVRY: l’olio che nel 2025 segnerà una nuova era per gli ulivi secolari (143 in tutto) dei Buondoli. Un monocultivar biologico di Ogliarola Garganica, unico al mondo, che conquista già dal primo assaggio. Profumo intenso e autentico, note erbacee intrecciate a mandorla e carciofo, e uno stile armonioso, leggermente amaro, con un finale elegantemente piccante.

CENTVRY non si limita a farsi assaggiare: ti avvolge, ti resta addosso. Una volta conosciuto, rende quasi impossibile tornare ai soliti oli a cui molti di noi sono abituati.
Il CENTVRY, come tutti gli oli dei Buondioli, è estratto a freddo e porta il marchio “Extravergine”. Viene venduto (online o presso rivenditori selezionati) sul sito: https://aziendabuondioli.com/ in confezioni di pregio. Il suo top, conservato in ceramica scura, del presidio “Slow Food” è il BuondiOli CENTVRY Limited Edition da 500ml -
Daniela Ferrando, giornalista, sommelier, assaggiatrice di oli e creatrice di format esperienziali, ha guidato con grande maestria la presentazione e ha concluso l’evento coinvolgendo il pubblico di circa 25 persone in una degustazione speciale. Un percorso sensoriale in due parti, capace di mostrare come lo stesso olio, raccolto in momenti diversi, possa esprimere al gusto e all’olfatto sfumature profondamente differenti.

Nella prima parte è stato proposto l’olio nuovo, più delicato e armonioso, accompagnato da una bruschetta di pane di Altamura e pomodoro invernale (un pomodoro dalla scorza importante, raccolto d’estate e conservato appeso fino alla primavera).
Nella seconda parte, invece, il pubblico ha scoperto un olio “datato” di alcuni mesi, verace, più amaro con note piccanti tardive che è stato abbinato alle fave di Carpino e alla cicoria appena scottata.
La degustazione si è conclusa con un gelato di pane, pomodoro e olio; un’interpretazione unica nel suo genere, realizzato direttamente dalla cucina del RAW Restaurant.
Presente anche Saverio di Pantura, realtà nata nel 2015 che, a bordo di cargo bike, porta in giro per l’Italia la storia e i sapori di Altamura. Pantura parte dal pane, suo elemento identitario che nel tempo si evolve con proposte sempre più ricercate, tra cui il celebre panino con polpo alla piastra, patate e pinzimonio, impreziosite dagli oli della famiglia Buondioli.
L’evento al RAW Restaurant ha mostrato con chiarezza ciò che spesso si dà per scontato: dietro a un grande olio non c’è soltanto una buona oliva, ma una visione. La visione di una famiglia che, da più di un secolo, coltiva la propria terra con rispetto, determinazione e un profondo senso di responsabilità verso il futuro. La storia dei Buondioli non è solo agricola: è culturale, identitaria, quasi narrativa. È la prova che tradizione e innovazione possono convivere senza annullarsi, anzi, rafforzandosi a vicenda, proprio come accade tra gli ulivi giovani e quelli secolari che disegnano i loro campi.
La presentazione di CENTVRY ha dato voce a questa eredità. Un olio nato da alberi antichi, curati come fossero custodi del tempo, e reinterpretato attraverso le competenze di una nuova generazione che guarda avanti senza spezzare il filo con il passato. Il pubblico milanese ha percepito tutto questo: l’aspetto tecnico, certamente, ma soprattutto quello emotivo. Perché CENTVRY non è solo un monocultivar biologico; è un racconto liquido, un concentrato di storia, territorio, scelte coraggiose e profumi che parlano la lingua più autentica della Puglia.

E così, tra storie, profumi, tecniche e sapori, CENTVRY ha celebrato molto più di un nuovo prodotto: ha celebrato un modo di essere, di produrre, di tramandare. Ha ricordato che l’eccellenza non nasce per caso, ma dall’amore ostinato verso la propria terra e dalla volontà di farla parlare attraverso ogni singola goccia.
Un’eredità che la famiglia Buondioli custodisce, protegge e continua a donare, anno dopo anno a chi ha la fortuna di incontrarla nel proprio piatto.
CENTVRY è riconosciuto dal presidio Slow Food “Olivi Secolari”, che tutela gli uliveti antichi e valorizza la biodiversità e il paesaggio agricolo tradizionale.
Lunedì 20 ottobre, la scuola di Gelateria del Gruppo Artico di Milano, con il suo co-fondatore e maestro gelatiere Maurizio Poloni, ha ospitato una conferenza stampa dedicata al gelato artigianale italiano, visto non solo come alimento, ma come una vera e propria esperienza sensoriale che racconta la tradizione, la cultura e le materie prime del nostro Paese.

Questo incontro, che ha visto la partecipazione di numerosi esperti del settore e appassionati, è stato un'occasione unica per celebrare la qualità del gelato artigianale italiano e per esplorare i segreti che si celano dietro la creazione di questo straordinario prodotto. L’ospite d’eccezione Giovanni Angelucci, conduttore della passata Stagione di “Gelati e Dintorni” di Gambero Rosso TV, ha anticipato che nella seconda stagione si racconterà il futuro del gelato artigianale. Cultura e passione. La missione di tutti gli attori coinvolti, dai maestri gelatieri ai produttori di materie prime, è quella di preservare l'autenticità del gelato italiano 100% made in Italy e di promuoverlo nel mondo, come simbolo di qualità, tradizione e passione.
Ogni ingrediente, scelto con cura, è parte di un viaggio che parte dalla terra e arriva nelle mani dei maestri gelatieri, che con sapienza trasformano questi doni della natura in un gelato che non è solo da gustare, ma da vivere. Mandorle, nocciole, farine di carruba, frutta, zucchero d’uva 100% italiano: sono solo alcuni degli ingredienti che rappresentano l’eccellenza delle diverse regioni italiane e che contribuiscono a rendere ogni gelato un'opera d'arte.
Giovanni Carucci, presidente di "Città del Gelato", ha sottolineato come il gelato artigianale italiano nasca da una filiera certificata e tracciabile. Ogni fase della produzione, dalla scelta delle materie prime fino alla lavorazione, è guidata da un'attenzione maniacale alla qualità. Il suo obiettivo è far conoscere al consumatore la vera storia del gelato artigianale, partendo dal territorio e dalle tradizioni locali, passando attraverso le mani esperte dei maestri gelatieri. Il progetto "Eccellenze Contadine", promosso in collaborazione con Coldiretti, è un esempio tangibile di come il gelato possa diventare un veicolo per la promozione dei prodotti italiani certificati, ma anche per sensibilizzare il pubblico sulla necessità di tutelare la nostra cultura gastronomica.

Il gelato artigianale: un’opera da Maestri. L’importanza della scelta delle materie prime. Il vero gelato artigianale parte da una base 100% italiana, composta da latte in polvere, farina di carruba (un addensante naturale) e zucchero derivato dall'uva. Questo mix, che contiene meno acqua rispetto ai gelati industriali, garantisce una cremosità unica e una consistenza perfetta. La base, che viene poi arricchita con latte fresco e panna fresca, dà vita a un gelato dalla struttura stabile e dalla texture inconfondibile.

Maurizio Cambrea, amministratore delegato di Naturalia Ingredients, ha spiegato come l'azienda stia investendo nella produzione di zuccheri naturali derivati dall'uva, un ingrediente che contribuisce a rendere il gelato ancora più naturale e di alta qualità. Questo tipo di innovazione si inserisce perfettamente in un contesto che non dimentica mai le radici della tradizione.
Mariella Caruso, giornalista e collaboratrice di Gambero Rosso, ha aggiunto che il successo del gelato artigianale non dipende solo dalla qualità degli ingredienti, ma anche da fattori fondamentali: la gentilezza, la pulizia degli ambienti e la trasparenza nei confronti del consumatore. Le gelaterie, ad esempio, devono esibire il "libro degli ingredienti", dove ogni prodotto possa essere tracciabile e trasparente.
Durante la conferenza stampa, sono emerse anche alcune domande importanti sul futuro del gelato artigianale. C'è spazio per negozi dedicati alle "Eccellenze Contadine"? La risposta è affermativa: i progetti in cantiere sono molti e prevedono l'apertura di nuovi punti vendita dedicati a questi prodotti di qualità.
Un'altra domanda riguarda l’uso del latte in polvere, una scelta che potrebbe sembrare anacronistica in un mondo sempre più attento alla naturalità degli ingredienti. La risposta dei maestri gelatieri è chiara: il latte in polvere è non solo naturale, ma anche essenziale per garantire una base cremosa, stabile e strutturata, prima di aggiungere il latte e la panna freschi.
Infine, si è parlato anche dell'importanza di una formazione specifica nelle scuole alberghiere. In un settore ancora in fase di sviluppo e senza una regolamentazione ferrea, è necessario educare i futuri professionisti del gelato artigianale, per evitare che ingredienti artificiali possano fare la loro comparsa in un prodotto che deve essere puro e genuino.
Il gelato artigianale è quindi un viaggio che inizia dalla terra, passa attraverso la creatività dei maestri gelatieri e arriva a chi lo assapora, portando con sé un pezzo di Italia in ogni cucchiaino.
Venerdì 5 settembre 2025 – Dopo poche settimane dal successo straordinario di SWAG, Justin Bieber è tornato con un nuovo progetto: SWAG II. L’album, annunciato a sorpresa a poche ore dall’uscita, è il suo ottavo lavoro in studio ed è già disponibile su tutte le piattaforme digitali. Per chi preferisce il formato fisico, SWAG è acquistabile in preorder come CD e doppio LP nello Shop Universal.
Con SWAG II Justin prosegue il percorso iniziato con il disco precedente, proponendo 23 brani intensi e creativi.
TRACKLIST “SWAG II”:
L’album, scritto e prodotto anche dallo stesso Bieber, ospita collaborazioni con Carter Lang, Dylan Wiggins, Dijon, mk.gee, Daniel Chetrit, Eddie Benjamin, Mike Will, Camper e altri. I temi principali rimangono quelli già introdotti in SWAG: la nuova vita da marito e padre e la fede, diventata centrale nella sua musica.
Il prequel SWAG, uscito l’11 luglio, ha debuttato al secondo posto della Billboard 200, piazzando 16 delle sue 21 tracce nella Billboard Hot 100 e diventando l’album più ascoltato al mondo nel giorno di rilascio. Nella prima settimana ha superato i 200 milioni di stream, record assoluto della carriera di Bieber, e si è imposto al primo posto delle classifiche Billboard Top Streaming, Top Pop e Top R&B Album. Anche Spotify e Apple Music lo hanno incoronato numero uno in oltre 100 Paesi. Il singolo Daisies da solo ha collezionato quasi 240 milioni di stream su Spotify, conquistando le classifiche globali e mantenendo la vetta fino a oggi.
Il ritorno con SWAG ha segnato la prima pubblicazione dopo quattro anni da Justice (2021), album che includeva hit mondiali come Peaches (doppio platino in Italia), Ghost (platino in Italia), Holy, Lonely, Anyone e Hold on (tutte oro in Italia).
La carriera di Justin Bieber, iniziata quasi vent’anni fa su YouTube che lo ha portato sui palchi più importanti del mondo, dai Grammy Awards 2022 al festival Rolling Loud 2023. Solo in Italia vanta 15 dischi d’oro e 56 di platino, oltre a successi intramontabili come Love Yourself, Sorry, What Do You Mean? e Let Me Love You, ciascuno certificato sei volte platino.
Con oltre 86 miliardi di stream, più di 150 milioni di album venduti, 10 Billboard Music Awards, 7 American Music Awards, 9 MTV Europe Music Awards e 18 Teen Choice Awards, Bieber resta una delle icone più amate e riconosciute del pop mondiale. Il 2025 segna l’inizio di un nuovo capitolo, che conferma ancora una volta la sua capacità di rinnovarsi e restare al centro della scena musicale globale.
“SWAG” È IN PREORDER NEI FORMATI FISICI
Per ascoltare “SWAG II”: https://justinbieber.lnk.to/
Per ascoltare “SWAG” e preordinare il Doppio LP e CD: https://island.lnk.to/
Justin Bieber – Mini Bio
Dal secondo posto allo Stratford Idol nel 2007 a fenomeno globale con oltre 86 miliardi di stream. Scoperto da Scooter Braun e Usher, debutta nel 2009 con My World, certificato platino. Con Purpose (2015) firma hit mondiali come Sorry e Love Yourself. Nel 2021 torna con Justice, seguito dal grande ritorno con SWAG (2025). Oggi, con SWAG II, apre un nuovo capitolo di una carriera che continua a scrivere record.
Biografia di Justin Bieber
Justin Drew Bieber nasce il 1° marzo 1994 a Stratford, una piccola città dell’Ontario, in Canada. Cresciuto dalla madre Pattie Mallette con l’aiuto dei nonni, mostra fin da piccolo un grande talento musicale: impara da autodidatta a suonare chitarra, piano, batteria e tromba.
La carriera di Justin Bieber inizia nel 2007, quando partecipa allo Stratford Idol, una gara canora di provincia, conquistando il secondo posto. I video delle sue esibizioni, caricati su YouTube dalla madre per condividere il traguardo con amici e parenti, raggiungono oltre 10 milioni di visualizzazioni in soli sette mesi, attirando l’attenzione del talent scout Scooter Braun. Nel 2008, dopo un provino con Usher, Justin – appena quindicenne – firma il suo primo contratto discografico.
Nel novembre 2009 arriva l’album di debutto My World, certificato platino negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Canada, che conquista subito i cuori dei teenagers di tutto il mondo. È l’inizio della febbre Bieber, la cosiddetta Bieber Fever, esplosa definitivamente nel 2010 con My World 2.0 e My World Acoustic. Due anni dopo, nel 2012, dopo l’album natalizio Under the Mistletoe, Justin pubblica Believe con una versione acustica, segnando un’evoluzione stilistica che miscela sonorità pop e beat R&B.
Il 2015 è l’anno di Purpose, un lavoro più maturo che contiene hit planetarie come What Do You Mean?, Sorry e Love Yourself. L’album, arricchito da collaborazioni con Skrillex e Diplo, mostra un lato più riflessivo e introspettivo dell’artista, capace di parlare a un pubblico sempre più vasto.
Dopo qualche anno di pausa e diverse collaborazioni di successo – tra cui I Don’t Care con Ed Sheeran (2019) e Stuck With U con Ariana Grande (2020), realizzato per sostenere la 1st Responders Children’s Foundation durante l’emergenza Covid-19 – nel 2021 Bieber torna con Justice. L’album domina le classifiche globali, trainato da brani come Hold On e Anyone, che insieme raccolgono miliardi di stream.
Dopo quattro anni di silenzio discografico, nel 2025 Justin Bieber è tornato con SWAG e, a distanza di poche settimane, con SWAG II. Due album che segnano l’inizio di un nuovo capitolo della sua carriera, confermando ancora una volta il suo ruolo di icona globale capace di rinnovarsi senza mai perdere il contatto con il suo pubblico.
Il Concept Store art&design24 di 24 ORE Cultura, nel cuore pulsante della Stazione Centrale di Milano (livello binari), continua anche nel 2025 il suo viaggio tra cultura, creatività e design.
Ogni mese, lo spazio si trasforma in un luogo da vivere: libri che prendono voce attraverso i loro autori, laboratori che danno nuova vita agli oggetti, fiori che diventano arte, esperienze fashion riservate e momenti di lettura animata che accendono la fantasia dei più piccoli. Da luglio, ogni mese, fino a dicembre, art&designd24 ospiterà artigiani della ceramica, flower designers, presentazioni di libri per adulti e bambini.
Non solo uno store, ma un punto d’incontro dove la curiosità incontra l’ispirazione.

Settembre: il ritmo della moda
Dal 23 al 29 settembre, in piena Settimana della Moda di Milano, art&design24 accoglie un evento che celebra colore, leggerezza e innovazione:
COLORFUL SHOES – Le scarpe di Melissa in esclusiva per a&d24
Melissa, brand brasiliano amato in tutto il mondo per le sue calzature in plastica riciclabile al 100%, porta a Milano un’anteprima assoluta: il nuovo colore delle iconiche ballerine Campana, create dai visionari Fratelli Campana. Un modello che non è solo scarpa, ma manifesto di design e stile, capace di unire comfort, estetica e responsabilità ambientale.
I Fratelli Campana
Humberto e Fernando Campana hanno portato il cuore del Brasile nel mondo del design. Con il loro Studio Campana hanno trasformato materiali poveri in oggetti poetici e sorprendenti, capaci di emozionare e ispirare. Le loro creazioni, come le sedie Favela e Vermelha, oggi vivono nei musei più importanti del mondo.
La collaborazione con Melissa ha dato vita alle celebri ballerine Campana, un incontro tra arte, moda e sostenibilità. Dopo la scomparsa di Fernando nel 2022, Humberto continua a custodire e far crescere quella visione fatta di coraggio creativo e bellezza senza tempo.
La vetrina
Solo due luoghi fisici in Italia ospiteranno questa esclusiva: art&design24 e laRinascente. Una doppia vetrina che rende ancora più speciale la presentazione, trasformandola in una celebrazione del legame tra moda e design.
All’interno dello store, le ballerine dialogheranno con altri oggetti di design, in un allestimento pensato per creare emozione e sorpresa. E non finisce qui: durante tutta la settimana saranno presentate altre esclusive firmate Melissa, in un percorso che invita a scoprire, provare e lasciarsi ispirare.
Chi è Melissa
Fondata in Brasile nel 1979, Melissa rappresenta l’incontro tra moda, arte e design. Il brand è conosciuto in tutto il mondo per le sue calzature in PVC riciclabile al 100% e sostenibile, le celebri “jelly shoes”, comode, eco-friendly e cruelty-free. Icona di stile innovativo, Melissa continua a distinguersi per il suo design unico e responsabile.
Per approfondire il brand > https://melissashoeseurope.com/en
Sei a Milano lunedì sera? Invece di stare in mezzo al traffico o sui Social a scrollare l’ennesimo reel motivazionale, hai l’occasione di sederti davanti a uno dei nomi più autorevoli del personal branding in Italia: Gianluca Lo Stimolo. L’appuntamento è alla Mondadori in Piazza Duomo (con la scrittrice Roberta Maddalena), dove sarà presentato il suo libro: “Nomea – Il codice della fama”.
Un appuntamento che non è solo una presentazione, ma un invito a riflettere su come ci raccontiamo nel mondo.
E allora viene naturale chiedersi: “Cos’è davvero la fama oggi?” – Non parliamo di notorietà effimera o di diventare “influencer” a caso. La fama, quella di cui parla l’autore, è una strategia identitaria che ha a che fare con la propria missione, con ciò che si lascia nel mondo. Un percorso lucido e consapevole per imparare a farsi scegliere — e non solo notare.
Chi è Gianluca Lo Stimolo?
Se ancora non lo conosci, forse è il momento giusto per aggiornare il feed delle tue ispirazioni. Gianluca è il fondatore di Stand Out Agency, la prima agenzia italiana specializzata in personal branding. Da anni accompagna imprenditori, manager e professionisti nel diventare autorevoli e memorabili attraverso il proprio nome. Gianluca non è un teorico: è uno che fa. E che fa fare. Lo stimano brand, università e testate come Forbes, che lo ha inserito tra i Top 100 Manager italiani. La sua visione è chiara: il personal branding non è vanità, è consapevolezza strategica della propria unicità; e da qui nasce Nomea.
Cosa racconta Nomea
Già il sottotitolo è ispirazionale: “Il codice della fama”.
È un libro, sì, ma con il respiro e la funzione di una mappa. Perché oggi, in un mondo dove tutti vogliono farsi notare, è facile sentire di avere qualcosa da dire o da creare, ma spesso senza sapere davvero da dove cominciare. Così si gira in tondo, si prova di tutto — eppure la giusta direzione sembra non arrivare mai. Ed è proprio qui che Nomea entra in gioco: come punto d’inizio.
Un percorso pratico e ispirato, che passo dopo passo aiuta a riconoscere la propria unicità autentica, a costruire una reputazione forte, coerente e trasversale e a comunicare valore senza “vendersi". L’obiettivo non è diventare famosi in senso vuoto, ma lasciare una traccia reale, chiara e duratura, nella mente (e nel cuore) degli altri. Ogni capitolo è un tassello del codice, una chiave verso l’andare da “sconosciuti” a “riconosciuti”. E no, non servono milioni di follower: serve sapere chi si è davvero — e imparare a mostrarlo nel modo giusto. L’approccio esposto in Nomea non è solo una teoria, ma un vero e proprio percorso per la valorizzazione del proprio brand personale. La filosofia che ne traspare è quella della “fama consapevole”, un concetto che va ben oltre l’immagine: si tratta di creare relazioni, trasmettere autenticità e costruire una reputazione che parla di competenze, valori e passione.
Un invito a chi vuole distinguersi, non omologarsi
L’evento è aperto a chiunque senta il desiderio — o la necessità — di lavorare sulla propria immagine pubblica con intelligenza, strategia e autenticità. È anche un invito per chi, di professione, si occupa di valorizzare l’immagine altrui: consulenti, coach, comunicatori, PR, social media manager o freelance della comunicazione che vogliono offrire ai propri clienti strumenti più evoluti e consapevoli per emergere davvero. Questa serata è pensata per offrire spunti utili e stimolanti a chi è sempre in cerca di nuovi modi per valorizzare sé stessa e si riconosce in un percorso di crescita continua, come un’occasione per rivedersi nel mondo del lavoro con una prospettiva nuova, quella di chi non si accontenta, ma vuole fare la differenza.
In un’epoca in cui la visibilità online è fondamentale, il personal branding diventa lo strumento essenziale per distinguersi e farsi riconoscere. Nomea è la guida ideale per chi vuole intraprendere questo viaggio con consapevolezza, evitando errori comuni e scegliendo la strada della crescita personale e professionale in maniera etica e sostenibile.
La presentazione
La Mondadori non è solo una libreria: è un luogo dove le idee prendono forma, dove la cultura incontra l’azione. Presentare Nomea proprio qui non è casuale, ma profondamente coerente con il suo messaggio. Perché questo libro parla a chi vive in un contesto in continua trasformazione, dove le intuizioni si devono tradurre in progetti concreti e le competenze in percorsi solidi.
In un mondo iper-connesso, competitivo e sempre più visivo, non basta più saper fare bene il proprio lavoro: bisogna imparare a raccontarlo con autenticità, coerenza e visione. Il personal branding è una leva potente per emergere, differenziarsi e creare connessioni professionali vere. Gianluca è proprio qui dove vuole arrivare, dove la visibilità non è un optional, ma parte integrante del successo professionale. E lo fa offrendo una bussola pratica, concreta, umana. Perché in una realtà che corre veloce, sapere chi si è — e come raccontarlo con forza e autenticità — è la vera chiave per non restare indietro.
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