Grazie al processo tecnologico, il mondo in cui viviamo è un universo in continua espansione. A dieci anni e più da un processo che ha innescato un cambiamento radicale fra i consumi mediali, sono le serie tv che hanno seguito alla lettera i mutamenti imposti dalla “bolla di internet.”
In altre parole, si è avverato ciò che il sociologo Marshall McLuhan ha ipotizzato a fine anni ’70: “la nascita di un nuovo ambiente tecnologico non deve essere visto come un contenitore fino a sé stesso, ma un luogo in cui si può modellare e comprendere la percezione della realtà”.
Il villaggio globale che ne consegue, è un non-mondo crogiolo di nuovi linguaggi e nuove abitudini. Più nello specifico sono le nuove generazioni, i Millennials, che hanno potuto agire indisturbati e muoversi con disinvoltura in questo ambiente. Rappresentano il nuovo tipo di pubblico che è nato e cresciuto all’interno della “ragnatela” del web. E le serie tv che prolificano negli ultimi anni, rappresentano tutti i cambiamenti a cui abbiamo assistito. Prendendo in esame una fetta dell’universo mediale contemporaneo, si nota che proprio le serie tv dedicate ai più giovani, i teen-drama, rispondono alle esigenze di una generazione che vive nel nuovo contesto multimediale. Gli esempi sono molti e diversi l’uno dall’altro, ma sicuramente la serie tv che rappresenta i Millennials, è il fenomeno chiamato SKAM (vergogna).
La serie è nata più di quattro anni fa in Norvegia, come progetto all’avanguardia e costruito a misura di giovane. Raccontare la vita di un gruppo ben affiato di ragazzi, alle prese con batticuori e compiti a casa, potrebbe essere un’impresa da poco ma, la maggior parte delle volte, c’è il rischio di illustrare un mondo che è distante dalla realtà. Qui scendono in campo i social network. SKAM attraverso lo scambio di messaggi e di “stories” su Instagram, ha avuto la sagacità di illustrare vita, morte e miracoli degli adolescenti di oggi, con le loro vittorie e sconfitte giornaliere. L’impatto nella cultura moderna che ha avuto questa serie tv è stato del tutto incontrollato. Lo stesso format è stato venduto in tutta Europa, tanto è vero che persino in Italia c’è un remake ambientato a Roma, che è stato concepito allo stesso modo in cui è stato realizzato quello norvegese.
Attraverso la condivisione di mini clip, girate in tempo reale, e con la diffusione di foto sui profili “fake” dei singoli personaggi, si è giunti ad una conclusione. SKAM non solo è una fra le produzioni televisive del Bel Paese più belle e interessanti degli ultimi anni, ma consapevolmente ha aperto una finestra sul mondo dei giovani d’oggi.
Sono sempre connessi, sempre pronti a mettersi in mostra, con la voglia di crescere troppo in fretta, vivono gli amori con passione e sfrontatezza, ma sono capaci (ancora) di sognare, di poter realizzare le proprie aspirazioni, si formano con la convinzione che l’Italia non è un “paese per giovani” e sono più coscienziosi verso le diversità (di genere e religione). La piaga del bullismo non è stata certo eliminata, persiste ancora, ma nonostante tutto, il risultato finale è il quadro di una gioventù totalmente diversa dalla precedente.
SKAM fotografa tutti i cambiamenti del mondo giovanile, contestualizzato nell’ambiente mediale di oggi; si evidenziano i nuovi linguaggi, i neologismi, i riti di passaggio e i colpi di testa. Un successo del tutto meritato che ha convinto TimVision (produttrice dello show), ad investire e realizzare anche una seconda stagione. La novità più importante? Al centro della vicenda ci sarà la storia di Martino e la presa di coscienza della propria omosessualità.
Molti alti sono gli esempi che si ricorrono in rete, come “13 Reasons Why”, “Atypical” e persino “Riverdale”, SKAM però resta la serie tv più particolare, che coniuga l’eluzione del medium e il mondo dei più giovani visto attraverso i social.
