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Una selezione di proposte per regali che restino per sempre
La questione è annosa, si sa: cosa regalo per San Valentino? Non è semplice trovare qualcosa che sia insieme gradito, originale e soprattutto a tema con la festa degli innamorati. Non disperate, veniamo in vostro soccorso!
"Per sempre" è la parola d'ordine, cosa c'è di più indelebile di un tatuaggio? La metafora perfetta per una storia che duri. Potete scegliere se regalare un tatuaggio alla vostra metà, o, ancora meglio, affrontare questa esperienza in coppia e farvi creare un disegno che si completi sulla vostra pelle come voi completate le vostre vite. Trovare degli artisti che vi riescano a comprendere non è semplice; un suggerimento è quello di rivolgervi a Freakshow Tattoo Parlour, dove troverete due esperti come Rita e Cristian di cui non potrete non innamorarvi. Se volete farvi ispirare, invece, non dovete fare altro che immergervi nell'atmosfera della Milano Tattoo Convention, dal 6 all'8 febbraio all'Atahotel Quark di via Lampedusa.
[gallery type="rectangular" size="full" ids="36744,36745"] Poi quale regalo è più dolce di un animale cui dare un po' del vostro affetto? Una scelta sicura può essere un levriero, un cane elegante e raffinato, ottimo animale da compagnia. Questa specie canina è fra le più antiche, ed essendo stata in grado di adattarsi in tutte le zone del mondo, se ne trovano di tutti i tipi: dal lungo mantello o dal pelo corto, di taglia piccola o grande. Non serve dire che la scelta migliore per dimostrare quanto sia grande il vostro cuore è quella di adottare un cane del canile, bisognoso di un nuovo nido.
[gallery type="rectangular" size="full" ids="36752,36750,36751"] Se invece è l'arte ad accendere la vostra passione, perché non tradurla nel vostro quotidiano? Idee per tutte le tasche ce ne sono: trasformare opere digitali in oggetti per la casa, bicchieri, piatti, magliette, tele. Gli artisti che piacciono a Nerospinto sono giovani, originali, provocatori.
Ed ecco il progetto milanese trapiantato a Berlino, Melancholie (mit Monstern) propone dei collage metafisici, ritratti kafkiani intrisi di inquietudine e velata ironia.
Se siete amanti della provocazione, optate per l'irriverenza di Max Papeschi che con i suoi lavori politically-uncorrect mostra in maniera ironicamente realistica la nostra società globalizzata e consumista.
Per i più romantici, un ritratto di Mauro Lacqua che realizza opere in grado di incantare con il loro fascino lunare ed enigmatico. Le sue creazioni delicate e intense nascono sulla fragile superficie del vetro che catturerà la vostra essenza.
Se invece avete gusto per il nuovo e l'imprevedibile, affidatevi a Miky Degni e alla sue sperimentazioni che gli permettono di ottenere risultati delicati ed affascinanti.
Di occasioni ne esistono molte, quello che resta da fare è schiarire la mente e aprire il cuore: sicuramente troverete il regalo che fa per voi e per la vostra anima gemella.
Contatti:
Freakshow Tattoo Parlour | www.freakshowtattoomilano.com | Facebook: OnlyFreakShow Milano Tattoo Convention | 6-7-8 febbraio 2015 Atahotel Quark Milano | www.milanotattooconvention.it Parco Canile di Milano | www.comune.milano.it | Facebook: ParcoCanileMilano Melancholie (mit Monstern) | www.melancholiemitmonstern.com | Facebook: melancholiemitmonstern Max Papeschi | www.maxpapeschi.com | Facebook: maxpapeschi Mauro Lacqua | www.maurolacqua.com | Facebook: mauro.lacqua Miky Degni | www.segnidegni.com | Facebook: Segnidegni
"Fondo Biagi", l'ultimo ed importante fondo filmico entrato negli archivi della cineteca Italiana.
Da qui prende spunto tutta una serie di appuntamenti che costituiscono il progetto Enzo Biagi e la Scala di Milano, presentato presso Spazio Oberdan, Fondazione Cineteca italiana, dal 7 al 15 febbraio.
Un progetto che prevede anche la presentazione in anteprima de La Grande Scala. Vintage, un prezioso film che racchiude alcune tra le più storiche interviste di Enzo Biagi ai tanti artisti che hanno fatto grande il teatro lirico più prestigioso del mondo.
Di proprietà di Sarah Nicora della Keyfilms-AccasFilm, "Fondo Biagi" si compone di innumerevoli metri di pellicola realizzati e destinati alla tv tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta. Di questi, troviamo tre lunghe interviste di Enzo Biagi a Woody Allen, Federico Fellini e Ugo Tognazzi, oltre che sei puntate della serie Un cronista alla scala, in cui il grande giornalista incontra alcuni tra i principali performer che hanno fatto grande il teatro milanese.
Ospite della serata di sabato 7 febbraio, al debutto quindi della proiezione, sarà Bice Biagi, figlia del grande Enzo.
Un'occasione, questa, per onorare la memoria di un grande giornalista italiano, e per rivivere, attraverso le sue interviste, biografia e carriera dei grandi del cinema italiano e non e di artisti che hanno reso prestigioso uno dei teatri patrimonio del nostro Paese.
Spazio Oberdan Milano
Viale Vittorio Veneto, 2
Per Informazioni: Tel. 02.87242114 / Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. / www.cinetecamilano.it
La grande Scala. Vintage: Sabato 7 febbraio (h 21.30) / Domenica 8 febbraio (h 15) / Lunedì 9 febbraio (h 19.15) / Domenica 15 febbraio (h 21)
Enzo Biagi "I ritratti", Ugo Tognazzi: Mercoledì 11 febbraio (h 17), ingresso libero con cinetessera
Enzo Biagi “I ritratti”, Woody Allen: Venerdì 13 febbraio (h 17), ingresso libero con cinetessera
Enzo Biagi "I ritratti", Federico Fellini: Sabato 14 febbraio (h 15), ingresso libero con cinetessera
Modalità d'ingresso:
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Domenica 8 febbraio alle 11.30 alla Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano si terrà un divertentissimo spettacolo di ombre cinesi, tratto dal libro "Cacciatrice di calzini" di Alessandra Sala e illustrato da Nicole Curti.
Un libro che racconta le esilaranti avventure di cinque cuccioli di cocker, che devono affrontare la responsabilità di essere eredi di una famiglia di grandi fiutatori.
Uno spettacolo ideale per trascorrere una piacevole domenica mattina in famiglia, svagandosi e divertendosi assieme ai più piccini!
Età consigliata dai 6 anni
Feltrinelli di Piazza Piemonte 2/4
[gallery type="rectangular" ids="36672"]Giovedì 5 febbraio il Circolo Magnolia ospiterà il live del duo minimal hip hop americano 18+, che presenterà il suo album d'esordio "Trust".
I 18+ sono una coppia californiana conosciutasi in rete nel 2011, attraverso il reciproco scambio di materiali musicali. Hanno finora autoprodotto tre mixtapes, e a partire dall'estate 2013 hanno iniziato a esibirsi in tutta Europa in location varie: dai locali notturni, alle gallerie d'arte fino ad arrivare alla Biennale di Venezia.
I 18+ si distinguono anche per la particolarità di produrre e distribuire durante i loro live oggetti personalizzati, come le chiavi della macchina, costumi da bagno, asciugamani, animazioni video in edizione limitata etc..
Le loro esibizioni sono molto semplici e dirette: due microfoni per i due artisti che rimangono fermi e impassibili per tutto il live, mentre dietro di loro si susseguono videoproiezioni di un immaginario digitale e paesaggi sonori affascinanti e perversi.
Un live ipnotizzante quello che si prospetta giovedì 5 febbraio con i 18+ al Magnolia.
CIRCOLO MAGNOLIA
Via Circonvallazione Idroscalo, 41, Segrate (MI)
Ingresso: 5,00 euro + tessera ARCI
Prevendite disponibili su www.mailticket.it
Apertura cancelli: 21.00
Inizio spettacoli: 22.00
Opening Dj Set:
WEIRD CLUB
INFO:
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
tel: 366 5005306
[gallery type="rectangular" ids="36659,36658,36657,36655,36654"]Nerospinto ha il piacere di essere partner della mostra personale dell'artista Max Papeschi "Fifty Shades Of Gold", che verrà inaugurata il 12 febbraio 2015 all’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco. Prima della sua partenza per gli USA, siamo riusciti a intervistarlo, per capire meglio la sua arte e il messaggio che vuole trasmettere. Ma chi è Max Papeschi? È un artista contemporaneo che ha fatto della unpolitically correct la sua cifra stilistica. Dopo le esperienze come autore e regista in ambito teatrale, televisivo e cinematografico, raggiunge la notorietà con un'opera mastodontica esposta a Poznan, in Polonia, rendendolo uno dei digital-artist italiani più apprezzati e conosciuti all'estero, realizzando più di un centinaio di mostre in giro per tutto il mondo. La sua carriera di artista-scandalo è nata per caso, quando una gallerista vide quella che doveva essere la locandina di un futuro spettacolo e gli propose una mostra. Un mese dopo tutte le opere erano vendute, e da allora è stato un crescendo: vernissage, copertine, interviste, mostre in tutto il mondo, critiche, contestazioni, dibattiti, e le immancabili minacce di morte (la misura più attendibile della fama). Nel 2014 Sperling&Kupfer ha pubblicato la sua autobiografia "Vendere svastiche e vivere felici. Ovvero: come ottenere un rapido e immeritato successo nel mondo dell'arte contemporanea": autocelebrativo o la cronaca imparziale della sua ascesa, non smette comunque di dividere le opinioni. A San Francisco si terrà la sua nuova personale, presso l'Istituto Italiano di Cultura in collaborazione con la McLoughlin Gallery, curata da Giulia Proietti e sponsorizzata da Lumen Group. In mostra ci saranno 40 opere per un'antologica con le opere più famose del'artista, oltre alla programmazione di video e i reading di alcuni pezzi tratti dall'autobiografia dell'artista. Per noi Max, oltre che un artista visionario, rimane innanzitutto un amico, e lo abbiamo incontrato nel suo studio un sabato pomeriggio.
Nerospinto: Sei felice? Max: Sì
N.: Qual è il confine tra marketing e arte? M.: Il confine è sempre più sottile. Il mio lavoro spesso parla espressamente dei meccanismi della pubblicità. Talvolta il media è parte fondante del mio messaggio, come nel caso dello scandalo creato intorno al mio matrimonio riparatore con Minnie o alla vendita di mia madre: le notizie sono diventate esse stesse parte dell’opera.
N.: La provocazione è secondo te il mezzo migliore per veicolare il tuo messaggio? M.: La provocazione non ha più tanto senso. È stato esposto un cesso in una galleria d’arte nel 1917, c’è stata la merda in barattolo, ci sono state centinaia di performance basate sul nudo, sul sangue e sull’autolesionismo, hanno torturato e ucciso animali in nome dell’arte di “rottura” e appeso in piazza manichini di bambini morti. A livello di provocazioni, il mondo dell'arte ha già dato abbastanza, secondo me.
N.: Pensi che le tue opere siano state fraintese o che il messaggio non sia stato capito correttamente? M.: All'inizio sono state spesso fraintese, adesso, dopo tutte le interviste che ho rilasciato, almeno in Europa il mio lavoro è abbastanza capito.
N.: Oramai tutto è stato sdoganato e ridicolizzato, i tabù e i dogmi della cultura occidentale pian piano stanno crollando: cosa pensi ci sia ancora di trasgressivo? M.: Niente è più trasgressivo perché le regole son state tutte infrante. Sono curioso di scoprire cosa verrà definito “trasgressivo” dalle generazioni future.
N.: Vuoi prendere le distanze dalla decadenza culturale dei tempi moderni, o senti di esserci dentro e di viverla? M.: Sono decisamente figlio di questi tempi, critico e ridicolizzo cose che fanno comunque parte della mia vita, sarebbe ipocrita prenderne le distanze.
N.: Con chi ti piacerebbe lavorare? M.: Mi piacerebbe lavorare con dei professionisti seri ad un film, magari tratto dai miei lavori.
N.: Una città al mondo dove vorresti esporre? M.: New York.
N.: Ti senti una star? Ti riconoscono? M.: Mi è capitato che qualcuno mi fermasse per strada, ma fortunatamente non faccio televisione e non gioco a calcio, la mia vita e il mio modo di viverla non sono cambiati più di tanto.
N.: Chi compra i tuoi quadri? M.: All'inizio della mia carriera venivano acquistati esclusivamente per piacere estetico, per arredarci le case. Oggi alcuni lo fanno solo per investimento indipendentemente dal fatto che l’opera gli piaccia o meno, fa parte delle regole del gioco.
N.: La prima cosa che fai la mattina appena ti svegli? M.: Controllo il cellulare e le mail dal letto, se non ci sono urgenze me la prendo con molta calma.
N.: L’ultima cosa che fai prima di dormire? M.: Soffro un po’ di insonnia, e faccio piuttosto fatica a prendere sonno, spesso mi addormento guardando documentari. L’idea è che se non riesco a dormire almeno imparo qualcosa.
N.: Cosa si può fare, dal punto di vista di un artista, per l'arte in Italia? M: Farla vedere all’estero.
N.: Quanto contano i compromessi e le pubbliche relazioni? M.: Le pubbliche relazioni contano tantissimo, questo vale per tutti i settori, ma nel mondo dell’arte sono forse ancora più importanti. Quando lavoravo nel mondo dello spettacolo, dove per realizzare le proprie idee serve molto denaro in anticipo, ho dovuto fare enormi compromessi. Per quello che faccio adesso non servono grossi capitali, non sono costretto a mendicare soldi dai produttori e direttori di rete, quindi posso permettermi il lusso di non fare compromessi.
N.: I Nazisti erano abilissimi nella propaganda e nelle pubbliche relazioni, per questo Hitler è così presente nella tua produzione? M.: I regimi totalitari sono stati e sono tuttora abilissimi nella propaganda, fa parte del loro DNA. Hitler è diventato il simbolo del male assoluto, senza le sfumature che hanno avuto altri dittatori, per questo è molto presente nella mia produzione, perché è un archetipo.
N.: Un pregio e un difetto? M.: Il mio peggior difetto, è che sono un inguaribile ottimista, che poi è anche il mio maggior pregio.
N.: Come spende i suoi soldi Max Papeschi? M.: Viaggiando.
Carlotta Tosoni
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Venerdì 6 febbraio i Discodromo, duo di dj italiani celebri a Berlino e a Parigi, tornano dietro la consolle presso il Club Q21 per la serata q|lab.
Il duo nasce dall'incontro tra Giacomo Garavelloni e Giovanni Turco, esperti e appassionati dei generi house e techno. Essi prendono il nome dal termine utilizzato nei film di fantascienza degli anni '70 per identificare le piste circolari usate dagli ufo. Dal 2008 si stabiliscono a Berlino e guadagnano via via sempre più notorietà arrivando a esibirsi anche in locali come l'Output di NewYork, lo Smart Bar di Chicago e il Sonar Festival di Barcellona.
Il loro stile si caratterizza come inedito e sperimentale, ispirato da queste atmosfere ricche di contaminazioni internazionali.
Han collaborato, nel corso della loro carriera, con le etichette Internajonal, BPitch Control, Phonica Record e Cocktail d'amore Music.
Venerdì 6 febbraio porteranno tutto questo dentro le mura del Club Q21 a Milano.
Dalle 23.00 @ q|Lab c/o Q21 Milano – Via Padova 21, Milano
Room1: Carlo Mognaschi + Discodromo
Room2: ИARCISSUS + Toh! Magazine N°20 Launch Party
Ingresso con consumazione: fino alle 2 in lista: 15 euro, dopo le 2: 17 euro
Info Evento: http://goo.gl/FU7Y0k
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Sfatiamo un mito: mangiare vegetariano o vegano non significa rinunciare a gusto e sapore. Proprio per questo siamo andati a curiosare all'Osteria al 55, in via Messina, a Milano, ovviamente al civico 55.
È qui che Michele Maino e Carlo Codarini accolgono la loro clientela per stupirli con la loro filosofia: cucina vegetariana (e vegan) per non vegetariani. E ci riescono in tutti i sensi: i sapori superbi, i profumi inebrianti e la gioia per gli occhi si sposano nei piatti originali e sempre nuovi che la loro cucina propone. I prodotti a km zero sono combinati magistralmente con spezie e pietanze da tutto il mondo.
Abbiamo provato per voi dei fantastici gnocchetti di patate viola con salsa di cavolo rosso, seguiti da una chèvre chaude con crostini di formaggio di capra, rivelatrice della scuola francese che si mescola con l'innovazione dello chef. La celebre ciliegina sulla torta si è presentata sottoforma di una cheesecake al gorgonzola con cavolo nero, squisita!
Non vi ha ancora conquistati? Questo posticino che sembra uscito da altri tempi vi propone un menu degustazione a 39 euro che prevede un tris di antipasti, un primo, un secondo e un dolce. A la carte vi potete sbizzarrire fra i curatissimi piatti come il risotto saltato con curcuma e roquefort, la millefoglie di carciofi, noci e polpa di porcini, la tempura di verdure di stagione, i capunet - polpettine di grano saraceno in foglie di verza - alla cinese con verdure al salto. Intrigante e sicuramente da provare la dark salad, che ha l'aria di essere tutto fuorché la classica insalatina con foglioline verde e pomodorini: castagne d’acqua cinesi, radice di loto, rambutan, patata viola, mangostano e carote nere fanno comprendere il perché di questo nome così seducente. Per chiudere la cena con un sorriso, la proposta di "happy end" include un cuorecaldo al cioccolato con panna montata ai ras el hanout - che ricorda un po' il curry - oltre ai sorbetti di frutta, da provare quello al rabarbaro, o uno yogurt indiano in versione vegan.
L'Osteria al 55 propone, prenotando con un paio di giorni d'anticipo, anche cucina crudista, che prevede assaggi vegani cotti non oltre i 37 gradi.
Onore al merito, dunque, a questo ristorantino delizioso ma coraggioso che è riuscito a sdoganare un tipo di cucina che troppo spesso si auto-confina in una cerchia elitaria, riuscendo quindi a interpretare la cucina vegetariana a vantaggio di tutti i palati.
Indira Fassioni
Contatti:
Osteria al 55 | Via Messina, 55 - 20154 Milano | tel +39 0249752286 | Sito | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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Antonia del Sambro
[gallery type="rectangular" size="full" ids="36537,36536,36539,36538"]Esce oggi per Garrincha Dischi "Ho messo la sveglia per la rivoluzione", il secondo album dell'Orso, il loro primo LP di inediti. L'album ha esordito nella Top Ten di iTunes già in pre-order e il primo singolo "Giorni Migliori" ha ottenuto il primo posto nella classifica Alternative di iTunes. L'album è da oggi disponibile in tutti gli store, anche digitali e questo è il link per trovarlo su iTunes: https://itunes.apple.com/it/album/ho-messo-la-sveglia-per-la/id954462794
In occasione dell'inizio del loro tour, che farà tappa al Biko di Milano giovedì 5 febbraio, Nerospinto ha avuto il piacere di intervistare la voce della band, Mattia Barro.
Com'è andata la data zero del nuovo tour? Bene, molto bene. Siamo riusciti a portare 200 persone ad un concerto a Ivrea, ed è una cosa bellissima anche perché a Ivrea non c'è un posto per i concerti, è una provincia di discoteche e club. Il live l'abbiamo fatto nel teatro della stazione, una zona molto figa che si sta rivalutando, mio padre dice che sembra di stare a Berlino. Poi c'era la mia famiglia, i miei amici d'infanzia, la ragazza del liceo (ride). No, lei in realtà non è venuta, non ci parliamo più. Ero molto emozionato: ci saremmo esibiti con la band nuova e il disco nuovo a Ivrea, a casa mia. Milano è una parentesi, io sono uno di quelli che arriva dalla provincia, va nella metropoli ma poi tornerà a casa. Per quanto mi piaccia Milano voglio tornare a Ivrea.
[intanto parte il video di If you had my love di Jennifer Lopez] Avrò avuto 12 anni, in questo video lei è abbastanza coperta e questo ci innervosiva tutti. (ride)
Cosa ci puoi dire a proposito dei cambiamenti nella formazione della band? Giulio, il nostro ex batterista, ha scelto di intraprendere la carriera attoriale. Invece con Tommaso c'erano divergenze da un po' di tempo, quindi in un periodo di pausa e di cambiamento della band abbiamo deciso che era inutile continuare a non capirsi. Nella nuova formazione c'è Francesco, che da due anni è anche il mio coinquilino e il fatto di vedersi ogni giorno porta a conoscere meglio i limiti dell'altra persona. Con lui ho già lavorato in altri progetti tipo The Swimmer, così come con Niccolò, il nuovo batterista. Omar l'ho conosciuto a giugno, al Garrincha Loves Bari, tramite Anna dell'Officina della Camomilla. Aveva appena lasciato la sua band e lui è uno che vuole suonare, io cercavo un chitarrista e ci siamo trovati subito, è molto veloce nel capire le cose e probabilmente fra noi è il più bravo a livello tecnico. Sono molto contento delle nuove scelte.
A proposito di Garrincha, come sono i rapporti con l'etichetta? Abbiamo consolidato i rapporti in questi ultimi mesi. Non tutte le band sono della stessa città, per cui sono stati importanti i Garrincha Loves fatti in questi anni in giro per l'Italia. Per mettere da parte gli egocentrismi di ognuno e mettersi a parlare è necessario vivere delle situazioni insieme. L'anno scorso abbiamo giocato bene i posizionamenti in cartellone di tutte le band in modo che tutti potessero sentirsi importanti alla stessa maniera, Lo Stato Sociale a parte. È anche giusto rendere merito a un gruppo che fa sempre il pieno, sono i golden boys della scena indipendente italiana ed è sbagliato nasconderli. Garrincha spende Lo Stato Sociale per rafforzare tutte le band, mentre ad esempio la 42 Records con I Cani ha sempre scelto di "proteggerli" e fare una cosa un po' esclusiva, farli suonare poco. È anche grazie a Lo Stato Sociale che L'Orso riesce a farsi conoscere. È un bene quando tutte le band hanno pari dignità e per arrivare a questo punto ci è voluto un po' di tempo. È diventato praticamente un rapporto familiare, per esempio lo studio di registrazione, si trova a casa di Matteo Romagnoli - fondatore della label. La casa si trova in provincia di Bologna, fuori città, a fianco c'è la casa di suo padre, si dorme da lui e si suona nello studio che è poi il soggiorno, è un modo secondo me anche più divertente di lavorare.
Come è stato lavorare all’ultimo album? Io e Francesco abbiamo lavorato insieme, a casa. Poi abbiamo portato in studio le canzoni scritte e con Gaia, Niccolò e Omar le abbiamo decostruite. Le canzoni erano già state scritte prima del cambio di formazione quindi gli altri sono arrivati a metà del processo creativo. Adesso abbiamo tre ragazzi che suonano con i controcoglioni e se ti fidi delle persone con cui lavori anche i risultati sono migliori. Poi con Romagnoli e Carota - Lo Stato Sociale - abbiamo fatto prendere delle derive molto diverse al nuovo disco. Ad esempio abbiamo provato a levare la chitarra, ripartire dalla la sezione ritmica e il cambiamento è stato molto stimolante e mi ha permesso di tirare fuori delle parti di me che generalmente non avrei saputo tirare fuori. Tutto il lavoro di produzione fa intraprendere nuove direzioni e con l'età ho capito che bisogna trovare la giusta ponderazione tra cuore e cervello, non sono per l'attitudine del punk ma nemmeno per il controllo spasmodico dei dettagli.
Sulla pagina facebook dell'Orso hai scritto che "bisogna uccidere i propri padri, per potersi autodeterminare" Sì è vero, lo trovo verissimo. E per fare questo disco abbiamo ucciso tutte le cose che dovevamo uccidere per sopravvivere. Abbiamo stravolto tutto quello che la gente pensava fosse l'Orso: soltanto chitarra acustica, orchestrazioni e canzoni d'amore. I padri erano sia chi eravamo noi, che la formazione. Se non fossimo cambiati avremmo fatto un disco di merda, L'Orso 2; anche il cinema ci ha dimostrato che i sequel non portano benissimo. Quando fai un disco sai che per due anni parlerai solo di quello. Serviva uno stacco, senza sarebbe stato tremendo, ci saremmo annoiati e non saremmo durati. I padri sono anche tanti altri limiti che abbiamo deciso di non imporci, altrimenti nel nuovo album non avremmo potuto mettere l'elettronica e il rap. Io faccio rap da quando ho 15 anni però non avevo mai fatto pezzi rap con L'Orso, in questo disco invece rappo in tre pezzi diversi, senza una vera base hip hop. Abbiamo fatto una bella strage di cose che avremmo dovuto uccidere.
Perché ultimamente tutti i pezzi usciti su YouTube sono inseriti in un lyrics video Perché i video su YouTube solo con la copertina mi uccidono, la pensa così anche Romagnoli. Poi per fare un lyric video non serve tanto né a livello di tempo né a livello economico, quindi per dare pari dignità a tutti i brani abbiamo scelto questa strada. Tra un po’ usciranno anche i video ufficiali del pezzo con Lo Stato Sociale, con i Costa, quello de “Il tempo ci ripagherà” e forse di “Shoegazer”, e quello di “Giorni Migliori” è già uscito invece. Poi la cosa bella che è venuta fuori coi lyrics video è che la gente li ricondivide molto di più, mette su Instagram lo screenshot con il testo, lo rende molto diretto e veloce. È una cosa che mi è piaciuta molto, il problema è far stare una frase di senso compiuto in un frame. (ride)
Far uscire le canzoni prima dell'album non è rischioso? Avete persino messo l’album in streaming su Rockit il giorno prima dell’uscita!
In questo periodo storico il "mi metto e ascolto il disco" è una cosa che facciamo in pochi. Il problema era dare dignità a tutte le canzoni al primo disco di inediti, 10 pezzi da far uscire con il loro video e dare a tutti la possibilità di sentirli. Il disco sarà comunque disponibile su YouTube e Spotify già dal 3 febbraio, quindi sarà comunque ascoltabile gratuitamente. Questa scelta è fatta soprattutto per far conoscere tutte le canzoni e non solo le solite due o tre. E poi l’altro aspetto positivo è che chi verrà alle prime date a sentire il concerto potrà già cantare le canzoni con noi. Altri gruppi fanno qualcosa di più intelligente probabilmente, fanno uscire l'album e iniziano il tour dopo un mese così la gente ha il tempo di metabolizzare il disco. Il nostro disco doveva uscire un mese prima, ma poi sono cambiate le date e comunque abbiamo scelto di non far slittare il tour anche per testare i nuovi pezzi e la nuova formazione direttamente con il live e vedere le reazioni del pubblico. A Ivrea è stato particolare, abbiamo fatto 18 canzoni, di cui 11 uscite da settembre ad ora. Abbiamo scelto di sperimentare, non aver paura che il pubblico non sapesse le canzoni, poi c'erano le prime file coi fan accaniti che le sapevano già tutte.
Ecco appunto, questa sorta di fidelizzazione che sta avvenendo per voi e altre band Garrincha grazie ai social network e soprattutto ai fan club. Che ne pensi? È quello che avrei voluto avere io da ragazzino. Ho letto una bellissima intervista di Mark Ronson che diceva: "Sono tra i numeri uno e tutti mi vogliono. Ho fatto duemila cose ma io continuo a scrivere la musica per il quindicenne che ero" e mi ci ritrovo molto. Voglio che qualsiasi cosa faccia con i miei progetti sia di gradimento per quello che ero a 18 anni. È il mio punto di riferimento, quando scrivo devo dare sempre conto al ragazzino che ero, quando ero puro al mille per cento. Ero malato di musica, andavo a 100 concerti all’anno, e mi gasavo, morivo dalla voglia di conoscere le band e avere il loro autografo anche se nessun altro lo voleva ed erano semisconosciuti. È quello il vero giudice cui faccio riferimento. Ora sono cresciuto; ho studiato, ascoltato, letto, girato il mondo, e delle recensioni non me ne frega niente. Io per ora sto scrivendo per quel ragazzino che mi deve dire che sono onesto, ho detto la verità e quello che pensavo, se inizio a cambiare una parola per ammiccare al pubblico penso al ragazzino che mi direbbe che questa cosa all'epoca mi sarebbe andata di traverso. Se Matteo in studio vuole farmi cambiare qualcosa litighiamo come fratello maggiore e minore e ci mettiamo il muso. Poi è vero che a volte quando scrivi, rivedi, modifichi e cambi la stesura, a volte ci sta, basta che lo faccia per te stesso e non per gli altri perché poi quando la canterai live ti darà fastidio, mi è successo ad esempio con “Con i chilometri contro”. È ovvio cambiare e fare autocritica: “Ottobre come Settembre” adesso dico "che merda!", la trovo pretenziosa e non mi piace, però all'epoca quando l'ho scritta era perfetta. E questo è il motivo per cui ti evolvi, di base la critica te la fai da solo, senza finisci a fare merda. Fortunatamente il mio giudice ce l'ho ed è ben presente. E questo mi fa odiare metà della scena indie italiana (ride).
Il nuovo album si intitola “Ho messo la sveglia per la rivoluzione”. La rivoluzione ha qualche accezione di carattere politico o no? No, assolutamente no. Di base parlo della rivoluzione interiore. Il problema di chi fa politica con la musica è che pensa sempre che la rivoluzione debba essere imposta, senza neanche sapere cosa rivoluzionare. Io penso che prima della rivoluzione sociale ci sia quella personale, tutti dicono che va di merda e bisogna cambiare le cose, una concezione generale e vaga, noi lo diciamo, il pubblico lo ripete, ma dirlo e basta serve a ben poco soprattutto se non c'è nemmeno una direzione. Quando sei il primo a cambiare allora puoi parlare anche agli altri. Si tratta anche di cose piccole, senza cambiare il mondo. Io odio l'ambiente italiano indipendente, non mi ci trovo, mi sento il bambino povero alla festa dei ricchi, ma non c'è nessun ricco in realtà, anche se l'attitudine è quella. Ad ogni modo “ho messo la sveglia per la rivoluzione” è una frase estratta da “Il tempo ci ripagherà”. È una critica a chi parla ma poi resta a casa, quando siamo a casa iniziamo a lavorare su noi stessi, poi la voglia per il resto viene. Se ci si riempie la bocca di parole belle e poi si rimane sul divano sembra di prendere per il culo un po' tutti.
[prima di salutarci, Mattia riceve un messaggio] Aspetta che c'è una discussione tra mia madre e mia nonna sul numero di persone al concerto. Mia nonna ha misurato quanta gente c'era da quanto è stata in coda per prendere l'acqua al bar.
Canali ufficiali de L'orso: www.facebook.com/lorsoband www.twitter.com/lorsoband www.garrinchadischi.it
Mercoledì 11 febbraio dalle ore 20.30 il consueto appuntamento enogastronomico al Malù Ristorante&Winebar di Via Antonio Pollaiuolo 9.
Una cena all'insegna dei sapori genuini della Turchia: un' occasione per assaporare i diversi tipi di carne, combinati con piatti speziati a base di di verdure, un mix unico per equilibrio ed originalità.
Varia, colorata, ricca e saporita, una tradizione culinaria che, grazie alla sua millenaria storia ed alla sua posizione geografica, porta in alto la bandiera di cucina cosmopolita per eccellenza.
Arricchita da un tocco autentico di fantasia e ricercatezza nell’eccellenza degli ingredienti, i sapori turchi vengono portati a tavola dalla cucina creativa ed innovativa della zona più trendy di Milano.
Il menù proposto, al costo di 25€, prevede:
Antipasti
Sempre per venire incontro alle esigenze di tutti, il Malù propone alla sua clientela un menù alternativo.
Pronto a stupire e a lasciare il segno ancora una volta, sempre alla ricerca di innovazione e cura nel dettaglio, il Malù Ristorante e Winebar ricorda che, affinché siate certi di potervi godere la serata, è gradita la prenotazione.
Malù Restaurant & Wine Bar facebook.com/Malu.winebar
via Antonio Pollaiuolo 9
telefono 02 3982 0750
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