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Luci d'Artista” manifestazione nata nel 1998 ritorna anche quest'anno fino al 12 gennaio ad illuminare la regale citta, dalle piazze alle eleganti vie, senza escludere i portici naturalmente: fra le mete da segnalare per una gita fuoriporta nel week end, Torino emerge sovrana e luminosa.

Da non perdere assolutamente le installazioni come pianeti ed astri, costellazioni in blu tra via Po e le zone limitrofe, racconti luminosi nella via Langrange e una magia a cielo aperto che investe l'intero centro cittadino, dal Castello al Po nell'intenso e immancabile aroma del cioccolato. Simbolo di una concezione interattiva di arte urbana, la manifestazione spicca nella stagione Contemporary Art Torino Piemonte, dato anche l'alto valore qualitativo degli attori coinvolti.

Ricordiamo le installazioni Tappeto volante di Daniel Buren in Piazza Palazzo di citta, Piccoli Spiriti Blu di Rebecca Horn al Monte dei Cappuccini, il percorso artistico di Richi Ferrero a Palazzo Valperga Galleani, The introspectacular di Deniz Kurtel, artista turca che regala una performance all'insegna di led e fari con sottofondo di musica elettronica.

 

Luci d'artista, Torino, dal dal 01/11/2013 al 12/01/2014

Fonte http://www.contemporarytorinopiemonte.it/ita/Agenda/Luci-d-artista-2013

 

 

Il progetto “ How to cure our soul” evidenzia una ricerca audio-visiva influenzata dal minimalismo, l'ambient e la drone music. Tramite l'uso della musica e del video è un progetto di autoanalisi, una ricerca di 'prustiana identità' sfociato nel disco 'Tabula rasa'. A parlarne in quest'intervista è Valeria Pierini che attraverso il luccicore di uno stile fotografico fuggiasco sembra abbigliare le algide sonorità - da cui il suo progetto ha origine – di sobrie impressioni. Htcos sembra a tratti una grande vocale soffocata dal fracasso. È una strategia musicale in tensione ed è alimentata da una serie di scatti in cui “ alleggerire “ è un concetto-chiave soprattutto in relazione allo smarrimento che caricarsi del superfluo può determinare e che Valeria Pierini tende ad accentuare ricorrendo alla tematica del sogno, un intervallo nel quale è possibile imbrunire gli sprechi ed usarsi leggeri.

1 Potresti descrivermi con degli aggettivi la musica di How to cure our soul?

Se dovessi pensare a degli aggettivi direi che quando ho ascoltato il disco ho avuto le sensazioni suggerite dalla poetica a cui si rifà, ovvero una ricerca, intima, di identità, che scava all'interno per eliminare le forzature ed eventuali orpelli, dunque ho notato una coerenza tra le intenzioni e il disco. Descrivendo la sua musica con degli aggettivi oserei dire che la sento “estraniante “ ma nel senso buono del termine (ride), come quando hai davanti un'immagine abbastanza potente da evocare qualcosa pur rimanendo fissa.

2 Com'è iniziata la vostra collaborazione ?

Conosco Marco (Htcos) da svariato tempo e circa un anno fa mi ha chiesto se avevo voglia di fare un lavoro fotografico ispirato alla poetica del suo progetto.

L'idea mi è subito piaciuta molto perché il mio modo di lavorare con la musica è abbastanza trasversale, per me la musica è un tema su cui costruire storie, come può essere ad esempio la favola o la memoria, o la spiritualità. Mi è sempre interessato come gli artisti fotografi nel corso degli anni hanno lavorato con la musica, mi viene in mente Luigi Ghirri che sceglieva tra le sue fotografie di paesaggio quelle più adatte a diventare cover di dischi di musica classica, cercando quelle che coglievano l'atmosfera del disco. Insomma a me interessa l'aspetto concettuale del lavorare con la musica. Fa parte della mia poetica di giovane fotografa.

3 Un musicista - videomaker ed una fotografa in questo caso s'incontrano. In che modo sei riuscita a flettere il linguaggio fotografico guidandolo in un ambiente musicale a tratti rischioso come quello abbracciato da Htcos?

Una volta ricevuto questo invito da parte di Marco mi sono messa in attesa ed ascolto di tutto quello che poteva essere uno stimolo, una suggestione data da questa sua 'ricerca prustiana dell'identità'. Quello che mi ha colpito e mi ha fatto iniziare in modo effettivo la raccolta e selezione del materiale è stato il concetto di 'svuotamento', di 'leggerezza 'che ho percepito nel suo lavoro. Il togliere i pesi inutili. E' una selezione questa molto vicina comunque alla mia indole, al mio carattere. Con Marco ci siamo scambiati molte cose, film, sogni, letture, ci siamo confrontati. E' stato bello perché il processo che metto in atto di solito quando creo un nuovo lavoro questa volta l'ho vissuto con un'altra persona.

4 Quali idee si sono sistemate da subito configurando la struttura delle tue intenzioni nei frattempi che hanno contraddistinto la tua ricerca ?

Insieme all'idea di 'svuotamento' ho pensato a quella di 'tabula rasa'. L'ho intesa come un diario, una mappa mentale di esperienze sotto forma di frame. Ricollegandomi al discorso dell'autoanalisi, della cura, ho pensato di svuotare questo diario visivo. Ecco che dunque ogni sequenza di foto rappresenta a suo modo l'idea di leggerezza.

Questo diario rivive dei temi, ogni tema è collegato ad un tipo di esperienze-ricordi, ogni cosa ripresa è un frame-ricordo, decontestualizzata da logiche apparenti come i pensieri o gli stessi ricordi.

5 Puoi avvicinarci attraverso delle descrizioni a quello che è l'aspetto allusivo e compiuto del tuo lavoro ?

Nella prima parte del lavoro e nell'ultima non ci sono umani nelle foto, i luoghi e gli oggetti devono parlare per loro. Ridando o togliendo la possibilità di un prima o un dopo. Le immagini raggruppate in questo corpus sono frutto di una selezione o spesso di un'idea costruita nel tempo. Nel primo caso parlo delle foto di paesaggio dove sono andata alla ricerca dei frame giusti al mio scopo. Nel secondo caso invece parlo della parte 'stasi-o anche porta del sonno', lì volevo rappresentare delle esperienze tipiche in cui la psiche passa da uno stato di pesantezza ad uno di leggerezza. Quando ho capito che dovevo lavorare col sonno e il sogno ho cercato la location, studiato le inquadrature che rendessero questo passaggio, e predisposto lo shooting con la modella.

Ogni parte del lavoro racconta la leggerezza, lo svuotamento secondo un punto di vista diverso.

‘Terra’: riprende luoghi senza soggetto apparente, qui è l’insieme che crea il contesto (il tutto è più grande della somma delle singole parti); ‘senza mappa’ impedisce la costruzione di un percorso se non immaginario, ‘senza peso’ riguarda invece luoghi verso cui ho agito tramite riprese che ne togliessero il peso, come se volessi svuotarli della loro materialità. ‘Stasi o anche porta del sonno’ si ispira al concetto di ‘onironauta’ e a quello di ‘tensione’ fisica ed emotiva che pertiene al sonno prima e al sogno poi. Il risultato di questo viaggio volto allo svuotamento di sè e dei contesti esperenziali è ‘post krieg’, dove compaiono elementi desolati e laconici come relitti di una qualche guerra-catastrofe, metafora qui, dello svuotamento e della ricerca di sé, tema portante di tutto il lavoro.

6 La fotografia in questo caso è da ritenersi parte di un processo creativo che ha nel ritmo le sue origini. Può considerarsi insistente e persuasiva anche l'analisi del nesso tra musica , fotografia e poesia ?

Il progetto Tabula rasa (quello di Htcos, ovvero il disco e i due video) riunisce di per sé musica e fotografia perché inevitabilmente li contiene anche solo a livello formale; per quanto riguarda la poesia direi che in questo caso lo spunto proustiano possa bastare a farla rientrare nel tutto! (ride). È indubbio che in seconda istanza, quindi parlando di contenuti, è un lavoro molto vicino alla ricerca artistica poiché pregno di un sostrato concettuale. Il lavoro è composto di musica fotografia e poesia. Unendoci poi il mio intervento fotografico, si evince che c'è un nesso dal quale entrambi siamo partiti (ognuno poi con i suoi risultati, anche perché io sono arrivata quando il suo Tabula rasa era già finito), cioè sono due lavori che comprendono musica, video e fotografia (nonché i testi, i titoli delle mie immagini) che hanno una matrice comune (come ho detto sopra io sono partita dai concetti di 'svuotamento' e 'tabula rasa' proprio del lavoro di Htcos). Più che poter essere individuato, dunque dico che il nesso c'è proprio. Ed è la base di due lavori che poi vivono altresì di vita propria.

www.valeriapierini.it

Lo Yoga rappresenta, più che una disciplina, un'esperienza dinamica e interiore di una contemporaneità senza pari.

A differenza dei meri esercizi ginnici lo Yoga tradizionale mette il praticante in una condizione di stabilità e piacere sia fisici che mentali, portandolo a comprendere che ciò che si cerca è sempre all'interno e non all'esterno del proprio essere.

 

Non a caso lo Yoga, nel corso dei secoli, è stato, ed è tutt'ora, una perfetta e felice fusione del Sé con il corpo, i sensi, la mente e l'intelletto. E' una pratica che trascende il fisico pur non dando meno importanza a quest'ultimo; per il raggiungimento di uno stato mentale e psicologico ottimale, il praticante ha bisogno che il proprio corpo sia in perfetta salute.

Le Asana tradizionali, antiche forme che prendono vita sul nostro corpo, sono la chiave d'accesso a uno stato di piacere più profondo permettendo alla mente di fidarsi maggiormente del proprio sistema muscolare e allo stesso tempo di creare spazio in una testa che, spesso è volentieri, è come una stanza affollata da “ciafrusaglie di sorta”.

 

Le Asana che ci sono state tramandate insegnano un altro importante concetto: assumere qualsiasi forma, da un albero a un bastone a un triangolo, quando lo si desidera.

Lo Yoga tradizionale è un metodo di evoluzione spirituale, anche se le sue tecniche possono essere benefiche per il trattamento di molti disturbi e, se sufficienti, sono preferibili alle terapie violente con controindicazioni di genere. Lo spirito dello Yoga è un orientamento alla propria vita che non si interrompe una volta usciti dalla sala di pratica. Per questo i testi classici pongono all'inizio del cammino dello Yoga alcune regole di comportamento fra le quali, molto nota in Occidente, vi è la non-violenza.

 

L'uomo contemporaneo, purtroppo, vive bombardato fin dalla sua nascita da stimoli estremamente invasivi che, man mano, lo allontanano dalle sue meravigliose e innate qualità.

 

Si cerca sempre qualcosa “fuori”,nel mondo esterno, non capendo che, alla fine, una risposta o una soluzione risiedono, e sempre risiederanno, all'interno del proprio corpo, del proprio io, del proprio respiro e della propria mente.

Basta cambiare il punto di vista dal quale si guardano i problemi. Cambiare il “buco della serratura”, spesso troppo piccolo e limitato, dal quale si spiano intimoriti le proprie paure.

Il cittadino contemporaneo ha dis-imparato ad ascoltare i propri sensi e a sfruttarli al massimo per cambiare le proprie vedute e per realizzare che alcune azioni sono meramente dettate da automatismi imposti dalle regole sociali.

 

Lo Yoga, offrendosi come pratica che mira all'evoluzione spirituale umana, non fa altro che aiutare a cambiare lo sguardo con cui osserviamo i problemi, l'udito con cui ascoltiamo la nostra coscienza, la parola con la quale comunichiamo all'esterno, il tatto con cui sentiamo lo stress della vita di tutti i giorni. Lo Yoga non regala una bacchetta magica per risolvere i problemi ma un nuovo modo di guardarli.

Assieme alla pratica ci sarà anche un miglioramento di alcuni problemi legati al nostro corpo fisico, non dimentichiamo che la colonna vertebrale e le fasce muscolari giocano un ruolo chiave nella pratica yogica. E' l'unione di tutte queste parti che fa dello Yoga tradizionale uno strumento preziosissimo nelle società occidentali.

Il praticante riscopre il piacere di ricollegarsi con se stesso, di sviluppare concentrazione e rilassamento che lo aiutano a focalizzare la propria attenzione sul presente, portandolo a uno stato mentale più “arioso” e recettivo.

 

 

 

Namasté,

Vittorio Pascale

 

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando_ Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

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Milano si accende ogni venerdì sera al Rocket Club, da anni punto di riferimento privilegiato per un pubblico trasversale (per età,sesso e preferenze sessuali) ma omogeneo per stile e mood.

Anche questo venerdì non perdetevi la serata Alphabet, che promette di stupire e intrattenere ancora una volta: non perdetevi Ashes (to ashes)! Cool Gadgets by adottaunragazzo.it  garantiti!

ROOM 1: Enza Van De Kamp (Nu-disco, Electrodance, Big Beat, Dirty Disco and world's top-charted tracks).

ROOM 2: Djette Barbarella Thomas Constantin (Indie Rock, Electropop)

★ Week's Emoticon: ASHES (TO ASHES) ★ Alphabet Skaters will welcome you on the dancefloor!

At the door: Superhot Edoardo Velicskov.

No dress codes: we always want stylish and open-minded people.

€ 13 till 1:00am GUEST ADMISSION w DRINK € 15 from 1:00 till 2:00am GUEST ADMISSION w DRINK

Free Parking Area. Uber code promotion: alphabet (20,00€ for free)

ALPHABET, Friday November 29th. THE ADMISSION IS STRICTLY ON GUEST LIST Rocket Club, Alzaia Naviglio Grande 98, Porta Genova, Milan. From 11:30 PM till late.

Per info e liste:

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Nerospinto questa volta vi accompagna in un breve ma significativo viaggio tra le opere di uno dei fotografi più famosi ed interessanti del secolo scorso, protagonista del Dadaismo e del Surrealismo.

Alla Fondazione Marconi a Milano, è infatti possibile ammirare alcune fotografie di Man Ray, si tratta di quelle che ritraggono le sue modelle e le sue muse, le donne più belle di cui era circondato e dalle quali veniva tanto affascinato che decideva di renderle protagoniste delle sue creazioni.

La riproduzione di quest'album fotografico originale del noto artista, in mostra fino all'11 gennaio, mostra 83 fotografie vintage scattate tra il 1920 ed il 1940. Ma chi è Man Ray? E quale valore da al mezzo fotografico ed al suo prodotto? Come affronta l'arte e che cosa ne pensa?!

Appena si entra, salendo una scalinata spoglia, su una parete bianca, asettica, ci accoglie una scritta, sulla parete. Sono le parole di Man Ray. Il suo pensiero.

"La fotografia è un'arte. Non si dovrebbe porre questa domanda. L'arte è superata. Ci vuole qualcos'altro. Dobbiamo guardar lavorare la luce. Ė la luce che crea. Io mi siedo dinanzi al mio foglio di carta sensibile e penso" (Man Ray, 1928)

Pittore, fabbricante di oggetti e regista di film d'avanguardia, egli è conosciuto soprattutto come fotografo surrealista. Nel 1922 Man Ray produce i suoi primi fotogrammi, che chiama 'rayographs'. Una rayografia è una immagine fotografica ottenuta poggiando oggetti direttamente sulla carta sensibile, procedimento apparentemente semplice, ma che seppe usare per immagini altamente suggestive. In verità il movimento Surrealista nasce ufficialmente nel 1924, egli ne è un anticipatore ed uno tra i primi esponenti.

Ed è infatti il rituale ciò che conta per questo artista e fotografo fuori dal comune, che tra i primi riconobbe le novità della psicoanalisi e le mise in relazione al linguaggio artistico, che rifiutava il sistema della comunicazione elitaria dell'arte, dell'immagine e della contemplazione, che seppe costruire un discorso rivoluzionario a livello linguistico e che credette che solo con la propria macchina fotografica potesse costruire un mondo. Attraverso il processo con cui si realizzava una fotografia veniva a crearsi l'opera stessa. Non era tanto un discorso sul soggetto ma sul processo di realizzazione, ciò che interessava sul serio Man Ray.

Freud pubblicava"l'Interpretazione dei sogni" nel 1899, e da allora la psicoanalisi cambiava molto la concezione del mondo, dell'uomo, dell'arte. La lettura psicoanalitica porta ad un nuovo modo di affrontare la realtà. Come le altre Avanguardie anche Man Ray si sente parte del rifiuto della cultura borghese e come gli amici protagonisti del Dadaismo Newyorkese Duchamp e Picabia, rifiuta le estetiche positiviste ed idealiste. Egli scopre una possibilità espressiva precisa, nuova, della fotografia. Questo avviene con le varie tecniche che decide via via di sperimentare come le inversioni luci-ombre, la "solarizzazione", altro processo fotografico che inventa, insieme ai Rayogrammes, in polemica con il modello realistico della fotografia, attraverso una doppia esposizione: sole e calcificazione, inverte i valori tonali ed accentua i contorni, e questo non per dare l'aspetto decorativo e gli elementi tipici di un'illustrazione o di un disegno, ma per ribaltare il contenuto realistico della fotografia stessa.

Il modo di costruire gli oggetti è un riflesso dell'analisi freudiana, ed è vero che i suoi soggetti sono anche alchemici oltre che psicoanalitici, si concentra sul processo e non sul prodotto, inoltre nelle sue opere ritroviamo un linguaggio che spesso manipola il lavoro onirico proveniente dall'Interpretazione dei sogni freudiana.

Le Avanguardie sono tutte caratterizzate dal rifiuto del sistema, dalla volontà anti borghese, ed in che senso la sua opera, come quelle dell'Espressionismo, del Dadaismo, del Costruttivismo, sarebbe parte di queste tendenze? Sicuramente Man Ray è un anticipatore e un rivoluzionario, capace di cogliere le nuove inclinazioni del linguaggio artistico influenzato dalla psicoanalisi, dalla grammatica del sogno, dall'alchimia determinata dal processo meccanico della moderna arte fotografica, dall'antirealismo.

Le prime pagine del libro ci parlano del corpo e del volto di queste donne osservate da Man Ray, la modella sconosciuta che apre l'album è una rappresentante di tutte le altre modelle. Trasferitosi da New York, l'artista segue a quel tempo dei corsi serali di nudo in un centro sociale di Parigi. Vediamo il ritratto di Natasha, modella ed assistente vicina all'artista, affascinante nella solarizzazione da cui viene derivata l'immagine.  Per deviare dai principi classici della fotografia egli spesso sceglie di lavorare nell'oscurità, sull'astrazione geometrica, trattando i corpi quasi come fossero statue. E poi riprende la fotografa Lee, una donna di talento e coraggio. L'irriverente ed originale pittrice Meret, e ancora la moglie del poeta Paul Ėluard, Maria Benz detta Nusch.

Ed è affascinato dalla bellezza selvaggia, esotica; a Parigi come in Africa le modelle sono di colore, si vedono danzatrici esotiche in Montparnasse, danzatrici anonime con nomi di vegetali e corpi commestibili, una bellezza lontana, generata dal mescolarsi di oriente ed occidente in quei corpi ed in quei volti bianchi e neri che vediamo alternarsi nelle immagini. A seguire  una bellezza irresistibile com'è quella di Kiki (Alice Prin) cantante francese considerata all'epoca la regina di Montparnasse, di cui Man ray si è innamorato.

Un'altra citazione del pensiero di Man Ray chiude l'esposizione, scritta su un'altra parete.

"La luce può fare tutto. Le ombre lavorano per me. Io faccio le ombre. Io faccio la luce. Io posso creare tutto con la mia macchina fotografica”.

Una curiosità: al centro della sala è possibile osservare anche un vecchio modello di macchina fotografica firmato dall'artista. Si ha anche modo di sfogliare sulla scrivania all'ingresso  una vera e propria riproduzione del libro fotografico, pronta per la consultazione.

L'esposizione non è grande ma è estremamente interessante e l'ingresso è gratuito, per cui, è possibile dare facilmente un'occhiata alle opere di uno dei fotografi che hanno fatto la storia dell'arte, e lasciarsi sedurre ed affascinare dalle immagini delle sue donne. Le foto di inizio novecento hanno inoltre tutto il sapore del passato che è stato catturato in uno scatto in bianco e nero, e la forza di attrazione di un momento, uno sguardo, un gesto, un corpo, che è stato fermato per sempre, attraverso la luce, e l'ombra. Ritroviamo la percezione di un frammento di autenticità, l'impressione della distanza e l'illusione di un sogno.

 

Man Ray. MODELS 1920-1940

Riproduzione anastatica di un Album fotografico di Man Ray con un volume a cura di Janus, edizione Carlo Cambi Editore e Fondazione Marconi.

Dal 15 novembre 2013 all'11 gennaio 2014

 

FONDAZIONE MARCONI ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA, Via Tadino 15  - 20124, Milano

INGRESSO GRATUITO

 Dal Martedì  al sabato 10-13, 15-19 (chiuso dal 22 dicembre 2013 al 7 gennaio 2014)

PER INFORMAZIONI:

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www.fondazionemarconi.org

 

Giovanna Canonico

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Si respira aria di novità nei punti vendita dell'apprezzato marchio francese che lo scorso giovedì ha presentato i nuovi capi maschili, in vendita in anteprima solo online su www.promod.it.

Per l'occasione,  durante la serata del 28 novembre, i punti vendita di Bergamo (C. C. Orio Center), Milano (corso Buenos Aires), Palermo (via R. Settimo), Bologna (via Indipendenza), Torino (via Roma), Napoli, Firenze e Trento hanno organizzato un evento sfavillante aprendo le proprie porte alle clienti più fidate e agli ospiti d'onore, destinatari della nuova proposta.

 

Tra calici di vino e piccole stuzzicherie, i presenti hanno potuto assistere alla sfilata che ha messo in bella mostra i capi della nuova collezione, contestualizzati nelle diverse occasioni d'uso.

Si sono susseguiti capi casual, idonei anche alle circostanze più informali, e soluzioni più ricercate,  proposte a strati per rispondere rapidamente, con un cambio d'abito, a esigenze di contesto differenti.

La praticità degli outfit, quindi la loro apparente semplicità, è stata controbilanciata dall'originalità delle tinte e degli accostamenti proposti, oltre che dal particolare taglio di ogni capo, permettendo ai ragazzi presenti di esprimere in modo creativo la propria personalità muovendosi e vestendo i propri completi con particolare naturalezza.

Al termine della sfilata, i modelli si sono inoltre resi disponibili a illustrare le qualità dei capi sfoggiati, affiancando la clientela nella disamina del nuovo catalogo e sostenendola nella scelta degli indumenti proposti.

 

Non solo: esclusivamente per i presenti, titolari della tessera Ma Carte, sono state applicate delle promozioni ad hoc per la serata, quali il rilascio di un buono da 10 €, a fronte di una spesa di 49.90 €, spendibile dal giorno seguente.

Per quanto riguarda la collezione uomo, questa è attualmente soggetta ad uno sconto del 30% (relativamente agli acquisti online), inserendo un codice promozionale sul sito Promod.it.

Una gioiosa iniziativa richiama infine l'imminente atmosfera natalizia: sino al 24 dicembre, ogni giorno è possibile compilare un semplice form e imbucarlo in un apposita scatola per poter partecipare all'estrazione di un numero determinato di carte regalo dal valore pari a 10 o 50€. Contestualmente alla compilazione è inoltre possibile ritirare un nastro, sul quale scrivere il proprio augurio natalizio, e legarlo all'alberello presente in ogni punto vendita.

 

L'attenzione al cliente e la cura per il dettaglio sono risultati gli elementi vincenti per la buona riuscita di una serata all'insegna della moda, dove un trionfo di luci, colore e divertimento moda hanno coinvolto i presenti in un percorso plurisensoriale tra sapori, profumi, nuove sensazioni tattili, incantesimi di luce, avvolti dalla soffusa musica di sottofondo e da un caldo vociare.

Un evento dall'atmosfera intima e cordiale che ha portato alla scoperta delle sorprendenti novità che aspettano il vostro shopping, e quello del vostro Lui!

 

Ha fatto discutere all’ultima edizione del Roma film Festival Il venditore di medicine, nuova pellicola di Antonio Morabito con Claudio Santamaria e Isabella Ferrari che esce nelle sale italiane il prossimo gennaio 2014.

Il film racconta la corruzione di un Paese arrivata ormai al suo culmine più miserrimo e balordo, lo sgretolarsi di convinzioni etiche e morali a vantaggio di espedienti di sopravvivenza brutali e depravati, il ferimento a morte della dignità personale in nome dello stipendio a fine mese.

La trama è semplice e tremenda insieme. Un informatore farmaceutico costretto dalla crisi internazionale a corrompere medici e addetti ai lavori pur di smerciare più farmaci possibile altrimenti perde il proprio posto di lavoro. Sembra qualcosa di già visto e sentito se non fosse che questa volta si gioca con la vita degli altri, con la salute del prossimo, con la coscienza sociale.

Questa società fa diventare cattivi e arrivisti, spietati e corrotti. Senz’altro.

Ci sono però dei limiti morali e umani che dovrebbero restare fermi e invalicabili anche quando tutto il resto si sfalda e soccombe intorno a noi.

L’arrivismo, l’ambizione, la bravura nel convincere e nell’ungere ingranaggi giusti da parte degli informatori farmaceutici non è cosa nuova, anzi, c’è un grazioso film americano che parla proprio di questo ma il protagonista corrompe con penne e corteggiamenti alle segretarie dei dottori, con inviti a cena e sorrisi da play boy. Bruno, il protagonista della pellicola di Morabito, invece lo fa attraverso la pratica illegale del comparaggio farmaceutico, corrompe medici e primari con mazzette illecite e con metodi irregolari. E mentre dalla sua casa farmaceutica lo invitano a fare sempre di più e meglio la sua vita privata e fisica ne risente fino allo sfacelo più totale e lui stesso rimane vittima dei farmaci che smercia e consiglia.

Una strana legge del contrappasso come estrema decisione stilistica del regista che non trova un diverso modo per punire un uomo corrotto e miserabile che rimane pur sempre vittima di un mondo che lo ha creato. Il venditore di medicine non piace ai medici, agli informatori e naturalmente alle case farmaceutiche ma a torto perché la pellicola non fa altro che denunciare uno stato più che reale dell’intero sistema sanitario nazionale e guardarla con occhio critico ma realistico non può che giovare a chi ancora resta fermo e incorruttibile nelle proprie decisioni e nelle proprie azioni.

In un Paese in decomposizione naturale in ogni settore pubblico e privato si arriva a giocare con un bene supremo come la salute delle persone che invece dovrebbe rimanere inespugnabile e intoccabile anche per i mercenari più spietati. La miseria di Bruno come uomo e come persona poggia proprio su questo: distruzione e morte in cambio di poco più di un migliaio di euro al mese.

Perché ad arricchirsi sono le case farmaceutiche, i primari corrotti, il sistema globale.

Il protagonista della storia raccontata da Morabito è un uomo piccolo e insignificante.

Una pedina banale e marginale. Semina morte in giacca e cravatta e chi lo incontra per caso o per forza ogni giorno neppure lo sa. In questo, in questa figura così normale e conosciuta c’è il dramma della nostra generazione, della società in cui siamo costretti a vivere, di tutto il nostro tempo.

 

 

La giornata contro la violenza sulle donne è stata istituita nel 1999 dall’ONU: in onore di una manifestazione di protesta tenutasi a Bogotà nel 1981, la data designata è stata il 25 novembre.

Un tema che, purtroppo, fa sempre più discutere: ascoltiamo quasi quotidianamente casi di donne picchiate, violentate, abusate in ogni modo, fisico e psicologico.E’ per questo che è stato creato addirittura un neologismo: il “femminicidio”.

Questa giornata nasce per gridare “basta”. Nasce per cercare di sensibilizzare tutti, uomini o meno, su questa tematica, che ormai non può più essere tollerata. Se mai lo è stata.

Per questo, oggi verranno presentate molte iniziative volte a educare le persone sull’argomento.

Tra questa spicca l’iniziativa di Intervita Onlus, presentata ieri alla Casa del Cinema di Roma, un indagine nazionale dal titolo Quanto costa il silenzio sulla violenza contro le donne?. La  stima a cui è approdata questa ricerca si aggira sui 17 miliardi di euro l'anno, a partire dai cosiddetti costi economici, pari a 2,3 miliardi di euro, tra spese sanitarie (460,4 milioni), spese per le cure psicologiche (158,7 milioni), e farmaci (44,5 milioni). Ai quali si sommano i costi relativi all’impegno delle Forze dell’Ordine, dall’Ordinamento Giudiziario, l'assistenza alle vittime e dei loro familiari. Mentre per le attività di prevenzione, iniziative di tipo culturale e di sensibilizzazione la società italiana investe solo 6,3 milioni di euro l’anno.

A questa campagna, Intervita  affianca Servono altri uomini, campagna che vede protagonisti volti noti del cinema italiano, da Claudio Santamaria ad Alessio Boni, e, dal 22 al 24 novembre al Teatro Litta di Milano, verrà proiettata la rassegna cinematografica Siamo Pari! La parola alle donne. Da sottolineare il 22 novembre l’anteprima nazionale del nuovo lavoro di Francesca Archibugi È stata Lei, con Claudio Santamaria e Benedetta Buccellato, Il 23 The invisible war di Kirby Dick, nominato all'Oscar come miglior documentario nel 2013, sul tema della violenza sessuale all'interno dell'esercito americano.

Da ricordare anche il sito  stopalfemminicidio.it, sostenuto anche da personaggi famosi come Michelle Hunziker, che ha fondato l'associazione Doppia difesa.

Lunedì 25 novembre inoltre, sul canale 50 del digitale terrestre, LaEffe, dalle 15.30 e alle 00.30 andrà in onda Half The Sky – L’altra Metà Del Cielo, documentario sulle donne che hanno saputo, dall'Asia all'India, ribellarsi alle oppressioni e all'assenza di diritti. In occasione di questa giornata, , Opsobjects ha deciso di fondare “the Opsobjects Onlus" e di lanciare la campagna Against Women Violence che verrà supportata anche dalla vendita del bracciale Ops!Lux Damier.

Vie d’uscita è la campagna promossa dalle profumerie La Gardenia e da Save the Children per aiutare le vittime ancora minorenni, soprattutto straniere, che potranno essere aiutate attraverso una donazione.

Il programma è molto ben nutrito, nella speranza che possa portare passi avanti nel fermare questa dilagante crudeltà.

Io non ti conosco è il titolo del primo cortometraggio diretto e scritto, insieme a Marianna Cappi e Francesco Bruni, dall’attore Stefano Accorsi che è stato presentato in anteprima al Festival del Cinema di Roma, nel museo Maxxi. Negli 8 minuti di proiezione viene raccontata la storia di Massimo, interpretato dallo stesso Accorsi, che ancora profondamente innamorato della moglie Viola, Vittoria Puccini, dopo tanti anni di matrimonio decide di farle una sorpresa regalandole dei fiori. Questa vicenda però avrà dei risvolti inaspettati. In pochi minuti vengono raccontati con immagini e colori, emozioni, ricordi, particolari in modo magistrale. Nel cortometraggio, prodotto da YOOX Group e presentato per il sito thecorner.com, compaiono anche Gianfelice Imparato e Gianmaria Martini.  Durante un’intervista l’attore-regista ha confessato che “Quando mi è stato proposto di realizzare un cortometraggio ho accettato senza esitare. Qualche anno fa un fioraio mi raccontò una vicenda che non ha mai smesso di girarmi in testa, una storia semplice che però dice tanto della vita dei protagonisti”. Una sfida importante per l’attore bolognese che per la prima volta, e forse non l’ultima, si cimenta nel ruolo di regista.  “Emozione più che sfida” ammette Accorsi “ Su sei giorni che ho girato, in cinque ero sia davanti che dietro la macchina. Il sesto ero solo dietro la macchina e devo dire che me lo sono goduto tantissimo. Quindi è stata una bella esperienza più che una sfida”.

La natura, le foreste di Takeshi Shikama trasmettono qualcosa di aulico, eterno e armonico che non si ritrova in tutte le fotografie di paesaggio.

Una serie in bianco e nero che ricordano un sapore antico, magico, potente: un inno alla grandezza di Madre Natura, ispiratrice di questi scatti e complice della realizzazione personale dell'autore,della riscoperta delle sue origini in foreste centenarie.

 

La galleria RBcontemporary dal 7 novembre al prossimo 6 dicembre ospita la prima personale in Italia dell'artista Takeshi Shikama, autore giapponese che dedica la sua intera produzione alla natura, alla sua potenza e maestosità.

 

L'intento è quello di farle un omaggio, nella speranza che queste fotografie non possano mai diventare un suo requiem. Nelle ore immerso nelle foreste si ritrova testimone della sua forza ed eleganza e attraverso la sua macchina fotografica immortala tale potenza in un'immagine, che diviene a tutti gli effetti un ritratto.

 

Le foreste in questione sono moltissime e in luoghi ben distanti tra loro, inizialmente i boschi di conifere giapponesi, le zone acquatiche di Okkaido e successivamente si è spostato verso l'America e l'Europa, dove ha ritrovato altrettanti ritratti da fermare, come la serie fatta a Yosemite National Park, al Central Park di New York, ai Jardin du Luxemburg a Parigi e in Scozia all'isola di Skye.

 

La tecnica utilizzata per queste stampe è molto interessante: Takeshi Shikama è rimasto uno dei pochi fotografi che stampa personalmente le proprie foto con la tecnica ottocentesca del platino, un processo in grado di restituire all'immagine la più ampia gamma di tonalità cromatica in bianco e nero.

Tutto questo attraverso avviene tramite la stesura del platino sulla carta, che, con il suo graduale depositarsi sulla carta che a sua volta l'assorbe, conferisce un tono più opaco all'immagine. La carta utilizzata è, anch'essa, unica nel suo genere: si chiama Gampi, è di origine giapponese e viene realizzata a mano. E' una carta priva di acido, molto sottile e ricca di trasparenze.

 

 

L'esposizione è stata inaugurata il 7 novembre presso la galleria RBcontemporary a Milano e sarà visibile fino al prossimo 6 dicembre, l'ingresso è gratuito.

La galleria si trova in Via Foro Bonaparte 46, Milano

ed è possibile visitarla dal lunedì al venerdì

orari:10-12.30   14-18

 

Per ulteriori informazioni potete consultare il sito http://contemporary.rbfineart.it

 

oppure chiamare il numero 02 87 57 85

 

Francesca

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