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L’attesa per i fans è finita, Bruce Springsteen torna in Italia dopo tre anni con l’esplosivo “The river tour”.

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Nel cuore della colorata Chinatown di Milano si trova oTTo, il locale perfetto per ogni momento della giornata.

Giovedì 5 febbraio il Circolo Magnolia ospiterà il live del duo minimal hip hop americano 18+, che presenterà il suo album d'esordio "Trust".

I 18+ sono una coppia californiana conosciutasi in rete nel 2011, attraverso il reciproco scambio di materiali musicali. Hanno finora autoprodotto tre mixtapes, e a partire dall'estate 2013 hanno iniziato a esibirsi in tutta Europa in location varie: dai locali notturni, alle gallerie d'arte fino ad arrivare alla Biennale di Venezia.

I 18+ si distinguono anche per la particolarità di produrre e distribuire durante i loro live oggetti personalizzati, come le chiavi della macchina, costumi da bagno, asciugamani, animazioni video in edizione limitata etc..

Le loro esibizioni sono molto semplici e dirette: due microfoni per i due artisti che rimangono fermi e impassibili per tutto il live, mentre dietro di loro si susseguono videoproiezioni di un immaginario digitale e paesaggi sonori affascinanti e perversi.

Un live ipnotizzante quello che si prospetta giovedì 5 febbraio con i 18+ al Magnolia.

CIRCOLO MAGNOLIA

Via Circonvallazione Idroscalo, 41, Segrate (MI)

Ingresso: 5,00 euro + tessera ARCI

Prevendite disponibili su www.mailticket.it

Apertura cancelli: 21.00

Inizio spettacoli: 22.00

Opening Dj Set:

WEIRD CLUB

INFO:

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

tel: 366 5005306

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Che  voi siate o meno degli appassionati dell’alta moda, se siete degli spiriti creativi e apprezzate la sperimentazione artistica in quanto tale, non potrete che trovare interessante il lavoro di questo fashion duo internazionale.

Due continenti  si incontrano e ciò che nasce dall’impatto è un prodotto unico, sofisticato, che riesce perfettamente a fondere il minimalismo delle forme geometriche con l’eleganza dei colori e la femminilità celata nella semplicità.

 

Dietro il marchio Elga Jazz si nascondono Olga Jazepova, estone, diplomata all’Accademia di Belle Arti di Tallin, e Amal Kiran Jana, direttamente dal NIFT di Calcutta e diplomato alla Domus Accademy di Milano.

E’ nel 2011 a Tallin che i due designer decidono di fondere le loro così differenti culture in un solo progetto che, come loro stessi precisano, mira alla realizzazione di collezioni che siano legate più ad un concetto di coerenza artistica piuttosto che ai dettami del fashion system.

L’atmosfera che si respira guardando i risultati del loro lavoro è infatti quella di una ricerca spirituale più che di mercato, del tentativo di incarnare in un prodotto le sensazioni contrastanti, di forza e debolezza, di un essere umano, perso in un mondo così ricco di sfaccettature da finire con l’essere sempre in guerra, con gli altri e con sé stesso. E’ questa la metafora concettuale che Elga Jazz vuole esprimere, e lo fa attraverso le forme pulite e contemporanee delle sue scarpe, attraverso la versatilità delle borse che, come camaleonti, si adattano ad ogni occasione della vita moderna.

Fondamentali nella costruzione della filosofia del marchio i colori: tre, semplici. Il nero carbone, il blu di prussia e il viola molto scuro conferiscono infatti alla collezione un allure noir molto raffinata. Come di fronte ad un quadro di De Chirico le tinte monocrome, le ombre nette e l’incongruenza delle forme  possono, ad un primo impatto, provocare una sensazione di spaesamento, ma, per coloro a cui arriverà, il significato che nascondono sarà una meravigliosa mistica scoperta.

 

Per una conoscenza più approfondita di questo marchio e delle sue produzioni non perdete l’evento Nerospinto.

 

 

Borderline Nerospinto Design Week Sabato 13 Aprile,dalle ore 19.00 Show, performance, moda, design, food C/o Spazio espositivo Giulio romano 8 (MM Porta Romana)

 

Indossa la tua maschera migliore

 

C’è che dopo un lavaggio a 90 gradi con tanto di extra ammorbidente Hipster, esce dalla lavatrice un Devendra nuovo di pacca, ripulito da capo a piedi, con fidanzata a seguito (la fotografa e modella serba Ana Kras, una sommatoria bulimica di bellezza) e mood da "due cuori e una capanna" (n.d.r. la capanna l'ha comprata a New York, l'epoca dello squattrinato si è decisamente conclusa).

 

Personalmente lo preferivo nella versione "barbuto spiantato e arruffato", ma me ne farò una ragione.

 

Ok, Devendra si sarà anche tagliato barba e capelli perdendo quel suo fascino deliziosamente rozzo da sciamano dei poveri, ma in compenso ha riacquistato quel piglio geniale e beffardo che aveva contraddistinto i suoi primi lavori ("What Will We Be", il suo ultimo album, aveva scaldato pochi animi).

 

Ma veniamo all'ottavo capitolo della sua lunga (e giovane) carriera discografica. Siamo di fronte ad un home-made album a tutti gli effetti: registrato in casa (quella vecchia, la capanna vera, a Los Angeles) con l'aiuto dell'amico chitarrista Noah Georgeson, un bel set di strumenti presi in prestito e un vecchio registratore Tascam trovato in un monte di pietà.

Devendra quest’album lo fa tutto da sé, compresa la cover art, e lo chiama "Mala" - vezzeggiativo amoroso ereditato dalla fidanzata.

 

"Una sera ero al telefono con Ana e ad un certo punto mi ha detto 'oh mala' in modo molto dolce. In spagnolo 'mala' significa 'cattiva', mentre in serbo significa 'tenero'. Ho fatto un po' di ricerche e ho trovato diverse traduzioni… Mi è piaciuta subito la trasversalità di questa parola, si adatta molto bene a ciò che è questo mio nuovo lavoro".

 

Il risultato di tutto questo fai-da-te è un album che segue le orme prewar-folk psichedeliche dei precedenti, ma con una raffinatezza che lo avvicina più ad un minimal meditativo condito da leggere punte elettroniche.

Passiamo dai suoni ipnotici e delicati di "Golden Girls" e di "Daniel", alle sperimentazioni, quelle ironiche in stile dance anni '80 di "Your Fine Petting Duck" (dove duetta con la fidanzata Ana) e quelle ventilate di "Für Hildegard Von Bingen" dove, sotto effetto evidente di droghe sintetiche, Deventra trasforma Von Bingen (religiosa, naturalista e musicista tedesca del 12° secolo) in una VJ di MTV.

 

 

Scopriamo sfumature soul in “Won’t You Come Over” e ambientazioni cupe in “A Gain” e “Taurobolium”. E ritroviamo il buon vecchio Devendra amante del folk negli arpeggi acustici di "The Ballad of Keenan Milton" e nel canto iberico di "Mi negrita".

 

Il “nuovo” Devendra Banhart ci viene a trovare quest'estate.

4 mesi per farsi crescere capelli e barba. Speriamo.

 

• 25 Luglio al Summer Festival (Lucca)

• 26 Luglio al Rock in Roma (Roma)

• 27 Luglio al CarroPonte (Milano)

 

Era estate quando conobbi per la prima volta i ragazzi di The Mad. Atomic Bar, caldo torrido, serata in fermento e tante aspettative. Sono arrivati direttamente dall'after del giorno prima, o quasi, in un due macchine. Sgommata di fronte al locale (ndr: la sgommata potrebbe essere frutto della fantasia dell'autore) ed eccoli uscire in strada. Una ciurmaglia di loschi individui si parano davanti a me, giacche di pelle, creste e rasta. Ci salutiamo e già l'alone di cattiveria svanisce, affettuosissimi tutti e soprattutto beneducati, qualità rare ormai. Il dubbio però rimaneva: cosa avrebbero suonato? Già immaginavo una selezione rock duro con picchi di metal e una spruzzata di ska, che non fa mai male. Il pubblico avrebbe apprezzato? Abituato com'è a una serata elettro e turbofunk?

 

Somma gioia e sorpresa nel sentire questo:

 

Quello che avete appena ascoltato è il pezzo di dj EBF edito per la DAM records , tutt'altro che Gun's 'n Roses o Metallica.

I Set dei due dj, EBF e Fist, è stato un misto tra pezzi dubstep, techno, minimaltechno e house, una goduria per le orecchie e, vi posso assicurare, si è sudato molto quella sera.

 Questi sono i ragazzi di The Mad: un'adolescenza passata ad ascoltare il meglio del rock, sui murazzi a far casino con gli amici e trovare un modo per passare le estati. Come idoli James Hetfield, Jimi Hendrix e Jim Morrison, eroi di un tempo in cui si compravano i dischi ed era stupendo trepidare in attesa delle nuove uscite.

Bello direte voi, ma prima o poi deve finire la pacchia e bisogna guardare avanti, un lavoro onesto, in ufficio, sveglia alle sette e cravatta stirata. E invece il bello viene proprio adesso che non sono più ragazzini, ora che hanno fatto del divertimento il loro lavoro e molti amici, da tutte le parti del mondo, si sono uniti alla loro ciurma.

The Mad infatti è un'associazione culturale che promuove a tutto tondo la cultura della musica e delle arti a Torino (e non). The Mad Club, The Mad Live e The Mad Incontra: tre facce della stessa medaglia (paradossale eh?), una medaglia fatta di passione, sudore e tanto divertimento.

Sito Ufficiale

Non c'è modo a Torino di non conoscerli, tra le serate sui murazzi negli storici locali come l'Acua e l'Alcatraz, e i progetti più alternativi come Torino Sotterranea, per le band emergenti.

Da quest'anno preparatevi a vederli sempre più spesso a Milano, perchè i ragazzi hanno sete di conquista e dopo il Piemonte, anche la capitale della moda è sotto attacco.

 

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Il primo appuntamento è lunedì 28 all'Atomic Bar, zona porta Venezia, all'interno della serata Human, per una notte in grande stile.

Evento Ufficiale

Rimanete Umani, rimanete Vivi!

Mi ritrovo di nuovo a scrivere per questa rubrica, in ritardo sulla consegna, con poche idee, ma tanta musica nella testa. Nell'ultima settimana ho passato in rassegna la discografia di Gesaffelstein, cercato prove sulle sue contaminazioni, da Brodinski a The Hacker, scavato alla ricerca di connessioni più profonde in una Detroit dilaniata dalla recessione, per poi trovare in tutt'altro universo, la Francia dei giorni nostri, il suo spirito più profondo. Perché è proprio questa la peculiarità del grande artista che andiamo ad approfondire questa settimana: la contemporaneità.

 

Ad aiutarmi in questa impresa, Matteo Pepe, in arte Uabos, resident dj di le Cannibale che, con la sua esperienza e cultura in materia, mi ha aperto gli occhi più volte sulle potenzialità di questo artista e che non smetterò mai di ringraziare.

Gesa2 © Elina Kechicheva

Mike Levy, questo il suo vero nome, esordisce, alla tenera età di 23 anni, con un ep chiamato Vengeance Factory (OD records), titolo che lascia poco spazio all'immaginazione: raffinato, cattivo, con una storia, forse terribile dietro. Ad un primo ascolto potrebbe sembrare un disco degli inizi Ottanta, figlio di una Germania dai grossi sintetizzatori analogici, batterie campionate e suoni alieni pungenti come spilli. Ma c'è qualcosa che non va, il suono è pulito, veloce, ipnotico, ha qualcosa che sfugge, che va oltre: è techno. Techno come non si sentiva da tanto tempo.A The Hacker si deve il merito della sua scoperta, che con la sua Goodlife records produce i due album successivi. Non sorprende che sia proprio lui a lanciarlo vista l'affinità tra i loro pezzi, combinando anche un remix con Marc Houle per aprire uno spiraglio a un techno minimal ancora più raffinata se possibile.Uabos puntualizza: “[...] apprezzo sicuramente moltissimo il fatto che lui sia stato capace di evolvere quello stile che tanto amavo di The Hacker rendendolo molto più attuale e funzionale, cosa che quest'ultimo non è riuscito a fare.” Che l'allievo abbia superato il maestro?In meno di due anni si ritrova a spadroneggiare nella scena underground, le sue produzioni, ritmate e cupe, iniziano a distinguersi e a concretizzarsi in uno stile inconfondibile.

Gesa1 © Elina Kechicheva

 

Mera di essere citata la collaborazione con Brodisnki in un progetto che li lega a doppiofilo: Bromance. Letteralmente Bromance è una relazione molto forte tra due amici, non sessuale, attenzione, per le nostre orecchie è una collaborazione che unisce due DJ francesi in una danza frenetica per un clubbing underground di cui sentivamo la mancanza, speriamo solo che non esploda in una bolla di sapone. E se anche fosse, avremmo passato sicuramente dei bei momenti sentendoci un po' come bambini in una casa dell'orrore, prima o poi la corsa finisce, ma toccando la pelle d'oca sulle braccia avremo la certezza che quel che abbiamo visto e sentito è stato reale, almeno per noi.

Gesaffelstein è una macchina instancabile, gli ep e i remix continuano a susseguirsi in un vortice di produttività e concretezza: in meno di quattro anni sette ep e più di venti remix.

 

 

Analizzandoli si può estrapolare una visione d'insieme che si sintetizza in qualcosa di non detto, di oscuro, di grottesco.

Gesa3 © Elina Kechicheva

Se la musica di Gesafellstein dovesse essere un genere letterario, probabilmente sarebbe il cyberpunk di Gibson, o il distopismo di Orwell e Huxley, tra rabbia e impotenza, un tocco di gotico e la sensazione che ci sia qualcosa oltre, oltre la musica, oltre le parole, oltre al ritmo ossessivo, oltre... Infatti ascoltare le sue sinfonie è immergersi in un altro universo.

Spero con questo articolo di aver suscitato la vostra curiosità e vi do appuntamento al Tunnel Club, domani sera con gli amici di Le Cannibale, special guest: Gesaffelstain!

http://soundcloud.com/bromancerecords/gesaffelstein-depravity-1

Party harder, but party well!

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