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Reddit, per chi non lo conoscesse, è un social network in cui gli utenti possono postare collegamenti ipertestuali o post testuali. I contenuti sono organizzati in aree di interesse e una di queste, uno dei più popolari subreddit, è l'IamA usato soprattutto per post AMA, ask me anything, in cui un utente deve rispondere a tutte le domande degli altri utenti.
Anche molte celebrità hanno iniziato post AMA, come Barack Obama, Al Gore, Madonna, Dave Grohl, e altri (la lista completa qui!) Venerdì scorso, il diciassette Gennaio, anche Bill Murray si è prestato a questo gioco, per promuovere il nuovo film in uscita il 7 Febbraio: Monuments Men.
Non c'è dubbio che un attore del suo calibro, così stravagante, ormai diventato una figura cult grazie alla sua comicità eccentrica, al suo stile schizzofrenico e i suoi colpi di testa, possa regalare grandi emozioni in un Ask Me Anything. Infatti Bill non delude e, anche se alcune domande sono proprio scadenti, si possono trovare retroscena interessanti su Monuments Men, piuttosto che sul suo rapporto con Wes Anderson o del perchè secondo lui non ci sarà un Garfield 3.
Quindi se volete scoprire qual'è stata l'esperienza più strana che ha vissuto in Giappone, cosa pensa della marijuana a scopi ricreativi o cosa ha sussurrato all'orecchio di Scarlett Johansson alla fine di Lost in Translation, fate un salto su reddit: l'AMA di Bill Murray!
Di seguito, per voi, la traduzione di alcune delle tante domande a lui poste:
- Bill, qual'è il miglior panino che hai mai mangiato nella tua vita e dove è stato fatto?
- Sai, c'è un posto non lontano dalla Warner Brothers, penso si chiami The Godfather?, dove fanno tutti i tipi di panini con l'avocato schiacciato, germogli e robba del genere. E sono davvero buoni. Quando hai una giornata no, mi ricordo un film particolarmente impegnativo, vai a prendere un panino in questo posto. Sono superfarciti e molto saporiti, e poi ti dimentichi della tua mattinata.
- Com'è essere così incredibile?
- Bhè, nessuno mi ha preparato per essere così incredibile. è una specie di schock. è una specie di shock svegliarsi la mattina ed essere immerso in questa luce viola.
-Se potessi tornare indietro nel tempo e avere una conversazione con una persona, chi sarebbe e perchè?
- Una gran bella domanda. Mi piacciono gli scienziati, in uno strano modo. Albert Einstein era un tipo cool. Einstein era un fisico teorico, quindi le sue erano tutte teorie. Era solo un ragazzo intelligente. Ma sono anche interessato di genetica. Penso che mi piacerebbe incontrare Gregor Mendel. Perchè era un monaco che ha capito tutta quella robba da solo. è una mente superiore, una mente connessa. Loro hanno avuto una visione, hanno visto certe cose perchè erano connessi intellettualmente, meccanicamente e spiritualmente, loro potevano accedere a una mente superiore. Non so molto su Mendel, ma so che Einstein ha compiuto tutto il suo lavoro sulle montagne della Svizzera. Penso che l'altitudine abbia avuto effetto nel modo in cui parlavano e pensavano. Ma vorrei scoprire di più su Mendel, perchè ricordo di esser andato nelle Filippine e aver pensato "questo è il giardino di Mendel", perchè sono state invase da così tanti paesi nel corso degli anni che si possono vedere i bambini condividere i tratti genetici di tutti gli invasori, e questo ha creato un bellissimo giardino variegato.
«Non lo farò mai più. Cantare all’Olimpiade è stato un incredibile onore. Sono stata fiera di averlo fatto. Quello è stato il momento perfetto per dire: fantastico, grazie a tutti, ma basta così. A volte devi capire quando arriva l’ora di abbandonare la festa». Così, in un’intervista esclusiva a Vanity Fair, Victoria Beckham infrange le speranze di chi, a vent’anni dalla formazione delle Spice Girls nel 1994, sperava ancora di vedere riunito il quintetto pop. Nell’intervista di copertina, illustrata dagli scatti inediti di Sebastian Kim e pubblicata nel numero in edicola da mercoledì 22 gennaio, Victoria spiega che la sua vera passione oggi è la moda, e che comunque vede un importante nesso tra la sua professione passata e quella attuale di stilista: «Le Spice Girls hanno avuto successo perché celebravano le donne, che in fondo è quello che faccio ancora oggi». A Vanity Fair poi l’ex popstar racconta l’emozione di aver visto suo marito David giocare l’ultima partita della sua ventennale carriera di calciatore, lo scorso maggio a Parigi: «Ho provato grandissima emozione e grande orgoglio. David non potrebbe essersi dato di più allo sport. Per anni lo abbiamo condiviso – in un certo senso lo condividiamo ancora – con tanti suoi fan. È bello, adesso, averlo a casa».
Paolo Virzì cambia registro, toni e location e presenta agli spettatori italiani un film che non solo convince ma che fa il classico “botto” al botteghino guadagnando in pochi giorni più di un milione e mezzo di euro. Che strano! La pellicola non è niente di che dal punto della costruzione e dell’abilità registica, la storia non è neppure originale dato che è tratta da un romanzo di successo americano ambientato nel Connecticut e i personaggi sono davvero brutti e diseducativi, tutti, anche i giovani. E allora cosa piace così tanto ne Il capitale umano?
Sicuramente l’ottima performance di Fabrizio Bentivoglio e di Valeria Bruni Tedeschi ma anche l’assoluta capacità di Virzì di trasformare la storia di un dramma americano in una commedia all’italiana amara e cruda di quelle che si vedano negli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso.
I personaggi sono goffi, maldestri, brutti e volgari. Le donne sono solo le controfigure degli uomini e i protagonisti più giovani sono il frutto dei loro insopportabili, ambiziosi e miserrimi genitori.
Chi va a vedere Il capitale umano molto difficilmente uscirà dalla sala pensando: “ma io non sono così, i miei figli non sono così, i miei genitori non sono così”. E probabilmente è vero!
Perché Virzì a suo modo esagera, amplifica, barocheggia. Come faceva a suo tempo Moliere con la società del tempo o più addietro i drammaturghi dell’antica Grecia.
L’attuale società è fatta sì di gente come il cinico imprenditore brianzolo e della sua stupida moglie, del mediocre agente immobiliare che vuole emergere in società e farsi invitare alle feste in piscina, di ricchi e viziati rampolli che non conoscono il dolore del lavoro precario e del mutuo trentennale per acquistare due vani ma la società attuale nasconde questa gente anche molto bene.
Ovvero, Paolo Virzì ci racconta i vizi e le brutture del nostro tempo ma le persone e i fatti che il regista descrive ormai sono occulti. A meno che la Guardia di Finanza o l’Agenzia delle Entrate non li faccia conoscere anche a tutti gli altri.
I ricchi ora fanno finta di non esserselo. Se organizzano feste in piscina nelle loro ville non lo urlano ai quattro venti, i rampolli simulano lavoretti stagionali per giustificare l’acquisto di potenti macchine sportive. E così Il capitale umano di Virzì racconta davvero quello che succede ma nessuno di noi incontrerà sul serio queste persone. Almeno non ora. Forse, dieci, dodici anni fa sarebbe stato ancora possibile. Ma adesso non più. Perché anche i ricchi, gli arrivisti, i cinici e gli egoisti un po’ nei giorni attuali si vergognano.
Della pellicola di Virzì allora resta soprattutto la capacità del regista di avere costruito una tragicommedia all’italiana dove ancora una volta e come nelle migliori tradizioni la vittima è un pover’uomo con un lavoro mediocre che torna a casa in bicicletta di notte e che perde la vita a causa di un’incosciente, prepotente alla guida di un suv.
Il resto è la solita Italietta del 1950.
Niente Hollywood o New York, niente completi da agenti di Wall Street né abitini di paillettes e feste glamour, in Nebraska, pellicola dolce, realistica e bellissima del cineasta indipendente Alexander Payne c’è tutta l’America vera, quella di piccole cittadine dimenticate e di uomini e donne che vivono una vita ai margini, fatta di quotidianità assoluta e di piccoli sogni infranti e mai realizzati. Nel grigio anonimo di giorni che si ripetono in lavori stanchi e luoghi popolati da poche anime un padre e un figlio si incamminano a piedi per raggiungere dallo stato del Montana lo stato del Nebraska. Il pretesto è una presunta vincita milionaria alla lotteria di Woody Grant, indiscusso protagonista del film, che viene accompagnato nel viaggio dal suo figliolo più giovane, David.
Il cammino per raggiungere la meta diventerà un viaggio interiore di formazione per il giovane coprotagonista, di rimpianto e ricordi per l’anziano Woody e di scoperta ed esplorazione dell’America on the road per lo spettatore.
Nebraska non è solo un film, è poesia pura. È il modo che ha Payne per far scoprire e raccontare alla sua platea l’America di chi non ha mai letto Kerouac o Steinbeck o meglio di chi non si è mai appassionato alla musica di Springsteen.
È l’America perduta e poi ritrovata anche dagli stessi protagonisti che camminando insieme comprendono quanta bellezza e sentimento può sfuggire a tutti noi, ogni giorno, costretti nella quotidianità della vita, anche di una vita che non volevamo.
Quando Woody riceve la notizia della sua vincita milionaria alla lotteria del Nebraska non si chiede se la cosa può essere vera o meno, non si lascia dissuadere dalla moglie né dal figlio maggiore, decide di incamminarsi a piedi, da solo, dal Montana per andare a ritirare quei soldi e lasciare a figli qualcosa per cui farsi ricordare e amare. Per lui ormai non chiede più niente. La vita è stata avara con Woody, gli ha distrutto sogni e speranze e lo ha lasciato disincantato e anziano senza che lui neppure se ne accorgesse. Ora vuole solo ritirare i soldi vinti e andarsene con la certezza di avere almeno qualcosa di buono per cui farsi ricordare.
Il figlio minore, David, prima cerca di farlo desistere come tutti gli altri, poi decide però di accompagnarlo e la vincita allora diventa il viaggio in sé. La conoscenza vera del padre, non solo come genitore ma come uomo, come persona. Un uomo che è stato giovane e pieno di speranze a sua volta, che ha amato e ha vissuto coltivando sogni e cantando canzoni folk.
Woody e David così si scopriranno a vicenda e insieme scopriranno la loro terra di origine che è avara e bellissima, scontrosa ma ricca di speranza, capace di infrangere il sogno americano classico e patinato ma capace anche di coltivare i valori della famiglia e del rispetto reciproco, dell’impegno e della responsabilità verso se stessi e verso gli altri.
L’eredità che Woody lascia a David allora è questa. I valori dell’America più vera e più profonda.
I soldi della lotteria sono solo un pretesto per far raccontare ad Alexander Payne la storia di assoluto amore e rispetto tra un padre e un figlio, di un valore che David assorbe e fa suo e che potrà a sua volta trasferire come eredità ai suoi figli. Agli spettatori resta la poesia di una pellicola che è quasi un libro da sfogliare, la bellezza di luoghi tanto isolati e brutali e tanto ugualmente affascinanti e la possibilità di percorrere con i protagonisti un viaggio emozionale e familiare dove magari ci si potrà anche riconoscere.
Il CSY di Milano (Centro Studi Yoga) offre un seminario a ingresso libero durante il quale sarà affrontata una delle tematiche più “hot” sul mondo dello yoga, o meglio, una domanda che tutti, praticanti e non, ci siamo fatti almeno una volta nei nostri pensieri: “Esistono diversi tipi di Yoga?”.
Il seminario sarà condotto da Sn. Trigunananda (Ferruccio Ascari), fondatore e maestro del Centro Studi Yoga di Milano (attivo dal 1993).
Nell’ambito della cura della persona si assiste da ormai molti anni ad un proliferare di proposte tra loro anche molto diverse ma accomunate tutte da una presunta comune origine: Lo Yoga. L’incontro si propone di fare il punto sulla situazione, attraverso una riflessione che consenta di fare chiarezza su natura, significato e obiettivi autentici di quest’antica discipline.
La conferenza sarà preceduta da una breve lezione di Asana e Pranayama cui farà sehuito una pratica meditativa.
Il seminario proposto dal CSY aderisce all’iniziativa “Yoga a porte aperte” promossa dall’associazione YANI (Associazione Nazionale Insegnanti di Yoga).
Per info:
Domenica 26 Gennaio 2014 dalle ore 11.00 alle ore 12.45
CSY Milano, via Confalonieri, 36 (citofono n° 40, MM Gioia)
Ingresso libero previa prenotazione sino ad esaurimento posti.
Per ragioni di spazio è necessario prenotare per tempo via mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o via relefono: 3391909041
Namasté,
Indira Fassioni
Martedì 14 Gennaio dalle ore 20:00 presso la Fondazione Forma per la Fotografia di Milano si è tenuto l'evento,
FINISSAGE della Mostra “Una luce diversa” di Betta Gancia, che per l’occasione ha riunito in un Private Dinner amici Collezionisti, Galleristi e appassionati di arte e fotografia.
FOTO : https://www.dropbox.com/sh/
Nelle immagini di Betta Gancia il fascino della forma si esprime nelle tracce luminose di atmosfere notturne e silenziose. Sono scie sospese senza tempo. Intermittenze di luce che provengono dalla strada e confluiscono negli spazi aperti di una percezione visiva, sintetica e seriale, vicina all’idea di una fotografia che riflette sulla fonte primaria della sua stessa natura: la luce. Le fotografie di Betta Gancia nascono da ciò che l’immagine istantanea conserva nella memoria e nell’immaginazione di chi osserva il mondo, traducendosi in scie e punti luminosi che vagano all’infinito.
A seguire il Private Dinner, allestito tra le opere della Fondazione Forma per la Fotografia. Due tavoli imperiali “total black” con dettagli gialli nei centrotavola e nei menu. Una sintesi elegante ed essenziale, un design contemporaneo per una serata all’insegna dell’arte e della fotografia.
A ricevere gli ospiti, oltre all’artista Betta Gancia con il marito Paolo Fontana, il Presidente e Vicepresidente della Fondazione Forma, Roberto Koch e Denis Curti.
Tra gli artisti presenti, Giovanni Gastel, Maurizio Azzali e Monica Silva – tra i Collezionisti, Giuseppe Iannaccone, Pierluigi Gibelli, Roberto Spada e Fabio Castelli, ideatore e fondatore di MIA – tra i Galleristi, Annette Hofmann, Direttore Lisson Gallery, Paola Colombari dell’omonima galleria, e Luca Maffei – tra i rappresentanti delle case d’asta, il Direttore di Christie’s Italia Renato Pennisi, e i titolari di Porro & C., Stefano e Kimiko Porro – tra i critici e curatori d’arte, Michela Journo Moro e Isabella Villafranca Soissons – tra le istituzioni, il Presidente di Brera, Marco Galateri di Genola con la moglie, il Direttore della comunicazione di Regione Lombardia Patrizia Carrarini, e il Responsabile cultura e arte di Regione Lombardia, Piero Addis.
Sabato 25 gennaio 2014 ore 18.00, non perdetevi l’inaugurazione del primo centro estetico EDIà aperto a Milano in Corso Buenos Aieres 20.
Edià non è una società che vende, ma un progetto che suggerisce, propone ed informa allo scopo di contribuire al benessere della persona. Edià, infatti, non ha clienti, bensì collabora con le PERSONE che desiderano migliorare il rapporto con il proprio corpo e con l'aspetto percepito dagli altri. Quando EDIÀ dice che non vende fantascienza, bensì scienza, intende dire che non offre illusioni, ma ragionevoli possibilità di mutare il proprio “status” ed entrare nel sistema di concepimento della propria variabilità esistenziale. Il progetto EDIà propone alle persone la possibilità di stare bene con se stesse: un prodotto veloce, versatile, efficace e soprattutto senza sprechi,frutto di uno studio approfondito da parte di qualificati professionisti della cosmesi.
In occasione dell'inaugurazione della sua prima prestigiosa sede nella città di Milano, EDIà vi accompagnerà nella scoperta del nuovo centro in una serata esclusiva: un aperitivo musicale tutto da gustare, accompagnato dalla voce di Mila Trani, cantante appassionata al reggae, allo ska, al latin, che ha iniziato la sua carriera cantando con gli Unicamista e che ha intrapreso una strada da solista con l'EP «Nove», un lavoro molto interessante in cui Mila riesce ad esprimere con originalità e raffinatezza la sua creatività e il suo talento e il suo nuovo amore per la bossa nova, genere che sposa alla perfezione per vocalità e spirito.
A corollario dell’evento l’intervento della biologa nutrizionista Elisabetta Macosini. Durante la serata sarà possibile scoprire il mondo EDIà, con i suoi prodotti e trattamenti esclusivi.
EDIà Tecnologia Biocosmetica C.so Buenos Aires 20 Tel. 02 3946 5772 http://www.ediacosmetici.com/ Ufficio Stampa Rosaspinto Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. cel: 3338864490 RSVP Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Nerospinto vi suggerisce questa volta un evento davvero interessante ed imperdibile per tutti i cultori del cinema di qualità ed in particolare dei film del grande Stanley Kubrick. Dal 29 gennaio al 2 febbraio 2014 presso la Sala Alda Merini - Spazio Oberdan della Provincia di Milano, Fondazione Cineteca Italiana presenta Room 237, il documentario di Rodney Ascher presentato con successo al Festival di Cannes, che indaga le infinite interpretazioni fornite da quanti credono di aver decodificato i simboli nascosti e i messaggi sepolti nel capolavoro di Kubrick Shining, che verrà riproposto in più passaggi. Nato dalle conversazioni di Ascher, il regista, con il produttore Tim Kirk, il film dà voce al flusso di coscienza di fan e studiosi che da trent'anni vivono “intrappolati” nell'Overlook Hotel.
Room 237 è più di un semplice documentario metacinematografico, è un incredibile viaggio dentro un film, Shining di Stanley Kubrick, per svelarne simboli, misteri e significati nascosti e per raccontare le tante teorie che sono state sviluppate su quest'opera, una di quelle che ti restano dentro per sempre. Utilizzando molte scene originali della pellicola – replicate, rallentate, viste al contrario, smontate – accompagnate dal racconto fuori campo di cinque uomini che illustrano le proprie teorie interpretative, Room 237 ci accompagna nel labirinto di Shining, intrattenendoci con la folle ironia e la competenza dei fanatici seguaci del grande Maestro del cinema. Secondo il reporter Bill Blakemore si tratterebbe di un film sul genocidio degli indiani d'America, per un altro intervistato racconterebbe invece l'Olocausto, per un altro ancora nasconderebbe una confessione dello stesso Kubrick sul falso allunaggio dell'Apollo 11... Dentro la “Room 237”, la camera intoccabile dell'Overlook Hotel in cui è ambientato il film, ci sono tanti segreti ancora da svelare. Le teorie formulate su Shining negli anni, coprono gli argomenti più disparati come i nativi americani, Marshall McLuhan, il genocidio, la numerologia, le fiabe, la seconda guerra mondiale, lo sbarco sulla luna. Per la regia di Rodney Ascher. Interpreti: Bill Blakemore, Geoffrey Cocks, Juli Kearns, John Feel Ryan, Jay Weidner. USA, 2012.
Shining, il capolavoro thriller e horror preso in esame da Room 237, è un celebre film di S. Kubrick del 1980, che è stato sceneggiato da S. Kubrick, Diane Johnson, e tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King. con interpreti indimenticabili del calibro di Jack Nicholson, Shelley Duvall, Danny Lloyd, Scatman Crothers, Barry Nelson, Philip Stone, Joe Turke. La storia narrata è quella di Jack Torrance, scrittore in crisi, che accetta un lavoro che gli lascerà molto tempo per dedicarsi al suo romanzo: guardiano d'inverno di un grande e isolato albergo sulle Montagne Rocciose aperto solo nella bella stagione. Ricevute le consegne, l'uomo, insieme a moglie e figlio piccolo, si installa nell'hotel, in passato teatro di un sanguinoso omicidio a opera di un altro guardiano. Ben presto Jack scoprirà che il luogo è abitato da misteriose presenze soprannaturali (frutto della sua mente?), che lo spingeranno verso una follia omicida rivolta verso la sua stessa famiglia.
CALENDARIO PROIEZIONI:
- MERCOLEDÌ 29 GENNAIO
h 18.30 Shining (S. Kubrick, 1980, 142')
h 21.15 Room 237 (R. Ascher, 2012, 102')
- GIOVEDÌ 30 GENNAIO
h 19.00 Room 237 (R. Ascher, 2012, 102')
- VENERDÌ 24 GENNAIO
h 21.00 Room 237 (R. Ascher, 2012, 102')
- SABATO 1 FEBBRAIO
h 17.00 Room 237 (R. Ascher, 2012, 102')
h 19.00 Shining (S. Kubrick, 1980, 142')
- DOMENICA 2 FEBBRAIO
h 21.00 Room 237 (R. Ascher, 2012, 102')
MODALITÀ D’INGRESSO
Biglietto d’ingresso:intero € 7,00
Biglietto d’ingresso ridotto per possessori di Cinetessera: € 5,50
Spettacoli delle ore 15 e 17 dei giorni feriali:
Biglietto intero € 5,50, ridotto per i possessori di Cinetessera € 3,50
INFORMAZIONI
http://oberdan.cinetecamilano.it
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Il nuovo Teatro Delfino apre la sua prima stagione con lo spettacolo di Antonio Skarmeta, Ardente Pazienza - Il postino di Neruda.
Lo spettacolo teatrale, composto da quattro attori di origine bolognese (la più simpatica a detta loro), è una piccola commedia raccontata a 'mo di favola tra il grande poeta e vincitore del premio Nobel alla Letteratura, Pablo Neruda, e un giovanotto, suo compaesano di Isla Negra, che lavorava come postino per portargli la corrispondenza che riceveva da tutto il mondo.
1969 - 1973, periodo di grande rilevanza per la politica del Cile: Allende viene nominato presidente della Repubblica, e poco dopo viene ucciso durante un colpo di stato, queste sono le ombre storiche che si intravedono soltanto in brevi momenti durante lo spettacolo.
Protagonista della scena è un'amicizia che viene a consolidarsi lentamente, quella tra Neruda, che fa il finto brontolone solitario, e l'ingenuo Mario Jimenez, il postino, che rimane sempre affascinato da questa figura e prolunga le sue visite all'abitazione del maestro nella speranza d'imparare sempre qualcosa di più sulla poesia.
Metafore, metafore, metafore, di questo si parla: lo spettacolo mostra come anche il personaggio meno preparato possa essere in grado di entrare nell'aulicità della poesia una volta trovata la sua fonte d'ispirazione.
La suddetta fonte è una delle due co-protagoniste: la bella e prorompente Beatrice, che cattura il cuore di Mario e che resta 'stregata' dalle dolci parole che il postino le dedica.
Infine abbiamo la madre, che, spaventata dall'idea che la figlia le venga portata via, cerca di ostacolare questo amore, ma per poco: alla fine anche lei si farà vincere dalla parola.
Il potere e la pericolosità della poesia, 'le parole portano gravidanze', questa una citazione dello spettacolo che mostra le doppie facce di questa arte, tanto nobile, tanto versatile.
La scenografia è abbastanza ricercata, accompagnata, ahimè, da uno schermo sul quale vengono proiettati scorci di Isla Negra, scene del funerale di Neruda o la neve di Parigi (pixelata), dove, per un periodo dello spettacolo, si era trasferito Neruda per lavoro; del tutto evitabile.
Molto interessante e divertente la scelta della colonna sonora, si passa dai canti dei cori comunisti per le elezioni di Allende ai Beatles.
Lo spettacolo si trova spesso a fare questi salti empatici: a mio parere non da abbastanza spazio al silenzio e all'emozione di una scena, portando così lo spettatore da un'emozione all'altra senza dare lui il tempo di viverla e stare ad ascoltarla.
E' uno spettacolo che ha del potenziale, ma dovrebbe concentrarsi meno sulle citazione dei versi di Neruda e di più sui tempi del teatro, sui suoi ritmi, sui gesti e soprattutto sulla scelta di cosa far vedere o meno al suo pubblico: dato che il Teatro Delfino dispone di un palco e quinte altrettanto ampie, credo che lo spettacolo risulterebbe più credibile mostrando solo ciò che il pubblico deve vedere in scena, e non cambi di abiti e scenografie; automaticamente si viene a perdere quel velo, quella finta realtà in cui si entra quando si varcano le soglie di un teatro, e così si ritorna bruscamente a contatto con la realtà.
L'ultimo spettacolo oggi alle 16.
Per ulteriori informazioni potete consultare il sito: www.teatrodelfino.it
Non mancate all’ ultimo appuntamento di TeatroinMatematica con la novità APPUNTAMENTO AL LIMITE – il calcolo sublime, lunedì 27 gennaio al Teatro Carcano di Milano.
Il calcolo infinitesimale è una delle teorie che più ha arricchito la matematica moderna e determinato il progresso scientifico, in quanto è in grado di interpretare il continuo e il movimento. Newton e Leibnitz ne sono indiscutibilmente riconosciuti come gli scopritori, ma per rintracciarne le origini bisogna risalire fino ai geometri greci dell’antichità, inoltrarsi nel progredire del concetto di numero sino ad arrivare alla sintesi tra geometria e algebra di Cartesio.
Poi ancora bisogna conquistare il concetto di funzione, superare lo scoglio dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo, entrare d’un tratto nel concetto di limite. I matematici e i filosofi che hanno portato avanti le idee di Newton e di Leibnitz sono arrivati a offrirci una teoria ben costruita, logicamente ineccepibile, ma ancora ricca di frutti da cogliere. Davvero il calcolo infinitesimale è, come si diceva ancora sino al XIX secolo, il calcolo sublime nel senso etimologico del termine e cioè ciò che arriva sino alla soglia più alta. La nascita dell’analisi matematica coincide con il definitivo stringersi del legame tra matematica e fisica, quindi tra matematica e scienza moderna; è alfabetizzazione scientifica. Ed è anche importante conoscere qualche aspetto storico del nascere e dello svilupparsi del calcolo infinitesimale, grazie al quale sono entrati a fa parte della matematica, in modo pervasivo, i procedimenti infiniti.
Appuntamento al limite esplora questi temi in chiave teatrale, partendo appunto dall’idea di limite, inteso come non-luogo estremo verso cui tendiamo senza potervi giungere, nel quale la realtà che conosciamo cambia natura, e i rapporti si trasformano: una soglia proibita che conduce ad un mondo capovolto e magico dove, come nel teatro, “tutto è finto, ma niente è falso”.
In un luogo imprecisato una coppia di attori sta provando una scena ambientata all’epoca dell’infanzia di Newton. Eppure, qualcosa non torna. Gli attori sono lì quasi loro malgrado, come fossero costretti a recitare una parte che non capiscono, guidati da un regista intransigente, che li costringe a ripetere la scena all’infinito, come se la scena nascondesse qualcosa.
C’è una società in declino, sottilmente oppressiva, che fa del controllo costante degli individui lo strumento per mantenere il consenso. Gli attori in scena si muovono tra questi due mondi in un gioco di specchi paralleli, cercando, nella dimensione teatrale, un incontro tra la visione matematica e quella psicologica di limite, relazione, infinito.
Nelle scene emergono poco a poco le relazioni che legano i personaggi, le dinamiche dei loro sentimenti, i mutamenti causati dal cambiamento di alcune condizioni. Si tratta della forma teatrale in cui si possono esprimere alcuni dei concetti fondamentali del calcolo infinitesimale quali funzione, continuità, derivata, sistemi dinamici e, sopra a tutti, il concetto di limite.
I sentimenti dei personaggi sono descritti attraverso funzioni che ne registrano i mutamenti, da un’iniziale apatia all’amore, dall’amore all’aperta avversione. Funzioni, il cui andamento si rivela poco a poco, attraverso l’analisi di alcuni elementi che via via si evidenziano in scene successive. Le dinamiche reciproche modellano i rapporti di coppia sia per gli attori che per i loro personaggi portandoli verso un destino solo accennato ma ugualmente prevedibile. Quel destino che si può interpretare come il limite cui ciascuno si sta avvicinando. L’esperienza di andare verso il proprio limite ed eventualmente raggiungerlo rappresenta per ciascuno dei personaggi il momento di non ritorno della relazione con l’altro che lo definisce.
Alle ore 19,30 Aperitivo Matematico “Anche l’infinito ha i suoi limiti”
Con Sergio Rinaldi, ingegnere, matematico applicato e Tullia Norando, matematica, del Politecnico di Milano
Un viaggio affascinante attraverso le molteplici discipline in cui entrano le idee e i metodi infinitesimali, le cui applicazioni fanno parte ormai della nostra vita quotidiana. L’invenzione del calcolo infinitesimale, accanto alla geometria euclidea, è la più grande creazione di tutta la matematica, che accoglie così i procedimenti infiniti, cui il concetto di limite dà diritto di cittadinanza, strappandoli alla vaghezza e dalla contraddittorietà, rendendoli rigorosi, praticabili. Ma … anche l’infinito ha i suoi limiti!
Lunedì 27 gennaio 2014 ore 20,30
APPUNTAMENTO AL LIMITE – Il calcolo sublime
Drammaturgia a cura di Riccardo Mini – Regia di Valentina Colorni
Consulenza matematica di Tullia Norando e Paola Magnaghi (Politecnico di Milano)
Effetti video e riprese Virginio Levrio e Davide Ganito - VAS
Progetto TeatroinMatematica a cura di Maria Eugenia D’Aquino
Produzione PACTA.dei Teatri – Scienza In Scena
Interpreti Maria Eugenia D’Aquino, Riccardo Magherini, Vladimir Todisco Grande
Posto unico € 18 – Insegnanti € 15 – Studenti € 13,50
Recite per le scuole ore 11,30 e ore 15 – € 15/11,50
Per prenotazioni: 02 55181377 – 02 55181362Per scuole e gruppi organizzati: Progetto Teatro 02 5466367 – 02 55187234
Teatro Carcano – corso di Porta Romana, 63 – 20122 Milano – www.teatrocarcano.com
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