Lo speciale Premio della Giuria e il Gran Premio del Festival di Cannes 2017 sono andati ai registi di Loveness e 120 battements par minute.
Al Festival del Cinema di Cannes la Palma d’Oro è sicuramente il premio più importante, che solitamente va a una pellicola che nell’intenzione degli organizzatori potrà avere un grande successo di pubblico, uscendo dall’ottica di nicchia. Gli addetti ai lavori, però, al Festival ci sono e fanno pesare il loro giudizio e le loro preferenze soprattutto nel Prix de Jury e nel Gran Pix, che sono a loro modo riconoscimenti ancora più apprezzati.
A Cannes 2017 il Prix du Jury se lo è aggiudicato il film Loveless del russo Zvyagintsev, che ha letteralmente conquistato la giuria per la sua crudezza, contemporaneità e negatività dei personaggi principali, “senza amore”, appunto. Loveless narra la storia di un divorzio tra due genitori che non si amano più ma, né non sono capaci di amare il proprio figlio, come se il consumarsi di un matrimonio ormai finito avesse inaridito anche loro, rendendoli anaffettivi e apatici nei confronti di ogni altro essere vivente. Il giovane figlio si trova ad assistere casualmente a una delle loro tante discussioni, e comprende che nessuno dei suoi genitori lo vuole con sé dopo il divorzio. Allora scappa lontano con la consapevolezza di non essere mai stato voluto e amato. Una pellicola cruda e cattiva, che presenta personaggi crudeli, in cui il regista Zvyagintsev non risparmia nulla allo spettatore e non offre alcuna redenzione ai suoi personaggi.
Il Gran Prix di questa edizione 2017 è stato invece fortemente voluto dal presidente di giuria Almodovar, che fin dai primi fotogrammi si è letteralmente innamorato del film del regista francese Robin Campillo. Si tratta di 120 battements par minute, opera collettiva, politica e sociale che racconta i giovani, omosessuali e non, nella Francia degli anni ’90, dove il problema dell’Aids e della lotta per i propri diritti diventa tutt’uno con le storie individuali dei protagonisti. Il film, in realtà, non fa altro che celebrare la vita, l’amore e i sogni di una generazione che fa da apripista per una discussione globale e intergenerazionale sui diritti degli omosessuali. Una bella pellicola da far vedere soprattutto ai più giovani, per motivarli a lottare per ciò in cui credono, qualunque sia la loro personale battaglia contemporanea.
Antonia del Sambro
