Juliet Naked. Tutta un’altra musica è una commedia in chiave rock sulle nuove chance che la vita può offrire.
Annie (Rose Byrne) trascina da tempo una relazione abitudinaria, sulla quale pesa la rinuncia di avere dei figli, con Duncan (Chris O’Dowd), docente universitario appassionato di musica indie e che gestisce un blog sulla sua più grande ossessione: Tucker Crowe (Ethan Hawke), rocker di culto scomparso misteriosamente dalle scene venticinque anni prima.
Tramite la passione di Duncan la coppia viene in possesso di un inedito demo acustico “Juliet Naked”, ultimo leggendario album inciso da Crowe. Questo porterà alla luce le problematiche di coppia e creerà un incontro destinato a cambiare le vite di tutti.

Così, dopo i cult “Febbre a 90°” e “Alta Fedeltà”, torna sullo schermo un altro libro di Nick Hornby: Tutta un’altra musica. Tuttavia a differenza dei primi due questa volta non è stato un regista inglese a rileggere lo scrittore britannico, bensì lo statunitense Jesse Peretz, scelta che la critica britannica ha mostrato di non gradire, sostenendo la perdita di originalità.
Ma quel che si perde in britishness si guadagna nella componente a stelle e strisce, visto il casting perfetto di Ethan Hawke, come Tucker Crowe, che si rivela punta di diamante del film.

La storia è un omaggio appassionato alla scena della musica indipendente dei primi anni novanta, con un soundtrack composto da brani inediti di Ryan Adams, Conor Oberst, Robyn Hitchcock e Nathan Larson interpretati dallo stesso Ethan Hawke.
Juliet Naked, Tutta un’altra musica è una commedia in chiave rock che sottende una riflessione tutt’altro che banale.
Benché sia in forma di commedia, il film ragiona sulle scelte della vita, sulla rapida fine delle (seppur promettenti) aspirazioni artistiche, costrette a fare i conti con la vita reale. E di come le scelte, sia prese che non, tornino prima o poi a chiedere il conto.

Se il merito della sceneggiatura è quello di riuscire a trattare molte riflessioni interessanti, il suo punto debole è quello di non approfondirne la maggior parte. Come nei casi del pensiero su come possa esserci un’interpretazione diametralmente opposta fra l’artista e il suo fruitore o di quanto possa gravare su una coppia il rifiutare categoricamente la possibilità di avere dei figli.
Gli argomenti affrontati, sia in maniera diretta che indiretta in vari momenti del film, non trovano sempre la giusta attenzione, dando la sensazione di essere più una casualità piuttosto che un punto di forza.
Luca Ceresoli
