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Aperto nel 1998, Le Biciclette è diventato un punto di riferimento fondamentale per i giovani di Milano e per i turisti, senza mai trascurare la propria natura di American Bar e Bistrot.
Nato dall’idea di un noto Pr milanese e di un eclettico dj molto in voga negli anni ’90, Le Biciclette ha dato la possibilità a svariati artisti di proporre le proprie opere d’arte in un contesto nuovo e dinamico.
Se dunque avete voglia di un brunch domenicale in un luogo ricco di quadri, con arredi di design e dalla clientela radical-chic, Le Biciclette soddisferà i vostri desideri.
Il buffet che viene proposto è molto ricco e variegato: si va da antipasti misti, piatti caldi e freddi a base di carne o pesce, torte e frutta fresca. Deliziose le centrifughe, fra le quali consigliamo quella a basa di frutta tropicale, cannella e zenzero.
In aggiunta, si possono ordinare piatti da portata. Numerosi hamburger (anche vegetariano), dai 180g ai 280g, insalatone, uova cucinate in quattro modi diversi e, da provare, “el grand burgher de Milan”, l’hamburger a chilometro zero.
I prezzi si aggirano intorno ai 20-25€
Le Biciclette
Via Torti 2 (angolo corso Genova), zona Navigli
02/58104325
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In piena zona Isola, il Frida è il locale ideale per un brunch rilassato e alla portata di tutti.
Il locale ha quell’aria di liberty e post industriale, che tanto piace alla Milano alternativa, ed è molto alla mano. Oltre alla zona interna, il Frida condivide un bellissimo giardino esterno – ideale e affollatissimo in estate – con un grazioso negozio vintage.
Ogni domenica, dalle 12.00 alle 16.00 il Frida propone il suo brunch, che – ovviamente – si distingue da quello di molti altri locali.
Il menù infatti non prevede il tipico buffet all’inglese, ma è alla carta. E dunque molto conveniente.
Ogni tavolo è apparecchiato con l’essenziale per una colazione: thermos di tè e caffè solubile e un cestino di pane tostato e marmellate. Il resto si ordina. Non mancano insalate, hamburger di vario tipo, yogurt e frutta fresca, quiche e piatti vegetariani. Ma il punto forte sono le uova, servite con pane, funghi e spinaci, bacon e salmone … insomma, una delizia!
Consigliata se non d’obbligo la prenotazione.
Frida
Via Pollaiuolo 3, zona Isola
02/680260
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In proiezione fino al 28 febbraio 2015 presso Spazio Oberdan, THE PRESIDENT – ANTEPRIMA, capolavoro iraniano diretto da Mohsen Makhmalbaf e presentato in concorso alla 71esima Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia (2014) nella sezione “Orizzonti”. The President, raccontando il rapporto fra un vecchio e un bambino diventa un emozionante e lucido apologo sul potere e sulla capacità di sottrarsi alle sue perversioni. Makhmalbaf riesce a leggere il presente non dimenticando il proprio vissuto di perseguitato dal regime, e mette in luce l'elemento comune tra i vari conflitti: ci ricorda cioè come la democrazia non possa poggiare le proprie fondamenta sulla vendetta. Sottolinea inoltre come sia necessario andare oltre, porsi domande apparentemente semplici ma in realtà profonde, come possono essere quelle di un bambino che non si accontenta di slogan preconfezionati e a cui, per quanto gli si coprano occhi e orecchie, non si può impedire di sentire. Mohsen Makhmalbaf è stato l’autore che insieme ad Abbas Kiarostami ha fatto grande il cinema iraniano degli anni ’80-’90 grazie a opere in cui la maestria estetica si univa a un sincero e coraggioso impegno civile pronto a sfidare il potere
CALENDARIOSabato 21 febbraio (h 17)/ Domenica 22 febbraio (h 21.15)/ Lunedì 23 febbraio (h 17)/ Mercoledì 25 febbraio (h 21.15)/ Venerdì 27 febbraio (h 18.30)/ Sabato 28 febbraio (h 18.45)
The President - Anteprima
R.: Moshen Makhmalbaf. Sc.: M. Makhmalbaf, Marziyeh Meshkini. Int.: Misha Gomiashvili, Dachi Orvelashvili, Guja Burduli, Iamze Sukhitashvili, Zura Begalishvili. Georgia/Fr./UK/Germ., 2014, 115’, v.o. sott. it.
Il dittatore di un immaginario paese caucasico si vede obbligato a scappare in seguito a un colpo di stato. Intraprende così un viaggio alla scoperta del proprio Paese, accompagnato dal nipote di cinque anni. Viaggiando attraverso le terre che il Presidente - ora travestito da musicista di strada per non farsi riconoscere - governava, l'ex dittatore inizia a vedere il proprio popolo sotto una prospettiva completamente nuova. Film in concorso alla 71. Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia (2014) nella sezione “Orizzonti”.
INFO:
T 02.87242114 / Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. / www.cinetecamilano.it
MODALITÀ D’INGRESSO:
Biglietto d’ingresso: intero € 7,00 Biglietto d’ingresso ridotto per possessori di Cinetessera o studenti universitari: € 5,50 Proiezione pomeridiana feriale: intero € 5,50, ridotto € 3,50. Cinetessera annuale: € 6,00, valida anche per le proiezioni al MIC – Museo Interattivo del Cinema - e all’ Area Metropolis 2.0 – Paderno Dugnano.
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Dal 28 febbraio al 26 marzo Vigevano ospiterà Da fuori, un'attesissima esposizione di arte contemporanea.
Allestita presso la Pinacoteca Casimiro Ottone dei Musei Civici Luigi Bani, nel Castello Sforzesco, Da fuori è una mostra interamente dedicata alle innovative e significative opere di Maurizio Godot Villani, e curata dallo storico dell'arte Silvia Ferrari Lilienau, con la collaborazione del giornalista Simone Zeri.
Da fuori è una mostra tematica che intende descrivere lo sguardo esterno come un tratto saliente della contemporaneità. Il continuo movimento quotidiano porta a porsi in una posizione esterna rispetto a molti aspetti, da quello culturale a quello emotivo. E questo tema sarà rappresentato a Vigevano da Godot Villani che vive oscillando tra la ricerca artistca e il viaggio, più spesso per mare che sulla terraferma, scivola ovunque, da sempre. Un artista il cui quotidiano, prima ancora del linguaggio artistico, è segnato dall'estraneità, perché la vita prosegue altrove o perché si sta esplorando. Partito dalla poetica dell'objet trouvé, è poi approdato a racconti fotografici che a quella poetica si ricollegano pur nella rarefazione concettuale. Il suo codice espressivo reinterpreta il reale a tal punto da farsi quasi surreale, aprendo a una dimensione che si reinventa secondo esigenze esterne rispetto alla fonte di ispirazione.
Musei Civici Luigi Bani
Vigevano
[gallery type="rectangular" ids="37505,37504,37503,37502"]Venerdì 20 febbraio il consueto appuntamento con le Friday Creatures al Q21 vedrà la partecipazione di Matteo Gomez, una figura attivissime all'interno del panorama indipendente italiano e soprattutto della scena elettronica.
Grande appassionato di musica elettronica, tanto da dedicarcisi sia in qualità di musicista che di produttore, Matteo Gomez è milanese d'adozione a tutti gli effetti, infatti fa parte della famiglia di 65metriquadri fin dalla sua prima apertura nel 2006. Ha suonato in numerosissimi club in tutta Italia a partire dal cosiddetto periodo "minimal" a Milano, ed è uno dei padroni di casa del programma radiofonico GNJ - Guida nella Jungla - su Radio Popolare, trasmissione musicale che si occupa di focalizzare l'attenzione sulle varie facce della cultura musicale underground contemporanea.
Dalle 23.00
Room1: B-TOY + Matteo Gomez
Room2: ИARCISSUS + Dave Rodriquez
Sick Room: Elle Vegas
Q21 Milano
Via Padova 21, Milano
Tel: 328.89.38.442
Ingresso 15/17 euro
Giovedì 12 marzo alle 10,00 si terrà presso l'Aula Magna dell'Università Bicocca di Milano, il convegno dedicato al tema del controllo sociale legato all'uso delle tecnologie digitali, un evento aperto al pubblico che vedrà intervenire filosofi, criminologi, giuristi e pedagoghi dell’Ateneo, tra cui Andrea Rossetti, docente di Filosofia del Diritto e organizzatore dell’iniziativa, con Margherita Zanoletti (Università Cattolica di Milano), oltre a esperti di arte e cultura digitale. Il titolo del convegno,"Social Control", coincide col titolo del progetto artistico di Benito Ligotti a cui la giornata si ispira: un progetto nato oltre un anno fa dall'esigenza di chiedersi come le informazioni che ci scambiamo attraverso Internet, in particolare sui social network, siano usate per perseguire finalità commerciali di cui non abbiamo piena coscienza. Il progetto fa ora tappa in università con un’installazione ad hoc che, inaugurata al termine del convegno, rimarrà aperta al pubblico negli spazi adiacenti all'Aula Magna sino al 16 marzo.
L'artista si è chiesto come quello che pubblichiamo sul web riguardante le nostre vite, possa in un certo qual modo, ritorcersi contro di noi, mettendo alla mercé di chiunque, le nostre informazioni più private. Il web è diventato un palcoscenico sul quale chiunque può esibirsi, e il richiamo di esporsi ed esserci a qualunque costo, può far perdere il contatto con la realtà. La Web Generation ha reso internet parte integrante della sua routine quotidiana, non essendo però totalmente consapevole di cosa significhi condividere l'interezza della propria vita attraverso i canali digitali.
Noi abbiamo incontrato l'artista per saperne di più sulla sua arte e sul messaggio che vuole trasmettere circa l'utilizzo dei social network.
Nerospinto: Come mai hai scelto di non iscriverti a un’Accademia di Belle Arti? E come mai la scelta di studiare Giurisprudenza?
Benito Ligotti: Come ogni adolescente anche io avevo le idee confuse sulla strada da percorrere, in particolar modo per la formazione professionale. Terminato il liceo iscrivermi all’Università doveva essere una esperienza di vita, mentre invece il diritto mi ha interessato progressivamente e mi sono laureato. Dell’Accademia di Belle Arti non avevo una idea precisa di dove mi potesse portare. La verità è che ho sempre considerato la mia forma espressiva artistica come necessità di comunicare, di raccontare qualcosa che non trae linfa da una formazione tecnico pratica, ma contenutistica. Mi sarebbe piaciuto però fare un percorso di belle arti, probabilmente mi avrebbe permesso di usare altri linguaggi espressivi che non ho neanche preso in considerazione.
N.: Ti ispira di più il tuo paese natio o Milano?
B. L.: Quando parliamo di ispirazione ti dico, io la trovo nei pensieri e nelle emozioni interne piuttosto che nei luoghi. Essere qui a Bresso/Milano o a Scigliano dove sono cresciuto, certamente influenza questi pensieri o queste emozioni. Generalmente dipingevo a Scigliano nelle pause che l’Università mi concedeva, ma magari i bozzetti li realizzavo a Milano. Mentre da qualche anno lavoro anche qui sviluppando idee che sono sbocciate in Calabria piuttosto che in un altro posto che ho visitato.
N.: Cosa ha fatto scattare in te la voglia di indagare cosa si intende per “controllo sociale” attraverso il web?
B. L.: Per me è stato naturale quasi fisiologico trattare il tema. Non ho voluto. Ho dovuto. Come tutto i lavori che ho realizzato erano semplici riflessioni, pensieri, idee ed emozioni che dovevano trovare una sponda reale e sono diventati i miei lavori. Il web ormai fa parte di noi quasi come il tempo e lo spazio fisico, dobbiamo tenerne conto: spesso scandisce i nostri tempi e le nostre scelte. Tutti noi, generazione del “tutto è possibile” sappiamo che esiste, ma in realtà non ne abbiamo ancora effettivamente consapevolezza.
N.: Che tipo di controllo sociale esercita un artista?
B. L.: Un artista dovrebbe essere uno specchio che restituisce la realità dei tempi o li anticipa. In realtà poi può anche spiegarli ed interpretarli, ma credo che attualmente l’arte solletichi l’interessi di pochi. Forse perché è poco supportata, spiegata e proposta in luoghi quotidiani.
N.: Qual è la tua posizione come artista nei confronti delle nuove tecnologie e perché?
B. L.: Personalmente credo che la tecnologia abbia migliorato la nostra vita fin tanto che la si usava. Ora è lei che usa noi per raggiungere obiettivi che solo l’uomo in realtà è capace di raggiungere. Ci prestiamo allo sviluppo della tecnologia senza tener di conto che ciò sta significando la nostra decadenza sociale, in tutti i sensi.
N.: Qual è il dialogo tra le tue opere esposte e l'installazione video presentata, realizzata da Raffaele Tamburri?
B. L.: Abbiamo voluto offrire qualche parole oltre alle immagini. L’arte concettuale a volte può aver bisogno di strumenti che ne facilitino la comprensione.
N.: Social control si potrebbe considerare per alcuni versi un'opera d'arte collettiva. Cosa significa per te condivisione?
B. L.: Social control è la testimonianza artistica del nostro valore di insieme. Spesso siamo protagonisti come singoli sul web, ma è solo grazie al fatto che ognuno di noi ci prova. Ci esibiamo perché c’è molto pubblico. In questo modo interpretiamo la nostra verità più intima, quasi come l’antico teatro greco quando le maschere nascondevano il volto degli attori che fingevano la realtà, ora lo schermo e la distanza dagli altri filtrano le nostre verità virtuali per restituire molto spesso verità intime e sincere.
N.: Qual è il confine tra pubblico e privato nella tua opera? Quale confine tra pubblico e privato auspichi nella nostra società?
B. L.: I confini sono stati segnati per impedirci di muoversi liberamente. Oggi invece sembrano non esisterne di fatto. Siamo obbligati a condividere, ad osare, a mostraci. Le informazioni volano libere come la polvere e non possono essere controllate. Ormai non so se si può parlare di confini. Quando un fenomeno positivizza la vita dell’intera comunità è anche difficile contenerla in tutti i sensi.
N.: Con la tua opera sembri voler parlare del concetto di serialità. Come hai usato la ripetizione e perché?
B. L.: Volevo dimostrare il valore di insieme della società, singoli protagonisti che insieme sono uno spettacolo.
N.: Con Social control cosa vuoi smuovere nel pubblico: la mente o le emozioni?
B. L.: Voglio che i protagonisti dell’opera siamo i donatori dell’impronta in forma anonima, ma con la consapevolezza che verranno esposti, è una provocazione che impone qualche riflessione su come, dove e con chi ci esponiamo diffondendo la nostre identità, intesa come nostre informazioni, sul web.
N.: La tua ricerca termina qui o pensi che approfondirai ancora l’argomento? Hai qualche idea sui tuoi progetti/lavori futuri?
B. L.: Io lavoro costantemente sui temi che abitano la mia mente e variazioni, sviluppi e confronti non fanno altro che stimolare la voglia di fare. Il futuro è un aspettativa che deve essere conquistata concretizzando il presente.
Carlotta Tosoni
[gallery type="rectangular" size="full" ids="37486,37485,37484,37483,37488"]Dal 20 Febbraio 2015 presso lo Studio-Museo Achille Castiglioni si terrà la mostra "Le Regole del Gioco"
La mostra, prodotta dalla Triennale di Milano in collaborazione con la Fondazione Achille Castiglioni, è concepita come un omaggio allo studio di Castiglioni e a Castiglioni stesso, con l'obiettivo di testimoniare l'enorme influenza che il suo lavoro esercita ancora oggi sulle nuove generazioni di artisti, architetti e designer.
"Le regole del gioco" è nata sotto la direzione di doardo Bonaspetti, e curata da Luca Lo Pinto, quest'ultimo creatore di un percorso improntato sulla relazione tra il pensiero e i progetti del maestro del design italiano e le opere di diciassette artisti di diverse generazioni. L’esposizione, tramite la giustapposizione delle opere degli artisti invitati e gli oggetti presenti nello studio, offrirà al pubblico la possibilità di scoprire, attraverso prospettive inedite e stimolanti, l'immaginario del grande designer. Quasi tutti i lavori in mostra sono stati prodotti appositamente per le stanze dello Studio di piazza Castello e gli artisti selezionati sono stati invitati a numerosi sopralluoghi negli spazi al fine di assorbire l’esperienza di un contesto a sua volta imbevuto di testimonianze. Le opere interagiranno nello spazio attraverso un dialogo diretto, senza intermediazione di allestimenti ulteriori, fra teche, scaffalature, tavoli da lavoro, arredi, suppellettili, ricordi. La tipologia di lavori si presenterà in maniera anomala, tra installazioni, simulacri di prototipi o oggetti di Achille Castiglioni, interventi performativi e disegni.
Il progetto vede il coinvolgimento di artisti contemporanei di fama internazionale, sia italiani che stranieri, con linguaggi espressivi eterogenei, al fine di favorire uno sguardo plurale e variegato tanto sulle opere quanto sul luogo che le ospita. In tal senso, non è stato fornito alcun vincolo tematico o linguistico, ma solo il suggerimento a operare tramite interventi "sottili", al fine di far percepire la mostra e lo studio come un unicum, un solo insieme da interpretare su più livelli.
Gli artisti che parteciperanno sono: Alek O. – Stefano Arienti – Richard Artschwager – Céline Condorelli – Thea Djordjadze – Jason Dodge – Martino Gamper – Max Lamb – Christoph Meier – Olaf Nicolai – Amalia Pica – Lisa Ponti – Charlotte Posenenske – Riccardo Previdi – Emilio Prini – Carol Rama – Mandla Reuter – Patrick Tuttofuoco.
Aperto al pubblico nel 2006, lo Studio-Museo Achille Castiglioni conserva al suo interno sessant'anni di attività di uno dei più grandi designer del Novecento, Achille Castiglioni (1918–2002). Il Museo offre l’opportunità di osservare non solo gli artefatti da lui progettati, ma anche di entrare in contatto con l'iter progettuale con il quale ha realizzato le sue opere. Protagonista della stagione d'oro del design italiano, Castiglioni è riuscito a unire la libertà della sperimentazione al rigore della razionalità, producendo alcuni dei più geniali oggetti della modernità che ancora oggi ci circondano nella vita quotidiana.
"Bisognerebbe progettare partendo da quello che non si deve fare per poi trovare alla fine quello che si deve fare." Achille Castiglioni
Dal 20 febbraio al 11 aprile 2015
Le Regole Del Gioco
A cura di Luca Lo Pinto Direzione Artistica di Edoardo Bonaspetti In Collaborazione con La Triennale di Milano
Orari: Martedì – Venerdì 17.00 - 20.00 Sabato – Domenica 15.00 - 20.00 Solo su prenotazione
Vernissage: 20 febbraio, dalle 15.00 alle 21.30 Ingresso massimo 25 persone alla volta La visita dura 20 minuti
Biglietti: Intero: 10 € Ridotto: 7 € - per studenti fino a 18 anni e per i possessori del biglietto del Triennale Design Museum.
Studio-Museo Achille Castiglioni Piazza Castello 27, Milano 02 8053606 www.achillecastiglioni.it - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. / Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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Il 19 febbraio debutta al Teatro Manzoni di Milano "Cercando Segnali D'Amore Nell'Universo", one-man show ironico e divertente per festeggiare i primi quarant'anni di carriera di Luca Barbareschi, che torna in teatro con uno spettacolo pieno di energia e di musica dal vivo che affascinerà e incanterà il pubblico.
"Cercando Segnali D'Amore Nell'Universo" è uno spettacolo che Barbareschi fa per festeggiare i tanti successi avuti nella carriera e per raccontare il percorso artistico e umano che ha contraddistinto la sua vita professionale, anche con le parole dei più grandi autori con i quali ha avuto la fortuna ed il piacere di confrontarsi. Con la saggezza di Shakespeare, con l’ironia pungente di Mamet, con l’entusiasmo visionario di Cervantes, accompagna lo spettatore in un viaggio emotivo sospeso nella magia del gioco teatrale. È la narrazione della natura umana attraverso le parole dei più grandi artisti del teatro dove niente racconta qualcosa di preciso e tutto allude a qualcosa di sognabile. Per la vastità dei temi che tocca e affronta ognuno si potrà riconoscere.
Questo spettacolo è dedicato a quanti non hanno smesso di cercare nei loro sogni, nei cieli notturni, nelle storie antiche, nelle lunghe attese, nella voglia di fare festa perché la vita è questo strano gioco nel quale tutti ci troviamo a recitare. Lo show è arricchito dalla band musicale di Marco Zurzolo, musicista e amico con cui Barbareschi condiviso tante avventure artistiche.
19 febbraio - 8 marzo 2015
Cercando Segnali D'Amore Nell'Universo Regia: Chiara Noschese
Con: Luca Barbareschi, Marco Zurzolo 5tet: Marco Zurzolo (sax), Piero De Asmundis (piano), Antonio Murro (chitarra E Voce), Beatrice Valente (contrabbasso E Voce), Gianluca Brugnano (batteria)
Orari: Martedì - sabato: ore 20.45 Domenica: ore 15.30
Biglietti: Poltronissima: 32,00 + 3,00* Poltrona: 21,00 + 2,00* Poltronissima over 60: 28,00 + 3,00* Poltrona over 60 : 18,00 + 2,00* Poltronissima under 26: 15,00 + 1,50* * diritti di prevendita
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Dal 3 al 15 marzo 2015 al Teatro Nuovo di Milano andrà in scena l'esilarante spettacolo di Teresa Mannino "Sono nata il 23", tutte le sere alle ore 20:45 eccetto le domeniche, ore 15.30.
Uno one woman show nel quale l'attrice e presentatrice tv racconterà la sua vita attraverso i momenti più o meno difficili "ma sempre con pudore, perché è un valore importante."
Durante lo show la Mannino non mancherà certo di coinvolgere tutto il pubblico facendo diventare il monologo un vero e proprio dialogo, un incontro, uno scambio singolare e autentico di battute e verità su temi molto importanti della vita quotidiana, come l'amore, la vita, il tradimento tra uomini e donne, la passione per la conoscenza e per la propria terra d'origine. Teresa Mannino potrà così manifestare tutta la sua voglia di stare con la gente e di divertirsi assieme al suo pubblico, che ogni sera sarà diverso rendendo lo spettacolo magico ad ogni appuntamento.
Fondamentale sarà anche il tema dell'infanzia: "Sono nata il 23" è, infatti, dedicato alla figlia della Mannino. Ma sarà anche l'infanzia dell'attrice ad essere rivelata, un'infanzia fatta di dispetti coi fratelli, ma che le ha sicuramente insegnato l'onestà nei sentimenti, rendendola una bambina felice e amata, e, per questo, capace di amare.
Teatro Nuovo di Milano
piazza San Babila 3, Milano
Info:
Biglietti:
Settore Giallo: 39,50€
Settore Blu: 34,50€
Settore Verde: 29,50€
Tel: 02.794026
sito: www.teatronuovo.it
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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