Giardino aperto, musica dal vivo, trippa, tortellini in brodo e vin brûlé gratuiti. Dalle 16.00 alle 19.00 tutti invitati per firmare e difendere un pezzo di storia della città.

Affacciata sul lungomare di Alassio, La Taskita è una di quelle realtà ibride che raccontano l’evoluzione contemporanea della ristorazione: non solo ristorante, non solo cocktail bar, bensì un luogo dove cucina, tecnica e ospitalità si intrecciano in modo naturale. Proprio per la sua peculiarità è stato inserito nella terza edizione della Guida di Identità Golose 2026.
La Taskita: alta cucina e mixology d'autore
A guidare questo piccolo mondo è Briggith Otero Moreno, chef e pastry chef colombiana classe 1992, affiancata dal maître e bar manager Roberto Mantiero, figura centrale anche nel progetto di mixology. La Taskita è un esempio perfetto della nuova Alassio gastronomica: oltre alle solite gelaterie e ai tipici locali sul lungomare, la città è ora aperta a un’offerta capace di unire alta cucina e mixology d’autore nonché ospitalità esperienziale. Insomma, non un semplice ristorante e nemmeno un semplice cocktail bar: un luogo in cui la creatività prende forma tra piatti e shaker, senza mai perdere il contatto con il territorio.
La Taskita si trova in Passeggiata Francesco Baracca 10 ad Alassio, una posizione privilegiata in cui la brezza del mare si mescola ai profumi della cucina di Briggith. Nel menu non esistono percorsi degustazione fissi (una scelta controcorrente) perché l’idea è lasciare spazio alla stagionalità, al mercato e alla libertà creativa della chef.
La brigata al femminile

ph Brambilla Serrani
Questo ristorante ibrido è una realtà dove il talento femminile è protagonista. Accanto a Briggith Otero Moreno lavorano le sous-chef Marisol López e Ingrid López, creando una squadra solida, tecnica, multiculturale. In sala e al banco bar c’è invece l’eleganza misurata di Roberto Mantiero, maître e sommelier, ponte ideale tra cucina e cocktail list.
Anche cocktail bar d’autore e drink abbinati alle pietanze
Oltre ad essere un nuovo polo di interesse per la sua proposta culinaria, La Taskita è anche uno dei cocktail bar più interessanti del Ponente ligure. Il progetto, guidato da Roberto classe 1980 affiancato dall’head bartender Pablo Occelli classe 1986, è ambizioso e portato avanti con uno stile peculiare. Il locale si definisce un cocktail bar e ristorante con bar, un ibrido che oggi rappresenta una delle formule più richieste. La possibilità di bere anche al bancone introduce quell’esperienza di convivialità “di passaggio” tipica dei grandi bar d’albergo, pur mantenendo l’anima indipendente di una piccola insegna sul mare. La carta dei drink è ampia, duttile e costruita con attenzione alle esigenze del pubblico.

ph Brambilla Serrani
Con un prezzo medio tra 10 e 12 euro, la drink list include grandi classici e rivisitazioni ambiziose, accanto a cocktail studiati per chi è celiaco o analcolici per chi non gradisce l'alcol. Un’offerta calibrata, che parla di qualità accessibile. Per chi vuole un’esperienza più profonda, è disponibile anche un percorso degustazione cocktail, su prenotazione.
Per informazioni
lataskita.com
Instagram @lataskita_
Lo street food di Osaka sbarca sui Navigli, Maido scrive un nuovo capitolo della sua storia a Milano
Il suo nome, nel dialetto di Osaka, significa “ciao, benvenuto, grazie”. Praticamente un inno all’ospitalità. Quell’ospitalità tipica del Giappone tutto e, in particolare, di Osaka, considerata nell’arcipelago nipponico la capitale della buona tavola. Ospitalità e buona tavola sono proprio gli elementi che contraddistinguono “Maido”, ristorante giapponese che, dal 15 settembre, solletica e delizia il palato di tantissime persone dopo una passeggiata nel cuore dei Navigli.
La nuova location, in via Corsico 1, è infatti il luogo migliore per un upgrade della storia di Maido a Milano. Dopo aver portato in città lo spirito autentico di Osaka con l’okonomiyaki e aver conquistato riconoscimenti come miglior Street Food d’Italia per Gambero Rosso e miglior Risto Pop secondo 50 Top Italy, Maido è pronto a scrivere un nuovo capitolo.

Entrare da Maido è come fare un salto indietro di cinque lustri e ritrovarsi a tavola con numerosi protagonisti di cartoni animati che hanno segnato diverse generazioni: dalle sagome di Kiss Me Licia ai personaggi di Doraemon e Hello Spank, solo per citarne alcuni. Significa ritrovarsi nel ristorante di zio Marrabbio, quello di Kiss Me Licia, dove le frittate profumate facevano da sfondo a numerose avventure romantiche.
Il design, anche nella nuova location, è quello che ha reso Maido inconfondibile: legno chiaro, piastre a vista e l’universo colorato dei manga. Un ambiente luminoso e friendly, che porta una ventata di Giappone nel già frizzante quartiere dei Navigli e che promette di diventare una tappa fissa per gli amanti della cultura nipponica e non solo.

E poi spazio al cibo. Al centro di tutto resta lui, l’okonomiyaki (nella foto in alto), il comfort food più amato di Osaka: una fragrante frittella salata, cotta sulla piastra e condita con salsa okonomi, maionese giapponese, alghe e scaglie di bonito che danzano al calore. E, in pieno stile "okonomiyaki" - che tradotto significa "come piace a te" - può essere personalizzata in base ai singoli gusti.
Insieme a questi, il menu racconta il lato più pop e goloso della cucina giapponese: dai takoyaki, le celebri polpettine di polpo, agli onigiri, palline di riso avvolte nell’alga nori; dai rice burger – con riso tostato che sostituisce il pane – al katsu sando, sandwich giapponese che alterna morbidezza e croccantezza. E ancora udon, yakisoba, edamame e una selezione di dolci irresistibili come i dorayaki di Doraemon e i mochi con cuore di gelato.
Accanto alle specialità giapponesi, la drink list propone cocktail originali, pensati per accompagnare il viaggio tra sapori e atmosfere nipponiche: miscelazioni fresche, ispirate a ingredienti orientali e twist creativi da scoprire accanto a una selezione di birre giapponesi e sake.

L’anima di Maido è Costanza Zanolini, imprenditrice illuminata e grande appassionata di cultura gastronomica. Al suo fianco, in questa nuova esperienza, c’è Daniela Giustino, confermando così il carattere di un’attività tutta al femminile: una squadra che unisce visione, passione e imprenditorialità per continuare a innovare la scena gastronomica milanese.
Il prestigioso riconoscimento consegnato a Parma allo chef Francesco Sodano
di Alessandro Infortuna
Le percezioni si sa, vanno sapute ascoltare.
PORTARE IL MARE A VERONA

"RICOMINCIO DA TRE"...E NON SOLO
COESIONE E GIOVENTU', LE BRIGATE DI SALA E CUCINA
competenza e impegno. Il merito di questo importante riconoscimento è di tutti noi insieme!" ha commentato Sodano a margine della cerimonia, nell' intenzione di sottolineare il proprio riconoscimento ai collaboratori e alle collaboratrici che compongono un'orchestra in perfetta coesione con la visione del Ristorante e dello chef, giovane e di assoluta professionalità.
Maido cambia casa, ma non stile. Dal 15 settembre, il ristorante che ha introdotto a Milano lo street food di Osaka si trasferisce in via Corsico 1, nella zona dei Navigli, portando con sé un design che è già cult: legno chiaro, piastre a vista e i volti iconici di Doraemon e Kiss Me Licia sulle pareti.

La nuova sede non è solo un cambio d’indirizzo: è un salto di qualità. Oltre al menu già noto ai fan, arrivano cocktail d’ispirazione nipponica e una teca espositiva che darà spazio ad artisti e collezionisti.
E per rendere il tutto ancora più instagrammabile, spuntano le nuove mascotte kawaii, gli Okogurumi, pronte a diventare le star delle stories. Un locale che unisce cucina, estetica e intrattenimento: perfetto per chi cerca esperienze che vanno oltre il semplice pasto.
Maido – Via Corsico 1, Milano
www.maidostreetfood.it
instagram.com/maido_streetfood
Si conclude al ristorante Oseleta di Villa Cordevigo, elegante dimora Relais & Châteaux affacciata sulle colline del Lago di Garda, il percorso enogastronomico “Chef in viaggio tra mare e terra”. L’ultima tappa approda dunque nel Veronese, chiudendo un itinerario di tre appuntamenti che ha messo in dialogo tre identità culinarie diverse (con territori e storie di cucina estremamente variegati), accomunate da un unico filo conduttore: l’ospitalità d’eccellenza.
Nato dalla collaborazione tra Borgo dei Conti Resort, Londra Palace Venezia e Villa Cordevigo, il progetto ha intrecciato talenti, territori e luoghi simbolo dell’accoglienza Relais & Châteaux. Ogni incontro ha valorizzato le radici degli chef partecipanti e le terre in cui oggi operano, attraverso menù condivisi capaci di raccontare un’Italia gastronomica autentica, contemporanea e profondamente legata ai suoi paesaggi.
Protagonisti del progetto sono tre interpreti della cucina d’autore Relais & Châteaux: Emanuele Mazzella, executive chef di Borgo dei Conti Resort, che porta nel cuore dell’Umbria i profumi e l’intensità della sua Ischia, trasformandoli in una cucina elegante e creativa in dialogo con i prodotti dell’orto del Resort e con una rete di fornitori a filiera corta, Daniele Galliazzo, executive chef del Londra Palace Venezia, capace di unire il fascino della laguna a una visione aperta e cosmopolita, valorizzando eccellenze locali come le verdure dell’isola di Sant’Erasmo in piatti dall’equilibrio raffinato, e Marco Marras, Chef del Ristorante Oseleta a Villa Cordevigo, che intreccia la raffinatezza dei prodotti del Garda con l’autenticità della sua Sardegna, costruendo una cucina armoniosa e profondamente ancorata alla stagionalità.
Per l’ultima tappa, sarà proprio Marras ad accogliere i colleghi nel ristorante stellato Oseleta per una cena a sei mani dedicata al dialogo tra acqua e terra, tradizione e contemporaneità. L’appuntamento è per mercoledì 26 novembre, a partire dalle ore 20: la serata si aprirà con un aperitivo di benvenuto e proseguirà con un menù degustazione a quattro mani, accompagnato da una selezione di vini della Tenuta Villa Cordevigo e di altre cantine del territorio.
La chiusura del viaggio vuole essere un invito alla condivisione: un manifesto di ospitalità e accoglienza che celebra l’incontro tra tre dimore Relais & Châteaux, tre cucine e tre territori accomunati dalla stessa visione. “Chef in viaggio tra mare e terra” non è solo un percorso culinario, ma un racconto fatto di radici, creatività e rispetto per le risorse della terra, dall’Umbria alla laguna veneziana, fino alla magia del Lago di Garda.
Alassio non è soltanto sinonimo di mare, spiagge e vita balneare. Da qualche anno, questa città della Riviera ligure è diventata anche un punto di riferimento per chi cerca esperienze gastronomiche non convenzionali, lontane dai cliché della cucina di mare tradizionale. A segnare questa svolta c’è La Taskita, ristorante guidato dalla chef colombiana Briggith Otero Moreno. Un percorso culinario che non conosce confini e che porta in tavola la sua visione: piatti eclettici, globali, capaci di sorprendere anche i palati più smaliziati.
«Abbiamo iniziato a sviluppare l’idea di La Taskita dopo lunghi viaggi in Spagna», racconta Otero Moreno. «Ci ha colpito la contaminazione incredibile che si respira tra Madrid, i Paesi Baschi e l’Andalusia. Dietro l’apparente informalità dei locali c’è una ricerca enorme, e questo ci ha affascinato: al ritorno volevamo creare un concept che unisse cucina e mixology con lo stesso spirito.»
La nuova carta conferma la cifra stilistica di La Taskita: un mix vibrante di sapori che parte dal plancton e arriva al wagyu giapponese, passando per ceviche, tacos e piatti vegetali che stupiscono per equilibrio e inventiva. C’è la memela al plancton, che profuma di mare e gioca con consistenze inedite, o il ceviche di ricciola con leche de tigre di mela e yuzu, che mescola freschezza e acidità in maniera quasi ipnotica. Ci sono i bucatini al curry verde thailandese e carciofi, un primo che guarda a Oriente senza dimenticare la stagionalità mediterranea, e le busiate con salsa XO e gamberi, esempio perfetto di quanto un piatto possa attraversare culture diverse e incontrarsi in un equilibrio nuovo.

Il piatto simbolo? Senza dubbio il waffle di pandebono con tartare di black angus, pere fermentate, nocciole e tartufo nero. «Il pandebono è un pane colombiano a base di farina di yucca. Sul nostro waffle incontrano il black angus, il tartufo, le nocciole piemontesi e un peperoncino tipico sudamericano. È un piatto che parla di Colombia e Italia insieme, e i nostri clienti si chiedono sempre come sia possibile che funzioni così bene: la risposta è nel mix di culture.»
Chi ama la carne trova proposte che non passano inosservate, ma la vera cifra del locale è la libertà. «Non ci interessano le categorie di antipasto, primo o secondo. Da noi puoi iniziare con un gyoza e finire con un’ostrica al rafano e macadamia caramellata, oppure pasteggiare con un distillato e chiudere con un vino. È questo il bello: seguire la curiosità e non lo schema.»
Anche la drink list è parte integrante del concept: «Vengo da vent’anni di miscelazione» spiega. «Per noi i cocktail sono come i piatti: ricchi di ingredienti dal mondo, costruiti con tecniche innovative e pensati per dialogare con la cucina. Mixology e food sono un unico percorso.»
L’esperienza è resa unica anche dal contesto. «Lavorare in una location come Alassio è un valore aggiunto» spiega. «Abbiamo una clientela internazionale grazie al turismo e agli hotel, ma anche un pubblico locale che ci segue da Savona e Imperia. Non è facile mantenere costanza con un concept così diverso, ma negli ultimi anni siamo riusciti ad allargare la nostra audience e a lavorare tutto l’anno. Questo ci motiva ancora di più.»
Dietro la brigata di cucina, tutta al femminile, c’è la forza della coralità. La chef Briggith guida la squadra con la sua passione, ma tutto nasce dalla sintonia con le altre ragazze, Marisol e Ingrid dal Salvador, e sua sorella Diana dalla Colombia. «In cucina si respira un’aria bellissima: tutto è fatto con impegno, rispetto per la materia prima e voglia di crescere».
Chi entra a La Taskita non trova soltanto un ristorante, ma un invito a viaggiare con i sensi. «Le prospettive per i prossimi anni? Continuare a far assaggiare cose nuove, viaggiare per scoprire ingredienti e tecniche da riportare qui, e soprattutto non perdere mai la passione. Questo per noi è l’unico vero obiettivo.»
Se Alassio è pronta a essere riscoperta anche come destinazione gourmet, La Taskita ne è sicuramente uno degli indirizzi imperdibili. Un luogo che parla di globalizzazione positiva, di intreccio tra culture e di un futuro della cucina che è già presente.
Milano ha tanti luoghi dove si cucina, ma pochi in cui la cucina diventa un modo per stare insieme.
FeelingFood Milano, laboratorio gastronomico e spazio esperienziale in zona Lodi, festeggia i suoi primi dieci anni con una giornata intera di appuntamenti gratuiti e aperti al pubblico: giovedì 20 novembre, dalle 11.00 alle 21.00, nella sede di via Benaco 30.

Un compleanno che somiglia più a una porta spalancata che a una celebrazione formale: un’occasione per osservare da vicino come nasce un team building, come si crea un laboratorio sostenibile, come prende forma un cocktail d’autore.
In pratica, il modo più sincero per raccontare ciò che FeelingFood fa da un decennio: creare esperienze attraverso il cibo e le persone.
Chef, idee e contaminazioni: così Milano si ritrova
A dare ritmo alla giornata ci saranno alcuni degli chef che negli anni hanno condiviso progetti, ricette e visioni con FeelingFood: Ernst Knam, Roberto Di Pinto, Fabrizio Cadei ed Elio Sironi, protagonisti della scena milanese che porteranno energia, curiosità e un modo tutto loro di leggere la cucina.

Non show, non passerelle: incontri veri, fatti di mani sporche di farina, domande, confronti e intuizioni nate sul momento.
La Milano che funziona, insomma: quella che si riconosce nelle contaminazioni.
Perché andarci (anche se non sei un fanatico della cucina)
La giornata del 20 novembre è perfetta per chi ama fare esperienza, più che guardare.
Per chi vuole capire cosa succede quando un piatto diventa pretesto per conoscersi, quando un laboratorio fa emergere un nuovo modo di collaborare, quando un calice di vino diventa occasione per rallentare un secondo.
Alessandra Vaglia, CEO di FeelingFood
È pensata per chi cerca:
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una Milano meno veloce e più relazionale
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un’esperienza diversa dal solito aperitivo
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un posto dove cucina, design e persone convivono davvero
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un momento per mettersi in gioco senza sentirsi fuori posto
E sì: è perfetta anche per chi in cucina non ci entra mai.
Dieci anni raccontati dalle persone
Nato nel 2015 da un’intuizione di Maurizio Vaglia, FeelingFood Milano è cresciuto insieme alla sua community: aziende, creativi, appassionati, gruppi di lavoro che negli anni hanno trovato qui un luogo dove la cucina è un pretesto per costruire legami e storie.
Emma Turini, Responsabile Eventi FeelingFood
La forza del progetto sta nella squadra che lo anima, capace di far convivere professionalità, accoglienza e un’idea semplice: le esperienze funzionano quando le persone si sentono coinvolte.
Come partecipare
Le attività del 20 novembre sono gratuite e su prenotazione.
Per iscriversi basta chiamare o inviare un messaggio al +39 345 065 3932.
FeelingFood Milano – Via Benaco 30, Milano
www.feelingfoodmilano.com
Nel cuore della Capitale, a pochi passi dalla Fontana di Trevi e dal Quirinale, Villa Spalletti Trivelli continua a confermarsi come uno degli indirizzi più esclusivi di Roma. Lo scorso 3 ottobre, durante il Gala Dinner Food and Travel Italia nella cornice pugliese di Masseria Li Reni, la dimora è stata insignita del titolo di “Boutique Hotel dell’Anno” ai Food & Travel Awards 2025.
Il riconoscimento celebra una formula di ospitalità che unisce la raffinatezza di una residenza privata con i servizi di un grande hotel. Andrea e Raimonda Spalletti Trivelli, quinta generazione della famiglia, hanno trasformato questa storica dimora in un’oasi urbana dove ogni dettaglio è pensato per restituire agli ospiti un senso di intimità e appartenenza. “Siamo orgogliosi di ricevere un premio come Boutique Hotel dell’Anno – sottolinea Andrea Spalletti Trivelli– Questo riconoscimento è testimonianza dell’impegno della nostra famiglia e dell’intero team per valorizzare sempre la nostra idea di ospitalità e riflette la nostra dedizione nel garantire ai nostri ospiti un’esperienza esclusiva e personalizzata, con un servizio curato in ogni dettaglio”.

Saloni arredati con pezzi di famiglia, una biblioteca accogliente, un giardino all’italiana che sembra sospeso nel tempo, camere e suite dall’ispirazione aristocratica: Villa Spalletti Trivelli racconta Roma con il linguaggio della discrezione e del comfort autentico. A completare l’esperienza, il rooftop con vasche idromassaggio e honesty bar, e un’area wellness che richiama le antiche terme romane.
Radicata nella storia – sorge sul sito dell’antica residenza di Tito Pomponio Attico, amico ed editore di Cicerone – la villa riesce a fondere passato e presente con naturalezza. Non un hotel come tanti, ma un luogo che custodisce l’anima di Roma e la restituisce in forma contemporanea, premiato oggi come punto di riferimento dell’hôtellerie boutique internazionale.
C’è un momento, tra gli ulivi giovani e secolari, in cui il silenzio sembra raccontare più delle parole. È il soffio lento della terra del Sud Italia, la Puglia: un respiro che accompagna da generazioni la famiglia Buondioli, che ha scelto di ascoltarlo e di restituirgli valore attraverso l’olio. Qui, tra filari curati come fossero eredità fragili e preziose, nasce una storia che attraversa un secolo di stagioni, trasformandosi senza mai tradire le proprie radici.
Nel cuore dell’azienda tutto parla di continuità: mani diverse, epoche diverse, un’unica visione. Dalle prime raccolte del secolo scorso alla nuova energia portata da giovani produttori e agronomi, ciò che rimane immutato è la ricerca costante della qualità. Ogni passo, dalla cura dei terreni alla scelta dei tempi di molitura, è pensato per rispettare la natura e custodire un patrimonio che cresce insieme a chi lo lavora.

Oggi questa realtà agricola si presenta con un’identità forte, costruita con la tenacia di chi crede davvero nel proprio prodotto. Un olio extravergine che non è solo assenza di difetti, ma il risultato di tecnica, esperienza e di una fedeltà rara: quella di una tradizione familiare capace di evolversi senza perdere le sue origini.
Il loro Olio Extravergine di Oliva è presente nella Guida Oli d’Italia del Gambero Rosso e nella Guida agli Extravergini di Slow Food, che ne riconoscono l’eccellenza.

Giovedì 13 novembre, nel cuore di Milano, al RAW Restaurant, tempio gourmet fondato da Petra, che esalta la materia prima nella sua forma più pura, Domenico Buondoli, Product Manager dell’azienda di famiglia, ha presentato CENTVRY: l’olio che nel 2025 segnerà una nuova era per gli ulivi secolari (143 in tutto) dei Buondoli. Un monocultivar biologico di Ogliarola Garganica, unico al mondo, che conquista già dal primo assaggio. Profumo intenso e autentico, note erbacee intrecciate a mandorla e carciofo, e uno stile armonioso, leggermente amaro, con un finale elegantemente piccante.

CENTVRY non si limita a farsi assaggiare: ti avvolge, ti resta addosso. Una volta conosciuto, rende quasi impossibile tornare ai soliti oli a cui molti di noi sono abituati.
Il CENTVRY, come tutti gli oli dei Buondioli, è estratto a freddo e porta il marchio “Extravergine”. Viene venduto (online o presso rivenditori selezionati) sul sito: https://aziendabuondioli.com/ in confezioni di pregio. Il suo top, conservato in ceramica scura, del presidio “Slow Food” è il BuondiOli CENTVRY Limited Edition da 500ml -
Daniela Ferrando, giornalista, sommelier, assaggiatrice di oli e creatrice di format esperienziali, ha guidato con grande maestria la presentazione e ha concluso l’evento coinvolgendo il pubblico di circa 25 persone in una degustazione speciale. Un percorso sensoriale in due parti, capace di mostrare come lo stesso olio, raccolto in momenti diversi, possa esprimere al gusto e all’olfatto sfumature profondamente differenti.

Nella prima parte è stato proposto l’olio nuovo, più delicato e armonioso, accompagnato da una bruschetta di pane di Altamura e pomodoro invernale (un pomodoro dalla scorza importante, raccolto d’estate e conservato appeso fino alla primavera).
Nella seconda parte, invece, il pubblico ha scoperto un olio “datato” di alcuni mesi, verace, più amaro con note piccanti tardive che è stato abbinato alle fave di Carpino e alla cicoria appena scottata.
La degustazione si è conclusa con un gelato di pane, pomodoro e olio; un’interpretazione unica nel suo genere, realizzato direttamente dalla cucina del RAW Restaurant.
Presente anche Saverio di Pantura, realtà nata nel 2015 che, a bordo di cargo bike, porta in giro per l’Italia la storia e i sapori di Altamura. Pantura parte dal pane, suo elemento identitario che nel tempo si evolve con proposte sempre più ricercate, tra cui il celebre panino con polpo alla piastra, patate e pinzimonio, impreziosite dagli oli della famiglia Buondioli.
L’evento al RAW Restaurant ha mostrato con chiarezza ciò che spesso si dà per scontato: dietro a un grande olio non c’è soltanto una buona oliva, ma una visione. La visione di una famiglia che, da più di un secolo, coltiva la propria terra con rispetto, determinazione e un profondo senso di responsabilità verso il futuro. La storia dei Buondioli non è solo agricola: è culturale, identitaria, quasi narrativa. È la prova che tradizione e innovazione possono convivere senza annullarsi, anzi, rafforzandosi a vicenda, proprio come accade tra gli ulivi giovani e quelli secolari che disegnano i loro campi.
La presentazione di CENTVRY ha dato voce a questa eredità. Un olio nato da alberi antichi, curati come fossero custodi del tempo, e reinterpretato attraverso le competenze di una nuova generazione che guarda avanti senza spezzare il filo con il passato. Il pubblico milanese ha percepito tutto questo: l’aspetto tecnico, certamente, ma soprattutto quello emotivo. Perché CENTVRY non è solo un monocultivar biologico; è un racconto liquido, un concentrato di storia, territorio, scelte coraggiose e profumi che parlano la lingua più autentica della Puglia.

E così, tra storie, profumi, tecniche e sapori, CENTVRY ha celebrato molto più di un nuovo prodotto: ha celebrato un modo di essere, di produrre, di tramandare. Ha ricordato che l’eccellenza non nasce per caso, ma dall’amore ostinato verso la propria terra e dalla volontà di farla parlare attraverso ogni singola goccia.
Un’eredità che la famiglia Buondioli custodisce, protegge e continua a donare, anno dopo anno a chi ha la fortuna di incontrarla nel proprio piatto.
CENTVRY è riconosciuto dal presidio Slow Food “Olivi Secolari”, che tutela gli uliveti antichi e valorizza la biodiversità e il paesaggio agricolo tradizionale.
Il 10_11 Bar, Giardino e Ristorante del Portrait Milano introduce il brunch domenicale, un incontro tra buffet, piatti caldi e carrelli conviviali.
03 Ottobre 2025 - 07:00
Milano, città sempre in movimento, trova un momento di pausa solo ad agosto. Con il ritorno dalle vacanze, la vita ricomincia a correre e prendersi tempo diventa un lusso da apprezzare. Quale modo migliore per farlo se non con una domenica tranquilla, immersi nel fascino del centro?
Il brunch domenicale del Portrait Milano si terrà ogni domenica dalle 12:00 alle 15:00, un appuntamento che celebra il rituale del tardo mattino. Gli ospiti possono gustare un caffè caldo leggendo il giornale, conversare mentre contemplano il giardino e decidere di fare una passeggiata tra i tanti luoghi storici di Milano.
Un Benvenuto Iniziale
Il brunch inizia con un gesto di convivialità: un Bloody Mary servito al carrello in tre varianti - Classico, Signature (con zenzero, sedano e cetriolo) e Analcolico per chi preferisce un'opzione leggera. Questo brindisi segna l'inizio di un'esperienza gastronomica unica.
Un Buffet Ricco di Stagionalità
Il buffet è il fulcro dell’esperienza, ispirato alla natura e alla freschezza degli ingredienti. Una lunga tavola offre insalate di cereali e verdure, formaggi selezionati e una varietà di semi croccanti. La stazione delle centrifughe consente agli ospiti di creare fresche bevande da frutta e verdura, per un pieno di energia o un detox.
Piatti Caldi da Scoprire
Il buffet è solo l'inizio; gli ospiti possono scegliere due piatti caldi, con le uova come protagoniste. La qualità è garantita, poiché le uova provengono da galline allevate a terra. Tra le opzioni ci sono l’Uovo Milanese, l’Uovo Italiano e le Uova in camicia in diverse versioni. Non mancano i grandi classici come il Club sandwich, pollo alla griglia e dolci iconici come pancakes e French toast.
Un'Atmosfera di Convivialità
Il brunch al 10_11 spicca per il servizio al carrello, dove momenti conviviali arricchiscono l’esperienza. Gli ospiti possono gustare il salmone marinato affettato al momento oppure deliziare il palato con una cheesecake cremosa.
Riscoprire la Domenica
Il brunch al 10_11 è più di un semplice pasto: è un invito a rallentare e riscoprire la domenica come un momento di piacere e condivisione. Un’occasione per dedicarsi del tempo, godere della compagnia e assaporare la bellezza di una Milano che, ogni tanto, sa anche fermarsi.
Era il 2011 quando tre giovani ragazzi hanno tentato la fortuna, aprendo a Torino un piccolo locale che sfornava "patate ripiene all'italiana". Oggi, dopo quasi quindici anni, quel piccolo ristorantino casalingo e autentico è diventato un brand di successo, Poormanger.
Sei punti vendita tra Torino, Milano e Bologna e un format semplice quanto goloso: riempire le jacked potatoes inglesi con ingredienti italiani. E con ricette d'autore, almeno una volta l'anno, quando la sede torinese di Poormanger di via Palazzo di Città organizza la grande festa delle "Patate d'Autore", invitando i più grandi chef del territorio a firmare una patata speciale in Limited Edition.
Quest'anno a prepararle saranno:
Donburi House - Mitoboru
L'autentica cucina da izakaya, quella dei pub giapponesi informali dove si consumano bevande e una varietà di piatti tradizionali, arriva a questa terza edizione di "Patate d'autore" grazie allo chef Takashi Kido di Donburi House, che porta in dote, direttamente dall'Oriente, una patata ripiena di polpette giapponesi con macinato di maiale, fritte al momento della farcitura, condite con salsa okonomiyaki, maionese e cipollotto.
Gardenia – Baccalà in alpeggio
Direttamente da Caluso (Torino), la cucina della chef Mariangela Susigan è un tripudio di erbe spontanee e fiori eduli, insieme a una raffinata rivisitazione della cucina regionale. Per questa occasione, la proposta per il format vede una patata ripiena con burro d'alpeggio all'aglio orsino, baccalà, pomodori confit e terra di olive taggiasche: l'incontro perfetto tra mare e terra.
Azotea - Aji de gallina
Ristorante e cocktail bar di cucina Nikkei a Torino, Azotea si è imposto in città per la sua proposta unica, sia in termini di cucina che di mixology. La patata d'autore realizzata con la collaborazione dello chef Alexander Robles propone un ripieno ricco e goloso, a base di petto di pollo, salsa ocopa, coriandolo, olive taggiasche e uova, che rivisita la ricetta peruviana dell’Aji de Gallina.
Trattoria Zappatori – 50 anni di Zappatori
Lo chef Christian Milone, una stella Michelin al ristorante Trattoria Zappatori di Pinerolo, non poteva che rendere omaggio agli ingredienti della tradizione della sua cucina piemontese creativa, che combina elementi antichi con tocchi moderni. Nasce così la Patata d'Autore con ragù, burro e Grana Padano 24 mesi.
Costardi Bros – Torino-Napoli
Christian e Manuel Costardi, oltre al loro storico ristorante di Vercelli, sono ormai un punto di riferimento della cucina torinese, con progetti come Scatto, il ristorante delle Gallerie d'Italia (con annesso Caffè San Carlo) o la gastronomia di Dispensa, in Galleria Subalpina. Non potevano quindi mancare in questa edizione del format Patate d'Autore, a cui partecipano con un'originalissima patata ripiena di genovese, panettone e caciocavallo.
Le patate d'autore si potranno assaggiare per un unico weekend: Venerdì 14 novembre dalle 19 alle 23 e Sabato 15 novembre dalle 12 alle 15.30 e dalle 18.30 alle 23, con grande festa finale di chiusura, tra musica e divertimento.
La formula con cui gustare le nuove, torinesissime patate d'autore sarà quella tipica delle feste di Poormanger, con la possibilità di cenare in modalità street food in uno dei luoghi più iconici della città.
Le patate d'autore verranno vendute a 10 euro, con la possibilità di ordinare un menu completo (patata + antipasto + dolce + bevanda a 20 euro) o un menu tris (patata + antipasto o dolce + bevanda a 17 euro). Il tutto, da accompagnare come sempre al menu Beverage di Poormanger, tra birre Baladin e Molecola, la Cola 100% Italiana.
Milano ha sempre riscritto le regole della notte. Oggi lo fa con ULTRA, in via Pier Lombardo 1, un locale che si è imposto in pochi mesi come uno dei riferimenti più solidi per la città after dark. Porta Romana, quartiere già vibrante di cultura, design e teatro, trova qui un nuovo capitolo da aggiungere alla sua storia: un glossario notturno che va oltre le definizioni.
ULTRA non è una semplice pizzeria evoluta, né un cocktail bar gourmet. È un ecosistema che tiene insieme musica, cucina e mixology con un linguaggio contemporaneo e internazionale. Una grammatica nuova che prende forma in una cucina aperta fino all'una di notte, in un bancone che lavora fino all’una e quarantacinque, in un format capace di conquistare chef e bartender dopo i turni e un pubblico eterogeneo in cerca di esperienze fuori dall’ordinario.

Il menu diventa così manifesto identitario: tre linee di pizza – Tradizione, Signature e Crunchy – accanto a montanare rivisitate, focacce e piccoli piatti dal gusto deciso, pensati per restare impressi al palato e nella memoria.
Sul fronte mixology, ULTRA spinge ancora più avanti: cocktail che nascono da tecniche di laboratorio, infusioni e distillazioni, con un’estetica che colpisce tanto quanto i sapori. Ogni drink è un esperimento sensoriale, una performance che si rinnova a ogni ordine. E presto arriverà anche una drink list interamente dedicata al mondo dei suoni: ogni bicchiere come una traccia, ogni sorso come un beat che risuona tra le pareti del locale.
Ma ULTRA è anche community. Il venerdì i dj set trasformano lo spazio in un club sofisticato, durante la settimana il locale diventa punto di ritrovo per chi vive la città in maniera trasversale, e la collaborazione con il Teatro Franco Parenti ne rafforza il legame con la cultura. È un laboratorio di linguaggi, un crocevia dove la notte milanese prende forma in nuove declinazioni.
In una città che corre veloce, ULTRA propone un altro ritmo: quello di un notturno che non si arrende al silenzio, ma che accompagna la città fino a quando c’è ancora qualcuno disposto a scrivere la propria storia davanti a una pizza, a un cocktail, a una playlist che non finisce mai.
Sulla Riviera del Brenta, Locanda Confini rappresenta oggi una delle realtà più solide e riconosciute per chi cerca un’esperienza gastronomica e di ospitalità contemporanea e radicata nel territorio. L’albergo a tre stelle, accompagnato da un ristorante di pesce, ha costruito negli anni un’identità chiara: sobrietà negli ambienti, attenzione ai dettagli, e un approccio alla cucina che combina tradizione veneta e sensibilità moderna.
La struttura nasce da un progetto familiare. Cristian Minchio, insieme ai figli Alberto e Filippo, guida ogni aspetto della Locanda. La gestione a conduzione familiare non è un elemento estetico, ma un tratto operativo: presenza costante, controllo della qualità, relazione diretta con gli ospiti. La filosofia è semplice e strutturata: offrire un’ospitalità attenta ma mai invadente, valorizzare la materia prima locale, proporre piatti leggibili e ben costruiti.
Gli spazi della Locanda rispecchiano questa impostazione: ambienti luminosi, puliti, curati senza ostentazione; un design che punta alla funzionalità e al comfort; un’atmosfera che facilita la permanenza di chi è di passaggio e di chi sceglie la struttura come destinazione.
Il ristorante segue la stessa linea di pensiero. La cucina parte dalla tradizione marinara veneta, con un’attenzione costante alle materie prime del territorio e alle stagioni. La proposta gastronomica punta all’essenzialità: piatti nitidi, riconoscibili, privi di effetti scenografici superflui. La tecnica è presente ma non dichiarata; la ricerca non diventa esercizio, ma strumento per migliorare ciò che già funziona. È una cucina che privilegia la linearità, la pulizia, la coerenza.
All’interno di questa cornice nasce L’Oro Bianco, la serata dedicata al Tartufo Bianco in programma giovedì 13 novembre. L’evento rientra perfettamente nella visione della Locanda: non una celebrazione fine a sé stessa, ma un percorso gastronomico costruito attorno a un ingrediente di stagione tra i più complessi da trattare. Il menu è pensato per valorizzare aroma, struttura e delicatezza del tartufo attraverso piatti che mantengono la riconoscibilità della cucina della casa.
La serata sarà caratterizzata da posti limitati per garantire attenzione e qualità nel servizio. L’ambiente, come sempre, sarà curato nei dettagli: luci, tempi, ritmo della cena. Il Tartufo Bianco verrà interpretato senza ridondanza, lasciando spazio alla materia prima e integrandola in piatti costruiti con logica ed equilibrio.
Per un pubblico urbano, curioso e attento, L’Oro Bianco rappresenta un’occasione interessante per approfondire una realtà che unisce identità territoriale, rigore e una cucina che non ha bisogno di sovrastrutture per farsi ricordare.
Dopo Milano, il caviale persiano sbarca a Roma. In via dei Gracchi 72 ha inaugurato il secondo store di Caviar Milan, brand nato nel 2022 con l’obiettivo di riportare in Italia la purezza e il prestigio del caviale proveniente dal Mar Caspio. Uno spazio elegante e curato nei dettagli che racconta un lusso senza eccessi, fatto di autenticità, artigianalità e rispetto per la tradizione.
Gli storioni da cui nasce questo caviale vivono in allevamenti certificati e sostenibili, situati nel loro habitat naturale e privi di sostanze artificiali. Una scelta che valorizza la qualità del prodotto e ne preserva l’essenza, trasformando ogni chicco in un incontro tra territorio, cultura e natura.
Dietro l’immagine di icona gastronomica, il caviale è anche un alimento dalle sorprendenti proprietà: ricco di proteine nobili, acidi grassi omega-3 e vitamine essenziali, con effetti benefici sul sistema immunitario, sulla pelle e sul cuore. Nella versione “malossol”, con meno del 3,5% di sale, diventa un piacere che unisce intensità e leggerezza.
La selezione proposta da Caviar Milan spazia dalle note delicate e nocciolate del Royal Baerii alla complessità del Royal Osetra, dalla cremosità vellutata del Royal Beluga all’intensità dell’Imperial Beluga, fino alla rarità assoluta: l’Almas Beluga, con le sue uova bianche e il gusto sofisticato che lo rende un unicum a livello mondiale. Ogni varietà è confezionata con cura artigianale e accompagnata da cucchiaini in madreperla realizzati da artigiani iraniani, per un gesto di degustazione fedele alla tradizione.
Il nuovo indirizzo romano non è soltanto una boutique: è anche un luogo dove vivere un’esperienza. Gli aperitivi personalizzati offrono la possibilità di assaporare 10 grammi della varietà preferita, serviti con blinis, burro, panna acida e un calice di Champagne. Un momento che unisce il rito della degustazione a un’atmosfera conviviale e contemporanea.
Con gli store di Milano e Roma e lo shop online caviarmilan.com – che garantisce consegne refrigerate in 24 ore in tutta Italia e in Europa – Caviar Milan continua a costruire un percorso in cui il caviale non è soltanto sinonimo di lusso, ma anche di cultura gastronomica e di piacere quotidiano.
Nel cuore del Monferrato, tra le colline di Montaldo Scarampi, il relais Cà del Profeta celebra la stagione del tartufo bianco d’Alba con un menù dedicato, firmato dallo chef Antonio Di Leo. La struttura, di proprietà dell’ex calciatore brasiliano Anderson Hernanes, diventa così teatro di un percorso gastronomico che rende omaggio al territorio piemontese e alle sue eccellenze stagionali.

Il menù, che cambierà i piatti in base all’andamento stagionale, al momento prevede: Fassona battuta al coltello, topinambur e nocciola; Risotto mantecato al parmigiano vacche rosse, grappa e fiori di camomilla; Patata soffiata e il tuorlo d’uovo in diverse consistenze; Gelato alla crema e miele tartufato su terra di nocciole.
Ogni piatto è pensato per esaltare la fragranza del tartufo, protagonista indiscusso della stagione.
Accanto all’esperienza culinaria, il relais propone anche l' “Esperienza Tartufo in Monferrato”, una caccia al tartufo nei boschi guidata dai trifulao locali, con aperitivo finale in vigna.
E il 7 dicembre, in occasione della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, lo chef Antonio Di Leo sarà protagonista di un cooking show (ore 11, Sala Beppe Fenoglio Fiera di Alba) con “Terra”, il piatto che celebra l’essenza di questo prezioso ingrediente.
Cà del Profeta, inaugurato nel 2021 e già insignito della Corona Radiosa 2026 del Golosario e delle Due Forchette del Gambero Rosso 2026, continua così a raccontare un Piemonte autentico, dove la ricerca gastronomica si intreccia con il luogo e le sue radici.
prenotazioni sul sito
Un piccolo angolo di Puglia nel cuore di Milano. Parliamo di Succulenta, il ristorante di Matteo Mottola che da oltre tre anni allieta il palato delle numerose persone che ogni giorno si recano al civico 16 di Piazza VI Febbraio, nell’innovativo quartiere di CityLife.
Entrare da Succulenta significa provare quell’esperienza tipica del sud Italia: dal calore del ristoratore ai piatti (abbondanti) di un menù che, di fatto, è un viaggio tra Puglia e Campania, ma che non disdegna incursioni in Calabria e nel Lazio. Una variegata scelta di piatti protagonisti di un’esperienza da vivere col sorriso sulle labbra e la bocca piena.

Matteo Mottola ha portato a Milano una tradizione familiare nel campo della ristorazione di oltre un secolo. Una storia iniziata in Puglia, nei dintorni di Brindisi, tra i fornelli della nonna, e proseguita con la mamma chef ed il papà pizzaiolo, e che continua oggi a Milano con una cucina che profuma di Sud.
“Sono cresciuto in cucina, seguendo le mani di mia madre che impastavano e i gesti esperti di mio padre tra farina e forno a legna – racconta Matteo - Scegliere questa strada è stato naturale. La mia idea di cucina fonde ricordi, tradizioni di famiglia e ricerca. Sono un grande sperimentatore, mi piace studiare impasti, tipologie di farina e lavorazioni diverse, ricercare le migliori materie prime: non si finisce mai di imparare”.

Da Succulenta è impossibile non farsi prendere dalla gola: il menù è un viaggio festoso tra i sapori dell’Italia più verace. Si va dalle orecchiette di Cerignola alle cime di rapa (nella foto grande), alle golose polpette al ragù (nella foto qui sopra) preparate con carne rigorosamente Podolica, dalla carbonara alla mozzarella di bufala in carrozza.

Un discorso a parte meritano le pizze, tradizionali o creative, tra le quali spicca la Regina Succulenta (nella foto qui sopra), con base di crema di patate, provola affumicata di Agerola DOP, guanciale croccante, pomodori del piennolo e scaglie di cacioricotta o la Genovese Napoletana, che trasferisce sulla pizza il celebre ragù bianco di carne e cipolle tipico della cucina partenopea. Tutti i piatti si distinguono per gli ingredienti di eccellenza. Ogni ricetta racconta il legame profondo con la cucina di casa, quella fatta con amore, riproposta con maestria ed esperienza, realizzata con materie prime accuratamente selezionate e mani che conoscono i gesti di una volta.
Al ricco menù si accompagna una carta dei vini dove spiccano le tre etichette Schiena. Della rinomata azienda vinicola, Succulenta propone il Primitivo Tre Compari, il Negramaro Enneoro e l’esclusivo Negroamaro rosato Dama che, come racconta Mottola, viene prodotto con una parte di uve Negroamaro che, in vigna, per la loro posizione non ricevono la piena luce del sole, restando quindi di colore rosato. Completano la proposta beverage etichette campane e una ricca selezione di birre anche artigianali.
Tra piatti generosi, ingredienti eccellenti e una proposta beverage curata e mai banale, Succulenta porta a Milano il gusto del Sud, con l’anima di una trattoria contemporanea e la passione di chi la cucina ce l’ha nel sangue.
Se qualcuno si starà chiedendo come celebrare Halloween con originalità e gusto, la risposta può essere riassunta in un biscotto. Per maggiori informazioni chiedere a Carlotta Filippini, giovane pasticciera che rappresenta la nuova generazione di Dolce Angolo, pasticceria di Rezzato, comune in provincia di Brescia.
In occasione di Halloween 2025, infatti, la 27enne figlia d'arte, che ha respirato la passione per i dolci fin da bambina trasformando la curiosità gastronomica in una vera vocazione, presenta l’inedita collezione di biscotti decorati a mano, tutti ovviamente a tema Halloween. «Ho voluto creare una collezione divertente e allo stesso tempo raffinata – spiega Carlotta Filippini – con soggetti classici di Halloween interpretati con uno sguardo personale e giocoso».
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E allora, come sono i biscotti di Halloween di Carlotta Filippini? Realizzati in pasta frolla friabile e profumati di burro e vaniglia, vengono poi impreziositi dalla decorazione a mano in ghiaccia reale. Il risultato è un prodotto buono e al tempo stesso divertente, che unisce pulizia estetica, equilibrio e precisione artigianale, rendendo ogni pezzo una piccola opera di pasticceria decorativa.
La special edition di Halloween di Dolce Angolo interpreta soggetti e forme tipici di Halloween: dalle zucche disegnate in diverse versioni ai fantasmi, dai gatti neri alle mummie, ma anche teschi, cappelli da strega e pipistrelli compongono l’assortimento di disegni e colori celebrando l'artigianalità e la cura del dettaglio.
I biscotti di Halloween di Carlotta Filippini sono disponibili presso la pasticceria Dolce Angolo, al civico 85 di Corso Matteotti, a Rezzato, e fanno parte del progetto "Dillo con un Biscotto", il format con cui Carlotta Filippini trasforma la pasticceria in un originale mezzo di espressione. Attraverso biscotti artigianali dalle forme e decorazioni sempre nuove, Carlotta celebra le festività e le occasioni speciali con ironia, creatività e un tocco di poesia zuccherata. Ogni biscotto diventa un piccolo messaggio da regalare, un modo alternativo e divertente per dire "ti voglio bene", augurare "buone feste" o semplicemente strappare un sorriso.
Un momento di sospensione, condivisione e confronto per riscoprire il legame profondo tra bellezza, architettura e benessere.
Martedì 16 settembre, negli spazi di SPACES Turati, torna Il Pranzo della Bellezza, il ciclo di appuntamenti che usa l’orario del pranzo come pretesto per incontrarsi, riflettere e condividere esperienze intorno a un tema.
Il titolo di questo incontro è Genius Loci, espressione che per gli antichi indicava lo “spirito del luogo”: quell’impronta invisibile fatta di storia, memoria e vibrazioni che rende un ambiente capace di accoglierci e farci sentire a casa. Un’idea che sarà il punto di partenza per discutere di architettura, benessere e dei luoghi del cuore, quelli che davvero parlano di noi.
A guidare la conversazione sarà Beatrice Spirandelli, architetta e fondatrice di Mens sana in casa sana, che racconterà come forme e materiali possano rendere i nostri spazi più armoniosi e portatori di emozioni. Con lei, la moderazione di Paola Saia, fotografa e docente, che stimolerà lo scambio tra estetica, narrazione e ricerca del bello. L’iniziativa è firmata dallo studio creativo Tomato Noir, che con Il Pranzo della Bellezza propone esperienze in cui immagine, cultura e relazioni autentiche si intrecciano.
Il pranzo è libero su prenotazione (al link che segue), con un costo medio di circa 15 euro per una portata, acqua e caffè da corrispondere direttamente in cassa il giorno dell’evento.
Un’occasione per fermarsi, respirare e riconoscere la bellezza che ci accompagna ogni giorno.
Martedì, 16 settembre
12:45 - 14:00
Spaces - Milan, Spaces Turati, via Filippo Turati 30. Milano
LINK PER REGISTRARSI QUI
Lunedì 20 ottobre, la scuola di Gelateria del Gruppo Artico di Milano, con il suo co-fondatore e maestro gelatiere Maurizio Poloni, ha ospitato una conferenza stampa dedicata al gelato artigianale italiano, visto non solo come alimento, ma come una vera e propria esperienza sensoriale che racconta la tradizione, la cultura e le materie prime del nostro Paese.

Questo incontro, che ha visto la partecipazione di numerosi esperti del settore e appassionati, è stato un'occasione unica per celebrare la qualità del gelato artigianale italiano e per esplorare i segreti che si celano dietro la creazione di questo straordinario prodotto. L’ospite d’eccezione Giovanni Angelucci, conduttore della passata Stagione di “Gelati e Dintorni” di Gambero Rosso TV, ha anticipato che nella seconda stagione si racconterà il futuro del gelato artigianale. Cultura e passione. La missione di tutti gli attori coinvolti, dai maestri gelatieri ai produttori di materie prime, è quella di preservare l'autenticità del gelato italiano 100% made in Italy e di promuoverlo nel mondo, come simbolo di qualità, tradizione e passione.
Ogni ingrediente, scelto con cura, è parte di un viaggio che parte dalla terra e arriva nelle mani dei maestri gelatieri, che con sapienza trasformano questi doni della natura in un gelato che non è solo da gustare, ma da vivere. Mandorle, nocciole, farine di carruba, frutta, zucchero d’uva 100% italiano: sono solo alcuni degli ingredienti che rappresentano l’eccellenza delle diverse regioni italiane e che contribuiscono a rendere ogni gelato un'opera d'arte.
Giovanni Carucci, presidente di "Città del Gelato", ha sottolineato come il gelato artigianale italiano nasca da una filiera certificata e tracciabile. Ogni fase della produzione, dalla scelta delle materie prime fino alla lavorazione, è guidata da un'attenzione maniacale alla qualità. Il suo obiettivo è far conoscere al consumatore la vera storia del gelato artigianale, partendo dal territorio e dalle tradizioni locali, passando attraverso le mani esperte dei maestri gelatieri. Il progetto "Eccellenze Contadine", promosso in collaborazione con Coldiretti, è un esempio tangibile di come il gelato possa diventare un veicolo per la promozione dei prodotti italiani certificati, ma anche per sensibilizzare il pubblico sulla necessità di tutelare la nostra cultura gastronomica.

Il gelato artigianale: un’opera da Maestri. L’importanza della scelta delle materie prime. Il vero gelato artigianale parte da una base 100% italiana, composta da latte in polvere, farina di carruba (un addensante naturale) e zucchero derivato dall'uva. Questo mix, che contiene meno acqua rispetto ai gelati industriali, garantisce una cremosità unica e una consistenza perfetta. La base, che viene poi arricchita con latte fresco e panna fresca, dà vita a un gelato dalla struttura stabile e dalla texture inconfondibile.

Maurizio Cambrea, amministratore delegato di Naturalia Ingredients, ha spiegato come l'azienda stia investendo nella produzione di zuccheri naturali derivati dall'uva, un ingrediente che contribuisce a rendere il gelato ancora più naturale e di alta qualità. Questo tipo di innovazione si inserisce perfettamente in un contesto che non dimentica mai le radici della tradizione.
Mariella Caruso, giornalista e collaboratrice di Gambero Rosso, ha aggiunto che il successo del gelato artigianale non dipende solo dalla qualità degli ingredienti, ma anche da fattori fondamentali: la gentilezza, la pulizia degli ambienti e la trasparenza nei confronti del consumatore. Le gelaterie, ad esempio, devono esibire il "libro degli ingredienti", dove ogni prodotto possa essere tracciabile e trasparente.
Durante la conferenza stampa, sono emerse anche alcune domande importanti sul futuro del gelato artigianale. C'è spazio per negozi dedicati alle "Eccellenze Contadine"? La risposta è affermativa: i progetti in cantiere sono molti e prevedono l'apertura di nuovi punti vendita dedicati a questi prodotti di qualità.
Un'altra domanda riguarda l’uso del latte in polvere, una scelta che potrebbe sembrare anacronistica in un mondo sempre più attento alla naturalità degli ingredienti. La risposta dei maestri gelatieri è chiara: il latte in polvere è non solo naturale, ma anche essenziale per garantire una base cremosa, stabile e strutturata, prima di aggiungere il latte e la panna freschi.
Infine, si è parlato anche dell'importanza di una formazione specifica nelle scuole alberghiere. In un settore ancora in fase di sviluppo e senza una regolamentazione ferrea, è necessario educare i futuri professionisti del gelato artigianale, per evitare che ingredienti artificiali possano fare la loro comparsa in un prodotto che deve essere puro e genuino.
Il gelato artigianale è quindi un viaggio che inizia dalla terra, passa attraverso la creatività dei maestri gelatieri e arriva a chi lo assapora, portando con sé un pezzo di Italia in ogni cucchiaino.
Ci sono ristoranti che riescono a trasmettere immediatamente la sensazione di essere nel posto giusto. È quello che accade varcando la soglia de Il Cormorano, storica insegna milanese che dal 1977 porta in città i sapori autentici del Mediterraneo.
La cucina è un equilibrio riuscito tra tradizione e freschezza contemporanea. I classici non mancano: l’astice alla catalana, le cozze in sautè, l’insalata di polpo, le crudité di mare servite in generosi plateau. E poi ci sono le proposte che sorprendono, come una tagliata di orata che reinterpreta il concetto di “secondo di pesce” con leggerezza e originalità. Un menu che sa essere familiare e rassicurante, senza rinunciare a qualche guizzo creativo.
Il pesce è protagonista assoluto, trattato con rispetto e semplicità, senza mascherarne la qualità. Tra gli imperdibili, gli Spaghetti del Cormorano, serviti in crosta al forno, un piatto che da solo merita la visita. L’atmosfera è curata ma non eccessiva: ambienti accoglienti, che lo rendono adatto a coppie, famiglie e gruppi di amici. La carta dei vini, centrata su bollicine e bianchi italiani, completa l’esperienza senza mai sovrastarla. Nella sede di via Poliziano c'è anche una saletta accogliente, perfetta per le feste private. Nel weekend, musica e si balla! Una situazione divertente e piacevole, per chi vuole coniugare una buona cena a una serata di distrazione e intrattenimento.
Il Cormorano non è solo un ristorante di pesce: è un luogo che, piatto dopo piatto, restituisce quella sensazione rara di autenticità. Perfetto per chi vuole sentirsi in riva al mare restando nel cuore di Milano. Un posto che ha attraversato i decenni conservando lo spirito originario: portare in città il gusto autentico del mare, con un approccio che privilegia la semplicità e la qualità delle materie prime. È quella tipologia di ristorante che non vuole stupire con fuochi d’artificio, ma che conquista con coerenza e concretezza.
Il Cormorano Isola – via Porro Lambertenghi 34, Milano
Il Cormorano Sempione – via Poliziano 1, Milano
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