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Nuuco says Be Free: la fotografia come mezzo di espressione e comunicazione one-to-one, che parte dall'artista per arrivare allo spettatore, per poi tornare all' artista in un esperimento originale che gli consente di scoprire e riscoprire se stesso attraverso la propria opera modellata e modificata dal pubblico, in un vortice metafotografico di sicuro impatto.
Nerospinto vi introduce all’arte di Nuuco, giovane fotografo messinese trapiantato a Londra, ideatore di uno dei più interessanti esperimenti artistici degli ultimi anni, Be Free, e lo fa attraverso un’intervista a tutto tondo, in cui si parla di fotografia, nuove tecnologie, istinto e passione.
A differenza di molti fotografi, hai scelto di farti conoscere attraverso un nome d’arte. Perché? E cosa significa Nuuco?
Ho sempre sentito l’esigenza di trovare un nome artistico. Qualcosa che mi rappresentasse e che fosse facile da ricordare. Cercavo un nome totalmente mio, che avessi deciso io ma che richiamasse anche le mie radici. Proprio per questo, durante una giornata intera seduto nel divano di casa con la mia ragazza sono nato per la seconda volta. Assieme abbiamo tirato fuori il mio nuovo nome, Nuuco, che rimanda ad un mondo solitario, minimalista e che deriva dalle iniziali dei nomi della mia famiglia, che voglio portare, ovunque io sia, sempre con me.
Parlaci del tuo progetto/esperimento artistico Be Free.
Be free nasce da una voglia di comunicare ad altri, senza vincoli ne obblighi. Dopo un anno di lavoro, si e' materializzato in un progetto di 30 fotografie e che ha coinvolto, inviando il materiale via posta, oltre 30 persone: amici, conoscenti e sconosciuti di tutta Europa.I partecipanti mi hanno rinviato la mia fotografia modificata e io ho avvertito l'esigenza di riappropriarmi dell’opera attraverso la scannerizzazione. Qui si sviluppano due elementi coinvolgenti del mio progetto: il processo materiale legato all’invio del mio ritratto, alla trasformazione da fotografia digitale a cartacea, poi successivamente rimodellata e trasformata dai partecipanti, per essere poi ricreata in digitale attraverso la scannerizzazione e la stampa finale; il secondo elemento é la partecipazione esterna come forma di riconoscimento personale dell’essere un artista che utilizza la fotografia come medium. Per me é una nuovo modo di fare fotografia. Il progetto non impone nessun limite se non il tempo e cerca di incoraggiare la riflessione del partecipante e mia. Quest’ultime si sono fatte vive sia in fase embrionale, quindi nella fase iniziale del progetto che nella fase successiva. Inoltre, non dubito che tra qualche anno, quando raggiungerò un livello di maturità più elevata, io possa elaborare ulteriori riflessioni che mi permetteranno di capire ancor meglio il mio status attuale e quello precedente.
La libertà nell’arte passa necessariamente dalla rottura di schemi precostituiti e dal coinvolgimento del pubblico nel processo artistico?
Amo pensare che l'artista debba uscir fuori dalla propria zona di confort e mettersi costantemente alla prova. Il coinvolgere il pubblico e' un opzione ma non una necessità. Dipende dalla finalità che ha l'artista. Io, personalmente, ho appena scoperto questa nuova esigenza e sento la necessita di approfondire.
Come valuti la partecipazione del pubblico al tuo esperimento artistico? Parlaci delle immagini che ti hanno stupito e colpito.
Ho inviato 80 foto in giro per l’Europa. Alcuni personaggi sensibili del mondo dell’arte plastica non hanno risposto, infatti su 40 lettere inviate a gallerie, musei e riviste d’arte solo il 10% mi ha risposto. Quest'ultimo era un risultato che mi aspettavo e che dovrebbe aiutarci a riflettere sull'attuale status dell'arte. Viceversa, gli amici, artisti e non, hanno risposto positivamente. Ancora oggi, la gente mi contatta per partecipare, malgrado il progetto si sia concluso.
Il mio obiettivo era comunicare ad altri la mia voglia di fare arte attraverso la loro partecipazione e l'esperimento ha ottenuto ottimi risultati, ma non ho una fotografia preferita perché ciascuna foto rappresenta una parte di me e una parte dei partecipanti. Inoltre, il fine del progetto era la partecipazione e non l'estetica. Preferisco immaginare la sensazione che ciascun partecipante ha avuto nel partecipare. Il tempo che mi ha dedicato. L'istintività' oppure il ragionamento utilizzato nel modellare l'immagine e poi, l'attesa nel ricevere per posta la lettera e la sensazione positiva o negativa nel vedersi il proprio viso maltrattato, modellato o trasformato.
Quali sono le differenze, sul piano del milieu artistico e culturale e delle relative opportunità, dal punto di vista di un giovane fotografo, tra Italia e Inghilterra?
I nuovi mezzi di comunicazione hanno abbattuto, con estrema velocità, le ultime barriere. Oggi possiamo conoscere artisti che vivono nell'altro lato del globo e ricevere input che ti permettono di influenzare il tuo linguaggio artistico ma, allo stesso tempo, vedo un’omologazione dei gusti. Londra' e' una città che ti offre molte opportunità di confronto e ha numerose esposizioni, gallerie, musei e spazi dedicati all'arte ma non credo che possa considerarsi “la” città delle opportunità.
E' una città enorme che crea opportunità ma abbandoniamo l'idea che queste opportunità siano uguali per tutti. Le opportunità devi crearle con tenacia, studio e lavoro.
Come molti artisti siciliani al momento all'estero, resti molto legato alla tua terra di origine. Cosa si ritrova,della Sicilia, nelle tue opere?
Non riesco a trovare nulla all’interno dei miei progetti che richiamino esteticamente la Sicilia, piuttosto la necessità di far partecipare ai miei progetti personaggi esterni é forse collegata anche all’esperienza del calore umano nella mia terra.
Perché la fotografia? In cosa si differenzia, nel bene e nel male, da altri strumenti di espressione artistica?
Paragonandola a una relazione di coppia, inizialmente vivi di passione, che poi si trasforma in amore o in odio oppure in indifferenza. Io sono innamorato e per me l’amore é tutto. Non riesco a innamorarmi di altri strumenti ma allo stesso tempo, a volte, la passione mi induce a provare nuovi strumenti artistici.
Come valuti la fotografia oggi, soprattutto in seguito al successo di applicazioni come Instagram e alla diffusione di macchine fotografiche come la Reflex?
Io amo Instagram e la tecnologia che avanza. Rende ancor più democratica la fotografia ma, di contro, anche priva di riflessione. Personalmente é una nuova forma di far fotografia, corretta o meno corretta, che bisogna accettare e alla quale bisogna adattarsi. Cosa rispondi a chi, osservando una tua opera, ti dice: "Questo potrei farlo anche io"?
Normalmente suggerisco di analizzare non solo l’estetica ma di documentarsi sulla biografia dell’artista e sul processo di riflessione che lo ha condotto a quel punto.
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Sicuramente la promozione di Be Free; ultimamente ho lavorato assieme a Guido Folco, direttore del museo MIIT di Torino, alle esposizioni tenutesi alla ROA Gallery di Londra il 7 luglio e alle Isole Eolie, per la precisione Lipari, dal 14 al 24 agosto.
Vorrei ringraziare l’assessore Davide Starvaggi e la Direttrice del Museo Milena Mollica per aver organizzato, coordinati da Guido, la prima edizione del Festival del Mediterraneo di Arte Contemporanea, una manifestazione che ha riscosso un enorme successo di pubblico, tanto che si sta già pensando all’edizione successiva.
Dopo l’estate sarò a Vienna, Cordoba, Bruxelles e Miami. L’appuntamento di Bruxelles mi sta particolarmente a cuore: una mostra (Les Contemporains: Unione Europea- Unione dell’Arte, 11 -13 settembre, Amart Gallery ), organizzata presso l’Italian and Foreign Biennal of Contemporary Art, in occasione del semestre di presidenza italiana del Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea.
In seguito, mi piacerebbe lavorare per una esposizione individuale per il prossimo anno. Nel frattempo, il prossimo progetto artistico continuerà a far partecipare la gente come quest'ultimo, ma prima di lanciarmi voglio sempre chiedermi: perché?
Se ti dico Nerospinto, cosa ti viene in mente?
L’inchiostro di una penna rotta diffondersi e formare una stradina senza fine in una scrivania di color bianco.
Per maggiori informazioni:
nuucoart.com
Facebook: Nuuco Art
Dopo la chiusura dello Spazio Forma in molti ci rimasero malissimo: l'unico spazio dedicato interamente alla cultura fotografica in città chiudeva senza possibilità di appello.
Oggi in moltissimi salutano positivamente il nuovo corso del duecentesco Palazzo della Ragione, in piazza Mercanti, come nuovo spazio dedicato alla fotografica con mostre di indubbia qualità.
Lo spazio si inaugura con una mostra itinerante mondiale: “Genesi” di Sebastiao Salgado. Il grande fotografo brasiliano dal 2004 al 2012 ha viaggiato per il mondo alla ricerca di luoghi e popolazioni “ancora incontaminate”. Il tema è semplice e allo stesso tempo infinito: il nostro pianeta.
Le immagini di questo progetto hanno a che fare col rapporto tra uomo e ambiente, con la bellezza della natura e di cosa ne rimane oggi nonostante distruzioni e modificazioni. Salgado ha cercato luoghi incontaminati e tenta di raccontare anche le persone che li abitano.
La mostra è davvero ampia con 245 scatti in bianco e nero. Immagini incredibili che il 70enne brasiliano ha selezionato in 8 anni di lunghi viaggi.
Ci sarà tempo fino al 2 novembre per ammirare questi incredibili scatti in bianco e nero che documentano gli angoli più remoti del nostro fragile pianeta: dalla Amazzonia, ai ghiacciai dell'Antartide, dall'Africa, ai Galapagos, dalle tribù isolate che vivono di natura e riti tribali agli ultimi elefanti africani. Un viaggio affascinante che esplora la bellezza incontaminata del nostro pianeta che non mancherà di emozionare e farci sognare, illudendoci che questo mondo è ancora a misura d'uomo e a portata di obiettivo.
Palazzo delle Ragione
Piazza Mercanti, 1 (MM Duomo)
Dal 27 giugno al 2 novembre
orari: 9.30-20.30: Gio. e sab. 9.30-22.30. Chiuso lunedì
Info: 02.43353535
Nerospinto è felice di annunciare che è in arrivo una mostra fotografica per gli amanti della famosa artista messicana Frida Kahlo, e delle storie d'amore tormentate, sarà possibile visitarla dal 6 giugno al 19 settembre, presso Photology, in via Moscova 25 a Milano. L'esposizione ha il titolo “Frida y Diego”, e attraverso gli scatti di Leo Matiz ripercorrerà la passionale e sofferta storia d’amore che per decenni ha unito due dei più importanti artisti messicani, Frida Kahlo e Diego Rivera, sullo sfondo di una Città del Messico anni Quaranta.
Leo Matiz, colombiano, considerato tra i fotoreporter più innovativi della prima metà del XX secolo, conobbe Frida e Diego durante il suo soggiorno messicano, divenendone da subito grande amico. Le foto esposte a Milano, scattate tra il ’40 e il ’43, immortalano semplici scene quotidiane vissute nella “casa blu”, a Cayoacan, nido d’amore della coppia e oggi museo dedicato a Frida. Trenta fotografie, a testimonianza dell’idillio e la sofferenza che hanno caratterizzato una delle storie d’amore più controverse e passionali del Novecento.
I due si incontrarono per la prima volta all’inizio degli anni Venti, quando Rivera era già un artista affermato, forse il più noto pittore del Messico rivoluzionario e la Kahlo appena una studentessa, si incontrano nuovamente nel 1928, grazie all’amica Tina Modotti e si sposano appena un anno dopo, nel 1929. La madre di lei paragona l’unione a quella tra un elefante e una farfalla: lui, che “ha il doppio dei suoi anni, del suo peso e della sua esperienza” e che è già al terzo matrimonio, la sottopone quasi da subito alle pene della gelosia. “Ho avuto due gravi incidenti in vita mia: il primo quando un tram mi mise a tappeto, l’altro fu Diego”, scrive Frida riferendosi alla tormentata relazione col marito e a un incidente stradale avuto a 17 anni e che la costrinse a una lunga serie di interventi chirurgici, togliendole la possibilità di avere figli. “Amami un poco Diego, io mi accontenterò”, scrive la Kahlo al marito, ma i continui tradimenti di lui li portarono al divorzio, nel 1939. Appena un anno dopo Diego, che pure continua a tradirla, torna da lei per chiederla di nuovo in moglie: i due si risposeranno nel 1940 e rimarranno insieme fino alla morte per polmonite di Frida nel 1954.
Le ceneri di Frida Kahlo sono tuttora conservate nella Casa blu di Città del Messico fotografata da Matiz, oggi diventata museo.
Una mostra consigliata per tutti coloro che siano amanti della fotografia, della celebre pittrice messicana, delle donne che non si arrendono e delle grandi storie d'amore, difficili quanto indispensabili.
Mostra fotografica "Frida y Diego"
Dal 06/06/2014 al 19/09/2014
Photology, Via della Moscova 25, Milano
Orari:
Da lunedì a venerdì dalle ore 11 alle ore 19.
Chiuso dal 19 luglio al 24 agosto
Ingresso: LIBERO
Per informazioni:
www.photology.com/
Imperdibile appuntamento al Museo di Fotografia di Cinisello Balsamo fino al 12 ottobre 2014 con “Storie del Sud Italia”, in occasione dei 10 anni di attività del museo.
Il Museo di Fotografia Contemporanea propone una grande mostra dedicata al Sud dell’Italia con opere dalle sue collezioni attraverso le immagini di importanti e noti autori che hanno costruito la storia della fotografia italiana.
Le fotografie in mostra coprono un arco storico di cinquant’anni, dal secondo dopoguerra ai primi anni Novanta, e toccano questioni profondamente legate all’identità economica e culturale delle aree meridionali: la vita rurale descritta nel rapporto con la terra e con gli animali, la tradizione religiosa, l’antica ritualità del culto dei morti, il Carnevale, l’emarginazione sociale e il degrado urbano, il lavoro in miniera, il problema della disoccupazione e le lotte per combatterla, le figure dei bambini, vere icone del Sud, i sapienti oggetti della cultura popolare, il tema della mafia, doloroso e offensivo per queste genti, il paesaggio del mare e quello della campagna, richiami alla bellezza di terre straordinarie e a lungo sfortunate.
Si tratta di una mostra intensa e ricca di spunti non solo sul piano informativo ma anche su quello emotivo, composta di immagini di forte impatto sociale e di alto valore estetico, che restituisce un problematico spaccato dell’ambiente sociale ed etno-antropologico di una parte importante dell’Italia.
Oltre che per l’importanza degli autori e della “questione meridionale” stessa, di grande peso nel passato e ancora di scottante attualità per il nostro paese, la scelta di questo tema è stata anche pensata in relazione alla città di Cinisello Balsamo, che da10 anni ospita il Museo di Fotografia Contemporanea.
Infatti Cinisello Balsamo, città dell’hinterland milanese fortemente investito dal grande processo di industrializzazione durante il “boom” economico, è un luogo di immigrazione la sua popolazione cresce grazie anche all’arrivo di persone provenienti soprattutto dalle regioni meridionali, che diventano i lavoratori delle grandi fabbriche del nord Milano, dunque gli attori fondamentali dell’economia di questa vasta area, e dell’economia italiana stessa.
Una mostra emozionale che racconta uno spaccato dell’Italia.
Assolutamente da non perdere!
Storie dal Sud Italia
Dal 12 Aprile 2014 al 12 Ottobre 2014
Museo di Fotografia Contemporanea
Villa Ghirlanda, via Frova 10 20092 Cinisello Balsamo – Milano
ORARIO DI APERTURA mercoledì, giovedì e venerdì dalle ore 15 alle 19 sabato e domenica dalle ore 11 alle 19
Venerdì 9 Maggio 2014 alle ore 19.30 presso il Salone Orea Malia' di Via Panfilo Castaldi 42, sarà inaugurata al pubblico la mostra NUANCE.
NUANCE, è un progetto fotografico che, sottolinea il contrasto tra essere e apparire in una società in cui il secondo prevale nettamente sul primo, tutto sviluppato in chiave fashion.
Ogni colore sta a simboleggiare una particolare sfumatura caratteriale mentre il bianco, somma di essi, rappresenta l'eccellenza e la perfezione ricercata. Perché l'uomo è così: pur di apparire perfetto cela l'essere se stesso e i suoi drammi personali agli altri. Una ricerca deviata da status e modi di fare, destinata a fallire e che porta alla fine la persona a soccombere al conflitto tra "ciò che si è" e "ciò che si vuol mostrare agli altri".
Il progetto è curato dal giovane fotografo poco più che ventenne, Gabriele Di Martino, già conosciuto prima con la vittoria del Nikon Talents 2012 nella categoria Sport (classificandosi anche quinto a livello assoluto) e, nell’anno successivo, con la vittoria insieme alla squadra italiana di fotografia UNDER 21 della Coppa Del Mondo FIAP (Federazione Internazionale di Arti Fotografiche).
Il giovane fotografo freelance, che al giorno d’oggi collabora anche con alcune agenzie di moda milanesi per la realizzazione di servizi ed editoriali e lavora, sia come fotografo che art director, per la realizzazione di cataloghi e campagne pubblicitarie, debuttò nel 2010 ad Asti con un progetto personale dedicato alla città.
La mostra sarà esposta per un mese nel salone di Via Panfilo Castaldi 42 a Milano di Orea Malià che da oltre 30 anni arricchisce il suo curriculm percorrendo nuove strade alla ricerca di forme espressive che oltrepassino i tradizionali confini dell’arte di acconciare. Numerosissime sono le collaborazioni con la televisione, il cinema, il mondo della musica, del teatro, dell’arte e della cultura, che da tempo vedono protagonista il marchio Orea Malià.
Orea Malià non è solo un gruppo di incredibili acconciatori ma è energia, creatività, attenzione al mondo e agli uomini, voglia di stupirsi e capacità di stupire interpretando ed anticipando i mutamenti del nostro tempo. Questi artisti dell’acconciatura creano e propongono dieci, cento, mille stili diversi, che interpretino alla perfezione la personalità di chi gli affida la propria imagine con la stessa cura e attenzione che riservano ai loro client dal 1978 ad oggi.
Gli spazi, presenti a Milano e a Bologna,non sono altro che laboratori d’arte nei quali si sperimenta, si ricerca, si crea secondo la ricetta ben collaudata di un cocktail irresistibile: buon gusto, abilità tecnica, sensibilità per ogni tipo di cliente, innovazione, esperienza ed un pizzico di provocazione. Il tutto shakerato con una grossa dose di energia, humour e autoironia.
Un’esposizione non solo bella ma che fa riflettere sull’importanza che la nostra società dà alle apparenze a dispetto dell’ineriorità, assolutamente da non perdere!
Fino al 16 Giugno è aperta l’ottava edizione di Photofestival, un appuntamento tutto dedicato alla fotografia d’autore, presente nelle gallerie, nei musei e nei palazzi storici di Milano.
Un Festival sempre più caratterizzato, nella qualità e nella quantità della propria offerta, che ribadisce il ruolo di Milano, quale città-capitale della fotografia italiana. L’edizione 2014 propone appuntamenti di grande qualità ed estrema varietà, con la presenza di moltissimi professionisti ma anche di giovani autori di valore e talento.
La fotografia raggiungerà capillarmente tutta la città e l’hinterland, offrendo un ventaglio di proposte per indagare ed ammirare le diverse modalità della fotografia, contemporanea o storica. Ritratti, immagini composte, réportage, scatti d'archivio, c'è di tutto sotto il cielo di Photofestival.
Fra le novità, ci sono i Palazzi della Fotografia ovvero Palazzo Bovara, Palazzo Castiglioni, Palazzo Giureconsulti e Palazzo Turati, edifici storici, che ospiteranno diverse esposizioni, ideate ad hoc per quest’occasione.
Ma a scorrere il calendario, sono tante le proposte interessanti, come la mostra World Press Photo 2014 alla Galleria Carla Sozzani, il réportage di Chiara Luxardo che si fa osservatrice dell'umanità di un treno speciale in mostra a Palazzo Bovara e molte altre, tutte da scoprire.
Un’altra importante novità è costituita dai Photographers Days by Photofestival, con seminari, workshop, letture portfolio, incontri con autori e lectio magistralis che renderanno il percorso espositivo ancora più attraente, avvicinando il folto pubblico di appassionati.
In un mese e mezzo il festival - diretto da Roberto Mutti, Giovanni Pelloso e Riccardo Costantini - intende dimostrare che sotto la Madonnina batte un cuore che ama gli scatti. E, a guardare il corposo programma, c'è da crederlo. Sono circa 150 le mostre in calendario, sparse su tutto il territorio cittadino e gratuite (unica eccezione la personale di Carmen Mitrotta allestita al Museo Bagatti Valsecchi).
Un appuntamento da non perdere, per chi vuole scoprire i mille volti della fotografia.
Photofestival Milano 2014
Dal 29 Aprile al 16 Giugno
Fondazione Roma Museo-Palazzo Cipolla rende omaggio al famoso fotografo londinese Terry O'Neill e lo fa con una mostra dal 18 aprile al 28 settembre 2014: Terry O'Neill Pop Icons.
Prodotta e organizzata da Arthemisia Group e da 24 ore cultura, la retrospettiva è un viaggio che racconta il percorso artistico del fotografo londinese attraverso i ritratti di volti noti del cinema, della musica, dello sport e della politica senza dimenticare la moda.
Saranno esposti alcuni dei suoi scatti celebri 47 ritratti rubati dietro le quinte di set cinematografici e concerti, attimi in cui il soggetto poteva sentirsi rilassato e libero di essere se stesso e quindi più vero, assolto dalle aspettative sociali che il suo ruolo richiede.
Il lavoro di O'Neill è figlio dell'atmosfera che si respirava nella Londra degli anni '60-'70, il dilagare della mania dell'immagine, il culto della celebrità, il divismo, che hanno influenzato anche l'arte del padre della Pop Art, Andy Warhol, a cui il lavoro del fotografo viene spesso associato non solo per la conformità ai leitmotiv di quel periodo ma anche perchè entrambi hanno ritratto in maniera unica personaggi del calibro di Elvis Presley ed Elizabeth Taylor.
Vivendo a stretto contatto con personalità importanti del mondo della cultura, indagato in tutte le sue accezioni , O'Neill crea con loro rapporti di grande affinità e complicità e ci restituisce scatti che ritraggono volti diventati icone di un'epoca mai dimenticata: i Beatles, i Rolling Stones, David Bowie ed Elton John, Clint Eastwood, Paul Newmann, Sean Connery e Robert Redford, ed ancora Twiggy e Jerry Hall, Audrey Hepburn, Brigitte Bardot e Ava Gadner senza dimenticare l'eterna Marlene Dietrich.
Racconta O'Neill:"Ho avuto fortuna. Mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto: la Londra degli anni 60. Avevi l'impressione che ogni giorno succedesse qualcosa di rivoluzionario" .
La mostra è quindi l'occasione imperdibile per respirare le dinamiche culturali e le tendenze della “Swinging London” che Terry O'Neill, con occhio discreto e l'impiego della più leggera e maneggevole 35mm, un'assoluta novità per l'epoca, ha saputo cogliere riconsegnandoci l'essenza dei favolosi anni sessanta e delle celebrità che li hanno resi tali.
Dal 18 Aprile 2014 al 28 Settembre 2014
ROMA
LUOGO:Museo della Fondazione Roma - Palazzo Cipolla
COSTO DEL BIGLIETTO:intero € 14, ridotto € 12, bambini € 5
TELEFONO PER INFORMAZIONI:+39 06 6786209
E-MAIL INFO:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
SITO UFFICIALE:http://www.mostraterryoneill.it/
Finalmente è uscito in edizione digitale il libro d’artista dal titolo “Tabula Rasa” a cura di Michela Morelli e Roberta D’intinosante.
Dopo essere stato esposto in collettive e personali e dopo aver ricevuto vari articoli a riguardo, “Tabula Rasa” raggiunge tappa della pubblicazione.
I lavori di Valeria Pierini, giovane fotografa che riesuma quell’atmosfera un po’ snob, disperata, sospesa, arrabbiata, sicura e al tempo stesso folle e curiosa dell’epoca beat, sono stati pubblicati da testate quali Rolling Stones, Lazagne Art Magazine, Juliet Art Nerospinto e Vanity Fair. E’ stata selezionata in numerosi concorsi e tra le ultime mostre personali ricordiamo: ‘Tabula Rasa ‘e ‘Io tra di voi’ a Perugia e Jesi, ‘Requiem’ durante il SI FEST OFF di Savignano sul Rubicone e ‘Uno e infinito’ in esposizione permanente al Primavera Mini Hotel di Perugia. Tra i vari proget nel 2014, spicca tra tutti la presenza a ‘Martyrium Sanctae Eulaliae’, progetto espositivo itinerante tra la Spagna e l’Italia che partirà dal Museo Europeo Di Arte Moderna di Barcellona”.
Il lavoro nasce della collaborazione con Htcos duo audio-visivo abruzzese, fondato nel 2010 da Marco Marzuoli e successivamente ragiunto da Alessandro Sergente, e si compone oltre che del progetto completo, anche degli studi avvenuti in fase preparatoria contenendo infatti foto di prova e altre scartate dalla selezione principale.
Nasce nel 2013 dall'incontro e lo scambio con How To Cure Our Soul ed e ispirato al loro Tabula Rasa (Setola di Maiale Records, 2012).
“Tabula Rasa- za dell’onironauta appare in quest’ottica emblematica, poiché essa dimostra la capacità cosciente dell’uomo di interferire sulla realtà, ch’essa sia onirica e surreale o che coincida con il mondo esteriore. è a livello conscio e inconscio il motore primo.”
Afferma Roberta D’Intinosante, una delle due curatrice del libro d’artista.
Michela Morelli, anche lei curatrice dell’opera, dichiara invece: “La ricerca di Valeria Pierini insiste sulla possibilità di fondere le arti. Non si tratta però dell’opera d’arte totale d’ispirazione wagneriana, ma di una possibilità di combinazione che ha qualcosa di inquietante, come parti meccaniche che si adattano ad un corpo umano. Infatti, Valeria Pierini non ricerca una perfetta fusione, ma un’armonica giustapposizione che si rivela nell’impianto scenico delle sue opere.”
Nerospinto consiglia di non farsi sfuggire “Tabula Rasa”, di lasciarsi incantare delle fotografie di Valeria Pierini e da questo progetto di collaborazione con Htcos duo!
Una mostra imperdibile dal 18 Aprile al 6 Luglio 2014 a Roma! Non mancate all’appuntamento Wim Wenders in mostra a Roma con Urban Solitude!
Il fotografo di paesaggi, appunti di memoria e Urban solitude presenta le sue opere nella capitale d’Italia. Orizzonti urbani stratificati, che mescolano vecchio, nuovo e senza tempo. Angoli sospesi, tra il pieno e il vuoto, tra alberi cresciuti nel cemento e animali dipinti. Viali di negozi deserti, vetrine che non mostrano niente, strade di periferia che attraversano spazi liberi di conservare il vuoto, e il ristoro dalla sovrabbondanza che acceca.
Fotografie che proseguono il viaggio fotografico di (Ernst Wilhelm) Wim Wenders, regista di Düsseldorf, che dopo circa vent’anni di tentativi, visioni innamorate, e quel progresso tecnologico che non ha mai tradito la passione per la fotografia analogica, e la Leica protagonista del video in apertura.
Urban Solitude fotografate nell’ovest americano e l’Estremo Oriente, passando per la Russia, l’Italia e la sua Germania, dal regista che continua a puntare l’obiettivo della cinepresa e quello della macchina fotografica, su spazi e paesaggi di ogni genere, dalle città alla campagna, dai nodi autostradali alle zone di confine.
L’esponente del Nuovo Cinema tedesco, (Neuer Deutscher Film o Junger Deutscher Film) che con Werner Herzog, Rainer Werner Fassbinder, Margarethe von Trotta, Alexander Kluge, Hans-Jürgen Syberberg, e Edgar Reitz, fa tesoro del neorealismo italiano e la nouvelle vague francese, per inquadrare spazi intimi, critica feroce e climi poetici, liberi da condizionamenti culturali, estetici e commerciali.
Due sezioni compongono il corpus di immagini esposte, una prima parte dedicata all’indagine sugli scenari urbani americani, mentre una seconda parte caratterizzata da uno sguardo più introspettivo. Entrambe ripercorrono quella che è stata la ricerca condotta da Wenders, dal tema del viaggio al paesaggio antropizzato, fino alla memoria dei luoghi in decadenza.
Il fotografo di paesaggi della memoria espone venticinque fotografie accompagnate da testi e haiku dell’artista, al Palazzo Incontro di Roma, dal 18 aprile al 6 luglio 2014.
La mostra, curata da Adriana Rispoli, è promossa dalla Regione Lazio nell’ambito del Progetto ABC Arte Bellezza Cultura, e organizzata da Incontri Internazionali d’Arte e Civita.
Una mostra da segnare subito in agenda!
Ingresso:
Dal martedì alla domenica, dalle ore 11.00 alle 19.00.
Aperto in via eccezionale anche il 21 aprile e il 2 giugno 2014.
Biglietto intero: 8€
Biglietto ridotto: 6€ per ragazzi di età compresa tra 6 e 25 anni, over 65, titolari di apposite convenzioni, gruppi (min 15 max 25 persone), guide turistiche con tesserino
Ingresso gratuito: bambini fino ai 6 anni, 1 accompagnatore per gruppo, visitatori diversamente abili e 1 accompagnatore, 2 accompagnatori per scolaresca, giornalisti con tesserino.
La biglietteria chiude alle 18.30.
"Il vuoto della luce" è il titolo della mostra di Tommaso Gesuato, giovane artista veneto, emergente nel campo della fotografia, che verrà ospitata allo storico locale meneghino El Brellin, situato presso il noto Vicolo del Lavandai, sul Naviglio Grande.
L'inaugurazione della mostra sarà questo giovedì, 20 marzo, alle 18.30, dove sarà anche possibile, oltre a visitare la mostra, fermarsi per un aperitivo.
Una serie di otto scatti che raccontano l'esperienza dell'artista durante un suo soggiorno a Fuerteventura, un viaggio mosso dalla passione di Tommaso per il surf.
Trovandosi in questo paesaggio arido, spoglio di vegetazione e 'terribilmente' bianco, non ha potuto fare a meno che rimanere 'sconvolto' e quasi 'disturbato' da questa assenza indefinibile così importante.
Questo è il racconto di un luogo privo di ombra, dove è impossibile nascondersi; anzi si è costretti all'esposizione, senza alcuna via di fuga dalla luce, che diventa abbagliante, intensa, senza confini e limiti di spazio.
La pienezza della luce si confronta e scontra con il vuoto e tutte le emozioni che l'occhio può percepire.
Per sapere e conoscere meglio l'opera di Tommaso Gesuato, le sue storie e i suoi scatti, visitate il suo sito personale: www.tommasogesuato.com
oppure scopritelo giorno per giorno con i suoi scatti quotidiani pubblicati su everydaygesu.tumblr.com
Le opere, in vendita, rimarranno esposte fino a mercoledì 16 aprile 2014.
Il Cafè d'El Brellin è aperto tutti i giorni dalle 18.00 alle 2.00;
per informazioni chiamare il numero 02.58 10 13 51
02.58 10 13 51
oppure scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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