Come succedeva con le opere liriche italiane, interpretate da professionisti francesi nei teatri newyorkesi dell’800, così quest’ultima fatica cinematografica di Michell, vede una produzione e un regista americani che raccontano la storia di una coppia inglese in vacanza per qualche giorno a Parigi. E da questo lo spettatore può intuire che non vedrà la solita commedia parigina e neppure il solito filmetto leggero che racconta di fine settimana romantici nella capitale francese.
Le week – end, che il regista vuole espressamente come titolo francesizzato, narra invece della crisi che ogni coppia di mezza età con figli già grandi sembra essere costretta a passare almeno una volta nel corso del matrimonio. Anche questo un tema più volte snocciolato e portato sul grande schermo fin dagli anni Cinquanta. Michell però fa un salto di qualità e contestualizza il rapporto fiacco e abitudinario dei protagonisti nel nostro tempo, rimarcando le difficoltà degli ultracinquantenni a dimostrare di avere ancora qualcosa da dire e da fare in una società e in un mondo che vanno sempre più veloci e dove non ci si può permettere più alcuna svista, nessun errore e niente soste per riprendere fiato.
Nick e Meg partono dall’Inghilterra per concedersi un fine settimana romantico a Parigi, già location della loro ormai lontana luna di miele. E partono con le migliori intenzioni.
La vita però è sempre imprevedibile così come la città scelta e i due protagonisti si ritrovano ad affrontare cambi di albergo, cene costose, fughe adolescenziali e altri imprevisti che di romantico hanno davvero ben poco. Ma è proprio questo che fa della commedia di Michell una pellicola originale e divertente allo stesso tempo. Il week – end romantico si trasforma in un momento di riflessione e di consapevolezza all’interno della coppia che si scopre certo più distante e meno simile di quella della luna di miele di tanti anni prima ma anche più forte e matura e coesa da un sentimento più profondo e cementato dal tempo.
E quando Nick rincontra a Parigi un suo vecchio compagno di lotte politiche e radical ora diventano un economista alla moda e con una moglie molto più giovane di lui le divergenze nella coppia si fanno sentire ancora di più e Meg trova anche il coraggio di dire al marito quello che gli ha taciuto da tempo, rivendicando e accentuando il malessere così ostinatamente ignorato.
A questo punto se gli spettatori attendono un lieto fine saranno oltremodo stupiti.
Michell ha in realtà uno scopo che persegue dall’inizio della pellicola e che va ben oltre l’happy end classico delle commedie di genere.
Nick e Meg allora si ritrovano e si amano ancora ma non grazie a Parigi e non per merito di un fine settimana romantico.
La vita in due è molto più complessa di quanto una storia cinematografica può narrare, Michell lo sa e lascia agli spettatori la più giusta delle conclusioni.
Antonia del Sambro
