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Il quartiere più hipster di Milano, la zona più dinamica della città si sta per animare e ospitare un’invasione teatrale.
Dal 4 al 9 Marzo il Teatro Verdi ospiterà le giovani e talentuose compagnie Odemà e Eco di Fondo che presenteranno ogni sera due spettacoli (uno alle 19.30 e uno alle 21.00): Sogni di Eco di Fondo, in debutto nazionale, Binario Mare, un altro debutto nazionale e Mea Culpa di Odemà.
Binario Mare è un racconto tra realtà, mito e fantasia per chi pensa che non sia mai troppo tardi per partire, viaggiare, realizzare un sogno. Non solo racconti ma anche canzoni spalancano le acque di quella necessità recondita e nascosta di ognuno di noi, di voler sapere cosa c’è dietro l’angolo dell’ignoto: “… fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”. I testi e le canzoni sono di Enrico Ballardini, lo spettacolo è diretto e interpretato da Enrico Ballardini e Giulia d’Imperio.
Sogni da Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare, altro debutto nazionale, ha come regia Giacomo Ferraù. Sul palcoscenico un cast davvero talentuoso formato da con Andrea Pinna, Valentina Scuderi, Giulia Viana. Lo spettacolo prova a leggere l’Opera in questo modo: e se invece si fosse veramente svegli, vivi soltanto quando si è innamorati? Se fosse vero invece che il resto della nostra vita la passiamo come immersi in un livello onirico inconscio di routine e quotidianità?
Il terzo spettacolo Mea Culpa è un progetto drammaturgico di Enrico Ballardini diretto e interpretato da Enrico Ballardini, Giulia D’Imperio, Davide Gorla. Nato dalle riflessioni sorte dalla lettura dell’opera di Josè Saramago.
Gli spettacoli sono proposti all’interno del più ampio e articolato progetto R–esistir, atti per una cultura comunitaria, una residenza teatrale o laboratorio permanente nel quartiere Isola con l’obiettivo di risvegliare, nel singolo cittadino e nella comunità, la necessità di chiedere al proprio quartiere “una cultura condivisa” e sperimentabile. Il progetto R-existir nasce dalla fusione di due parole esistere e resistere, per dare l’idea di un elisir di sopravvivenza per il teatro. Dopo il prologo di Novembre, in cui le realtà promotrici e i cittadini di quartiere si sono incontrati e confrontati ora prende forma il Teatro Verdi, il primo atto di questo progetto pluriennale di residenza per innalzare l’attivismo culturale e la partecipazione del quartiere Isola. Il primo passo è l’attivazione di alcune Social Street di quartiere, facendo leva sulle compagnie teatrali coinvolte.
Le due compagnie metteranno a disposizione le proprie competenze per facilitare l’attivazione delle Social Street animando gli incontri e promuovendo il Teatro Verdi come luogo aperto e disponibile al quartiere. Il gruppo di FB “R-existir / social street isola” è stato attivato per l’occasione.
Non perderti questa novità di Milano, questa invasione teatrale in Isola! Scopri anche le iniziative per “Il lilla che avanza” su www.teatrodelburatto.it.
Il Programma FUORI PROGRAMMA: in occasione dell’inaugurazione della METRO LINEA 5 e della fermata Isola sabato 1 marzo 19.00 concerto C.A.(I.)N.I. – Odemà: nella tensostruttura di piazza Gae Aulenti
martedì 4 marzo 19.30 - Odemà, Binario Mare | debutto nazionale 21.00 - Eco di fondo, Sogni | debutto nazionale mercoledì 5 marzo 19.30 - Eco di fondo, Sogni 21.00 - Odemà, Binario Mare
giovedì 6 marzo 19.30 - Odemà, Mea Culpa 21.00 - Eco di fondo, Sogni
venerdì 7 marzo 19.30 - Eco di fondo, Sogni 21.00 - Odemà, Mea Culpa
sabato 8 marzo 19.30 - Odemà, Mea Culpa 21.00 - Eco di fondo, Sogni
domenica 9 marzo 16.00 - Eco di fondo, Sogni 17.30 - Odemà, Mea Culpa
Teatro Verdi
Via Pastrengo 16, Milano – Tel. 02 6880038
02 6880038
Biglietti: intero 20€ - convenzionati 14€ ridotto over 65/under 25 10€ cumulativo (2 spettacoli) 28€ mercoledì posto unico 10€
500 biglietti a 5€ per Social Street Isola
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI:
02 27002476
02 27002476 - www.teatrodelburatto.it - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Prenotazioni : orario da lunedì a venerdì 10.00/13.00 -14.00/18.00
La Biglietteria presso il Teatro Verdi è aperta solo nei giorni di spettacolo
Le parole chiave sono, Croco Style, elementi in squame e coccodrillo, Folk rose, un appeal metropolitanocon con ricami e stampe, queen of cashmere, nel segno della treccia. La nuova femminilità ridisegna i canoni: tratti scolpiti convivono con linee fluide, i tessuti scivolano sul corpo, le gonne arrivano sotto il ginocchio. Il capo passpartout è la body blanket, simile al poncho e alla mantella, si differenzia per il suo potere avvolgente e per la capacità di mantenere costante la temperatura corporea sia in climi caldi che freddi, che trionfa dal giorno alla sera declinata in maglia, panno stampato e cashmere double. Laura Biagiotti la definisce " versione glamour della coperta di Linus da indossare con e senza cintura, indispensabile compagna di avventure di viaggio". Regna il contrasto tra bianco e nero, i toni folk del bordeaux, amaranto, arancio e verdone, lurex, in oro, argento e rame, e i toni neutri dal bianco al marrone.
Per la prima volta in Italia l’opera del più famoso autore contemporaneo australiano Andrew Bovell! Dal 4 al 14 Marzo vi attende al Teatro Libero di Milano Speaking in tongues.
Dalla traduzione di Giovanni Mannarà e dalla regia di Michael Rodgers nasce uno spettacolo innovativo e unico con produzione Merenda. In scena attori talentuosi come Laura Anzani, Nicola Caruso, Margherita Remotti e Giacomo Rabbi.
La rappresentazione narra di due coppie che si accingono a tradire i rispettivi partner, in due stanze diverse d’hotel. La situazione è così simile che a volte entrambe le coppie pronunciano le stesse frasi.
Un sentimento che riemerge dal passato e un marito che non risponde al telefono, una donna che scompare, lasciando l’auto in panne su una strada deserta e un vicino di casa che è il primo sospettato: questi sono alcuni elementi della storia.
Mentre procede la polifonia, magistralmente composta da Andrew Bovell, e mano a mano che si accumulano gli indizi, queste storie apparentemente diverse si incrociano tra loro in una catena di coincidenze che conducono ad un finale totalmente inaspettato.
Il regista Rodgers, famoso per il suo ruolo di Rodolfo nell’acclamato “Sguardo dal ponte” di Arthur Miller, afferma: “Sfortunatamente viviamo nell'era del "non ne ho mai abbastanza". In un momento storico in cui non c'è nulla di stabile e in cui corriamo per ottenere sempre di più, i livelli d'ansia hanno raggiunto un punto di non ritorno. Tutto questo mi viene in mente mentre cammino per Milano e mi sento turbato da un mondo che si muove a questa velocità: sms, Facebook, Instagram, WhatsApp, Twitter, e-mail, telefoni, traffico caotico... eppure, da artista, cerco di coglierne il lato positivo. Quanto meno, mi domando il perché, mi chiedo quale sia il senso. Perché guardiamo costantemente il telefono per vedere se qualcuno ci ha mandato un messaggio? Perché vedo per strada persone con la faccia incollata al cellulare? Perché ci affrettiamo a pubblicare foto delle nostre ultime vacanze, del week end, del nostro ultimo amore, foto dei nostri nuovi cani o gatti, del cielo, di una nuvola, di un filo d'erba...? Ci deve pur essere qualcosa di buono in questo, no? Quando ho letto Speaking in Tongues per la prima volta ho avuto l'inquietante sensazione che raccontasse qualcosa di cui non mi ero reso conto, perché sono troppo naive o inconsapevole. Uno stato d'animo che permea questo testo dall'inizio alla fine. Un'onda di qualcosa che ho disperatamente cercato di non sentire perché non volevo vedere l'abisso che avevo dentro. Isolamento. Persone che non sono in grado di conformarsi alla velocità di un mondo in cambiamento e che quindi cominciano a sgretolarsi. Persone che si sono smarrite nella corsa per arrivare prime. Persone che hanno perso la capacità di comunicare con i più intimi. Persone che strisciano nel buio, faticando a dare un senso al tutto. In poche parole, ho visto me stesso. Mentre camminavo per tornare a casa, ha squillato il telefono e ho notato che avevo cinque messaggi su WhatsApp. Così ho inserito il mio codice e ho guardato insaziabile le foto del mio bimbo appena nato, che mia moglie mi aveva mandato. Allora ho capito perché facciamo tutto questo. Ci fa sentire parte di qualcosa, ci fa sentire uniti gli uni agli altri. Tutte le volte in cui abbiamo la sensazione di parlare una lingua sconosciuta, questo ammorbidisce il dolore causato dalla solitudine, dall'isolamento. Questi momenti critici fanno si che ne valga la pena.”
The New York Times definisce il testo di Bovell, per il quale ha vinto un Awgie, intelligente e provocatorio mentre The Observer scrive “Bovell esplora l’amore, il matrimonio, l’estraneità, l’intimità, la fiducia, il tradimento, l’ossessione, l’autopunizione ed il distacco con una generosa intelligenza emotiva.”
Il trailer dello spettacolo è visibile su http://www.merenda.tv/theatre/speaking-in-tongues/.
Uno spettacolo unico, un testo per la prima volta in scena in Italia, un regista d’eccezione famoso in tutto il mondo: questi sono gli ingredienti per un appuntamento da segnare in agenda!
Teatro Libero
Via Savona 10 - Milano
BIGLIETTERIA
PREZZI BIGLIETTI
Intero: € 19,00
Under 26: € 15,00
Over 60: € 11,00
Allievi Teatri Possibili con carta TP CARD: € 6,00 (prima rappresentazione € 3,00)
ORARIO SPETTACOLI
dal lunedì al sabato ore 21.00
domenica ore 16.00
ORARI BIGLIETTERIA da lunedì a venerdì dalle 15.00 alle 19.00
Nei giorni di spettacolo: da lunedì a venerdì dalle 15.00 alle 21.30 sabato dalle 19.00 alle 21.30
domenica dalle 14.00 alle 16.30
INFO E PRENOTAZIONI
02 8323126
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Venerdì grande prima di Sik Sik - L’artefice magico di Eduardo De Filippo al Teatro Menotti.
Alle 21 inizierà l’atteso spettacolo che vede come protagonista un comico e stralunato Benedetto Casillo. La regia di Pierpaolo Sepe fa rivivere il testo di Sik Sik, un testo andato in scena per l’ultima volta nel 1979. Una produzione della Fondazione Salerno Contemporanea, del Teatro Stabile d’Innovazione Campania dei Festival e Napoli vede a fianco di Casillo attori talentuosi come Roberto Del Gaudio, Marco Manchisi e Aida Talliente.
Lo spettacolo narra la storia divertente di un illusionista di terz’ordine alle prese con un’esibizione in cui tutto va storto. Sik Sik è un atto unico scritto da Eduardo nel 1929, e poi riadattato con ulteriori contenuti nel 1979 per la sua ultima apparizione in scena al Teatro San Ferdinando di Napoli. La regia di Pierpaolo Sepe miscela toni popolari e inquietudini esistenziali e mette in scena l’ultima versione dello spettacolo.
Il regista afferma “Sik Sik è il capostipite dei personaggi di Eduardo. Un testo breve quanto impegnativo che ne ha consacrato la poetica drammaturgica. Io cercherò di raccontare un tempo diverso da quello del ’29. Le miserie che vive oggi Napoli sono ben differenti. Quello che più mi colpisce della nostra contemporaneità è la coesistenza di tante culture, così diverse e così incapaci di comunicare fra loro.”
La rappresentazione, definita emozionante, divertente e commovente da La Repubblica, celebra il trentennale della morte di Eduardo De Filippo, il suo autore.
“L’allestimento di Sepe, rispettoso e filologicamente legato al testo, è un piccolo gioiello di richiami storici d’epoca, di profonde analisi e riferimenti ad un mondo dell’avanspettacolo, della rivista, scalcinato e malinconico, dove l’arte dell’arrangio entra in campo anche sul palcoscenico, e dove ci può sovvenire anche un sotteso raffronto con un universo Rom quasi alla Kusturica. Un cast comunque ben assortito dove Benedetto Casillo restituisce una grande interpretazione di Sik Sik, strappando continue risate e sempre con una cifra di grande rigore scenico. Di consolidata bravura, professionalità ed esperienza del palcoscenico, Casillo trova la sua personale e malinconica poesia e come sempre ci ha abituati, non manca il ritmo e l’ironia.” Sono le parole di Delia Morea nel descrivere lo spettacolo su Teatro.org.
La commedia sarà in scena dal 28 Febbraio al 9 Marzo al Teatro Menotti.
Per tutti gli appassionati di teatro, per chi vuole divertirsi e sorprendersi c’è un appuntamento imperdibile!
Non lasciatevi scappare questo spettacolo di Marzo al Teatro Menotti
TEATRO MENOTTI
Via Ciro Menotti 11 – Milano
Orari spettacolo: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 21.00 – mercoledì ore 19.30 – domenica ore 17.00 Orari biglietteria: dal lunedì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00 – sabato dalle 16.00 alle 19.00
BIGLIETTERIA
Teatro Menotti, via Ciro Menotti 11 – Milano tel. 02 36592544
02 36592544 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.tieffeteatro.it
PREZZI
Intero: 25,00 €*
Ridotto >65 anni: 12,50 €* (residenti a Milano)
Ridotto <25 anni: 15,00 € * (residenti a Milano)
Ridotto <14 anni: 12,50 €
*prevendita 1,50 euro
ABBONAMENTO PRIME: 11 prime a 100 € con posto fisso
ABBONAMENTO POMERIGGIO: 6 spettacoli a 60 euro, vale sulle repliche di mercoledì e domenica
Giorgio Armani chiude la settimana della moda a Milano con una collezione autunno-inverno 2014-2015 giocata su tre colori: grigio, nero e verde lime. Protagonista della passerella è stato soprattutto il grigio, complementare a se stesso e a volte ingannevole, perché a seconda della luce può essere percepito come un colore diverso. "Il grigio non è definito", dice Armani. "È chiaro e scuro, e ha tante sfumature che che si sposano benissimo fra di loro. Tutti i grigi sono belli, e sono belli anche messi insieme". Meno discreto è il lime, usato con parsimonia per sottolineare i dettagli. Spesso lo utilizza in tono grigiato: ancora una volta, grey wins.
Il grigio richiama serietà e concretezza, forse rigore. Nel consueto incontro con la stampa post-sfilata, Re Giorgio coglie l’occasione per volgere uno sguardo all’Italia e alla crisi. "Il mio stile serve per fuggire dalla moda. Io non inseguo la fantasia e la creatività facili: il mio sentiero è più silenzioso e difficile. Cerco da sempre di innovare il classico e questo lavoro è durissimo, sottile, fatto di sfumature. In questo show ho introdotto il verde lime, colore che spesso si usa nei concerti rock dal vivo per dare un'idea di modernità, di stranezza. Ma è solo la punta dell'iceberg: trovo che oggi si debba tornare a essere seri e a presentare anche in sfilata capi che le persone indossino davvero e non solo sogni deliranti che poi vengono indossati soltanto dagli addetti ai lavori".
In tempi grigi da troppo tempo per l’economia italiana, lo stilista fa un appello finale a Matteo Renzi e al nuovo governo. La moda in Italia ha un’importanza vitale e chi governa non deve dimenticarselo: "Noi stilisti abbiamo bisogno di una mano e con le istituzioni possiamo far davvero molto".
Nel copione oramai collaudato della serie televisiva più inquietante degli ultimi anni c’è sempre qualcosa che colpisce lo spettatore più di altro. Il cordone ombelicale che unisce da tempo i due protagonisti Ryan e Joe. Sempre più antagonisti e sempre più legati da un filo invisibile che a volte viene tirato da una parte e a volte dall’altra.
La nuova stagione di The following avendo un pubblico affezionato e abituato ai mutamenti di scena e ai salti di trama si può permettere di rendere il rapporto tra i due personaggi principali ancora più intimo e indissolubile, tanto che l’ex agente Hardy non ci crede neppure per un attimo che Carroll può essere morto; perché lui lo “sente”, gli arrivano i moti dell’anima del killer e anche tutti i suoi pensieri. E a lui non resta che continuare a tenere in allerta tutti i sensi e cercare di trovarlo. Nella nuova stagione della serie, tanti e molti sono i nuovi coprotagonisti.
A partire dalla strana famiglia dei gemelli assassini e psicotici e della loro splendida e pericolosissima madre. Poi c’è la nuova pupilla di Hardy. L’adolescente innamorata e adorante del serial killer quanto lo era nella prima stagione la fedelissima Emma. Anche lei uccide la madre naturale per seguire il suo Messia, per farsi guidare da lui e per servirlo in ogni piano e azione da lui comandati. A differenza di Emma, però, la giovane età di Mandy la spinge a vedere in Carroll anche una sorta di padre putativo, un uomo che può diventare la sua nuova famiglia.
Il senso di famiglia e di appartenenza allora diventa una sorta di lit motiv per incentrare tutte le nuove puntate di The Following 2. Madre e figli che si uniscono alla lotta e ai disegni personali di Joe Carroll e che non agiscono più in modo indipendente e isolato ma che si appoggiano, paradossalmente, agli affetti più cari per agire all’unisono e all’unisono distruggere e uccidere.
La piccola Mandy che incontra Emma e che con Carroll pensa che il senso di famiglia e di unità possa venire finalmente realizzato, agendo come agiscono i suoi predecessori, che sono anche mentori ma soprattutto la sua nuova unità familiare. La bella e preparata ex agente dell’FBI che passata nelle file dei seguaci di Joe usa la sua famiglia per carpire informazioni utili alla setta, procurare documenti falsi al killer e muovere i meccanismi di difesa a favore del gruppo utilizzando i suoi due bambini.
In tutto questo, come nelle vite parallele dei personaggi più particolari Ryan Hardy ancora una volta è solo. Lui che non riesce a formarsi una famiglia e che armato delle migliori intenzioni per combattere il male viene sopraffatto e vinto dallo stesso.
Niente familiari o congiunti per l’uomo che sembra destinato a nuocere chiunque lo avvicini o gli voglia bene. L’insondabilità del destino è anche in questo.
Hardy e Carroll. Il primo costretto dalla vita e dagli eventi a lottare e muoversi quasi sempre da solo, l’altro che della vita e del destino se ne infischia da sempre perché ha il potere di accentrare intorno alla sua figura, gente, passioni, ammirazione e assoluta fedeltà
I tempi, però, stanno per cambiare e la più fragile e sfortunata delle vittime di Carroll finirà con il decidere la sorte di entrambi i protagonisti. Bisogna solo aspettare.
Alice Herz-Sommer si è spenta a Londra all’età di 110 anni.
Un traguardo di vita di tutto rispetto considerando che Alice era la più anziana sopravvissuta dell’Olocausto nazista e che la morte l’aveva vista da vicino più e più volte.
Alice, nella sua Praga dei primi del Novecento, aveva imparato a suonare il piano, un po’ perché le signorine di buona famiglia dell’epoca lo facevano quasi tutte e un po’ perché a lei suonare piaceva davvero tanto.
La musica, anzi, era la sua più vera e autentica passione.
Alice conosceva alla perfezione il repertorio classico ma si dilettava a suonare anche brani di compositori contemporanei e lo faceva sempre con il sorriso sulle labbra e con a gioia nel cuore.
Quando conobbe Alfred fu amore a prima vista e con la dolcezza e la grazia che contraddistinguevano da sempre Alice, i due si sposarono e misero al mondo Stephen.
Amore e musica, quindi, per una famiglia che viveva la normalità del suo tempo pur in mezzo alla straordinarietà degli eventi e della storia.
Nel 1938, le leggi razziali fecero sì che molte famiglie ebree emigrassero in cerca di pace e salvezza in altre parti del mondo e lasciassero quella vecchia Europa che sembrava preda della follia più assurda e inspiegabile.
Molti dei famigliari di Alice, prima che arrivasse il peggio, decisero di emigrare nell’allora Palestina, altri fuggirono in America ma Alice preferì restare a Praga per accudire la madre che era molto ammalata.
Per lei, sua madre, il marito e suo figlio Stephen fu il disastro più assoluto.
Alfred venne imprigionato per primo e condotto prima ad Auschwitz e poi nel campo di concentramento di Dachau dove morì senza poter rivedere o riabbracciare sua moglie e suo figlio.
Alice e il piccolo Stephen furono portati nel campo di Teresin, restando in Cecoslovacchia ma tagliati fuori dal resto del mondo. Schiavizzati, umiliati, affamati e distrutti nel corpo e nell’animo dai nazisti e dal regime autoritario.
Con Alice e suo figlio a Teresin c’erano quasi centocinquantamila ebrei, quasi quarantamila di questi morirono.
Alice e Stephen riuscirano a sopravvivere fino all’arrivo dei liberatori e allo smantellamento del campo di concentramento. Come? Alice spiega e racconta che è stato merito della musica, delle note che le permettevano di evadere con la mente e con lo spirito e che permutavano questa stessa illusoria evasione anche a suo figlio a i tanti prigionieri che dividevano con lei gli spazi di morte e distruzione del campo di Teresin e la sua stessa infelice sorte.
Prima che la più anziana sopravvissuta all’Olocausto ci lasciasse per sempre, però, è stato girato un documentario The Lady in number 6 candidato come miglior corto alla serata deli Oscar del prossimo mese di marzo. Un omaggio a una dolce e fortissima donna.
Un documento da tramandare alle future generazioni per raccontate la forza della vita anche tra la più atroce follia e l’oppressione della morte. Addio Alice. E grazie per la tua musica.
ALPHABET, Friday February 28th. THE ADMISSION IS STRICTLY ON GUEST LIST
Rocket Club, Alzaia Naviglio Grande 98, Porta Genova, Milan. From 11:30 PM till late.
ROOM 1: Enza Van De Kamp (Nu-disco, Electrodance, Big Beat, Dirty Disco and world's top-charted tracks).
ROOM 2: Djette Barbarella Thomas Constantin (Indie Rock, Electropop)
★ Week's Emoticon: DJETTES ★ Alphabet Skaters will welcome you on the dancefloor!
At the door: Superhot Edoardo Velicskov. No dress codes: we always want stylish and open-minded people.
€ 13 till 1:00am GUEST ADMISSION w DRINK € 15 from 1:00 till 2:00am GUEST ADMISSION w DRINK
Free Parking Area. Uber Code Promotion: alphabet (20€ for free, new customers only)
Get your name on a guest list and feel free to ask for further infos:
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«Siamo stelle filanti. Un soffio d’amore ci dà l’abbrivio di pochi metri di vita; un volo patetico fra ridolini e trombette e poi si cade a terra pronti per essere calpestati e scolorire nella memoria di un carnevale che se ne va» F.T.
Debutterà il 5 marzo 2014 il nuovo spettacolo teatrale scritto, diretto ed interpretato da Filippo Timi. Palcoscenico preferenziale sarà ancora una volta quello del Franco Parenti di Milano che con l’attore vanta ormai un intenso sodalizio nato nel 2011, anno dell’indimenticato Favola. C’era una volta una bambina, e dico c’era perché ora non c’è più. Il titolo, Skianto, scritto con il glitter sulla locandina che vede un Filippo adolescente degli anni ottanta, vestito da cerimonia, lascia presagire qualcosa di forte, di sorprendente. Sorprendente come quella deflagrazione di sincerità che contraddistinse il suo esordio letterario nel 2006 con Tuttalpiù muoio, divenuto nel tempo un piccolo fenomeno di culto. Quello stesso livello di sincerità, tormentata e coraggiosa, ritorna in questo spettacolo che intende frugare l’animo di un ragazzino chiuso al mondo, dimostrandosi per questo da subito autobiografico. Così come Antonin Artaud affermava – Io scrivo per gli analfabeti – beffandosi dei critici che non capivano il senso delle sue parole, incapaci di leggervi un complemento di vantaggio, Filippo Timi prova a dare voce a quelle persone isolate, patologicamente introverse, che non possono esprimersi. Lo schianto non è quindi metafora d’incanto per l’indecifrabile bellezza dell’attore perugino («sei uno schianto», ndr), ma rappresenta la rottura di un codice anomalo, effrazione liberatoria per quei sentimenti ostaggio di un’oppressiva corazza emotiva. Non a caso il contenitore della scena sarà una palestra vuota, sprovvista di porte per uscire. In scena fino al 6 aprile, Skianto fa il punto sul cammino di un’artista amatissimo dal pubblico, che brilla per talento, capacità empatiche ed interpretative come solo i grandi del teatro hanno saputo fare.
http://www.teatrofrancoparenti.it/
Dopo il grande successo avuto a Seriate questo inizio settimana, lo spettacolo LORCAbaret si ripropone a Milano, al Teatro Linguaggi Creativi in Via Eugenio Villoresi, 26 con una serata a Doppia Replica: ore 20 e ore 21.30.
Che cos'è LORCAbaret? Difficile dirlo; questa particolare performance ha l'intento di mostrare il bestiario umano, il primato e vissuto del grande poeta andaluso F.G. Lorca.
Spagnolo di nascita, Lorca ha la possibilità di conoscere e avvicinarsi a personaggi appartenenti al mondo dell'arte, come Dalì, Bunuel, Jimenez, e successivamente a Pablo Neruda, formando così la sua figura, sia come autore teatrale che come poeta.
Durante gli ultimi anni '20, anche se per un breve periodo, si trasferisce negli Stati Uniti per una serie di conferenze, e soggiorna a New York per un anno in qualità di studente presso la Columbia University. Ha qui inizio un periodo estremamente fecondo per Lorca: "..ove la bellezza e l’orrore e l’ineffabile e il ripugnante vivano e si scontrino in mezzo alla più incandescente allegria".
Qui Lorca ha la possibilità di conoscere ed esprimere in libertà le proprie pulsioni amorose e scoprire la propria sessualità.
Una volta arrivato a Cuba, Lorca, trascorre le sue serate al 'Alhamabra', un teatro per soli uomini dove la satira politica e le allusioni sessuali erano alla portata di tutte le bocche.
E' proprio da queste esperienze di vita che nasce il progetto LORCAbaret, un surreale e visionario susseguirsi di scene che s'ispirano alla sua vita, ai suoi trascorsi e alle sue magnifiche opere. LORCAbaret si propone "come varietée, tutt'altro che scanzonato, fatto numeri o quadri, per Lorca e su Lorca".
Ma lasciando da parte le parole, l'unico modo per assicurarsi una serata intelligente, all'insegna dell'arte è prenotare un biglietto:
2 repliche, ore 20.00 - 21.30 intero: 15.00€; ridotto 10.00€
per informazioni: 331.79 02 040
331.79 02 040 / 349.28 23 689
349.28 23 689
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