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Il Calendario Pirelli compie 50 anni, e a festeggiare un traguardo così importante ci sono gli inediti scatti del grande fotografo tedesco Helmut Newton.

Gli scatti in questione sono quelli che fece per l'edizione del 1986 e che poi non furono pubblicati, perché non graditi all'azienda.

 

Proprio per questo accaduto, ovviamente, i rapporti tra il grande maestro e la Pirelli si incrinarono; inoltre l'assenza del nome dell'artista nella lunga lista dei grandi fotografi che firmarono il Pirelli ha sempre stupito un po' tutti.

 

Oggi quindi, si ritorna sui propri passi e riprende vita un progetto ormai 'fantasma', un progetto che aveva fatto molto parlare di sé, anche con un libro monografico che si interrogava su quali fossero realmente le ragioni dell'esclusione delle fotografie.

Si dice che uno dei motivi sia stata la rivalità con la consociata inglese che aveva scelto il grande Bert Sterne, ultimo ritrattista della bellissima Marilyn Monroe, per la realizzazione del calendario, e che poi venne selezionato per l'edizione definitiva.

 

Lo shooting riprende un tema a lui non familiare, ma sicuramente interessante: la donna povera. Un contest intrigante per un fotografo abituato a rappresentare la donna altoborghese in tutte le sue sfaccettature. Così colse questa occasione per approfondire questo tema e, con l'aiuto di location decisamente evocative, ha cercato di raccontare questa donna, non più con un nudo esplicito, ma in black and white  con un'ambientazione neorealista.

 

Le location in questione furono prima Montecarlo e, successivamente, nel Chianti e nella campagna senese, tra fieno, vigne, poggi, cipressi, colline, ruderi medievali, ma anche macchinari agricoli, ingranaggi, trattori e grandi ruote.

 

Di questi 12 scatti solo otto son stati realizzati interamente da Helmut Newton, i restanti quattro li eseguì Manuela Pavesi, una delle stylist più apprezzate ancora oggi nel mondo della moda, sotto precisissime istruzioni del maestro che aveva dovuto lasciare il set per un malore della moglie.

 

Rimaniamo quindi in attesa dell'uscita del calendario per vedere questi scatti e risentire l'emozione di avere davanti a sé per la prima volta un Newton mai scoperto.

 

 

Meladailabrianza, in occasione dell’evento Stand Up- Fuori c’è la rivoluzione vol.2 dello scorso 22 novembre, ha presentato “OHANA significa famiglia”,  la campagna che si pone come fine quello di riuscire ad abbattere alcuni degli stereotipi che circondano il desiderio delle coppie omosessuali di creare una famiglia e di diventare genitori.

Portando a testimonianza ricerche scientifiche la cui attendibilità è ampiamente comprovata e che suffragano la possibilità di un bambino di crescere in modo sano con genitori omosessuali, questa campagna si impegna a far compiere dei passi avanti nel superamento dei pregiudizi di cui le famiglie omosessuali sono ancora vittime.

Meladailabrianza con “OHANA significa famiglia” vuole anche porre l’attenzione sulla necessità di leggi e diritti che garantiscano e tutelino il diritto alla famiglia, anche a quelle composte da membri dello stesso sesso.

Sui manifesti della campagna quella che viene raccontata è una storia. La storia di una coppia,

come tutte: raggiunta la stabilità, i sogni si allargano. “Noi ci amiamo e … Abbiamo preso casa, ora

scegliamo i mobili. Abbiamo cambiato macchina, ora è più grande. Abbiamo dipinto la cameretta,

ora aspettiamo un bambino”. In poche righe viene narrata l’evoluzione di un amore, che ogni

giorno si fa più forte, più stabile e più grande a ogni conquista. Date forza e robustezza alle

fondamenta del futuro, le coppie omosessuali sono in attesa, l’attesa di un cambiamento nella

società e negli interlocutori a cui la richiesta stessa di avere un bambino è rivolta. L’attesa di un

figlio come simbolo del limbo in cui molte coppie omosessuali sono costrette a vivere non potendo

realizzare appieno il proprio progetto di vita e d’amore.

Meladailabrianza è questo che reclama: il giusto termine di quest’attesa. Con questa campagna, Meladailabrianza si augura che prima o poi tutti abbiano la possibilità di “un risveglio felice”.

Meladailabrianza

web: www.meladailabrianza.blogspot.com

email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

OHANA #significafamiglia

“The first 24 hours music video”: dura infatti 1440 minuti il video della nuova canzone di Pharrel Williams, Happy, contenuta nella colonna sonora di Cattivissimo Me 2.

Un primato assoluto: un video musicale che dura un’intera giornata, tra performances di danza, ballerini improvvisati e non, e le immancabili guest star a fare da contorno al cantante, protagonista assoluto della scena: da Tyler The Creator a Earl Sweatshirt, Kelly Osbourne fino a  Jamie Foxx.  Il tutto fra strade cittadine e edifici pubblici, sotto gli sguardi stupiti dei passanti.

Il video può essere visualizzato su un sito dedicato, dotato anche di un player per fare rapidi skip di 60 minuti (mantenendo il punto della traccia dove eravamo arrivati) oppure semplicemente andare avanti manualmente lungo il video.

Un’idea assolutamente innovativa, pronta a scrivere una nuova pagina del mondo della musica.

Il video è anche saggiamente montato, riuscendo a non risultare mai noioso e ripetitivo, anzi, in grado di tenere sempre viva l’attenzione del pubblico oltre lo schermo.

Il video può essere visualizzato sul sito:

http://24hoursofhappy.com/

Questa sera dalle ore 19.00 l’Associazione Ohibò ospiterà la mostra Minimal Art di C[h]erotto.

C[h]erotto (all’anagrafe Giancarlo Pasquali) nasce qualche anno fa con le idee non ancora ben chiare su quello che farà da grande: è indeciso tra il grafico e l’edicolante. Da bambino sfoga la propria creatività disegnando, da grande (più o meno) nulla cambierà: ed ecco che, nell’indecisione, è la bizzarra vocazione per il mestiere di grafico ad avere la meglio. Grazie all’amore congiunto per grafica, fumetti, letteratura e stile minimale, in una notte di novembre del 2011 nascono i Minimal Incipit: pannelli di cartone pressato formato A4 realizzati abbinando le prime righe di un romanzo, un segno grafico minimale che ne rappresenta l’essenza, il tutto condito dalla predominanza di un unico colore. Il risultato è un elemento decorativo che fa bene agli occhi e al sorriso. In contemporanea inizia a realizzare, con lo stesso stile e in collaborazione con il blogger Cannibal Kid, delle locandine di film cult che vengono recensiti sul blog dell’associaizone culturale L’Orablù. Nel 2013 un nuovo progetto che trae ispirazione dai Minimal Incipit: questa volta si tratta di sport. Anzi, di Parole di Sport: le migliori frasi dei migliori campioni sportivi diventano più di un elemento decorativo. Quasi un mantra da leggere ogni giorno prima di uscire di casa. Accompagnerà la serata un ricco buffet gratuito e la musica di Val Bonetti – acoustic guitar-, un chitarrista di Milano che collabora con diversi musicisti dal Blues al Jazz al Pop. In questa occasione, in veste solista, Val proporrà alcuni brani tratti dal suo album d’esordio di chitarra acustica “Wait” e altre novità. il suo lavoro ha suscitato l’entusiasmo di un numero considerevole di riviste specializzate in Europa e negli Stati Uniti; notevole per un artista indipendente al suo esordio. “Caldamente consigliato! ”

 

MINIMAL ART
presso  Associazione Culturale Ohibò Via Benaco 1, 20139  Milano
Sabato 23 novembre ore 19:00 Ingresso libero + aperitivo con tessera ARCI
 

Ingresso libero con tessera arci

Per informazioni:

http://www.associazioneohibo.it/wordpress/minimal-art/

www.valbonetti.com

Qui di seguito il link della pagina facebook dell'evento: https://www.facebook.com/events/248520635302899/?fref=tsù

 

Come di consueto, rieccoci alla consueta rubrica del venerdi: il weekend presso la Sacrestia Farmacia Alcolica.

Come ogni settimana, il team del locale hanno pensato per voi ad una tre giorni di musica, buon cibo e divertimento.

Prendete carta e penna:

 

Venerdi 22 novembre dalle 22

Free entry

MILANO TOWN SOULDIERS ( The Soul Allnighter )

Una selezione musicale, rigorosamente su vinile originale, totalmente orientata a tutte le sfaccettature della musica Soul: dal suono Northern Soul dei dischi 60's più rari al Modern, dal Soul Crossover dei 70's e 80's alle ultime produzioni delle etichette indipendenti contemporanee.

Il tutto arricchito da ospiti italiani e internazionali.

Alle selezioni:

LUIS & JIMMY SOULFUL (Soulful Torino)

FRED BULLY (Lambrate Town Souldiers)

FABIO CONTI (Lambrate Town Souldiers)

Fb page: https://www.facebook.com/events/457666767686886/https://www.facebook.com/MilanoTownSouldiers

 

Sabato 23 novembre a partire alle 21

WHENMUSICATTACKS con

 

KINGSHOUTERS

AIRACOMET

THE TRIP-WEEKEND

EOS

Djset a cura di IN MEXICO

Fb page: https://www.facebook.com/events/570270913046853/https://www.facebook.com/WhenMusicAttacks

 

Domenica 24 novembre

Musica live e buon cibo

Start h 17.30

LORO SONO I N.E.T!

Pomeriggio in musica in compagnia di Alessandro De Gasperi (guitar), Giorgio Di Tullio (drums), Luca Dell'Anna (keyboards) e Ivo Barbieri (bass).

Fb Page:https://www.facebook.com/events/750376498311921/

 

A seguire, a partire dalle 21

JAM SOUNDS GOOD

Un appuntamento con il blues..per chi ama il sound del Mississippi...a Milano!

 

Fb Page: https://www.facebook.com/events/214028755445565/https://www.facebook.com/JamSessionBluesFunkMilano

 

Boy George, il ragazzo terribile del pop inglese, torna sulle scene con un nuovo disco e una nuova consapevolezza di sè.

Il 52enne del Kent, artista camaleontico e precursore della commistione tra pop e reggae, presenta il suo nuovo album a 20 di distanza dalla sua ultima produzione in studio.

Il nuovo lavoro, "This Is What I Do" (uscito ad ottobre), è stato battezzato dalla stampa britannica come il comeback dell'anno ed è in effetti un compendio di quanto è accaduto negli ultimi anni alla popstar britannica, dall'arresto per aggressione ai lavori socialmente utili, dalla caduta nella spirale dell'alcol e della droga alla rinascita.

Rinascita. Questa è la parola giusta per descrivere il nuovo percorso di vita di George Alan O'Dowd, visibile sin dalle fotografie che circolano sul web e che accompagnano le sue molteplici interviste.

Un nuovo stile di vita, zero alcol e sigarette, yoga e meditazione hanno trasformato un "mostro" di 102 kg, dallo sguardo perso, in un uomo affascinante e dallo sguardo limpido, consapevole dei suoi limiti e delle sue fragilità.

Un percorso di rinascita avvenuto grazie anche all'appoggio di molte stars, come Elton John, e scelte che si sono rivelate oculate, come il rifiuto a partecipare all'edizione locale del Grande Fratello VIP.

Consapevolezza del presente ma anche del passato: icona gay per eccellenza, con il suo look androgino e i suoi testi ha influenzato il panorama sessuale degli ultimi trent'anni ed è stato un punto di riferimento per migliaia di giovani omosessuali.

I Culture Club faranno anche parte del suo (e del nostro) passato (non ci sarà una nuova reunion, giura), ma, nonostante ciò, chi riesce a star fermo quando partono le prime note di Do You Really Want To Hurt Me, Miss Me Blind a Karma Chameleon?

Nessuno.

Welcome Back Mr Boy George!

 

Metti che all’ultimo anno di Liceo una mattina arriva a scuola un regista, metti che quel regista di nome fa Nanni e di cognome Moretti, metti che tu non hai mai pensato di fare l’attrice fino a quel momento e che invece lui decide che vuole proprio te. Nasce così l’astro Jasmine Trinca, da un incontro quasi casuale che ha regalato al cinema italiano una delle più interessanti e talentuose attrici della nuova generazione, quella dei trentenni cresciuti davanti la macchina da presa.

Jasmine ha un viso magnetico, forse quell’espressività così forte non era ancora venuta fuori per una come lei che si dedica solo alla scuola e allo sport, tanto da arrivare con tutta l’inconsapevolezza dei suoi 19 anni ai provini per “La stanza del figlio”, storia intima e difficile premiata con la Palma d’Oro al Festival di Cannes. Era il 2001, e da quell’esperienza di condivisione dell’arte cinematografica con un grande regista inizia un percorso sempre in ascesa: quel volto dolente e ancora fanciullesco smette di essere paffuto e si smagrisce per essere prestato alla disturbata protagonista de “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana, ancora un trionfo di critica e di pubblico, ancora una recitazione dimessa, lontana dai toni impostati delle accademie.

E’ questo uno dei punti focali del percorso di attrice della giovane Jasmine, arrivata all’università dopo il diploma a pieni voti ma mai passata per una scuola di recitazione istituzionale, a contendere ruoli di primo piano alle sue colleghe sfornate in larga parte dal Centro Sperimentale di Cinematografia. Continuano ad amarla i registi italiani, definendo anno dopo anno un talento sicuramente innato e forgiato direttamente sul set: Michele Placido, Giovanni Veronesi, ancora Nanni Moretti per “Il caimano”, passando per piccoli progetti come l’esilarante cortometraggio di Paolo Calabresi “La sottile mensola rossa”

(http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/187402/calabresi-la-sottile-mensola-rossa.html).

Non è una bulimica di film Jasmine, non è presenzialista ma ai Festival sorride sempre e non si nega mai all’obiettivo dei fotografi con uno sguardo aperto e sfuggente al tempo stesso, tenendo rigorosamente lontana dai riflettori la vita privata, il compagno, la nascita della figlia. Poche interviste, pochi capricci da diva e una seria dedizione al proprio lavoro, quello che forse non si aspettava di fare ma che è diventato un riflesso di sé: arrivano quest’anno il personaggio di Antonia per “Un giorno devi andare” di Giorgio Diritti e quello di Miele per la prima regia di Valeria Golino; storie pesanti come macigni, racconti dell’anima che solo attraversando nel profondo il significato dell’arte recitativa si possono offrire al pubblico senza retorica, spogliandosi di frivolezza nell’immagine netta ed essenziale delineata dalla regia. Altri successi, altre conferme di una giovanissima attrice diventata ormai donna, cresciuta e sbocciata dentro il suo talento senza clamori.

Ha 30 anni, nel 2010 sale sul palco di uno dei più importanti Festival di cinema del mondo e dedica il suo premio “All'Italia e agli italiani, che fanno di tutto per rendere l'Italia un paese migliore nonostante la loro classe dirigente”. Ecco il dissidente della nuova generazione del cinema italiano, primo italiano miglior attore a Cannes dopo il “mostro” Marcello Mastroianni, senza alcuna voglia di essere paragonato a lui né a nessun altro, perché Elio Germano rimane sempre se stesso, continua a vivere a Roma viaggiando in autobus e facendosi vedere solo per difendere l’arte, per dire con l’occupazione del Teatro Valle che la libertà d’espressione vale più dei soldi e dei giochi di potere.

Basterebbe sapere questo per capire cosa vuol dire fare l’attore per il 33enne romano iperamato dai registi, pieno di una plasticità espressiva che lo ha fatto passare dal bambino monello di “Ci hai rotto papà”, alle principali serie tv degli ultimi anni – “Un medico in famiglia” e “Paolo Borsellino” tra tutte – al cinema di qualità dei Luchetti, Scola, Virzì, Ozpetek, Salvatores, quasi senza prendere fiato.

Mai uguale a se stesso, regala al pubblico ruoli memorabili in una varietà di toni quasi insuperata: ruba la scena (e la ragazza) al bel Riccardo Scamarcio nella parabola politico-familiare di “Mio fratello è figlio unico”, vestendosi -  e spogliandosi suo malgrado - di grottesca rabbia contemporanea in “Tutta la vita davanti” di Paolo Virzì. Un precario ucciso dall’illusione del futuro racchiusa in un’ingombrante macchinario che nessuno vuole comprare; dal fallimento professionale la trasformazione diventa poi più radicale per l’estremo dolore di sopravvivere a chi si ama ne “La nostra vita”: una rabbia diversa, sorda più che isterica come nel film di Virzì, ma ugualmente piena di sfumature disperate come segno di una generazione stanca di effimero.

Evade dai circuiti della mente con una straordinaria capacità di non relegare il suo personaggio al ruolo di colpevole, di salvarlo dall’abiezione facendo sentire lo spettatore quasi triste per la sua disperata fine: lo fa vestendo i panni di Quattro Formaggi nel dramma a tinte fosche “Come Dio comanda”, facendo da contraltare al superbo Filippo Timi protagonista della pellicola.

E non poteva mancare il suo volto pieno di meraviglia alla corte di Ferzan Ozpetek, innamorato dei suoi attori immersi sempre in atmosfere di enigmatica grazia: “Magnifica presenza” rapisce Elio nel sogno di una casa affollata di misteri, consegnando i suoi occhi alla magia più dolce e malinconica. Ma il sogno, quello stavolta della tranquillità di provincia e dei buoni sentimenti, si infrange nel “piccolo” e riuscitissimo “Padroni di casa” di Edoardo Gabbriellini, tutto proiettato verso il breve, travolgente epilogo. Complice dell’ottima prova d’attore il coprotagonista Valerio Mastandrea, che con il nostro porta in scena un’intesa coatta di feroce bellezza. L’ultimo approdo è ora al cinema

http://www.mymovies.it/film/2012/lultimaruotadelcarro/

Guardiamolo, il nuovo Elio, con l’emozione inedita del racconto che si rinnova, nel corpo e nella parola, ad ogni nuovo ciak.

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Como città per la Moda.

Como città della Seta.

Como città delle Eccellenze.

 

Nata e cresciuta in una realtà familiare imprenditoriale tessile, conosco da vicino il valore

del patrimonio tessile comasco. Sin da piccola ho respirato nell’azienda di famiglia la

creatività e l’amore per la seta…Un mondo straordinario che ancora oggi eccelle nel

mondo…

 

Un patrimonio da preservare e da far conoscere alle generazioni. Una tradizione che deve

far pensare a Como città della Moda per la sua storia nella lavorazione della seta…

Nasce così la mostra  “Silk Reloaded”, un evento multimediale e interattivo che Como

presenta alla città dal 7 dicembre 2013 al 6 gennaio 2014.

Un’esperienza polisensoriale che accompagnerà il pubblico in un

viaggio nel mondo tessile, tra passato, presente e futuro, per riscoprire la bellezza e il

fascino di professioni e realtà del mondo della moda, dell’innovazione e della ricerca.

A caratterizzare l’evento sarà una scenografia emozionale, un vero e proprio show multimediale con giochi grafici e animazioni e con particolari effetti di luci e colonna sonora. Attraverso flashback e salti temporali nel futuro ancora da immaginare, i visitatori percorreranno un viaggio che dalla tradizione dell’antica lavorazione della seta si snoda attraverso l’attualità delle aziende tessili comasche, il glamour della moda, l’avanguardia della tecnologia, con uno sguardo anche alla ricerca rivolta all’ecosostenibilità. Il pubblico sarà invitato a interagire con alcuni oggetti in mostra, antichi e contemporanei: pezzi unici provenienti dal Museo Didattico della Seta di Como, tessuti forniti dalle aziende comasche, stampanti ink jet e 3D.

 

La creatività e l’originalità di Silk Reloaded ha coinvolto direttamente gli insegnanti e studenti dell’ISIS Setificio, e fa perno sul patrimonio del Museo Didattico della Seta, importante realtà del territorio, oltre che sul materiale contemporaneo e/o storico messo a disposizione dalle imprese del distretto e da varie realtà del territorio. 

 

Silk Reloaded è un viaggio nella tradizione tessile comasca. Un percorso alla scoperta dell’artigianalità di uno dei distretti della moda più importanti al mondo. Como con la sua seta e le sue aziende che portano sul mercato prodotti di altissima qualità che sono gli ingredienti principali per la realizzazioni di collezioni abiti firmate dalle Maison del Fashion System.

Como città per la Moda…

 

 

Sara Biondi

 

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Magena Yama, modella e performer di shibari, accetta di farsi intervistare da noi di Nerospinto; siamo entrambi pieni di curiosità, conoscere dal vivo quest’artista eclettica e sui generis.

Ci accoglie con un gran sorriso sulle labbra, in una casa grande e piena di luce.

Facciamo la conoscenza dei suoi gatti e, dopo esserci accomodati su un divano, sorseggiando un tè da lei preparato, ci apprestiamo a cominciare.

 

N: Chi è Magena Yama? Presentati.

 

Magena Yama è una ragazza normalissima, sempre stata appassionata di fotografia, che a 19 anni ha avuto in testa l’idea di provare.

Fatalità, tutto è stato fatalità: ho conosciuto un fotografo che era anche performer di shibari, Hikari Kesho, ai tempi organizzavo serate dark/gothic.  Mancava la modella, così mi offersi io, mi piacque tantissimo. (http://vimeo.com/33671579 Hikari Kesho and Magena Yama performing The Cage, N.d.R.)

È stata un’esperienza intensissima.

Dallo shibari poi mi sono specializzata, sono stata all’estero, ho trovato fortunatamente una visibilità, ed ora forse rappresento un po’ questa nicchia all’interno della fotografia.

Magena Yama non è qualcosa di preciso: inizialmente proponevo un immaginario più fetish, ed ancora mi piace. Ora punto maggiormente sulla mia femminilità e sul mio aspetto, più avulsa dal contesto. Sono diventata più naturale, comunicativa.

Per me è sempre stato importante esprimere la mia idea di erotismo, sotto ogni aspetto, lato e forma. Cerco di evitare il sexy fine a sé stesso, c’è una sovrabbondanza di immagini e altre cose sexy, mentre l’erotismo sta morendo sempre di più. È molto facile scadere nel trash.

Magena è anche fotografa: mi piace ritrarre uomini, proporre un erotismo maschile dagli occhi di una donna.

Vivo l’eros come una missione e, senza esagerare, una dimensione anche spirituale: sono molto legata ancestralmente al dionisiaco, al primordiale. Forse a livello, sia conscio sia inconscio, cerco di proporre, in maniera attuale e moderna l’approccio delle baccanti alla sessualità e al loro essere donna.

Se dovessimo fare una metafora un po’ deistica delle varie espressioni, sarei Dioniso, Shiva e Kali, Ishtar, Artemide ed Ecate. Quello è l’immaginario, un qualcosa di pagano, eros come fonte di vita.

                                                                                                             

N: Potresti descrivere il rapporto fotografo-modella? È qualcosa di prettamente lavorativo, o c’è anche una sorta di comunione artistica?

 

Sicuramente c’è anche una questione di comunione artistica, insomma, c’è un rapporto.

L’ho capito anche mettendomi dietro all’obiettivo, non davanti. È un rapporto molto complesso, e il distacco che magari qualche fotografo ha nei miei confronti, poi ne risente sulla potenza dell’immagine. Ci dev’essere empatia e comunicazione, secondo me.

Ci deve anche essere tensione erotica, una trazione dell’anima e del corpo verso la realizzazione di un fine ultimo, sia nella fotografia di nudo che ritrattistica.

Una modella è anche Musa.

Alle volte poi, si crea questo stato di grazia nel quale si è sopraelevati dal concetto di fotografia, e diventa Emozione.

 

N: Com’è nata e come si è svolta la collaborazione con Cattelan?

 

(Ride forte, sorpresa e lusingata. N.d.R.)

È stata una cosa molto immediata e molto semplice: abitavo ancora a Gallarate, ed a gennaio andai a Le Dictateur, una galleria fotografica molto interessante, in Via Nino Bixio 47.

Ogni mese fanno un evento: esposizione o concerto.

Questa galleria nasce da un progetto di Pier Paolo Ferrari, il fotografo che collabora con Cattelan, e Federico Pepe.

Cattelan non c’era, sono andata da Pier Paolo, ho chiesto se avessero bisogno di progetti, lui mi disse di dargli subito il mio contatto e di inviare portfolio et cetera.

Lo feci aspettare due o tre giorni, poi gli inviai tutto, mi rispose entusiasta e m’invitò ad andare al suo studio, perché aveva un lavoro da propormi.

Io ero emozionata, andai, mi disse che stavano preparando un libro per un collezionista, Dakis. (http://visionfield.blogspot.it/2013/04/maurizio-cattelan-pierpaolo-ferrari.html  N.d.R.).

Accettai immediatamente! Volai in Grecia, ad Atene, pagata, ero incredula. Sai, mi stupisco sempre: non sono una modella convenzionale, non sono affiliata a nessuna agenzia e non ho agenti. Quando riesco in qualcosa, è una vera soddisfazione.

Qui a Milano per il tipo di lavoro che faccio vengo derisa, snobbata, invece a Parigi è tutta un’altra storia.

 

N: Per quali fotografi vorresti posare, in futuro?

 

In realtà non ho una vera e propria “wish list”, ci sono dei personaggi con i quali vorrei collaborare, ma preferisco accettare ciò che mi accade con spontaneità ed entusiasmo.

Quando vedo una persona che mi piace, la contatto subito. Con un po’ di faccia tosta, certo, ma con molta semplicità mi propongo, e vedo che poi gli artisti, non tutti, sono di una disponibilità estrema.

 

N: Citaci dei fotografi bondage, italiani o stranieri, che ti piacciono.

 

Come riferimento italiano e internazionale, assolutamente Hikari Kesho.

Altri degni di nota: Frederic Fontenoy ( http://www.fredericfontenoy.com/Site/Fontenoy.html  N.d.R.), il quale usa spesso il bondage nei suoi scatti. In Italia sono pochi quelli bravi.

Altri personaggi, non mi sentirei di consigliarti, più che altro perché non ricordo i nomi, sono pessima in questo. (Ridacchia. N.d.R.)

 

 

N :Spesso il corpo passa in primo piano, gettando ombra sul concetto che si desidererebbe esprimere: la tua ricerca all’interno dell’arte kinbaku è prettamente estetica, o desideri andare oltre?

 

La componente estetica c’è, ma esibendomi dal vivo si mescola l’emozionalità.

È una commistione di tratti ed emozioni, per farti un esempio: una legatrice con la quale lavoro spesso, Beatrice alias RedLily ( http://www.redlily.it/ ), porta l’amore nello shibari e focalizza l’idea di corda come prolungamento del cuore, d’amore. Altri, come Kirigami , con il quale però non ho mai lavorato, anche se potrebbe essere interessante(http://www.abbraccidicorde.com/ ), trasmettono la passione ferina e la violenza, il dolore come catarsi.

Il discorso estetico è comunque a priori di tutto, ma c’è tanto: fiducia, responsabilità. La bellezza è molto, cerco di lavorare con persone che sappiano trasmettere queste cose.

Il legatore e la persona legata sono come due danzatori, due meditanti che condividono un’esperienza unica.

Sono tante le emozioni che si mescolano nello shibari: in Germania vi sono persino persone che uniscono shibari a yoga.

Lo shibari inoltre stimola i punti dello shatzu, e le parti del corpo legate sono comunque legate a quella che è la medicina cinese, quindi i meridiani, i chakra. È complesso.

Se ci pensate, alla fine, i giapponesi impacchettano ciò a cui tengono: non è una cosa negativa, anzi.

Quindi: la formula indispensabile per poter creare dell’Arte o delle immagini con un potere espressivo è il legame tra chi fa e chi si presta, tra l’artista e la sua tela.

 

N: Hai un rigger (legatore) preferito? Se sì, quale?

 

Non posso non citare Hikari Kesho: mi ha introdotto lui, sia al bondage che alla fotografia, è stato il mio tramite.

Devo citare anche MaestroBD (http://www.maestrobd.it/ ), insegnante di RedLily, e RedLily stessa, perché è peculiare sia una donna. Bisogna bypassare il concetto di legatura come pura violenza sulla donna.

 

N: Come ti prepari (se ti prepari) per le legature?

 

Assolutamente stretching: la flessibilità è fondamentale. Più flessibile sei, più comoda sei.

Cerco di fare respirazione e meditazione: nella performance bisogna lasciarsi andare, ma si sta facendo uno show. Anche se si è inerti all’apparenza, si può dare tantissima espressione alle corde. Quando poi c’è dolore bisogna scarica il peso... insomma... non bisogna sembrare un sacco di patate appeso, bisogna dare grazia.

Le sospensioni sono comunque cosa complessa, è importante che il corpo sia completamente a suo agio. Le endorfine lavorano, all’inizio è paura, ma quando ci si rilassa è una sensazione di completo abbandono. È magnifico, come essere abbracciati.

 

N: Ci sono libri interessanti da leggere per informarsi un po’ sul bondage e BDSM?

 

Assolutamente sì: c’è un manuale, “l’arte italiana di legare”, scritto da Davide La Greca (Maestro BD) e RedLily. Altro libro interessantissimo è di una bondager americana che ha fatto la storia, il libro si chiama “Bondage Giapponese”.

Ci sono anche svariati corsi: è importante imparare in sicurezza e con competenza. Trovo sia anche molto importante andare a vedere delle performances, per farsi un’idea di come si lavori, di cosa si debba e non si debba fare.

Bisogna assolutamente diffidare della gente di false promesse: fare attenzione, tanta attenzione.

 

 

N: Definisci, secondo una tua personale visione, il BDSM e le pratiche ad esso connesse.

 

BDSM è un acronimo: B/D, bondage e disciplina, D/S, dominazione e sottomissione, S/M sadismo e masochismo.

BDSM è un vero e proprio codice deontologico, ci sono delle regole fondamentali: Safe, Sane and Consensual (Sicuro, Sano e Consensuale N.d.R.)sono le prime da doversi rispettare.

È un mondo molto vario: non c’è solo il bondage, ma anche come ho detto prima i rapporti D/S, regolamentati da una certa condotta, i vari feticismi come la pelle, il latex, poi il whipping, che ho provato anche io.

La base è l’estro degli amanti, il piacere del piacere, di divertirsi superando ogni tabù.

Consiglierei un libro: “BDSM” di Ayzad, ed anche il Vocabolario del BDSM. Se sì è interessati a conoscere questo mondo multiforme, questo è l’ideale.

 

N: Come reputi la scena BDSM italiana? E quella estera?

 

La mia impressione è che all’estero vi sia una maggiore libertà, il BDSM è davvero molto più sdoganato. In Italia non sarebbe possibile fare una cosa del genere, la sessualità alternativa in Italia è poco accettata, è vista come peccato, non come puro ludibrio.

Il Sadomaso è sì un’esperienza forte, ma è anche divertimento, tanto divertimento. Non bisogna trattarlo con leggerezza, ma con naturalezza.

 

N: Ritieni i siti d’incontro fetish (come FetLife et similia) e/o le serate per introdurre le persone vanilla (estranee al sesso estremo, N.d.R.) alla realtà BDSM, utili ed efficienti, o hai qualche critica?

 

Trovo FetLife molto utile, anche se, come tutti gli ambienti che hanno a che fare con internet, c’è sempre un margine di rischio.

Gli admins di FetLife cercano di dare una grandissima tutela: lo staff di quel sito aiuta a moderare le foto, si possono segnalare comportamenti scorretti, insomma, è una comunità buona e piuttosto sicura. Io sono iscritta, perché essendo un personaggio dell’ambiente, è un tantino un dovere che io presenzi.

Per quanto riguarda le serate... dipende dal contesto. Le persone autorevoli nell’ambiente organizzano serate secondo certi principi, e può essere una buona idea parteciparvi: conoscere le persone dal vivo è tutta un’altra cosa, ed è necessario rispettare le stesse regole che rispetteresti nel privato. A Roma, ad esempio, vi sono tantissime serate, gestite da persone davvero capaci.

Andarci in sicurezza, ecco.

 

N: Come ti rapporti con il dolore fisico?

 

Per me il dolore, sempre entro certi limiti, può essere più o meno intenso.

Quello nel bondage a terra è quasi nullo mentre in sospensione c’è sicuramente, è molto soggettivo e comunque non crea alcun danno. Essere sospesa a delle corde può certamente crearti dolore, è vero ma spesso nel BDSM il dolore è un veicolo, non deve essere distruttivo ma controllato, si può spiegare a livello scientifico e chimico e alla fine si tramuta in estremo piacere.

Il dolore noi cerchiamo di evitarlo in tutti i modi ma quel tipo di sofferenza può aiutarti a conoscerti meglio, a conoscere meglio alcune sensazioni e a riconoscere il piacere.

Anche l’orgasmo in sé ha una componente dolorosa, non esiste mai una sensazione standard o neutra, ecco: è un veicolo per conoscersi; per esempio i fachiri utilizzano il dolore per trascendere e provare esperienze oltremondane.

 

N: Come ti rapporti con la tua fisicità? La veneri, la disistimi o ti collochi in una posizione mediana?

 

Vivo un rapporto molto tranquillo con il mio corpo, la nudità è qualcosa di naturale: siamo nati nudi, quindi non è trasgressione ma espressione della natura, dell’amore di dio. Non mi spoglio per far vedere quanto io sia figa, se risulto bella quella è una conseguenza.

Personalmente vivo il naturismo che per me è terapeutico; è sempre stato così, per me è stato scontato posare nuda, immaginavo le foto che avrei voluto realizzare, pensavo ai pittori pre raffaelliti nel nudo.

Essere svestiti completamente è sincerità totale: nella società attuale il corpo è sessualizzato, invece il nudo è nudo, non è sesso. Mi preme molto chiarire questo concetto, dal momento che in Italia è evidente: un seno è sesso, invece no, un seno è un seno. Non c’è niente di male nel sesso ma l’ipersessualizzazione è malata. Ci sta che un corpo nudo sia erotico, siamo nudi quando facciamo l’amore. Il sesso è un modo per applicare l’erotismo, l’eros è qualcosa che c’è e si manifesta dal momento in cui c’è la vita.

 

N: Quanto e che tipo di valore dai al tuo corpo?

 

Per me il corpo è davvero sacro, è il tempio in cui, in questa vita, io agisco nel mondo, gli do un valore e un rispetto totale; anche per quanto riguarda il dolore.

Non che io voglia far male al mio corpo ma voglio stimolarlo, farlo vibrare.

 

N: Quale parte del tuo corpo preferisci? Questa preferenza collima poi con la parte del corpo che favorisci come soggetto delle fotografie?

 

Mi trovo sempre in difficoltà a dire cosa mi piaccia, valuto l’estetica totale. Certo, ho un bel fondoschiena e in foto lo propongo; ho una fisicità contrastante, sono minuta, ho il seno piccolo ma ho i fianchi generosi.

Cerco inoltre di puntare certo sul viso, ma non riuscirei comunque a puntare su una cosa sola, non ho un viso convenzionale ma credo di avere una buona espressività. Mi piacerebbe molto essere androgina, sarebbe perfetto equilibrare la mia parte maschile con quella femminile.

 

N: Quanto tempo spendi per la cura del tuo fisico e del tuo viso?

 

Pochissimo. Sono molto hippy: a parte la depilazione, punto molto sull’alimentazione, lo yoga che è perfetto per mantenere il fisico e l’elasticità del corpo. Mi dedico poco al corpo ma quotidianamente, anche usando dei buoni prodotti, ma sono davvero libera, in questo senso, forse da piccola mi truccavo leggermente di più.

 

N: Quali lavori ritieni ti abbiano fatto emergere?

 

Mi ha fatto emergere, anche se in un ambiente di nicchia, lavorare nello shibari.

Sono perfino andata da Magalli a Piazza Grande (programma di Rai 2 N.d.R.) per parlare dell’ambiente, in seguito alla morte di una ragazza a Roma. Bisognerebbe chiedere anche agli altri, a coloro che mi vedono, ma citerei come esperienza importante anche aver lavorato per Settimio Benedusi, che lavorava per Max (http://www.benedusi.it/blog/max-casting-ed-autoritratti/ N.d.R.), facendo degli autoscatti per lui e per il suo progetto. Su Storie Maledette (programma di Rai 3 N.d.R.) è andato in onda un video di una mia performance con il MaestroBD.

 

N: Il tuo personaggio pubblico corrisponde o si attiene alla la persona che sei in realtà?

 

Conta molto la percezione che ha il singolo di me, generalmente pensano che me la tiri ma invece sono una persona tranquillissima; chi ha lavorato con me lo sa e a parte qualche screzio sono tutti contenti nello lavorare con me. È una cosa molto soggettiva e incontrollabile, comunque in realtà sono abbastanza fedele: quello che rappresento è fedele alla mia persona e cerco di farlo seguendo la mia visione dell’erotismo e del mio essere donna. Ci sono in giro delle voci di ogni tipo e, se mi accorgerò di avere molta visibilità, cercherò di sfruttarla a mio favore.

 

N: Quali sono i vantaggi della “popolarità” e quali gli svantaggi?

 

Lo svantaggio c’è dal momento in cui sei esposta, quindi vai incontro a critiche e malevoci, però se te ne interessi ti deprimi per la cattiveria delle persone, ma dicono anche cose assurde che fanno davvero ridere. Il vantaggio è poter comunicare ed entrare in contatto con tantissime persone di tutto il mondo, basta contattarli e mandare i tuoi lavori che sei già a buon punto per poter collaborare. Puoi scambiare anche solo idee e confrontarti; personalmente anche solo una fotografia mi può ispirare tantissimo.

 

N: Hai mai desiderato studiare seriamente recitazione o qualche altra espressione artistica?

 

Mi piacerebbe tanto fare recitazione e potrei lavorare molto bene, forse anche meglio che in foto perchè fotografarmi non è semplice. In video mi piaccio e voglio sperimentare, come interprete e attrice di qualsiasi genere. Poi voglio fotografare: è interessante l’autoscatto perché non ha intermediari, ma se fossi dietro la macchina fare ritratti e principalmente di uomini, anche fotografia erotica di uomini perchè penso che manchi in Italia. Certo vorrei farlo anche con le donne ma per ora la mia urgenza è cercare modelli e protagonisti maschili.

 

N: Se volessi abbinare una tipologia di musica ad ogni tua espressione artistica (fotografia/shibari/workshop)?

 

Ah, è veramente difficile. Alla fotografia è facile associare una musica, se in quei momenti è presente o suona in sottofondo. Dovrei guardare bene le fotografie per dirtelo. Lo shibari potrebbe essere classica o ambient, musica giapponese tradizionale, se poi sono più aggressive magari anche del noise. Qualcosa di funky devo ammetterlo ancora non l’ho fatto, e adoro il funky. Cavolo, anche il groove!

 

N: Concludendo: vogliamo chiedere a Magena di consigliarci un film, un libro e un disco/gruppo che l'hanno segnata?

 

Per i film direi sicuramente Ken Park di Larry Clark, poi Dracula di Bram Stoker e Jane Eyre perchè adoro l’attrice. Per i libri, da piccola mi piacevano quelli sui vampiri come L’intervista col vampiro di Ann Rice. Oggi leggo libri di sociologia, filosofia e religione, vario molto: Il Tao della Fisica di Fritjof Capra, che è molto bello, parla di fisica moderna confrontandola con le dottrine orientali e per ultimo Essere o Avere di Erich Fromm. Per la musica passo dal metal estremo al funky (ride N.d.R). È difficile ma ne dirò alcuni: James Brown è incredibile,  i Depeche Mode, da piccola ascoltavo i Cradle of Filth e i classici Metallica, poi cavolo i Tool li adoro, stiamo scherzando? Racchiudono tutto loro: musica, esoterismo, performance.

 

 

Andrea Facchinetti, Eleonora Casale

 

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