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E' cominciata a Milano la lunga mostra dedicata ai manga che ripercorre i suoi 200 anni di storia, attraverso un percorso di circa 600 tavole realizzate da più di 400 artisti, curato da Isao Shimizu e supervisionato da Osamu Takeuchi.

L'esposizione è aperta dal 3 maggio al 21 luglio alla Rotonda di via Besana ed è un evento davvero imperdibile per gli amanti di questo genere, ma anche un'occasione per tutti per poter esplorare una cultura affascinante come quella giapponese.

Essendoci una grande quantità di materiale è stato necessario creare due fasi, per permettere una parziale sostituzione delle opere. La prima fase si terrà dal 3 maggio al 9 giugno, è dedicata al mangaka Go Nagai, con un corner in cui è possibile trovare alcune sue tavole originali a colori di Devilman, Mazinga e altre sue realizzazioni, mentre la seconda dal 13 giugno al 21 luglio, è incentrata sul manga di Naruto, disegnato da Masashi Kishimoto, pubblicato da più di dodici anni sulle pagine di Weekly Shonen Jump, e in Italia da Planet Manga.

I volumi esposti rappresentano le varie epoche dal 1814, l'anno di uscita dei manga di Hokusai, fino ai nostri giorni, e questo dimostra l'importanti dell'evento, tra i più grandi mai realizzati su questo argomento.

Si divide in sei aree tematiche tra cui manga DNA, ossia le origini del genere, l'età delle riviste, una panoramica a 360 gradi dei 150 anni di storia delle riviste, che i visitatori potranno sfogliare e leggere direttamente, la svolta multimediale e i segreti della creazione manga, concentrato su Tezuka Osamu soprannominato 'Dio del manga'.

Il 17/18 e 19 maggio inoltre sarà ospite alla Rotonda di via Besana e al Wow Spazio Fumetto, il mangaka Yoichi Takahashi, il creatore di Capitan Tsubasa, che terrà degli incontri con i fan, workshop e delle sessioni per gli autografi.

Il 5-6-7 luglio sarà la volta di Yoshiyuki Sadamoto, uno dei fondatori dello studio Gainax, mangaka e character design, curatore di film come 'La ragazza che saltava nel tempo', ' Summer wars' e ' Wolf children', con i quali ha vinto il premio per il miglior character design ai Tokyo Anime Award del 2007, del 2010 e del 2013. Ha lavorato anche alla creazione di manga quali 'Il segreto della pietra azzurra', 'Diebuster' e 'Neon Genesis Evangelion'.

Sono previsti altri cinque incontri con dei mangaka, di cui non si conosce ancora l'identità.

Mostra principale: Euro 9,00

mostra collaterale: ingresso libero

Dal 3 maggio al 21 luglio

Da martedì a domenica: dalle ore 10 alle ore 20

Giovedì e sabato aperto fino alle ore 22.30

Rotonda della Besana

Via Enrico Besana, 12 (Zona Porta Vittoria)

Per info:

http://www.milanomangafestival.it/

www.ticket.it/manga

Sta per compiere ventidue anni, è nata ad Harlem ed ha una vera e propria ossessione per le sirene.

 

Lunedì 13 Maggio sarà all’Alcatraz di Milano, in collaborazione con Live Nation e Vice Italia,  per la sua unica tappa italiana e l’attesa inizia a farsi bollente.

 

Lei è Azealia Banks, ultima reginetta dell’alternative hip-hop made in USA.

In autunno uscirà finalmente il suo primo album, Broke with Expensive Taste, che vanterà

la collaborazione di Pharell Williams, Diplo e Baauer.

Non sono ancora del tutto passati due anni dal suo singolo di debutto (212), ma il grande successo riscosso nel frattempo sembra averla già premiata.

 

Figlia degli anni ’90, (il suo primo EP s’intitola infatti 1991 come il suo anno di nascita) cresce ascoltando generi molto diversi da quello con cui si propone oggi al grande pubblico. È l’indie rock ad averla forgiata e la sua attrazione per il pianeta alternative traspare chiaramente dalle varie cover che punteggiano il suo esordio musicale.

Ha reinterpretato infatti Seventeen dei Ladytron, Slow Hands degli Interpol, Harlem Shake degli Strokes. Il che potrebbe suonare parecchio strano per un’artista di colore dichiaratamente hip-hop, ma chi sta imparando a conoscerla avrà già capito che il termine ‘’alternative’’ che le hanno cucito addosso, nel suo caso forse è meglio intenderlo  nel vero e proprio senso della parola, cioè come opposto di classico, contrario di tradizionale, atipico quindi come il percorso compiuto fin’ora.

 

Miss Banks ha una certa familiarità anche con il mondo frivolo e patinato della moda. Il suo brano "Bambi" è stato selezionato come soundtrack d’accompagnamento per una sfilata di Mugler a Parigi, Karl Lagerferd l’ha voluta in molte sue feste e Nicola Formichetti si è occupato dello styling per il video di Liquorice.

I suoi outfit non a caso sono spesso parecchio audaci, ma la critica che le viene più spesso rivolta in realtà riguarda le sue doti canore piuttosto che le palesi attitudini fashion.

 

La sua, dicono sia una celebrità guadagnata a colpi di tweet al vetriolo (molto discussi quelli contro Perez Hilton, Rita Ora e Stone Roses ad esempio), ma le malelingue tendenzialmente non fanno altro che consacrare secondo il più classico dei copioni la notorietà di coloro che invece vorrebbero biasimare.

La ghetto lifestyle e la street culture stanno da un’altra parte, ma avere come icone di rifermento Aaliyah, Eve, Lil’Kim e M.I.A. gioca nettamente a suo favore.

 

L’appuntamento per gli amanti del genere è dunque per lunedì 13 Maggio, preparatevi a ballare.

 

Photo by: Sakura Wenn, Robert Johnso

 

Molti pensano che l'olio venga utilizzato durante i massaggi solo per far scorrere meglio le mani sul corpo, ma in realtà questo è un vero e proprio nutrimento per il nostro organismo.

La sua scelta è molto importante, così come importante è sapere quale scartare completamente dalle proprie abitudini di vita.

 

Innanzitutto è importante capire che, per la propria salute, l'olio deve essere naturale.

 

Per spiegarvi quanto questo concetto sia fondamentale, faccio notare come l'olio durante il massaggio ad un certo punto scompare.

Non si è volatilizzato e tanto meno è stato asciugato con il lenzuolo dal quale si viene coperti.

 

L'olio viene totalmente assorbito dal corpo umano.

 

Questo significa che, dalla pelle, il liquido viene assorbito per poi penetrare nei muscoli, nei tendini, nelle ossa, nel sangue e viene portato in tutto il corpo. Da qui l'importanza del materiale che viene utilizzato.

 

Esistono molti oli in commercio, marche molto famose e che vengono usate anche per i neonati. Petrolio. Puro.

 

L'elenco degli ingredienti non è casuale: il primo a venire elencato è quello presente in maggior percentuale rispetto agli altri nel prodotto.

Se ponete attenzione alla lista di componenti sul retro, noterete che il primo in elenco è sempre la paraffina liquida. Petrolio, appunto.

 

Quando dopo la doccia, durante un massaggio, etc., veniamo cosparsi di questi "oli" stiamo avvelenando il nostro corpo.

 

L'assorbimento dei liquidi sulla pelle è anche indice di quanto siamo idratati o disidratati e di quanto necessitiamo di bere, idratare gli organi interni, rinnovare i liquidi che compongono il sangue, i succhi gastrici e via dicendo.

 

Una persona che in media beve quotidianamente un litro e mezzo di acqua è sufficientemente idratata e l'olio non verrà per nulla assorbito dal soggetto in quanto il corpo, macchina perfetta, respinge eccessi inutili.

Al contrario, persone che non bevono mai vedranno grandi quantità di olio venire assorbite completamente e senza lasciare traccia di unto.

 

Per questi motivi è sicuramente meglio usare l'olio di oliva piuttosto che altri prodotti.

"Ma l'olio di oliva per cucinare?", chiederete. Ebbene sì!

Quell'olio che viene usato per cibare il nostro corpo e fornirgli sostanze nutritive, ha effetti benefici sia che entri attraverso la bocca o permei la nostra pelle.

Contrariamente a quello che si pensi l'olio non lascia odori e non lascia aloni o unto addosso.

 

Esistono in commercio, soprattutto nei negozi di alimentari asiatici, tanti tipi di olio, ricchi di sostanze preziose e a costi davvero irrisori, che possono essere usati per condire i cibi, idratare la propria pelle (e quindi il nostro corpo), fare benefici impacchi sui capelli.

 

Grazie all'Ayurveda (millenaria medicina naturale indiana) consiglio tra tutti l'olio di sesamo che è quello che penetra più profondamente nel corpo e in tempi molto veloci e, per la stagione calda, l'olio di cocco.

Quest'ultimo presenta delle caratteristiche molto curiose: al di sotto dei 21 gradi solidifica e per questo motivo deve essere utilizzato necessariamente durante la stagione calda quando torna allo stato liquido.

La solidificazione non implica che l'olio sia scaduto o andato a male.

 

Un piccolo consiglio di bellezza per la propria chioma: versare abbondante olio su capelli e cuoio capelluto. Assicurarsi che tutta la lunghezza del capello sia unta. Intingere un asciugamano in acqua molto calda, strizzare e usarlo come turbante raccogliendo i capelli. Tenere in posa per almeno un'ora e lavarsi come d'abitudine.

I capelli saranno morbidissimi, lucenti e puliti come mai prima.

Provare per credere.

Un piccolo potente rimedio fai da te con pochi soldi.

 

WWW.MASSAGGIMILANO.IT

Sin dal 1955, la World Press Foundation di Amsterdam, composta da una giuria di esperti (tra i nomi più importanti della fotografia internazionale), si riunisce per assegnare il World Press Photo alle immagini più forti e significative che hanno testimoniato eventi importanti sui giornali di tutti il mondo, scelte tra le opere provenienti da agenzie, fotogiornalisti e testate.

Gli scatti scelti vengono pubblicati in un catalogo ed esposti in musei e gallerie in 100 città di 45 Paesi diversi con un unico obbligo: non devono essere censurati.

 

Milano accoglie la collezione, in una delle 3 tappe italiane (sarà poi a Roma e Lucca), presso la Galleria Carla Sozzani di via Como 10 fino al 2 giugno.

 

Il premio Foto dell'anno 2012 è stato assegnato al fotografo svedese Paul Hansen. La vincitrice è stata scattata per il giornale svedese Dagens Nyheter e racconta il funerale di due bambini palestinesi uccisi in un attacco missilistico israeliano.

Nell'immagine, un gruppo di uomini trasporta i due corpi in un vicolo di Gaza. Le vittime, fratello e sorella, sono avvolti in un telo bianco e si vedono soltanto i volti. La forza della foto, spiega Mayu Mohanna, membro peruviano della giuria, sta nel contrasto fra la rabbia e il dolore degli adulti e l'innocenza dei bambini.

 

Nelle altre sezioni, sono stati premiati 54 fotografi di 32 nazionalità diverse. All'italiano Fausto Podavini è stato consegnato il premio Daily Life, per le immagini della vita della signora Mirella, per sei anni vicino al marito malato di Alzheimer.

Altri connazionali sono Paolo Pellegrin, che mostra la vita di Rochester, negli Stati Uniti, quartiere ad alto tasso di criminalità, e Fabio Bucciarelli che documenta la preparazione al lancio di un missile anticarro in uno scontro ad Aleppo, Siria.

Un evento toccante e di respiro internazionale da non perdere.

 

Info per orari e costi:

Martedì, venerdì, sabato e domenica: dalle 10.30 alle 19.30

Mercoledì e giovedì: dalle ore 10.30 alle 21.00

Lunedì: dalle 15.30 alle 19.30

 

Ingresso libero

 

Tel. 02.653531 – Fax 02.29004080

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.galleriacarlasozzani.org

 

 

Galleria Carla Sozzani

Corso Como, 10

Milano

Torna a grande richiesta, dopo il grande successo di pubblico dello scorso febbraio, il terzo appuntamento con l’evento artistico visionario senza precedenti.

Il primo appuntamento fu sabato 29 settembre 2012, il secondo sabato 2 febbraio ed ora, sabato 11 maggio, ecco il terzo magico incontro dell'evento artistico visionario senza precedenti, l'Irreality Show III', alle ore 22.30 presso l’Arci Ohibò in via Brembo/via Benaco 1.

“L’Illusione della realtà in cui viviamo, esiste o no?, è un sogno o per assurdo una gigantesca proiezione dei nostri pensieri?”

Irreality show è un evento senza precedenti per dare spazio e promuovere nuove realtà culturali che, pur vivendo in una grande città come Milano, non trovano luoghi per esprimere e far conoscere ciò che hanno da comunicare attraverso l’arte, coinvolgendo diversi artisti attraverso performance di teatro, pittura, fotografia e magia.

In un’immaginaria fiera dall’arte, tutti gli artisti si confonderanno con il pubblico dando vita in contemporanea a situazioni in parte reali e in parte surreali , occupando l’intero spazio dell’Ohibò, facendo vivere allo spettatore diverse esperienze ed emozioni.

Ogni individuo sarà quindi protagonista di un percorso personale fatto di suggestioni, incontri e storie, per dimostrare che l’arte può dichiaratamente giocare con le illusioni della vita ed essere comunque molto più vera.

Ingresso con tessera Arci. + contributo artistico di 5 euro

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Sabato 11 maggio

Ore 22.30

Arci Ohibò

via Brembo/via Benaco 1 – Milano

(Metro Yellow line, Lodi Tibb stop)

Per info:

Donato Mazzarella

Direttore artistico Arci Ohibò

333 2300929

http://www.associazioneohibo.it/

Per i giovani artisti del domani, Nerospinto propone un'iniziativa formativa degna di nota.

 

Il MIC-Museo Interattivo del Cinema, in collaborazione con Pinacoteca di Brera e con la partecipazione del Museo Poldi Pezzoli, Parco Nord Milano e Gallerie d’Italia, presenta Miracolo a Milano! L’unico campus estivo per piccoli collezionisti di arte, cinema e fantasia.

 

Mercoledì 8 maggio, alle ore 17.30, avrà luogo al MIC la presentazione del summer camp cui sarà possibile iscriversi.

 

In concomitanza alla mostra A tutti i pittori ho chiesto l’autoritratto – Zavattini e i maestri del ‘900, per la Pinacoteca di Brera, il campus estivo del MIC proporrà tre settimane dedicate a bambini e ragazzi.

 

Miracolo a Milano! sarà un campus itinerante sulle orme di Cesare Zavattini, alla scoperta di luoghi ed esperienze (dal cinema, all’arte, alla natura) e della città.

L'idea nasce dal MIC, ma è resa possibile dalla partecipazione e collaborazione delle più importanti istituzioni culturali milanesi, offrendo così un’opportunità unica di scoperta e creatività.

 

I partecipanti potranno scoprire alcuni dei film tratti dalle celebri sceneggiature di Zavattini attraverso sequenze e battute celebri, interpreti famosi, ambienti e monumenti protagonisti dei film, e inizieranno a elaborare la sceneggiatura per la sequenza da girare nei giorni successivi.

 

Inoltre, una giornata alla Pinacoteca di Brera sarà dedicata all’arte del ritratto e alla figura di Zavattini collezionista, con visita guidata alla Mostra e laboratori artistici a cura di Aster.

 

In collaborazione con il Parco Nord Milano saranno proposte attività di Orienteering con Caccia al tesoro “zavattiniana”- per imparare a “pedinare” la realtà che ci circonda – e saranno organizzate le riprese cinematografiche della sequenza prescelta.

 

Una visita al Museo Poldi Pezzoli completerà la conoscenza di un importante collezionista milanese con una storia unica e appassionante.

 

Una passeggiata alle Gallerie d'Italia, in Piazza della Scala, farà scoprire ai ragazzi la Milano dell’Ottocento ritratta dai più grandi artisti dell’epoca.

La giornata si concluderà in Piazza Duomo per vedere da vicino una delle location più famose di Miracolo a Milano e ammirare la città dall’alto delle guglie.

 

Riportiamo qui sotto le date del campus:

 

10-14 giugno (8-10 anni)

17-21 giugno (10-12 anni)

24-28 giugno (12-14 anni)

 

Numero partecipanti: max 20 per settimana

 

Costo a partecipante a settimana: euro 100,00

 

Orari: dalle 8.30 alle 17.00

 

INFO

Tel. 0287242114

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http://mic.cinetecamilano.it/

 

MIC-Museo Interattivo del Cinema

viale Fulvio Testi, 121

Milano

 

Una volta c'erano i salotti culturali: intellettuali di alto livello si riunivano a casa di qualche anfitrione per discutere dei massimi sistemi, politica e cultura. Quest'usanza francese ha condizionato i movimenti culturali delle grandi città e di conseguenza di intere società. Dai salotti, però, la cultura si è trasferita nelle piazze, nei bar, nei circoli e l'evoluzione della tecnologia e dei sistemi di comunicazione ha completamente sconvolto il concetto di fruizione dell'arte.

 

A Milano, da sempre motore culturale d'Italia, oggi, esiste un luogo, perchè definirlo locale notturno è riduttivo, di cui Carlo Porta sarebbe orgoglioso: il Plastic Club.

In molti, leggendo l'ultima frase avranno già chiuso la pagina, altrettanti avranno storto il naso, altri stanno continuando a leggere. Bene, meglio, questo articolo non è per tutti, come, per fortuna o no, a seconda dei punti di vista, non lo è la cultura. (Pretenzioso eh?)

Da più di trent'anni il Plastic è il punto d'incontro di personaggi controversi, famosi o meno, intellettuali del ventesimo secolo e giovani artisti.

Purtroppo, per chi non conosce bene il contesto, questo storico locale è spesso additato come un luogo di tendenza, modaiolo, ritenuto dai più come una discoteca come un'altra, famosa solo perchè difficile passare la door selection. A Milano se entri al Plastic sei “fico”, sei “cool”, “'c'hai gli agganci”. I suddetti detrattori, di solito, li si trova in fila dall'una a farsi amici i buttafuori nella speranza di entrare, finchè stanchi non prendono un taxi per andare nel posto gettonato del momento. E' forse questa la caratteristica che a molti sfugge del Plastic: non è un locale che “va di moda”, è il locale che fa la moda.

 

E' qui che inizia la nostra storia, in quel fermento culturale, tra ospiti internazionali come Madonna, Elton John, Bruce Springsteen, Keith Haring, e personaggi nostrani come Fiorucci, Stefano Gabbana e Cattellan, cresce un personaggio, forse meno famoso, ma di certo carico di uno spessore non indifferente.  Mentre i Club Kids a New York invadevano il Limelight, un giovane aeronauta scappava di notte dalla base di Linate per godersi una serata intensa nel suo club preferito: Alex Carrara, disposto a tutto per non perdersi neanche un evento di quel variegato e scoppiettante mondo.

Questo ambiente è l'humus perfetto per far crescere uno spirito portato per l'arte e la raffinatezza d'intenti di cui oggi, forse, si è persa traccia nella “società civile”. Sotto la saggia guida di Nicola Guiducci, Alex viene accolto nella grande famiglia del Plastic e, mentre si dava da fare per crearsi una posizione nel mondo dell'interior design, è salito in consolle per il Match à Paris, la storica serata free entry della domenica. Erano quelli gli anni in cui l'affluenza al club era condizionata dagli eventi internazionali: durante la settimana della moda a Parigi, o a Tokyo, si sapeva che di certo ci sarebbero state meno persone a sudare e sorridere sotto il palco di viale Umbria.

 

Alex ha un'istruzione electro-house e nei suoi dj set si sente sempre una forte presenza della Fancia dei primi anni del French Touch. Le influenze però sono molteplici, dall'America di Felix da housecat, all'inghilterra di Simian Mobile Disco, dalla techno di Capricorn, alla nu-disco dei Metro Area. I set così eclettici sono frutto di una ricerca appassionata nei meandri più oscuri e underground dei negozi di dischi. Solo il meglio per un pubblico vorace di novità e raffinatezza.

 

La gavetta di Alex Carrara ha dato i suoi frutti e col passare degli anni la sua bravura nella selezione dei pezzi, lui si definisce un music selector, gli ha fruttato importantissime collaborazioni con stilisti e artisti per cui ha curato la direzione musicale di eventi e sfilate, permettendogli di esibirsi anche all'estero in più occasioni.

Insieme alla sua carriera da dj anche la sua passione per l'interior design è cresciuta e gli ha procurato una collaborazione allo Spazio Pontaccio in Brera. La galleria è un punto di riferimento per tutti gli amanti del design, avendo ospitato grandi nomi internazionali, come Marcel Wanders, Philippe Starck, Matteo Thun, Mario Bellini.

 

Immagino la vita di Alex come un grade viaggio attraverso il meglio della cultura contemporanea, tra musica e letteratura, arte e design, sempre in movimento, sempre sul pezzo. Una vita circondato dalla bellezza nel suo senso più puro.

Rileggendo l'articolo può sembrare che Alex sia un personaggio inarrivabile, un intellettuale chiuso nella sua torre d'avorio, e, magari, vedendolo di sfuggita, in consolle, concentrato, vestito sempre con ottimo gusto e mai fuori posto (un po' come James Bond), può sembrare che sia veramente così. Basta, però, avvicinarsi, conoscerlo, anche solo uno scambio di battute, un sorriso, per capire che sotto l'aspetto ingessato, tipico degli “addetti ai lavori”, batte un cuore pronto a emozionarsi ed emozionare. Durante l'intervista, o meglio conversazione, si è mostrato subito aperto e disponibile, solare e interessato, oltre che interessante, sincero e vero. Non il solito personaggio da vetrina, di plastica, ma fatto di carne e sangue, sogni e lacrime. Un uomo che per amore ha abbandonato la sua vita milanese per trasferirsi ad Amsterdam e cominciare una nuova vita, tra le gallerie di design olandesi e i piccoli club underground.

 

Alex Carrara Bang Bang Bar Oggi Alex è a Milano e, se chiedete in giro, tutti vi sapranno dire che è dj resident a The Match (“à paris” si è perso negli anni), appuntamento, sempre di domenica, al Plastic e che collabora con la Angle Records di Nicola Guiducci. In meno, però, sanno della sua serata mensile al Toilet: Bang Bang Bar. Un party diverso, old school, tech-house, il tutto in un'atmosfera uscita da Twin Peaks: tende di raso rosse a comprire tutte le pareti del locale. Se siete arrivati alla fine di questo articolo non riuscirete a non apprezzare questo particolare.

 

Di Giovedì, invece, una volta al mese, lo potrete trovare al Bar Hotel Straf per un aperitivo a base di piccole perle, beat leggeri, sintetizzatori velati e tanta tanta classe.

Almeno una volta nella vita prendetevi una pausa dai vostri impegni, dai vostri problemi, dalle vostre seratine, indossate qualcosa di carino, e andate ad ascoltare qualcosa di interessante, ma fatelo con criterio, gusto e apertura. Prendete appunti e, il giorno dopo, provate a pensare a cosa è successo, alla musica che vi ha trapassato, alle persone che avete conosciuto, ai drink che avete lasciato a metà e quelli che avete scolato in un sorso solo, alla vita che vi scorre davanti e alla vivacità di questo mondo, a quanto sia facile vivere la bellezza e a come invece ce la facciamo passare davanti senza neanche accorgercene. Prendetevi un momento per voi e sentite...

Amore per la bellezza, forza evocativa, sensazioni voyeuristiche e conturbanti, queste sono le parole che meglio descrivono l’arte di Paul Kooiker, un nome che in Italia per i più è sconosciuto, ma che in Olanda, il suo paese d’origine, è già una leggenda: l’artista viene annoverato tra le voci più originali del panorama fiammingo contemporaneo.

 

La vita di Paul Kooiker è fortemente legata e connessa al suo territorio d’origine e in particolar modo a due città: Rotterdam, in cui è nato e Amsterdam, luogo in cui attualmente vive e lavora.

Proprio nella capitale olandese è sbocciata la sua arte per poi diffondersi in tutto il mondo.

Dopo aver frequentato la Royal Academy of Arts dell’Aia, Paul Kooiker si trasferisce ad Amsterdam ed entra alla Rijksakademie van Beeldende Kunsten. Le capacità e abilità dell’artista non passano inosservate, tanto che, concluso il suo periodo formativo, gli viene affidata una cattedra alla Gerrit Rietveld Academy che tuttora occupa.

 

Da quel momento in poi è un exhalation di riconoscimenti e successi: nel 1996 vince il Prix de Rome e nel 2009 il A. Roland Holst Prize. I suoi lavori hanno fatto il giro del mondo.

Tra le mostre collettive ricordiamo quelle presso: Maison Européene de la photographie, Parigi; Fotohof, Salisburgo; Kumho Art Museum, Seoul; Zabludowicz Collection, Londra.

Tra le personali, dal 1996: Kunsthal, Rotterdam James Cohan Gallery, New York; Fries Museum, Leeuwarden, Foam Fotografiemuseum, Amsterdam; Gemeentemuseum, L’Aia.

L’artista ha pubblicato molti libri, tra cui: Utrecht Goitre  (1999),  Hunting  and Fishing  (1999), Showground  (2004),  Hooked (2005), Seminar  (2006),  Room Service  (2008),   Crush  (2009), Tondeuse (2011), Sunday (2011), Heaven (2012), Rick Owens & Paul Kooiker (2013). Tra il 2007 e il 2009 ha pubblicato quattordici uscite di Archivo, una rivista bimestrale di fotografia curata insieme al gallerista Willem van Zoetendaal.

 

L’attenzione che l'artista ha saputo create attorno a sé nasce dalla sua riconoscibilità: le fotografie di Paul Kooiker sono inconfondibili e non passano mai inosservate.

In ogni immagine domina il corpo femminile, sia quando viene pennellato con luci cangianti e circondato da colori saturi, sia quando le atmosfere più fosche suggeriscono equivoche sensazioni voyeuristiche e conturbanti. Il volto delle modelle è sempre volutamente celato, viene lasciata la libertà ad ogni persona di immaginare la loro personalità e storia. Kooiker introduce nella propria opera numerosi elementi che ricorrono frequentemente nella storia dell’arte, come il tema dell’artista e della modella, di chi osserva e di chi é osservato, della forma e della bellezza.

 

Le immagini di Paul Kooiker possono essere contemporaneamente affascinanti, offensive, disturbanti o misteriose, dipende da come si guardano e in che misura si é disposti a rivelare il proprio sé. Nulla lascia indifferenti.

 

Finalmente gli scatti conturbanti del fotografo sono in Italia.

 

Fino al primo giugno  presso la galleria Micamera sono in mostra alcune opere del fotografo tratte da tre diversi lavori, Hunting and Fishing (1999), Sunday (2011) e Heaven (2012).

 

Fatevi affascinare e scandalizzare dall’arte di Paul Kooiker, non rimarrete delusi.

 

 

Micamera, Via Medardo Rosso 19, Milano

Mercoledì-sabato, dalle 10 alle 19

entrata gratuita

http://www.micamera.it/

 

Ironica e sagace come non mai, Bea Buozzi mette a segno un altro goal con il suo “Chi dice donna dice tacco” (Morellini Editore), la terza pubblicazione della misteriosa social networker, dopo “Beati e Bannati” (Ed. Perrone) e “Sesso e Volentieri” (Morellini Editore).

 

Si aggira in maschera e tacco 12 tra eventi fashion e party esclusivi dove le donne e le loro passioni la fanno da padrone, oppure ci si può imbattere in lei nel luogo dove predilige raccogliere le storie che poi ispirano i suoi romanzi: Facebook. E si perché i social network, se ben usati, possono davvero essere una fonte inesauribile di racconti tutti da scrivere, nonché un vero e proprio spaccato dell’attuale società.

 

Che il migliore amico della donna, oltre al diamante s’intende, fosse il tacco, lo si sapeva da tempo, che ogni modello di scarpa rappresentasse un certo tipo di donna ce lo potevamo immaginare, che partendo dalla scarpa si potesse parlare di amore, sesso, illusioni, delusioni, gioie e dolori, è invece più insolito e ci voleva Bea Buozzi per farlo, raccogliendo le confidenze dei social-internauti e trasformandoli in una carrellata, o meglio in una scarpiera di racconti, che hanno in comune sua maestà il tacco.

 

Bea mi ha conquistata fin da suo primo libro e quest’ultimo lo trovo un capolavoro per la capacità di divertire e far sorridere celebrando il feticcio per eccellenza delle donne che tanto piace anche agli uomini… a quanto pare su qualcosa le due metà dell’universo sono d’accordo!

 

D’altronde io stessa leggendolo ho riso davvero tanto, di questi tempi non proprio divertenti peraltro mi sembra già una grande cosa, e ho sorriso molto, forse perché anch’io Cenerentola nell’animo, mi sono  identificata con le debolezze tutte femminili che ruotano attorno alle scarpe.

 

Finito il libro non ho saputo resistere e ho chiesto all’autrice un’intervista, rigorosamente 2.0 in perfetto Bea Buozzi style.

 

Se Bea Buozzi fosse un modello di scarpa quale sarebbe e perchè?

Se BB fosse un modello di scarpa sarebbe una pump di vernice nera con punta rotonda e la suola inequivocabilmente rossa (Pantone 186C, per l'esattezza)

 

A proposito di tendenze: "mai senza" quale tipo di scarpa?

Tre sono le scarpe indispensabili: un paio di sneaker per correre in ufficio, un paio di décolleté nere per sedurlo e un paio di Havaianas da lasciare come ricordo (e come scalpo del nostro passaggio) a casa sua.

 

Quali sono le scarpe a cui sei più affezionata?

E' stato amore a prima vista per un paio di Pigalle, comprate a Parigi in Rue de Rousseau. Un pezzo meraviglioso che, però, non ha la suola firmata dal guru dei tacchi Louboutin. E, poi, una Chanel con fibbia gioiello di Valentino: quasi come un anello di fidanzamento ricevuto da un amore del tempo che fu.

 

Quali sono invece i "pezzi" più preziosi della tua collezione di scarpe?

Direi che il gioiello dei gioielli è un sandalo in opossum della linea FG (disegnato dalla stilista Alessandra Tonelli) con allacciatura alla schiava in raso di seta. Un vero gioiello da zarina! E un paio di Gaetano Perrone, pump dal tacco vertiginoso.

 

Quali invece non fanno ancora parte della tua scarpiera, ma sono nei cassetti dei tuoi desideri?  

Se ti dico il modello della scarpetta di cristallo che Louboutin ha disegnato per la Cenerentola contemporanea, mi scoppi a ridere in faccia?

No, cara Bea non ti scoppio a ridere in faccia, anzi sogno anch’io quella scarpa (ovviamente con tanto di principe azzurro in dotazione), d’altronde non potrebbe che essere così, lo testimonia anche la tua dedica sulla mia copia del libro, di cui vado orgogliosa: “A Debora, amica di tacco e di zeppe”

 

 

CHI DICE DONNA DICE TACCO di Bea Buozzi

Morellini Editore – Prezzo €9,90

SINOSSI

La matematica non è un’opinione, ma si può sintetizzare in un’equazione: gli uomini stanno alle macchine, come le donne ai tacchi. Se però una vettura costa dai diecimila euro in su, il vantaggio per le donne è che con la stessa cifra possono acquistare una montagna di scarpe. Con le debite eccezioni. Esistono modelli di edizioni limitate, avvicinabili solo da mogli di emiri o da rockstar famose.

Ogni donna ha il suo paio prediletto con cui ama identificarsi. Dal mocassino scamosciato per le top manager che non svestono il pantalone nemmeno al mare, al cuissard per la pantera metropolitana. Dalla zeppa per la mamma in lotta con i sampietrini del centro storico, al sabot per la figlia dei fiori contemporanea. L’infradito per la donna freak che ucciderebbe per vivere sulla spiaggia di Ipanema o la décolletée di vernice dalla suola rossa e dal tacco dodici, passepartout dell’eleganza per la donna emula di Coco Chanel.

Una carrellata di scarpe (strizzando l’occhio alla loro storia), ma soprattutto di donne, giocando alla ricerca del corrispondente modello a seconda del tipo. D’altronde, come si sarebbe corretto Archimede se fosse nato nel nostro millennio, “Datemi un tacco e vi solleverò il mondo”, perché “chi dice donna, dice tacco!”

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Nata ad Atene nel 1983, ha nutrito fin da piccola forti interessi artistici, che l’hanno  condotta negli Stati Uniti per studiare architettura alla Rhode Island School of Design nel 2003. Si è trasferita poi al Central Saint Martins College of Art and Design di Londra, dove ha proseguito il suo percorso di studi in Textile Design per interni, specializzandosi nella stampa digitale. Ha debuttato nel 2008 con la sua prima collezione, per la quale è stata vincitrice del premio L'Oréal Harrods professional. Con questa presentazione si è aggiudicata il ruolo di pioniera nella rivoluzione della stampa digitale nel tessile, consacrando allo stesso tempo il segno distintivo delle sue creazioni surreali.

 

Il suo lavoro rappresenta un continuo leggibile tra storia dell'arte e tecnologia. Attraverso questa combinazione tecno-storica la designer ha raggiunto una posizione ferma nello scenario della moda internazionale, grazie a progetti ed estetiche originali che riescono in ogni situazione a generare emozioni e reazioni multiple. Con un totale di sette collezioni realizzate, la sua carriera già occupa un posto nell’olimpo del fashion system. Mary ha vinto il Premio svizzero Tessili nel 2010 (del quale in precedenza sono stati vincitori di Alexander Wang, Rodarte e Haider Akermann). Nel 2010 è stata anche nominata miglior talento emergente per i British Fashion Awards ed è stato finalista al Premio Dorchester. Le sue creazioni sono vendute in punti molto selezionati del mondo, tra cui troviamo il Dieci Corso Como, Harrods, Collette, Barney, Harvey Nichols e Browns. La fashion editor Anna Dello Russo è ambasciatrice del marchio.

 

Il lavoro di Katrantzou è caratterizzato da riferimenti e tendenze artistiche che vanno dal costruttivismo russo al futurismo passando per l’Art Deco, la Pop Art, il Surrealismo e l’iperrealismo. Rivela inoltre una costante ispirazione all’architettura, alle arti decorative e ai gioielli. Da tutta quest’opera di miscelazione e filtraggio della designer risultano pezzi di una bellezza allucinogena. Gli indumenti appaiono irreali, di estrema forza, ma carichi di delicatezza. Mary racconta l’armonia visiva degli opposti, mescola il fragile e il grottesco e utilizza spesso la tecnica del trompe l’oeil facendoci dimenticare la distanza tra l'idea e la realtà. La forte identità delle sue “opere scena” è riconoscibile dall’uso massiccio della stampa digitale, attraverso la quale la stilista ci presenta un nuovo design. Ama creare effetti illusori, caleidoscopici, ipnotici e coinvolgenti che producono grande stupore.

 

L’impiego di queste tecniche associate al taglio dei pezzi, i disegni complessi e gli accessori industriali, ci regalano nuovi mondi da contemplare e da indossare. Converte con eccellenza ogni capo in un caos armonico e pieno di dettagli. Va sottolineato come nonostante la complessità delle idee e lo sviluppo delle sue forme, Katrantzou riesca a mantenere ognuna delle sue creazioni nell’ambito dello stile e della femminilità, arricchendo ogni pezzo di una forte libertà creativa. Fantasioso è il suo scorrere libero, dall’idea dello spazio ad altri indirizzi estetici con creazioni uniche e magnifiche nella loro individualità. I temi che la stilista ha sviluppato su i suoi abiti sono gioielli oversize tromp-l’oeil, con grossi pezzi di legno e metallo che ricordano l'estetica dei costruttivisti russi e del futurismo, abiti con colori brillanti, stampati che imitano enormi collane in metallo.

 

Unici gli abiti ispirati a bottiglie di profumo vintage, in questi la stilista ha adattato le forme di queste bottiglie sul corpo femminile con un effetto ottico e vibrante di stampe superelastiche. Un grande lavoro in termini di silhouette, più scolpita e complessa. Katrantzou ha saputo definire il suo segno distintivo di fashion designer, offrendo la sua visione della moda come fuga dalla realtà. Il suo senso di fluidità ha dato ai suoi vestiti in seta, l’effetto del vetro che sembra essere liquido, in movimento. Un'utopia vibrante che l’artista ottiene con le tecniche più innovative. Katrantzou sfida le tendenze, senza guardarsi intorno per rivelare i riflessi del passato e dare loro una visione futuristica, mostrandoci che più è di più.

 

"Ceci n'est pas une chambre" (Questo non è un camera) è il titolo che la stilista ha dato alla collezione primavera/estate 2011. Citando Magritte, gioca con l'idea di introdurre saloni, antiche ville e camere d'albergo degli anni settanta su i suoi abiti, ispirazione proveniente da vecchi numeri di Architettura Digest Magazine e World of Interiors. Mary si riconcilia con la geometria per creare una collezione di abiti unici, in modelli completamente simmetrici e scultorei. Le immagini stampate sugli abiti in questo caso sono soffitti “montati” sulle spalle, finestre con vista sul petto, paesaggi notturni sul bacino e mobili di diverso tipo, accuratamente disposti, con una prospettiva che ci invita a entrare nelle “viscere” dei corpi. Utilizza la struttura dei paralumi per costruire alcune delle sue gonne, proposta audace che è diventata subito cult. Con questi pezzi la stilista crea un valore aggiunto alle sue creazioni, dando loro la possibilità di trasmettere emozioni complesse come la nostalgia lirica e l’alienazione. Propone inoltre ritratti di donne mitiche, come Diana Vreeland o la duchessa di Windsor mimetizzati con gli spazi abitati, collage di uova Fabergé, porcellane di Meissen e vasi Ming, scenari notturni dove grandi costruzioni solcano gli orizzonti in match di colori inediti e sempre di grande impatto visivo.

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