CHIAMACI +39 333 8864490
Questo sito usa solo cookies tecnici e di sessione, non installiamo cookies di profilazione o marketing.
I cookie sono piccoli file di testo inviati dal sito al terminale dell’interessato (solitamente al browser), dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi al sito alla successiva visita del medesimo utente. Un cookie non può richiamare nessun altro dato dal disco fisso dell’utente né trasmettere virus informatici o acquisire indirizzi email. Ogni cookie è unico per il web browser dell’utente. Alcune delle funzioni dei cookie possono essere demandate ad altre tecnologie. Nel presente documento con il termine ‘cookie’ si vuol far riferimento sia ai cookie, propriamente detti, sia a tutte le tecnologie similari.
I cookie possono essere di prima o di terza parte, dove per "prima parte" si intendono i cookie che riportano come dominio il sito, mentre per "terza parte" si intendono i cookie che sono relativi a domini esterni. I cookie di terza parte sono necessariamente installati da un soggetto esterno, sempre definito come "terza parte", non gestito dal sito. Tali soggetti possono eventualmente installare anche cookie di prima parte, salvando sul dominio del sito i propri cookie.
Relativamente alla natura dei cookie, ne esistono di diversi tipi:
I cookie tecnici sono quelli utilizzati al solo fine di "effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica, o nella misura strettamente necessaria al fornitore di un servizio della società dell'informazione esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente a erogare tale servizio" (cfr. art. 122, comma 1, del Codice). Essi non vengono utilizzati per scopi ulteriori e sono normalmente installati direttamente dal titolare o gestore del sito web. Possono essere suddivisi in: • cookie di navigazione o di sessione, che garantiscono la normale navigazione e fruizione del sito web (permettendo, ad esempio, di autenticarsi per accedere ad aree riservate); essi sono di fatto necessari per il corretto funzionamento del sito; • cookie analytics, assimilati ai cookie tecnici laddove utilizzati direttamente dal gestore del sito per raccogliere informazioni, in forma aggregata, sul numero degli utenti e su come questi visitano il sito stesso, al fine di migliorare le performance del sito; • cookie di funzionalità, che permettono all'utente la navigazione in funzione di una serie di criteri selezionati (ad esempio, la lingua, i prodotti selezionati per l'acquisto) al fine di migliorare il servizio reso allo stesso.
I cookie di profilazione sono volti a creare profili relativi all'utente e vengono utilizzati al fine di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dallo stesso nell'ambito della navigazione in rete. Per l'utilizzo dei cookie di profilazione è richiesto il consenso dell'interessato. L’utente può autorizzare o negare il consenso all'installazione dei cookie attraverso le opzioni fornite nella sezione "Gestione dei cookie". In caso di cookie di terze parti, il sito non ha un controllo diretto dei singoli cookie e non può controllarli (non può né installarli direttamente né cancellarli). Puoi comunque gestire questi cookie attraverso le impostazioni del browser (segui le istruzioni riportate più avanti), o i siti indicati nella sezione "Gestione dei cookie".
Ecco l'elenco dei cookie presenti su questo sito. I cookie di terze parti presentano il collegamento all'informativa della privacy del relativo fornitore esterno, dove è possibile trovare una dettagliata descrizione dei singoli cookie e del trattamento che ne viene fatto.
Cookie di sistema
Il sito NEROSPINTO utilizza cookie per garantire all'utente una migliore esperienza di navigazione; tali cookie sono indispensabili per la fruizione corretta del sito. Puoi disabilitare questi cookie dal browser seguendo le indicazioni nel paragrafo dedicato, ma comprometterai la tua esperienza sul sito e non potremo rispondere dei malfunzionamenti.
Se è già stato dato il consenso ma si vogliono cambiare le autorizzazioni dei cookie, bisogna cancellarli attraverso il browser, come indicato sotto, perché altrimenti quelli già installati non verranno rimossi. In particolare, si tenga presente che non è possibile in alcun modo controllare i cookie di terze parti, quindi se è già stato dato precedentemente il consenso, è necessario procedere alla cancellazione dei cookie attraverso il browser oppure chiedendo l'opt-out direttamente alle terze parti o tramite il sito http://www.youronlinechoices.com/it/le-tue-scelte Se vuoi saperne di più, puoi consultare i seguenti siti: • http://www.youronlinechoices.com/ • http://www.allaboutcookies.org/ • https://www.cookiechoices.org/ • http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3118884
Chrome 1. Eseguire il Browser Chrome 2. Fare click sul menù presente nella barra degli strumenti del browser a fianco della finestra di inserimento url per la navigazione 3. Selezionare Impostazioni 4. Fare clic su Mostra Impostazioni Avanzate 5. Nella sezione “Privacy” fare clic su bottone “Impostazioni contenuti“ 6. Nella sezione “Cookie” è possibile modificare le seguenti impostazioni relative ai cookie: • Consentire il salvataggio dei dati in locale • Modificare i dati locali solo fino alla chiusura del browser • Impedire ai siti di impostare i cookie • Bloccare i cookie di terze parti e i dati dei siti • Gestire le eccezioni per alcuni siti internet •
Eliminare uno o tutti i cookie Mozilla Firefox 1. Eseguire il Browser Mozilla Firefox 2. Fare click sul menù presente nella barra degli strumenti del browser a fianco della finestra di inserimento url per la navigazione 3. Selezionare Opzioni 4. Selezionare il pannello Privacy 5. Fare clic su Mostra Impostazioni Avanzate 6. Nella sezione “Privacy” fare clic su bottone “Impostazioni contenuti“ 7. Nella sezione “Tracciamento” è possibile modificare le seguenti impostazioni relative ai cookie: • Richiedi ai siti di non effettuare alcun tracciamento • Comunica ai siti la disponibilità ad essere tracciato • Non comunicare alcuna preferenza relativa al tracciamento dei dati personali 8. Dalla sezione “Cronologia” è possibile: • Abilitando “Utilizza impostazioni personalizzate” selezionare di accettare i cookie di terze parti (sempre, dai siti più visitato o mai) e di conservarli per un periodo determinato (fino alla loro scadenza, alla chiusura di Firefox o di chiedere ogni volta) •
Rimuovere i singoli cookie immagazzinati. Internet Explorer 1. Eseguire il Browser Internet Explorer 2. Fare click sul pulsante Strumenti e scegliere Opzioni Internet 3. Fare click sulla scheda Privacy e, nella sezione Impostazioni, modificare il dispositivo di scorrimento in funzione dell’azione desiderata per i cookie: • Bloccare tutti i cookie • Consentire tutti i cookie • Selezionare i siti da cui ottenere cookie: spostare il cursore in una posizione intermedia in modo da non bloccare o consentire tutti i cookie, premere quindi su Siti, nella casella Indirizzo Sito Web inserire un sito internet e quindi premere su Blocca o Consenti.
Safari 1. Eseguire il Browser Safari 2. Fare click su Safari, selezionare Preferenze e premere su Privacy 3. Nella sezione Blocca Cookie specificare come Safari deve accettare i cookie dai siti internet. 4. Per visionare quali siti hanno immagazzinato i cookie cliccare su Dettagli Safari iOS (dispositivi mobile) 1. Eseguire il Browser Safari iOS 2. Tocca su Impostazioni e poi Safari 3. Tocca su Blocca Cookie e scegli tra le varie opzioni: “Mai”, “Di terze parti e inserzionisti” o “Sempre” 4. Per cancellare tutti i cookie immagazzinati da Safari, tocca su Impostazioni, poi su Safari e infine su Cancella Cookie e dati Opera 1. Eseguire il Browser Opera 2. Fare click sul Preferenze poi su Avanzate e infine su Cookie 3. Selezionare una delle seguenti opzioni: • Accetta tutti i cookie • Accetta i cookie solo dal sito che si visita: i cookie di terze parti e quelli che vengono inviati da un dominio diverso da quello che si sta visitando verranno rifiutati • Non accettare mai i cookie: tutti i cookie non verranno mai salvati.
Ancora prima di aver preso possesso dell'uso della parola, quando l'eloquio si traduceva al massimo in vagiti e mugugni dell'infanzia, Mauro Lacqua, nascituro in una Milano del '66, già comunicava ponendo macchie di colore su fogli bianchi.
Lei era un’affascinante ragazza di buona famiglia, cresciuta da genitori liberali con cui parlava e si confrontava su tutto. Alta, magra, sofisticata e ironica. Lui, era nato in una famiglia umile e con poche risorse finanziarie, si era arrangiato sempre come aveva potuto ma era bravissimo a recitare e seppur non classicamente bello aveva il carisma e la determinazione dell’uomo rude che piace al primo sguardo. Non potevano essere più diversi Katharine Hepburn e Spencer Tracy eppure la loro storia d’amore e il loro sodalizio artistico durarono per ventisei anni e nove film, tra cui il celeberrimo Indovina chi viene a cena. Katharine e Spencer si conobbero nel 1941 sul set della pellicola La donna del giorno dopo e furono subito scintille. Essendo diversi per educazione e stile i due diedero immediatamente vita a una serie di schermaglie verbali e fisiche. In realtà, solo il preludio di un grande amore. Un amore tormentato ma indiscusso e assoluto che fece sì che la Hepburn accettasse ruoli da coprotagonista o da seconda attrice pur di recitare al fianco dell’uomo che amava. Che il rude ma simpatico Spencer Tracy riuscisse a ridimensionare l’altezzosa e viziata Katharine non dispiaceva a nessun regista di Hollywood e il sentimento che li univa era una garanzia per le pellicole che giravano insieme. Katharine era una donna innamorata e anche se il costume e la cultura dell’epoca le impedivano di farsi vedere in giro con un uomo sposato, e meno che mai in atteggiamenti di intimità e confidenza, sulla scena questo amore traspariva completamente. Memorabile la scena del film Lo stato dell’Unione, in cui la Hepburn interpreta la moglie di Tracy e lo convince a rinunciare a una candidatura politica sbagliata, lontana dai principi e dai valori di suo marito. La pellicola è del 1948 e i due stanno “segretamente” insieme già da anni ed è questo che vede lo spettatore. Una donna innamorata del suo uomo e che cerca di proteggerlo e salvarlo da tutte le brutture del mondo. Nessun amore cinematografico può essere uguale. Ed è un sentimento che ritorna in tutti e nove i film girati dai due. Spencer Tracy ricambia assolutamente questo sentimento e quando può si chiude nella casa di Katharine e vive la sua esistenza parallela con quella che considera la donna della sua vita. Lui, però, ha ricevuto una educazione cattolica, da genitori all’antica, molto differenti dai genitori della Hepburn che lottavano a favore dell’aborto e del voto alle donne. Ama Katharine ma non divorzierà mai dalla legittima moglie sposata nel 1923 e dalla quale ha avuto due figli, uno dei quali con problemi di salute molto seri. E così la donna altezzosa ma innamorata cede anche nella vita privata come aveva fatto nei film con Spencer e accetta il ruolo di coprotagonista pur di stare accanto all’uomo che ama. E lo fa con dignità e classe anche quando Tracy muore nella casa di famiglia a Los Angeles, il 10 giugno del 1967.
Per rispetto alla moglie e ai figli Katharine decide di non partecipare ai funerali pubblici.
L’atto d’amore più importante di tutta la sua vita. Quello che Spencer Tracy avrebbe apprezzato di più.
Tra le serie Tv in uscita in questi primi mesi del 2013 di sicuro “The following” è la più attesa e controversa.
Il protagonista è un ex agente dell'FBI, Ryan Hardy, interpretato da Kevin Bacon (vi ricordate il ballerino di “Footlose”?), esperto nell'eleborazione di profili psicologici, che ritorna in attività quando lo scaltro e spietato serial killer che aveva arrestato nove anni prima, Joe Carroll, evade dalla prigione nella quale era rinchiuso. Inizia una caccia all’uomo per evitare che Carrol porti a termine la sua opera: uccidere l’unica ragazza che è sopravvissuta a una sua aggressione. La verità più agghiacciante è che la fama raggiunta da questo crudele assassino ha fatto in modo che una schiera di fanatici sia disposta a tutto per completare il suo grande disegno, perpetuando i suoi delitti anche dopo l’incarcerazione.
Una serie decisamente adrenalinica, ricca di colpi di scena e suspence, tuttavia molto violenta, con scene esplicite di torture e corpi mutilati. Negli Stati Uniti questo fattore ha portato molto critiche alla serie che, nonostante sia molto ben fatta, potrebbe essere di ispirazione per atti violenti immotivati. Soprattutto se si considera la facilità estrema con cui è possibile reperire un’arma da fuoco nel nuovo mondo. Altra tematica sconvolgente e soprattutto molto interessante dal punto di vista sociologico è la potenza dei social network: il sanguinario killer Carrol comunica con i suoi seguaci attraverso twitter, mandando messaggi criptati che gli adepti sono in grado di capire. Sembra che i timori legati alle nuove tecnologie possano prendere vita e in questa serie i riferimenti a questa possibilità sono chiari fin dal titolo. Un mix vincente e molto curato che spiazza completamente l’ascoltatore: la coppia di protagonisti, l’agente dell’FBI e l’assassino, sono opposti e complementari, il buono e il cattivo presentano sfumature caratteriali e comportamentali contraddittorie: Hardy è un alcolizzato, Carrol non ha mai assunto droghe, l’uno è impulsivo, l’altro calcolato e raziocinante, inoltre amano la stessa donna. Insomma, “The following” ha tutte le carte in regola per piacere a noi di Nerospinto: controversa e ambigua, ci terrà con il fiato sospeso, non mancheremo nemmeno una puntata! E voi l’avete visto? Cosa ne pensate?
E quindi l’altro giorno scopro che nel calendario giapponese il mese di febbraio ha ben tre nomi diversi.
Kisaragi, che significa "il mese del cambio delle vesti".
Mumetsuki, ovvero "il mese in cui si vedono i fiori di prugno".
E Konometsuki, "il mese in cui gli alberi prendono nuova vita".
Uhm… ooook.
Tralasciando la grande ammirazione per questa lingua meravigliosa che riesce a sintetizzare in 2 o 3 "scarabocchi" una frase chilometrica, mi vien da dire che in fin dei conti febbraio è esattamente il riflesso di questa moltitudine di nomi: inutile.
D'altra parte è monco. Ha un nome da menagramo che vien la "febbra" solo a pronunciarlo. Baci perugina e biancheria intima nuova, per cosa? Gente mascherata (male) in ogni dove, ma soprattutto gente che ascolta con sadico piacere le canzonette di Sanremo.
Un incubo. Chiudiamoci in casa e ascoltiamo solo la musica buona.
Febbraio passerà in fretta.
Ultima grande icona dello spettacolo prima dell’avvento della televisione, Edith Giovanna Gassion, meglio nota come Edith Piaf, ebbe una vita breve ma intensa, incarnò con tutto il suo metro e 47 centimetri di altezza le angosce, i turbamenti e le sofferenze di quell’epoca che si snodò dagli anni ’30, passando per la seconda guerra mondiale e concludendosi con la rivoluzione culturale degli anni ’60. Conobbe artisti come Jean Cocteau, Jean Paul Sartre e Marc Chagall, fu adorata da Marlene Dietrich, ma al successo di pubblico corrispose purtroppo una vita costellata da una serie interminabile di eventi tragici e dolorosi che contribuirono a costruire l’aura di mito attorno alla sua minuta figura. Malata di artrite reumatoide iniziò ben presto ad abusare della morfina che, unita alla dipendenza di alcolici, la portò alla prematura morte a soli 48 anni. Chi ebbe il privilegio di conoscerla la descrisse come una donna fiera, forte, coraggiosa oltre ogni limite, sprezzante del pericolo, ironica, sempre pronta a rialzarsi dopo ogni perdita. La sua vera forza fu la sua arte, la sua voce graffiante, profonda e agguerrita, quella voce capace di far tacere le persone nelle strade, la voce che la portò a riempire i teatri più importanti del mondo, a guadagnarsi da vivere ancora bambina. Non rinunciò nemmeno ad esibirsi negli ultimi mesi di vita quando, quasi calva e incapace di reggersi in piedi, svenne durante uno spettacolo a Parigi mentre cantava con la consueta determinazione uno dei suoi inni, “Padam”.
Insomma Edith Piaf è decisamente una eroina da Nerospinto, la amiamo per la sua anima gentile e leggiadra, piena di contraddizioni e turbamenti. La amiamo per il suo accanito attaccamento alla vita, per essersi fatta amare senza mai nascondere nessun lato della sua personalità. Fu diva, ma ogni volta che saliva sul palco provava quella strana sensazione di imbarazzo e reverenza nei confronti del pubblico. Amiamo Edith Piaf perchè non rimpianse nulla, nulla di nulla.
Consigliamo la visione del film Le vie en rose, con Marion Cotillard
E questo video:
Anthony Rother è una leggenda. Uno di quei personaggi che con disinvoltura innaturale riescono ad emergere sulla mediocrità e creare qualcosa di nuovo e meraviglioso. Senza alzare polveroni, niente azioni di marketing estremo, come se fossero nati solo per quello.
Diventa anche difficile capire un artista come lui, così criptico e oscuro, per molti versi anche distante dalla mia realtà. Per questo articolo serviva qualcuno capace di interpretarlo, di tradurre in parole ore e ore di musica e emozioni, rendere comprensibile un mondo parallelo, sotterraneo, ci voleva qualcuno che con Anthony Rother ci è cresciuto.
A sintetizzare lo spirito di vent'anni di musica elettro mi aiuterà Albert Hofer, enigmatico personaggio della scena milanese, a cui dobbiamo alcuni dei migliori party a livello nazionale, è lui infatti uno degli organizzatori di Le Cannibale, di cui parliamo ogni settimana. Le sue non saranno orecchie da Dj, ma di musica ne sa a pacchi e ad ascoltare Anthony ci ha passato le ore: “per me Rother è un'emozione che da inizio secolo mi ha accompagnato senza mai tradire”.
Per parlare di questo leggendario produttore di Francoforte bisogna scavare fino al lontano 1997, quando usciva il suo primo album: “Sex with the machines”. Tutto è partito da lì, tutto in analogico, tutto nuovo e vecchio allo stesso tempo. Anthony non dimentica le sue origini ed è da lì che parte la sua rivoluzione musicale. I Kraftwerk per primi, come non smette mai di ricordare, lo hanno sedotto tra atmosfere surreali e temi al limite dell'umano. Non penso sia sbagliato pensare a questo primo album come un omaggio al quartetto di Dusseldorf, uno splendido omaggio che ha piantato le fondamenta della carriera di Anthony, lanciandolo come pioniere dell'elettro, gigante dell'underground, visionario del cyberpunk.
La formula di Rother è questa: vocoder, synth potenti e atmosfere futuristiche; una formula vincente che lo ha accompagnato per due decadi e sedici dischi, riproposta sotto punti di vista differenti, in un'evoluzione personale che lo ha accompagnato fino ai confini con l'elettropop. Anthony è riuscito a esplorare tutte le sfumature dell'elettro, da quelle più oscure a quelle più luminose. Tra Human Made (Sex with the machines - 1997) e Cinema (Popkiller II - 2010), due canzoni agli antipodi della sua carriera, passa, infatti, un abisso. La prima molto rigida, abbottonata per un esordio da prima classe, dalla fortissima matrice Kraut, la seconda invece, già dal primo riff, esplode in una solare melodia quasi house, sfumata dal vocoder e una linea di basso che non lasciano dubbi sulla paternità del pezzo.
“Il suo grande merito è saper fare tutto, rimanendo sempre ancorato ad una fortissima identità.” sottolinea Albert.
Il dj tedesco ha aperto una strada seguita poi da molti e per farlo ha anche fondato la fortunata etichetta DataPunk, per sfuggire alle meccaniche di mercato e riuscire a proporre una musica nuova e senza restrizioni: “Ho creato la mia etichetta quando ho capito che nessuno avrebbe pubblicato quello che avrei voluto fare io [...]” (estratto da un'intervista)
Grazie a lui abbiamo artisti come Gregor Tresher e Xenia Baliaieva, molto apprezzati da Albert, che ripercorrono i passi di Anthony e personalizzano il suo stile, forse attualizzandolo.
“La musica è conversazione” dice in un'altra intervista e sinceramente non vedo l'ora di immergermi in un'attento dialogo con lui, tra beat suadenti e vocoder meccanici. Si suderà parecchio questo venerdì al Tunnel Club, anche perchè in consolle ci sarà anche Uabos, che immagino si starà preparando per fare bella figura con un dj che adora, in un dj set a sei mani con Mitsu e Frsh Csh.
““No love no life” è la canzone della mia amicizia con tre persone. Amici genovesi molto cari, con cui ho vissuto un'importante fase della mia vita professionale. Uno di loro è, tra l'altro, ormai un dj affermato su scala europea, Mass_prod, e anche gli altri hanno poi avuto un bel percorso nella musica. Per me Rother è un ricordo dei vicoli di Genova, all'alba”.
Febbraio. Non solo il mese che ci avvicina alle miti temperature primaverili ovvero quando finalmente inizieremo a vestirci meno mostrando sempre piú centimetri quadrati della nostra pelle. E’ anche il mese che richiama a Milano sotto un unico tetto, anche quest’anno quello dell’Ata Hotel Quark, 250 dei piú grandi tattoo artists di fama mondiale .Un’ottima chance per chi, appassionato o semplice curioso, voglia vederli all’opera sotto i propri occhi, o per chi sfidando l’interminabile lista degli appuntamenti, è riuscito ad aggiudicarsene uno ed è pronto a diventare parte dell’ anima della convention. Questa imperdibile tre giorni che trasformerá Milano in un’importante vetrina internazionale di questa espressione artistica dal sapore arcaico, vi dará infatti la possibilitá di vedere realizzata un’indelebile opera d’arte sulla vostra pelle eseguita da quello specifico tatuatore professionista che magari avete adocchiato da tempo ma che abitualmente crea dall’altra parte del mondo. Siete pronti a fare del vostro corpo uno dei capolavori della convention in una situazione ‘’unconventional’’, in una moltitudine di colori e ritmi musicali faccia a faccia con i piú ambiti protagonisti della body art?
Come ogni anno che si rispetti anche la diciottesima edizione ospita al suo interno diversi eventi dedicati al mondo del tattoo e tutto quello che lo riguarda: si va dal consueto Miss Convention 2013, aperto a tutte e che premia una fra le personalitá al femminile che si presenteranno sul palco e che il tattoo lo indossano, ai tattoo contest, ossia le competizioni che eleggono chi invece i tattoos li fa. Quest’anno ad esporre i propri lavori nella sezione mostre ci sará Stefano Padovani, fotografo di moda e ritrattista internazionale, collaboratore per la realizzazione delle copertine di Tattoo Life, Tattoo Energy e Tattoo Italia, che presenterà un percorso fotografico attraverso i ritratti di migliaia di tatuatori che hanno fatto la storia dell’evento e che non solo "vestono" i loro tatuaggi ma che ne fanno uno stile di vita. "Tattoos from the street of Los Angeles" è un’ affascinante esposizione dedicata alla cultura del tatuaggio e alle band che lo sfoggiano per le strade di Los Angeles. Questa mostra oltre ad essere un interessante reportage sulla cultura cholo, diffusa tra la bassa California e il Messico, è anche un documentario dedicato al chicano, uno degli stili attualmente molto diffusi e apprezzati in tutto il mondo. "Woodcut Portraits" , che mette in mostra i lavori di Alex Binnie , è una serie di 30 dipinti intagliati su legno e poi stampati alla maniera delle vecchie stampe dell’ukyo-e giapponesi che rappresentano i volti di alcuni dei più noti tattoo artist internazionali, colleghi e in molti casi amici dell’artista. Non mancano le performances live: ad esibirsi quest’anno il duo di acrobatica aerea "Aves on air" che vanta diverse collaborazioni artistiche con il Golden Circus di Liana Orfei e che ci terranno con gli occhi incollati al palco centrale. Presenti anche le "Acletinika" e Lucky Hell, un gruppo di danzatrici etniche le prime e performer circense tatuata la seconda. Lucky animerá il palco durante il weekend e vi stupirà con la sua incredibile sensualità e le sue esibizioni che la vedranno cimentarsi con giochi di spade, martello e machete. Sempre all’interno dell’evento ci sarà un live del progetto musicale "Punk goes Acoustic" ,oltre 30 musicisti emergenti italiani uniti dalla passione per il genere punk.
Nerospinto che ama il nero dell'inchiostro e i colori del tattoo non mancherá.. e voi?
18th Milano Tattoo Convention
Centro Congressi Ata Hotel Quark Via lampedusa 11/A
venerdí dalle 19.00 alle 23.00
sabato dalle 12.00 alle 23.00
domenica dalle 12.00 alle 20.00
Ingresso 20 euro
Un’esperienza magica da vivere questo sabato, 09 Febbraio 2013.
Un workshop aperto a tutti, che non richiede particolari doti yogiche e che vi da la possibilità di un completo abbandono e rilassamento dopo un’intensa settimana di lavoro o di stress.
Vi anticipo solo che ci saranno diversi momenti legati alla pratica delle Asana (posture), alla respirazione Pranayama, momenti di meditazione e molto altro ancora all’interno del Dojo del Parsifal accuratamente riscaldato dalla notte prima a una temperatura di 34°.
La calda sala di pratica accoglie il praticante e lo conduce naturalmente verso un atteggiamento positivo verso la vita. La qualità è rassicurante e per niente aggressiva, nota fondamentale per raggiungere quella condizione di piacere che è lo scopo ultimo dell’incontro. Infatti ogni momento della Sadhana stimola il piacere fisico-sensoriale ed emotivo, riducendo lo sforzo e lasciando spazio ad una consapevolezza rinnovata e rigenerante.
Giorno: Sabato 09 Febbraio dalle 10.00 alle 12.30 – Dove: Viale Gorizia,6 Milano MM Porta Genova
Attenzione! Per info e prenotazioni chiamate pure il centro Parsifal al numero 02-89 42 36 73
Io la consiglio “caldamente”. E ci sarò anche io in costume da bagno!!!
Bob Dylan è una delle figure più influenti della cultura del ventesimo secolo. Nel corso degli ultimi 48 anni ha pubblicato più di 45 album e scritto più di 500 canzoni alcune delle quali si sono aggiudicate un posto nel nostro immaginario collettivo come "Blowing in the Wind", "All Along the Watchtower", " Knocking on Heaven's Door " e innumerevoli altre. I suoi successi sono stati riconosciuti in tutto il mondo e hanno fruttato vendite di oltre 110 milioni di dischi e le sue canzoni sono state cantate da più di 3.000 artisti dai Duke Ellington ai Rolling Stones, dai Guns N 'Roses a Stevie Wonder. Anche se Bob Dylan è meglio conosciuto come cantante e cantautore, è anche un autore, regista, attore e conduttore radiofonico. La sua collezione sperimentale di scritti, Tarantula, è stata pubblicata nel 1970 e le sue memorie, Chronicles: Volume One ,uscite nel 2004 , sono diventate un bestseller internazionale. Ma pochi sanno che uno dei piú famosi luminari della storia della musica americana è anche pittore. Da artista visivo, inedita veste che lo vede impegnato giá da tempo, Bob Dylan ha infatti iniziato solo di recente ad esporre le sue opere al pubblico. Risale all’autunno 2007 The Drawn Blank Series , una raccolta di acquerelli e gouaches esposta in Germania al Kunstsammlungen Chemnitz, e al 2010 la serie di opere su tela e acrilico dedicate al Brasile in mostra alla Galleria Nazionale di Copenhagen.
Uno dei piú grandi poeti e cantautori della musica americana che ha fatto la storia di quella mondiale, ha scatenato diverse polemiche nel mondo dell’arte con l’esposizione di dipinti presso la galleria Gagosian di New York che hanno messo in forte dubbio la sua immagine parallela di artista visivo. La collezione, chiamata The Asia Series, è un excursus personale dell’artista che lo ha visto cimentarsi con visioni varie tra cui scene di strada, architettura e paesaggi, ritratti dalla sua vita quotidiana. Ció che è stato fortemente criticato e che ha suscitato scalpore, iniziando dal blog Arts Beat del New York Times, è stato il fatto che molti dei dipinti originali di Dylan possiedono sorprendenti analogie, alcune sono state addirittura definite riproduzioni, con fotografie di artisti del calibro di Busy Leon e Henri Cartier-Bresson scatenando il dibattito sugli standard dell’arte, sull’importanza dell’originalità nelle esposizioni e l’originalitá stessa di quella di Dylan.
"Dipingo per lo più dalla vita reale", ha detto l’artista, "devo iniziare da questo: persone reali, vere e proprie scene di strada, il dietro le quinte, modelle dal vivo, dipinti, fotografie, installazioni, architettura, graphic design. Tutto ciò che serve per far funzionare la rappresentazione visiva. " A sostenere la tesi, Dylan tira in ballo il discorso musicale dimostrando come "Whistle Duquesne", la canzone di apertura dal suo trentacinquesimo album, Tempest, prenda elementi della melodia, il coro e la struttura stessa del pezzo da una canzone del 1929 di Memphis Jug Band, KC Moan. Ma allo stesso tempo per non creare fraintendimenti aggiunge: "Ho fatto disegni per la maggior parte della mia vita. Nel notebook, sui tovaglioli, su carta ruvida o cartone, piatti e tazzine da caffé. . . con qualsiasi cosa si possa rappresentare qualcosa, quindi disegnare non è una novitá per me" spiegando come i suoi dipinti possano soddisfare le carenze espressive che si possono riscontrare con la musica. "Se invece avessi potuto esprimere le stesse cose con una canzone lo avrei fatto’’.
Descritto come il neo espressionista dello stile beat, dal 5 febbraio Palazzo Reale ospita la personale di Bob Dylan. L’esposizione presenta una serie di 22 dipinti, New Orleans Series, che rendono omaggio alla città americana del cantante e cantautore. Le opere raccontano la storia di questa affascinante città e propongono alcune scene decadenti, atmosfere sospese, tensioni di amore e violenza fissate sulla tela e ambientate tra il 1940 e il 1850. Dylan è stato una figura influente nella musica e nella cultura per più di cinque decenni. Durante la sua carriera ha saputo esplorare con maestria molte tradizioni musicali, tra cui folk, blues, country, gospel, rock and roll, jazz e swing e ora torna a far parlare di sé affrontando un campo artistico per lui inconsueto. Noi di Nerospinto, che amiamo la sua musica, non vediamo l’ora di riscoprirlo sotto questa sua nuova veste di pittore controverso che osa sfidare la critica piú sfrontata..e voi?
Bob Dylan - New Orleans Series
Palazzo Reale piazza Duomo 12
Dal 5 febbraio al 10 marzo
Lunedì dalle 14.30 alle 19.30 Martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9.30 alle 19.30 Giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30
(free entry)
© Copyrights by Nerospinto , Tutti i diritti riservati.