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Martedì 24 marzo verrà presentato presso gli spazi della Libreria Hoepli, il progetto fotografico "Nuove Vedute di Milano", una trentina di topos urbani tra centro e periferia, che rappresentano un atto profondo di riconoscenza dell'autore del progetto, Stefano Ruzzante, nei confronti della sua città.

La ricerca avviata un anno fa da Ruzzante restituisce una visione estetica originale a un luogo sempre amato dall'artista, ed è il frutto del desiderio dell'autore di rivelare nuovi aspetti del paesaggio, che lo sguardo quotidiano spesso assume e dà quindi per scontati. La tradizione è certo presente nelle "Vedute" di Ruzzante, ma in questo caso la chiave scelta fa riferimento a una contemporaneità che appare sempre come metafisica e straniante. L'obiettivo cerca un punto di osservazione da cui poter isolare l’elemento cardine della composizione, costituito da una struttura monumentale caratterizzante, che sia essa il Duomo, Porta Venezia o lo stadio di San Siro. Dopo il primo sguardo, si percepiscono gli altri elementi del paesaggio urbano che completano l’attualità dell’osservazione, come cartelli stradali, lampioni e arredi urbani, arrivando quindi all'autentico riconoscimento, il momento della rivelazione: monumento e sintomi contemporanei si staccano dal paesaggio per diventare astrazioni, figure simboliche, luoghi metafisici che assurgono a una nuova realtà poetica ed emotiva.

Ogni immagine è sintesi di una fusione cromatica di sguardi urbani, in perfetta simbiosi ad alcune superfici materiche fotografate nella città da Ruzzante: marmi, bronzi, metalli ossidati, muri scrostati, pietre antiche. Da questa sovrapposizione sapiente deriva l'incantevole sintesi che restituisce Milano a un’inedita immaginazione collettiva: la sua nuova veste appare come quella di un’Atlantide dei nostri tempi che può essere finalmente percepita dalla memoria come incanto struggente del passato e stimolo concettuale per un futuro possibile, ritrovando, al termine del viaggio, il senso di un’appartenenza storica e di quel moderno indispensabile.

 

24 marzo - 4 aprile 2015

Nuove Vedute di Milano di Stefano Ruzzante

Mostra fotografica e presentazione nuova ristampa del libro "Trentaquattro Nuove Vedute di Milano"

 

Spazio espositivo Libreria Hoepli Via Ulrico Hoepli 5, Milano

Orari Lunedì - Sabato: 10.00 - 19.30

Vernissage martedì 24 marzo ore 18.00 - 19.30 Finissage sabato 4 aprile ore 17.30 - 19.15

www.stefanoruzzante.it www.facebook.com/StefanoRuzzantePhotographer

 

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Dal 29 marzo al 13 aprile 2015 presso lo Spazio Oberdan, Fondazione Cineteca Italiana presenta due documentari e un film inediti in Italia dedicati a Robert Capa, il leggendario fotografo ebreo ungherese, protagonista anche di una straordinaria mostra fotografica organizzata dalla Città Metropolitana di Milano nelle sale di Spazio Oberdan fino al 26 aprile 2015.

I documentari in programma sono "Robert Capa: In Love and War", una dettagliatissima ricognizione sulla vita personale e artistica del grande fotografo, che ricostruisce la vicenda umana e artistica di Capa attraverso materiali d’archivio straordinari e interviste a familiari (il fratello Cornell Capa, pure fotogiornalista), amici e colleghi, come Henri Cartier-Bresson, con cui Capa fondò l’agenzia fotografica Magnum; fra le testimonianze anche quella di Isabella Rossellini, che parla della breve storia d’amore fra il fotografo e la madre Ingrid Bergman. Il secondo documentario che verrà proiettato, sarà "L’homme qui voulait croire à sa légende" (2004) di Patrick Jeudy, un altro ritratto di Capa e una ricostruzione della sua straordinaria avventura a partire dal suo scatto più famoso, ovvero il repubblicano spagnolo colto mentre cade colpito a morte; anche questo film propone interviste e immagini d’archivio straordinarie, si vedono fra gli altri, oltre a John Morris e allo stesso Robert Capa, la compagna Gerda Taro, Ingrid Bergman, Clark Gable. Sarà infine possibile assistere all'unico film diretto da Capa, "The Journey", girato in Israele nel 1951, che racconta il viaggio degli immigrati che giungevano dall'Europa al porto di Haifa, e che da lì intraprendevano la loro nuova vita: dal soggiorno nel campo di transito, alla permanenza in un kibbutz dove i giovani raccontano le loro aspirazioni, impegnati nell'agricoltura ed in altri lavori manuali, apprendevano la lingua ebraica, condizione necessaria per continuare a vivere in Israele.

Nato a Budapest nel 1913, Capa, da molti considerato il miglior fotografo e reporter di guerra di sempre, con il suo lavoro ha reso testimonianza di cinque diversi conflitti bellici: La guerra civile spagnola (1936-1939), la Seconda guerra sino-giapponese (1938), la Seconda guerra mondiale (1941-1945), la guerra arabo-israeliana (1948) e la Prima guerra d’Indocina (1954). Per Robert Capa la guerra era parte integrante della sua vita e della sua produzione, ed arrivò a considerarla primario momento creativo, nonostante la odiasse con tutto se stesso, sia ideologicamente, sia perché la donna che più amò nella vita, Gerda Taro, anch’essa fotografa in prima linea, morì schiacciata da un carro armato. Dopo il suo servizio nella guerra arabo-israeliana del 1948 Capa aveva deciso di non partire più per il fronte, ma nel 1954 fu inviato in Indocina in sostituzione di un collega di «Life» e qui trovò la morte saltando su una mina.

 

29 marzo - 13 aprile 2015

Robert Capa Tra Cinema e Fotografia

 

Spazio Oberdan Milano Viale Vittorio Veneto 2, angolo Piazza Oberdan 02.87242114 / Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. / www.cinetecamilano.it

 

Calendario proiezioni:

- Domenica 29 marzo h 17.00 - Giovedì 2 aprile h 19.00 - Venerdì 10 aprile h 16.30 "Robert Capa: In Love and War" R.: Anne Makepeace. Int.: Robert Capa, Isabella Rossellini, Henri Cartier-Bresson 2003, 90’, v.o. sott. it. Con un rigoroso lavoro di ricerca, Anne Makepeace, profonda conoscitrice di Robert Capa, ha setacciato i ricordi custoditi dagli amici della cerchia del fotografo e scoperto storie poco conosciute, reallizanndo un ritratto della vita personale del grande fotografo avvincente quanto la sua straordinaria parabola artistica e giornalistica. La Makepeace ha avuto libero accesso all’archivio dell’Internation Center of Photography di New York fondato dal fratello di Robert Capa, Cornell, a tutte le fotografie mai scattate da lui, a un’enorme quantità di suoi scritti e vari materiali provenienti da archivi di 25 diverse nazioni, senza contare le numerose interviste, tra cui l’ultimo colloquio tra Capa e il suo amico e collega Henri Cartier Bresson. Il profilo che ne emerge è la fotografia di una vita semplicemente incredibile. Il documentario è inoltre arricchito dagli indimenticabili scatti che diedero a Capa la celebrità e dai commenti di suoi amici e colleghi.

- Lunedì 6 aprile h 21.15 - Sabato 11 aprile h 15.00 - Lunedì 13 aprile h 19.30 "The Journey" R.: Robert Capa. Testi: Millard Lampell. Fot.: Jacques Latellier. 1950, 25’, v.o. sott. it. Un film realizzato da Robert Capa e voluto dall’United Jewish Appeal per favorire la raccolta di fondi a favore dei sopravvissuti alla Shoah che, arrivati nel porto di Haifa, divengono cttadini israeliani.

A seguire L’Homme qui voulait croire à sa légende R.: Patrick Jeudy. Sc.: Gérard Miller. Int.: Robert Capa, Ingrid Bergman, Clark Gable, Myrna Loy. 2004, 53’, v.o sott. it. Un documentario davvero prezioso che affronta senza remore la questione della foto più celebre di Capa, quella del miliziano colpito a morte nella guerra di Spagna: la sua possibile, per alcuni probabile, falsità, o meglio non genuinità. E anche questo film propone interviste e immagini d’archivio straordinarie: si vedono fra gli altri, oltre a John Morris e allo stesso Robert Capa, la compagna Gerda Taro – come lui fotografa di guerra, morta tragicamente durante la guerra civile spagnola –, Ingrid Bergman, Clark Gable.

Si segnala che i tre film sono stati messi a disposizione dall’Azienda speciale Villa Manin - Regione Friuli Venezia Giulia e da Cinemazero di Pordenone.

 

Ingresso: Intero € 7,00 Ridotto per possessori di Cinetessera o studenti universitari: € 5,50 Proiezione pomeridiana feriale: intero € 5,50, ridotto € 3,50. Cinetessera annuale: € 6,00, valida anche per le proiezioni al MIC – Museo Interattivo del Cinema - e all’ Area Metropolis 2.0 – Paderno Dugnano.

 

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Dal 5 marzo al 10 maggio Bologna ospita la prima mostra fotografica dedicata al maestro Masayoshi Sukita, che per oltre quarant'anni ha immortalato e ispirato David Bowie.

La galleria ONO arte contemporanea di Bologna avrà l'onore di ospitare le più suggestive fotografie del "Duca bianco", scattate dalla mano sapiente di Masayoshi Sukita.

Autore della copertina del disco "Heroes" del 1977, Sukita e Bowie si sono conosciuti a Londra nel 1972. Dall'incontro, è nata una solida amicizia che nel tempo si è trasformata in un vero e proprio sodalizio fra gli artisti, che ha dato vita a scatti intimi e di disarmante bellezza.

La mostra ripercorre diverse tappe della carriera del cantante e il suo evolversi. Dal Bowie glam degli anni '70, a quello in visita in Giappone, la cui cultura lo ha profondamente ispirato nella sua estetica, fino a quello di fine anni '90 inizio 2000, sempre più sfuggente e nascosto al pubblico.

L'inaugurazione è prevista per giovedì 5 marzo alle 18,30, mentre il vernissage ufficiale con la presenza dell'artista Sukita sarà sabato 7 marzo alle 19.00

Orari

martedì e mercoledì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.30 giovedì e venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 21.30 sabato ORARIO CONTINUATO dalle 10 alle 21.30 domenica dalle 16 alle 21 lunedì CHIUSO

Galleria ONO arte contemporanea via Santa Margherita 10, Bologna 051/262465 www.onoarte.com

 

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Dal primo marzo e fino al 2 giugno al PAC - Padiglione d'Arte Contemporanea- sarà possibile visitare una bellissima mostra con oltre 300 scatti di David Bailey, promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura e Tod's. Un'importante iniziativa volta a celebrare uno dei più grandi fotografi ancora viventi, in grado di offrire al pubblico uno sguardo inedito su un artista che è una vera e propria icona. Bailey ha ritratto per 50 anni in modo creativo e stimolante soggetti e gruppi di diverso genere: celebrità o persone sconosciute, tutti ugualmente memorabili, però.

Nato a Londra nel 1938, David Bailey ha dato vita ad alcuni dei ritratti più iconici mai realizzati, catturando perfettamente l'atmosfera londinese degli anni Sessanta. Attraverso i suoi scatti sono nate diverse star come Jean Shrimpton e Penelope Tree. David Bailey ha saputo scardinare e ribaltare le regole stabilite dalle precedenti generazioni di fotografi ritrattisti e di moda, arricchendo il suo lavoro con le novità e l'energia della street culture dell'epoca, contrassegnando il suo stile di una freddezza casual.

La mostra è stata curata e realizzata dallo stesso artista, in collaborazione con la National Portrait Gallery di Londra e con il magazine ICON, e contiene una vasta serie di fotografie, le più significative e memorabili della carriera, selezionate direttamente da David Bailey. Il percorso non è cronologico, ma procede per temi, confrontando generi molto dissimili: dalla fashion photography agli stil lives, fino alla fotografia di viaggio. Un'opera innovativa e provocatoria, quella di Biley, che include immagini intense ed evocative di attori, scrittori, musicisti, registi, icone della moda, designer, artisti e persone incontrate durante i suoi viaggi tra India, Australia e Sudan. Tra gli altri ricordiamo: Meryl Streep, Johnny Depp, Jack Nicholson, Kate Moss, i Beatles, i Rolling Stones, Salvador Dalì, Andy Warhol e Francis Bacon. Per questa esposizione David Bailey ha realizzato nuove stampe in gelatina d'argento, attraverso cui è possibile ritrovare tutta la vitalità e lo stile della cultura moderna contraddistinte dalla peculiare interpretazione targata Bailey.

Orari:

martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 9.30 — 19.30 Giovedì 9.30 — 22.30 Lunedì chiuso

ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

Biglietti:

Intero € 8,00

Ridotto € 6,50: per gruppi di almeno 15 persone accompagnati da guida, visitatori dai 6 ai 26 anni, visitatori oltre i 65 anni, portatori di handicap, soci Touring Club con tessera, soci FAI con tessera, militari, forze dell’ordine non in servizio, insegnanti, possessori MuseoCard.

Ridotto speciale € 4,00: per tutti i visitatori ogni giovedì a partire dalle 19.00; per gruppi di studenti delle scolaresche di ogni ordine e grado; gruppi organizzati direttamente dal Touring Club e dal FAI; volontari Servizio Civile muniti di tesserino; dipendenti Comune di Milano dietro esibizione del badge (eventuale ospite al seguito € 6,50)

Gratuito: minori fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, due accompagnatori per ogni gruppo scolastico, un accompagnatore per disabile che presenti necessità, un accompagnatore e una guida per ogni gruppo Touring Club e FAI, dipendenti della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Artistici, giornalisti accreditati, tesserati ICOM, guide turistiche munite di tesserino di abilitazione

Biglietto famiglia: adulti ridotto € 6,50 + ragazzi (di età inferiore a 14 anni) ridotto speciale € 4,00

Pac

Padiglione d'Arte Contemporanea

Via Palestro 14, Milano

www.pacmilano.it

+39 02 8844 6359

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“Se le tue fotografie non sono all’altezza, non eri abbastanza vicino” - Robert Capa

La fotografia è uno scampolo di vita. Le grandi fotografie sono, anche, scampoli di inafferrabile bellezza in contesti dove la bellezza centra poco. Uno di questi contesti è la guerra. Robert Capa è uno dei grandi fotografi che rende “bella” la guerra. Non chiedetemi come faccia, i suoi scatti hanno reso immortali momenti che altrimenti sarebbero dispersi, come macerie di guerra.

Questo è uno dei principali motivi per non perdere la mostra di Capa. Un altro motivo è quello di conoscere, attraverso le sue fotografie (e i suoi racconti), un'Italia inedita, quella sotto le bombe della seconda guerra Mondiale.

Capa, padre del fotogiornalismo, pur non essendo un soldato, visse la maggior parte della sua vita sui campi di battaglia, vicino alla scena, spesso al dolore, a documentare i fatti. Attraverso la sua predisposizione al pericolo, ha seguito le truppe di liberazione americane in Sicilia e in Campania e le settantotto fotografie esposte a Spazio Oberdan mostrano una guerra fatta di gente comune, di piccoli paesi uguali in tutto il mondo ridotti in macerie, di soldati e civili. L’obiettivo di Robert Capa tratta tutti con la stessa solidarietà e colpiscono ancora oggi per la loro immediatezza e per l’empatia che scatenano in chi le guarda.

Ed è così che Capa racconta la resa di Palermo, la posta centrale di Napoli distrutta da una bomba ad orologeria o il funerale delle giovanissime vittime delle famose Quattro Giornate di Napoli. E ancora, vicino a Montecassino, la gente che fugge dalle montagne dove impazzano i combattimenti e i soldati alleati accolti a Monreale dalla gente o in perlustrazione in campi opachi di fumo, fermo immagine di una guerra dove cercano – nelle brevi pause – anche il recupero di brandelli di umanità.

BIOGRAFIA
Esiliato dall’Ungheria nel 1931, Robert Capa inizia la sua attività di fotoreporter a Berlino e diventa famoso per le sue fotografie scattate durante la guerra civile spagnola tra il 1936 il 1939. Quando arriva in Italia come corrispondente di guerra, ritrae la vita dei soldati e dei civili, dallo sbarco in Sicilia fino ad Anzio: un viaggio fotografico, con scatti che vanno dal luglio 1943 al febbraio 1944 per rivelare, con un’umanità priva di retorica, le tante facce della guerra spingendosi fin dentro il cuore del conflitto.

INFO MOSTRA

Dal 29 Gennaio 2015 al 26 Aprile 2015

MILANO - Spazio Oberdan, Piazza Oberdan

BIGLIETTERIA: € 8.00 intero; € 6.50 ridotto per gruppi da 15, over 65, dai 6 ai 18 anni, studenti fino ai 25 anni, titolari di apposite convenzioni e coupon; € 3,50 ridotto speciale per le scuole, gratuito under 6, portatori di handicap e accompagnatori, giornalisti, guide turistiche, un accompagnatore per gruppo, due insegnanti per classe

Marco Trabucchi

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Pirelli, in fotografia, vuol dire Calendario. Quest’oggetto di culto da oltre cinquant'anni interpreta i cambiamenti sociali e culturali del mondo contemporaneo, anticipandone gli stili di vita. Le immagini del Calendario Pirelli sono parte della nostra cultura poiché, come in pochi altri progetti in cui è protagonista la fotografia, sono testimoni di particolari cambiamenti, di nuove mode, di nuove idee e di tante invenzioni creative e tecniche, grazie soprattutto all’occhio attento di celebri autori internazionali, da Herb Ritts a Richard Avedon, da Peter Lindberg a Bruce Weber, da Steve McCurry a Steven Meisel.

Oggi possiamo vedere con gli occhi dei più grandi fotografi come la realtà sia cambiata e come il modo di rappresentarla si sia evoluto. Con questa mostra si vuole invece mettere da parte per un attimo l’ordine cronologico e il susseguirsi degli anni scanditi dai calendari, dimenticandosi i riferimenti temporali in un processo di rilettura critica in grado di proporre una nuova dialettica, fatta di relazioni, analogie, citazioni e contrasti tra le immagini.

Nelle sale di Palazzo Reale di Milano è esposta al pubblico una selezione di oltre duecento fotografie tratte dalle varie edizioni del Calendario Pirelli – il primo risale al 1963. Curata da Walter Guadagnini e Amedeo Turello e promossa dal Comune di Milano, la mostra offre un itinerario tematico con l’intenzione di esplorare le relazioni, le analogie e i contrasti tra le immagini realizzate in oltre mezzo secolo. Cinque stanze, cinque luoghi di seduzione e di eleganza, accolgono il pubblico. La prima sezione, “L’incanto del mondo”, è incentrata su due elementi particolari, simboli di bellezza e di fascino: il paesaggio e l’espressione delle modelle. Con “Il fotografo e la sua musa (sedotti dall’arte)”, “Lo sguardo indiscreto” e “La natura dell’artificio” l’incontro è con l’espressione dei grandi pittori, con il gioco seduttivo e provocatorio, con la sperimentazione linguistica. Chiude “Il corpo in scena”: l’idea è di sorprendere il viaggiatore con una sovrapposizione di ruoli, tra realtà e finzione.

 

21 novembre 2014 - 22 febbraio 2015

The Cal - Collezione Pirelli Forma e Desiderio

A cura di Walter Guadagnini e Amedeo Turello promossa dal Comune di Milano

 

Palazzo Reale Piazza Duomo 12, Milano

Orari Lun: 14.30 – 19.30 Mar – Mer – Ven – Dom: 09.30 – 19.30 Gio – Sab: 09.30 – 22.30

Biglietti Intero: 10,00€ Ridotto: 8,50€

www.mostrathecalpirelli.it

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In occasione dei vent'anni dalla morte di Kurt Cobain, fino al 25 gennaio 2015 Fabbrica del Vapore e ONO Arte Contemporanea presentano "Nirvana: Punk to the people", una mostra dedicata ai Nirvana, inserita nel progetto “Inside Music, Outside Art”, serie di iniziative che attraverso la musica, la fotografia e l’artigianalità intendono diffondere presso i più giovani i valori della creatività. Le immagini di Charles Peterson, Kevin Mazur e Kirk Weddle ripercorrono la storia di una delle band più influenti degli anni Novanta, nella musica ma anche nell'abbigliamento. La mostra è suddivisa in diverse sessioni/ambienti: Nirvana on stage, che comprende le foto di diversi concerti della band, dai primi a quelli più importanti; Shooting pool, che ritrae il backstage per la produzione della cover di “Nevermind”, album simbolo della band; Nirvana on tour/backstage, con i momenti off stage della band. A completare l'esposizione, immagini di Cobain in famiglia, con Courtney Love e la figlia Francis Bean e quelle della scena musicale di Seattle, con band altrettanto fondamentali per la scena grunge come Sonic Youth, Pearl Jam o Sound Garden. I Nirvana nascono a opera di Kurt Cobain e Krist Novoselic nel 1987 e nel 1989 pubblicano, con l'etichetta Sub Pop, il primo album Bleach, che presenta sonorità aggressive influenzate dal Punk e dall'Heavy Metal; in seguito i Nirvana troveranno un loro stile che troverà la massima espressione in Nevermind del 1991. Ma Kurt Cobain rappresenta anche la figura più importante del grunge: con jeans strappati, camicie di flanella, capelli lunghi è il non plus ultra dell’anti-fashion o del do-it-yourself (imperativo per la moda del periodo).

 

"Nirvana: Punk to people"

Dal 05 Dicembre 2014 al 25 Gennaio 2015

Fabbrica del Vapore

Milano

Costo: € 10

Telefono per informazioni: +39 02 88464102

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Il 16 dicembre 2014 alle ore 18,30 nel foyer del Teatro Duse di Bologna Paolo Gotti inaugura la mostra STORIES. Un viaggio tra fotografia e letteratura del fotografo Paolo Gotti. La serie fotografica prende ispirazione dalle trame avvincenti di alcuni tra i più celebri romanzi di tutti i tempi a livello internazionale. Oltre ai pannelli fotografici di grandi e medie dimensioni, alle ore 19.30 sul palcoscenico del Teatro Duse verrà presentato il calendario tematico 2015 dal titolo STORIES. Un viaggio tra fotografia e letteratura con la partecipazione dell’attrice Giuseppina Morara, del giornalista e inviato de L’Espresso Roberto Di Caro e della giornalista e scrittrice Natascia Ronchetti. La letteratura può essere considerata la fotografia della complessità del mondo. Essendo dunque i romanzi un riflesso del reale, la realtà si ispira spesso alle loro trame. Il fotografo bolognese Paolo Gotti conduce un’indagine opposta rispetto a quella dell’editore alla ricerca della copertina di un libro. Gotti parte dagli innumerevoli scatti realizzati durante i suoi viaggi per poi ideare le trame a cui questi potrebbero ricollegarsi. Ad ogni immagine inoltre, vediamo accostata una citazione tratta dai romanzi più disparati, dai classici ai contemporanei, dai racconti a narrazioni storiche. Ed ecco dunque che ammiriamo il susseguirsi delle interpretazioni visive di Robinson Crusoe (1719) di Daniel Defoe, Cime tempestose (1847) di Emily Brontë, Anna Karenina (1877) di Lev Tolstoj, L’isola del tesoro (1883) di Robert Louis Stevenson, Racconti dei mari del sud (1921) di William Somerset Maugham, Sulla strada (1957) di Jack Keruac, Cent’anni di solitudine (1967) di Gabriel García Márquez, Il nome della rosa (1980) di Umberto Eco, La polvere del Messico (1992) di Pino Cacucci, Oceano Mare (1993) di Alessandro Baricco, Vergogna (1999) di J. M. Coetzee, per finire con La strada (2006) di Cormac Mc Carthy. 13 immagini per 12 romanzi di autori differenti che Paolo Gotti ha amato, e che hanno lasciato un segno nella sua vita personale, allo stesso modo dei suoi viaggi e dei suoi scatti. Il monumentale repertorio fotografico di Gotti conta oltre 10.000 fotografie scattate in oltre 70 paesi nei cinque continenti. L’unico romanzo che è citato in due immagini differenti è "Cent’anni di solitudine" di Gabriel García Márquez, in omaggio alla recente scomparsa del grande scrittore.

S T O R I E S un viaggio tra fotografia e letteratura 16 dicembre 2014 - 19 febbraio 2015 inaugurazione 16 dicembre ore 18,30 presentazione ore 19,30 Foyer Teatro Duse Via Cartoleria 42, Bologna

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Mercoledì 3 dicembre 2014 dalle 18.30 alle 20.00, si svolgerà presso la Galleria Carla Sozzani di Milano, l'incontro con il fotografo Gabriele Croppi per la presentazione del suo libro “New York – metafisica del paesaggio urbano” (Sime Books Editore, Istituto Italiano di Fotografia), introdotto da Mariateresa Cerretelli, giornalista e photo editor di Class. La Grande Mela, nonché la città più fotografata al mondo, viene osservata dal un punto di vista "metafisico" del fotografo, che alla verticalità dei grattacieli preferisce punti di vista orizzontali, restituendoci una visione della città inedita, tra contrasti potenti di luci e ombre e presenze inconsuete e misteriose che restituiscono una New York nuova e ancor più coinvolgente. La peculiarità del lavoro di Gabriele Croppi è la ricerca di figure solitarie immerse nelle zone più frequentate e caotiche della città, facendo sì che le pellicole raccontino allo spettatore microcosmi contenenti le angosce della vita umana.

 

Galleria Carla Sozzani Corso Como 10 – 20154 Milan, Italia tel. +39 02.653531 fax +39 02.29004080 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.galleriacarlasozzani.org

 

 

 

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Una fucina d'idee, terreno di condivisione e confronto, dove la diversità di pensiero è sinonimo di curiosità e crescita. Questo e molto altro è il Festival Mediterraneo della Laicità che oggi alle 18 vi aspetta nella sala eventi della libreria Feltrinelli di Pescara per l'inizio degli eventi del Ciclo Documentari a cura dell' Associazione Acma.

 

Ad inaugurare questo ciclo di incontri sarà la proiezione di “Mimmo Jodice”, a cura di Giampiero D'Angeli e Alice Maxia, un viaggio alla ricerca delle radici della civiltà mediterranea attraverso le strade e vicoli di Napoli, che si traduce in una appassionata istantanea della vita di Mimmo Jodice uomo e fotografo.

 

A seguire il 23 ottobre “A slum symphony” di Cristiano Barbarossa basato sul “sistema Abreu”  un progetto sociale e musicale nato in Venezuela 32 anni fa dall'idea di José Antonio Abreu con l'obiettivo di salvare i giovani dal richiamo delle bande criminali e dar loro la possibilità di liberarsi dalla condizione di miseria in cui vivono.

 

La serie d'incontri si chiude il 30 ottobre con “Le ragioni del tempo. Breve biografia di Andrea Carandini” un interessante percorso sulla vita dell'archeologo, i multiformi ascendenti che ne animano il lavoro e l'idea di come il tempo viene percepito e vissuto.

 

Chiara Manni, presidentessa dell'Acma, ha dichiarato che la scelta della proiezione di “Mimmo Jodice” è stata dettata dalla possibilità di mostrare al pubblico come la fotografia si tramuta in arte, in concomitanza con le due personali, in corso, proposte da Fondazione Fotografia a Modena e dedicate ai grandi nomi internazionali tra cui quello di Mimmo Jodice. Andrea Cardini invece si inserisce come figura rappresentativa dell'arte contemporanea ed oltre ad essere un affermato archeologo si occupa anche della salvaguardia e valorizzazione del patrimonio artistico italiano in qualità di presidente della Fai.

Entrambi i documentari rientrano nella collezione di 500 film del festival del documentario d'Abruzzo il cui archivio è custodito nella sede dell'ACMA di Pescara e di cui non fa invece parte il terzo film, “A slum symphony” di Cristiano Barbarossa , che però si  incastra perfettamente con i concetti base portati avanti dal Festival Mediterraneo della Laicità. Il progetto di Abreu, da cui  “A slum symphony” trae ispirazione, compie un salto di qualità non limitandosi ad essere solo un progetto artistico ma tramutandosi in una vera e propria iniziativa collettiva che scava nella profondità del tessuto sociale dove la musica diventa il mezzo attraverso il quale stimolare e coltivare un maggior senso d'integrazione e interazione. Ancora una volta il Festival Mediterraneo della Laicità vi offre occasioni uniche e preziose per tracciare insieme una strada comune nel variegato paesaggio degli stimoli a cui il pensiero moderno non può e non deve sottrarsi.

 

 

Info: https://www.facebook.com/pages/Festival-Mediterraneo-della-Laicita/281980455160623?fref=ts www.itinerarilaici.it

 

 

 

 

 

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