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La Parrucca: le opere di Natalia Ginzburg al Teatro Carcano di Milano

La Parrucca: le opere di Natalia Ginzburg al Teatro Carcano di Milano

Drammatica e ironica, leggera e autentica. La scrittura di una delle figure di primo piano della letteratura italiana del Novecento, Natalia Ginzburg, approda al Teatro Carcano di Milano. Dal 17 al 20 febbraio andrà in scena La Parrucca, tratto da due atti unici (Paese di mare e La Parrucca) della drammaturga. La protagonista dello spettacolo è Maria Amelia Monti, che con la sua interpretazione intelligente e delicata, si dimostra una perfetta attrice ginzburghiana. Al suo fianco, Roberto Turchetta, attore di lunga esperienza teatrale che ha lavorato - tra gli altri - con Emilio Solfrizzi, Silvio Orlando e Riccardo Scamarcio.

In Paese di mare una coppia girovaga e problematica prende possesso di uno squallido appartamento in affitto. Lui, Massimo, è un uomo perennemente insoddisfatto, passa da un lavoro all’altro ma vorrebbe fare l’artista. Lei, Betta, è una donna ingenua, irrisolta, che si deprime e si annoia facilmente, e tuttavia è genuina come solo i personaggi della Ginzburg sanno essere. A Betta la nuova casa non piace, come non le piace quel piccolo paese di mare. Ma Massimo, che ha la speranza di trovare un lavoro nell’industria di famiglia di un suo vecchio amico, la convince a restare. Tranne che l’amico si rivelerà pieno di problemi e non lo riceverà nemmeno. Così la coppia dovrà ripartire proprio nel momento in cui Betta si sarà affezionata al luogo e alla casa.

Ne La parrucca ritroviamo Betta e Massimo in un piccolo albergo isolato, dove si sono rifugiati per un guasto all’automobile. Betta è a letto disperata e dolorante perché durante un litigio Massimo l’ha picchiata. Massimo, che ora è pittore ma dipinge quadri che la moglie detesta, si è chiuso in bagno a leggere. Dopo aver urlato al marito la sua rabbia e la sua frustrazione per un matrimonio che non funziona più, Betta telefona alla madre e le rivela di essere incinta di un politico con cui ha una relazione clandestina.

Due atti unici che si susseguono in unico spettacolo, per la regia di Antonio Zavatteri, per omaggiare una delle scrittrici più talentuose del nostro Paese (forse poco ricordata) e per portare sul palco, con ironica leggerezza, i drammi del nostro tempo interiore, gli interrogativi irrisolti, le crisi di coscienza che sempre più affliggono il nostro presente.

Beniamino Strani

Mi chiamo Beniamino Strani, ho 24 anni e sono laureato in Scienze dell'Informazione: Comunicazione Pubblica e Tecniche Giornalistiche. Ho poi ottenuto un Master in Critica Musicale. Amo ogni forma di comunicazione e tra un articolo e un altro, pubblico delle poesie su un blog.

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