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Una bellissima domenica a Creve Coeur: al Teatro Elfo Puccini 4 attori interpretano la solitudine delle donne dell’opera di Tennessee Williams

Una bellissima domenica a Creve Coeur: al Teatro Elfo Puccini 4 attori interpretano la solitudine delle donne dell’opera di Tennessee Williams

Torna in scena l’arte del drammaturgo Tennessee Williams, con una delle sue opere più celebri Una bellissima domenica a Creve Coeur. Composto tra il 1976 e il 1979, il capolavoro dello scrittore americano riprende vita in uno spettacolo nato in seno all’attività dell’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, che segue come progetto di studio proprio i testi di Williams, sotto la guida di Arturo Cirillo. Ambientata nella St Louis degli anni ‘30, la commedia viene portata in scena dall’allievo del corso attori Tommaso Capodanno, raccontando il rapporto con la solitudine di quattro protagoniste, stigmatizzate come ‘zitelle’.

Quattro anni prima della sua morte, Williams crea una commedia brillante, quasi barocca, raccontando con intelligenza e sensibilità la condizione sociale della donna, che senza figli e un uomo accanto, vede perdere il significato del suo ruolo all’interno della comunità.

Nonostante gli sforzi di DorotheaBodeyHelena e la Signorina Gluck di rientrare nelle vesti imposte dallo Stato e sfuggire alla solitudine, si ritrovano alla fine ingabbiati in degli stereotipi soffocanti.

Dall’11 al 16 gennaio, presso la sala Fassbinder del Teatro Elfo Puccini di Milano, saranno quattro attori a interpretare il ruolo delle quattro donne, scelta coraggiosa che vuole trasmettere un messaggio ben preciso: «Oggi che le etichette stanno sparendo, che i ruoli (anche di genere) non sono più così distinti – precisa il regista – il senso di solitudine, che accomuna le protagoniste della storia, e le difficoltà nell’aderire a un modello culturale riguardano tutte e tutti. Per questo abbiamo deciso di raccontare la solitudine di queste quattro donne attraverso quattro interpreti maschili».

Così come nelle opere Un tram chiamato desiderio e Lo zoo di vetro, anche in questo testo ritroviamo personaggi solitari e marginali, desiderosi di amore e di attenzione. È il teatro l’unica forza rigenerante e consolatoria, che compensa un mondo segnato dal rimorso, dal rimpianto e dall’illusione.

Beniamino Strani

Mi chiamo Beniamino Strani, ho 24 anni e sono laureato in Scienze dell'Informazione: Comunicazione Pubblica e Tecniche Giornalistiche. Ho poi ottenuto un Master in Critica Musicale. Amo ogni forma di comunicazione e tra un articolo e un altro, pubblico delle poesie su un blog.

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