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Quando John Lennon incontrò Yoko Ono nel 1966, la stessa era già considerata una pioniera del movimento artistico Fluxus, che dal 1962 raccoglieva artisti d’avanguardia intorno alla figura di George Maciunas, l’architetto lituano che rese il celebre quartiere newyorkese di SoHo e lo trasformò in un rifugio per artisti. Yoko avvicinò e conobbe gli esponenti di Fluxus proprio nella “grande mela” e da qui tutti insieme cercarono di esportare e far conoscere le proprie opere in Europa e poi in Asia.
Gli artisti di Fluxus sono architetti, designer, poeti sperimentali e musicisti che rivendicano nella vita quotidiana e nei gesti di tutti i giorni la presenza estrinseca dell’arte. Il flusso del quotidiano permeato, appunto, dalle più disparate forme artistiche.
Yoko Ono, nella galleria londinese dove conobbe Lennon, aveva esposto una mela con sotto la scritta che recitava “apple” e invitava i visitatori a piantare in una parete espositiva dei semplici chiodi con un semplice martello al fine di farne un collage. Erano le prime mostre personali dell’artista che, come molti altri membri di Fluxus, imponevano l'artisticità dei gesti quotidiani in nome di un'arte totale. Un’arte che predilige come ambiti d'espressione la musica, la danza, la poesia, il teatro e la performance. Da qui nascono gli happening, prima quelli americani che vedono la partecipazione di personaggi del cinema e della cultura, ma anche di donne simbolo come Jacqueline Kennedy; e poi quelli europei, soprattutto tedeschi, dove è l'evento che conta e dove lo spettatore finisce con il diventare attore e protagonista dell’evento artistico. Fluxus, dal latino flusso, indica un fenomeno in continuo mutamento, che non ha forma né luogo, che abolisce i confini tra le discipline artistiche, fra artista e pubblico, fra arte e vita. Le opere d'arte Fluxus finiscono così per diventare veri e propri avvenimenti, con video, assemblaggi e performance che dal quotidiano si ricombinano in un nuovo orizzonte provocatorio e sorprendente, e sempre lasciando grande spazio e importanza al caso.
E per festeggiare al meglio i suoi primi, meravigliosi, ottant’anni Yoko Ono espone le sue opere più importanti in una mostra itinerante:Women in Fluxus & Other Experimental Tales.
Nella mostra sono presentate, oltre ad opere scelte di singole artiste, documentazioni di eventi e spartiti, Event Scores, riprese video, fotografie, dischi, oggetti, documenti cartacei, Yearboxes e altri interessanti e singolari materiali relativi alle serate Fluxus. Le opere provengono dalle più importanti collezioni internazionali e intendono ripercorrere quell’incredibile momento d’interdisciplinarietà programmatica che Dick Huggins chiamò Intermedia, e che scrisse parte della storia dell’arte contemporanea, anche italiana.
Le opere di Women in Fluxus sono circa duecento e, oltre ai lavori di Yoko Ono, ci sono quelli di artiste come Anna Halprin, Carolee Shneemann, Charlotte Moorman e Alice Hutchins.
Finalmente anche in Italia arriva Spotify. Da oggi è possibile avere un negozio virtuale dove ascoltare tutta la musica che desideriamo. Tutta? Almeno 20 milioni di canzoni on demand. Spotify è il futuro, l'inizio di un nuovo modo di fruire musica. Proviamo a riassumervi, punto per punto cos’è e come funziona questo nuovo sistema di ascolto, che ha rivoluzionato e rivoluzionerà il mercato musicale mondiale, per permettervi così di capire come poterlo sfruttare a vostro piacimento.
1. Che cos'è. Lanciato in Svezia nel 2008, Spotify è un servizio di ascolto musicale “in streaming”. Significa che le canzoni non vengono scaricate e conservate, ma si ascoltano senza salvarle, un po' come la radio. A differenza della radio, però, il servizio è on demand: l'utente non riceve passivamente una selezione di brani, ma può scegliere cosa ascoltare.
2. Come funziona. Sul proprio PC ci si iscrive su www.spotify.com, si sceglie il proprio abbonamento e si scarica/installa il software. L'intera esperienza di ascolto avviene attraverso questo software, su cui si cercano le canzoni, si costruiscono le playlist, si ascoltano quelle degli altri. Si può anche solo scaricare l'app per smartphone e tablet (in questo caso però si paga, come vediamo tra 2 punti).
3. Il catalogo. 20 milioni di brani approssimativamente. Cosa manca? Mancano i gruppi che iTunes ha in esclusiva per il Web (un nome su tutti: i Beatles). E mancano i dischi di artisti che preferiscono seguire una strategia di distribuzione ibrida, vendendo prima la propria musica in download e solo in un secondo momento aggiungendola su servizi some Spotify (Coldplay, Adele, Black Keys). Alcuni grandi assenti: Led Zeppelin, Pink Floyd, Ac/Dc.
4. Gli abbonamenti. Ci sono 3 possibilità. C'è Spotify Free, gratuita, che permette di ascoltare musica sul proprio pc senza limitazioni, ma con banner e annunci pubblicitari audio (circa tre minuti ogni ora di ascolto). Spotify Unlimited costa 4,99€ al mese ed elimina tutta la pubblicità. Queste opzioni richiedono un collegamento costante a Internet: la musica si ascolta solo online e su desktop. Diverso il discorso per Spotify Premium , a 9,99€ al mese, in questo caso funziona anche su tablet e smartphone e permette di scaricare fino a 9999 brani su tre dispositivi (3333 per dispositivo). I brani scelti non diventano “tuoi”, rimangono nella app e sono accessibili solo finché si rimane abbonati al servizio, ma, e questa è la grande differenza, possono essere ascoltati anche offline, senza connessione.
5. Playlist + Social. Su Spotify si possono sentire album e singole canzoni, ma il centro della fruizione musicale sono le playlist con le quali si crea la propria libreria personale: “Anni 80”, “Metal scandinavo”, "indie made in uk", a seconda dei gusti. Le playlist si condividono. E' la regola social che permette interazione e viralizzazione. Possono essere pubblicate su siti, blog e tumblr, oltre che sui social network. Altra opzione interessante: si possono inviare playlist e singole canzoni come messaggio privato a un altro utente.
6. Quello che verrà. Molti giornali (tipo NME o Rolling Stone), etichette (la Ninja Tune per esempio), siti musicali e radio (la prima italiana è quella di Rockol) propongono le loro playlist. A marzo arriveranno anche servizi follow per seguire gli account di artisti, celebrità e trendsetter per scoprire tutte le novità in fatto di musica. Il futuro, insomma, è sempre più social.
‘’Dipingo responsabilmente maschere di uomini irresponsabili. Ne consacro il volto all'inferno e il cuore al paradiso.’’
Centro della riflessione l’uomo. L’uomo nella sua complessità, nel suo tentativo affannoso alla ricerca di un fantomatico equilibrio, sfida tra paura e assenza. Passato e attesa. Lo spunto da cui partire il divenire della sua essenza piú profonda, il prodotto finale delle sue sfide vissute, quelle subíte o quelle vinte nel grigio di una metropoli dove puoi notare tutti, ma non essere notato e che permette alla tua maschera di prendere forma esteriore. Indagine sulle complessità e le lacerazioni dell’interiorità dell’io che il mondo moderno mai come ora rende sempre più evidenti. Un uomo condannato a vestire la sua maschera e a evitare quella sbagliata : il futuro è ‘’Sottovetro’’. Ma l’uomo anche nella vita di tutti i giorni, incrina la sua maschera e ne rivela il fondo: il magma caotico, che altro non è se non la realtà a lungo celata, “mascherata”, appunto. Così l’uomo si accorge della condizione in cui vive, il relativismo, vale a dire il contrasto vita-forma. Dopo aver acquisito consapevolezza del suo essere forma, l’uomo ha tre possibilità: o accetta passivamente la maschera che lui stesso ha indossato oppure con cui gli altri tendono a identificarlo, perché incapace di ribellarsi, o accetta il suo ruolo con atteggiamento ironico-umoristico, pur non rassegnandosi, o reagisce con disperazione. Questo è il dissidio e l’agonia pur sempre pregna di vita che Cosimo cattura nell’Apocalisse delle sue tele. Forma per forma, colore per colore. Lui non giudica i suoi protagonisti ma ne mostra l’essenza in tutta la sua tensione espressiva senza filtri , in piena energia pulsante delle sue tele che vibrano, nell’insieme magmatico di idee brillanti e follie, nel suo tripudio di forme geometriche e colori accesi che rendono vivace la fauna delle sue anime smarrite che scelgono di vivere e di essere mostrate senza mai abbassarsi a compromessi. In onore di quella che Cosimo definisce l'Insostenibile amarezza dell'essere.
DIMENSIONI OPERE: o’ Priatore: 80x100, olio su tela La Ragione Persuade L’amore: 100x70, olio su tela L’Uomo Nero: 50x709, olio su tela Sottovetro: 100x150, olio su tela"
Ab-Sinth 2° ART-Xperiment : Cosimo Carola Painter
Mercoledì 9/01 ore 22:30 to 2:30 ZoOM Bar Via Panfilo Castaldi 26 Milano Info-contacts 345/2418801
Djs Alex Carrara Enrico Bernes
Toilet Club via Lodovico il Moro 171, Milano
Ingresso gratuito
con tessera Arci, Arcigay, Arcilesbica, Uisp
Non hai la tessera? Richiedila qui: www.circolotoilet.it/
Arcore, 18 febbraio 2012 – Meladailabrianza in occasione del suo primo compleanno festeggia la ricorrenza con un nuovo video di denuncia sociale. Il collettivo LGBTQ brianzolo produce e realizza un video che prende spunto dallo spot elettorale PD allo scopo di equiparare le necessità di una giovane coppia eterosessuale, raccontate nella produzione del partito, alle esigenze di una neonata relazione omosessuale.
«Nel video vedrete quello che vogliamo trasmettere noi agli Italiani, la vita comune, i problemi, ma la fiducia e la speranza di superarli. Il nostro sarebbe un paese più bello, se fosse più giusto e se fossimo inclusi anche noi», recitano le righe che accompagno il video.
«La nostra produzione vuole prendere spunto dallo spot del Partito Democratico “Il bacio” - commenta la responsabile di Meladailabrianza, Viviana Bruno - al fine di dare voce alla realtà omosessuale, accomunata a quella eterosessuale in ogni sua problematica di tutti i giorni, tranne che per una, il traguardo per noi più importante: il matrimonio. Come si dice nel video, l’Italia sarebbe un paese più bello se fosse più giusto, dove la giustizia sta nei pari diritti per tutti i generi di coppie che si amino e che vogliano intraprendere un viaggio lungo una vita».
Ancora una volta il movimento brianzolo si mobilita per i diritti delle coppie omosessuali, affinché possano aspirare a vivere nel proprio paese natio come cittadini riconosciuti in ogni loro diritto e possano dare via alla creazione di famiglie finora accantonate dalla politica italiana.
Il video verrà presentato ufficialmente venerdì 22 febbraio alle ore 23 presso il circolo Arci Acropolis (Via Degli Atleti, 1 - Vimercate (MB)), durante l'evento organizzato da Meladailabrianza in occasione del suo primo compleanno.
Il video è visualizzabile al
.
Meladailabrianza
web: www.meladailabrianza.blogspot.com
email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Le campane tibetane sono strumenti conosciuti forse da qualcuno che le ha adocchiate in qualche fiera e che apprezzandone la foggia le ha acquistate da tenere in esposizione in casa.
In realtà questi preziosi strumenti sono stati creati secoli fa dai monaci Bom del Tibet per il benessere fisico, mentale e spirituale dell'uomo.
Forgiate con una lega di sette metalli per un minimo di 36 ore di lavorazione continuate recitando dei canti specifici, le campane tibetane riproducono suoni ancestrali molto vicini ai mantra che riescono anche grazie alle loro vibrazioni, a portare in stati di profondo rilassamento.
La prima reazione che le persone hanno quando si sottopongono al trattamento con le campane è di piacevole sorpresa e divertimento. Il corpo al suo interno vibra. Non è come per molte altre discipline un caso di "ci credo o non ci credo". Quì gli effetti sono tangibili.
Il corpo umano è una cassa sonora ovvero è un vero e proprio strumento musicale e le campane tibetane sfruttano quello che in acustica viene chiamato "principio di risonanza" per alleviare dolori, sciogliere tensioni, contratture, ridurre le cisti, rigenerare i liquidi, portare pace, risolvere l'insonnia, allontanare le paure.
Il principio di risonanza acustica è un fenomeno per il quale vi è un'amplificazione di onde sonore da parte di uno strumento sonoro (in questo caso, come detto prima, il corpo umano) che riceve le onde da uno strumento che emette queste onde (le campane tibetane).
Tanto più vicini sono gli strumenti musicali e tanto maggiore sarà la propagazione delle onde sonore, l'energia che ne scaturisce si intensifica.
Se provate a mettere due chitarre una di fronte all'altra e ne suonate una vedrete che le corde dell'altra si muovono, suonano.
Un altro esempio è il bombardamento dei calcoli tramite gli ultrasuoni. Una ripetuta sequenza di emissione di ultrasuoni, per il principio di risonanza va a colpire i calcoli e li disintegra.
Nel caso delle campane tibetane sono i blocchi fisici e le contratture generate da nervosismo o preoccupazioni (pensate alle spalle) ad essere sciolte per prime. Una volta compiuto questo lavoro si va lavorare sulla psiche della persona che riceve il trattamento. Da qui lo scioglimento delle tensioni, delle ansie, etc.
Durante il trattamento la persona pur rimanendo vigile vive quello stato che viene definito "yoga nidra" ossia uno stato di profonda meditazione mai provato.
Non esistono controindicazioni legate al trattamento con le campane tibetane ma anzi i benefici sono molteplici. Oltre a quelli già descritti, tutti i problemi legati ad aritmie (sfalsati battiti del cuore) vengono trattati al meglio riportando i battiti ad un ritmo idoneo. Le cisti vengono ridotte di dimensioni (infatti viene disperso il liquido che le formano), etc.
Non ci sono limiti di età e patologie. Non bisogna spogliarsi e non si viene toccati se non dalle campane che vengono posizionate su punti precisi del corpo.
Nell'arco di tutto il trattamento la persona viene portata all'interno di se stessa alla volta di una visibile riduzione di stress, preoccupazione e ad un incontro con una calma che dura nel tempo.
Giovedì 21 febbraio prova gratuita di campane tibetane c/o "Toilet club", Via Lodovico il Moro 171, Milano
Massaggiatore e reflessologo plantare professionista
Massaggi ayurvedici, rilassanti, linfodrenanti, energizzanti, californiani, hot stone, per donne in gravidanza, di bellezza.
Trattamenti di campane tibetane.
telefono 349.4487760
Tutti sanno, o comunque dovrebbero, che per la realizzazione di uno scatto concentrarsi sul soggetto è fondamentale. Ma sanno anche che l'importanza dello sfondo non deve essere mai sottovalutata. Nonostante la rilevanza cruciale del soggetto infatti, la resa finale deve il suo successo anche al background circostante. Ma cosa succederebbe se a mancare fosse proprio quello che si pensa essere l’indispensabile, ovvero il soggetto?E’ proprio in questi termini che si sviluppa la speculazione e l’interessante ricerca di Michael Somoroff.
Figlio dell’eminente fotografo commerciale Ben Somoroff, nasce a New York City nel 1957 dove studia arte e fotografia alla New School for Social Research. Come studente del leggendario art director Alexey Brodovitch, si avvicina alla sua nuova filosofia rivoluzionaria che oltre a Ben è riuscita ad influenzare un’intera generazione di fotografi, artisti e designer. Queste teorie lo spingono a rendere in fotografia immagini inaspettate che vanno oltre i confini convenzionali e ad approfondire un lungo periodo di sperimentazione e di innovazione dei mezzi. Nel 1980 si trasferisce in Europa dove lavora a Londra, Parigi, Milano e Amburgo diventando un noto fotografo grazie alle sue diverse collaborazioni con alcune riviste autorevoli come Vogue, Harpers Bazaar, Stern e Life. Filosofia esistenziale, religione, teoria dei linguaggi, psicologia e decostruzione postmoderna rimangono ambiti di studio costanti del progetto Somoroff che fanno da sfondo alla sua arte fotografica che mira sempre piú a diventare un’estensione filosofica. Dedicando tutte le sue energie ad una riforma sociale attraverso la promozione dell'arte, inizia a svolgere attività didattiche e collabora regolarmente con aziende e istituzioni culturali di tutte le dimensioni per creare programmi che utilizzino l'arte come modo per migliorare la comunicazione tra le persone e le comunità in cui vivono.
Da quando la fotografia è stata inventata, il suo rapporto con il mondo reale è sempre stato sia sconcertante quanto affascinante. Molto più della pittura, la fotografia ritrae un certo livello di verità. La rivoluzione digitale le ha peró fornito un potenziale senza precedenti ovvero la sua manipolazione dando a Somoroff, , attraverso l'uso di software, la possibilità di togliere ciò che abbiamo sempre creduto essere l'"elemento essenziale": il soggetto del ritratto. Gli sfondi che una volta non erano altro che un frammento secondario, ora diventano la motivazione primaria di una nuova composizione interamente tradotta in qualcosa d’altro. Il tutto partendo dal monumentale e incompiuto lavoro fotografico “volti del tempo” del 1929 di August Sander , il celebre fotografo di Colonia. Progetto di una vita e ipotesi di classificazione sociale- antropologica meticolosa di un’intera società, tassonomia dei mestieri e delle classi, che in realtà non poteva essere all’altezza delle sue ambizioni, fu capace di influenzare il corso della fotografia del Novecento. L’assunto più o meno esplicito di quel progetto era che i volti degli uomini portano una traccia del ruolo che i loro proprietari hanno assunto, o vengono costretti ad assumere, nell’organizzazione della comunità: che i volti siano, se non determinati, almeno influenzati dalla maschera sociale e che l’identità degli individui sia ricoperta dalle connotazioni relazionali delle rispettive professioni.
Il risultato? ‘Absence of Subject.’, un percorso attraverso il XX e il XXI secolo condotto da due maestri della fotografia. Da un lato le immagini di August Sander, che ritraggono gli Uomini del XX secolo e dall’altro le stesse foto rielaborate con tecniche digitali da Michael Somoroff. La grande distanza che separa le rispettive coppie di immagini consiste nella scomparsa delle figure al centro della scena. L’attenzione passa dalle persone al contesto, dall’uomo a ciò che lo circonda, dalla presenza all’assenza. Nulla cambia o forse tutto radicalmente. L’ordine compositivo dei ritratti precedenti viene scardinato e lascia spazio al silenzio immoto di oggetti sparsi e abbandonati a se stessi. Alla Fondazione Stelline oltre che le 40 coppie di fotografie, potrete avere la possibilitá di osservare sei video, realizzati dallo stesso Somoroff a partire dagli scatti “svuotati” di Sander, che offrono allo spettatore una delicata poesia del silenzio costringendolo ad andare oltre il lavoro e a riflettere su di sé.
Grazie a queste operazioni Somoroff dimostra come il maestro tedesco non volesse limitarsi a un semplice ritrattiamo e esalta la potenza persuasiva ed estetica di Sander anche in assenza del soggetto umano. Pur facendo emergere lo sgomento di strade vacue e silenziose , di case vuote, giardini desolati con oggetti immobili, Somoroff pone l’accento sul delinearsi di tratti tipici di quella determinata società nonostante la mancanza dei personaggi riempiendo di senso quel vuoto testimone di qualcosa che c’era.
Presentata alla Biennale di Venezia nel 2011, ‘Absence of Subject’ arriva anche a Milano e Nerospinto vi consiglia di esserci..
August Sander e Michael Somoroff. Absence of subject
Fondazione Stelline corso Magenta 61, Milano
Fino al 7 aprile 2013
Martedì-Domenica dalle 10.00 alle 20.00
Intero 6 euro, ridotto 4,50 euro
Federico Brugia, ha fatto della poesia visiva un marchio di qualità assoluto.
Ok, ci siamo quasi.
Una settimana alla release ufficiale, 25 febbraio.
Parliamo di "Amok", debut album per gli "Atoms For Peace", l'ultima creazione di nostro signore della musica, dio Yorke.
(n.d.r. Thom Yorke - voce dei Radiohead)
Che ha fatto quindi quel geniaccio di Thom?
Annoiato - "uhm che palle questi Radiohead" - decide di metter su un altro gruppo. Così. Come si faceva alle superiori, chiama qualche amico a strimpellare nel garage sotto casa... Flea (bassista dei Red Hot Chili Peppers), Nigel Godrich (già produttore degli stessi Radiohead), Jowy Waronker (batterista di Beck e dei R.E.M.) e il brasiliano Mauro Refosco (percussionista per David Byrne e per gli stessi Red Hot).
Iniziano a provare. E pure parecchio direi visto che da allora sono passati ben t r e l u n g h i s s i m i a n n i (!).
Thom parla di "Amok" come del prolungamento di quanto concepito con il suo album solista "The Eraser".
Siamo nel 2006 quando ipnotizza mezzo globo con 9 tracce strepitose. Quello di "The Eraser" è stato un lavoro di estrema ricercatezza, costruito su sonorità elettroniche intelligenti e psichedeliche, in totale assenza di strumentazioni classiche. La resa sonora perfetta, la dimensione creata intima ed essenziale, al contempo travolgente e ipnotica. Tra le 9 tracce dell'album una piccola perla, "" appunto, che coi suoi loop morbidi e le sue dissonanze prende le distanze dalle atmosfere simil-apocalittiche dell'intero album.
È quella traccia del 2006 a trasformarsi nel 2009 in band e a portarci oggi ad “Amok”.
Nell’attesa, Thom e la XL Recordings ci regalano lo streaming gratuito dell’album con una settimana di anticipo rispetto alla data ufficiale di lancio.
I Matmos non si fermeranno mai, cercano ogni volta qualcosa di nuovo su cui costruire un album per stupire lo zoccolo duro dei fan e per incuriosire chi, semplicemente, ama la musica e l'elettronica. Partendo da suoni ispirati ai colori base (RGB - An Audio Spectrum, 1998) e attraversando le celebrazioni delle icone gay (The Rose Has Teeth In The Mouth Of A Beast, 2006), arriviamo oggi a qualcosa di molto più mentale: gli esperimenti Ganzfeld.
M.C. Schmidt e Drew Daniel hanno passato gli ultimi anni a condurre esperimenti di carattere metapsichico, sollecitando dei volontari (anche alcuni dei musicisti) a scosse di white noise tramite cuffia, oscurando la vista con occhialini opachi (quelli che vedete sulla copertina), in modo da raccogliere tutti i dati e le descrizioni sulle sensazioni auditive e visive generate dalla trasmissione. In sostanza i “pazienti” stesi, rilassati e con gli occhi coperti venivano inondati di luce e di rumore bianco; privati sensorialmente trasmettevano telepaticamente (per così dire) le informazioni che, raccolte, sono servite appunto per costruire ogni singola traccia dell'album, a esclusione della cover ESP dei Buzzcocks.
Premettendo che, anche in ambito scientifico sperimentale, non si è certi dei risultati e che quindi potrebbero essere saltati fuori dalla casualità, potremmo dire che The Marriage of True Minds è un disco unico nel suo genere e nella sua conclusione. Percezioni extrasensoriali a parte, veniamo dunque alle singole tracce: se il centro dell'intero lavoro è quello spiegato precedentemente, lo strumento “prezzemolo” delle nove canzoni è il triangolo ma fortunatamente viene utilizzato sapientemente senza infastidire troppo. You è sul piano onirico grazie allo spoken word, ad un piano jazz e ai rumorini vari mentre Mental Radio è una piece jungle con sirene e acqua.
Very Large Green Triangles è la traccia pop che gioca con i glitch (presenti anche in Tunnel) in un'ambientazione lievemente oscura; Ross Transcript è una rappresentazione nostalgica di suoni e registrazioni di tempi differenti mentre Aetheric Vehicle pesca un'aria etiope rinvigorendola con un po' di funky. La già citata ESP chiude The Marriage of True Minds con otto minuti di follia e di giochi growl futuristici, l'anima e l'urlo dei Buzzcocks sono presenti così come la telepatia funzionale dei Matmos.
Schmidt e Daniel, da sempre, fanno dei dischi interessanti sia dal punto di vista musicale che da quello concettuale e anche questa volta hanno fatto centro, sebbene il tema trattato risulti davvero ostico.
Sito Internet: vague-terrain.com
Tumblr: verylargegreentriangles.tumblr.com
Casa Discografica: www.thrilljockey.com
Andrea Facchinetti
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