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Ci sono giornate che nascono per celebrare un simbolo e poi ci sono luoghi che scelgono di farlo mettendosi in gioco, spingendo un po’ più in là il confine tra tradizione e ricerca. Il World Pizza Day, sabato 17 gennaio, ad esempio, non è solo un’occasione per mangiare una buona pizza, ma rappresenta il momento perfetto per raccontare come questo piatto, così profondamente radicato nella nostra cultura, continui a evolversi senza perdere identità.
A Roseto degli Abruzzi, il World Pizza Day prende una forma inaspettata e affascinante: la prima pizza con impasto al cacao firmata Anima Concept Pizza. Una proposta che incuriosisce già dal colore, ma che conquista davvero quando si entra nel merito del progetto, del pensiero e della tecnica che la sostengono. L’impasto è il cuore di questa creazione. Si tratta di una pizza al padellino realizzata con biga e idratazione all’80%, studiata per garantire struttura, leggerezza e una spinta aromatica ben definita. Il colore scuro non è un effetto scenico, né il risultato di additivi o coloranti: nasce esclusivamente dall’utilizzo della miscela Blackery del Molino Dallagiovanna, sviluppata in collaborazione con Barry Callebaut. Un cacao naturale che entra nell’impasto non per stupire, ma per dialogare con gli altri ingredienti, portando note tostate, profonde, mai invadenti.
Una scelta che racconta molto dell’approccio di Anima Concept Pizza. Qui la sperimentazione non è mai fine a sé stessa. Ogni nuovo impasto, ogni variazione, nasce da una domanda precisa: come posso valorizzare la pizza senza snaturarla? La risposta, in questo caso, è un impasto che resta riconoscibile, ma apre a nuove possibilità sensoriali.
Il topping segue la stessa logica. Nessuna forzatura, nessuna ricerca di eccessi. La stagionalità guida la composizione: crema di topinambur e rosmarino, fungo cardoncello spadellato, lardo di Colonnata e una chiusura di prezzemolo riccio. Ingredienti che parlano tra loro con equilibrio, dove il cacao dell’impasto non sovrasta, ma accompagna; il risultato è una pizza che si legge a strati, che cambia a ogni morso, ma soprattutto che invita ad assaporare con attenzione.
Dietro questo lavoro c’è la mano e la visione di Luca Valle, pizza chef classe 1992. Giovane, sì, ma con un percorso già ben definito, costruito sulla ricerca continua degli impasti e sulle diverse espressioni della pizza contemporanea. Dal padellino alla romana, ogni formato diventa un linguaggio diverso, uno strumento per raccontare una storia specifica. Anima Concept Pizza nasce nel 2019 proprio con questa idea: non esiste una sola pizza, ma tante interpretazioni, ognuna con una sua dignità, una sua tecnica e un suo pubblico. Una visione che negli anni si è consolidata, fino alla recente riapertura del locale dopo una ristrutturazione completa. Spazi rinnovati, dotazioni tecniche aggiornate, ma la stessa anima di sempre. Perché cambiare forma non significa cambiare sostanza.
Il World Pizza Day diventa così il contesto ideale per presentare questa nuova creazione. Non come un evento urlato, ma come un gesto di condivisione. Sabato 17 gennaio, infatti, a tutti gli ospiti verrà offerto uno spicchio della pizza al cacao. Un invito ad assaggiare, a farsi un’idea, a entrare in dialogo con un progetto che vive di confronto e curiosità.
C’è qualcosa di profondamente italiano in tutto questo. La capacità di partire da un grande classico e lavorarci sopra con rispetto, senza perdere il legame con ciò che siamo stati. Il cacao, ingrediente che potrebbe sembrare distante dal mondo pizza, viene invece trattato come una spezia antica, come un elemento capace di arricchire senza stravolgere. Un po’ come si faceva una volta, quando si sperimentava partendo dalla materia prima, non dal risultato da mostrare.
In un momento storico in cui spesso la novità è solo estetica, progetti come questo ricordano che l’innovazione vera è silenziosa. Sta nei processi, nelle scelte, nel tempo dedicato allo studio. E si riconosce al primo assaggio.
Anima Concept Pizza conferma così la propria identità: un luogo dove la pizza è ricerca, ma anche accoglienza. Dove ogni proposta nasce da una riflessione e viene condivisa con chi ha voglia di ascoltare, e soprattutto di assaggiare.
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Anima Concept Pizza
Via Nazionale Nord 2, Roseto degli Abruzzi
Tel. 3487992279
Instagram: @animaconceptpizza
Pizze di tutti i gusti e prodotte da chef provenienti da tutto il Mondo. Un bellissimo colpo d’occhio e, soprattutto, un vero e proprio trionfo di sapori. È quanto è andato in scena nei giorni scorsi da Biga, nota pizzeria situata al civico 9 di via Pollaiuolo, a Milano, che è stata il teatro di "Slices from around the world”, una cena “a 10 mani” che si è svolta in occasione del prestigioso appuntamento annuale con i The Best Pizza Awards 2025.
L’evento ha visto protagonisti cinque chef di fama mondiale: Simone Nicolosi, pizza chef di Biga Milano, Davide Di Chio (Alterego Pizza Boutique, Andria), Javiera Contardo (Dou Pizza, Santiago del Cile), Mirko Pepe (Pizzeria Quattro Quarti, Molfetta) e Sebastian Diego Gallucci (Seba’s Restaurant, Costa Rica) ed il menù ha visto la degustazione di cinque portate create sul momento dai pizzaioli.
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Ad aprire le danze, come da foto qui in alto, è stata la Margherita “Amuse-Bouche” di Davide Di Chio: cotta nel forno a legna, destrutturata e poi cotta in forno statico, la pizza si è presentata come un cerchio tricolore con polvere di pomodoro San Marzano Nolano, Parmigiano Reggiano 36 mesi e polvere di basilico.
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A seguire, una delle pizze che ha raccolto maggiori consensi, il “Tricolore Padellino” firmato dal padrone di casa Simone Nicolosi. Un prodotto con impasto Biga al 70% multicereale, cacao amaro e caffè ricco di fibre e proteine, farcito con pomodoro San Marzano DOP, basilico fuori cottura, stracciatella vaccina, pomodoro ciliegino confit e pesto di basilico liofilizzato e olio evo BIO.
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Spazio poi alle proposte internazionali con “Las Cabras Para El Monte” di Javiera Contardo con crema di zucca (non dolce), formaggio di capra in feta, tagliato a pezzetti, ricotta in sacchetto da pasticceria, pistacchi tritati, pomodori secchi tritati e Merken piccante.
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A seguire, ecco il “Padellino Bacio Salato” di Mirko Pepe: Padellino allo zafferano con semi misti e za’atar come base, salsa di melanzane affumicate, battuta di gamberi bianchi, salsa verde (cetriolo, avocado, kefir lime, zenzero) e spuma di menta.
Per concludere, “Formaggi, carne e amore per la Giungla” di Sebastian Diego Gallucci, creata con una base leggera con spolverata di mozzarella, pesto di pistacchi fatto a mano, salsa di pomodorini multicolore, carne di manzo alla griglia tagliata sottile con stracciatella fresca, parmigiano stagionato 36 mesi, olio all'aglio arrostito sul bordo e scorza di limone.
La serata si è conclusa con un assaggio di dolci come Next (cioccolato fondente al 70%, marmellata di ciliegie, spuma di ricotta dolce, nocciole tostate) e Churro Pops (churros fatti a mano con pasta per pizza condita con dulce de leche artigianale, guarnita con un mix di cannella e zucchero di canna su un letto di salsa di cacao puro al 100% dalla Costa Rica).
I pizzaioli, provenienti da varie parti del mondo, hanno saputo interpretare la pizza secondo la propria visione. Ogni morso ha raccontato una storia fatta di identità, tradizione e cultura.
Dici Italia e, nel mondo, vieni subito associato alla pizza. La semplice combinazione di acqua, farina, pomodoro e mozzarella è diventata uno dei simboli più iconici del BelPaese, conquistando il palato di milioni di persone. Alzi la mano chi, almeno una volta alla settimana, non mangia la pizza: chi ne mangia un pezzetto per un pasto veloce, chi una al piatto per una serata fuori, chi ne ordina una taglia per una cena con amici, e via dicendo. Dalle pizzerie al taglio ai ristoranti con forno a legna, ogni città ha le sue (tantissime) pizzerie. Come fare per scegliere quella giusta?
Chi va a Torino può contare su un alleato di fiducia: ‘We love pizza Torino’, una nuova guida alle pizzerie dedicata esclusivamente al capoluogo piemontese e redatta dalla giornalista Sarah Scaparone e dal blogger e designer Giorgio Pugnetti.
Un lavoro di scouting durato un anno e che ha portato alla recensione di 99 pizzerie torinesi suddivise per tipologia: padellino, contemporanea (che per gli autori vuole dire degustazione), romana, teglia, mattone o napoletana. Il tutto con l’indicazione del quartiere in cui si trovano e del prezzo relativo alla pizza più semplice e famosa al mondo: la Margherita.
Il risultato è un interessante spaccato nel quale vengono raccontate 24 pizzerie al padellino (uno dei prodotti simboli della città di Torino), 6 contemporanee, 6 romane, 12 in teglia, 10 al mattone e 41 napoletane. I prezzi medi? Per una Margherita vanno dai 3 euro del trancio in teglia ai 5 euro del padellino, dai 7 euro di romana e napoletana ai 7,50 della pizza al mattone, fino agli 8,50 per una Margherita in stile contemporaneo.
Alle recensioni si aggiunge la segnalazione di 10 pizzerie che si trovano in provincia di Torino che meritano una visita e l’indicazione delle migliori pizzerie in città (una per tipologia), oltre che della migliore farinata da mangiare sotto la Mole.
“Abbiamo deciso di avventurarci in questo anno di assaggi – spiegano Scaparone e Pugnetti – perché secondo noi una guida capace di raccontare lo spaccato legato a un mondo in grande fermento come quello della pizza a Torino mancava. Inoltre questo è stato anche un modo per valorizzare uno dei prodotti simbolo della nostra città: quella pizza al padellino che è storicamente regina indiscussa di Torino. ‘We love pizza Torino’ è una guida gastronomica sui generis, in cui leghiamo all’aspetto gastronomico il valore territoriale e artistico esprimendo, con la copertina dell’artista Cavalli, il colore e il calore che la degustazione e la condivisione di una pizza portano in tavola”.
Realizzata senza pubblicità e tradotta in inglese, ‘We love pizza Torino’ è pubblicata da Terrae Opificio Culturale Enogastronomico (128 pagine, 19,00 euro) ed è acquistabile nelle librerie oltre che online su www.terrae.info.
Perfette per una pausa golosa o per un pasto ready to go e ricco di gusto, le proposte gastronomiche di Otto Pizza, a due passi dai Navigli, si fanno apprezzare tutto l'anno e sono pronte a rendere questi giorni di festa ancora più speciali.
Situato nel cuore pulsante di Milano, Otto Pizza è diventato un punto di riferimento per chi cerca una pizza che unisce gusto, freschezza assoluta degli ingredienti e una preparazione artigianale da dieci e lode, che supporta l'utilizzo dei Grani Antichi.
Otto Pizza non è solo una pizzeria: è un'esperienza gastronomica che celebra lo streetfood della Campania più autentica e verace. Accanto alle pizze al taglio, infatti, spiccano le vere specialità del locale, il panuozzo, la pizza al ruoto, quella di scarole, la parigina. Ciascuna di esse racconta un pezzettino di tradizione, di famiglia, di ricette tramandate, di casa. Non solo cibo, ma esperienza e ricordo. Un plus che Gino De Pari, che insieme alla moglie Giusy ha ideato e porta avanti con amore e dedizione questo piccolo locale affacciato su corso San Gottardo, considera il fiore all'occhiello: "I nostri clienti originari della regione, ci dicono che amano venire da noi perché ritrovano i sapori di casa": E se i Campani vengono da Otto per ritrovarsi, per i locals (milanesi e no) Otto è una scoperta che spinge a ritornare.
Uno degli elementi che distingue Otto Pizza è senza dubbio l'impasto. La preparazione segue una ricetta tradizionale, ma con un processo di lievitazione naturale che permette alla pasta di raggiungere una leggerezza unica. Questo impasto, che viene steso a mano, è caratterizzato da una consistenza morbida e ariosa, che diventa croccante ai bordi durante la cottura in forno. Leggero, gustoso e altamente digeribile, la combinazione che rende i prodotti di Otto indicati anche per una pausa pranzo al volo o - perché no - per coccolarsi con una merenda salata.
Ogni specialità di Otto Pizza è un omaggio alla qualità degli ingredienti. Dalla mozzarella di bufala campana, all'olio extravergine di oliva, passando per pomodori San Marzano e salumi di prima scelta, fino alle alici di Cetara, ogni elemento viene scelto con una cura meticolosa. La scelta di ingredienti freschi e genuini garantisce che ogni morso sia un'esplosione di sapore autentico e ricco, proprio come vuole la tradizione campana. Imperdibili (e quasi introvabili a Milano), il panuozzo, un maxi panino realizzato con lo stesso impasto della pizza e farcito con salsiccia, provola e friarielli o provola e porchetta di Ariccia, la pizza al ruoto, un classico da preparare in casa nelle sere del finesettimana, la parigina (curiosità, il nome non è legato alla capitale francese ma è una crasi di pp'a reggin, per la Regina in dialetto napoletano, che ne rintraccia le origini in un possibile omaggio alla regina Maria Carolina D'Austria, che a quanto pare adorava far merenda con questo ripieno di pasta sfoglia che racchiude mozzarella, pomodori e prosciutto cotto), la pizza di scarole che in Campania rappresenta proprio uno dei piatti legati alle festività Natalizie. Quale tra queste vi è venuta voglia di provare?
Otto Pizza Milano
Corso San Gottardo, 28
Instagram ottopizza_mi
"Il cibo è simbolo di amore quando le parole sono insufficienti." - Alan D. Wolfelt
Questa citazione racchiude perfettamente il significato che gli studenti italiani attribuiscono al cibo, soprattutto nei momenti di maggiore stress e concentrazione. In un contesto frenetico fatto di lezioni, esami e ore di studio, non ci sono parole che possano trasmettere meglio la sensazione di conforto che un piatto caldo e familiare sa regalare. Ecco perché il food delivery non è solo una questione di praticità: diventa un gesto d’amore, una piccola coccola che arriva a casa con pochi clic, offrendo un momento di pausa gustoso e rigenerante.
Just Eat, leader nel settore del digital food delivery, ha indagato le preferenze degli studenti italiani, rivelando una chiara tendenza: pasta, pizza e dessert rimangono in vetta alle scelte quotidiane, come simboli di una tradizione che non si abbandona nemmeno davanti alla comodità della cucina internazionale. La pasta, in particolare, è considerata irrinunciabile per il suo apporto energetico e per il comfort che trasmette, come un abbraccio familiare che sostiene nei momenti di maggior pressione.

Ma è la pizza la vera protagonista: con la sua crosta croccante e il formaggio filante, rappresenta una piccola gioia che celebra ogni traguardo o consola nei momenti più difficili.
Insomma, quando le parole sono insufficienti a esprimere l’affetto e la cura, è il cibo a parlare, diventando un alleato insostituibile per i giovani che, tra una sessione di studio e un esame, trovano nei loro piatti preferiti la forza e l’energia per affrontare la giornata.
Gli studenti dimostrano un forte attaccamento alle radici culinarie italiane. La pasta è considerata una compagna irrinunciabile nei momenti di studio più intensi, con il 54% che la sceglie per il suo apporto energetico e il comfort che trasmette. Un piatto fumante di spaghetti al pomodoro sembra quasi avere il potere di ristorare corpo e mente, con il suo aroma avvolgente che riempie la stanza di ricordi familiari e sensazioni rassicuranti.
Ma è la pizza la vera regina tra i giovani universitari: la sua crosta croccante e il formaggio filante sono un’icona di celebrazione (54%) e una consolazione nei momenti difficili (34%). In particolare, la pizza margherita rimane la scelta più amata, grazie al suo sapore semplice e autentico.

E quando si tratta di dessert, i dolci diventano una dolce carezza dopo una bocciatura per il 31% degli intervistati, o una celebrazione del successo per il 38%. Dai classici tiramisù e panna cotta ai più moderni cupcake e cheesecake, ogni morso trasporta in un piccolo mondo di dolcezza capace di alleviare lo stress degli esami.
Anche i gusti riflettono la forte identità regionale degli studenti. A Roma i supplì sono tra i più richiesti, mentre a Napoli dominano i crocchè, simboli di un radicamento alla cucina locale. Il comfort del cibo tradizionale è irrinunciabile, tanto che anche nelle città universitarie più grandi come Milano e Bologna si riscontra una forte richiesta per piatti che rievocano i sapori di casa.
La sera è il momento d’oro per il food delivery. Dopo una lunga giornata di studio, gli studenti trovano nella cena a domicilio un momento per rilassarsi e ricaricare le energie. Ordinare cibo diventa un rito serale, un’occasione per riunirsi con amici o compagni di corso, condividere una pizza o un piatto di sushi, e chiudere la giornata con un’esperienza conviviale. Non è solo questione di comodità: è un modo per prendersi cura di sé, senza dover pensare a cucinare o fare la spesa.
Proprio per rispondere a queste esigenze, Just Eat ha lanciato una serie di iniziative mirate. Durante il mese di ottobre, 400 mila volantini con codici sconto verranno distribuiti presso i campus universitari di 42 città italiane, offrendo ai giovani la possibilità di ottenere 4€ di sconto su un ordine minimo di 12€. In quattro città principali — Milano, Roma, Torino e Bologna — Just Eat attiverà anche un tour con hostess e cargo bike per coinvolgere gli studenti con giochi interattivi e premi, trasformando l’esperienza del food delivery in un momento di divertimento e condivisione.
Con la sua offerta che spazia dalle cucine tradizionali ai sapori esotici, il food delivery non è solo una questione di praticità, ma diventa un’esperienza che accompagna gli studenti nei momenti di gioia, di stress e di relax. In fondo, come suggerisce la citazione iniziale, è proprio attraverso il cibo che riusciamo a esprimere affetto e a prenderci cura di noi stessi, anche quando le parole non bastano.
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