Intervista a Marian Trapassi- Un nuovo singolo, "Voglio" per una delle cantautrici "Iconiche"; appuntamento live il 15 febbraio al mare culturale urbano con Because The Night
E’ disponibile dal 6 febbraio su tutti i maggiori store digitali Voglio della cantautrice Marian Trapassi. Il singolo è accompagnato dal videoclip ufficiale, per la regia di Vincenzo Ricchiuto e Francesco Collinelli, disponibile per tutti dal 30 gennaio sul canale YouTube dell’artista, dopo l’anteprima su Tgcom24.
Nerospinto ha incontrato la cantautrice Marian Trapassi, che alla musica affianca benefici (ed ibridanti) sconfinamenti in altri “territori estetici”, dal teatro all’arte multimediale, passando per collaborazioni illustri (una su tutte quella con Ashley Hutchings, autentica icona del folk rock inglese) e per l’impegno costante nella fattiva valorizzazione della scena cantautorale femminile indipendente, ancora troppo spesso “oscurata”. Marian Trapassi, è infatti ideatrice e direttrice della rassegna “Because the night”, che da anni porta sul palco le protagoniste della scena più interessante del cantautorato femminile indipendente.
Because The Night- Il Palco delle Cantautrici ospita domenica 15 febbraio, ore 18.30, in occasione del quarto appuntamento della settima stagione al mare culturale urbano ((Cascina Torrette, Via Quinto Cenni, 11, Milano), il collettivo La Cantautrice, che presenta “Iconiche- Canzoniere delle cantautrici italiane di oggi”, pubblicato lo scorso novembre per Arcana Edizioni.
Il programma prevede il talk/presentazione di “Iconiche”, con l’intervento di Federica Pezzoni ed Erica Noventa (collettivo La cantautrice) e Laura B, Sue e Vea (Progetto Dinamica- Cantautrici in movimento) e, a seguire, l’esibizione live delle cantautrici Magma, Fremir, Lumen, Juno, Marta Tenaglia.
E’ appena uscito il suo singolo Voglio: suoni elettrici e groove incalzante, un indie-pop incisivo e godibile sulle frustrazioni della “società dei consumatori”, il cui valore supremo è il diritto-obbligo alla “ricerca della felicità”, per dirla con Zygmunt Bauman. E’ un tematica che “sente” molto?
Voglio nasce come una riflessione sullo scenario attuale. “Voglio, voglio, l’erba voglio…”: siamo diventati un po’ tutti bambini viziati dal web, immersi in una realtà in cui tutto è immediato, accessibile, già nostro prima ancora di esserlo davvero.
Questo ha cambiato profondamente il nostro modo di vivere, ma anche di relazionarci: le relazioni diventano spesso falsate, mediate, mai del tutto dirette e autentiche. È un gioco continuo di desiderio e frustrazione, infinito e spesso solo virtuale, che quando finalmente si traduce nella realtà a volte nemmeno ci soddisfa.
Da qui nascono la noia, la solitudine, un senso di vuoto. E credo sia importante dirlo: i giovani non ne hanno colpa. Sono, piuttosto, le prime vittime di un sistema che ci fagocita, ci intrappola e ci spinge a desiderare senza tregua. Questo bombardamento continuo di stimoli, tipico dei social e del web, finisce per intrappolare soprattutto i ragazzi, gli adolescenti, quelli che vedo tutti giorni per lavoro, e che spesso non hanno ancora sviluppato gli strumenti critici per difendersi. In fondo, però, non possiamo attribuire a loro tutta la responsabilità: questo sistema lo abbiamo costruito noi adulti, e siamo sempre noi ad aver messo loro il telefono in mano. Oggi ne stiamo vedendo le conseguenze.
Mi auguro che prima o poi si possa invertire la rotta, restituendo alla tecnologia un ruolo più sano, limitato a ciò che è davvero utile e necessario. Ma so anche che, alla fine, è sempre una questione di interessi. Vedremo dove ci porterà tutto questo.
A livello sonoro ed anche con riguardo all’artwork della copertina si percepisce una continuità con i precedente singolo, “Rosa”…
L’arrangiamento si muove su suoni attuali e contemporanei, così come il linguaggio, che ho volutamente mantenuto semplice e diretto. I suoni e l’arrangiamento, curati con grande sensibilità da Paolo Iafelice – con cui collaboro da molto tempo – hanno seguito naturalmente questa mia evoluzione sonora: un percorso iniziato già con il singolo Rosa e che qui si arricchisce ulteriormente di elementi elettrici ed elettronici.
In Voglio, in particolare, il groove incalzante aveva proprio l’obiettivo di sottolineare il mantra “voglio, voglio”, che diventa la chiave di lettura dell’intero brano, quasi un’ossessione ritmica che accompagna e rafforza il significato del testo.
Volevo che la grafica fosse coerente fino all’uscita dell’album: tante sfaccettature della stessa matrice, come frame di un autoritratto che, messi insieme, compongono un’unica immagine, quella della nostra personalità. Un’immagine carica di simboli, che richiama un’atmosfera sospesa e virtuale, con gli occhi bendati a evocare ciò che vediamo, e ciò che scegliamo di non vedere.
Cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo album in studio?
Sto lavorando ai nuovi brani con uno spirito di ricerca, esplorando percorsi sonori nuovi e anche un modo diverso di usare la voce. Non so ancora dove mi porterà questo cammino, ma sento di essere in movimento, in ascolto.
I suoni e gli arrangiamenti, curati da Paolo Iafelice, hanno sempre una priorità precisa: esaltare il significato del brano. Essendo una cantautrice, per me le parole vengono prima di tutto, hanno un peso fondamentale. Il “vestito sonoro” giusto nasce quando ogni elemento trova il suo equilibrio ed è al servizio del messaggio. È per questo che non escludo sonorità acustiche e più rarefatte, se e quando la canzone le richiederà.
Con “Because The Night- Il Palco delle Cantautrici”, del quale è ideatrice e direttrice, sta portando avanti, da anni, un lavoro importantissimo nello scardinamento del gender gap, non solo in ambito musicale. Quanto è difficile la strada verso la parità?
Da sette anni curo Because The Night – Il Palco delle Cantautrici con l’idea di creare uno spazio reale, concreto, in cui le cantautrici del circuito indipendente possano esprimersi e portare avanti la propria ricerca artistica. Because The Night è musica, ma è anche riflessione: un luogo in cui interrogarsi su un sistema che, ancora oggi, tende a penalizzare le donne, soprattutto quando sono autrici della propria musica.
È vero, oggi vediamo molte cantanti in classifica, ma il punto non è la visibilità in sé: parliamo di cantautrici, di artiste che scrivono, producono, decidono. Spesso a loro non viene riconosciuta la stessa autorevolezza riservata ai colleghi uomini. La strada verso una reale parità è ancora lunga e complessa, ma credo che creare spazi, fare rete e continuare a porre domande sia già un modo concreto per iniziare a cambiarla.
In occasione del quarto appuntamento della settima stagione al Mare Culturale Urbano (Cascina Torrette, Via Quinto Cenni, 11, Milano) BTN ospiterà il collettivo La Cantautrice, che presenta Iconiche – Canzoniere delle cantautrici italiane di oggi, pubblicato lo scorso novembre per Arcana Edizioni…come è venuta in contatto con il collettivo?
Il collettivo La Cantautrice mi ha contattata per inserire un mio brano nel progetto del Canzoniere, e ho trovato subito l’idea bellissima ed esaltante. All’uscita del libro ho quindi proposto di ospitarne una presentazione all’interno di Because The Night, immaginandola come un evento collettivo: un momento in cui la musica si intreccia al confronto, con tante ospiti e punti di vista diversi per riflettere insieme sulle tematiche di genere nel mondo musicale.
Il format di quest’anno, domenicale e quasi pomeridiano, ci permette di prenderci più tempo, di dare spazio anche al pensiero e al dialogo. Mare Culturale Urbano, che ci ospita e che ha accolto il progetto con grande entusiasmo, è il luogo ideale per farlo: oggi gli spazi dedicati alla musica originale sono sempre più rari, e il Mare è una vera perla da custodire e proteggere.
Ci saranno anche le ragazze di Dinamica- Cantautrici in movimento, a dimostrazione dell’importanza di “fare rete”. Le viene semplice, nella vita e nel lavoro, “fare squadra”?
Fare rete, per me, non è mai stato solo un concetto, ma una necessità. Non è sempre semplice “fare squadra”, perché richiede ascolto, tempo, fiducia e anche la capacità di mettere da parte l’ego. Però è l’unico modo che conosco per costruire qualcosa che abbia senso e durata.
In un contesto come quello musicale, dove spesso si è spinti alla competizione e all’individualismo, scegliere di collaborare diventa quasi un atto politico. Progetti come Dinamica – Cantautrici in movimento e La Cantuatrice dimostrano che condividere esperienze, risorse e visioni non indebolisce, ma rafforza. È così che nascono spazi nuovi, più giusti e più liberi. E’ faticoso ma è possibile !! ☺
Chi vorrebbe vedere sul palco del prossimo Sanremo?
Più che dei nomi, vorrei vedere sul palco di Sanremo buona musica, belle canzoni e una maggiore attenzione alla scrittura. Il Festival resta, com’è giusto che sia, un grande spettacolo popolare, e in questo momento storico un po’ di leggerezza è quasi necessaria per tutti noi. Ma credo che non dovrebbe mai mancare uno spazio autentico per le canzoni che hanno qualcosa da dire, per le parole che restano.
Cinque album per lei irrinunciabili?
The White Album dei The Beatles, Kind of Blue di Miles Davis, Blue di Joni Mitchell, Rimmel di Francesco De Gregori e The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd sono dischi del passato, ma per me hanno il sapore delle origini.
Erano i vinili che giravano in casa, la musica che accompagnava le giornate di mia madre e di mia sorella, un sottofondo costante che entrava quasi senza chiedere permesso. Crescendo, quei suoni sono diventati una parte di me: su quegli ascolti ho costruito, da adolescente, il mio gusto musicale e molte delle scelte che ancora oggi mi porto dietro, come una memoria affettiva che continua a suonare.
Il libro che ha attualmente sul comodino?
L’estate è il tempo che mi concedo per la letteratura e per i romanzi, una sorta di spazio lento che mi permette di immergermi davvero nella lettura. In questo periodo, però, sto leggendo un saggio sul pensiero tibetano: sentivo il bisogno di approfondire la cultura buddista, un mondo in cui mi riconosco e dal quale ho imparato molto, soprattutto in termini di ascolto, consapevolezza e sguardo sulle cose. (Dejanira Bada “Il pensiero tibetano”- Giunti).
Un consiglio filmico “per palati fini” per le lettrici e i lettori di Nerospinto?
Una donna muta, un pianoforte, il corpo come linguaggio. Passione, potere, libertà. Lezioni di piano, diretto da Jane Campion e accompagnato dalla colonna sonora ipnotica di Michael Nyman, è un classico che resta profondamente sensuale e simbolico: un film che parla di voce, desiderio e identità quando le parole non bastano.
