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Future sposine, agenda alla mano per un nuovo appuntamento: da venerdì 24 a domenica 26 gennaio al Centro Esposizioni di Lugano, andrà in scena la 7^ edizione di "Lugano Sposi", espositori da tutto il mondo ci presenteranno le novità e il loro gusto su abiti da sposa, sposo e cerimonia, location, ristoranti, organizzazione cerimonie, bomboniere, partecipazioni, foto-video, oreficeria, allestimenti, decorazioni floreali ed intrattenimento.
Grande novità di quest'anno è la prima edizione del Concorso internazionale per giovani stilisti emergenti, promosso da Salas Group Sagl, e destinato ai giovani designer della moda, che avranno la possibilità di creare l'abito per la sposa del 21° secolo, interpretando il giusto equilibrio tra tradizione ed innovazione. I finalisti - Alessandro Tosetti, Angelica Rita Brambilla, Rita Imperato, Leonarda Nada Nuovo, Ana Beatriz, Quiroz Martell, Yasmin Tissir, Elaila Mae Punzalan, Luciana Campanale - avranno l'opportunità di presentare le proprie creazioni ad una selezionata giuria e al grande pubblico, in fiera durante la sfilata dedicata al premio "Lugano Sposi 2014", che si terrà sabato 25 gennaio alle 18 e i vincitori potranno beneficiare di una borsa di studio e di uno stage all'interno di un'importante casa di moda.
All'interno della manifestazione da segnalare "The colors of wedding", domenica 26 gennaio alle 16.30, uno spettacolo a cura di Moira Fraquelli, make-up artist, e Carmelo Spina, hair stylist, in collaborazione con altre realtà comasche e svizzere in cui verrano presentate le ultime tendenze wedding e bridal dalle passerelle di New York e Londra, in uno show tutto a colori.
Per maggiori informazioni: www.luganosposi.ch
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Conobbi Raffaella una sera non qualunque: il primo compleanno di Nerospinto.

Truccatrice per la ballerina Maura di Vietri, la prima volta che la vidi era immersa tra pennelli, spugnette, struccanti e tanti, tanti colori diversi ed emanava energia pura, quasi tangibile.

Accanto a lei, stava la sua creatura: non più Maura, ma un fulgido animale mitologico, colore dei tramonti e delle acque più scure; rimasi affascinata da quel concretizzarsi di un sogno, intessuto sul corpo di una persona che diventa vestigia, immagine, movimento.

Sì, Eleonora, mi farebbe molto piacere fare quattro chiacchiere con te, e così fu.

Il giorno dell’appuntamento, una volta imbracciata penna e taccuino, incontro un paio di occhi profondi e scuri allegri e curiosi: catalizzano su me tutte le loro energie.

Mi sento scrutata oltre le apparenze, le maschere e le armature che la vita ci costringe a indossare.

 

Come hai cominciato questo lavoro? E quali difficoltà hai incontrato?

 

Arrivo da una famiglia di sole donne, ed in questi casi è molto preponderante la figura dell’Amazzone, la donna che non deve chiedere mai. Una commistione di forza e fragilità senza pari.

Da bambina molto timida quale ero, mi rifugiai nel colore come arma per scacciare le mie parole: la materia, la texture, le sfumature, per me erano e sono fondamentali, mi fa vivere bene il mio lavoro.

Andando contro il volere di mia madre, scelsi appunto la strada “artistica”: ho frequentato l’istituto d’arte, una scuola professionale, divenendo così decoratrice.

Uscita da scuola cominciai a lavorare a livello performativo già a scuola, di seguito collaborai con un vetrinista, come costruttrice; dopo la scuola feci esperienza nel laboratorio di un vetrinista, come decoratrice scenografica e per allestimenti, infine quasi per gioco cominciai a lavorare nel turismo, come tour operator, realizzando scenografie teatrali. Viaggiai per quasi 10 anni.

Nel 2001 mi fu proposto, all’interno dell’ultimo tour operator presso il quale svolgevo il mio impego, di rivestire il ruolo di responsabile dei servizi tecnici (teatro, allestimenti costumistici e scenografici.

Decisi dunque di trasferirmi a Milano e colsi l’occasione per frequentare la scuola la BCM, scuola per truccatori, facendo di una passione, nata durante gli anni nei villaggi, il mio lavoro.

Nel 2008 cominciò la crisi del tour operator nel quale prestavo servizio, si pose davanti a me l’occasione per concretizzare il mio sogno.

 Senza pari è l’approcciarsi al trucco come creazione di un’opera d’arte che sia unicamente incentrata sul corpo, e sulla caducità ed unicità del momento e della mia creazione.

All’inizio, è molto difficile: nulla e nessuno aiuta, ed è necessario capire cosa davvero piaccia e su cosa ci si possa rivolgersi. Io mi sono incentrata sul make up, moda, eventi e TV, parallelamente al concetto di “Costume scultura”.

 

Quali influenze mitologiche, fantastiche, storiche e contemporanee hai avuto, nella formazione del tuo stile personale?

 

Io credo in più maestri: un esempio calzante è Klimt, con i suoi colori, che ho cercato di assimilare reinterpretandoli con applicazioni differenti nei costumi scultura.

Sono molto legata alla preziosità di questi colori: non tanto come ricchezza, ma come calore e forza, rappresentano la mia forza personale.

Poi ancora la fotografia, il cinema, soprattutto i film in costume come “Elizabeth”, e poi must, come “Dracula”, di Coppola, e poi ancora la danza, le produzioni di costumi teatrali e tutta la tradizione pittorica: molto influsso ha la mitologia intesa come scelta coloristica, associata all’espressività del colore come devozione verso una divinità, come racconto di fatti fantastici.

Il colore esprime l’anima delle persone, dei popoli: colori caldi e freddi si mescolano e intrinsecano, creando unità grandiose.

 

Descrivimi un trucco ben fatto.

 

Tecnicamente un trucco ben fatto è nella base del viso, una volta creata, si ha raggiunto il 90% di un buon trucco. Il segreto del trucco è non mascherarsi, ma dare un valore aggiunto alla propria personalità. Con un’autoanalisi allo specchio si possono scoprire realtà sorprendendo di sè, individuando i pregi e valorizzandoli. Ad esempio, in te vedo bellissime sopracciglia, magari con qualche imperfezione, ma di base belle ed equilibrate. Questo noto, la bellezza del particolare inserito nel suo contesto. (Arrossisco: la mattina stessa mi ero impegnata, forse non tanto lucidamente, a sistemarmi le sopracciglia. Raffaella sorride. N.d.R.).

Il trucco è come un vestito: se non lo si sente proprio, sarà impossibile da indossare. Deve essere la bellezza della donna a risaltare, non il trucco in sé.

Emotivamente, per me un bel trucco è una coccola: egoisticamente sembra sia fatto per se stesse, ma in realtà è ancora per gli altri; regalare bellezza è sempre un bel gesto.

 

Nel lavoro del Make Up Artist, si viene a contatto con moltissimi prodotti, quale è il tuo favorito?

 

Ombretto e fondotinta: il primo e giocoso, atto a creare le sfumature, a divertisti con il colore. Il primo è quasi magia e mistero: si creano delle sfumature invisibili agli altri, ma estremamente valorizzanti.

 

Il tuo concetto di “costume scultura”?

 

Nacquero dieci anni fa: ne portai uno al mio esame, alla BCM di Milano, ispirato alle isole Galapagos; era completamente riciclato, utilizzando dei tubi di flebo.

Da allora, coltivai maggiormente questo discorso, ad oggi ne conto circa dieci, adatti sia per istallazioni che per performances.

Il 'Costume Scultura' è una creazione artistica che sposa materiali innovativi, oppure materiali comuni che utilizzati in modo diverso possono vivere una seconda volta ...una spugnetta in ferro, una fotografia ,dei vecchi orecchini ,bottiglie di plastica scarti di filo tessile oppure di tessuto. Cercare l'armonia tra tutti questi materiali attraverso l'originalità è l'obiettivo principale, il tutto può essere unito o supportato dall’espressività di una performance di altre discipline artistiche.

Il costume che feci indossare a Maura, quando la conobbi, fu un costume da geisha, ispirato al libro “Memorie di una geisha”. Un costume molto complesso, realizzato con anelli di fogli in acetato, trasparenti, tagliati ed intrecciati in questa cascata, sposato ad un body painting completamente bianco, collegato al discorso del dolore e della morte, in coesistenza con la purezza.

Maura l’interpretò divinamente, quasi danzando e raccontando le varie fasi per diventare geisha durante uno shooting fotografico, che quasi fu performance, raccontata attraverso scatti rubati.

 

Molto interessante è il concetto di trucco come creatura: come hanno genesi le tue “maschere pittoriche”?

 

Il bello del trucco artistico, è che si ha la possibilità di spaziare tantissimo di ambito in ambito: lavoro in televisione, trucco fotografico e poi, il trucco artistico.

Nel trucco artistico si ha la possibilità di esprimersi anche mediante tratti concettuali; nel Bennu, il concept per lo spettacolo di Maura, i colori Rosso e Blu erano abbinati alla nascita ed alla conservazione, alla forza ed a una sorta di genesi ancestrale.

Io tendo a partire da delle ricerche figurative ed iconografiche; una volta trovati i “retroscena” alla mia idea, mi concentro sulla scelta dei colori: parto dal viso, tracciando un’idea completa, per poi spostarmi ai capelli e, infine, al body painting e alle vesti.

Amo quando i materiali riescono a ricreare degli effetti sonori, in modo tale da dare alla mia creatura una materialità molto più viva e presente.

È da aggiungere che ho la tendenza a non rispettare mai il mio piano originale: quando mi trovo sul momento di realizzare in maniera concreta la mia opera, riverso anche le mie emozioni e le mie suggestioni.

 

Che rapporto hai con le tue creazioni, una volta che le performance si sono concluse?

 

Tendo all’ipercritica, con una vena di timidezza che molti non sospetterebbero: guardo alle mie opere del passato con un’acquisita maturità e una sorta di tenerezza. Fino a qualche anno fa, avrei cambiato ogni cosa, ora le lascerei intatte, perché le mie opere rappresentano anche ciò che ero in quel determinato momento della mia vita, e cambiarle sarebbe come cambiare me stessa.

Sai, io ho quarant’anni, e sono molte le cose a cambiare dai trenta in poi. Si matura con una velocità impressionante. (Sorride, sorride sempre, Raffaella, e non ha paura di mostrarsi. N.d.R.).

 

Com’è vissuto, a parer tuo, il body painting, in Italia?

 

Ahimè, si guarda al body painting con sguardo retrogrado, forse un po’ troppo “prude”.

Il fatto che comunque si vada a dipingere su e con la nuda pelle, viene associato ad un discorso di nudità e quindi di volgarità.

Bisognerebbe tralasciare la fisicità intesa come tale: il corpo può dar vita, effettivamente, al colore, ed è qualcosa di stupendo.

Da un po’ di anni a questa parte in Italia si sta organizzando qualche festival di body painting, ma è ancora poca cosa rispetto all’innovazione e all’apertura mentale estera: più importante tra tutti è il “Word Body Painting Festival” che si tiene in Austria; è bellissimo, si svolge in una settimana intera, ed è tutto incentrato su un’accettazione completa della nudità, anche completa, vista come opera d’arte.

 

 

Una domanda forse scontata, ma comunque importante: colore preferito?

 

Tecnicamente: oro e bronzo.

Emotivamente: rosso.

E poi, a seconda dei periodi, mi affeziono ad un colore: ora sono molto legata a colori naturali, legati alla natura ed alla terra (marrone, beige etc.), ma cambio spesso.

 

A livello tattile, tessuto preferito?

 

Passo da un estremo all’altro: amo la seta, con la sua fragilità e la tela, con la sua ruvidità grezza e malleabile. Adoro anche la carta, così fine e cangiante.

 

Un metallo, prezioso o non, che possa rappresentarti?

 

L’argento: trovo in esso una forza elegante e calibrata alla quale non so resistere. Nelle mie opere ho un moto d’amore verso l’oro, ma su me stessa, sempre l’argento.

 

Si è parlato tanto del tuo trucco su visi di altri, ma sul tuo, come trucchi?

 

Prima utilizzavo il Colore in sé e per sé, senza mai sfociare nella volgarità, sia chiaro, ma ero molto legata all’impatto visivo di toni sgargianti. Ora gestisco il trucco con praticità, senza però trascurare il fattore di tonalità, per me sempre molto importante: sono un po’ di anni nei quali sono estremamente affezionata ai rossetti. Tendo ad avere un trucco nude, e vestire le labbra con colori sempre diversi.

Per me il rossetto è l’accessorio imprescindibile, con qualsiasi look.

 

Infine, se tu potessi dedicare le tue parole a qualcuno, per chi sarebbero?

 

Le dedicherei a mia madre, con la donna che sono diventata, avrei avuto la possibilità di dirle molte cose che non ha forse avuto il tempo di conoscere in me.

 

 

Ci congediamo, e mi avvio verso casa, pensierosa; Raffaella possiede un dono che si ottiene con il tempo: guardare, nelle minuzie e nei particolari.

Perché guardare e vedere non sono sinonimi.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Grazie a Instagram seguiamo e invidiamo la vita di diverse fashion blogger, famose o meno, che si sfidano a colpi di like e followers, e postano le loro foto in giro per il mondo e i loro outfit perfetti e costosi. In un mare di autoscatti a pancia in dentro, mi sono imbattuta nella pagina della venticinquenne romana Claudia Ceccacci, "TheFashionSale", 700 post e 30 mila seguaci in soli quattro mesi. Sul suo profilo Instagram non si trovano fisici scolpiti da ore di palestra, ma semplici consigli per uno shopping low cost.

"TheFashionSale" nasce dalla passione per lo shopping e dalla volontà di offrire i contenuti che spesso mancano nelle pagine delle più famose blogger, la cui popolarità eclissa spesso l’abbigliamento in sé.  Dopo un’attenta ricerca nelle pagine web dei brand low cost (tra cui soprattutto Zara, Bershka, Asos e H&M) Claudia presenta proposte di outfit per diverse occasioni e interagisce in maniera gentile con le sue followers. L’impressione è che a consigliarti sia proprio una tua vecchia amica.

-Come è nato il progetto di ''TheFashionSale''? TheFashionSale è nata come pagina di moda low cost, in cui ho voluto superare l'abusata figura delle fashion blogger. Erano mesi che cercavo qualcosa di originale e alla fine ho pensato che quello che mancava nel mondo di Instagram era proprio una pagina che concentrasse l'attenzione sullo shopping a basso costo. Le fashion blogger ci propongono ogni giorno outfits bellissimi ma anche proibitivi, e per questo ho voluto dar vita ad un progetto che permettesse un po' a tutte di poter essere alla moda senza spendere capitali. E' nato tutto per gioco, ma in poche settimane TheFashionSale ha raggiunto dei risultati sorprendenti!

- Secondo te, qual è l'ingrediente vincente che fa crescere la tua pagina? Ho puntato molto sull'essere sempre educata e gentile anche con chi offende gratuitamente. Mi metto a disposizione e al pari di tutte le mie followers e credo che loro apprezzino questo: siamo un po' un grande gruppo di amiche. Ho imparato molto da loro. Se solo le donne avessero coscienza della forza che deriva dalla loro unione, forse il mondo sarebbe migliore!

-Mediamente, quanto tempo dedichi alla tua pagine (scegliere gli outfit, postarli, rispondere ai commenti, farti pubblicità)? Non sembra, ma avere una pagina è molto impegnativo. Comunque, per evitare di trascurare troppo la mia vita al di fuori, cerco di scandire il lavoro durante la giornata. Il compito più difficile è fare le ricerche dei capi da proporre, perché non sempre si trovano cose carine a buon prezzo. Ci tengo molto al giudizio delle ragazze che mi seguono, quindi cerco di scegliere sempre cose che possano più o meno abbracciare i gusti della maggior parte delle persone. Preferisco pubblicare poche proposte ma ricercate, piuttosto che le prime cose che mi capitano sottomano!

-Qual è il brand low cost che preferisci? Zara a livello qualitativo è il migliore. Ma non sempre ha prezzi accessibili. Per questo spesso ripiego su Mango, che è in assoluto il mio brand low cost preferito.

-C’è una blogger a cui ti ispiri, o semplicemente di cui ammiri lo stile? Per me la number one rimane sempre Chiara Ferragni. E' incredibile dove sia riuscita ad arrivare! La seguivo fin dai suoi primi post e l'ho osservata crescere settimana dopo settimana. E' un'icona ormai, anche se spesso viene criticata per i suoi look supercostosi. -Il rapporto con i tuoi followers sembra idilliaco, anche le loro critiche sono quasi sempre costruttive e le tue risposte gentili e tempestive. Come ti spieghi invece tante critiche alle blogger italiane, in primis Chiara Biasi? Per le blogger vere e proprie è più difficile perché sono sempre loro le protagoniste.. in poche parole loro ci mettono la faccia. E questo, se spesso può gratificare, molte volte può portare a critiche. Comunque ho sempre pensato che se ti rapporti con le persone in maniera gentile e sorridente, difficilmenteti riceverai cattiverie. È vero che di invidia è pieno il mondo.. però fino ad ora ho ricevuto poche critiche, che ho sempre preso come consigli utili per migliorarmi.

-Quali sono i tuoi progetti futuri? Ho in progetto di creare un sito vero e proprio per TheFashionSale. Però, per il momento, il mio obiettivo primario è di laurearmi in giurisprudenza tra pochi mesi!

 

… che noi siamo quelli che “due cuori e una capanna” non ci hanno mai convinti. Perché poi c’è sempre la fregatura: dici una capanna, ma deve quanto meno avere l’aria condizionata. E la verandina. E una camera con gli stencil di Peppa Pig per i bambini. Fuck.

E dici due cuori, ma nella storia precedente ne hai lasciato più della metà. Oppure no, è tutto intero, il tuo cuore, e pompa così forte che c’è posto per ben più di un amore.

Che non c’è niente di sbagliato, nell’amore esclusivo, nel “due cuori”, persino senza capanna. Tu e io, io e te. Ma non c’è nulla di sbagliato nemmeno in tu, io e l’altro, e gli altri, in un tempo che cambia e che ci cambia. Che sdogana la parola amante restituendole la musica della sua radice. Amante è chi ama. Qualsiasi cosa o persona o essere vivente ami. Ed è una parola bella, che hanno fatto diventare cattiva. E non ci stiamo.

D’accordo, c’è un “però”. Che è la ragione di questa pagina. E il “però” è che quando si ama senza contagocce e senza regole precostituite, l’amore si dichiara. A tutti i coinvolti. Allora “amante” diventa una bella parola perché puoi amare senza riserve più di una persona. Puoi dichiarare amore al tuo amico d’infanzia e condividere con la tua ragazza la gioia di aver accolto nel tuo cuore anche lui. O lei.

Lo chiamano poliamore. La chiamano anarchia relazionale. Non la chiamano (non la chiamiamo: è il mio caso), ma quella cosa arriva lo stesso. Magari resta lì, in silenzio, per un sacco di tempo, perché stai bene con il compagno di quegli anni o perché gli incontri seguono vie misteriose. Ma lo sai che c’è, che ci può essere. E se la prendi per il verso giusto, che è sempre comunque quello del non tradire in primo luogo noi stessi, è una cosa che allarga il cuore, che fa spazio, che rende disponibili ad ascoltare il sentimento proprio e altrui.

Teorizziamo. Chiacchieriamo molto, noi “fatti così”. E scherziamo. Prendiamo in giro i monogami (solo quelli poco onesti, però): una mia amica li chiama babbani… Ogni tanto me ne domando il motivo, e l’ho fatto anche stasera, nello scrivere queste righe. Credo sia per il vizio tutto umano di definirsi, chiamarsi. Il peccato originale, io credo, non è nella famosa e controversa mela, ma nel potere di nominare le cose. Se gli dai un nome, diventa tuo. Terribile.

E quando mi accorgo che ci definiamo con precisione, che cerchiamo il nostro posticino nell’olimpo dei non-monogami, mi scoccio in fretta. Un nome, cos’è un nome? Quella che chiamiamo rosa, anche senza il suo nome, avrebbe lo stesso profumo. Suona saggio e libero. Poi però ripenso ai diritti, penso alle battaglie combattute da altri: omosessuali, bisex, genitori single… Smetto subito con l’elenco, tanto mi sa che qua ognuno ha il suo nomignolo da disadattato.

I diritti. Il diritto di stare diritti. Guardare gli altri negli occhi con l’orgoglio di chi ama con onestà. E vorrebbe diritti per sé e per gli altri: per sé, di lasciare entrare i propri compagni all’ospedale senza troppe domande (io vorrei poter compilare un elenco di autorizzati a guardare la mia cartella clinica, e poterlo cambiare anche tre volte al mese, se mi va. Invece se sto male chiedono a mia madre se e con chi vado a letto, e mille altre cose che lei non sa); per i bambini che cresciamo, di poter sfoggiare con orgoglio i propri padri e madri, anche se sono più dei canonici abitanti della capanna di cui sopra; per i nostri genitori, di poter un giorno vedere in televisione anche gente che vive come noi, senza che la fiction di turno riaggiusti qualsiasi porcheria sempre e soltanto con un “e finalmente vissero tutti felici e contenti (e sposati e tendenzialmente eterosessuali)”.

 

Lo so, ho detto tutto e niente. Grazie per lo spazio. Se volete leggere qualcosa di più serio, The ethical slut (da pochi giorni anche tradotto in italiano, La zoccola etica) è un bel libro. Gli scritti di Wendy O’Matik sono addirittura entusiasmanti. E molto altro ancora, che trovate bene in ordine su rifacciamolamore.it e su poliamore.org, solo per citarne un paio. Ci sono anche i gruppi facebook e per i più vintage… beh, mandatemi una mail e facciamo in modo di aggregarvi a qualche aperitivo poliamoroso, o non monogamo, o come lo volete o non lo volete chiamare. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Expo, Swap and Sell. Tre eventi in uno, il 25 gennaio al Cartiere Vannucci, Via Atto Vannucci, 16 ( MM  Porta Romana). Una serata esclusiva dove barattare capi delle migliori marche, acquistare esclusivi capi vintage e conoscere da vicino le creazioni di giovani designer, e non solo!

Soloscambio.it, Barattofacile,  Preloved Griffe e alcuni espositori d’eccezione si danno appuntamento al Cartiere Vannucci il 25 gennaio per una serata da non perdere dove moda e design saranno protagonisti sotto diverse forme: scambio, vendita ed esposizione.

Un evento dove la moda è assoluta protagonista dunque, ma non solo. Un evento ecosostenibile che richiamerà le fashion addicted dello swap party, ma anche le vintage hunters, ovvero le cacciatrici di vintage, che potranno acquistare capi d’eccezione, e dulcis in fundo uno spazio dedicato ai designer del futuro, una vetrina per giovani creativi alla ricerca di visibilità e opportunità, oltre alla possibilità di assistere a dimostrazioni da parte degli espositori.

Una fashion stylist sarà a Vostra disposizione per scegliere i capi e gli accessori più adatti per voi e creare un look assolutamente glam!

Tra uno swap e l’altro ci sarà spazio per un light buffet offerto da. nonché dedicare qualche minuto alla bellezza, grazie alla presenza di alcune make up artist, tra cui Ilaria Previati (Ilaria mps), che sapranno creare il look giusto e dispenseranno consigli sul trucco perfetto. Sponsor beauty d’eccezione!

Per le nails addicted, sarà presente un nail bar dove rilassarsi e dare “nuovo smalto” alle proprie unghie.

Diversi i brand che hanno aderito a questa iniziativa, e che non mancheranno di riservare offerte speciali. Partecipazione straordinaria di Unicef, che per l’occasione organizzerà un banchetto con le sue Pigotte, il cui ricavato andrà a finanziare la Campagna Vogliamo Zero contro la mortalità infantile in Centro Africa. Nel banco che sarà allestito all’interno di Expo, Swap and Sell saranno presenti i volontari Unicef che raccoglieranno fondi anche per l’Emergenza Siria, tra le più urgenti e drammatiche del momento. Altro partner importante è , il social network per organizzare il proprio tempo libero, scoprire le migliori attività, eventi e luoghi della tua città seguendo amici e persone affini. Ploonge si ispira al verbo inglese "to plunge" che significa "tuffarsi". Tuffarsi nella propria vita, nel proprio tempo libero e in nuove esperienze da vivere con vecchi e nuovi amici. Ogni giorno può essere la giusta occasione per vivere un evento o un luogo speciale! Il team assicura molte sorprese per il 2014 , quindi stay tuned!”

Il biglietto di ingresso, di 8 €, consentirà al pubblico di partecipare all’esclusivo swap party, oltre a un drink di benvenuto. Per coloro che non parteciperanno allo swap l’ingresso è libero.

Consegna capi per le swappers entro le 18.30 (attenzione il valore minimo di ogni capo deve essere non inferiore a 20 euro) Si consiglia di mettersi in lista all’ingresso qualora si voglia partecipare alla sessione di trucco.

La serata è ad inviti, pertanto per partecipare sarà necessario accreditarsi:

Ufficio stampa dell’evento: Moda e Style (www.modaestyle.it) - Monica Renna - 347/6851119 Cartiere Vannucci - 02/58431058 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Agenzia Eventi: www.locationeventimilano.com – 02/87391941-Rebecca 347/9735750

SWAP PARTY

Uno swap party è un evento dove fashioniste attente alla sostenibilità si scambiano i propri capi e accessori seminuovi che non usano. Colore, taglia, gusto: tanti sono i motivi per cui un bel capo non viene più indossato. Lo swap è un modo divertente e intelligente di dare nuova vita agli abiti rinnovando il proprio guardaroba. Dopo la registrazione si consegnano i propri capi e accessori all'organizzazione dello swap party che procede alla classificazione. In cambio si ottengono dei gettoni che danno diritto a prelevare dagli stand capi e accessori di valore corrispondente. Tra la consegna dei capi e il prelievo le swapper hanno il tempo di interagire con partner e sponsor (posizionati nella sala daylight) e consumare un aperitivo.

I PARTNER ESCLUSIVI è tra i portali di baratto online più utilizzati in Italia. Il progetto nasce nel 2011 grazie a un’idea di Luca Radici e Gianni Zambaiti, appassionati di collezionismo. A differenza dei suoi competitor, Soloscambio.it è tuttora l'unico sito ad avere un complesso algoritmo e un’interfaccia utente che consente di focalizzare interessi e proposte di scambio in modo efficace. Sul portale è possibile barattare ogni tipologia di oggetto: dalla tecnologia al collezionismo, dall’abbigliamento agli accessori, dagli articoli per casa, giardino e ufficio ai veicoli, nonché tutto il mondo del bambino. Si possono scambiare anche più prodotti contemporaneamente: due maglie in cambio di un tostapane; una borsa griffata e un paio di orecchini in cambio di uno smartphone, un rastrello da giardino e un’amaca da giardino, e così via. Soloscambio.it presenta una nuova interfaccia grafica più user friendly e ottimizzata per gli smartphone. Grazie a tutte queste novità, soloscambio.it porta il baratto nell'era del 3.0. Soloscambio è sicuro: grazie ai feedback per ogni utente sono visibili il numero di scambi che hanno già effettuato. Inoltre chi propone lo scambio effettua per primo la spedizione; in questo modo l’accettante è stimolato ad accettare proposte di scambio anche da utenti nuovi in quanto, nel peggiore dei casi, non riceverà l’oggetto (ma non avrà comunque ancora spedito il suo). : CAPI FIRMATI DIVERSAMENTE NUOVI. Nasce così, a due passi dalla sfavillante Corso Como, Preloved Griffe. Innanzitutto dimenticatevi i tipici negozi dell’usato di buona memoria, con tutto ammassato e riprezzato con ancora addosso l’odore del passato, in un mix letale che fa immediatamente “negozio vintage” No, qui siamo lontani anni luce: la boutique di Monica e Carla è un angolo luminoso e chiaro, un quasi total white con qualche dettaglio verde acido, leggermente profumato di cannella, arioso, pulito, nuovo. E lo stesso vale per i capi, abiti firmati nuovi o indossati una - due volte, provenienti dalle collezioni o prestati per i servizi di moda alle redazioni, di ottima qualità, espressione del made in Italy, selezionati attentamente per creare uno stile personale, femminile, sempre originale. Una boutique insomma dove trovare le migliori marche a prezzi più che accessibili. Un posto dove si entra e ci si sente a casa, accolti da un sorriso e seguiti nella scelta, o anche nel semplice curiosare, da consigli attenti ed esperti, come possono testimoniare le vetrine, con accostamenti sempre nuovi creati da una stylist professionista, manichini super cool diffusi poi sui social network dalle appassionate. Insomma, questo negozio è davvero come recita il nome, “diversamente nuovo”.

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"Al mattino è sempre una fatica alzarsi; senza il caffè di metà mattina non riesco a ingranare; a metà pomeriggio ho un calo di energie e arrivo a fine giornata soltanto con l’aiuto di qualche snack."

In quanti si riconoscono in queste parole?

Lontani gli echi delle feste natalizie, la quotidianità riprende a travolgerci senza chiedere il permesso.

Prendiamoci del tempo per noi stessi e godiamo del nostro benessere!

Questo il motto del brunch di domenica 26 gennaio proposto da Ese House by Otzium, dalle ore 12.30 in Via Tortona 7, Milano.

Un Brunch di Benessere, l’occasione speciale per incontrare Chiara Mascarino, giovane wellness consultant Herbalife, che ci condurrà in un percorso di informazione alimentare, con consigli e suggerimenti su come migliorare le nostre abitudini e prendersi cura del nostro organismo. Volersi bene, innanzitutto a tavola: perché basta davvero poco per tornare a sentirsi in forma.

Ese House propone un brunch dai contorni gustosi che diventa un vero e proprio beauty party:

una domenica diversa, dove prendersi del tempo per se stessi senza rinunciare alle esigenze del palato.

Durante l’evento verranno estratti 5 fortunati che potranno usufruire di un trattamento viso gratuito, rigorosamente effettuato con prodotti Herbalife a base vegetale e privi di solfati.

Chiara Mascarino, giovane Wellness Consultant Herbalife, torinese di nascita, da anni vive a Milano, dove si occupa di consulenza del benessere, aiutando le persone a migliorare le proprie abitudini alimentari insieme a quelle della salute del corpo e della pelle. Dalla valutazione del proprio stato di benessere all’analisi di massa magra, acqua corporea, età metabolica e altri dati importanti, Chiara Mascarino offre anche sedute di nutrizione esterna, ovvero nutrizione della pelle.

Per saperne di più: www.viviiltuobenessere.weebly.com

Prima ancora che un locale, Ese House by Otzium si conferma essere uno spazio poliedrico, che all’eleganza della location unisce la ricerca del gusto e la costante promozione di eventi culturali, con un occhio attento ai giovani talenti della città.

Per saperne di più: www.esehouse.it

Save the Date:

Brunch di Benessere con Chiara Mascarino

Ese House by Otzium

Via Tortona, 7 – 20144 Milano

dalle ore 12,30 alle 17.00

Per info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sabato 25 gennaio, al Cape Town, Filippo Parodi, insieme al relatore Giancarlo Sammito, presenterà il suo libro "La testa aspra" edito da Gorilla Sapiens Edizioni. Durante la presentazione verranno proposte letture dello stesso autore, accompagnate dalle musiche di Gino Lucente. "La testa aspra non si manifesta come qualcosa di astratto e labile, ma si traduce in una corporeità di vincoli e labirinti allucinatori, nella fascinazione sensuale esercitata da presenze fantasmatiche eppure reali. Ma è anche la costante ribellione a quegli stessi vincoli, l’irriducibile tendenza a una liberazione catartica."Filippo Parodi nasce a Genova nel 1978. Ancora bambino si trasferisce a Milano, dove tutt’ora vive. Nel 2003 si laurea in Filosofia, con una tesi in Estetica sul verosimile e il meraviglioso nella poesia. A partire dal 2007 inizia a pubblicare racconti e poesie per diverse riviste d’arte e letteratura. Per Gorilla Sapiens, nel 2012, è uscito un suo racconto nell’antologia Urban Noise. La testa aspra è il suo primo libro.Per info:https://www.facebook.com/events/796931163667095/?ref_dashboard_filter=upcomingNon perdetevi la nostra intervista esclusiva all'autore!

http://www.nerospinto.it/new/2014/dentro-la-testa-aspra-di-filippo-parodi-nerospinto-magazine/

 

Tutti pronti per un nuovo venerdì all'Alphabet?

Vi aspettiamo sul dancefloor!

ALPHABET,

Ecco le info per la nostra serata:

Friday January 24th. THE ADMISSION IS STRICTLY ON GUEST LIST

Rocket Club, Alzaia Naviglio Grande 98, Porta Genova, Milan. From 11:30 PM till late.

ROOM 1: Enza Van De Kamp (Nu-disco, Electrodance, Big Beat, Dirty Disco and world's top-charted tracks).

ROOM 2: Djette Barbarella Thomas Constantin (Indie Rock, Electropop)

★ Week's Emoticon: KISS ★ Alphabet Skaters will welcome you on the dancefloor!

At the door: Superhot Edoardo Velicskov. No dress codes: we always want stylish and open-minded people.

€ 13 till 1:00am GUEST ADMISSION w DRINK € 15 from 1:00 till 2:00am GUEST ADMISSION w DRINK

Free Parking Area. Uber Code Promotion: alphabet (20€ for free, new customers only)

Get your name on a guest list and feel free to ask for further infos:

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.m

RSVP

Kiss kiss!

Il mondo delle Fashion & Beauty Blogger arriva a Como per una giornata “fashionissima”

BLOG. BLOGGING. BLOGGER.

Il mondo della rete si fa sempre più “futuro” e sempre più spesso i termini BLOG, BLOGGING, BLOGGER entrano nel mondo aziendale come strumento di comunicazione e di marketing per il lancio-rilancio aziendale.

Il mondo dei blogger è un mondo in continua crescita. Un fenomeno che ha ormai contagiato il mondo della moda, del beauty, del  food… Sempre più spesso Fashion Blogger o Food Blogger sono ospiti a eventi, new opening di store e ristoranti, special guest a party ed eventi di lancio di prodotti.

Si parla di blogger a Milano, a Firenze, a Londra, a Parigi…e si parla di blogger, per la prima volta, anche a Como. Como, città dei talenti. Como, città della moda, del design, dell’arte… Como, città che si apre al futuro e lo fa domenica 26 Gennaio 2014 con due straordinari eventi che vedranno a Como Fashion Blogger e Beauty Blogger.

L’Accademia di Belle Arti Aldo Galli di Como, in collaborazione con News-Eventicomo Relazioni Pubbliche, ospita Domenica 26 Gennaio, dalle ore 13.00 alle ore 15.00, presso il Factory Lab di Via Scalabrini 29 a Como-Camerlata, Fashion & Beauty Blogger del Nord-Italia. Un percorso tra il fashion-style dei progetti esposti, realizzati da alcuni dei Talenti del corso di Fashion & Textile Design dell’Accademia Aldo Galli, e il “fashion food brunch” offerto dal Centro Studi Casnati curato dai suoi Talenti.

Interverranno importanti nomi dell’imprenditoria tessile comasca per un innovativo dialogo sul ruolo dei talenti nelle imprese e il futuro della moda.

L’evento curato da Sara Biondi, docente di Fenomenologia delle Arti Contemporanee dell’Accademia Galli, sarà il primo di una serie di eventi su Como dedicati al dialogo tra il mondo dei blogger, il fashion e la città.

Non poteva esserci location più adatta per questo evento live come la Factory, spazio di sperimentazione continua e ricerca sulla moda che avrà come parole d’ordine #fashionbloggerdaycomo e #r365textile! Che il tweet abbia inizio! L’Accademia Aldo Galli di Como incontra il mondo dei blogger in un’apertura che è sinonimo di innovazione, ricerca e sperimentazione!

Dal mondo del fashion al mondo del beauty… News-Eventicomo Relazioni pubbliche in collaborazione con il brand nazionale di smalti e make up, MI-NY, ha organizzato sempre per la giornata di domenica 26 Gennaio 2014, al pomeriggio, il primo BEAUTY BLOGGERS DAY comasco, nello store di Piazza San Fedele, nel centro storico della città.

Un pomeriggio all’insegna della bellezza con circa venti blogger nazionali che trascorreranno qualche ora tra smalti e prodotti per il make up, tra prove di trucco e shooting fotografici, interviste e curiosità. Ospiti Le Blogger della Lombardia e Le Blogger del Veneto: dalla super fashion The Mora Smoothie e Non Solo Shopping, da The Fashion Dreamer a Sara Giulia, da The Magic Box a From Fashion with e love, da Pfgstyle a Moda e Style.

Presenti le vintage blogger di Vintagelovers&more e The Chronicles. Le blogger comasche e lecchesi Trendylake, AngelaRimoldi, Attimi di Moda, The Cherry Jam, My Head is a Fashion Jungle e poi My Flair… Ci sarà Alessia Foglia - Style Consultant & Personal Shopper, apprezzata style consultant di Milano… Non mancherà Ericamakeupdolls, la prima beauty blogger trasformista in Italia...che, in postazione make up, svelerà qualche piccolo segreto per un make up sempre perfetto…

Parola d’ordine per il beauty event   #bloggerdayminycomo ! Il primo BLOGGER DAY, ideato e curato da News-Eventicomo Relazioni Pubbliche, a Como dove tra fashion e beauty, la città accoglie il mondo dei blogger. Una domenica di gennaio very cool & glamour!!!

 

 

 

«Io sono la prova vivente che Hitler non ha vinto.

Ne sono consapevole ogni giorno.

Se non avessi raccontato la mia storia,

chi conoscerebbe la verità?»

 

Friedrich Paul von Groszheim

Negli anni 20 la Repubblica di Weimar era convenzionalmente nota in tutto il mondo come il paradiso degli omosessuali. La maggioranza degli abitanti di Berlino però non conosceva il Paragrafo 175, legge tedesca antisodomia risalente al 1871. Per abolirlo nacque un movimento guidato dal professor Magnus Hirschfeld, scienziato e sessuologo socialista, nonché ebreo e omosessuale. Egli fondò un istituto per l’emancipazione degli omosessuali in Germania, un vero e proprio comitato scientifico-umanitario finalizzato alla difesa dei diritti di genere e all’abrogazione del suddetto paragrafo.  Nonostante i dissapori interni sull’approccio cognitivo utilizzato nell’inquadramento della figura degli omosessuali, sfociati in una scissione interna, il comitato riuscì a raccogliere ben cinquemila firme per l’abolizione di quella legge così discriminatoria.  Tra i firmatari anche Albert Einstein, Hermann Hesse, Thomas Mann, Tolstoj. Sembrava profilarsi una nuova era di libertà. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare quello che sarebbe successo da lì a breve. Quando, nel 1933, i nazisti assunsero il potere una delle prime azioni intraprese, dopo aver legiferato sull'aggravamento del Paragrafo 175, fu quella di distruggere l'Istituto Magnus e dare fuoco alla biblioteca in esso contenuta. Essere omosessuali, da trasgressione, divenne dapprima un crimine ed infine un delitto contro natura da punire con l’imprigionamento e la deportazione. Migliaia di gay vennero sottoposti alla sterilizzazione forzata e alla castrazione, utilizzati  come cavie in esperimenti pseudo-scientifici o chirurgici e torturati. Il triangolo rosa di stoffa, cucito sulle divise degli internati per omosessualità, divenne stigma distintivo rispetto a criminali (triangolo verde), prigionieri politici (triangolo rosso), nomadi e zingari (triangolo marrone), ebrei (stella di David).  Secondo una stima, comunemente accettata, i prigionieri che portarono il triangolo rosa furono tra i 5.000 e i 15.000. Il trattamento particolarmente crudele riservato agli omosessuali all'interno dei campi ha fatto sì che il loro tasso di mortalità fosse di circa il 60% (contro il 41% dei deportati politici e circa il 35% dei testimoni di Geova) secondo solo al tasso di mortalità degli internati di origine ebraica. Numeri importanti, spaventosi, che delineano chiaramente i confini di un olocausto dimenticato, che solo da qualche anno si cerca di portare allo scoperto. Tra le iniziative che, in occasione della giornata della memoria, accendono i riflettori su questa pagina così dolorosa ed infame della storia moderna, la mostra intitolata Rosa Cenere, in programma presso il Cassero di Bologna dal 27 al 31 gennaio, è davvero tra le più belle e commoventi. Ideata e coordinata dall’artista Jacopo Camagni, con la collaborazione di Peopall (gruppo volontari casserini) e del Centro di Documentazione, Rosa Cenere coinvolge 19 illustratori vicini alle istanze LGBT e racconta le esperienze di 11 vittime delle deportazioni naziste, utilizzando come punto di partenza il triangolo rosa e accompagnandolo ai toni del bianco e del nero. Tra le undici storie vere illustrate alcune sono già note, come quelle di Heinz Heger e Pierre Seel che con le loro pubblicazioni hanno aperto la strada alle prime ricerche sugli omosessuali deportati. Altre invece sono state recuperate negli archivi online, come quella di Henny Schermann, una delle poche donne deportate perché lesbica. L’urgenza di raccontare attraverso l’arte quella memoria che negli anni ha rischiato di perdersi nel silenzio della vergogna è una chiave d’accesso nuova, diversa e per questo non banale, ad una tematica che merita riflessioni profonde e durature. Un lavoro strepitoso e drammatico al contempo che prova a rendere giustizia alle vittime di quell’immane tragedia trasformando la suggestione dell’arte in ricordo ossequioso e toccante.

Ecco l’elenco degli artisti coinvolti con le relative scelte biografiche:

Marco B. Bucci e Damiano Clemente - Kurt von Ruffin

Jacopo Camagni e Michele Soma - Heinz Dörmer Flavia Biondi (Nethanielle) e Davide Mantovani - Pierre Seel Vinnie Palombino e Isabel Pilo - Annette Eick

Massimo Basili e Sebastian Dell’Aria - Heinz Heger

Giopota e Mabel Morri - Henny Schermann Giulio Macaione -  Friedrich Paul von Groszheim Francesco Legramandi (Franze) - Paul Gerhard Vogel Wally Rainbow, Luca Vanzella e Roberto Ruager - Rudolf Brazda Mattia Surroz - Karl Gorath

Andrea Madalena - Albrecht Becker. Rosa Cenere: 27-31 gennaio 2014 @ Il Cassero, Via Don Minzoni 18 Bologna

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