In mostra fino al 25 Gennaio a Londra le opere del signor Zimmermann, meglio conosciuto come Bob Dylan. Cancelli in ferro, tavoli, sculture circolari, Revisionist Art... assolutamente da non perdere. “Sono nato e cresciuto in un paese pieno di ferro e l’ho sempre lavorato in una maniera o nell’altra”, dichiara Bob Dylan, cresciuto a Hibbing Minnesota, dove è stato prodotto il 90% del ferro utilizzato per la Seconda Guerra Mondiale. E così scoprimmo che il più grande esponente del folk statunitense è, in realtà, un metallaro. Battute a parte, chi si aspettava che Dylan – songwriter, autore, pittore, regista, attore, DJ – fosse anche uno scultore? Mood Swings è il nome della sua mostra alla Halcyon Gallery di Londra, aperta tutti i giorni da oggi, 16 novembre, fino al 25 gennaio 2014 (ingresso gratuito).
In mostra, oltre a cancelli, tavoli e sculture circolari, ci sono alcuni dipinti dalla Drawn Blank Series: un tramonto rosso fuoco occupa un’intera parete. Poi c’è la sezione intitolata Revisionist Art: utilizzando le copertine di magazine come Rolling Stone e Time, Dylan unisce figure politiche e sociali a titoli estrapolati da altre pubblicazioni o raccolte dall’etere. C’è il figlio di Gheddafi che si lancia nel’investimento finanziario con una maglia da Superman e Rhianna, sedere al vento, che trova un nuovo fidanzato. Ma sono realmente loro? Le immagini sono sfocate quando trasportate su un’enorme tela. Di certo c’è molto cinismo e ancor più humour in queste ambigue provocazioni. Infine ci sono una serie di sportelli d’automobili vintage perforati da proiettili: ciascuno corrispondente a un gangster. Lucky Luciano, Al Capone, Machine Gun Kelly: nomi e personaggi irresistibili per uno come Dylan che ha anche abbinato a ogni sportello una copertina di giornale in cui annuncia la morte del criminale. Ma è ovvio che gli sportelli non corrispondono a quelli delle autovetture nelle immagini a fianco: a Dylan piace prenderci in giro, così come gli piace giocare con la sua eredità. Tutto sommato l’esaustiva esibizione alla Halcyon Gallery dimostra la sua vera e sfuggevole essenza. E non è quella di un profeta ma di un artista.
