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Tutti pronti per un nuovo venerdì all'Alphabet?
Vi aspettiamo sul dancefloor!
ALPHABET,
Ecco le info per la nostra serata:
Friday January 24th. THE ADMISSION IS STRICTLY ON GUEST LIST
Rocket Club, Alzaia Naviglio Grande 98, Porta Genova, Milan. From 11:30 PM till late.
ROOM 1: Enza Van De Kamp (Nu-disco, Electrodance, Big Beat, Dirty Disco and world's top-charted tracks).
ROOM 2: Djette Barbarella Thomas Constantin (Indie Rock, Electropop)
★ Week's Emoticon: KISS ★ Alphabet Skaters will welcome you on the dancefloor!
At the door: Superhot Edoardo Velicskov. No dress codes: we always want stylish and open-minded people.
€ 13 till 1:00am GUEST ADMISSION w DRINK € 15 from 1:00 till 2:00am GUEST ADMISSION w DRINK
Free Parking Area. Uber Code Promotion: alphabet (20€ for free, new customers only)
Get your name on a guest list and feel free to ask for further infos:
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RSVP
Kiss kiss!
Il mondo delle Fashion & Beauty Blogger arriva a Como per una giornata “fashionissima”
BLOG. BLOGGING. BLOGGER.Il mondo della rete si fa sempre più “futuro” e sempre più spesso i termini BLOG, BLOGGING, BLOGGER entrano nel mondo aziendale come strumento di comunicazione e di marketing per il lancio-rilancio aziendale.
Il mondo dei blogger è un mondo in continua crescita. Un fenomeno che ha ormai contagiato il mondo della moda, del beauty, del food… Sempre più spesso Fashion Blogger o Food Blogger sono ospiti a eventi, new opening di store e ristoranti, special guest a party ed eventi di lancio di prodotti.
Si parla di blogger a Milano, a Firenze, a Londra, a Parigi…e si parla di blogger, per la prima volta, anche a Como. Como, città dei talenti. Como, città della moda, del design, dell’arte… Como, città che si apre al futuro e lo fa domenica 26 Gennaio 2014 con due straordinari eventi che vedranno a Como Fashion Blogger e Beauty Blogger.
L’Accademia di Belle Arti Aldo Galli di Como, in collaborazione con News-Eventicomo Relazioni Pubbliche, ospita Domenica 26 Gennaio, dalle ore 13.00 alle ore 15.00, presso il Factory Lab di Via Scalabrini 29 a Como-Camerlata, Fashion & Beauty Blogger del Nord-Italia. Un percorso tra il fashion-style dei progetti esposti, realizzati da alcuni dei Talenti del corso di Fashion & Textile Design dell’Accademia Aldo Galli, e il “fashion food brunch” offerto dal Centro Studi Casnati curato dai suoi Talenti.
Interverranno importanti nomi dell’imprenditoria tessile comasca per un innovativo dialogo sul ruolo dei talenti nelle imprese e il futuro della moda.
L’evento curato da Sara Biondi, docente di Fenomenologia delle Arti Contemporanee dell’Accademia Galli, sarà il primo di una serie di eventi su Como dedicati al dialogo tra il mondo dei blogger, il fashion e la città.
Non poteva esserci location più adatta per questo evento live come la Factory, spazio di sperimentazione continua e ricerca sulla moda che avrà come parole d’ordine #fashionbloggerdaycomo e #r365textile! Che il tweet abbia inizio! L’Accademia Aldo Galli di Como incontra il mondo dei blogger in un’apertura che è sinonimo di innovazione, ricerca e sperimentazione!
Dal mondo del fashion al mondo del beauty… News-Eventicomo Relazioni pubbliche in collaborazione con il brand nazionale di smalti e make up, MI-NY, ha organizzato sempre per la giornata di domenica 26 Gennaio 2014, al pomeriggio, il primo BEAUTY BLOGGERS DAY comasco, nello store di Piazza San Fedele, nel centro storico della città.
Un pomeriggio all’insegna della bellezza con circa venti blogger nazionali che trascorreranno qualche ora tra smalti e prodotti per il make up, tra prove di trucco e shooting fotografici, interviste e curiosità. Ospiti Le Blogger della Lombardia e Le Blogger del Veneto: dalla super fashion The Mora Smoothie e Non Solo Shopping, da The Fashion Dreamer a Sara Giulia, da The Magic Box a From Fashion with e love, da Pfgstyle a Moda e Style.
Presenti le vintage blogger di Vintagelovers&more e The Chronicles. Le blogger comasche e lecchesi Trendylake, AngelaRimoldi, Attimi di Moda, The Cherry Jam, My Head is a Fashion Jungle e poi My Flair… Ci sarà Alessia Foglia - Style Consultant & Personal Shopper, apprezzata style consultant di Milano… Non mancherà Ericamakeupdolls, la prima beauty blogger trasformista in Italia...che, in postazione make up, svelerà qualche piccolo segreto per un make up sempre perfetto…
Parola d’ordine per il beauty event #bloggerdayminycomo ! Il primo BLOGGER DAY, ideato e curato da News-Eventicomo Relazioni Pubbliche, a Como dove tra fashion e beauty, la città accoglie il mondo dei blogger. Una domenica di gennaio very cool & glamour!!!
«Io sono la prova vivente che Hitler non ha vinto.
Ne sono consapevole ogni giorno.
Se non avessi raccontato la mia storia,
chi conoscerebbe la verità?»
Friedrich Paul von Groszheim
Negli anni 20 la Repubblica di Weimar era convenzionalmente nota in tutto il mondo come il paradiso degli omosessuali. La maggioranza degli abitanti di Berlino però non conosceva il Paragrafo 175, legge tedesca antisodomia risalente al 1871. Per abolirlo nacque un movimento guidato dal professor Magnus Hirschfeld, scienziato e sessuologo socialista, nonché ebreo e omosessuale. Egli fondò un istituto per l’emancipazione degli omosessuali in Germania, un vero e proprio comitato scientifico-umanitario finalizzato alla difesa dei diritti di genere e all’abrogazione del suddetto paragrafo. Nonostante i dissapori interni sull’approccio cognitivo utilizzato nell’inquadramento della figura degli omosessuali, sfociati in una scissione interna, il comitato riuscì a raccogliere ben cinquemila firme per l’abolizione di quella legge così discriminatoria. Tra i firmatari anche Albert Einstein, Hermann Hesse, Thomas Mann, Tolstoj. Sembrava profilarsi una nuova era di libertà. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare quello che sarebbe successo da lì a breve. Quando, nel 1933, i nazisti assunsero il potere una delle prime azioni intraprese, dopo aver legiferato sull'aggravamento del Paragrafo 175, fu quella di distruggere l'Istituto Magnus e dare fuoco alla biblioteca in esso contenuta. Essere omosessuali, da trasgressione, divenne dapprima un crimine ed infine un delitto contro natura da punire con l’imprigionamento e la deportazione. Migliaia di gay vennero sottoposti alla sterilizzazione forzata e alla castrazione, utilizzati come cavie in esperimenti pseudo-scientifici o chirurgici e torturati. Il triangolo rosa di stoffa, cucito sulle divise degli internati per omosessualità, divenne stigma distintivo rispetto a criminali (triangolo verde), prigionieri politici (triangolo rosso), nomadi e zingari (triangolo marrone), ebrei (stella di David). Secondo una stima, comunemente accettata, i prigionieri che portarono il triangolo rosa furono tra i 5.000 e i 15.000. Il trattamento particolarmente crudele riservato agli omosessuali all'interno dei campi ha fatto sì che il loro tasso di mortalità fosse di circa il 60% (contro il 41% dei deportati politici e circa il 35% dei testimoni di Geova) secondo solo al tasso di mortalità degli internati di origine ebraica. Numeri importanti, spaventosi, che delineano chiaramente i confini di un olocausto dimenticato, che solo da qualche anno si cerca di portare allo scoperto. Tra le iniziative che, in occasione della giornata della memoria, accendono i riflettori su questa pagina così dolorosa ed infame della storia moderna, la mostra intitolata Rosa Cenere, in programma presso il Cassero di Bologna dal 27 al 31 gennaio, è davvero tra le più belle e commoventi. Ideata e coordinata dall’artista Jacopo Camagni, con la collaborazione di Peopall (gruppo volontari casserini) e del Centro di Documentazione, Rosa Cenere coinvolge 19 illustratori vicini alle istanze LGBT e racconta le esperienze di 11 vittime delle deportazioni naziste, utilizzando come punto di partenza il triangolo rosa e accompagnandolo ai toni del bianco e del nero. Tra le undici storie vere illustrate alcune sono già note, come quelle di Heinz Heger e Pierre Seel che con le loro pubblicazioni hanno aperto la strada alle prime ricerche sugli omosessuali deportati. Altre invece sono state recuperate negli archivi online, come quella di Henny Schermann, una delle poche donne deportate perché lesbica. L’urgenza di raccontare attraverso l’arte quella memoria che negli anni ha rischiato di perdersi nel silenzio della vergogna è una chiave d’accesso nuova, diversa e per questo non banale, ad una tematica che merita riflessioni profonde e durature. Un lavoro strepitoso e drammatico al contempo che prova a rendere giustizia alle vittime di quell’immane tragedia trasformando la suggestione dell’arte in ricordo ossequioso e toccante.
Ecco l’elenco degli artisti coinvolti con le relative scelte biografiche:
Marco B. Bucci e Damiano Clemente - Kurt von Ruffin
Jacopo Camagni e Michele Soma - Heinz Dörmer Flavia Biondi (Nethanielle) e Davide Mantovani - Pierre Seel Vinnie Palombino e Isabel Pilo - Annette Eick
Massimo Basili e Sebastian Dell’Aria - Heinz Heger
Giopota e Mabel Morri - Henny Schermann Giulio Macaione - Friedrich Paul von Groszheim Francesco Legramandi (Franze) - Paul Gerhard Vogel Wally Rainbow, Luca Vanzella e Roberto Ruager - Rudolf Brazda Mattia Surroz - Karl Gorath
Andrea Madalena - Albrecht Becker. Rosa Cenere: 27-31 gennaio 2014 @ Il Cassero, Via Don Minzoni 18 Bologna
Dal 31 gennaio al 2 febbraio 2014 secondo appuntamento col teatro di Marta Cuscunà: È BELLO VIVERE LIBERI! al teatro Verdi di Milano
È BELLO VIVERE LIBERI!
Un progetto di teatro civile per un'attrice,
5 burattini e un pupazzo.
PREMIO SCENARIO PER USTICA 2009
Ispirato alla biografia di ONDINA PETEANI
Prima Staffetta Partigiana d'Italia
Deportata ad Auschwitz N. 81 672
Ideazione, drammaturgia, regia e interpretazione: Marta Cuscunà
Oggetti di scena: Belinda De Vito
Luci e audio: Marco Rogante
Disegno luci: Claudio “Poldo” Parrino
Co-produzione: Operaestate Festival Veneto
Cura e promozione: Centrale Fies
Con il sostegno di Comitato Provinciale per la promozione dei valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana di Gorizia, A.N.P.I. Comitato Provinciale di Gorizia, A.N.P.I. Sezione di Ronchi dei Legionari, Centro di Aggregazione Giovanile del Comune di Monfalcone, Biblioteca Comunale Sandro Pertini di Ronchi dei Legionari, Comune di San Vito al Tagliamento Assessorato ai beni e alle attività culturali, Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia, Polo di Aggregazione Giovanile Toti del Comune di Trieste, Comitato Permanente Ondina Peteani.
ph_Dido Fontana
Marta Cuscunà fa parte del progetto Fies Factory
«È bello vivere liberi! è uno spettacolo per riappropriarci della gioia, delle risate, delle speranze dei partigiani che sono state soffocate dallo sterile nozionismo. È uno spettacolo per riscoprire l’atmosfera vitale e vertiginosa di quel periodo della nostra storia in cui tutto sembrava possibile»
Lo spettacolo si ispira alla biografia di Ondina Peteani scritta dalla storica Anna di Gianantonio (Edizioni IRSML FVG 2007).
Ondina, che a soli 17 anni, si accende di un irrefrenabile bisogno di libertà e si scopre incapace di restare a guardare, cosciente e determinata ad agire per cambiare il proprio Paese. Ondina partecipa alla lotta antifascista nella Venezia Giulia;il suo percorso inizia con le riunioni clandestine della scuola di comunismo dove, con straordinario anticipo, fioriscono anche i valori di emancipazione femminile e di parità tra uomo e donna.
A 18 anni, Ondina diventa staffetta partigiana e comincia ad affrontare le missioni più impensabili e partecipa inoltre alla formazione della Brigata Proletaria, quando più di 1500 operai, tutti insieme e ancora in tuta da lavoro, si avviano verso il Carso, per unirsi alle formazioni partigiane. La sua vicenda però, è stravolta bruscamente nel ’43 quando, appena diciannovenne, viene sprofondata nell’incubo della deportazione nazista. Ma è proprio in questo drammatico momento che Ondina ritrova con ostinata consapevolezza l’unica risposta possibile: resistenza! Perché è bello vivere liberi!
È bello vivere liberi! è l’ultima frase che Ondina Peteani scrisse, a poche settimane dalla morte, quando in ospedale, il medico le chiese di scrivere, a occhi chiusi, la prima frase che le fosse venuta in mente.
I linguaggi
"Vorrei che questo progetto raccontasse la Resistenza in un modo non retorico né nozionistico: trasmettendo l’entusiasmo, la voglia di vivere liberi, la gioia di lottare per difendere la democrazia e la libertà che animarono i partigiani.
Vorrei raccontare tutto questo attraverso linguaggi differenti: le testimonianze (per ricreare l’atmosfera e lo spirito di quegli anni attraverso le parole di chi li visse in prima persona); il monologo civile (per creare un filo conduttore tra le vicende e un punto di vista contemporaneo); i burattini (per ritrovare la forma del teatro popolare che gli stessi partigiani utilizzavano nei bozzetti drammatici che scrivevano e interpretavano per festeggiare le vittorie); il teatro di figura con pupazzi (per raccontare in modo evocativo l’orrore dei lager; perché a un pupazzo si può fare di tutto, anche le cose più terribili; perché il rapporto tra pupazzo e manovratore è uguale a quello tra deportato e aguzzino; perché davanti alle immagini delle persone deportate ad Auschwitz lo shock emotivo è fortissimo e fa distogliere lo sguardo, mentre davanti a un pupazzo picchiato e umiliato si resta a guardare fino in fondo e l’emotività lascia spazio alla riflessione»
Premio scenario Ustica 2009 – Motivazione della giuria
È bello vivere liberi restituisce il sapore di una resistenza vissuta al di fuori di ogni
Celebrazione o irrigidimento retorico. Resistenza personale, segnata dai tempi impetuosi di una giovinezza che è sfida, scelta e messa in gioco personale. Resistenza politica, dove la protagonista, Ondina, incontra la storia e la sua violenza.
Resistenza poetica, all’orrore che avanza e annulla. Resistenza adolescente, che incontra il sangue, lo subisce, lo piange, ma continua ad affermare la necessità della felicità e dell’allegria anche nelle situazioni più estreme che Ondina vive.
Ondina, di cui Marta Cuscunà ha ricercato le tracce attraverso un lavoro accurato sulle fonti storiche, dentro la memoria del proprio territorio e attraverso le parole di chi l’ha conosciuta. Spettacolo felicemente atipico, coniuga un fresco ed efficace lavoro di narrazione, attento ai piccoli gesti del quotidiano, a stupori di ragazza, con il mestiere del burattinaio, che riprende i propri personaggi, ne soffia via la polvere e li riconsegna, felicemente reinventati, a una comunicazione efficace, archetipica, popolare.
In questa ricerca anche l’orrore del lager può essere raccontato, senza che lo spettatore perda lo straordinario candore e la felicità nel racconto della storia che ancora siamo.
Teatro Verdi
Indirizzo: Via Pastrengo, 16, 20159 Milano
Telefono:02 688 0038
02 688 0038
www.teatrodelburatto.it
Mercoledì 22 gennaio non perdetevi il debutto dello spettacolo LA SEMPLICITA’ INGANNATA di e con Marta Cuscunà, in scena fino al 26 gennaio al teatro Verdi.
LA SEMPLICITÀ INGANNATA
Satira per attrice e pupazze sul lusso d’esser donne
Seconda tappa del progetto sulle Resistenze femminili in Italia. Liberamente ispirato alle opere letterarie di Arcangela Tarabotti e alla vicenda delle Clarisse di Udine
di e con Marta Cuscunà Assistente alla regia: Marco Rogante. Disegno luci: Claudio “Poldo” Parrino. Disegno del suono: Alessandro Sdrigotti. Tecnica di palco, delle luci e del suono: Marco Rogante, Alessandro Sdrigotti. Realizzazioni scenografiche: Delta Studios; Elisabetta Ferrandino. Realizzazione costumi: Antonella Guglielmi Co-produzione: Centrale Fies, Operaestate Festival Veneto.
Con il sostegno di Provincia Autonoma di Trento-T-under 30, Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, Comitato Provinciale per la promozione dei valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana di Gorizia, A.N.P.I. Comitato Provinciale di Gorizia, Assessorato alla cultura del Comune di Ronchi dei Legionari, Biblioteca Sandro Pertini di Ronchi dei Legionari, Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Monfalcone, Claudio e Simone del Centro di AggregazioneGiovanile di Monfalcone.
Con il sostegno dei partecipanti al progetto di microcredito teatrale: Assemblea Teatrale Maranese-Marano Lagunare UD; Federico Toni; Laboratorio Teatrale Re Nudo-Teatri Invisibili; Nottenera.Comunità_Linguaggi_Territorio; Bonawentura/Teatro Miela-Trieste; Spazio Ferramenta; Tracce di Teatro d'Autore; L'Attoscuro Teatro - Montescudo di Rimini.
Liberamente ispirato a Lo spazio del silenzio di Giovanna Paolin, (Ed. Biblioteca dell'Immagine, 1998)
Una satira pungente che denuncia gli stereotipi sull’essere donna oggi traendo spunto da figure del passato.
La delicatezza magnetica del raccontare e l’uso sapiente dei pupazzi de La Semplicità Ingannata portano a conoscere «da quali semi è nata la rivendicazione delle donne del Cinquecento – in particolare delle monache clarisse di Udine – nel tentativo di dare slancio a una rivoluzione di cui oggi non sentiamo più il bisogno, e forse non per un caso fortuito, ma per una precisa strategia che, anche se con modalità apparentemente diverse, schiaccia ancora le donne sotto lo strapotere maschile».
Ispiratrici del racconto la monaca-scrittrice veneziana Arcangela Tarabotti e le clarisse del Santa Chiara di Udine, modelli di contestazione e resistenza femminile che rivendicarono, sfidando l’Inquisizione, il diritto alla libertà di pensiero e di critica nei confronti dei dogmi della cultura maschile.
Ovviamente l’Inquisizione cercò con forza di ristabilire un ferreo controllo sul convento e su quella comunità di monache, ma le Clarisse riuscirono a resistere per anni facendosi beffe del potere maschile e creando, dentro il Santa Chiara, un’alternativa sorprendente per una società in cui le donne erano escluse da ogni aspetto politico, economico e sociale della vita.
«Questo spettacolo, come anche È bello vivere liberi!, implica l’elaborazione di una storia da una prospettiva prevalentemente storica e documentaristica a una visione più artistica e contemporanea, disposta a varcare i confini del conosciuto, del filologico, del politicamente corretto. La semplicità ingannata non è un documentario ma un progetto artistico dove il teatro è anche la possibilità di tradire il dato certo o quantomeno di considerare il dato certo come un punto di partenza, un trampolino per un racconto che abbia come soggetto principale la società e le donne e gli uomini che la compongono.
La scrittura del testo si è rivelata un parto faticoso anche per il continuo presentarsi del “grande interrogativo”: fino a che punto è lecito elaborare dati senza che questa operazione si trasformi in un mero tradimento della verità storica? In questo progetto ho cercato di elaborare alcuni lati della vicenda realmente accaduta con analogie che li rendessero più contemporanei, più vicini a noi spettatori del ventunesimo secolo. Per questo ho cercato di fare in modo che concetti come “eresie”, “dote”assumessero anche significati altri, più ampi di quelli letterali e che la “monacazione forzata” diventasse simbolo non esclusivo della condizione femminile nel suo complesso. Una condizione che ha ancora bisogno di riscatto. La semplicità ingannata parla del destino collettivo di generazioni di donne e della possibilità di farsi “coro” per cambiarlo».
(Marta Cuscunà)
Teatro Verdi
Indirizzo: Via Pastrengo, 16, 20159 Milano
Telefono:02 688 0038
www.teatrodelburatto.it
Reddit, per chi non lo conoscesse, è un social network in cui gli utenti possono postare collegamenti ipertestuali o post testuali. I contenuti sono organizzati in aree di interesse e una di queste, uno dei più popolari subreddit, è l'IamA usato soprattutto per post AMA, ask me anything, in cui un utente deve rispondere a tutte le domande degli altri utenti.
Anche molte celebrità hanno iniziato post AMA, come Barack Obama, Al Gore, Madonna, Dave Grohl, e altri (la lista completa qui!) Venerdì scorso, il diciassette Gennaio, anche Bill Murray si è prestato a questo gioco, per promuovere il nuovo film in uscita il 7 Febbraio: Monuments Men.
Non c'è dubbio che un attore del suo calibro, così stravagante, ormai diventato una figura cult grazie alla sua comicità eccentrica, al suo stile schizzofrenico e i suoi colpi di testa, possa regalare grandi emozioni in un Ask Me Anything. Infatti Bill non delude e, anche se alcune domande sono proprio scadenti, si possono trovare retroscena interessanti su Monuments Men, piuttosto che sul suo rapporto con Wes Anderson o del perchè secondo lui non ci sarà un Garfield 3.
Quindi se volete scoprire qual'è stata l'esperienza più strana che ha vissuto in Giappone, cosa pensa della marijuana a scopi ricreativi o cosa ha sussurrato all'orecchio di Scarlett Johansson alla fine di Lost in Translation, fate un salto su reddit: l'AMA di Bill Murray!
Di seguito, per voi, la traduzione di alcune delle tante domande a lui poste:
- Bill, qual'è il miglior panino che hai mai mangiato nella tua vita e dove è stato fatto?
- Sai, c'è un posto non lontano dalla Warner Brothers, penso si chiami The Godfather?, dove fanno tutti i tipi di panini con l'avocato schiacciato, germogli e robba del genere. E sono davvero buoni. Quando hai una giornata no, mi ricordo un film particolarmente impegnativo, vai a prendere un panino in questo posto. Sono superfarciti e molto saporiti, e poi ti dimentichi della tua mattinata.
- Com'è essere così incredibile?
- Bhè, nessuno mi ha preparato per essere così incredibile. è una specie di schock. è una specie di shock svegliarsi la mattina ed essere immerso in questa luce viola.
-Se potessi tornare indietro nel tempo e avere una conversazione con una persona, chi sarebbe e perchè?
- Una gran bella domanda. Mi piacciono gli scienziati, in uno strano modo. Albert Einstein era un tipo cool. Einstein era un fisico teorico, quindi le sue erano tutte teorie. Era solo un ragazzo intelligente. Ma sono anche interessato di genetica. Penso che mi piacerebbe incontrare Gregor Mendel. Perchè era un monaco che ha capito tutta quella robba da solo. è una mente superiore, una mente connessa. Loro hanno avuto una visione, hanno visto certe cose perchè erano connessi intellettualmente, meccanicamente e spiritualmente, loro potevano accedere a una mente superiore. Non so molto su Mendel, ma so che Einstein ha compiuto tutto il suo lavoro sulle montagne della Svizzera. Penso che l'altitudine abbia avuto effetto nel modo in cui parlavano e pensavano. Ma vorrei scoprire di più su Mendel, perchè ricordo di esser andato nelle Filippine e aver pensato "questo è il giardino di Mendel", perchè sono state invase da così tanti paesi nel corso degli anni che si possono vedere i bambini condividere i tratti genetici di tutti gli invasori, e questo ha creato un bellissimo giardino variegato.
«Non lo farò mai più. Cantare all’Olimpiade è stato un incredibile onore. Sono stata fiera di averlo fatto. Quello è stato il momento perfetto per dire: fantastico, grazie a tutti, ma basta così. A volte devi capire quando arriva l’ora di abbandonare la festa». Così, in un’intervista esclusiva a Vanity Fair, Victoria Beckham infrange le speranze di chi, a vent’anni dalla formazione delle Spice Girls nel 1994, sperava ancora di vedere riunito il quintetto pop. Nell’intervista di copertina, illustrata dagli scatti inediti di Sebastian Kim e pubblicata nel numero in edicola da mercoledì 22 gennaio, Victoria spiega che la sua vera passione oggi è la moda, e che comunque vede un importante nesso tra la sua professione passata e quella attuale di stilista: «Le Spice Girls hanno avuto successo perché celebravano le donne, che in fondo è quello che faccio ancora oggi». A Vanity Fair poi l’ex popstar racconta l’emozione di aver visto suo marito David giocare l’ultima partita della sua ventennale carriera di calciatore, lo scorso maggio a Parigi: «Ho provato grandissima emozione e grande orgoglio. David non potrebbe essersi dato di più allo sport. Per anni lo abbiamo condiviso – in un certo senso lo condividiamo ancora – con tanti suoi fan. È bello, adesso, averlo a casa».
Paolo Virzì cambia registro, toni e location e presenta agli spettatori italiani un film che non solo convince ma che fa il classico “botto” al botteghino guadagnando in pochi giorni più di un milione e mezzo di euro. Che strano! La pellicola non è niente di che dal punto della costruzione e dell’abilità registica, la storia non è neppure originale dato che è tratta da un romanzo di successo americano ambientato nel Connecticut e i personaggi sono davvero brutti e diseducativi, tutti, anche i giovani. E allora cosa piace così tanto ne Il capitale umano?
Sicuramente l’ottima performance di Fabrizio Bentivoglio e di Valeria Bruni Tedeschi ma anche l’assoluta capacità di Virzì di trasformare la storia di un dramma americano in una commedia all’italiana amara e cruda di quelle che si vedano negli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso.
I personaggi sono goffi, maldestri, brutti e volgari. Le donne sono solo le controfigure degli uomini e i protagonisti più giovani sono il frutto dei loro insopportabili, ambiziosi e miserrimi genitori.
Chi va a vedere Il capitale umano molto difficilmente uscirà dalla sala pensando: “ma io non sono così, i miei figli non sono così, i miei genitori non sono così”. E probabilmente è vero!
Perché Virzì a suo modo esagera, amplifica, barocheggia. Come faceva a suo tempo Moliere con la società del tempo o più addietro i drammaturghi dell’antica Grecia.
L’attuale società è fatta sì di gente come il cinico imprenditore brianzolo e della sua stupida moglie, del mediocre agente immobiliare che vuole emergere in società e farsi invitare alle feste in piscina, di ricchi e viziati rampolli che non conoscono il dolore del lavoro precario e del mutuo trentennale per acquistare due vani ma la società attuale nasconde questa gente anche molto bene.
Ovvero, Paolo Virzì ci racconta i vizi e le brutture del nostro tempo ma le persone e i fatti che il regista descrive ormai sono occulti. A meno che la Guardia di Finanza o l’Agenzia delle Entrate non li faccia conoscere anche a tutti gli altri.
I ricchi ora fanno finta di non esserselo. Se organizzano feste in piscina nelle loro ville non lo urlano ai quattro venti, i rampolli simulano lavoretti stagionali per giustificare l’acquisto di potenti macchine sportive. E così Il capitale umano di Virzì racconta davvero quello che succede ma nessuno di noi incontrerà sul serio queste persone. Almeno non ora. Forse, dieci, dodici anni fa sarebbe stato ancora possibile. Ma adesso non più. Perché anche i ricchi, gli arrivisti, i cinici e gli egoisti un po’ nei giorni attuali si vergognano.
Della pellicola di Virzì allora resta soprattutto la capacità del regista di avere costruito una tragicommedia all’italiana dove ancora una volta e come nelle migliori tradizioni la vittima è un pover’uomo con un lavoro mediocre che torna a casa in bicicletta di notte e che perde la vita a causa di un’incosciente, prepotente alla guida di un suv.
Il resto è la solita Italietta del 1950.
Niente Hollywood o New York, niente completi da agenti di Wall Street né abitini di paillettes e feste glamour, in Nebraska, pellicola dolce, realistica e bellissima del cineasta indipendente Alexander Payne c’è tutta l’America vera, quella di piccole cittadine dimenticate e di uomini e donne che vivono una vita ai margini, fatta di quotidianità assoluta e di piccoli sogni infranti e mai realizzati. Nel grigio anonimo di giorni che si ripetono in lavori stanchi e luoghi popolati da poche anime un padre e un figlio si incamminano a piedi per raggiungere dallo stato del Montana lo stato del Nebraska. Il pretesto è una presunta vincita milionaria alla lotteria di Woody Grant, indiscusso protagonista del film, che viene accompagnato nel viaggio dal suo figliolo più giovane, David.
Il cammino per raggiungere la meta diventerà un viaggio interiore di formazione per il giovane coprotagonista, di rimpianto e ricordi per l’anziano Woody e di scoperta ed esplorazione dell’America on the road per lo spettatore.
Nebraska non è solo un film, è poesia pura. È il modo che ha Payne per far scoprire e raccontare alla sua platea l’America di chi non ha mai letto Kerouac o Steinbeck o meglio di chi non si è mai appassionato alla musica di Springsteen.
È l’America perduta e poi ritrovata anche dagli stessi protagonisti che camminando insieme comprendono quanta bellezza e sentimento può sfuggire a tutti noi, ogni giorno, costretti nella quotidianità della vita, anche di una vita che non volevamo.
Quando Woody riceve la notizia della sua vincita milionaria alla lotteria del Nebraska non si chiede se la cosa può essere vera o meno, non si lascia dissuadere dalla moglie né dal figlio maggiore, decide di incamminarsi a piedi, da solo, dal Montana per andare a ritirare quei soldi e lasciare a figli qualcosa per cui farsi ricordare e amare. Per lui ormai non chiede più niente. La vita è stata avara con Woody, gli ha distrutto sogni e speranze e lo ha lasciato disincantato e anziano senza che lui neppure se ne accorgesse. Ora vuole solo ritirare i soldi vinti e andarsene con la certezza di avere almeno qualcosa di buono per cui farsi ricordare.
Il figlio minore, David, prima cerca di farlo desistere come tutti gli altri, poi decide però di accompagnarlo e la vincita allora diventa il viaggio in sé. La conoscenza vera del padre, non solo come genitore ma come uomo, come persona. Un uomo che è stato giovane e pieno di speranze a sua volta, che ha amato e ha vissuto coltivando sogni e cantando canzoni folk.
Woody e David così si scopriranno a vicenda e insieme scopriranno la loro terra di origine che è avara e bellissima, scontrosa ma ricca di speranza, capace di infrangere il sogno americano classico e patinato ma capace anche di coltivare i valori della famiglia e del rispetto reciproco, dell’impegno e della responsabilità verso se stessi e verso gli altri.
L’eredità che Woody lascia a David allora è questa. I valori dell’America più vera e più profonda.
I soldi della lotteria sono solo un pretesto per far raccontare ad Alexander Payne la storia di assoluto amore e rispetto tra un padre e un figlio, di un valore che David assorbe e fa suo e che potrà a sua volta trasferire come eredità ai suoi figli. Agli spettatori resta la poesia di una pellicola che è quasi un libro da sfogliare, la bellezza di luoghi tanto isolati e brutali e tanto ugualmente affascinanti e la possibilità di percorrere con i protagonisti un viaggio emozionale e familiare dove magari ci si potrà anche riconoscere.
Il CSY di Milano (Centro Studi Yoga) offre un seminario a ingresso libero durante il quale sarà affrontata una delle tematiche più “hot” sul mondo dello yoga, o meglio, una domanda che tutti, praticanti e non, ci siamo fatti almeno una volta nei nostri pensieri: “Esistono diversi tipi di Yoga?”.
Il seminario sarà condotto da Sn. Trigunananda (Ferruccio Ascari), fondatore e maestro del Centro Studi Yoga di Milano (attivo dal 1993).
Nell’ambito della cura della persona si assiste da ormai molti anni ad un proliferare di proposte tra loro anche molto diverse ma accomunate tutte da una presunta comune origine: Lo Yoga. L’incontro si propone di fare il punto sulla situazione, attraverso una riflessione che consenta di fare chiarezza su natura, significato e obiettivi autentici di quest’antica discipline.
La conferenza sarà preceduta da una breve lezione di Asana e Pranayama cui farà sehuito una pratica meditativa.
Il seminario proposto dal CSY aderisce all’iniziativa “Yoga a porte aperte” promossa dall’associazione YANI (Associazione Nazionale Insegnanti di Yoga).
Per info:
Domenica 26 Gennaio 2014 dalle ore 11.00 alle ore 12.45
CSY Milano, via Confalonieri, 36 (citofono n° 40, MM Gioia)
Ingresso libero previa prenotazione sino ad esaurimento posti.
Per ragioni di spazio è necessario prenotare per tempo via mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o via relefono: 3391909041
Namasté,
Indira Fassioni
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