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Prendete un’azienda familiare del sud della Spagna, aggiungeteci il marchio di fabbrica della corda in ogni sua declinazione, un pizzico di glam internazionale e il gioco è fatto.
Il marchio Paloma Barcelò esiste dagli anni 2000 come eredità naturale della Così Così Footwear creata da Manolo Barcelò negli anni 60.
Il figlio Manuel ha voluto continuare la produzione di espadrillas, le tipiche calzature spagnole, aggiungendoci un po’ di allure moderno e contemporaneo per aprirsi al mercato internazionale. Il nome viene sempre dalla famiglia, Paloma è infatti la primogenita di Manuel.
Nata ad Alicante, dove si trovano ancora oggi gli uffici principali di produzione, oggi Paloma Barcelò vuole aprirsi al mercato europeo e per farlo ha deciso di mettere piede nella capitale della moda, Milano, dove è presente da circa un anno il reparto marketing e comunicazione.
Veniamo alle protagoniste, le wedges.
Paloma Barcelò e Palomitas, la linea giovane, sono sinonimo di stile inconfondibile, con la tradizione che incontra la contemporaneità in giochi di colori e materiali davvero inusuali e accattivanti. Pietre colorate si accostano alle nuances nude, il maculato alla corda grezza. I tacchi diventano solide e stabili strutture, ma sempre armoniose e affusolate. I fondi mono blocco garantiscono sempre il massimo confort.
Nella costruzione della collezione S/S 2013 Manuel ha sognato un gioco di contrasti tra i plateau occultati e zeppe in legno svuotate da disegni geometrici, forme sbagliate che diventano la sua firma creativa.
Il gioiello come accessorio è lo specchio dell’animo della donna che le indossa. I cromatismi accesi del verde e dell’arancio hanno vita nel camoscio e nella vernice. Un classico e moderno che si sposano timeless.
I dettagli fanno la differenza, e Paloma Barcelò con le sue wedges coloratissime ne è ben consapevole: per una donna moderna e sempre in movimento il tacco deve essere alto, altissimo, ma portabile dalla mattina alla sera.
La prima collezione presentata alla stampa italiana è stata quella dell’inverno 2012/13, dove la corda è sostituita dal cuoio o dalla gomma, ma le altezze sono sempre il fil rouge della casa spagnola.
Il successo di Paloma è stato già decretato dall’apprezzamento di testate importanti della moda italiana come Vogue e Glamour che hanno proposto le wedges per la prossima primavera estate…non resta quindi che andare a scovare il negozio più vicino per fare razzia di quello che, siamo sicuri, diventerà uno dei must di stagione.
In Italia per il momento ci sono solo tre punti vendita, ma sul sito www.palomabarcelo.com è attivo uno shop online che non vi deluderà!
La Brianza lancia il concorso di idee “Questa non è una sedia”, un progetto che nasce dalla collaborazione tra l’assessorato alle Attività Economiche del comune di Cantù e la Cooperativa Mondovisione.
Dopo il successo dell’ edizione 2012, che ha avuto come tema portante l’illuminazione, quest’anno ai giovani designer viene proposto di realizzare un modellino della propria “idea di seduta”: entro il 20 maggio, dovranno consegnare un bozzetto/schema tecnico del lavoro, un modellino in scala 1:10 dell'idea, il tutto corredato da una breve riflessione che spieghi genesi e sviluppo del processo creativo.
I modelli raccolti verranno esposti, dal 31 maggio al 16 giugno, presso “La Permanente Mobili” di Piazza Garibaldi e valutati dai promotori del contest all’interno dell’iniziativa “shopping & design”.
Un’occasione unica per i giovani progettisti che potranno mostrare le proprie idee e la propria creatività.
Tale iniziativa ha sia l’obiettivo di sviluppare la creatività che quello di mettere in contatto giovani designer e produttori.
Le tre opere migliori verranno esposte nella centrale vetrina del negozio di abbigliamento “Maspero” di via Matteotti e il vincitore riceverà un premio di € 200,00.
“Questa non è una sedia” si propone come uno spazio per far emergere nuovi talenti, una vetrina per i “designer del domani”.
Per maggiori informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
In India, i partecipanti ad una lezione di yoga hanno stabilito un vero e proprio Guinness World Record: pensate che, nello stato del Madhya Pradesh, si è svolta una lezione in simultanea che ha coinvolto oltre dieci milioni di persone. Mai successa una cosa simile.
Si tratta di un evento richiesto dal responsabile dello stato indiano, mirato proprio a superare il record precedente, detenuto dal Kazakistan, con una lezione di massa di aerobica, oltre che ovviamente ad eseguire il “saluto al sole”, di grande aiuto per trovare armonia sia fisica che mentale.
Nonostante si trattasse di una manifestazione assolutamente pacifica, c’è stato anche chi ha tentato di boicottare l’evento.
I responsabili del tentativo sono un gruppo di minoranza musulmana, che non hanno voluto partecipare alla lezione di yoga collettiva, appellandosi al fatto che adorare il sole si trattasse di una fede pagana.
Ma i realizzatori dell’evento di yoga hanno puntualizzato più volte che non vi era compreso alcun fine religioso.
Non resta che attendere il verdetto del Guinness World Record, che sta facendo i suoi conti per l’anno 2012.
Anche New York, che non delude mai in fatto di “eventi curiosi”, ha indetto una lezione collettiva di Yoga in Times Square raggiungendo però a malapena 14.000 persone. Poche paragonato a ciò che è successo in India.
La manifestazione si ripeterà il 21 Giugno, giorno del solstizio di Primavera, a Broadway tra la 42esima e la 47esima strada.
Namasté,
Vittorio Pascale
Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano
Fondatore della pagina Fb: Yogamando
Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano
hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
A Milano, si sa, passeggiando si hanno sempre delle gradevoli sorprese.
Si scoprono veri e propri mondi che possono soddisfare le nostre passioni o la voglia di qualcosa di esotico, di lontano, di trascendentale e di affascinante.
Ed è proprio a questo desiderio che Kunsang e Thonla, una coppia felicemente sposata con due bellissime bambine, rispondono.
Tibetani, vivono in Italia da una decina di anni , e Milano è la loro città di adozione: qui infatti hanno iniziato la loro attività commerciale, della quale sono molto fieri. Questi due punti di riferimento, il Tibet e Milano, danno origine al nome del loro progetto commerciale.
Kunsang e Thonla possono dire che sono felici di vivere facendo conoscere la loro cultura: dagli oggetti fatti a mano dai loro connazionali in Tibet ed in Nepal ad oggetti che riguardano la propria cultura ed il Buddhismo.
I negozi presenti a Milano sono due: Shambala in Corso Garibaldi 46 e Himalaya in Viale Montegrappa, 2.
Tra gli oggetti che potete trovare ci sono antichità, mala buddhisti (rosari), bracciali, sciarpe, campane tibetane, incensi fatti a mano (comprati e li consiglio vivamente), ciondoli, portafortuna di tradizione Tibetana e tanto altro.
La proposta di oggetti tradizionali buddhisti e, non solo permette il dialogo e lo scambio di informazioni e di conoscenze, ma anche il fiorire di nuove amicizie.
“Molte persone possono attraverso un mandala di protezione, o anche un semplice incenso, avvicinarsi ad un insieme di metodi di rilassamento e di pacificazione dello stress quotidiano che può essere molto utile a tutti, indipendentemente dalle proprie convinzioni filosofiche o religiose" - Kunsang e Thonla.
Per info e una visita senza impegno:
web_ www.tibetmilano.com
Shambala
C.so Garibaldi 46 (02.39661139)
Himalaya
V.le Montegrappa,2 (02. 6551288)
Namasté,
Vittorio Pascale
Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano
Fondatore della pagina Fb: Yogamando
Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano
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Sentendo la parola inglese ‘lace’ ci viene in mente la sua traduzione italiana, ossia ‘pizzo’.
Ma a Como usando questo termine ci si riferisce prima di tutto al marchio creato nell’ottobre del 2002 da Silvia Roncoroni, che riunisce diversi stili, accomunati da un tocco di classe.
In poco tempo questo nome è diventato sinonimo di qualità, sempre più conosciuto tra la clientela comasca, grazie alle fantastiche creazioni originali e agli altri brand scelti personalmente da Silvia.
Il marchio è nato quasi per caso, grazie all’ inventiva di Silvia, sempre creativa e in movimento, madre di quattro figli, infatti il nome ‘lace’ deriva dall’ insieme delle iniziali dei loro nomi, ossia Laura, Alice, Carlo, Elena.
Inizialmente la produzione e la vendita si concentravano molto sulla maglieria, ma ora si possono trovare anche camicie, t-shirt, pantaloni, cappotti, giacche e tanti altri capi adatti a qualsiasi esigenza, oltre che sciarpe e pashmine.
Insieme alle sue creazioni firmate Lace e realizzate in cashmere e merinos per l’inverno, seta e cotone per l’estate, Silvia vende altri marchi di aziende conosciute per la loro precisione nella produzione, quali Purotatto, Almeria, Silkandsoie, Alpha di Massimo Rebecchi, Terre Alte, Bagutta, Aglini, 077, Circolo easy jacket, Piatto pantaloni, Kimberly e Bully pelle.
Particolari sono le t-shirts della Purotatto, realizzate in fibra di latte, un tessuto completamente naturale e leggero, soffice e trasparente come la seta. Ha proprietà antibatteriche e stimola la circolazione sanguinea, grazie all’ottima capacità di traspirazione e assorbimento dell’umidità.
Lo show room si trova a Como in Viale Varese 39, vicino al centro della città. Non è solo un negozio nel quale acquistare abiti, grazie anche agli utili consigli di Silvia che segue con precisione tutti i suoi clienti, ma è anche un luogo di ritrovo per chiacchierare e bere un caffè o un tè, per concedersi qualche ora per sé stessi e per il proprio guardaroba.
Info:
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031 300279
Quando si parla di Gae Aulenti è immediato il collegamento con Milano, l’architettura, il design, la razionalità tipica di chi fa del proprio lavoro la propria vita. Ambrosiana di adozione, Gae Aulenti, studia alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, luogo dove entra in contatto con alcune personalità determinanti per la sua carriera, uno su tutti Ernesto Nathan Rogers, anch’egli architetto, che lei stessa definisce il suo mentore, o meglio, suo “padre” accademicamente e professionalmente parlando. La sua ricerca stilistica si spinge oltre il razionalismo tipico del dopoguerra per aspirare al neo liberty: insieme ad altri architetti e designer in quegli anni realizza attraverso un utilizzo figurato delle forme, sia gli allestimenti per la XIII Triennale di Milano del ’64, sia svariati arredamenti durante gli anni Settanta. In un ambiente fortemente maschilista, Gae Aulenti emerge per le sue indiscusse abilità, per la sua innata capacità di giungere a soluzioni funzionali ed esteticamente apprezzabili. É una donna “Severa, e rigorosa, maschile nei tratti, i capelli tagliati come quelli dell’Auriga di Delfi. La “ magicienne des formes”, come la chiamano in Francia, miscelatrice di simmetrie e asimmetrie. La “pendolare del bello”, secondo un’altra etichetta, l’architetto della ragione, è una donna insieme aspra e cordiale, di semplicità francescana se non claustrale. Se le chiedi qual è il suo odore preferito, quello più inebriante, non ha esitazioni: l’odore del cemento. Il suo punto d’arrivo è la semplicità (“uno dei traguardi più difficili”). Dal particolare al generale, dal cucchiaio alla città era il motto del suo maestro Ernesto Nathan Rogers”, come riporta Laura Laurenzi, giornalista negli anni dell’ascesa dell’architetto. Pioniera in Italia e all’estero, collaborò con Renzo Piano ed altre figure di spicco come Joe Colombo, Marco Zanuso, Gaetano Pesce: realizza diversi pezzi di design per studi milanesi ed entra in contatto con Achille Castiglioni e Pierluigi Cerri. Negli anni centrali della sua carriera si delinea la vera personalità di Gae Aulenti, un architetto che non può prescindere dallo studio dell’arte, della letteratura, del teatro (collabora anche con Luca Ronconi), materie della quali “non può non interessarsi”. La sua ricerca si fonda sulla commistione di ragione ed estro, una fusione profonda tra reale e immaginario, osservazione del concreto e viaggio onirico. Gae Aulenti muore a 84 anni, dopo aver ricevuto diversi riconoscimenti a livello italiano ed internazionale. Rimane un simbolo di genialità ed emancipazione, noi di Neropsinto non possiamo che amarla.
Per riassumere il suo pensiero ecco una delle sue citazioni più sentite, il suo modo di vedere la sua professione, grande amore e passione della sua intera esistenza:
«L’architettura nella quale mi piacerebbe riconoscermi deriva da tre capacità fondamentali di ordine estetico e non morale. La prima capacità è quella analitica nel senso che dobbiamo saper riconoscere la continuità delle tracce urbane e geografiche sia concettuali che fisiche, come essenze specifiche dell’architettura […]. La seconda capacità è quella sintetica cioè quella di saper operare le sintesi necessarie a rendere prioritari ed evidenti i principi dell’architettura, in grado di contenere qualsiasi variazione e cercando di allontanare così dal progetto quel tanto di arbitrario che esso naturalmente possiede. La terza capacità è quella profetica, propria degli artisti, dei poeti, degli inventori. Se la tradizione di una cultura non è qualche cosa che si eredita passivamente, ma qualche cosa che si costruisce ogni giorno, questa terza capacità non può che essere una aspirazione. Una aspirazione a creare un effetto di continuità della cultura, a costruire le sue forme e le sue figure, con un contenuto personale e contemporaneo.»
«Berlino combina la cultura di New York, il traffico di Tokyo, la natura di Seattle, ed i tesori storici di, beh, di Berlino» affermava Hiroshi Motomura (professore statunitense).
Grazie alla sua storia evocativa e ai rapidi cambiamenti che l’hanno attraversata durante gli ultimi due decenni, oggi Berlino è una città capace di mostrare a tutti il suo fascino ruvido. A oltre venti anni dalla caduta del Muro e dalla riunificazione della Germania, la capitale si presenta come una realtà giovane, dinamica e cosmopolita immersa nel cuore dell’Europa, una città in grado di reinventarsi ogni giorno con slancio e passione. Nel 2012 Berlino ha visto avvicendarsi circa 24 milioni di presenze sul suo territorio e l’Italia è tra i paesi più attivi nel flusso turistico.
Questo incessante sviluppo coinvolge anche il mondo enogastronomico: Berlino infatti è molto di più della tipica carne al curry o del classico stinco. Nel corso degli anni la città ha saputo attrarre a sé chef innovativi e ambiziosi, che l’hanno trasformata in una vera e propria capitale gourmet. La manifestazione S. Pellegrino Sapori Ticino, per la sua settima edizione, è approdata proprio nella città alemanna.
La manifestazione partita dal Ticino nel 2007, con l’intento di far conoscere e diffondere la grande cucina del suo territorio, le sue eccellenze nella ristorazione e nell’ospitalità, giunge quindi in terra tedesca varcando i confini nazionali, alla ricerca di nuove esperienze ed emozioni. Questo particolare gemellaggio con Berlino testimonia non solo il crescente interesse verso il mondo della cucina di qualità da parte della capitale tedesca, ma anche l’autorevolezza sempre maggiore che S. Pellegrino Sapori Ticino ha guadagnato in questi anni, imponendosi come una tra le manifestazioni più riconosciute a livello internazionale. Nel 2012 la Guida Michelin ha assegnato 16 stelle in 13 diversi ristoranti e Berlino è la città tedesca con il più alto numero di stelle. La partecipazione a S. Pellegrino Sapori Ticino 2013 rappresenta una grande opportunità per far conoscere i suoi migliori Chef e permettere a tutti di assaporare la cucina berlinese anche fuori dai confini nazionali.
L’intenso programma di appuntamenti, iniziato il 7 Aprile, si concluderà il 12 Maggio; le cene che mancano ancora all’appello sono ancora tre di sette.
Domenica 5 Maggio, il ristorante Conca Bella, tra i fiori all’occhiello della ristorazione svizzera, accoglie Sonja Frühsammer dal Frühsammers Restaurant, conosciuta per la sua cucina che non punta sull’ostentazione del sapore, ma sulla ricercatezza del gusto. Il giorno successivo, 6 Maggio, il ristorante La Perla (affaccio panoramico direttamente sul golfo di Lugano) ospiterà lo chef del Rutz Marco Muller. La serata di gala conclusiva si terrà al Grand Hotel Eden, sulle rive del lago Ceresio, che, con i suoi mille mq di spazi meeting, è l’albergo cinque stelle più grande del Ticino. Lo chef stellato Alessandro Fumagalli accoglierà Ivo Adam, Andrea Bertarini, Marco Ghioldi, Egidio Iadonisi, Dario Ranza, Antonio Fallini, René Nagy.
Location d’eccezione,dunque, piatti innovativi, vini prestigiosi e convivialità. Sono queste le parole chiave di un evento unico, un’occasione irripetibile di confronto che vede protagoniste due realtà emergenti nel panorama della ristorazione europea.
Il prossimo appuntamento col dottore è sabato 4 maggio alle ore 23.30, segnatelo sull’ agenda e venite all’ HD Disco Milano, in via Enrico Caruso 7, per un’altra imperdibile serata.
Per vivere bene e in salute, ascoltate sempre i consigli del vostro dottore, se il dottore dice party… fate festa! E noi di Nerospinto non possiamo certo perderci un check up completo!
Per ogni male ci sono iniezioni di elettro lolly candy pop a cura di Dj set Mary K e Shener.
Ingresso 10 euro con consumazione
A seguire birra a 5 euro e drink a 7 euro
Powered by: MY DOCTOR SAYS PARTY!: http://www.facebook.com/MyDoctorSaysParty GAIA360: http://www.facebook.com/groups/210853325646999/
Torna anche il consueto appuntamento estivo a partire da venerdì 7 giugno, con una formula esplosiva, composta da Gaia360, Cool Kids Can't Die e Toilet Club.
Info:
http://gaia360.com
HD Disco Via Enrico Caruso angolo Tajani 20133 Milano
Il teatro Elfo Puccini porta in scena, dal 7 al 12 maggio, lo spettacolo Tè nero notte.
In seguito ad una lunga ricerca, condotta al fianco delle unità di strada del servizio Segnavia - Padri Somaschi, che ha consentito di incontrare centinaia di donne e ascoltarne le storie, due allieve, un'autrice e una regista della scuola Paolo grassi hanno sviluppato un percorso teatrale in cui esplorano l'esperienza vissuta dalle prostitute ed il loro sfruttamento.
Ne sono nati due spettacoli, due testimonianze differenti, ma ugualmente vere e appassionanti: Strada Provinciale di Cristina Belgioioso e La prostituzione raccontata al mio omeopata di Laura Tassi, presentati in un'unica serata.
Il primo è un viaggio straniante tra i clacson, il buio, le macchine che sfrecciano a gran velocità come i racconti delle ragazze: quattro lucciole che, affidandosi alle flebili luci di alcune lampade, creano un movimento continuo che tiene ancorati gli spettatori all'ascolto e al conforto, come fossero operatori sul campo.
Il secondo spettacolo è un dialogo immaginario tra una narratrice e il suo omeopata: qui l'inconsapevolezza, i timori, le bugie e i sogni delle ragazze di strada sono filtrati dal racconto di questa ragazza dalla vita "normale", con le sue paure, speranze e utopie, sempre a confronto con la ferocia della realtà.
Info su costi e orari:
Biglietto 15€
Da martedì a sabato: ore 19.30
domenica: ore 15.30
Teatro Elfo Puccini
Corso Buenos Aires, 33
Milano
Venerdì 3 e sabato 4 maggio, alle ore 20.30, al Teatro Il Cortile di Lugano- Viganello, via Boscioro 18, ritorna in scena, per la seconda volta, l’attore romano di origine comasche Emanuele Vezzoli con lo spettacolo Ocean Terminal, tratto dall’omonimo romanzo scritto da Piergiorgio Welby.
Emanuele Vezzoli, cresciuto all’interno delle Seterie Ratti di Guanzate, ha alle spalle una lunga carriera costellata di successi tra cinema, fiction televisive e spettacoli teatrali.
Un percorso professionale che lo ha visto recitare con grandi nomi italiani: Franco Zeffirelli in Traviata, JulieTaymor in Titus, Sergio Castellitto in Libero Burro, Stefania Casini in Un Paradiso di Bugie, Giacomo Campiotti in Mai più come prima, Souheil Ben Barka in Les Amantes de Mogador, Anna Maria Panzera in L’affare Bonnardd, Mauro Campiotti in Il Cantico di Maddalena, Panus Agelopoulus in A Hero in Rome.
Tra le numerose fiction TV di successo è stato principale protagonista in: Raccontami, Don Matteo, Incantesimo, I Cesaroni, RIS, Distretto, Nero Wolfe.
Numerose le stagioni teatrali che lo hanno visto impegnato con Luca Ronconi al Piccolo di Milano, prima al fianco di Mariangela Melato, in Quel che sapeva Masie e ancora nella trilogia Prometeo, Baccanti, Rane, quindi nel Professor Bernhardi di Schnitzler.
Con Toni Servillo recita Le False Confidenze di Marivaux. A Crotone è in scena con i Giganti della Montagna di Pirandello per la regia di Claudio Di Scanno.
E’ protagonista negli spettacoli: La Bicicletta di Stanivslaskji regia di Giancarlo Sammartano, Dal Profondo della scrittrice e regista Annamaria Panzera e Ocean Terminal di Piergiorgio Welby.
Ocean Terminal è uno degli ultimi spettacoli di cui Emanuele Vezzoli è sia regista che unico interprete.
È tratto dal romanzo “Ocean Terminal”, scritto da Piergiorgio Welby dal 1998 al 2006, dopo la sua esperienza di 45 giorni in sala di rianimazione; la scrittura è stata interrotta soltanto dal progredire della malattia. Il libro, così come viene affermato da Francesco Lioce, curatore della pubblicazione, è costituito da un insieme di “episodi” che permettono al lettore di compiere un viaggio nella vita dell’autore.
Sul palcoscenico Emanuele Vezzoli decide di portare in scena la tragedia esistenziale di Welby con passione e sentimento. L’attore non ha bisogno di scenografie. Il palco è occupato solamente da un freddo tavolo di marmo e da un lenzuolo bianco che, di volta in volta, diventa letto, casa, rifugio, baratro e infine obitorio. Ocean Terminal racconta la storia di un uomo con la magia propria del teatro.
Emanuele Vezzoli, così come Piergiorgio Welby, riesce ad arrivare dritto al cuore nonostante una prosa aspra, dura e pesante.
Ocean Terminal è una profonda riflessione sul senso della vita.
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