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A partire da Giovedì 19 novembre Forma Meravigli ospiterà la mostra Vivian Maier. Una fotografa ritrovata.
Dopo il grande successo dell’esposizione al MAN Museo d'Arte della Provincia di Nuoro, arrivano per la prima volta anche a Milano gli scatti della "Emily Dickinson della fotografia".
La mostra, a cura di Anne Morin e Alessandra Mauro, è realizzata in collaborazione con diCHromA Photography e promossa da Forma Meravigli, un’iniziativa di Fondazione Forma per la Fotografia in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano e Contrasto.
Le vicende umane e professionali di Vivian Maier sembrano la trama ideale di un romanzo esistenziale oppure di una commedia dolceamara (Finding Vivian Maier, infatti, è il titolo di un documentario diretto nel 2013 da John Maloof e Charlie Siskel).
Bambinaia per le famiglie benestanti di New York e Chicago sin dai primi anni Cinquanta, per oltre cinque decadi ha fotografato con la sua Rolleiflex la vita nelle strade delle città in cui è vissuta senza mai far esibire il proprio lavoro. Mai una mostra né una pubblicazione, anzi, per la verità, la maggior parte dei suoi rullini non è stata nemmeno sviluppata.
Il suo archivio è ricchissimo: più di 150mila negativi, una miriade di pellicole, stampe, film in super 8 o 16 millimetri, registrazioni e appunti che la tata “francese” (la madre era originaria delle Alpi provenzali) accumulava nelle stanze in cui si trovava a vivere, custodendo tutto gelosamente.
La scoperta di questo tesoro risale al 2007 quando John Maloof, all’epoca agente immobiliare, acquista durante un’asta parte dell’archivio della bambinaia confiscato per un mancato pagamento.
La mostra presentata da Forma Meravigli raccoglie 120 fotografie in bianco e nero realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta, oltre ad alcuni filmati in super 8 che suggeriscono come Vivian Maier si avvicinasse ai suoi soggetti.
Perché, infatti, al di là dell'alone di mistero che accompagna la storia personale della "tata Vivian", le sue fotografie ci affascinano tanto? Per la capacità di ritrarre con grazia, discrezione e ironia quello che le si presenta davanti quotidianamente, che fosse strano, insolito, buffo o del tutto banale. La sua curiosità è sempre proiettata, quasi in maniera onnivora, non tanto verso i paesaggi in cui è immersa, quanto verso la massa anonima di persone con cui entra casualmente in contatto per brevi attimi.
Ogni tanto, però, in alcune composizioni, anche lei diviene protagonista della sua opera, rendendosi visibile sulla scena. Sono gli autoritratti della stessa Vivian in pozzanghere, vetrine, finestrini d’auto, specchi, come se non si accontentasse di fotografare la vita ma il suo viaggio in quella vita. Immagini per lo più in bianco e nero potenti, autentiche, che sanno ritrarre persino il suo sguardo deciso, distaccato, enigmatico e a volte malinconico.
Per ammirare tanta bellezza, l'appuntamento è Giovedì 19 Novembre alle 18.30 alla Fondazione Forma per la Fotografia.
Vivian Maier. Una fotografa ritrovata Dal 19 Novembre 2015 al 31 Gennaio 2016 Fondazione Forma per la Fotografia Via Meravigli 5 - 20123 Milano Orari: tutti i giorni dalle 11.00 alle 20.00. Giovedì dalle 12 alle 23. Ingresso intero: 8 euro www.formafoto.it Facebook /FondazioneFormaPerLaFotografia
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Apriamo il mese di Novembre con la mostra "Honey Moon 1", visione personale di un Giappone “amoroso” visto e vissuto durante una fresca luna di miele intrisa d'amore, per sussurrare la silenziosa maestosità di una nazione paragonabile ad una bellissima donna profumata, delicata, pura e piena di forza.
Silvia Giovanardi, giovanissima Fashion Designer e Fotografa, si specilizza fin da subito nella pregiata arte della fotografia naturalistica attraverso lo studio dei dettagli, avvalendosi di gloriose e antiche macchine fotografiche reflex analogiche. La sua passione per il fashion Design corre parallela con la sua evoluzione fotografica che l’ha portata, dopo i suoi studi presso lo IED di Milano, a fare il grande passo: entrare nel meraviglioso mondo di una macchina a telemetro digitale, rivoluzionando e stimolando la qualità del suo lavoro.
Silvia Giovanardi stampa su tessuto i suoi capolavori fotografici per confezionare capi tridimensionali, che raccontano una storia: la sua storia.
Le opere rimarranno in mostra dal 4 al 13 novembre al Mono Bar, locale gay friendly caratterizzato dagli arredi vintage anni '60 nel cuore di Porta Venezia.
MONO Bar Via Lecco 6, 20136 Milano 339 4810264 FB/MONO-Bar Ufficio Stampa Rosaspinto Indira Fassioni Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 333 8864490

Venerdì 6 novembre alle ore 21:00 Spazio Epoca, di Via Parenzo 7, presenta Peperoncino Night, una serata alla riscoperta dei sapori caldi, dedicata alle danze della tradizione salentina dove non mancheranno la musica dal vivo e le migliori proposte street food, rigorosamente made in Sud.
Debuttano per la prima volta in una delle serate firmate Peperoncino Night, Le Tre Sorelle, trio indipendente che ha fatto dei brani tradizionali rivisitati il loro cavallo di battaglia, con esibizioni a cappella o sulle note di strumenti di accompagnamento tipici come la fisarmonica, l’organetto, la chitarra battente, i tamburi a cornice e le percussioni.
Durante la serata Peperoncino Night, si esibiranno anche le Moirarmoniche, altro trio femminile noto nel milanese e nel napoletano, che nasce dal mix di suoni e voci che caratterizzano il Sud Italia.
Spazio Epoca, location adatta ad ogni tipo di evento, offrirà l’ambientazione perfetta per un susseguirsi di danze, canti regionali, ballate, canti sociali, valzer e le immancabili pizziche e tarantelle.
Peperoncino Night si concluderà con un finale “tammuriato” e “pizzicato” grazie alla jam session dei Pizzicao con i loro migliori musicisti del panorama tradizionale, tra cui Antonio Ricci, Rosa Maurelli e Emanuele Ammendola. Ma le danze non avranno facilmente fine e in conclusione di serata, ad animare la pista di Spazio Epoca sarà il dj set di Dj Dafne & Bless.
Peperoncino Night parlerà di Sud anche con i sapori: una selezione del migliore street food meridionale fornito da L’apuccia Salento in movimento, Friselleria salentina e Pantura storie di cibo.
Un’occasione unica per godersi una serata all’insegna del buon cibo e per divertirsi sulle note delle migliori band live della tradizione del sud Italia.
Info:
PEPERONCINO NIGHT Venerdì 6 Novembre alle ore 21:00 C/O Spazio Epoca Via Parenzo 7, Milano www.spazioepoca.com www.peperoncinosudfestival.com/ peperoncinosudfestival@gmail.com Cell: 346/6843707 Ingresso concerti: € 5,00
Siete già nostalgici del vostro ultimo viaggio in Croazia? Non riuscite a dimenticare i paesaggi e l’atmosfera della Slovenia? Ma soprattutto … avete ancora voglia di una pita bosniaca? Nessun problema. A Milano è nato OPA Balkan Food.
OPA – esclamazione diffusa in tutta l’Europa dell’est, la cui traduzione va dal “su!” al “wow!” - è una parola breve, concisa ed entra in testa. È un locale piccolo, che fa cibo d’asporto - seppur munito di tre tavolini per un “boccone e via”- ed è caldo, semplice ed accogliente. Poco pretenzioso e non in tutto al passo con le tendenze del momento, non avrà la tovaglietta firmata, il piattino in cellulosa e la posata di legno ma cerca piuttosto la bontà del prodotto, senza rinunciare alla qualità, pur stando in prezzi nella media accessibili.
A Milano lo Street Food si è ormai affermato in tutte le sue sfaccettature …o quasi, perché di locali “di strada” che facessero cucina balcanica ancora non se ne erano visti.
L’idea geniale – come afferma con orgoglio la giovanissima proprietaria – è venuta a Valentina Brianza, che un anno fa decide di lanciarsi in questa avventura, per poi aprire OPA ai primi di ottobre.
Originaria del Montenegro, Valentina arriva in Italia a due anni, prendendo il suo cognome tipicamente milanese dalla famiglia adottiva. Crescendo matura la curiosità di riscoprire le sue origini e nel 2012 va per la prima volta a visitare parenti biologici e amici in Serbia, iniziando un lungo percorso personale ricco di emozioni, incontri, viaggi e racconti. In meno di un anno impara il serbo, indispensabile per comunicare con i famigliari e da tre anni si Valentina si reca regolarmente in Montenegro, Bosnia, Croazia e Slovenia. In omaggio alle sue terre d’origine, Valentina decide di aprire un locale a Milano che proponesse cucina balcanica. Di più. Valentina ha voluto dare ai chi come lei, originaria dei Balcani, ma di fatto milanese, fosse nostalgico di quei sapori e desideroso di un posticino caldo, accogliente, in cui gustare una buona porzione di burek, o portarne a casa 4 e condividere una cena etnica con gli amici. L’obiettivo di Valentina è stato anche quello di dar vita a un locale in cui ritrovare un prodotto assaggiato in “quella vacanza in Croazia tempo fa”, o quelle cose che “ogni volta che vado in Croazia ne mangio un sacco”, un luogo di ricordi, racconti, viaggi e sapori autentici. Così nasce OPA Balkan Food.
Ed eccoci finalmente ai piatti.
Il menù propone cibi semplici e popolarissimi in tutti i territori dei Balcani nord-occidentali, come le pite bosniache che – a differenza di quelle greche - sono torte salate o dolci, senza lievito. L’impasto molto sottile viene arrotolato su una striscia di ripieno (di carne, di verdure o di frutta) e disposto a spirale sulla teglia. Quella più popolare in Bosnia è il burek, pita ripiena di carne bovina insaporita con cipolla, aglio, un pizzico di pepe e sale. Insalatine o insalatone, come la greca, la bulgara (shopska) e la serba (srpska).
Non poteva mancare il caffè alla turca, quello che se non si aspetta qualche minuto si beve tutta la polvere non depositata.
La sera è possibile fare anche un piccolo aperitivo: assieme alla bevanda – va per la maggiore la birra Laško – viene servito un piattino con formaggi misti, affettati balcanici e la vera protagonista: la salsa “ajvar”, di marchio OPA, a base di peperoni grigliati.
Luogo ideale per una pausa pranzo veloce, per un aperitivo con un’amica, per una cena pre o post cinema, ma anche per soddisfare le fami notturne!
Lucia Lanzini
OPA Balkan Food Viale Bligny 43, Milano 3382940315 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.www.opabalkanfood.it
Lunedì-giovedì: 12.00 – 15.00 19.00 – 23.00 Venerdì: 12.00 – 15.00 19.00 – 01.00 Sabato: 19.00 – 01.30 Chiuso la domenica
Dopo il successo dell’album “VIVAVOCE”, uscito proprio un anno fa, vincitore del disco di platino e protagonista di un tour con più di sessanta date, e dopo lo straordinario concerto-evento “RIMMEL2015” all’Arena di Verona, Francesco De Gregori torna ad incantare con “De Gregori canta Bob Dylan – Amore e Furto”, nei negozi dal 30 ottobre 2015.
Anche in questo caso, seguirà un tour che vedrà De Gregori esibirsi nei principali club e teatri italiani a partire dal 5 Marzo 2016. L’album, prodotto dalla Caravan – etichetta discografica del cantautore – per Sony Music, sarà al centro degli incontri negli store Feltrinelli di tutto il territorio nazionale. Si comincia venerdì 30 ottobre a Milano, presso la Feltrinelli di piazza Piemonte alle ore 18,30, dove De Gregori incontrerà il pubblico e presenterà il disco, con la partecipazione di Carlo Feltrinelli.
Anche se l’artista consiglia di ascoltare l’album “distrattamente”, alla base di “Amore e Furto” vi è un progetto molto impegnativo che ha coinvolto – ma soprattutto divertito – De Gregori per circa un anno.
L’idea di tradurre pezzi di Bob Dylan nasce infatti nel 2014. La scelta delle canzoni, tiene a sottolineare De Gregori, non è stata architettata. Se si hanno presenti gli originali e soprattutto i loro testi, ad un primo ascolto il disco appare molto politico, poiché fa riferimento a tematiche e dinamiche politiche e sociali estremamente attuali, in un arco temporale che spazia dagli anni ’60 fino agli anni’90/2000. Eppure non è così.
Come ha poeticamente spiegato egli stesso, De Gregori ha tradotto fedelmente i testi e ne ha scelti alcuni piuttosto che altri perché “è stato come se alcune canzoni gli si fossero parate davanti e gli avessero detto ‘sì, io posso essere tradotta’”.
Non si ritrovano i brani più conosciuti di Dylan come “Blowin in the Wind” o “Just Like a Woman” non solo perché “troppo famose”, ma soprattutto perché la loro traduzione non sarebbe stata efficace. Sono stati selezionati invece canzoni come “Sweetheart like you” che diventa “Un angioletto come te”, attualmente in rotazione radiofonica. Oppure “Desolation Row”, trasformata in “Via della Povertà”, rielaborazione di una traduzione firmata da Francesco De Gregori e Fabrizio De Andrè – altro suo mentore – e incisa da Fabrizio nel 1974 nell’LP “Canzoni”. Si passa poi per “Subterranean homesick blues” (“Acido seminterrato”) e “Tweedle Dum&Tweedle Dee” per poi approdare a “Dignity” (“Dignità”), il brano più impegnativo dal punto di vista della traduzione.
Per De Gregori tradurre significa “stare sulla musica” e la scelta dei brani è stata dettata dalla loro piacevolezza sonora, una volta trasportati nella metrica italiana.
Sonorità. È questa la parola che De Gregori ha maggiormente utilizzato nel raccontare la genesi dell’album, che nasce dall’amore e dall’alta considerazione per l’artista statunitense.
Il titolo del disco, “Amore e Furto” – traduzione fedele di quello di Dylan “Love and Theft” è un miracolo, afferma De Gregori.
E non poteva esserci definizione migliore per una raccolta di canzoni così miracolosamente poetiche, piacevoli e sonore.
Lucia Lanzini
“De Gregori canta Bob Dylan – Amore e Furto” Prodotto da Guido Guglielminetti In uscita 30 ottobre 2015
Incontri di Francesco De Gregori presso gli store Feltrinelli:
30 ottobre – MILANO – La Feltirnelli (piazza Piemonte, 2/4) – ore 18.30 3 novembre – TORINO – La Feltrinelli (Stazione di Porta Nuova) – ore 18.30 4 novembre – GENOVA – La Feltrinelli (Via Ceccardi 16) – ore 18.30 5 novembre – BOLOGNA – La Feltrinelli (Piazza Ravegnana 1) – ore 18.30 6 novembre – FIRENZE – La Feltrinelli (Piazza della Repubblica 26) – ore 18.30 7 novembre – ROMA – La Feltrinelli (Via Appia Nuova 427) – ore 18.30 8 novembre - NAPOLI – La Feltrinelli (Via Santa Caterina a Chiaia 23) – ore 18.30 9 novembre - BARI – La Feltrinelli (Via Melo 119) – ore 18.30
Francesco De Gregori in tour (prodotto e organizzato da Caravan e F&P Group):
5 marzo: Atlantico Live di ROMA 8 marzo: Teatro Augusteo di NAPOLI 9 marzo: Teatro Team di BARI 11 marzo: Teatro Metropolitan di CATANIA 12 marzo: Teatro Golden di PALERMO 15 marzo: Teatro Colosseo di TORINO 17 marzo: Obihall di FIRENZE 19 marzo: Teatro Carlo Felice di GENOVA 20 marzo: Teatro Regio di PARMA 23 marzo: Alcatraz di MILANO
Un uomo e una donna sono rifugiati in un teatro insieme al pubblico. In questo spazio di illusoria salvezza e resistenza attendono l’arrivo di qualcuno o qualcosa: la fine del mondo? Un nuovo inizio? la Rivoluzione? Forse arrivano gli Zombi.
Gli Zombi siamo noi. La Zombitudine è la nostra condizione quotidiana. Stretti tra l’emergenza di un evento imminente e devastante e una quotidianità claustrofobica si fa fatica a riconoscere il pericolo o la salvezza: la vita da assediati è divenuta normalità. Quella dello Zombi allora è l’immagine della nostra fine, ma è anche un’immagine di speranza, l’unica prospettiva di rinascita, l’unica forma di vita alternativa al dominio di banche, finanza e multinazionali. L’unico Risorgimento possibile per noi e il nostro Paese è un Risorgimento Zombi. Zombi di tutto il mondo uniamoci!
Dalla rassegna stampa
"La coppia Timpano/Frosini - grandi irregolari del teatro, irridenti, graffianti, volutamente irritanti e politicamente scorretti - confeziona un testo che dovrebbe sembrare un non testo, aleatorio, magmatico, apparentemente improvvisato, ma che invece è un testo vero, di stralunata qualità poetica. (…)
Che li si prenda singolarmente oppure in coppia, Elvira Frosini e Daniele Timpano sono fra le presenze più imprevedibili e provocatorie del teatro italiano di oggi: ogni loro intervento graffia, disturba, spiazza la sensibilità dello spettatore. Il loro nuovo spettacolo si intitola non a caso Zombitudine, e vuole assumere sarcasticamente la condizione dei morti-viventi come emblema dell’Italia di oggi, metafora di una fine collettiva, ma anche di una paradossale speranza di rinascita."
Renato Palazzi, Il Sole 24Ore
Info:
Elfo Puccini, sala Bausch – c.so Buenos Aires 33, Milano Dal 3 all'8 novembre Mar/sab ore 19.30, dom ore 15.30 Intero 30.50 € - Ridotto giovani/anziani 16 € - Martedì 20 € Info e prenotazioni: tel. 02.0066.06.06, www.elfo.org
Anarchica, estremistica, insolente la Salomé di Wilde è poco nota in Italia, forse messa in ombra dalla popolarità della versione operistica di Richard Strauss. L’autore inglese l’aveva composta nel 1891 a Parigi, pensando – pare – a Sarah Bernhardt, al suo orientaleggiante esotismo, alla sua voce recitante.
Ferdinando Bruni e Francesco Frongia ne hanno firmato nel 2011 una personale versione (che ora torna in scena con qualche variante), intrecciando al tessuto di questo atto unico brani tratti dalle ultime opere dello scrittore (in particolare dalla Ballata del carcere di Reading e De Profundis) e tratti da testimonianze, interviste e dichiarazioni.
Tra gioco e rito questa inquietante Salomé, interpretata unicamente da uomini, va in scena nel baraccone di un circo o di un luna park di periferia. Mavor Parker (personaggio di fantasia che richiama due amanti di Wilde che divennero suoi accusatori quando fu processato per sodomia) invita il pubblico a entrare “nel serraglio” dove potrà ammirare un prodigio: il Poeta, “il Gran Sacerdote della Corrente Estetica Moderna che raccolse tutti i sistemi in una sola frase, tutta la vita in un epigramma”.
In uno spettacolo in cui le identità dei personaggi sono destinate a moltiplicarsi, Ferdinando Bruni si cala inizialmente nei panni dello scrittore, incatenato in carcere (dove fu effettivamente recluso dal 1895 al 1897), poi in quelli del profeta Iokanaan, anch’egli prigioniero, e infine dà corpo e voce a Erode, innamorato della giovane Salomé (che in questa ripresa viene interpretata da Mauro Bernardi). Enzo Curcurù è Mavor Parker, il Giovane siriano e Erodiade. Tutti personaggi che, tra gli eccessi di lustrini, paillettes e gioielli, ritrovano la loro dimensione tragica: uomini dallo sguardo di fanciulla, satrapi decadenti, vecchie vogliose, prigionieri da esibire senza pudore ma capaci di riaffermare la dignità di “un amore che può finalmente dire il suo nome”. E le parole di dolore che segnano le ultime opere dello scrittore si intrecciano con le loro battute per ricordarci che “ognuno uccide ciò che ama”.
Info:
Elfo Puccini, sala Fassbinder, corso Buenos Aires 33, Milano Dal 3 al 22 novembre Mar-sab ore 20.30, dom ore 16.00 – ATTENZIONE: lunedì 9 novembre ore 20.30 / Domenica 15 novembre RIPOSO. Intero 30.50 € - Ridotto giovani/anziani 16 € - Martedì 20 € Info e prenotazioni: tel. 02.0066.06.06, www.elfo.orgDragpennyopera, l'ultimo lavoro delle Nina's Drag Queens, è ispirato a The Beggar's Opera di John Gay, anti-opera satirica scritta nel 1728 che nel corso della storia è andata incontro a molte riscritture e adattamenti (uno anche da parte del nostro Dario Fo). Inutile dire che il più famoso di questi remake è L'Opera da tre soldi di Brecht/Weil.
Il gusto della commistione e del pastiche è uno dei punti di forza dello spettacolo: l’opera settecentesca di John Gay miscelava, già allora, la musica colta e la canzone da osteria, la presa in giro del “gran teatro”, la satira più nera, e soprattutto adattava canzoni note al pubblico. Allo stesso modo le Nina’s Drag Queens attingono al repertorio della musica contemporanea: ironia, gioco, e contaminazioni, tra Bellini e gli Eurythmics, Rita Pavone e M.I.A., fino a una versione rock al femminile di Ricominciamo di Adriano Pappalardo. In Dragpennyopera inoltre i playback (su tutte, sempre, Mina e Raffaella Carrà) sono inframmezzati da qualche piccola sorpresa live. A creare l'atmosfera ideale, si aggiungono le musiche eseguite al piano da Diego Mingolla: composizioni originali che riecheggiano con delicatezza celebri melodie, tra pop ed espressionismo.
La riscrittura riduce a cinque personaggi femminili il variegato mondo di John Gay. Sono le donne del bandito Macheath: Polly, la moglie, figlia dell'imprenditrice Peachum; Lucy, l'amante, figlia di Tigra, capo della polizia; Jenny, prostituta e antico amore. Macheath ripercorre la vicenda a ritroso come la voce di un vecchio film, o un'ombra sulla coscienza: l'unico uomo, l'eterno assente, amato, odiato, e infine spolpato fino all’osso. Ancora una volta uno spettacolo corale, come vuole la poetica del gruppo. Ancora una volta personaggi estremi nei sentimenti e nei comportamenti, pantomime circensi, femmine animalesche e inquietanti. Eppure divertenti, esagerate, ironiche: drag queen, insomma.
La scena ricorda un teatro abbandonato: un sipario senza più ragion d'essere, quinte sfondate, frammenti di specchi, praticabili sghembi. È un mondo che ha ormai perso il suo antico splendore. I costumi di Gianluca Falaschi e la scenografia di Nathalie Deana ne conservano solo poche tracce che covano, pronte ad esplodere in un lieto fine dichiaratamente falso e falsamente liberatorio, fra drappi fucsia e lamé. Un gioco teatrale che sia un’opera buffa e, insieme, un’opera seria. Un cabaret agrodolce, dai tratti mostruosi e scintillanti.
Info:Elfo Puccini, sala Shakespeare, corso Buenos Aires 33, Milano Dal 3 all'8 novembre Mar-sab ore 21.00, dom ore 16.30. Intero 30.50 € - Ridotto giovani/anziani 16 € - Martedì 20 € Info e prenotazioni: tel. 02.0066.06.06, www.elfo.org
La chimera è fonte di diverse interpretazioni: rappresenta figure fantastiche, mitiche o grottesche, creature ibride che possiedono gli attributi di diversi animali, ma allo stesso tempo anche sogni, desideri irrealizzabili e utopie. Chimera è l’incontro di 30 artisti francesi e italiani che appartengono a diversi panorami artistici contemporanei quali il lowbrow, il pop surrealismo, la street art e il mondo del tattoo. C215, Eric Lacombe, Veks Van Hillik, MrDjub per la Francia e Saturno Buttò, Diamond, Sicioldr, Lucamaleonte per l’Italia sono solo alcuni degli artisti che, attraverso le più svariate tecniche, rappresentano la visione di questo tema ricco di simboli.
Questi i nomi degli artisti esposti: Albane Simon, Alexandre Nicolas, Anne-Marie Cutolo, Aurore Lephilipponat, Bafefit, Beatriz Mutelet, Claudia Ducalia, C215, Delphyne V, Diamond, Eric Lacombe, FrédéricVoisin, Jean François B., Koralie, Isabelle Vialle, Layral, Lucamaleonte, Marc Socié, Michele Guidarini, MrDjub, Murielle Belin, Neirus, Nicola Alessandrini, Paul Toupet, Rocco Lombardi, Saturno Buttò, Sicioldr, Steve Taniou,Trëz, Veks Van Hillik.
Giovedì 26 novembre, dalle ore 19:30, si terrà il vernissage, arricchito dalle performances di Sebastien Layral, Aurore Lephilipponat e Jean Francois B. Il set acustico sarà a cura di Simone Salvatori con la band Spiritual Front.
CHIMERA Orari: Martedì – Venerdì 13.00 - 19:00, Sabato 10:00 - 14:00 Institut Français Centre Saint Louis Largo Toniolo 20/22 – Roma Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.ifcsl.com
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Amuse Bouche è un piccolo bistrot dallo stile francese tutto da scoprire in via Savona.
L’atmosfera nostalgica francese mescolata a colori industriali e materiali decisi.Una piccola bottega dal sapore del tempo che fu, un laboratorio di idee sfiziose. Tutto questo è Amuse Bouche: di francesini e altre malizie.
Lo trovate al civico 13/a di via Savona, a Milano, a pochi passi dall’hamburgeria HamBistrot e dall’okonomiyaki street food giapponese di Maido.
Amuse Bouche in francese significa “divertimento per la bocca” e racchiude un concetto geniale nella sua semplicità ma tutt’altro che facile da realizzare: francesini da 30 grammi l’uno da mixare tra loro per solleticare il palato e riceverne una esperienza sensoriale completa. Da gustare in pochi bocconi, accompagnati da ingredienti gustosi e di alta qualità, sono irresistibili spuntini da mangiare uno dietro l’altro.
Accanto ai mini francesini trovate anche un’offerta di piccoli piatti, sempre in ottica assaggio, pensata per chi non cede alla tentazione dei carboidrati ed una golosa proposta di dolci, tutti da assaggiare.
Oltre alla qualità del pane e alla ricerca di abbinamenti raffinati e sfiziosi, il locale si distingue, appunto, per l’originalità dei nomi dei francesini, che rimandano ironicamente alla Francia, attraverso storpiature o giochi di parole in cui gli ingredienti che compongono i panini sono i protagonisti. Chapeau alla copy Morena Rossi!
Non lasciatevi sfuggire, tra gli altri, il “Decolleté”, a base di speck, primo sale, crema di pere caramellate -davvero eccezionale-. Da assaggiare pure il delizioso “Ne me quitte pas”, con crema di gorgonzola, pere caramellate, trevisana e noci, accompagnato magari dalla birra artigianale "‘Na Biretta", una birra bionda biologica, ispirata alle Lager tedesche.
Se avete voglia di fare una scorpacciata di panini -che singolarmente costano dai 3 ai 5,50 €- è stata pensata una particolare “combo-degustazione”, grazie al vassoio di condivisione da 6, 12 o 24 pezzi.
Amuse Bouche è l’ideale per una pausa veloce, un pranzetto easy, un aperitivo sfizioso e una cenetta da farsi consegnare a casa. Ha solamente un difetto: si sa, un francesino tira l’altro.
Amuse Bouche: di francesini e altre malizie Via Savona, 13/A Milano 20144 www.amuse-bouche-.it Fb/ Amuse Bouche Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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