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Non sono una fanatica di cinema; non saprei descrivere le mirabolanti bellezze registiche di film ora sotto l’opinione pubblica, spesso i film culto m’infastidiscono. Mi bastano belle storie e immagini che vibrino, quasi di vita propria viventi.

Per questo intervistare il regista Cosimo Alemà m’ha da subito incuriosita: mi piace vedere ciò che si nasconde sotto un prodotto finito.

Non avendo la possibilità di chiacchierare di persona, lo incontro su Skype: siede comodamente davanti al computer, spesso sorride, ma con discrezione, la voce è sicura e calda.

Di primo acchito, mi sembra una persona che sa ciò che vuole, che punta dritto alla sostanza delle cose. Cominciamo.

 

 

Partiamo dalla più classica delle domande: quando hai maturato l’idea di voler percorrere la strada del cinema? Con che mentalità hai affrontato questo percorso, a quando i primi successi e le prime sconfitte?

 

Cominciai con la musica,: seguendo questo percorso approcciai l’idea del cinema mediante i video musicali, ti parlo di più di vent’anni fa; lavorai per un regista appunto di questo settore, migliorando le mie conoscenze e facendomi, in un certo senso, le ossa.

 Oltre ai video musicali avevo una forte passione per la fotografia, ereditata da mio padre. A diciannove anni mi trovai già con molta voglia di fare, delle esperienze e una discreta attrezzatura fotografica; nel ’92 feci il mio primo set: fu un evento importante, sebbene lavorassi nell’ambiente degli effetti speciali, assieme a Sergio Stivaletti. Mi occupai della produzione di Fantaghirò, non so se hai presente. (eccome, eccome se ho presente. La mia infanzia! N.d.R.).

 Dopo i video musicali lavorai come aiuto in film e pubblicità, sempre portando avanti miei esperimenti in campo registico, dunque, per darti qualche riferimento cronologico direi dal 97/98, ho iniziato a fare il regista full time.

I videoclip musicali sono una categoria registica particolare e complessa: bisogna avere la capacità di raccontare storie o trasmettere sensazioni in un tempo relativamente breve. Qual è la tua poetica a riguardo? E quanto affidi, nelle scelte estetiche e concettuali, al committente? Quanto si estende il tuo margine d’inventiva?

 

In realtà il margine è piuttosto alto: conta che siamo in Italia, un paese dove l’industria musicale è così allo sbando che vi sono delle tematiche che altrove non sarebbero nemmeno prese in considerazione. Già quindici anni fa tuttavia, quando cominciai a realizzare i miei primi lavori, c’era un atteggiamento, da parte dei discografici, molto più attento e simile al mondo pubblicitario.

Il limite sostanziale più grande e gravoso, è quello di dover aver sempre come protagonisti gli artisti, con le quali presenze limitano l’inventiva e la creatività. Del resto l’Italia, in campo musicale, è davvero un paese pavido. Non esiste una poetica unica: mi piace applicarmi in idee e tentare sviluppi sempre nuovi. In 500 video che ho fatto, approcciandomi sempre con una mentalità quasi artigianale, sono riuscito a introdurre una sorta di narrazione cinematografica. Posso vantarmi di essere in un certo senso l’inventore di un certo tipo di regia, nei video: spesso introduco, come testa, coda o intermezzo, dei pezzi di vera e propria fiction, con dialoghi ed effetti sonori.

Hai registi ai quali t’ispiri per le tue scelte stilistiche e sceniche? Hai influenze, preferenze o avversioni?

 

Devo fare un discorso molto separato: essere regista pubblicitario e regista invece di film; tra questi due aspetti v’è una certa attinenza, ma molto labile. Per quanto riguarda i video musicali, mi sono formato con la scuola britannica anni ’90, per intenderci. Un approccio molto english in un paese del terzo mondo qual è l’Italia.

 Parlare di estetica nei video è difficile, non ho mai avuto particolare fascinazione per i registi di spot e video più originali, come Michel Gondry, mi sono formato con un gusto e sapore più cupo e british, con un riferimento al cinema piuttosto forte.

Dal punto di vista cinematografico ho vari cineasti che stimo e seguo moltissimo: sono un patito di Roman Polanski, soprattutto fino alla fine degli anni ’80. Apprezzo Walter Hill, e sempre tra gli americani si confà al mio gusto anche un certo genere di cinema commerciale, sempre negli anni ’80. Qualche esempio? Non solo Spielberg, per dirci.

Sono sempre stato molto attento all’Europa, mentre invece, per quanto riguarda i registi giovani extraeuropei, apprezzo il canadese Reitman, che attua una sorta di commistione tra commedia e dramma, chiamata per questo dramedy, molto interessante e originale.

 Apprezzo anche i film che affrontano tematiche importanti, di politica o di attualità, come Zero Dark Thirty.

Pochi sono i film capaci di essere veramente moderni, sia a livello di tematiche che d’estetica: questo è importante per me, questo sarà il mio leit motiv per i miei prossimi film.

 

 

Vorrei che tu mi parlassi di The Mob: di come sia nato il progetto e di quali difficoltà si siano presentate durante la sua crescita. È faticoso far crescere e prosperare questo genere d’iniziative, in Italia?

 

 

 Dietro a The Mob si nasconde un concetto ben poco romantico: a un certo punto della propria carriera, ciascun regista sente il bisogno di non essere più strapazzato tra cento case di produzione, così abbiamo fatto noi, decidendo di creare una piccola casa di produzione.

Questo discorso procede dal 2001; abbiamo creato una piccola realtà romana dove eravamo capaci di gestirci autonomamente. Lì ho prodotto molti spot e videoclip, ma anche altri registi ne hanno usufruito: penso a Daniele Persica, Romana Maggiolaro e Paolo Marchione.

Nel 2009 abbiamo curato la produzione esecutiva del mio primo film, e da lì le cose sono cambiate.

The Mob continua a esistere, ma con i miei soci abbiamo un'altra casa di produzione, chiamata 99.9 Film.

 

 

Come ti sei approcciato, invece, all’horror? E di questo genere, quali sono le caratteristiche che t’incuriosiscono?

 

 

Non sono un grande fan degli horror, né lo sono mai stato: è stata un’esigenza comune, un film con un cast internazionale, in inglese, da esportare in tutto il mondo. Ci siamo detti: “magari a qualche ragazzetto brufoloso dell’Oklahoma potrebbe interessare questo film.” E così è stato.

Abbiamo deciso di realizzarlo dunque quasi più per motivi produttivi che per altro: è stata una grande soddisfazione, sebbene questo fosse un film indipendente, vederlo uscire nelle sale di quasi quaranta paesi. Da un punto di vista più personale, questa è stata una sfida: non mi sento molto portato per la commedia, nemmeno nei miei skills di regista pubblicitario, prediligendo atmosfere più cupe.

Il film in se stesso, At The End Of The Day, è una commistione di istanze americane, ma girato come un qualsiasi film europeo.

Un horror alla luce del sole, questa è l’idea che fa da colonna portante al tutto.

 

 

Potresti riassumermi, in poche parole, l’ambiente del cinema italiano?

 

Guarda, è meno disarmante di quanto io abbia pensato fino a poco fa, qualche film buono esce ancora: ben poca cosa, ma vedo una serie di registi interessanti, sia giovani che meno. Ogni anno mi ritrovo a stilare un elenco di film che ho avuto modo di apprezzare; ad esempio recentemente ho visto “Viva la libertà”, per non parlare poi di Virzì, nutro anche grandi aspettative per la nuova serie televisiva “Gomorra”, di Sollima.

Mi sembra che qualcosa si stia muovendo.

Chiaramente sono molte le cose che mi fanno incazzare: detesto la maggior parte dei film e dell’approccio non solo registico, ma autoriale del cinema più commerciale. I registi in Italia sono perlopiù o attori o autori, e questo a va a discapito della qualità stilistica del lavori.

Molto preoccupante è invece la questione commerciale:film interessanti molto spesso non riescono a raggiungere molte sale, non ottenendo poi cifre buone di botteghino. Stesso problema all’inverso: l’ultimo film di Verdone, un qualcosa di assolutamente indecente, una monnezza integrale, ha un passaparola terribile, ma è uscito quasi in 600 sale.

 

La Santa: un film con una trama insolita. Perché hai scelto proprio il Sud come ambientazione? E perché una Santa? È parto della tua fantasia, o collegato a qualche avvenimento della tua vita?

 

Vorrei specificare innanzitutto che questo film è un lavoro sul quale ho “messo le mani” quando era già ben abbozzato e finanziato dalla Rai: sono stato chiamato a girarlo e ho partecipato ad una riscrittura; la trama tuttavia m’interessava molto, e aveva anche delle inquietantissime analogie con il mio primo film, nonostante si tratti di una cosa completamente diversa. Marco Muller ha apprezzato molto il film e lo ha voluto al Festival del Cinema di Roma, definendolo come un “western meridionale”, in realtà proprio di questo si tratta: piccoli farabutti, uno strano colpo, risvolti inquietanti. Da questo film stiamo traendo tantissime soddisfazioni: nonostante sia un film piccolo, ha una trama incredibilmente originale e una forza visiva pregnante. (e poi questo film, l’ho visto. Scioccante e tetro, getta luce su dinamiche che potrebbero benissimo avvenire in questa nostra Italia, ma che non nemmeno sogneremmo. N.d.R.)

 

Tanto s’è detto e tanto si dirà su La Grande Bellezza, il film di Paolo Sorrentino: cosa pensi a riguardo? Può rappresentare, se non in toto almeno in parte, il panorama cinematografico italiano di questi anni?

 

Premetto che ho apprezzato questo film: non sono un grande patito dei film di Sorrentino, che ovviamente stimo. Non mi piace il suo approccio così manieristico alla realizzazione, mentre le storie che racconta invece sono sempre molto acute e interessanti.

Sono molto stupito da questa polemica: ho avuto l’impressione di vedere un film abbastanza epocale nel suo genere; è imperfetto, con tratti bellissimi e altri molto meno. Sostanzialmente, è incredibilmente interessante. Dunque, da un certo punto di vista mi rallegro dei riconoscimenti che sta ottenendo un po’ ovunque, credo siano molto importanti per l’industria cinematografica italiana, d’altro canto non penso sia un’opera rappresentativa del cinema italiano; non lo è a livello di modernità, se non dal punto di vista strettamente narrativo, con un arco narrativo quasi inafferrabile. È molto difficile che un film solo possa rappresentare un paese intero, come Gomorra, qualche anno fa.

 

Parlami del rapporto regista – attore: come lo gestisci? Che tipo di legame s’instaura con chi veste il ruolo da te scritto? Cosa ne pensi degli attori, in generale?

 

È un rapporto veramente sostanziale: durante la lavorazione di un film questo legame è uno degli elementi più delicati e cruciali per la riuscita dell’opera.

Detto questo, le mie esperienze sono sempre state molto positive, anche se c’è da dire che ho fatto solo due film (ridacchia. N.d.R.).

Una volta ho avuto a che fare con un cast internazionale, ed è stato leggermente più difficile: è nato tuttavia un legame fortissimo, che continua ancora oggi.

Con “La Santa” ero invece molto preoccupato, un po’ per una sfiducia cosmica nei confronti di tutti gli attori italiani. Le mie preoccupazioni si sono rivelate assolutamente infondate: io non riesco a non creare dei legami fortissimi con gli attori, e lavorare diventa qualcosa di davvero creativo ed artistico. A differenza di molti registi, poi, sono anche l’operatore di macchina di tutto ciò che giro: gestisco al 100% le operazioni di ripresa. Per il tipo di storie che racconto sono immerso completamente nella scena, divento quasi uno degli attori, e non posso dunque avere altro che un rapporto viscerale.

 

Cos’è per te il “blocco creativo”, o la fobia da pagina bianca? Se l’hai mai avuto, come l’hai risolto? Sei stato aiutato e supportato nel tuo percorso, o hai dovuto gestire le tue ansie da te?

 

Probabilmente questa domanda la fai alla persona sbagliata: ho un approccio troppo pragmatico e troppo di mestiere per potermi permettere dei blocchi creativi. Non considero la possibilità che esista questo genere di problema in quanto non considero il mestiere di regista come un lavoro artistico, se non in una percentuale variabile.

Sono tantissimi anni che mi sono lasciato alle spalle l’ideale romantico e abbastanza giovanile dell’ispirazione da cogliere: la mia visione è estremamente professionale, se ho da scrivere venti pagine in un giorno, le scrivo, ho un planning di lavoro da rispettare.

Questo discorso non esclude tuttavia che vi siano momenti, settimane, mesi, nelle quali si sia più prolifici ed altri meno. Il discorso però s’incentra più sulla qualità, non sulla produzione.

L’arte è qualcosa d’incredibilmente artigianale, e il blocco creativo, in un regista, credo sia indice di cose ben poco belle.

 

Essere regista, che tipo di lavoro è?

 

È necessaria grande concentrazione e dedizione. È un lavoro di passione pura, talmente totalizzante che può esistere solo se supportato da un amore per il cinema che prevarichi qualunque cosa.

Si tratta di un lavoro impegnativo, soprattutto anche in questione di economia dei tempi.

Una cosa molto importante nel lavoro di regista è la self promotion: bisogna essere capace di vendersi bene, ed è primario.

 

 Immergiamoci in un mondo utopico: se tu non avessi intrapreso questa strada, in che mestiere ti rivedresti?

 

Mi sembra abbastanza improbabile pensarmi in qualcos’altro che non tocchi uno qualsiasi degli aspetti del mio lavoro: la scrittura, la fotografia, musica eccetera. Mi sento incredibilmente proiettato verso questo genere di cose, se penso quando avevo la tua età, per me è quasi pensare alla vita di un’altra persona, ora che ho quarant’anni.

 

Infine, se tu potessi dedicare le tue parole, per chi sarebbero?

 

Per tutte le persone che hanno voglia d’intraprendere un cammino faticoso quale quello che ho intrapreso io.

Dal momento che sono uno che non ha avuto più occasioni di altri, né ricco di famiglia né figlio d’arte, è stata la mia passione e la mia volontà a portarmi qui. Questo basta, anche in un paese terribile come l’Italia.

Io sono la dimostrazione del fatto che se si sbatte il muso su qualcosa che interessa veramente, si riesce.

Se qualcuno dovesse leggere e, incredibilmente, essere così pazzo da voler ascoltare le mie opinioni, deve sapere che questa professione non è impossibile da fare; basta iniziare.

 

Porta un nome che ricorda il paradiso terrestre, ma il suo fascino è tutt’altro che angelico. Lei è la bellissima Eva Green, attrice e modella parigina, classe 1980. Ce la ricordiamo tutti come la musa trasgressiva e ammaliatrice di Bertolucci, la controversa Isabelle di The Dreamers. I ruoli da femme fatale le calzano a pennello: nel 2006 è la Bond Girl di Daniel Craig in Casinò Royale e, per questo film, la rivista Maxim la nomina la ventesima donna più sexy del mondo. Ma la Green è anche strega cattiva in Dark Shadows di Tim Burton e, in sala dal 6 marzo, combattente assetata di vendetta in 300: L’alba di un impero. Qui il fascino letale di Eva-Artemisia, la sua devozione alla guerra e alla Persia, rubano la scena anche al valoroso Temistocle, comandante dell’esercito greco. La sua forza è irresistibile.

L’attrice francese è stata testimonial di Breil, Armani, Lancôme. Nel 2007, Dior l’ha scelta per interpretare la fragranza Midnight Poison, variante ambrata orientale del Poison. E chi meglio di Eva può rappresentare un profumo tanto seducente, il cui flacone ricorda il frutto proibito? Nello spot, questa Cenerentola  moderna e sicura di sé, più simile a un vampiro, non deve scappare allo scoccare della mezzanotte. Al contrario: fa il suo ingresso  trionfale alla festa, incantando la folla con il suo sorriso e la sua bellezza. Ve la ricordate, mentre sale le scale con il suo vaporoso e luccicante abito blu, sulle note dei Muse?

Eva Green è un’icona dark. Bionda naturale, si tinge i capelli di nero da quando ha 15 anni. In fatto di make-up, solitamente gioca con ombretti scuri e metallici, per creare l’effetto smokey. Anche con un trucco più sobrio, non dimantica mai una passata di mascara ultrablack.Le sue labbra sono spesso dipente di rosso, scelta che risalta la sua pelle chiarissima. In genere, anche nella scelta degli outfit, Eva punta sul total black: il nero e il blu scuro sono i colori che più la rappresentano. I suoi marchi preferiti sono Tom Ford, Alexander McQueen e Dior. Il colore? Raramente cede al rosso e a nuance più delicate. Ma non ingannatevi, Eva è così: una dark lady di carattere, che fa subito tendenza.

 

Un nuovo appassionante appuntamento con il format di conferenze lampo nato a Notting Hill vi aspetta mercoledì 12 Marzo alle 19.45 presso il Circolo Filologico di Milano.

 

5x15 nasce tre anni fa a Notting Hill, un incrocio fra TED e Hay Festival diventa immediatamente famoso e replicato in diversi paesi come Parigi e New York. Le sue promotrici Rosie Boycott (ex direttore dell’Independent On Sunday e dell’Express) Daisy Leitch e Eleanor O’Keeffe, hanno accolto con entusiasmo l'inizio dell’edizione italiana del format, fortemente voluta e organizzata a Milano da Leopoldo Zambeletti e Marilù Martelli. Da Ottobre 2013 5x15 ha debuttato a Milano con cinque serata andate tutte sold-out e presto sarà anche a Dublino e Sidney.

 

5x15 consiste in una formula molto originale di conferenza nella quale cinque personaggi molto diversi fra loro, provano a conquistare il pubblico con storie di 15 minuti, in 15 minuti raccontano le loro idee, le loro esperienze e la loro vita.

Il prossimo 12 Marzo gli oratori che si alternano sul palco 5x15 saranno: Laura Corti, Armando Massarenti, Paolo Mereghetti, Nicoletta Polla-Mattiot e Andrea Mastrovito.

Laura Corti, nota consulente finanziario e campionessa delle Ultra Run, racconterà le sue maratone di oltre 250 km in “Fatigo ergo Fantastico”. Da sempre appassionata allo sport percorre le maratone in autosufficienza alimentare, con lo zaino dei viveri sul groppone. Nel 2008 è stata insignita del trofeo di Racing The Planet come migliore donna che ha completato i 4 deserti. Armando Massarenti, famoso filosofo, è responsabile del supplemento culturale “Il Sole 24 Ore-domenica”. Disserterà su “Tragedie filosofiche in due battute”. Il giovane artista Andrea Mastrovito parlerà di “Perchè non ci si ferma mai”. Il suo lavoro è caratterizzato dalla reinvenzione degli spazi espositivi e dall'utilizzo di tecniche quali il disegno e il ritaglio che spesso vengono espanse in grandi installazioni ambientali, videoanimazioni sincronizzate e performance. Il celebre critico cinematografico Paolo Mereghetti è anche un giornalista professionista che ha lavorato all’Europeo, al Corriere d’Informazione, alla Repubblica e al Corriere della Sera, dov’è attualmente il critico cinematografico titolare. Egli rivelerà perchè "Costa pochi cent il segreto del cinema".  La giornalista e saggista Nicoletta Polla-Mattiot s'interrogherà su "Chi ha paura del silenzio?". Lavora sul silenzio come strumento e tecnica di comunicazione fin dal 1988, con attività di ricerca e didattica.

I cinque oratori parlando a braccio per soli 15 minuti agli ospiti hanno l’obiettivo di appassionare, commuovere, stimolare, incuriosire e divertire la platea.

Sulla repubblica l’evento è descritto come “Una full immersion in mondi e idee che vale la pena di condividere attraverso mini-conferenze dei protagonisti della cultura. il Filologico è un posto architettonicamente bello, comodo, con una sua storia da raccontare. Il contenitore ideale per una manifestazione che ha il solo scopo di portare pensieri tra la gente” mentre il Corriere della Sera la definisce “Una staffetta nella quale il testimone è la curiosità, e gli avversari da battere i parolai verbosi”.

 

5 personaggi x 15 minuti è la formula per una serata del tutto insolita, appassionante e unica. Nerospinto consiglia di non perdersi questo appuntamento!

 

 

5x15

Circolo Filologico - via Clerici 10, Milnao

Ingresso:euro 12,00 Gratis fino a 18 anni con prenotazione fino ad esaurimento posti disponibili

Per info e prenotazioni: www.5x15.it Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Telefono: 345 4241783345 4241783

 

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Sabato 8 marzo dalle 23.30 alle 4

MARLON BRANDON presenta

CARNEVALE COME SEMPRE Toilet Club Via Lodovico il Moro 171 Milano

Che differenza c'è tra Carnevale e un sabato qualunque al Toilet? Che puoi fare quello che fai sempre ma conservare la dignità. Almeno fino al terzo drink... Ti travesti? Non ti travesti? Da uomo? Da donna? Sai a me??? Vieni come sei, come diceva sempre cicciolina, e se sei povero vestiti da Adamo, che è anche l'8 marzo e fai contente le donne (credici).

Ma cos'è sto MARLON BRANDON? È un richiamo onomatopeico ad input contrastanti. Un gioco di parole, uno scioglilingua, l’insieme di un divo del cinema ed uno del piccolo schermo. Sono gli opposti che suonano bene insieme, le decadi che si mescolano e si confondono, gli spazi che perdono i confini e generano incontri inaspettati. È difficile spiegare cos’è MARLON BRANDON: è un party dove tutto si combina in modo eterogeneo ma non casuale, sconclusionato ma non inconcludente, senza una meta eppure con una direzione ben precisa: la linea di demarcazione emozionale tra quello che pensiamo di essere e quello che scopriamo poter diventare in una notte. Perchè siamo quello che balliamo, anche quando non sappiamo più cosa stiamo ballando… MARLON BRANDON è un’idea di Erik Deep, LoZelmo, Nancy Posh, Croce e Rachele De Niro, è ogni sabato sera al Toilet e balla la musica di Erik Deep, LoZelmo e Nancy Posh: il Pop, l’Alternative, il Rock, l’Electro, la Disco. Togli la maschera, esci dal personaggio, scavalca l’ostacolo, distruggi ogni barriera: fai come MARLON BRANDON, diventa protagonista.

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I DJS Erik Deep e LoZelmo: con il loro inconfondibile (quanto inetichettabile) sound dance-pop, contaminato da elettronica, anni90 e frequenze disturbate, sono i dj resident del sabato del Toilet che, con Nancy Posh, Croce e Rachele, danno vita al progetto Marlon Brandon. Poliedrici e polifonici, i loro djset sono sempre ricchi di novità e imprevedibili, fanno perdere il senso del tempo e ballare fino al mattino. L'equivalente del Viagra sul dancefloor. Nancy Posh: da sedici anni protagonista della scena underground, grazie a lei il dance floor incontra per la prima volta il Pop, l’Indie Rock, l’Alternative, l’Elettronica e la Retro Music, facendo cadere barriere musicali, sessuali e stilistiche: con lei le persone diventano le vere protagoniste. Creatore e dj resident della serata “Popstarz” del Gasoline, dj resident anche al Rocket, ha suonato al Plastic, al Glitter e alToilet Club, diventando una figura culto nel panorama club milanese e non solo.

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Durante la serata, nel CASTIGO del Toilet:

LIQUID CRASH Dj Set DJS: Mielelattice & D.O.C.

Electornics, Coldwave, Synth Pop, Italo Disco, Selected 80

LIQUID CRASH scaturisce dall'incontro casuale tra due menti bizzarre, dai gusti musicali complementari: quella di Mielelattice, da sempre interessata ad una ricerca sofisticata, e D.o.c., più orientato ad una esplorazione delle inclinazioni del pubblico. Il risultato è una box musicale che ha l'equilibrio di un liquido impattato dalla solidità del suono. Tutto il resto può prendere qualsiasi forma, senza necessità di interpretazione: a guidare l'esperimento è appunto un lavoro che gioca sul limite e trova il suo equilibrio nella forma dance. Fra i paesaggi sonori attraversati: l'elettronica fredda, stemperata da sonorità synth ed electro, fino ad un pop ammiccante e raffinato.

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MARLON BRANDON Ogni sabato sera al TOILET CLUB

Via Lodovico il Moro 171, Milano www.circolotoilet.it

INGRESSO GRATUITO con tessera Arci, Arcigay, Arcilesbica, UISP Richiedi la tessera all’indirizzo www.circolotoilet.it/tessera Per info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Alice rise: «È inutile che ci provi», disse; «non si può credere a una cosa impossibile.» «Oserei dire che non ti sei allenata molto», ribatté la Regina. «Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz'ora al giorno. A volte riuscivo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione.»

 

 

Qualcosa di impossibile e sorprendete è stato fatto! Dall’11 al 23 Marzo 2014 Associazione Culturale Arte e Spettacolo Domovoj in collaborazione con Festival Teatrale di Borgio Verezzi presentano “Alice” da Lewis Carroll con Romina Mondello e con la regia di Matteo Tarasco, in scena al Teatro Menotti.

 

La storia di Alice nel paese delle meraviglie viene ambientata nel Manicomio di Wanderland, un ambiente dark, una vecchia stanza abbandonata, un fetido rimasuglio dell’epoca vittoriana, che lo spettatore scruterà attraverso il pavimento sfondato del piano superiore, in una prospettiva molto distorta. Lo spettacolo si pone l’obiettivo di raccontare lo spaesamento quotidiano di una generazione incompresa, e rappresenta un felice esperimento per riacquistare, attraverso la fascinazione del palcoscenico, i valori della parola poetica.

Dopo tre stagioni di repliche di Donne informate sui fatti di Carlo Fruttero e dopo aver girato il recente To the wonder, di Terrence Malick, con attori del calibro di Javier Bardem e Ben Affleck, Romina Mondello interpreterà il ruolo di Alice. Salvatore Rancatoresarà il Cappellaio Matto, il Cuoco, il Bruco, la Seconda Alice, Tweedledum e Humpty Dumpty; Giulia Galiani March la Lepre, la Regina Rossa, la Quarta Alice, il Bianconiglio, la Regina Bianca e il Cerbiatto; Odette Piscitelli la Regina di cuori, la Duchessa, la Terza Alice, Tweedledee e l'Unicorno. Matteo Tarasco, il regista della rappresentazione e anche scenografo, entra nel profondo della lettura del racconto, vede le cose con mentalità spregiudicata e vicina alla sensibilità moderna.

“Un lavoro di forte radicalità espressiva. Uno spettacolo raffinato e intelligente che trova la sua ideale splendida protagonista in Romina Mondello, che non solo dà bellezza e grazia al personaggio ma lo carica di una invisibile forza tragica.” Afferma sull’Avvenire Domenico Rigotti.

Sulla Stampa invece lo spettacolo viene descritto da Osvaldo Guerrieri così: “Direte: ma che c’entra Alice con Amleto? In assoluto, niente. Ma nello spettacolo con cui il regista-traduttore-adattatore-scenografo Matteo Tarasco ha inaugurato il festival di Borgio Verezzi, il contatto tra i due viene proposto esplicitamente con la formula dell’essere e del non essere, ossia con l’intreccio di realtà e irrealtà, identità e smarrimento di sè.”

 

Qualcosa di sorprendente, dark e azzardato vi aspetta al Teatro Menotti dall’11 Marzo!

 

 

Teatro Menotti

Via Ciro Menotti 11 - Milano

Orari spettacolo: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 21.00 – mercoledì ore 19.30 - domenica ore 17.00 Orari biglietteria: dal lunedì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00 – sabato dalle 16.00 alle 19.00

 

Biglietteria 

Teatro Menotti, via Ciro Menotti 11 - Milano tel. 02 3659254402 36592544 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.tieffeteatro.it

 

Prezzi

Intero: 25,00 €*

Ridotto >65 anni: 12,50 €* (residenti a Milano)

Ridotto <25 anni: 15,00 € * (residenti a Milano)

Ridotto <14 anni: 12,50 €

*prevendita 1,50 euro

ABBONAMENTO PRIME: 11 prime a 100 € con posto fisso

ABBONAMENTO POMERIGGIO: 6 spettacoli a 60 euro, vale sulle repliche di mercoledì e domenica

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Vi piace Alessandro Gassmann? Siete appassionati di Shakespeare?

Allora non potete perdervi l’anteprima di “Essere Riccardo...e gli altri” allo Spazio Oberdan e al MIC - Museo Interattivo del Cinema.

 

Dal 10 al 16 Marzo 2014, Fondazione Cineteca Italiana propone in anteprima Essere Riccardo...e gli altri, il documentario che descrivere ed entra nel cuore dello spettacolo teatrale Riccardo III. L’anteprima sarà accompagnata da una rassegna per celebrare il grande talento di Gassmann.

Alessandro Gassmann è regista e protagonista di questa rappresentazione teatrale e nel documentario racconta la genesi dello show, la sera della prima ma anche le prove, la messa in scena e l’attesa per il debutto. Il film sarà proiettato al pubblico di Spazio Oberdan lunedì 10 Marzo alle ore 21 mentre giovedì 13 Marzo alle ore 16.30 sarà visibile al MIC - Museo Interattivo del Cinema. Al termine delle proiezione, in questi due giorni, ci sarà un intervento in sala di Alessandro Gassmann. Il film, incontro riuscito tra il mondo teatrale e quello del cinema, rappresenta un’occasione unica per scoprire il grande talento di uno degli attori più apprezzati e ammirati del cinema italiano, a confronto con uno dei testi più interessanti di Shakespeare.

“R III - Riccardo Terzo”, lo spettacolo narrato nella sua genesi e sviluppo nel documentario, è l’ultimo lavoro per la scena di Alessandro Gassmass.

 

Tre pellicole completeranno i giorni dedicati all’attore e regista italiano, tre titoli che testimoniano la sua versatilità, sia come attore di commedie e di film d’autore, sia come regista.

Sarà proiettato “Il bagno turco. Hamam.” di Ferzan Özpetek. Il film narra la storia di un architetto rampante sposato a una fedifraga donna in carriera che eredita dalla zia un bagno turco a Istanbul. L’architetto parte un po’ scocciato da Roma con l’intenzione di vendere in tutta fretta la baracca ma la famiglia turca che custodisce l’hamam e una storia d’amore molto particolare fanno cambiare idea al protagonista.

Un secondo film, che ha reso famoso l’attore, sarà presente in questo rassegna: “La bomba” di Giulio Base, in cui viene per scherzo messa in piedi una falsa gang mafiosa.

L’ultima pellicola proiettata sarà “Razzabastarda” di Alessandro Gassmann, il primo film che lo vede come regista. Legato alla realtà dell’immigrazione e alle problematiche della droga, racconta la storia di Roman un immigrato rumeno che vive alla periferia romana.

 

Un’occasione per scoprire e apprezzare il grande talento di un artista italiano è messa a disposizione da questa rassegna e anteprima al MCI e allo Spazio Oberdan. Non perdetevela!

 

 

 

Alessandro Gassmann in Cineteca

10 Marzo presso Spazio Oberdan

13 Marzo presso il MIC

Rassegna dal 10 al 16 Marzo 2014

 

Info

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www.cinetecamilano.it

T 02 8724211402 87242114

 

Modalità d’ingresso

OBERDAN: Intero € 7/ ridotto € 5,50

MIC: Intero € 5,50/ ridotto € 4

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Un brand italiano, made in Como, guidato dal giovane Art Director Alex Mitchumm, classe 1983.

Mitchumm Industries presenta “BACK TO THE ROOTS”, la collezione SPRING-SUMMER 2014. Amore per la libertà. Ritorno ai mitici anni ’70. Un tuffo nel passato per dare vita alla collezione Primavera-Estate 14 di Mitchumm Industries. La collezione estiva del brand è all’insegna dei colori e dei disegni: le stampe originali e colorate sono le protagoniste indiscusse. Palme e luoghi esotici vi condurranno in un viaggio all’insegna del surf style…grazie alla reinterpretazione delle stampe d’archivio degli anni di nascita di Mitchumm Industries. Un brand che nasce nel 1976, negli anni d’oro del surf… Hawaiian style, maxi dots e disegni delle cravatte anni Settanta su camicie e beach wear, da sempre il must di Mitchumm Industries. Attenzione ai dettagli e ai particolari come i bottoni in legno delle camicie. I costumi, realizzati con nylon leggerissimo, sono presenti in 40 disegni diversi e con colori vivaci per esprimere al meglio la voglia di sole, di estate e di spensieratezza che il brand esprime sin dagli anni della fondazione. Il brand Mitchumm è da sempre attento al green. I prodotti Mitchumm hanno un packaging eco-friendly: carta da pacco riciclata con logo Mitchumm in stampa naturale. Sensibilità e buon gusto!

 

www.mitchumm.com

 

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C'è un'equazione precisa nel crowdfounding: io condivido un progetto, spiego finalità e benefici, tu mi sostieni e partecipi al finanziamento con una donazione che ha una sola finalità: contribuire al finanziamento di un'idea che convince.In pratica una colletta 2.0. Vediamo cosa sta cambiando in Italia grazie alla piattaforma Musicraiser.

 

Il CrowdFounding è diventato la consuetudine per progetti tecnologici innovativi: start up e invenzioni perlopiù. Da qualche tempo il finanziamento dal basso ha preso piede anche in campo musicale, dove sono tante le novità che questa nuova forma di finanziamento introduce. Si può produrre un disco, un progetto, ma anche produzioni legate ai supporti.

 

Il caso MusicRaiser

 

Non è una novità che la rivoluzione digitale abbia stravolto il mercato musicale. I dischi non si vendono più: l'ascolto sui supporti tradizionali è pressoché morto (a parte forse il vinile, ma si tratta sempre di una nicchia), soppiantato dall'ascolto digitale e tutto quello che ne consegue. Oggi basta veramente poco per realizzare un disco “in casa” e sono aumentate in maniera esponenziale le possibilità di farsi conoscere attraverso il web. “La tecnologia è un flusso che va cavalcato e il futuro della musica deve passare dal web” sintetizza Giovanni Gulino, leader dei Marta sui Tubi e ideatore della piattaforma musicale di crowdfounding Musicraiser, che nasce proprio da questa visione: mettere a disposizione, di musicisti e dell’industria musicale, uno strumento in grado di ottenere risultati tangibili in un percorso di creazione e visibilità della propria musica. “Un portale grazie al quale musicisti, promoter, etichette e locali possono finanziare i loro progetti attraverso una forma di azionariato popolare”.

 

Come funziona?

 

Il meccanismo è semplice: il sito permette di realizzare il sogno di tantissimi attraverso lo strumento della raccolta fondi, in cambio di ricompense esclusive per i finanziatori (il cosiddetto ”crowdfunding”). Dalla registrazione di un disco, alla realizzazione di un videoclip, dalla programmazione di un tour a una generica campagna promozionale. Il tutto in cambio di una copia esclusiva del disco, di un biglietto gratuito per il concerto della band, di autografi o citazioni nei credits. Non donazioni a fondo perduto, ma benefit per i raiser.

 

La piattaforma non si rivolge solo ad emergenti, che possono farsi conoscere e produrre un proprio disco, ma da la possibilità anche ad artisti consolidati di realizzare progetti speciali come può essere la ristampa in vinile di un loro album oppure la realizzazione di un live del tutto indipendente.

 

Dal lancio della piattaforma italiana – lo scorso ottobre – a oggi sono stati diversi i progetti importanti allestiti: dai Fluon, la nuova band di Andy, ex Bluvertigo, che con 17 mila euro hanno finanziato il brillante debutto, a Bertallot, che con i 20.000 euro raccolti da 521 “raiser” ha contribuito a finanziare Casa Bertallot, una radio indipendente e autonoma, la prima web radio sostenuta dal pubblico e dagli ascoltatori. Ancora la Tannen Record che con i 21 mila euro raccolti produrrà un cofanetto-box con tutti i dischi dei CSI, band culto di Giovanni Lindo Ferretti. Da manuale il caso di Gianni Maroccolo con Claudio Rocchi che hanno voluto finanziare il progetto “db23”: da 9.000 euro, il goal che si erano prefissati, ne hanno raggiunto 20 mila euro grazie a 622 generosi donatori.

 

La media dei contributi si assesta attorno ai 35 euro. L’età dei finanziatori va dai 20/25 anni ai 50 circa e c’è un altro dato interessante, il 15% delle campagne viene finanziato da chi non conosce direttamente la band o l’artista, una percentuale importante di quelli che Giovanni definisce “serial-raiser” o mecenati del web.

 

Risultati incoraggianti

 

La piattaforma funziona, e anche bene pare: “In 14 mesi di lavoro abbiamo raccolto €800.000 che abbiamo distribuito ai 250 progetti finanziati. Molti artisti che sono passati su Musicraiser hanno trovato contratti discografici, agenzie di booking, editori etc” – continua Giovanni - “Il passaparola è il veicolo di comunicazione più efficace per farci conoscere. A breve lanceremo la versione 2.0 della piattaforma con ufficio stampa internazionale per coinvolgere anche artisti stranieri”.

 

Nella foto Giovanni Gulino e Tania Varuni, i fondatori, con lo staff.

 

Contacts: https://www.facebook.com/Musicraiserwww.musicraiser.com

 

Così ci parla Karl Lagerfeld della sua donna dell'inverno 2015. Scarpe da tennis e tuta come Cara Delavigne, che sfila col designer. La donna moderna fa la spesa, e la fa in un supermercato chic creato dalla maison all'interno del Grand Palais di Parigi. Cestini della spesa, biscotti Chanel e piccole chicche che rendono l'ambientazione reale e surreale allo stesso tempo. Si tratta di una donna che come per Jeremy Scott, é più vicina alla realtà. Chanel ci manda a fare la spesa in tuta ma con un cappotto in pieno stile, in tweed, con pantaloni laminati e giacché di pelo, con borsette chic a forma di cestino. Si perché la nuova donna, é elegante e lussuosa anche quando non le interessa, quando al supermercato sceglie distrattamente tra gli scaffali, e soprattutto sono molteplici le sfaccettature della donna che vi troviamo, dalla sportiva della domenica, alla donna in carriera post ufficio. Non ci sono altro che lusso e comodità, streetwear e classicismi in puro stile Coco convivono in una collezione che sicuramente va capita, ma che ribalta i canoni tipici del brand, in pieno stile Karl.

Prosegue l’appuntamento con Real-Cinema all’Apollo spazioCinema di Milano. Lunedì 10 Marzo una proiezione dedicata a tutti gli appassionati di documentari ma non solo.

 

Real-cinema, ogni lunedì sera fino al 28 Aprile, è un appuntamento creato per tutti gli appassionati di cinema che amano informarsi e assistere alle proiezioni dei migliori documentari internazionali.

Una rassegna organizzata da Apollo spazioCinema e Feltrinelli che si svolgerà nel cinema milanese in Galleria de’ Cristoforis.

Storie incredibili, realtà sconosciute, punti di vista diversi su mondi lontani, universi vicini ma nascosti sono raccontati ad inizio settimana con un tocco di fantastica realtà.

10 grandi film che, attraverso altrettanti sguardi “d’eccezione” offrono la propria personale interpretazione del mondo.

 

Per il prossimo appuntamento di Lunedì 10 Marzo sarà proiettato il film Downtown 81 di Edo Bertoglio.

Il protagonista di un Basquiat ancora sconosciuto nella New York degli anni 80. Il regista si diverte a seguire un giorno ordinario della vita dell’artista bohémien che, appena dimesso dall’ospedale, si divide tra l’amore per la sua inseparabile tromba, i graffiti e i tentativi di vendere un suo quadro per far fronte allo sfratto da poco subito.

 

Lunedì 17 Marzo sarà il turno del film L’impostore di Bart Layton, proiettato nel cinema milanese alle 19.50.

Il film racconta la storia di un giovane ragazzo texano che sparisce da casa senza lasciare alcuna traccia. Tre anni dopo, una notizia sconvolgente: il ragazzo è stato ritrovato in Spagna, a migliaia di chilometri dalla sua casa, e dice di essere sopravvissuto a un incredibile rapimento e alle torture di misteriosi aguzzini.

 

Altri grandi titoli saranno presenti nella rassegna come The horse boy di Michel O.Scott, Bill Cunningam a New York di Richard Press, che racconta la storia del famoso fotografo autore di scatti memorabili che catturano le tendenze della moda nella Grande Mela. Gli Hemingway di Barbara Kopple, ripercorre la storia della famiglia del celebre autore e i casi di malattie mentali delle generazioni passate, è un’altra pellicola della rassegna.

Il programma completo su http://www.spaziocinema.info/eventi-rassegne/real-cinema.

 

Quando la realtà racconta emozioni, diventa grande cinema: ecco la frase che descrive la rassegna del lunedì del cinema Apollo spazioCinema.

 

Real-cinema

Apollo spazioCinema

Galleria de’ Cristoforis 3 - Milano

 

Biglietto Intero: € 8.00 Ridotto: € 5.50 – €4.50

 

 

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