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Il 2026 non è un anno qualsiasi per Slow Food Italia. Segna un passaggio simbolico e concreto insieme: quarant’anni dalla sua nascita, avvenuta nel luglio 1986. Un traguardo che non è solo celebrazione, ma rilancio. Perché quarant’anni significano esperienza, ma anche responsabilità. Significano chiedersi, ancora una volta, quale mondo vogliamo costruire.
Durante l’assemblea dei soci alla FAO di Roma nel 2025 è stata rilanciata una visione chiara: un’altra idea di mondo. Non uno slogan, ma una direzione. Slow Food è cultura e azione politica attraverso il cibo. È un’associazione che tiene insieme memoria e innovazione, radici locali e dialogo globale. Perché il cibo è linguaggio. È ciò che permette di conoscersi, di incontrarsi, di rispettare le differenze. È uno strumento di relazione tra esseri umani e ambiente.
Come sottolinea Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia: tutelare la biodiversità è un atto di fiducia verso il futuro. Biodiversità significa varietà della vita, dalle specie vegetali e animali fino agli ecosistemi e alle comunità umane. È adattamento, resilienza, ma anche ricchezza sociale. L’educazione al piacere passa da scelte consapevoli. Ed è proprio da questa visione che nasce il programma 2026: un calendario di eventi che intreccia formazione, territorio e partecipazione.

FEBBRAIO
AGGIUNGI UN LEGUME A TAVOLA - Varietà locali, un tesoro a rischio estinzione -
Dal 7 al 15 febbraio – Giornata mondiale dei legumi: 10 febbraio
Si parte dal gesto più semplice: mettere un legume nel piatto. Il 10 febbraio si celebra la Giornata mondiale dei legumi, istituita dalla Fao per ricordarne il valore nutrizionale e il ruolo nei sistemi agroalimentari sostenibili. Attorno a questo alimento è nata Slow Beans, rete italiana che unisce produttori, cuochi e attivisti impegnati nella tutela delle varietà locali.
Dal 7 al 15 febbraio oltre 100 ristoratori e pizzaioli dell’Alleanza Slow Food propongono nei loro locali almeno un piatto dedicato ai legumi, privilegiando Presìdi e varietà territoriali. Un invito semplice ma potente: riscoprire la biodiversità partendo dalla tavola.
SLOW WINE FAIR 2026
Tema della quinta edizione: il vino giusto - BolognaFiere, dal 22 al 24 febbraio
A Bologna si torna a parlare di vino secondo Slow Food. Non solo buono da bere, ma giusto: prodotto nel rispetto dell’ambiente, della biodiversità e del lavoro umano. Oltre 1100 espositori da 28 Paesi e più di 7000 etichette per tre giorni di degustazioni, conferenze e masterclass.
Il concetto di qualità si amplia: un vino è davvero giusto quando tutela il territorio, garantisce dignità del lavoro e promuove inclusione. La viticoltura diventa strumento di rigenerazione sociale e culturale.
MARZO
GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE FORESTE - La rinascita del castagno - Filattiera (MS), dal 20 al 22 marzo -
Tre giorni dedicati alla rete Slow Food dei castanicoltori. Conferenze, laboratori, degustazioni e un mercato che celebra la castagna come risorsa ambientale e culturale. La castanicoltura è presidio del territorio, tutela il paesaggio e contribuisce alla prevenzione del dissesto. Svolge infatti un ruolo fondamentale per le aree interne del Paese e contribuisce alla prevenzione del dissesto idrogeologico e degli incendi e favorisce la biodiversità, oltre a catturare CO2.
Slow Food sostiene il recupero dei castagneti storici e la valorizzazione dei saperi rurali: rigenerare le terre alte significa investire nel futuro delle aree interne.
APRILE
GIORNATA MONDIALE DELLA TERRA – Agroecologia -
La crisi climatica impone scelte. L’agroecologia è la risposta concreta: un modello che lavora con la natura e non contro di essa. È equilibrio tra suolo, acqua, piante, animali e comunità.
Presìdi come la gallina bianca di Saluzzo, la pecora del Belice o la cipolla rossa delle Saline di Margherita di Savoia raccontano un’agricoltura diversa. Un’agricoltura che custodisce biodiversità e dignità del lavoro.
ANNO INTERNAZIONALE DEI PASCOLI E DEI PASTORI – ONU - Formare il futuro delle aree interne
A Calascio (Aq) proseguono le masterclass della Scuola di pastorizia, nata nel 2025. Formazione pratica e culturale per preparare i pastori del futuro: gestione dei pascoli, trasformazione casearia, benessere animale. I pascoli non sono solo spazi produttivi, ma paesaggi di comunità.
GUIDA AGLI EXTRAVERGINI
11 aprile – Torri del Benaco (Vr)
Giunta alla 27esima edizione, la guida valorizza olivicoltori che rispettano il suolo e il paesaggio. Dal 2025 esclude le colture superintensive. Un segnale chiaro: la qualità passa dalla cura della terra.
MAGGIO
DISTINTI SALUMI - Tema: con le mani. Dialogo sul saper fare norcino - Cagli (PU), dal 22 al 24 maggio -
Tre giorni dedicati alla norcineria artigianale italiana. Laboratori, mercato dei produttori e riflessione sul futuro del mestiere. Trasmissione dei saperi, sostenibilità, nuove generazioni. Un patrimonio culturale che vive grazie ai Presìdi e all’Arca del Gusto.
GUIDA ALLE BIRRE D’ITALIA 2027
29 maggio – Brescia
Una rete di esperti racconta il panorama brassicolo italiano. Oltre alle etichette, quasi 800 indirizzi dove bere e acquistare. Dal 2025 il premio Filiera valorizza chi investe nell’autoproduzione delle materie prime. Riferimento per dove comprare, bere e abbinare le birre col cibo, mentre con il riconoscimento ai locali golosi, la guida segnala coloro che dedicano una particolare attenzione all’offerta gastronomica.
GIUGNO
SLOW FOOD DAY IL 13 GIUGNO In tutta Italia - Un’altra idea di mondo -
È la festa della rete Slow food. Eventi nei Mercati della Terra, negli orti, nelle aziende associate. Un giorno intero per riaffermare il valore del cibo buono, pulito e giusto. Eventi nelle piazze, negli orti comunitari, nelle aziende dei produttori dei Presìdi e nei Mercati della Terra, insieme ai Cuochi e ai Pizzaioli dell’Alleanza.
LUGLIO
BUON COMPLEANNO SLOW FOOD ITALIA IL 26 LUGLIO
Il 26 luglio non è una data simbolica qualunque. Nel 1986 si chiudeva il congresso fondativo che avrebbe segnato l’inizio di un percorso destinato a cambiare il modo di guardare al cibo e all’agricoltura. Veniva eletto presidente Carlo Petrini e prendeva forma un’idea nuova di gastronomia: non più solo piacere, ma responsabilità.
In quel momento si gettavano le basi di un movimento che avrebbe messo al centro sostenibilità ambientale e sociale, relazioni tra persone e territori, rispetto per la terra e per chi la coltiva. A quarant’anni di distanza, quella visione continua a orientare scelte, progetti e battaglie culturali. Non è solo un anniversario: è la conferma che un’altra agricoltura, fondata su equilibrio e giustizia, è possibile e necessaria.
SETTEMBRE
TERRA MADRE SALONE DEL GUSTO 2026
Torino, dal 24 al 28 settembre - BIODIVERSITÀ
Torino (centro) ospita la 16esima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, in un anno simbolico che celebra i 40 anni di Slow Food Italia. Tema dell’evento, la biodiversità, di flora e fauna, ma anche dei cibi, dei saperi e delle culture, intesa come un tesoro da custodire e uno strumento fondamentale per garantire un futuro alle nuove generazioni. Per Slow Food la diversità è incontro, dialogo e cultura di pace: una ricchezza concreta, non teorica, capace di generare equilibrio tra ambiente, economia e società.
Il programma, costruito grazie all’apporto della rete internazionale di Slow Food, propone cinque giorni di conferenze, Laboratori del Gusto, appuntamenti a tavola con cuochi e produttori, attività per famiglie e scuole e nuovi format culturali diffusi nelle vie e nei quartieri della città, con il grande Mercato di Terra Madre come cuore pulsante della manifestazione. Attraverso progetti storici come l’Arca del Gusto e i Presìdi Slow Food, e reti internazionali che coinvolgono comunità di produttori da tutto il mondo, Terra Madre racconta un’altra idea di futuro, fondata sulla tutela della diversità, sulla cura del vivente e sulla costruzione di relazioni solidali tra popoli e territori.
OTTOBRE
SLOW WINE 2027
Milano – Superstudio Maxi – 17 ottobre 2026
Una guida che racconta vino, società e futuro. Esclude chi utilizza diserbo chimico e promuove trasparenza, come l’indicazione del peso della bottiglia. Degustazione dei vini premiati e confronto sui temi più attuali del settore.
OSTERIE D’ITALIA 2027
Torino – Ogr – 19 ottobre 2026
Osterie d’Italia è molto più di una guida gastronomica: è un viaggio dentro un’Italia che resiste, accoglie e si riconosce attorno alla tavola. Da oltre trent’anni segnala osterie e trattorie che mettono al centro qualità, convivialità e legame con il territorio. Qui il cibo non è solo proposta culinaria, ma cultura, memoria e identità condivisa, espressa attraverso stagionalità, semplicità e rispetto per il lavoro agricolo.
È una mappa di luoghi autentici, spesso lontani dai riflettori, dove l’ospitalità si misura nella cura delle relazioni e nella capacità di far sentire chi entra parte di una comunità. Una guida che valorizza chi cucina con coerenza, custodisce tradizioni locali e sceglie materie prime provenienti da filiere responsabili, raccontando un’Italia concreta, fatta di persone prima ancora che di piatti.
NOVEMBRE
FESTA ORTI SLOW FOOD
11 novembre – in tutta Italia - Tema 2026/2027: l’Arca del Gusto
Da oltre vent’anni Slow Food porta avanti in tutta Italia un progetto che parte dalla terra per costruire consapevolezza: gli orti scolastici. L’obiettivo non è solo coltivare verdure, ma seminare una cultura del cibo fondata sul piacere, sulla responsabilità e sul rispetto dell’ambiente. Il percorso mette al centro la formazione degli insegnanti e il coinvolgimento attivo delle comunità educanti. In questi anni sono state coinvolte più di 1.000 scuole e formati oltre 3.000 docenti. Ogni annualità è guidata da un tema specifico, presentato durante la Festa nazionale dell’11 novembre, che riunisce migliaia di studenti in un momento condiviso di apprendimento e celebrazione.
Dal 2024 il progetto si è ampliato con la nascita degli Orti di comunità: spazi ricchi di biodiversità dove cittadini e cittadine coltivano non solo ortaggi e frutta, ma relazioni e senso di appartenenza. Possono essere urbani, sociali, conviviali o terapeutici, e trovano casa in scuole, biblioteche, ospedali, contesti detentivi. Qui si promuovono varietà locali, semi autoprodotti, rotazioni colturali e pratiche agroecologiche come compostaggio e sovescio. L’orto diventa così luogo di cura e riflessione, capace di formare persone più consapevoli e attive nel sistema agroalimentare.
LINK UTILI
Slow food > https://www.slowfood.it/
Slow wine fair > https://slowinefair.slowfood.it
Slow food castanicoltori > https://www.slowfood.it/rete-slow-food-castanicoltori/manifesto-della-rete-slow-food-dei-castanicoltori/
Slow food scuola pastorizia > https://www.slowfood.it/scuolapastoriziacalascio/
Ci sono luoghi che sembrano creati per farci rallentare. Spazi in cui il tempo assume un ritmo diverso, più morbido, più umano. Il Castello di Miradolo, immerso nel verde a San Secondo di Pinerolo, è uno di questi. Il Castello è una storica dimora immersa nel verde, alle porte di Pinerolo, circondata da un grande parco romantico che ne custodisce il fascino. Oggi è un centro culturale vivo, sede della Fondazione Cosso, dove natura, arte e musica dialogano in modo armonioso. Tra alberi secolari, installazioni contemporanee e mostre temporanee.

Il Castello di Miradolo è un luogo che invita a rallentare e a vivere l’esperienza culturale come momento di bellezza e consapevolezza. Nel fine settimana del 14 e 15 febbraio 2026 diventa il palcoscenico di un San Valentino che va oltre la cena romantica, oltre i regali frettolosi, oltre le convenzioni.
Per due giorni il Castello apre le sue porte in via straordinaria dalle 10.00 alle 19.00, proponendo un programma che intreccia natura, creatività e convivialità. Non un semplice evento tematico, ma un invito a vivere l’amore in modo più ampio: amore per la vita, per la bellezza, per il tempo condiviso.
SABATO 14 FEBBRAIO
Ore 11.00, parte la visita guidata speciale nel parco, intitolata: “Il linguaggio dei fiori.” Un percorso tematico curato da Emanuela Durand, architetto paesaggista e profonda conoscitrice del patrimonio botanico storico. Il suo lavoro unisce ricerca, sensibilità estetica e divulgazione, trasformando il racconto del paesaggio in un’esperienza capace di connettere natura, memoria e cultura. Emanuela accompagnerà i partecipanti alla scoperta del significato simbolico di piante e fiori, intrecciando botanica, storia e sentimento. Si camminerà tra alberi secolari e fioriture invernali, ascoltando racconti di simbolismi e leggende. Un modo diverso per celebrare San Valentino, un modo diverso per stare insieme a chi si ama. Ogni pianta custodisce un messaggio, ogni fiore porta con sé un significato: passione, fedeltà, attesa, dedizione. La natura, spesso silenziosa, si trasforma in voce e racconta emozioni profonde attraverso forme e colori.
La visita guidata, non è solo una passeggiata, ma un’esperienza attiva che invita a osservare con occhi nuovi ciò che spesso diamo per scontato. In un’epoca in cui tutto è veloce, fermarsi ad ascoltare il linguaggio dei fiori diventa quasi un atto rivoluzionario.
Cream Tart Love Edition: la dolcezza si crea insieme
Il pomeriggio di sabato, alle 15.00 cambia atmosfera, ma non intensità. È il momento della: “Cream Tart Love Edition”, un laboratorio di pasticceria dedicato a chi ama mettere le mani in pasta e trasformare ingredienti semplici in qualcosa di speciale.
A guidare l’esperienza sarà il pastry chef Davide Muro dell’Antica Pasticceria Castino, realtà di riferimento nel panorama dolciario piemontese. La sua pasticceria coniuga tecnica precisa e sensibilità contemporanea, con una particolare attenzione all’equilibrio dei sapori e alla valorizzazione delle materie prime. Davide accompagnerà i partecipanti in tutte le fasi della preparazione di una Cream Tart a tema romantico. Dalla realizzazione della base di frolla alla preparazione della crema, fino al montaggio e alla decorazione finale, ogni passaggio sarà occasione per imparare, sperimentare e personalizzare la propria Cream Tart. La parte più bella? La libertà di scegliere forme, colori e dettagli ispirati all’amore. Cuori, petali, sfumature delicate o contrasti decisi: ognuno può dare alla propria torta un’impronta personale. Al termine del laboratorio, il proprio dolce si porta a casa! Un ricordo concreto di un pomeriggio condiviso, che profuma di zucchero, vaniglia e cura.
DOMENICA 15 FEBBRAIO
Il programma si apre alle famiglie con un’attività pensata per coinvolgere grandi e piccini: “Costruisci la tua maschera”, un laboratorio creativo che unisce esplorazione e manualità.
L’appuntamento è alle 15.00 e alle 16.00 – Tutti insieme al parco con una passeggiata alla ricerca di elementi naturali: foglie, piccoli fiori, materiali vegetali. Ogni dettaglio raccolto farà parte di un progetto creativo, trasformandosi in una maschera realizzata a mano. È un modo semplice e potente per stimolare la fantasia dei bambini e, allo stesso tempo, rafforzare il legame con l’ambiente che li circonda. Toccare, osservare, scegliere, combinare: la natura diventa materia viva per esprimersi. E anche gli adulti riscoprono il piacere di creare senza schermi, senza distrazioni, solo con le mani e l’immaginazione.
Un San Valentino diverso, più autentico - Il fine settimana al Castello di Miradolo non propone un’idea di amore stereotipata. Non si tratta solo di coppie, ma di relazioni in senso ampio: con la natura, con la famiglia, con sé stessi. Un’occasione per vivere il tempo in modo più consapevole, per condividere esperienze che restano nella memoria.
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Cream Tart Love Edition
Laboratorio speciale di pasticceria
Costo: 50 euro a persona
Al termine del laboratorio è possibile partecipare a un aperitivo facoltativo a cura dell’Antica Pasticceria Castino, al costo di 15 euro.
Domenica 15 febbraio, ore 15 e ore 16
Costruisci la tua maschera
Attività creativa dedicata alle famiglie
Costo: 7 euro a partecipante
Biglietti di ingresso al Castello e al Parco
Intero: 15 euro
Ridotto over 65, gruppi e convenzioni: 12 euro
Ridotto 12-26 anni e universitari: 10 euro
Ridotto scuole secondarie di II grado di Pinerolo e Tessere PineCult: 5 euro
Gratuito: 0-11 anni, Abbonamento Torino Musei, persone con disabilità e accompagnatore
Informazioni e prenotazioni:
Telefono 0121 502761
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.fondazionecosso.com
Le gambe non sono soltanto una parte del corpo. Sono il nostro sostegno, il nostro equilibrio, la base su cui poggiamo ogni giorno. Sono anche uno degli elementi, da sempre, più forti dell’estetica femminile. Gambe leggere, toniche e sane comunicano energia, vitalità, presenza. In una parola: desiderabilità, intesa come benessere che si vede e si sente.

La moda degli ultimi anni, parla chiaro. Le gonne si accorciano, anche in pieno inverno. Gli stivaletti lasciano scoperte le caviglie. Le calze diventano protagoniste, con disegni e texture che non perdonano. Polpacci, cosce e ginocchia sono sempre più esposti. Ma dietro questa attenzione estetica si nasconde una verità meno raccontata: oggi le gambe soffrono prima e più spesso rispetto al passato.
A farlo notare è il dottor Dario Tartaglini, Direttore Sanitario di Betar Medical, centro medico estetico di Milano specializzato in trattamenti avanzati. Secondo il medico, non ci sono solo gli inestetismi come cellulite, capillari fragili, ma compaiono anche disturbi circolatori in età sempre più precoce. Gambe pesanti, gonfie, affaticate non sono più un problema legato solo all’età, ma una condizione sempre più comune.
Le cause? In gran parte sono legate allo stile di vita. Poco movimento, molte ore sedute o in piedi senza pause, abbigliamento costrittivo e alimentazione sbilanciata. A questi fattori si aggiungono elementi fisiologici importanti come la predisposizione genetica, i cambiamenti ormonali legati alla gravidanza e alla menopausa, oltre a eventuali problemi vascolari. Tutti aspetti che, messi insieme, accelerano l’invecchiamento delle gambe.
Spesso, però, si commette un errore di fondo: si interviene solo quando arriva l’estate e lo si fa “a pezzi”. Si curano le caviglie, ma non i piedi. Si massaggiano i polpacci, ignorando cosce e glutei. Si tratta una zona come se fosse scollegata dal resto del corpo, ma le gambe non sono un compartimento stagno, ma fanno parte di un sistema unico che comprende postura, schiena, peso corporeo, circolazione e metabolismo.
Il dottor Tartaglini insiste molto su questo punto: per avere gambe sane e belle nel tempo è fondamentale considerarle come parte di un equilibrio generale. E la buona notizia è che, a differenza di altre zone del corpo, le gambe possono mantenersi toniche e armoniose anche con il passare degli anni, se si interviene nel modo giusto. Ed è qui che entra in gioco la medicina estetica, soprattutto nei mesi freddi.

L’inverno è infatti il momento ideale per prendersi cura delle proprie gambe. Le temperature aiutano a ridurre i problemi venosi, l’esposizione al sole è minima e i trattamenti possono essere eseguiti con maggiore continuità. Esistono soluzioni diverse, da quelle più leggere a quelle più strutturate, che vanno sempre scelte dopo una valutazione medica accurata.
Tra i trattamenti più utilizzati troviamo le terapie sclerosanti per i capillari, che permettono di ridurre o eliminare le teleangectasie in modo indolore e sicuro. Le onde d’urto favoriscono la circolazione e sono particolarmente indicate in presenza di cellulite. Mesoterapia, linfodrenaggio manuale e pressoterapia aiutano a liberare le gambe dai liquidi in eccesso, restituendo leggerezza e definizione. In casi limite si può risolvere con interventi chirurgici come la liposuzione o la liposcultura, sempre valutando attentamente indicazioni mediche e aspettative.
Entrando più nel dettaglio, esistono tecniche specifiche per esigenze diverse. La carbossiterapia, attraverso micro-iniezioni di anidride carbonica, stimola il microcircolo ed è indicata negli stadi iniziali della cellulite. La cavitazione e la radiofrequenza lavorano sugli accumuli adiposi e sulla qualità della pelle. La laserlipolisi aiuta a rimodellare i volumi. La pressoterapia, infine, è preziosa per ridurre gonfiore e dolore legati al ristagno dei liquidi.
Un capitolo a parte meritano le cosiddette “culotte de cheval”, quella zona esterna dei fianchi che tende ad accumulare grasso anche in donne giovani e magre. Qui le soluzioni possono essere chirurgiche, come l’associazione di liposuzione e lifting, oppure meno invasive, come la criolipolisi e trattamenti rimodellanti mirati, sempre in base alla situazione individuale.

Accanto ai trattamenti, però, restano fondamentali le scelte quotidiane. L’abbigliamento, ad esempio, gioca un ruolo chiave. Seguire la moda va bene, ma senza sacrificare la circolazione. Evitare capi troppo stretti, guaine compressive e pantaloni eccessivamente attillati aiuta il flusso venoso. Le calze a compressione graduata, oggi esteticamente curate quanto una calza normale, sono un alleato prezioso per chi conduce una vita sedentaria o passa molte ore in piedi.
Anche le scarpe contano più di quanto si pensi. Tacchi troppo alti, punte strette o ballerine ultra-flat alterano l’equilibrio del corpo e, nel tempo, creano problemi non solo ai piedi, ma anche alle ginocchia e alla schiena. Per l’uso quotidiano, la scelta migliore resta una scarpa stabile, con tacco medio e calzata comoda.
Prendersi cura delle gambe, in fondo, significa prendersi cura di sé. Non inseguire la perfezione, ma costruire benessere nel tempo, con consapevolezza, metodo e rispetto per il proprio corpo. E quando estetica e salute viaggiano insieme, il risultato non è solo bello da vedere, ma soprattutto buono da vivere.
Info https://www.betarmedical.it/
Per la prima volta dal 1956, Osvaldo Borsani viene raccontato attraverso un gesto che non tradisce la sua eredità, ma la rinnova con rispetto e coraggio. La P40, chaise longue che da oltre settant’anni abita l’immaginario del design italiano, torna protagonista in una edizione limitata che ne amplifica il carattere e ne riafferma l’attualità.
Presentata il 28 gennaio a Milano all’interno dell’installazione Shifting Interiors, frutto della collaborazione tra Tecno e Spotti, questa versione veste il velluto Dedar Adamo & Eva, trasformando un’icona in un pezzo irripetibile, capace di parlare al presente senza perdere memoria del passato.

La P40 nasce come risposta intelligente a un bisogno che non cambia: il desiderio di un comfort autentico, regolabile, personale. Con un’estetica essenziale, quasi severa nella pulizia delle linee, nasconde un’anima meccanica sorprendente, fatta di equilibri, snodi e movimenti calibrati. Le curve accolgono il corpo con naturalezza, mentre un sistema ingegnoso consente una gamma amplissima di inclinazioni, fino alla completa chiusura. Si trasforma senza mai perdere eleganza, capace di essere presente e al tempo stesso discreto, funzionale senza rinunciare a una forte identità.
Questa nuova interpretazione in velluto non stravolge, ma intensifica. Il tessuto, profondo e materico, dialoga con la struttura storica della P40 e ne esalta la vocazione sensoriale. Al tatto e alla vista, la chaise longue invita a fermarsi, a rallentare, a sperimentare il gesto del riposo come atto consapevole. È un comfort che non promette evasione, ma presenza; non anestetizza, ma accompagna. In questo senso la P40 resta fedele all’idea originaria di Osvaldo Borsani, che concepiva il progetto come sintesi tra rigore tecnico e attenzione umana.

La natura dinamica della P40 è forse il suo tratto più contemporaneo. Non è un articolo statico, ma un dispositivo che si adatta ai contesti e alle persone. Nei luoghi domestici trova spazio con la stessa disinvoltura in un living, in un angolo di lettura o in un ambiente dedicato al riposo; negli spazi di rappresentanza diventa un segno autorevole, capace di qualificare uffici direzionali, hotel, lounge aeroportuali e aree di attesa. Ovunque venga collocata, la P40 porta con sé un’idea precisa di benessere: ergonomia che non impone, versatilità che non ostenta, eleganza che non passa di moda.
Dal punto di vista funzionale, la P40 è un piccolo manifesto del design moderno. Gli elementi mobili sono perfettamente integrati in una struttura che sembra immutabile: il poggia-gambe ribaltabile, il poggia-piedi estraibile, la testiera estensibile e i braccioli ribaltabili concorrono a costruire un’esperienza su misura. Le combinazioni possibili sono 486, un numero che racconta non solo la complessità tecnica del progetto, ma soprattutto la sua vocazione alla personalizzazione. Ogni corpo trova la propria posizione, ogni momento il proprio assetto. È qui che la P40 supera la categoria dell’arredo e diventa strumento di relazione tra oggetto e persona.
Che la P40 non sia mai uscita di produzione dal 1956 non è un dettaglio storico, ma una dichiarazione di valore. In un panorama in cui le icone spesso vengono replicate, semplificate o svuotate di significato, la scelta di Tecno è sempre stata quella della continuità responsabile. La P40 non è un revival, ma una presenza costante, capace di attraversare epoche e linguaggi mantenendo intatta la propria autenticità. Questa edizione limitata in velluto ne è la prova: non un’operazione nostalgica, ma un dialogo tra eredità e contemporaneità, tra progetto e materia.
All’interno di Shifting Interiors, la P40 si inserisce come elemento cardine di una riflessione più ampia sul modo in cui gli spazi cambiano e si adattano. Non è solo l’oggetto a trasformarsi, ma il rapporto che intrattiene con l’ambiente e con chi lo abita. In questo contesto, la collaborazione con Spotti rafforza il messaggio: il design come esperienza, come racconto coerente, come scelta che dura nel tempo.

Guardare oggi la P40 significa riconoscere che il vero lusso non è l’eccesso, ma la qualità del pensiero che sta dietro alle forme. È la capacità di un progetto di restare attuale perché risponde a bisogni reali, senza inseguire tendenze effimere. In questa edizione limitata, la chaise longue di Osvaldo Borsani conferma il suo ruolo di archetipo del benessere moderno, dimostrando che l’innovazione più autentica è spesso quella che sa rinnovarsi restando fedele a sé stessa.
Credito fotografia: Francesco Dolfo
Sito ufficiale: http://www.osvaldoborsani.com/portfolio_page/prodotti-industrialip40/
Tornare in forma è uno dei desideri più diffusi, soprattutto quando ci si guarda allo specchio e si ha la sensazione che dieta ed esercizio fisico, da soli, non bastino più! A volte non è solo mancanza di volontà, ma è il corpo che nel tempo cambia, si adatta, accumula grasso. Ed è proprio qui che entra in gioco la medicina estetica moderna, quella che non promette miracoli, ma propone percorsi realistici, graduali e scientificamente fondati.
Tra le tecnologie che negli ultimi anni hanno dimostrato maggiore efficacia nel rimodellamento corporeo, le onde d’urto occupano davvero un posto di rilievo. A fare chiarezza su come funzionano e su cosa aspettarsi davvero è Dario Tartaglini, medico di Betar Medical, che da tempo utilizza questa metodica all’interno dei suoi protocolli integrati e personalizzati.
Le onde d’urto trovano applicazione soprattutto nel trattamento della cellulite e delle adiposità localizzate in aree come glutei, gambe, addome e braccia. Non si tratta di una soluzione che “elimina” il problema in modo definitivo, ma di una tecnologia che riduce visibilmente gli inestetismi, migliora la qualità della pelle e favorisce un aspetto più compatto e tonico nel giro di poche sedute. I risultati osservati non sono frutto di suggestione: numerosi studi scientifici hanno documentato la reale efficacia di questa metodica, soprattutto quando inserita in un percorso medico strutturato e seguito da professionisti qualificati.
Ma come agiscono le onde d’urto?
Alla base del trattamento c’è un meccanismo di bio-stimolazione profonda. Le onde d’urto sono onde acustiche che, una volta applicate sui tessuti, innescano una serie di risposte fisiologiche naturali; migliorano il microcircolo che a sua volta favorisce il drenaggio dei liquidi in eccesso. Stimolano la matrice extracellulare, aumentando la produzione di collagene ed elastina; agiscono sulle cellule adipose, rendendo più permeabile la loro membrana e facilitando il metabolismo degli acidi grassi.
Il risultato è un tessuto che progressivamente si riorganizza, appare più elastico e meno congestionato. È un lavoro profondo, che non agisce in superficie, ma dialoga con i meccanismi biologici del corpo, rispettandone i tempi.
PERCHÉ L’APPROCCIO INTEGRATO FA LA DIFFERENZA - Uno degli aspetti più importanti sottolineati dal dottor Tartaglini è che le onde d’urto danno il meglio di sé quando vengono inserite in un protocollo combinato. L’associazione con trattamenti come la radiofrequenza medica e il linfodrenaggio manuale potenzia i risultati, rendendoli più evidenti e duraturi.
A questo si aggiungono due elementi fondamentali: attività fisica costante e l’alimentazione equilibrata. Non come imposizione rigida, ma come alleate del trattamento. Il corpo, se messo nelle condizioni giuste, risponde.
Ma quante sedute servono e cosa si prova durante il trattamento?
In media, un ciclo prevede sei sedute, della durata di circa 45 minuti ciascuna, che possono essere effettuate anche a distanza ravvicinata. Il trattamento non è doloroso e non ha effetto termico. Non provoca lesioni cutanee e consente di tornare immediatamente alle normali attività quotidiane.
Questo aspetto è particolarmente apprezzato da chi ha poco tempo e cerca soluzioni compatibili con la vita di tutti i giorni.

LA SICUREZZA PRIMA DI TUTTO - Come per ogni trattamento medico, la sicurezza dipende in larga parte da chi lo esegue. Le onde d’urto lipo-riducenti vengono veicolate da apparecchiature elettromedicali utilizzabili esclusivamente in centri medici specializzati. È inoltre fondamentale una valutazione preliminare accurata, che consenta di escludere condizioni incompatibili come gravidanza o specifiche patologie.
Questa selezione rende il trattamento sicuro e privo di complicanze, quando effettuato correttamente.
Ma si dimagrisce davvero?
Nei pazienti trattati si osserva spesso una riduzione del peso corporeo, soprattutto se il percorso è accompagnato da un miglioramento delle abitudini alimentari. Non si parla di diete drastiche o punitive, ma di un riequilibrio nutrizionale che, insieme alle onde d’urto e a un movimento moderato, permette di perdere in modo graduale e sostenibile. Nessuna magia: costanza e alimentazione sana!
Nel primo mese è possibile perdere tre o quattro chili senza grande fatica, mentre nel medio periodo si può arrivare a risultati più significativi. Nessuna promessa irreale, ma risultati concreti.
La chiave sta nella trasparenza. Le onde d’urto funzionano, ma non sono una bacchetta magica. Il loro utilizzo deve sempre essere accompagnato da un dialogo chiaro tra medico e paziente e da uno stile di vita coerente. Solo così i risultati possono diventare stabili nel tempo.
Tornare in forma senza fatica non significa non fare nulla, ma fare le cose giuste, con gli strumenti giusti e le aspettative corrette. E quando tecnologia, medicina e consapevolezza lavorano insieme, il vero cambiamento diventa possibile.
Dario Tartaglini è un medico con una lunga esperienza nell’ambito della medicina estetica e del rimodellamento corporeo, con un approccio fondato su rigore scientifico, personalizzazione dei trattamenti e attenzione alla salute globale della persona. Nel suo lavoro integra tecnologie medicali avanzate e protocolli mirati, con l’obiettivo di ottenere risultati naturali, progressivi e sostenibili nel tempo.
Accanto all’attività clinica, Dario Tartaglini è noto anche per la sua presenza in ambito televisivo, dove conduce un programma dedicato alla medicina estetica e al benessere (https://www.youtube.com/@BetarMedical) con un taglio divulgativo e informativo. Attraverso il linguaggio della televisione, contribuisce a fare chiarezza su trattamenti, tecnologie e stili di vita, promuovendo una cultura della bellezza consapevole, lontana da promesse irrealistiche e soluzioni miracolistiche.
Lo studio polispecialistico “Betar Medical” è un centro medico-chirurgico, situato nel cuore di Milano che si avvale della collaborazione di affermati professionisti e di tecnologie moderne e di alta qualità per fornire un’ampia gamma di prestazioni certificate di altissimo livello. I pazienti sono accolti in un ambiente piacevole, confortevole e sicuro, poiché rispetta le norme sanitarie più rigorose. Il centro di medicina estetica si sviluppa su quattro studi medici: tre riservati a visite e trattamenti, e un ambulatorio chirurgico per gli interventi operatori in anestesia locale.
Approfondimenti: https://www.betarmedical.it/
Milano, 30 gennaio 2026, ore 10:30. Nel cuore creativo della City, all’interno di Magna Pars L’hotel À Parfum, va in scena un evento che segna un punto di svolta nel modo in cui immaginiamo il rapporto tra esseri umani e tecnologia. Non una visione futuristica, ma una fotografia concreta del presente: l’arrivo dei robot umanoidi nella vita quotidiana anche in Italia.
Il titolo è chiaro e non lascia spazio a interpretazioni: la svolta è iniziata. Dall’industria alla sicurezza, dall’hospitality all’intrattenimento, la robotica umanoide sta vivendo una fase di espansione senza precedenti. I numeri parlano chiaro: oltre 2,7 miliardi di euro nel 2025 e una proiezione che guarda ai 70 miliardi entro il 2035, con una crescita complessiva superiore al 2.500%. Una trasformazione che non riguarda solo la tecnologia, ma il modo stesso di lavorare, accogliere, proteggere e collaborare.
In questo scenario globale in rapida evoluzione, l’Italia non è spettatrice, al contrario, si muove da una posizione privilegiata. Secondo il World Robotics Report 2025 della International Federation of Robotics, nel solo 2024 nel nostro Paese sono stati installati 8.783 nuovi robot industriali, con una densità di 228 robot ogni 10.000 addetti manifatturieri, dato che colloca l’Italia al secondo posto in Europa. Il piano transizione 4.0 ha creato le basi.
Oggi la robotica umanoide rappresenta il vero salto evolutivo: non più macchine statiche, bensì collaboratori mobili, adattivi e intelligenti, in grado di muoversi negli stessi spazi con le persone.

Protagonista dell’evento è Sir Robotics, Global Robotic System Integrator con sede a Modena, forte di oltre 40 anni di esperienza e più di 3.900 applicazioni installate nel mondo. Le soluzioni presentate da Deng Taihua e Daniel Jiang (founder e co-founder di Agibot), , si basano su piattaforme tecnologiche sviluppate da Agibot (Shanghai), tra i principali produttori internazionali di umanoidi di nuova generazione. L’azienda propone una delle gamme più complete attualmente disponibili sul mercato, progettata per rispondere a contesti applicativi diversi e altamente evoluti. Progettati per operare e collaborare a fianco con l’uomo in ambiti che spaziano dall’automazione industriale alla sicurezza, dall’accoglienza alla pulizia di ambienti complessi.
Il vero elemento distintivo di Sir Robotics non è solo la tecnologia, ma la capacità di trasformarla in soluzioni sartoriali, pensate specificamente per il mercato italiano. Grazie a una Data Factory proprietaria e a un sistema Open Source, ogni azienda può definire, progettare e modellare le attività dei robot in base alle proprie esigenze operative. Sir accompagna il cliente lungo tutto il percorso, dalla configurazione iniziale fino alla messa in opera finale, intervenendo in profondità sul software per una personalizzazione totale.
Davide Passoni
«Abbiamo voluto portare in Italia non solo la tecnologia, ma l’intelligenza dei robot umanoidi», spiega Davide Passoni, Ceo di Sir Robotic Solutions For Innovators. «Con il nostro ecosistema, i robot apprendono, si adattano e collaborano con le persone in modo naturale. Quando arrivano in azienda, devono imparare esattamente ciò che serve: dall’assemblaggio di precisione nel biomedicale, fino all’integrazione di una mano robotica su un braccio esistente. È un lavoro sartoriale. Non sostituiamo le persone: liberiamo tempo, valore e talento umano».
Le soluzioni presentate coprono un ampio spettro applicativo e si articolano in sei umanoidi specializzati.

A2, robot umanoide alto 169 centimetri (peso 69 kg), è pensato per l’accoglienza e l’hospitality, capace di interagire con gli ospiti, servire bevande e muoversi in sicurezza tra le persone.
Parla 8 lingue tra cui l’italiano.
X2 130 centimetri, è dedicato all’intrattenimento e all’interazione dinamica con il pubblico.
G2 122-180 centimetri, potente robot industriale, in grado di rilevare e compensare istantaneamente le variazioni di pressione durante le operazioni.
D1 ULTRA e D1 ULTRA W, robot quadrupedi (simili a cani) che sono progettati per la sicurezza e il pattugliamento intelligente.
OMNIHAND 2025 è una mano robotica avanzata per l’automazione industriale di precisione.
CLEANER, infine, è pensato per la pulizia autonoma di ambienti complessi, senza necessità di supervisione.
La robotica umanoide non è più un esperimento. È una visione che prende forma, come sottolinea Bruno Siciliano, professore ordinario di automatica e robotica all’università di Napoli Federico II: «L’Italia ha tutte le carte in regola per diventare protagonista. L’incontro tra eccellenza ingegneristica, tradizione manifatturiera e capacità di innovazione ci consente di competere a livello globale. L’esperienza di Sir dimostra che possiamo non solo adottare queste tecnologie, ma svilupparle e adattarle alle nostre esigenze».

L’evento si conclude con un dibattito ad alto livello, che mette attorno allo stesso tavolo industria, ricerca e visione strategica. Intervengono Domenico Appendino, presidente di Siri – Associazione Italiana di Robotica e Automazione, Michele Pedretti, Marketing Development & Channel Manager ABB Robotics Italia, Valter Caiumi, presidente e Ceo Di Voilàp, Francesco Leali, direttore del Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” dell’università di Modena e Fabio Tarozzi, vicepresidente di Confindustria dell’Emilia Romagna e Ceo del Gruppo SITI B&. L’atmosfera è quella di un dialogo aperto, privo di allarmismi. Non c’è contrapposizione tra uomo e macchina, ma collaborazione. La tecnologia osserva, apprende, si adatta. Lavora accanto all’essere umano, rispettandone spazi, ritmi e competenze. È una visione in cui l’innovazione non cancella il lavoro, ma lo trasforma, rendendolo più sicuro e più qualificato.
Nel corso del dibattito emerge con chiarezza un messaggio che attraversa ogni intervento, ogni dimostrazione, ogni confronto: la tecnologia non è un fine, ma un mezzo. Un mezzo pensato per accompagnare l’essere umano, non per sostituirlo. I robot umanoidi e l’intelligenza artificiale vengono raccontati e vissuti come strumenti di supporto, capaci di alleggerire il carico di attività ripetitive, faticose o rischiose, restituendo tempo, attenzione e valore alle persone.
Ciò che resta, alla fine, è una sensazione di equilibrio possibile. Un futuro in cui l’intelligenza artificiale e gli umanoidi non rappresentano una minaccia, ma un’opportunità concreta di crescita, sicurezza e benessere. Un futuro in cui il progresso non corre contro le persone, ma cammina con loro, amplificandone le capacità e lasciando intatto ciò che nessuna macchina potrà mai sostituire: il pensiero, la sensibilità, la relazione.

A chiudere la mattinata, un light lunch che diventa occasione informale di confronto e networking, con la possibilità di interagire direttamente con i robot umanoidi, osservandoli da vicino e sperimentando concretamente ciò che fino a poco tempo fa sembrava solo immaginazione.
L'azienda SIR Robotics
Fondata nel 1984 dall’ingegnere Luciano Passoni, SIR Robotics (sir-mo.it) nasce dalla visione di riunire le competenze di tre attività complementari sotto un’unica struttura societaria: un’azienda di elettronica, un’azienda di ingegneria meccanica e un prestigioso studio tecnico di progettazione. Questa integrazione ha portato alla creazione di una società di ingegneria altamente specializzata dedicata alla R&S di automazione robotica per il settore industriale.
SIR Robotics, guidata oggi dal figlio Davide Passoni, collabora strettamente con aziende operanti in un’ampia gamma di settori, analizzando i loro processi produttivi e le criticità per sviluppare soluzioni di automazione su misura che ottimizzano flessibilità, prestazioni e ritorno sull’investimento.
Maggiori info:
Ci sono momenti in cui la cucina smette di essere solo piacere e diventa linguaggio culturale, spazio di incontro e racconto collettivo. L’Eataly Fest, in programma dal 26 gennaio al 1° febbraio, nasce proprio con questa intenzione: inaugurare il nuovo anno celebrando il cibo come esperienza condivisa e festeggiando i 19 anni del Gruppo Eataly.
Una settimana ricca di eventi, cene speciali e appuntamenti dedicati che attraversa l’Italia, mettendo al centro il valore della gastronomia come patrimonio vivo. Un omaggio alle tradizioni della cucina italiana, recentemente riconosciuta Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO, e allo stesso tempo uno sguardo contemporaneo sulle eccellenze che ne definiscono l’identità.
MARTEDI’ 27 GENNAIO - Eataly Milano: la grande Cena Spettacolo
Il cuore pulsante dell’Eataly Fest batte a Eataly Milano Smeraldo, dove martedì 27 gennaio va in scena la Grande Cena Spettacolo, al secondo piano del ristorante Food & Pizza Theatre. Una serata pensata come esperienza immersiva, arricchita dagli interventi artistici del performer Zampino, che accompagna il pubblico in un percorso conviviale fuori dall’ordinario.

Lorenzo Sacchi
In cucina si incontrano visioni diverse della gastronomia contemporanea, chiamate a dialogare attorno allo stesso tavolo. Tra i protagonisti c’è Lorenzo Sacchi, una stella Michelin a Monza e oggi alla guida de Il Circolino, storica realtà milanese reinterpretata con sensibilità attuale, dove tradizione e ricerca convivono in equilibrio. Lo Chef ci delizierà in seconda portata con una Terrina di maialino fondente, verza, mais e salsa cassoeula.

Luca Mussi
Accanto a lui c’è Luca Mussi, interprete di una cucina essenziale e contemporanea, fondata sulla valorizzazione della materia prima, sul rispetto della stagionalità e sulla pulizia del gusto. Un percorso costruito con coerenza e crescita continua, in cui ogni piatto diventa espressione di identità. Per questa serata l’Executive Chef di Eataly firma l’Amuse-bouche, introducendo il pubblico al racconto gastronomico che seguirà.

Sara Scarsella e Matteo Compagnucci
Il racconto prosegue con il lavoro a quattro mani di Sara Scarsella e Matteo Compagnucci, una stella Michelin ad Ariccia. La loro visione condivisa prende forma in piatti in cui precisione, creatività e rispetto delle stagioni si intrecciano in modo armonico, dando vita a una cucina riconoscibile e misurata. Scarsella e Compagnucci ci offrono un secondo d’autore: il Cardoncello di grotta con fondo di fungo, crème fraîche ed erba cipollina.

Simone Tricarico
Da Gaggiano arriva Simone Tricarico, anima di Thelema Maison de Cuisine, con una proposta che mette al centro equilibrio, tecnica e sensibilità personale. Il suo contributo alla serata è un Risotto con crema di limone, polvere di capperi e succo di olive taggiasche, un piatto che gioca sulla precisione e sulla pulizia del gusto.

Galileo Reposo
Il finale è affidato alla pasticceria di Galileo Reposo, collaboratore di Eataly e pastry chef di Milano, che esprime la propria identità attraverso una pasticceria contemporanea, attenta e consapevole, con un raffinato Dessert di cioccolato e gianduia, dove il gesto diventa racconto e la dolcezza chiude il percorso con eleganza.
Il menu della serata si sviluppa come un racconto corale, dall’assaggio di apertura fino al dessert, ed è proposto al pubblico al prezzo di 78 euro a persona, comprensivi di vini in abbinamento, acqua e spettacolo. Un’occasione rara per vivere più visioni della cucina italiana contemporanea in un’unica cena.
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27-29-30 GENNAIO - Eataly Torino e Roma: il festival si espande
Accanto all’appuntamento milanese, l’Eataly Fest prosegue anche a Torino e Roma, ampliando il racconto su scala nazionale.
A Eataly Torino Lingotto, che celebra i 19 anni dall’inaugurazione, venerdì 30 gennaio dalle 19.30 va in scena: “La Grande Cena del Compleanno. Una serata conviviale animata dal dj set di Diggiei Suna, in cui il pubblico si muove tra i banchi delle cucine per incontrare i protagonisti della scena gastronomica torinese: Mattia Bornengo di Âme Atelier Gastronomico, il duo Coquinàrio di Ailimē Izakaya, Andrea Carle di Rabarè, Stefan Kostandof di Kadeh Meze Wine Bar, Luca Poccatino di Cou Cou e Giovanna Pagano di Piattini Caffè & Vini, affiancati dall’Executive Chef Davide Ferrarelli. Un viaggio che parte dal Piemonte per andare in Francia, verso l’Est in Turchia e arrivare fino in Giappone, aprendosi a suggestioni internazionali, ma con un finale dolce firmato Pasticceria San Pè di Torino.
A Eataly Roma Ostiense, il calendario di fine gennaio propone tre appuntamenti dedicati all’alta cucina italiana. Martedì 27 gennaio la Cena d’Autore rende omaggio alla tradizione campana con Mimì alla Ferrovia e Annuccia La Caprese. Il 28 gennaio arriva la Cena delle Stelle dedicata alle eccelelnze italiane, con Nicola Fossaceca (Al Metrò, San Salvo Marina- CH, 1 stella Michelin), Gianni Dezio (Zunica 1880 Villa Corallo, Sant’Omero - TE, 1 stella Michelin), Gian Marco Bianchi (Al Madrigale, Tivoli - RM, 1 stella Michelin) e Pierluigi Gallo (Achilli al Parlamento, Roma, 1 stella Michelin), insieme alla pastry chef Irene Tolomei (Head Pastry Chef di Aroma Restaurant, 1 stella Michelin a Roma e miglior Pastry Chef under 30 per il 2025 secondo Il Gusto di Repubblica).
Il ciclo si chiude giovedì 29 gennaio con Cucine in Evoluzione, che mette al centro la creatività emergente con Matteo Faenza votato Miglior Chef Emergente 2025, direttamente dalla cucina del ristorante Mogano di Formello (RM) e il pastry chef Lorenzo Spavone del W Rome.
L’Eataly Fest si conferma così non solo come celebrazione, ma come invito a sedersi a tavola e partecipare a un racconto collettivo, fatto di territori, persone e visioni diverse.
Per chi ama le esperienze che uniscono gusto, cultura e condivisione, la prenotazione è il primo passo.
Tutte le informazioni e i biglietti sono disponibili su www.eataly.it
Ci sono luoghi che non sono semplici spazi, ma ”Luoghi di attraversamento”. Posti in cui si entra per assistere a qualcosa e si esce con la sensazione di aver vissuto un’esperienza. La Scighera, nel quartiere Bovisa, è uno di questi; un Circolo che nel tempo ha costruito una proposta culturale coerente, fatta di musica, ricerca interiore e comunità, mantenendo viva una dimensione umana e partecipata.
Gli eventi di fine gennaio alla Scighera raccontano con chiarezza questa identità. Tre appuntamenti ravvicinati, diversi per linguaggio, ma uniti da un filo comune: il corpo come strumento di ascolto, il suono come veicolo di trasformazione, l’esperienza come centro.

VENERDÌ 23 GENNAIO 2026 – Dalle ore 21.30
ODYXEA – Live + DJ Set
L’appuntamento è affidato a Odyxea, progetto musicale che unisce elettronica house e deep a strumenti ancestrali e sonorità organiche, dando vita a un linguaggio sonoro personale e riconoscibile. Definito world house, il loro sound costruisce un ambiente ipnotico in cui groove pulsanti e melodie arcaiche convivono in equilibrio, creando una dimensione sospesa tra ritualità e club culture.
La serata prende forma attraverso un live set di ottanta minuti, seguito da un DJ set che accompagna il pubblico fino a mezzanotte. Un flusso continuo e senza interruzioni, in cui la dimensione del club si intreccia con quella della trance, invitando al movimento spontaneo, alla perdita delle coordinate abituali e all’abbandono del controllo mentale.
Sul palco, Alessandro Tarolo e Roberto Sorrentino danno vita a una performance immersiva, in cui l’elettronica dialoga con strumenti tradizionali e ancestrali senza gerarchie né confini. Il suono diventa spazio, il ritmo un terreno comune su cui incontrarsi. L’ingresso è libero, con tessera ARCI, nel segno dell’accessibilità, della condivisione e di un’esperienza collettiva vissuta in modo autentico.

DOMENICA 25 GENNAIO 2026 – Pomeriggio dalle ore 14.00
Laboratorio di Danze Sufi
La domenica si apre con un’esperienza intensa e trasformativa: il laboratorio di danze Sufi condotto dal maestro iraniano Hadi Habibnejad, accompagnato dalla musica dal vivo di Biagio Accardi.
Non si tratta di una lezione di danza nel senso tradizionale, ma di un vero e proprio percorso esperienziale che utilizza il movimento come pratica spirituale, meditazione in azione ed espressione artistica. La rotazione non è mai un gesto meccanico, ma diventa un atto consapevole, guidato dal respiro e dall’ascolto interiore. Il corpo si trasforma in uno spazio sensibile, capace di accogliere il silenzio, il ritmo e la presenza, mentre la mente rallenta e lascia andare il controllo.
In questo processo il tempo perde la sua dimensione abituale e si dilata, permettendo a chi partecipa di entrare in una relazione più autentica con se stesso. Il movimento diventa linguaggio, il gesto una forma di preghiera laica, accessibile e profondamente umana. È un’esperienza aperta a chi desidera esplorare il legame tra fisicità e interiorità, senza la necessità di competenze tecniche o esperienze pregresse, ma con la sola disponibilità all’ascolto e alla presenza.
Early board (20/01) € 60 – Dal 21/01 € 70
Info: corsi@schìghera.com

DOMENICA 25 GENNAIO 2026 – Sera dalle 20.30
Trame. La via mistica dell’anima
La giornata si conclude con Trame. La via mistica dell'anima, una performance che unisce danza, musica e percussioni in un racconto emotivo e simbolico. In scena, la danza ipnotica di Hadi Habibnejad dialoga con la musica di Biagio Accardi e le percussioni di Andrea Murada, dando vita a un intreccio di suoni e corpi che coinvolge profondamente il pubblico.
Trame non è uno spettacolo da osservare soltanto, ma una esperienza da attraversare, da vivere con il corpo e con l’ascolto. Non chiede allo spettatore di restare fermo, ma di lasciarsi coinvolgere in un viaggio sensoriale e interiore, dove danza, musica e ritmo diventano un unico linguaggio.
È un percorso che parla di connessione profonda, di ritmo interiore e di ascolto autentico, in cui ogni gesto e ogni suono trovano senso nello spazio che li accoglie. La performance non cerca l’effetto, ma la presenza, invitando chi assiste a rallentare, a respirare, a sentire ciò che accade dentro e fuori di sé.
In questo attraversamento, le emozioni emergono senza forzature e trovano spazio per risuonare. Trame lascia che il silenzio finale diventi parte integrante dell’esperienza, un tempo sospeso in cui ciò che è stato vissuto può sedimentare, trasformarsi e continuare a vibrare anche dopo che la scena si è chiusa.
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Gli eventi di fine gennaio alla Scighera restituiscono l’immagine di un luogo che continua a essere presidio culturale vivo, capace di accogliere linguaggi diversi e di metterli in relazione. Musica elettronica e strumenti ancestrali, danza rituale e performance contemporanea convivono senza forzature, creando occasioni autentiche di incontro.
In un tempo che spesso chiede velocità e consumo, la Scighera sceglie ancora la profondità, l’esperienza e la presenza. Ed è proprio questo che la rende, oggi più che mai, un luogo necessario.
INFO: www.lascighera.org
Milano, 16 gennaio 2026 due eccellenze italiane si incontrano nel segno di una visione comune: l’attenzione maniacale al dettaglio, l’innovazione come processo continuo e la qualità intesa come impegno quotidiano. È su queste basi che prende forma la collaborazione tra Iginio Massari Alta Pasticceria e La Poligrafica, realtà di riferimento nel panorama della stampa tipografica e del packaging di alta gamma. Una partnership che nasce con un obiettivo chiaro: rafforzare il ruolo del packaging come elemento centrale dell’esperienza premium del prodotto, trasformandolo da semplice supporto a vero e proprio linguaggio del brand.
Iginio Massari, un nome che non ha bisogno di presentazioni. Da decenni è sinonimo di rigore, bellezza e rispetto assoluto per la materia prima. In questo universo fatto di precisione millimetrica e sensibilità quasi artistica, ogni elemento conta, anche quelli che, troppo spesso, vengono considerati accessori. Come il packaging. È proprio da questa consapevolezza che nasce l’incontro con La Poligrafica, realtà italiana d’eccellenza nel mondo della stampa tipografica e del packaging di alta gamma. Un incontro che non è frutto del caso, ma di una visione condivisa: la qualità non si dichiara, si dimostra. E lo fa in ogni dettaglio, dall’idea iniziale fino all’esperienza finale del cliente.
Nel mondo di Iginio Massari, nulla è lasciato all’improvvisazione. Ogni dolce nasce da uno studio approfondito, da una ripetizione costante del gesto, da una ricerca che non ammette scorciatoie. Allo stesso modo, per La Poligrafica il packaging non è un semplice contenitore, ma un vero e proprio mezzo espressivo. È la prima stretta di mano tra il prodotto e chi lo riceve. È l’anticipazione silenziosa di ciò che verrà.
Quando queste due filosofie si incontrano, il risultato non può che essere coerente. Il packaging diventa parte integrante dell’esperienza premium, un’estensione naturale del prodotto stesso. Non solo protegge, ma racconta. Non solo avvolge, ma prepara e accompagna il cliente in un rituale fatto di attesa, curiosità e piacere.
La collaborazione si sviluppa attraverso un approccio sartoriale, quasi artigianale nel metodo, ma industriale nella precisione. Ogni progetto viene costruito su misura, tenendo conto sia brand che del tipo di prodotto. Del contesto di utilizzo e dell’esperienza che si vuole generare. Dai formati più essenziali a soluzioni completamente personalizzate, il filo conduttore resta sempre lo stesso: equilibrio tra funzionalità, estetica e qualità assoluta.
Uno degli aspetti più interessanti del lavoro di La Poligrafica è il controllo completo del processo. Nulla viene delegato al caso; dall’ascolto iniziale, in cui le idee prendono forma attraverso il confronto, fino alla verifica tecnica e creativa, ogni fase è seguita con metodo. I mockup fisici permettono di toccare con mano le scelte, mentre le presentazioni tridimensionali aiutano a visualizzare il risultato finale ancora prima che esista. Un modo di lavorare che riduce l’incertezza e aumenta la consapevolezza, sia per il brand che per chi realizza.
In questo percorso trova spazio anche una sostenibilità concreta, non dichiarata per moda, ma integrata nei processi. Materiali certificati FSC®, inchiostri di origine vegetale, un impianto fotovoltaico che contribuisce a ridurre l’impatto ambientale dell’intera filiera. Tutto questo senza mai sacrificare la resa finale. Perché la vera sostenibilità, quando è fatta bene, non si vede. Si sente.
Per Iginio Massari, questa partnership rappresenta una scelta naturale. Non un semplice fornitore, ma un alleato con cui condividere valori, standard e visione. In un mercato in cui l’esperienza del cliente è sempre più centrale, il packaging diventa un linguaggio. Parla di cura, di rispetto, di attenzione. Dice, senza usare parole, che ciò che contiene è stato pensato con la stessa dedizione.
Iginio Massari nasce a Brescia nel 1942 e si avvicina giovanissimo al mondo della pasticceria, formandosi tra Svizzera e Francia, dove assimila una disciplina rigorosa e una cultura del lavoro fondata sull’eccellenza. Nel 1971 apre la sua storica pasticceria a Brescia, che diventa rapidamente un punto di riferimento nazionale e internazionale. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il titolo di Maestro Pasticcere e Ambasciatore della Pasticceria Italiana nel mondo. Oltre alla sua attività imprenditoriale, è noto per il suo ruolo di divulgatore, giudice televisivo e formatore, sempre con lo stesso approccio: severo, coerente, profondamente rispettoso del mestiere.
La Poligrafica è un’azienda italiana specializzata nella stampa tipografica e nel packaging di alta gamma, dove tecnica e sensibilità estetica procedono insieme. Ogni progetto nasce da un approccio sartoriale e da un controllo completo del processo, dall’idea iniziale alla produzione finale. Per La Poligrafica il packaging non è mai solo funzione, ma linguaggio, capace di raccontare l’identità del brand e di valorizzare l’esperienza del prodotto. Una visione che unisce innovazione, precisione artigianale e una sostenibilità concreta, integrata nei materiali e nei processi, senza compromessi sulla qualità.
Tornando alla partnership, ciò che colpisce davvero è la naturalezza con cui due mondi diversi riescono a parlarsi. La pasticceria e la stampa condividono più di quanto sembri: entrambe richiedono precisione, sensibilità per i materiali, rispetto dei tempi e una visione chiara del risultato finale. Quando queste competenze si incontrano, il prodotto smette di essere solo un prodotto. Diventa esperienza.
In un’epoca in cui tutto corre veloce, questa collaborazione racconta invece il valore del fare bene, con calma, con metodo, come si è sempre fatto nelle botteghe di una volta, ma con strumenti e visione contemporanei. E forse è proprio qui il segreto: innovare senza perdere l’anima.
Perché alla fine, che si tratti di un dolce o di una scatola che lo custodisce, ciò che resta è sempre la stessa cosa: la sensazione di aver avuto tra le mani qualcosa di autentico.
https://www.iginiomassari.it/
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Ci sono giornate che nascono per celebrare un simbolo e poi ci sono luoghi che scelgono di farlo mettendosi in gioco, spingendo un po’ più in là il confine tra tradizione e ricerca. Il World Pizza Day, sabato 17 gennaio, ad esempio, non è solo un’occasione per mangiare una buona pizza, ma rappresenta il momento perfetto per raccontare come questo piatto, così profondamente radicato nella nostra cultura, continui a evolversi senza perdere identità.
A Roseto degli Abruzzi, il World Pizza Day prende una forma inaspettata e affascinante: la prima pizza con impasto al cacao firmata Anima Concept Pizza. Una proposta che incuriosisce già dal colore, ma che conquista davvero quando si entra nel merito del progetto, del pensiero e della tecnica che la sostengono. L’impasto è il cuore di questa creazione. Si tratta di una pizza al padellino realizzata con biga e idratazione all’80%, studiata per garantire struttura, leggerezza e una spinta aromatica ben definita. Il colore scuro non è un effetto scenico, né il risultato di additivi o coloranti: nasce esclusivamente dall’utilizzo della miscela Blackery del Molino Dallagiovanna, sviluppata in collaborazione con Barry Callebaut. Un cacao naturale che entra nell’impasto non per stupire, ma per dialogare con gli altri ingredienti, portando note tostate, profonde, mai invadenti.
Una scelta che racconta molto dell’approccio di Anima Concept Pizza. Qui la sperimentazione non è mai fine a sé stessa. Ogni nuovo impasto, ogni variazione, nasce da una domanda precisa: come posso valorizzare la pizza senza snaturarla? La risposta, in questo caso, è un impasto che resta riconoscibile, ma apre a nuove possibilità sensoriali.
Il topping segue la stessa logica. Nessuna forzatura, nessuna ricerca di eccessi. La stagionalità guida la composizione: crema di topinambur e rosmarino, fungo cardoncello spadellato, lardo di Colonnata e una chiusura di prezzemolo riccio. Ingredienti che parlano tra loro con equilibrio, dove il cacao dell’impasto non sovrasta, ma accompagna; il risultato è una pizza che si legge a strati, che cambia a ogni morso, ma soprattutto che invita ad assaporare con attenzione.
Dietro questo lavoro c’è la mano e la visione di Luca Valle, pizza chef classe 1992. Giovane, sì, ma con un percorso già ben definito, costruito sulla ricerca continua degli impasti e sulle diverse espressioni della pizza contemporanea. Dal padellino alla romana, ogni formato diventa un linguaggio diverso, uno strumento per raccontare una storia specifica. Anima Concept Pizza nasce nel 2019 proprio con questa idea: non esiste una sola pizza, ma tante interpretazioni, ognuna con una sua dignità, una sua tecnica e un suo pubblico. Una visione che negli anni si è consolidata, fino alla recente riapertura del locale dopo una ristrutturazione completa. Spazi rinnovati, dotazioni tecniche aggiornate, ma la stessa anima di sempre. Perché cambiare forma non significa cambiare sostanza.
Il World Pizza Day diventa così il contesto ideale per presentare questa nuova creazione. Non come un evento urlato, ma come un gesto di condivisione. Sabato 17 gennaio, infatti, a tutti gli ospiti verrà offerto uno spicchio della pizza al cacao. Un invito ad assaggiare, a farsi un’idea, a entrare in dialogo con un progetto che vive di confronto e curiosità.
C’è qualcosa di profondamente italiano in tutto questo. La capacità di partire da un grande classico e lavorarci sopra con rispetto, senza perdere il legame con ciò che siamo stati. Il cacao, ingrediente che potrebbe sembrare distante dal mondo pizza, viene invece trattato come una spezia antica, come un elemento capace di arricchire senza stravolgere. Un po’ come si faceva una volta, quando si sperimentava partendo dalla materia prima, non dal risultato da mostrare.
In un momento storico in cui spesso la novità è solo estetica, progetti come questo ricordano che l’innovazione vera è silenziosa. Sta nei processi, nelle scelte, nel tempo dedicato allo studio. E si riconosce al primo assaggio.
Anima Concept Pizza conferma così la propria identità: un luogo dove la pizza è ricerca, ma anche accoglienza. Dove ogni proposta nasce da una riflessione e viene condivisa con chi ha voglia di ascoltare, e soprattutto di assaggiare.
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Anima Concept Pizza
Via Nazionale Nord 2, Roseto degli Abruzzi
Tel. 3487992279
Instagram: @animaconceptpizza
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