Pasqua a Milano (ma con il sapore della campagna): al Casottel il pranzo di festa è rimasto quello di una volta
C’è una Milano che non ha mai smesso di esistere, anche se spesso resta ai margini delle nuove aperture e delle mode che cambiano. Una Milano fatta di tavole lunghe, di pranzi che iniziano senza fretta e finiscono nel pomeriggio, di luoghi che resistono più per necessità che per strategia.
Il Casottel è uno di questi.
A Porto di Mare, dentro una cascina ottocentesca che sembra rimasta sospesa nel tempo, la Pasqua si vive ancora così: tra il giardino, il pergolato quando la stagione lo concede e le sale interne che conservano un’atmosfera domestica, familiare, immediata. Basta poco per dimenticare di essere in città.
Qui il pranzo di Pasqua non è un esercizio di stile, ma una sequenza precisa di piatti che parlano una lingua chiara.
Si comincia dagli antipasti, quelli che arrivano al centro della tavola e mettono tutti d’accordo: salumi piacentini, sott’oli, uova ripiene e fiori di zucca. È l’inizio giusto, senza deviazioni, che riporta subito a una dimensione conosciuta.
Poi i primi, che lavorano su due registri diversi ma complementari. Le lasagne al pesto, morbide, piene, rassicuranti. E i ravioli di borragine burro e salvia, più delicati ma altrettanto legati a una cucina che non ha bisogno di reinterpretazioni per funzionare. Due piatti che non cercano di sorprendere, ma di restare.
I secondi sono il cuore del pranzo: capretto al forno con patate e carciofi, piatto simbolo della Pasqua, e vitello tonnato, che aggiunge una nota più fresca e completa il quadro. Non c’è bisogno di altro.
Si chiude con la colomba artigianale, accompagnata da crema chantilly e un flute di spumante. Anche qui, nessuna variazione sul tema: solo quello che serve.
Ma il punto, al Casottel, non è solo il menu.
È il contesto. È il fatto che, mentre Milano continua a trasformarsi, esistono ancora luoghi in cui le persone si siedono allo stesso tavolo senza appartenere allo stesso mondo. Dove il pranzo è ancora un momento che tiene insieme generazioni, abitudini e storie diverse.
Non è un caso se questa trattoria, attiva dal 1963 e portata avanti da tre generazioni di donne, sia diventata negli anni un riferimento per la città. Né sorprende che oggi sia al centro di una raccolta firme che ne chiede la tutela.
Perché il rischio è concreto: perdere il Casottel significherebbe perdere uno di quei posti che Milano non riesce più a creare da zero.
E allora, forse, questa Pasqua ha un significato leggermente diverso.
Andare al Casottel non è solo scegliere dove pranzare. È decidere di stare, anche solo per qualche ora, dentro una Milano che continua a esistere proprio perché qualcuno insiste a tenerla viva.
E che vale ancora la pena di difendere.
Trattoria Casottel
Via Fabio Massimo 25, Milano
Tel. 02 57403009 – www.casottel.it
Instagram @trattoria.casottel
