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Milano ha sete. Ma non di cocktail qualsiasi. Ha sete di emozioni liquide, di esperienze che vanno oltre il semplice bere, di drink che scivolano tra le dita e lasciano il segno.
Il quadro La Finestra Magica dell'artista contemporanea La Pupazza è un'esplosione creativa che catapulta lo spettatore oltre i confini del reale. Linee audaci, colori ipersaturi, simboli che si intrecciano in una danza caotica e magnetica: ogni elemento trasforma la tela in una mappa del subconscio. Qui, la cultura pop incontra l'ironia e il disordine si fa arte.
L’eco di Keith Haring è inequivocabile: il tratto deciso, la narrazione visiva che non ha bisogno di parole, l'energia pulsante che sembra espandersi fuori dalla tela. Ma se Haring catturava il ritmo febbrile della metropoli, La Pupazza esplora un universo più liquido, più onirico. Tutto è connesso, ma cosa ci sta dicendo?
E poi c’è la mela. Il simbolismo biblico è lampante, ma qui la tentazione si scioglie in un piatto di spaghetti. Il cibo è ancora un atto di piacere o è diventato un campo di battaglia tra desiderio e senso di colpa? In un mondo che idolatra il controllo e l’estetica perfetta, La Pupazza ribalta i paradigmi: cosa succede quando il sacro e il profano si fondono?
Una finestra si apre nel cielo, lasciando scivolare un fluido verdastro. Uno squarcio nella realtà? Un passaggio tra dimensioni? O, più semplicemente, il simbolo di un mondo in cui la connessione è totale, ma l’autenticità sfugge sempre un po’ più in là? Viviamo immersi nei flussi di immagini e informazioni, ma chi osserva chi?
Gli occhi neri sospesi nello spazio sembrano vegliare sulla scena. Presenze mistiche o telecamere di sorveglianza? La libertà è ancora possibile in un’epoca in cui ogni sguardo è registrato, ogni movimento tracciato? Accanto a loro, un pesce monocolo viola scivola nel flusso liquido che lo lega a una figura femminile dai capelli rosa. Doppia identità o metamorfosi?
Nel caos perfettamente orchestrato dall'artista, nulla è lasciato al caso. Ogni dettaglio è un filo teso tra significati che si rincorrono, senza mai fermarsi. E se fosse proprio questa la chiave? Siamo ossessionati dal trovare spiegazioni logiche a tutto, eppure l’arte sfugge alle regole, respinge i confini, si sottrae all’algoritmo.
Forse è questa la sua forza: il coraggio di non spiegare. Di lasciare lo spettatore nell’incertezza, nella meraviglia dell’indecifrabile. Siamo pronti a smettere di cercare risposte e ad accettare che, a volte, le domande valgono di più?
www.lapupazza.it
Dal 15 marzo al 29 giugno 2025, la Villa dei Capolavori di Mamiano di Traversetolo si trasforma in un giardino d’arte e poesia, dove i fiori parlano il linguaggio della bellezza, della fragilità, ma anche della ribellione. Dai crisantemi malinconici di de Chirico ai gladioli elettrici di de Pisis, dai vortici cromatici di Depero ai dettagli ipnotici di Casorati, ogni opera racconta un frammento di storia, un’emozione, un punto di vista.
Boldini li usa come dettagli seducenti, Morandi li osserva con religiosa devozione, Balla e Boccioni li trasformano in esplosioni futuriste. Schifano, Kounellis e Paolini, invece, li destrutturano, li ridisegnano, li fanno rivivere con nuovi significati. FLORA è un omaggio al fiore come metafora: della vita, del tempo, della trasformazione.

Oltre 150 capolavori, provenienti dai più importanti musei italiani, dialogano con la cornice perfetta: il Parco Romantico della Villa, appena restaurato. Un ambiente che non è solo sfondo, ma parte integrante della mostra, un’esperienza immersiva tra pittura, scultura e paesaggio.
Curata da Daniela Ferrari e Stefano Roffi, la mostra è un progetto della Fondazione Magnani-Rocca in collaborazione con il Mart di Trento e Rovereto, e ha il supporto di Fondazione Cariparma e Crédit Agricole Italia.
I fiori, con la loro delicatezza effimera e la loro capacità di rigenerarsi, ci parlano di bellezza, di fragilità e di rinascita. Ma non è forse questo anche il ciclo della vita umana?
Ci apriamo al mondo, fioriamo, affrontiamo le intemperie e lasciamo tracce della nostra esistenza. Quanto di noi si riflette in un semplice petalo che cade?
Villa dei Capolavori – Fondazione Magnani-Rocca
15 marzo – 29 giugno 2025
Info e biglietti su www.magnanirocca.it
C’è chi dice che San Valentino sia solo una trovata commerciale. E poi c’è chi sa che la vera seduzione passa dalla tavola. Perché una cena ben riuscita non è solo cibo: è atmosfera, è cura dei dettagli, è un equilibrio perfetto tra emozione e sapore. Il Saint Georges Premier, immerso nel cuore del parco di Monza, sa esattamente come trasformare una serata romantica in un’esperienza memorabile.
Alla guida della cucina c’è Giuliano Fusaro, giovane e talentuoso chef che prende la tradizione mediterranea, la alleggerisce e la rende contemporanea, senza snaturarne l’anima. Il risultato? Un menù pensato per chi ama il bello e il buono, senza compromessi.
Si parte con un Gianduiotto di baccalà su pane al nero di seppia – perché la seduzione inizia sempre con un dettaglio inatteso. Gli antipasti sono un viaggio tra delicatezza e intensità: Salmone Ora King con salsa agli agrumi e nasturzio e Scampo al verde con Rosa di Gorizia e salsa Ponzu, un’ode alla freschezza e all’equilibrio perfetto.

Il primo piatto è pura poesia: Risotto Carnaroli mantecato allo zenzero, melograno e gambero rosso, dove la sapidità incontra la dolcezza e il tocco pungente dello zenzero fa il resto. Il secondo è per chi ama i sapori avvolgenti: Rombo arrosto con doppia consistenza di carciofi e fumetto all’anice, un piatto che gioca su contrasti e profondità.
E per concludere? La dolcezza non può mancare, ma senza banalità: Biscotto al cacao, mousse di cioccolato fondente e gel al lampone. Perché il fine cena, come il fine serata, deve lasciare il segno.
Una cena al Saint Georges Premier è un investimento nelle emozioni. Un luogo dove l’eleganza incontra la sostanza, la cucina è un atto d’amore e il servizio è impeccabile. Perché l’amore si festeggia, sì, ma con stile.
Prezzo: €80 a persona, bevande escluse.
Per prenotazioni:
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Mob.. 349/669963
Tel. 039 - 320600
Ci sono riti che si rinnovano con il tempo e rituali che trasformano il quotidiano in un’esperienza sensoriale. I ristoranti El Porteño di Milano e Roma appartengono a questa seconda categoria, costruendo per la notte di San Valentino un’atmosfera che intreccia il calore latino con il culto dell’accoglienza.
Il cuore dell’evento è il drink “Love is in the air”, il cui titolo richiama il pop nostalgico di John Paul Young, ma la vera anima sta nel lavoro di Alessio Gulino, bar manager di Flores Cócteles. Il cocktail non si accontenta di reinterpretare lo Spritz: al posto dell’Aperol troviamo l’Aperitivo Cordusio, che con la sua base ai frutti rossi ha un gusto più ricercato. Il succo di pompelmo rosa e lo sciroppo alla rosa creano un gioco tra dolcezza e acidità, mentre il Trento DOC aggiunge la necessaria verticalità al sorso. Il finish di spray alla rosa damascata chiude il cerchio con un’evocazione aromatica sottile.

Se la mixology diventa strumento di narrazione, il dessert firmato dallo Chef Matteo Torretta diventa una dichiarazione d’amore. La combinazione di lamponi, cioccolato bianco e zenzero avvolge il palato in un abbraccio equilibrato tra dolcezza e freschezza, regalando un’esperienza gustativa sorprendente e coinvolgente. La glassa rosso intenso, simbolo di passione e desiderio, non è solo una scelta estetica, ma un vero e proprio invito a lasciarsi trasportare dal piacere.
L’aspetto più affascinante della cena per questa ricorrenza non è solo ciò che viene servito nel calice o nel piatto, ma il modo in cui ogni dettaglio contribuisce a creare un’esperienza indimenticabile. El Porteño avvolge i suoi ospiti in un’atmosfera intima e seducente, fatta di ambienti sontuosi, luci soffuse e una teatralità che richiama la memoria collettiva del tango e delle milonghe.
Quella che potrebbe essere una semplice cena di San Valentino si trasforma così in un viaggio emozionale, dove ogni dettaglio è studiato per sedurre e incantare. Ma in fondo, non è proprio questa la vera essenza della seduzione?

Dove trovarli:
MILANO El Porteño Darsena (in viale e Gian Galeazzo, 25), El Porteño Gourmet Milano (in via Speronari 4) o El Porteño Arena (in viale Elvezia 4), El Porteño Prohibido (in via Macedonio Melloni 9) con annessi Flores Cócteles Arena e Flores Cócteles Melloni.
Roma El Porteño Teatro Valle (via Dei Redentoristi 6-Roma) e El Porteno Gourmet Roma (in via Dell’Umiltà 36) collegato a Terrazza Flores, all’interno del luxury hotel Umiltà36
La bellezza dell’imperfezione: uno sguardo autentico attraverso l’obiettivo
Ci sono immagini che non hanno bisogno di filtri per essere potenti. Scatti che non cercano la perfezione patinata, ma si immergono nelle pieghe della realtà, nel coraggio di chi si racconta senza maschere.
Lunedì 10 febbraio, all’Università Statale di Milano, si inaugura la mostra fotografica collettiva "La bellezza dell’imperfezione", un progetto che nasce dal Gruppo di Lavoro Adolescenti di AIEOP (Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica), con il supporto della Fondazione Bianca Garavaglia Ets e la collaborazione del Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell’Università degli Studi di Milano.
Fino al 20 febbraio, i visitatori avranno l’opportunità di immergersi in un percorso visivo straordinario, fatto di immagini realizzate da 108 ragazzi e ragazze in cura per tumore, provenienti da 11 centri di eccellenza italiani.
Ogni fotografia è una storia. Un’istantanea che va oltre l’estetica e diventa racconto, resistenza, poesia. C’è una forza disarmante in questi scatti, perché non si limitano a documentare, ma trasformano la fragilità in espressione artistica. La luce che filtra attraverso un’inquadratura non è solo un espediente tecnico: è speranza, è lotta, è identità.
In un mondo che celebra un ideale di bellezza costruito su immagini ritoccate e irreali, questa mostra è un antidoto potente. Qui l’arte non è ornamento, è verità. È il coraggio di mostrarsi per ciò che si è, senza compromessi. È un invito a riconsiderare la nostra idea di perfezione e a scoprire che, spesso, è proprio nelle imperfezioni che si nasconde la bellezza più autentica.
Un’occasione unica per aprire gli occhi, e il cuore.
Inagurazione 10 febbraio ore 10.30
Aula 104
Università degli Studi di Milano
Via Festa del Perdono 7 - Milano
L’arte della pasticceria è un linguaggio di gesti precisi e audaci, e Fabrizio Camplone la parla con disinvoltura. Per San Valentino, la sua Pasticceria Caprice di Pescara presenta una serie di creazioni che fondono estetica e tecnica, rivelando una sensibilità che si avvicina all’arte.
C’è qualcosa di ineluttabile nella Torta Love, una composizione che gioca con le tensioni tra morbidezza e croccantezza, tra dolcezza e accenni di sapidità. Il guscio di cioccolato al latte, sottile e impeccabilmente liscio, protegge un cuore di creme alla mandorla e caramello, bilanciato con una precisione che non ammette sbavature. Un dolce che sa di intimità, capace di evocare i ricordi di un primo bacio o di una serata condivisa tra sguardi e risate.

La collezione di monoporzioni di Caprice sembra ispirarsi alla scultura contemporanea, con superfici lucide, volumi netti e proporzioni calibrate al millimetro. Ogni creazione è un piccolo esperimento di consistenze e suggestioni.
Millefoglie: una stratificazione di precisione quasi ingegneristica, che alterna il croccante delle sfoglie al cedevole della crema, come una storia d’amore fatta di momenti di attesa e di esplosione di emozioni.
Saint Honoré: un’esplosione controllata, dove il rigore della pasta choux si incontra con la morbidezza della chantilly e la tensione della glassa caramellata. Un contrasto che ricorda la dolce imprevedibilità dei sentimenti.
Mousse lampone e fondente: il lampone vibra come una nota acida sopra la profondità burrosa del cioccolato, come un battito d’ali che rompe il silenzio di una serata romantica.
Cioccolato bianco e lamponi: un esercizio di delicatezza, che usa la dolcezza per mettere in risalto la brillante freschezza della frutta, come due anime che si completano a vicenda.

Infine, le tavolette di cioccolato, bianco, al latte e fondente, si collocano in una dimensione di essenzialità assoluta. Sono un omaggio alla materia, all’intensità e alla purezza, senza orpelli. Il loro minimalismo è un’affermazione di fiducia nei confronti dell’ingrediente e, come ogni gesto d’amore sincero, non ha bisogno di eccessi per lasciare il segno.

Con queste creazioni, Fabrizio Camplone conferma che la pasticceria, nelle mani giuste, può avvicinarsi alla scultura e alla pittura, un’arte di precisione, sensibilità e proporzioni perfette. Le sue opere, disponibili presso la Pasticceria Caprice di Pescara, non sono solo dolci: sono esperienze sensoriali, gesti d’amore da assaporare e ricordare.
Pasticceria Caprice
piazza Garibaldi 29, Pescara, Italy
tel. 085 691633
fabriziocamplone.eu
L’arte di Eleonora De Giuseppe, in arte La Pupazza, è una scossa elettrica che attraversa il tessuto visivo contemporaneo. Il suo lavoro non chiede permesso, non accetta compromessi: esplode. Che sia su una tela, un muro, un oggetto di design, il suo segno si impone.
A Tricase, dal 6 al 13 febbraio 2025, il Palazzo Gallone si trasformerà in un laboratorio di emozioni visive per celebrare il quarantesimo compleanno dell’artista con la mostra "40 Anni Fosforescenti". Un’esposizione che più che raccontare un percorso, ne apre un altro: quello di un’artista che ha conquistato spazi, superfici e menti, portando il suo linguaggio visivo a dialogare con le realtà più disparate, senza mai perdere la propria identità.
L’inaugurazione sarà il 6 febbraio alle ore 19.00 con la curatela di Elena Vukosavljevic, la partecipazione del maestro Pasquale Scarciglia – che ha seguito La Pupazza fin dai suoi esordi – ed un brindisi con 958 SANTERO.

La Pupazza non è una street artist, non è una designer, non è una pittrice. È tutte queste cose e nessuna. A 8 anni dipingeva ceramiche nella bottega di Agostino Branca. A 15 personalizzava diari scolastici trasformandoli in opere d’arte ambulanti. A 17 il primo murales. A 24 la prima mostra. A 30 la collaborazione con un brand internazionale. A 40 è l’unica artista italiana a esporre accanto a Banksy e Warhol nella recente mostra di Palazzo WeGil a Roma.
Suo padre, Alfredo De Giuseppe, la descrive come un Michelangelo Pop, capace di creare senza sosta, con un’urgenza quasi biologica. La sua arte è una continua trasformazione, un atto di ribellione che rompe la superficie e si insinua nella percezione dello spettatore.
"La Pupazza vede il mondo come un flusso continuo di immagini, una realtà fluida e in movimento" afferma Elena Vukosavljevic. "La sua arte è ingannevolmente giocosa, ma in realtà è la manifestazione di una ricerca profonda, di una lotta interiore che si traduce in segni, colori e materia."

L’esposizione sarà accompagnata da un magazine che raccoglie le voci di critici, amici e collaboratori, un documento vivo che racconta l’universo della Pupazza. Sarà inoltre disponibile lo shop ufficiale, con gadget, stampe e oggetti unici, oltre alla presentazione del libro "Buio Fosforescente", con prefazione del padre Alfredo De Giuseppe.
Dopo il successo dell’esposizione "Molto Sugo", che ha attraversato l’Italia fino a Milano, e la consacrazione a Roma accanto a due giganti dell’arte contemporanea, La Pupazza torna a casa. Non per fermarsi, ma per ripartire.
La sua arte non è un esercizio estetico, ma un atto necessario. È urgente, diretta, impossibile da ignorare. Per questo non potete mancare: il 6 febbraio a Tricase si celebra un’artista che non smette di ridefinire i confini dell’arte.
Io ci sarò. E voi?
Alcuni dettagli dell'evento:
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