Ferzan Ozpetek ritorna in patria e confeziona un lungometraggio dedicato alla madre, ma soprattutto autobiografico, con la frammentazione del personaggio principale nello stesso regista e viceversa: Rosso Istanbul.
Nel momento storico in cui la Turchia e l’affascinante e caotica città di Istanbul vivono il loro momento più complicato e nervoso, Ferzan Ozpetek decide di ritornare in patria dopo decenni di allontanamento volontario. Il risultato è una pellicola dal sapore antico che cerca di fare i conti con un presente permeato di nostalgia e revisionismo.
Rosso Istanbul è infatti un lavoro di revisione interiore scritto e pensato per cercare di collocare in immagini e dialoghi i sensi di colpa di una generazione perduta tra l’Europa e l’Oriente dove le origini mai dimenticate e sempre presenti nelle opere e negli scritti degli artisti esuli volontari si amalgamano e si attualizzano con il presente vissuto da tutti loro nei nuovi paesi in cui vivono e lavorano.
Lo spettatore allora si trova davanti a un lungometraggio pieno di suoni, rumori e colori della novella Istanbul degli anni Duemila dove però i protagonisti parlano e si rapportano tra di loro come uomini e donne degli anni Settanta del Novecento.
Non a caso, la scelta di Ferzan Ozpetek di costruire scene di dialogo in automobile in campo controcampo è quanto di più arcaico potesse pensare come movimento di macchina in un lavoro che tenta di comprendere i turchi contemporanei lasciati a vivere e affrontare mostri attuali e odierni con quella punta di rammarico e rancore per tutti coloro che invece hanno deciso di andarsene lontano.
Rosso Istanbul è un lungometraggio difficile e nostalgico che partendo dal libro omonimo narra la storia di uno scrittore che torna in patria dopo molti anni per fare da editor e da mentore a un regista molto famoso, un celeberrimo regista, Deniz Soysal, che ha scritto a sua volta un libro in cui sono contenuti ricordi d'infanzia e giovinezza.
Il libro parla anche di amore, famiglia e amici, ed è qui che le cose si complicano e si dipanano in maniera inaspettata e fortuita. Infatti, Soysal, dopo un breve contatto iniziale per incontrare tutti loro insieme al protagonista Orhan, scompare, per lasciare il suo posto all'editor venuto dall'Inghilterra.
Il passaggio di testimone cinematografico è la cosa più riuscita dell’intero lungometraggio, perché sottolinea in maniera inequivocabile l’entrata in scena reale di Ferzan Ozpetek che da questo momento in poi è la vera voce narrante che coordina tutti i dialoghi e le testimonianze degli interpreti.
Sullo schermo, dopo l’abbandono di Soysal, Orhan Sahin raccoglierà il testimone del regista ed entrerà prepotentemente nella sua vita e nel suo mondo degli affetti, così come fa dietro la macchina da presa Ferzan Ozpetek.
Rosso Istanbul esce oggi in tutte le sale cinematografiche italiane e si presenta come la vera novità della stagione al di là di tutte le pellicole fresche di Oscar e di riflettori hollywoodiani.
