“The Sky in the room” dell’artista islandese Ragnar Kjartansson presentato dalla Fondazione Nicola Trussardi presso la Chiesa di San Carlo al Lazzaretto a Milano è una preziosa opportunità per gustare due occasioni artistiche: la prima una performance contemporanea, la seconda la location che l’ha accolta e che per diverso tempo è stata chiusa per restauro (è stata inaugurata dall'arcivescovo di Milano Mario Delpini il 3 novembre 2017 alle 20.30 con una messa. La chiesa è aperta tutti i giorni dalle 9 alle 12, si tengono due messe il mercoledì e il venerdì alle 10).
Durante il restauro della chiesa effettuato da Naos Restauri, è stato installato un nuovo organo con 1800 canne, progettato da Martino Lurani Cernuschi con impostazione romantico-sinfonica. Forte proprio di questa presenza, l’artista islandese ha ideato la sua ‘opera’. «Il progetto è stato concepito in seguito al difficile periodo di quarantena che ha segnato la vita pubblica e privata di milioni di italiani, in particolare dei cittadini della Lombardia: ancora una volta un intervento dalla forte valenza simbolica, voluto dalla Presidente Beatrice Trussardi e dal Direttore Artistico Massimiliano Gioni nel diciottesimo anno di attività nomade della Fondazione Nicola Trussardi, per entrare in dialogo con la storia passata e recente della città di Milano. Le opere di Ragnar Kjartansson – che alternano video, performance, musica e pittura – sono caratterizzate da un senso di profonda malinconia e sono spesso ispirate alla tradizione del teatro e della letteratura nordica del Novecento, con riferimenti che si possono ricondurre all’opera di Tove Janson, Halldór Laxness, Edvard Munch e August Strindberg, tra gli altri» (dalla nota ufficiale). Questa, ideata ad hoc per la Chiesa del Lazzaretto (un luogo la cui storia è intimamente legata a precedenti epidemie, dalla peste del 1576 a quella del 1630, resa celebre da “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni che cita in più occasioni il Lazzaretto nel romanzo e vi ambienta uno dei capitoli più noti.), continua ad avere in sé un senso di nostalgia. Infatti per sei ore al giorno, ininterrottamente, viene eseguito “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli. L’artista ha spiegato che questo brano «è l'unica canzone che conosco che rivela una delle caratteristiche fondamentali dell'arte: la sua capacità di trasformare lo spazio. In un certo senso, è un'opera concettuale. Ma è anche una celebrazione del potere dell'immaginazione – infiammata dall'amore – di trasformare il mondo attorno a noi. È una poesia che racconta di come l'amore e la musica possano espandere anche lo spazio più piccolo, fino ad abbracciare il cielo e gli alberi... ‘L'amore sa leggere ciò che è scritto sulla stella più lontana, diceva Oscar Wilde’».
«Dopo mesi trascorsi nello spazio chiuso delle proprie abitazioni, accanto ai propri cari o, più tristemente, lontani dai familiari e dagli affetti – rendendosi conto della propria solitudine e soffrendo per le persone perse nella lotta contro la pandemia – la performance di Kjartansson può essere letta come un poetico memoriale contemporaneo: un inusuale monumento e un’orazione civile in ricordo dei dolorosi mesi passati a immaginare il cielo in una stanza e a sognare nuovi modi per stare insieme e per combattere la solitudine e l’isolamento».
Informazioni utili
“The Sky in a Room” di Ragnar Kjartansson
Presso la Chiesa di San Carlo al Lazzaretto - Largo fra’ Paolo Bellintani, 1 - Milano
Fino al 25 ottobre 2020, tutti i giorni dalle 14 alle 20
