Cosa è rimasto del potere di Hitler? E cosa rappresenta oggi la sua figura? A porsi questi delicati quesiti sono stati i registi Petra Epperlein e Michael Tucker, che nel loro film Il senso di Hitler indagano sull’influenza che il Führer continua a esercitare ancora oggi sulla società. Da immagini dell’epoca nazista ai social network come Tik Tok e Twitch, il film evidenzia le recrudescenze e il pericoloso proselitismo che oggigiorno si nascondono nella nostra quotidianità.
Spaventose sono le odierne posizioni neo-naziste quanto la banalizzazione della figura del dittatore tedesco, diventata nel tempo una sorta di icona pop, che come tutti i profili più celebri, diventa strumento di intrattenimento e ilarità. È sconcertante constatare come a distanza di quasi 80 anni dal genocidio degli ebrei, che contò 6 milioni di vittime, alcuni schermi del nostro presente non si dissociano troppo da un passato nefasto. Anzi, ne fanno un uso talvolta ludico, deformando la tragica portata degli scempi nazisti. È proprio questa la banalità del male di cui parlava la filosofa Hannah Arendt, testimone del Processo di Norimberga contro i crimini nazisti. Una forma demoniaca nata dalla superficialità, dalla mancanza di comprensione e di rispetto del dolore, grave al pari di altre forze maligne ben più ragionate.
Il docu-film, ispirato dal libro, mai pubblicato in Italia, The Meaning of Hitler di Sebastian Haffner (1978), tocca 9 Paesi per ripercorrere i movimenti del dittatore tedesco, la sua ascesa al potere e le scene dei suoi crimini dal punto di vista di storici e scrittori che esaminano l’impatto che ha avuto e che continua ad avere oggi l’ideologia violenta di Hitler sulla società.
Perché i film su Hitler tendono a tagliare la scena in cui si suicida, quasi a voler dare dignità alla sua morte? Perché il negazionismo continua a dilagare, diventando una vera e propria piaga del nostro tempo? L'uso iconografico che l’arte fa della figura di Hitler rivela un certo fascino o è una re-interpretezione perdonabile del nostro passato? E ancora. Quanto è rischioso iconizzare certi personaggi senza un’approfondita contestualizzazione? O forse è più rischiosa una netta dissociazione, che finirebbe per annullarne il ricordo, e quindi i crimini commessi? Riflessioni acute che la coppia (anche nella vita) di registi si pongono, invitando gli spettatori a una prezioso esercizio di analisi.
Il film uscirà nelle sale il 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, ricordandoci che le uniche forme per combattere il male sono il ricordo e la conoscenza della storia. Non dimenticare è un dovere morale e civile, affinché il nostro presente non scriva altre pagine nere appartenenti a ieri ed evitare così un probabile movimento ciclico della storia. La nostra consapevolezza e la nostra memoria sono le uniche armi che abbiamo per garantire al nostro tempo una direzione più nobile, mantenendole così costante per le generazioni future.

