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Se è vero che certi avvenimenti, per loro natura eccezionale, si verificano ogni settecento anni, allora non ho saputo resistere.
Mi sono detto, scrivi nella sezione stile di Nerospinto, il papa non c’entra. E mentre me lo ripetevo, per non voler cadere nella rete che io stesso stavo tessendo, sono già intrappolato. Con una tesi precisa. E penso a come scriverne. Non è semplice e può sembrare presuntuoso, retorico. Allo stesso tempo però mi convinco che Nerospinto non sia un contenitore necessariamente corretto. E’ approfondito, è critico, è interessato. Ma non si limita.
Posso quindi palesare il mio oltraggio e dichiarare a chi leggendo è già arrivato a questo punto: “Si, come ogni settimana stavo per pubblicare il mio approfondimento sullo stile. E invece, me ne infischio. E parlo del Papa. Anche se non mi è richiesto, anche se non era nei patti.”
E nel mio rompere la regola, l’accordo per il quale mi è stato conferito questo spazio per scrivere, vado completamente contro ogni pudore: ho la presunzione di poter parlare di Ratzinger portando la questione mediatica all’effimero mondo che questa sezione rappresenta.
Del resto, se in termini di “stile” ci si riferisce alla sua definizione più ampia, nessuno può controbattere che una dimissione papale non sia un gesto -anche - di stile.
Già il fatto che sorprenda e abbia l’eccezionalità di un evento millenario, presuppone di per sé una scelta di forma, dunque di stile.
A questo punto di quanto scritto, chi è arrivato a leggere fin qui è uscito indenne dallo stizzirsi e giudicarmi nell’ associare questi due piani.
Da un lato c’è un uomo bianco, da otto anni vestito di bianco, che ha ereditato un abito ingombrante, indossato da uno delle più grandi icone pop a livello planetario, Karol Wojtyla.
Un abito pesante, il simbolo di un credo, la traduzione stilistica di una rappresentanza mistica.
Un uomo che ieri dichiara: torno ad indossare il rosso, mi sporco di colore. Torno alle sfumature del sangue, alla palette più umana e terrena. Un colore che non è mai stato solo peccato. Un colore che è vigore, che è rivoluzione, che è rinascita.
Un colore che descrive benissimo le sue parole di congedo. Peccato solo per quel polveroso latino.
Un gesto che è ben oltre la dimensione religiosa, che invoca risveglio non necessariamente cristiano, ma più apertamente filosofico, intellettuale, creativo.
Uno dei più noti esponenti di una fede che generalmente parla alle masse dichiarando cosa è giusto e cosa è sbagliato, depone l’anello e invoca la sua fragilità. Una fragilità non religiosa, ma muscolare, psicologica.
E’ in fondo semplice, dice di non farcela. Annuncia che non può rivestire tale responsabilità e indossare quell’abito. E questo, se portato fuori da ogni preciso contesto, è un gesto di stile nobile, raro, di chi si spoglia davvero. Al di là di quello che si pensi in materia religiosa. Uno di quei gesti che fa il giro del mondo e capita, lo ripeto, ogni settecento anni.
Io non sono cattolico, e nonostante questo, non riesco a fare a meno di pensare che riguardi anche me. E confesso di vergognarmi anche un bel po’. E da quello che leggo, anche permeato spesso da slanci d’ironia, citazioni irriverenti che mi hanno reso partecipe, sento comunque che sia la manifestazione di un disagio che riguarda un po’ tutti. Esattamente come quando si scherza su qualcosa per esorcizzare, in fondo, una qualche paura che non si riesce a definire.
E quindi questo non dovrebbe instillare a tutti un qualche dubbio, una qualche riflessione?
Un chiederci collettivo: non ci eravamo forse persi o intorpiditi nelle nostre piccole cose, fatte di altre cose ancora più piccole? E questo uomo, indipendentemente dall’essere credenti o no, è forse il bambino che urla “Il re è nudo!” perché unico a vederlo, mentre gli altri sono talmente rapiti da quello che quell’uomo rappresenta dal riuscire a vederlo senza alcun abito?
E quindi questo non riguarda forse un po’ tutti, al di là dell’età, delle ideologie, del genere, del ruolo che si ha in quello che chiamiamo “società”?
E ci siamo allora tutti, lì dentro. E tutti, nel proprio infinitamente piccolo, dovremmo forse chiederci se quello che facciamo ha davvero un senso. Un senso, poi un significato, una responsabilità e infine uno stile.
Uno stile che è anche il modo in cui mediaticamente veicoliamo il corpo e la sua immagine. L’abito che creiamo. Il significato che gli diamo. Le persone a cui concediamo di indossarli, certi “vestiti”.
Vestiti che per la prima e unica volta non riesco ad associare a tessuti, trame, forme e riferimenti.
Uno stile molto diverso, che sta dietro a chi gestisce i poteri tutti, mediatici, economici, sociali, politici, e la lista potrebbe continuare all’infinito. Persone che per essere lì, ad esercitare questo potere, dovrebbero avere la legittimazione di tutti gli altri, per l’enorme senso di responsabilità che assumono.
Uno stile che se non necessariamente va rivisto, ma almeno va messo in discussione, interrogato.
E allora sarebbe interessante chiedercelo tutti, che male non ci fa. Indipendentemente dall’essere una qualunque cosa o l’altra, trend setter o follower, stilisti o consumatori, redattori o lettori, creativi o razionali, pensatori colti o rozzi, curiosi o restii.
Chiediamoci se in quello che facciamo, abbiamo davvero uno stile. Proviamo a ricordarci che tutto quello che facciamo, in ogni gesto o intenzione, ha sempre e comunque una responsabilità collettiva. Anche se avesse conseguenze per solo un altro di noi.
Di un solo esito penso di essere certo. Sono sicuro che se davvero lo facessimo tutti, tutti davvero, il risultato non potrebbe che essere qualcosa di migliore dal non averlo fatto.
E tutto sarebbe più bello, anche gli abiti, comuni e non. E chi li indossa.
E se quanto scritto attirerà molte critiche o sembrerà non significare niente…..beh. Sarò coerente. Farò una scelta di stile: mi dimetterò dall’incarico. Forse.
Secondo un'antica leggenda la salamandra avrebbe una temperatura corporea così prossima a quella del ghiaccio da essere in grado di resistere all'ardore delle fiamme; in realtà se gettata nel fuoco la salamandra soffre e si consuma esattamente come ogni essere vivente..ma il mito non si consuma mai, il bisogno gli permette di esistere.
Con la performance "Racconti in/versi" Neuro Mans, con l'aiuto delle immagini di Melancholie mit Monstern, è l'attore, l'umano che si contorce di fronte al pubblico regalando una sensazione immediata, immergendosi nel mito generandolo attorno a sé per ricreare l'illusione della sempiternità.
Neuro Mans attua quella che, secondo Grotwsky, è la performance, intesa dunque come atto contestualizzato, liturgia e contatto.
Il teatro viene ridotto ad una sola parete, a luogo bidimesionale a cui viene restituita la vita tramite la voce e il gioco voce/ombra e quando l'attore entra nella santità dello spazio scenico in quel momento accade qualcosa di speciale, qualcosa di molto simile alla Messa nella Chiesa Cattolica: in questo spazio, nella sacra relazione tra l'attore ed il pubblico, quest'ultimo viene sfidato a pensare e ad essere trasformato dal teatro.
Mercoledì 13 febbraio presso lo Zoom Bar, Neuro Mans e Melancholie mit Monstern suggestioneranno in/versi le asimmetrie del pubblico presente rendendo omaggio al regista teatrale Jerzy Grotowsky.
Mercoledì 13/02 Ore 22:30 to 2:30.
.Performance starts@23:00
ZOOM Bar Via Panfilo Castaldi 26 Milano Info-contacts 345/2418801
Michela Finassi Parolo è una signora vivace e spiritosa con gli occhiali e i capelli ricci, di professione è insegnante di spagnolo in una scuola superiore di Vercelli, ma il suo primo mestiere in realtà è un altro: Michela è una traduttrice letteraria da molti anni.
Il più tenero
Che Luis Sepulveda amasse i gatti lo sospettavamo già, ma ora con il suo Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico ne siamo assolutamente certi. Zorba, dopo aver aiutato la gabbianella ad imparare a volare, si trasforma qui in Mix, gatto privo della vista che vede con gli occhi del suo amico topo Mex. Non sappiamo se Sepulveda sia veramente la reincarnazione del gatto di un mandarino cinese come rivelatogli tanti anni fa da un astrologo, ma sicuramente sappiamo che questa favola, riservata non solo ai piccoli, è un delicato racconto che ripropone il tema dell’amicizia tra diversi e dove chi ha qualcosa in più può aiutare chi ha qualcosa in meno, anche se appartiene ad un’altra razza.
Il più chiacchierato
Veramente sarebbe meglio dire il più noioso perché nelle quasi duemila pagine della sua trilogia E.L. James dispensa 150 sfumature di grigio, nero e rosso, ma neanche un paragrafo di letteratura vera. Tra pratiche sadomaso, avventure da telefilm americano e stile di vita da emiro arabo lo sbadiglio regna sovrano e il piacere che una bella storia riesce a procurare al lettore viene sommerso dai piaceri fittizi di Anastasia e del suo ricchissimo, bellissimo, machissimo Mr Grey. Non sappiamo se la James abbia voluto scrivere una moderna fiaba di Cenerentola versione porno-soft oppure ispirarsi ai romanzi inglesi dell’800 trasferendo la protagonista dai tè di Northanger Abbey alle case editrici di Manhattan, tuttavia in entrambi i casi ha fallito il suo scopo confezionando un polpettone ben infiocchettato e reclamizzato. Le sue sfumature sono state presentate come un caso editoriale, mentre in realtà si tratta semplicemente di un’abile operazione pubblicitaria.
Il più magico
Dopo il successo de Il mercante di libri maledetti, Marcello Simoni ci regala La biblioteca perduta dell’alchimista, un'altra storia piena di emozioni e di pathos del mercante di reliquie Ignazio da Toledo che qui indaga sulla sparizione misteriosa della regina di Castiglia. A metà tra il fantasy e il giallo medievale e con una sapiente miscela di suspence da romanzo giallo e precisi riferimenti storici, Simoni ci guida tra misteri antichi, possessioni diaboliche e formule alchemiche fino alla scoperta di un pericoloso segreto custodito tra le mura del castello di Airagne. L’autore descrive la sua opera come un thriller gotico che attinge anche al romanzo di cappa e spada dove Ignazio è la figura dell’antieroe che se la vedrà con un mozzafiato finale a sorpresa.
Il più goloso
Nei suoi libri Simonetta Agnello Hornby non tradisce le sue origini siciliane e fa spesso rimandi alla cucina. Nel suo gustoso e garbato La cucina del buon gusto, scritto a quattro mani con Maria Rosario Lazzati, non solo si propongono ricette, ma si parla anche del piacere della cucina e del cucinare specialmente per chi vive lontano dalla propria terra. Entrambe le autrici infatti vivono a Londra, dove la Lazzati insegna in una scuola di cucina e la Agnello Hornby svolge la professione di avvocato ed entrambe sperimentano la potenza del cibo quale antidepressivo e quale arma contro l’isolamento e la tristezza.
Il più televisivo
Il romanzo di Margherita Oggero si merita il titolo di libro più televisivo dell’anno certamente non in senso dispregiativo, perché la fiction Provaci ancora prof., che prende spunto dai gialli della brava autrice torinese, è una delle serie più godibili proposte dalla televisione. In attesa della nuova serie di avventure della professoressa Camilla Baudino, girate a Torino, leggiamoci l’ultimo libro della Oggero Un colpo all’altezza del cuore uscito cinque anni dopo l’ultima fatica della imprevedibile prof., perché, come ha spiegato l’autrice, essendo la protagonista una docente di lettere e non un poliziotto, un carabiniere o un medico legale questa sua propensione ad imbattersi in cadaveri e assassini poteva risultare un po’ fastidiosa oltreché altamente improbabile.
Il più nostalgico
Chi si ricorda del pennino e dell’inchiostro? Oppure dei maschietti che indossavano i calzoni corti tutto l’anno? Oppure del telefono nero con il disco per comporre il numero? Sembrano trascorsi secoli, ma tutte queste cose sono nel nostro passato prossimo e Guccini (classe 1940) le riporta alla memoria nel suo Dizionario delle cose perdute, un intelligente libretto con una bella copertina che riproduce il vecchio pacchetto delle sigarette Nazionali. Nonostante l’argomento, questo non è un libro per gli anziani, bensì per i giovani, per chi non ha conosciuto la vita dei propri nonni e crede che la playstation e la Barbie esistano da sempre.
Il più nordico
Ex guardiaboschi, ex giornalista, ex poeta, Arto Paasilinna grazie alle sue storie bizzarre e dall’humour irresistibile è diventato un autore di culto in Finlandia ed anche la sua ultima storia, Sangue caldo, nervi d’acciaio non tradisce le attese, anche se abbiamo a che fare con una epopea finnica che attraversa tutto il ventesimo secolo. Sullo sfondo di grandi avvenimenti che hanno coinvolto tutta Europa si muove Antti Kokkoluoto, nato nel 1918 e morto nel 1990 che tra guerre, rivoluzioni e totalitarismi si trova ad affrontare vicende tragiche e comiche con sangue caldo e nervi d’acciaio.
Il più venduto
Veramente di “più venduti” nel 2012 ce ne sono parecchi a cominciare dalle sfumature della James di cui abbiamo già parlato e da altri grossi libri (nel senso di numero di pagine) di grossi autori (nel senso di numero di best seller sfornati nella loro carriera). Tuttavia per questa categoria abbiamo voluto scegliere Diario di una schiappa. La dura verità, un libro per ragazzi che ha venduto 600.000 copie solo in Italia, una cifra stratosferica se pensiamo a quante e quali distrazioni abbiano i ragazzi d’oggi prima di mettersi a leggere un libro. La dura verità è il settimo episodio delle avventure di Gregory Heffley o, per dirla con le parole dell’autore Jeff Kinney, del suo giornale di bordo in cui racconta le sue disavventure di ragazzino che sta crescendo. L’effetto è spesso comico, ma il racconto non è mai banale e scontato e la lettura è raccomandata non solo ai coetanei di Greg, ma anche agli adulti che hanno a che fare con pre-adolescenti, come genitori ed insegnanti.
Il più atteso
Solo noi ci eravamo posti il quesito se J.K.Rowlings sarebbe mai riuscita ad uscire da Hogwarths e a scrivere un romanzo diverso da quello sempre duplicato delle storie del piccolo mago con gli occhiali? Forse no, ma adesso abbiamo tutti la risposta: J.K.Rowlings sa scrivere. Il seggio vacante è un romanzo complesso e ricco di personaggi ognuno descritto con abilità e partecipazione: si tratta degli abitanti della cittadina di Pagford che diventano “tipi” rintracciabili in qualunque cittadina. In apparenza Pagford è tranquilla, ma in realtà è percorsa da lotte sotterranee, invidie, gelosie e fazioni. Il seggio vacante è quello del consigliere Barry Fairbrother, morto all’improvviso, su cui si concentrano le aspirazioni e la cupidigia dei possibili successori. La lettura è coinvolgente e, nonostante la complessità dell’intreccio , scorrevole e appassionante. E’ un romanzo da leggere tutto di un fiato,
Il più sconosciuto
La palma del libro meno noto e pubblicizzato va alla divertente opera prima di Laura Di Gianfrancesco, Le rondini non si scontrano mai, pubblicata dalla piccola casa editrice Astragalo di Novara. Questo libro, che offre uno spaccato della vita di provincia vista con gli occhi di Azzurra, la protagonista che ha superato la trentina con una convivenza fallita alle spalle e un amico di letto che vorrebbe diventare qualcosa di più, è una versione padana di Sex and the City senza drammi e senza traumi con qualche lacrima e molta sana ironia.
“Il lusso a grande scala e per tutti: questo è lo scopo dell’architettura”. Sono sicuramente parole provocatorie, ma testimoniano lo spirito e le idee della più grande architetto mediorientale, Zaha Hadid, per la quale il lusso va inteso come bellezza, come l’armonia e il piacere di entrare in uno spazio che trasmetta emozione e la cui qualità non deve essere condizionata dal prezzo. “L’architettura deve offrire piacere. Entrando in uno spazio architettonico le persone dovrebbero provare una sensazione di armonia, come se stessero in un paesaggio naturale, al di là delle dimensioni e del valore economico dello stesso. Proprio qui risiede il mio personale concetto di lusso: è qualcosa che non ha nulla a che vedere con il prezzo, piuttosto con le emozioni che l’architettura riesce a trasmettere”. Belle parole che si rispecchiano in strutture in progetti che lasciano senza fiato per la loro bellezza, per la loro particolarità e per la loro capacità di sorprendere.
Zaha Hadid è una donna straordinaria, che è stata capace di farsi apprezzare dal mondo, un mondo prevalentemente maschilista e occidentalista; nasce a Baghdad nel 1950, da una famiglia benestante e si trasferisce a Londra a poco più di vent’anni per studiare architettura. Fin dai suoi esordi si percepisce la sua capacità di coniugare fantasia, libertà espressiva e rigore formale, derivante dai suoi studi matematici in patria. Si è parlato, a tal proposito, di “caos controllato”, di una apparente mancanza di ordine che rivela in realtà tanti ordini diversi che si intrecciano tra loro, senza una gerarchia di forme o strutture, ma una molteplicità di parti che interagiscono tra di loro.
Non dimentica mai i suoi natali, affermando che il suo non essere europea potrebbe essere il motivo per cui le sue opere appaiono più emozionali e intuitive. È il caso della stazione dei vigili del fuoco di Campus Vitra, a Weil am Rhein, in Germania, un edificio destinato al mantenimento della sicurezza all’interno del grande polo industriale del paese tedesco: i diversi corpi della struttura sono trattati come entità uniche, dove i muri si mescolano, si incastrano, si sovrappongono e si inclinano senza soluzioni di continuità, quasi come se la loro realizzazione fosse casuale, ma tanto originale da suscitare meraviglia.
Meraviglia che suscita anche il Contemporary Arts Center di Cincinnati, negli Stati Uniti, dove l’attenzione per i particolari si evince nelle soluzioni curve che connettono le pareti verticali al pavimento, soluzione che addolcisce la struttura, rendendola armoniosa.
Sono tre i materiali, le “materie prime” che la Hadid utilizza con costanza e in modi estremamente differenti: cemento armato, spesso a vista, acciaio e vetro, elementi che emergono in tutta la loro maestosità nel complesso residenziale del viadotto di Spittelau, in Austria, realizzato nel 2006, in cui sembra oltrepassare i confini dell’architettura e dell’urbanistica, sperimentando nuovi concetti spaziali, sfidando la legge di gravità, appoggiando quelle che sembrano pesanti membra su sottili gambe piegate dallo sforzo.
Nello stesso anno la Hadid progetta anche il Maggie’s Centre di Kirkcaldy in Scozia, dove cerca di creare degli ambienti dall’atmosfera rilassata, dove la luce ha un ruolo predominante: grandi vetrate permettono di osservare l’area verde circostante e i colori e i materiali sembrano accentuare il sincretismo dell’opera: il cemento armato è scuro e brillante ed è utilizzato solo per quelle pareti che necessitano di isolamento acustico e psicologico.
Oggi Zaha Hadid è uno degli architetti più conosciuti e famosi al mondo, e il suo curriculum è ricco di premi, riconoscimenti e onorificenze. Può vantare un primato del quale va molto fiera: essere stata la prima donna a ricevere il Pritzker Price, che ha ricevuto a soli 53 anni, nel 2004. Si tratta della più alta onorificenza nel campo dell’architettura, il cui scopo è premiare l’artista vivente che si sia distinto per talento, impegno e abilità creativa, realizzando opere che possono essere considerate un “significativo contributo dato all’umanità ”. È particolare osservare che solitamente il premio viene assegnato a noti architetti ormai alla fine della loro carriera, mentre la Hadid lo ha ricevuto quando la sua carriera era in piena maturazione.
Un grande riconoscimento per l’opera di una grande artista che ancora ci sta regalando meravigliose opere: presto vedremo in Italia vedremo completa la riqualificazione della zona fiera, dove la Hadid, in collaborazione con Arata Isozaki e Daniel Libeskind, sta regalando anche al nostro paese un esempio della sua grande creatività e passione. (Per chi volesse notizie e informazioni sull’opera dei tre grandi artisti in Italia può visitare il sito ufficiale http://www.city-life.it/it/). Non sarà il suo primo lavoro in Italia: tutti possiamo ammirare il genio creativo della Hadid nella meravigliosa struttura del MAXXI a Roma. Il Museo nazionale delle Arti del XXI secolo è un museo di arte contemporanea realizzato a partire dal 1999, anno in cui è stato approvato il progetto. Si tratta di un campus dalle molteplici funzioni: gli spazi articolari e complessi passano da aree dedicate al museo a quelle dei laboratori per la ricerca, agli spazi per l’accoglienza, per il commercio ma anche per gli eventi culturali. Dopo più di 10 anni di lavori, il 28 maggio 2010 il MAXXI viene inaugurato: oggi tutti possono ammirare questo luogo di sperimentazione, dove gli elementi costruttivi, i materiali e l’estetica dimostrano la grande personalità della Hadid.
A noi di Nerospinto piace Zaha Hadid per la sua poliedricità: la sua capacità di esprimere le sue brillanti idee tanto in opere di grande respiro, tanto in piccoli ambienti come l’atelier per Chanel, oppure in collezioni di calzature, come quella realizzata per la Lacoste. Ci piace la sua attenzione per le emozioni e per i più piccoli particolari, ma anche per le provocazioni. Proprio come noi di Nerospinto.
Spesso quando si parla di cura della persona e di bellezza si pensa a costose creme chimiche, lifting chirurgici, macchine con rulli compressori snellenti etc.
La natura e le antiche ricette e rimedi orientali ancora una volta arrivano in nostro aiuto per farci risparmiare soldi, trattarci in maniera sana e farci prendere consapevolezza del nostro corpo.
Prima di darvi qualche chicca per la vostra bellezza è bene far notare che tutte le pratiche che andrò ad illustrare, se integrate nella nostra routine quotidiana o periodica aiutano in maniera molto efficace a mantenere la nostra bellezza e a ritardare gli effetti del tempo.
Acqua di rose. Costo 1,50 euro. Eccellente tonico per il contorno occhi, la parte del corpo più delicata e che non può e non deve essere trattata con i prodotti generici per il viso in quanto troppo aggressivi per questa zona.
Tenete l'acqua di rose in frigo e al mattino con un dischetto di cotone imbevuto di questo fantastico liquido, passatelo sotto gli occhi dall'interno verso l'esterno. passatelo poi su tutto il viso, collo, nuca e orecchie.
Farina di ceci. Costo 6,50 euro per mezzo chilo. Ottimo rimedio naturale che funziona come alternativa al sapone e scrub allo stesso tempo. Mettere un'abbondante manciata di farina in una tazza, un filo di acqua e mischiare il tutto fino ad ottenere una pappetta da spalmare poi sul corpo bagnato nella doccia. La farina di ceci oltre a rimuovere lo sporco, rimuove le impurità, apre i pori, toglie le cellule morte e lascia la pelle molto lucida, idratata e nutrita.
Olio di sesamo (olio di cocco per l'estate). 6 euro per mezzo litro. Fantastico trattamento per i capelli. Versare l'olio in abbondanza sui capelli e stenderlo bene fino alle punte. Coprire la testa con un asciugamano ben bagnato con acqua calda e strizzato. tenere in posa per un'ora circa e poi rimuovere con uno o due shampoo. I capelli saranno puliti, rinvigoriti, luminosi, idratati, forti. Oltre a questo l'olio sarà anche penetrato nel cuoio capelluto e questo è un grosso beneficio per l'ossigenazione cerebrale.
Sale grosso. 0,50 centesimi. Dalle potenti capacità di assorbimento di umidità e quindi acqua il sale è un trattamento efficacissimo per la ritenzione idrica e la cellulite. Con un filo di olio versato in un po' di crema base passate il sale grosso sulle cosce o il giro vita e sfregatelo come se fosse uno scrub. Fate aderire il tutto fissando il sale al corpo con vari giri di Domopak e lasciate in posa per almeno 40 minuti. Una volta rimosso il tutto i risultati saranno visibili subito o al massimo entro la mattina seguente. Si perde anche fino ad 1 centimetro per volta e l'ideale sarebbe ripetere diverse volte questo trattamento e meglio ancora se sia una persona esperta a farvelo (se foste interessati contattatemi e vi indicherò una professionista).
Lota. 8 euro. La lota è uno strumento indiano che si usa regolarmente per la pulizia del naso. Un contenitore con un beccuccio lungo all'interno del quale si mette dell'acqua tiepida e due cucchiaini di sale fino. Il beccuccio della lota si inserisce in un a narice e la soluzione liquida di acqua e sale entra nel naso ed esce dall'altra narice. Ripetere il procedimento nell'altra narice. Per quanto possa sembrare drammatico in realtà questo è un processo molto semplice e indolore che aiuta a tenere il naso libero, prevenire emicranie, allergie, raffreddori, influenze, incrementare le difese immunitarie.
I liquidi che si comprano in farmacia ogni volta per i lavaggi non sono altro che soluzioni saline. La lota la si compra una volta sola.
Per il corretto utilizzo ci sono su internet diversi filmati che ne dimostrano l'applicazione.
Rimedio per alleviare il raffreddore. 0 euro. Nella medicina indiana esistono quelli che vengono chiamati punti marna, ossia punti dislocati in tutto il corpo che, se stimolati, hanno un grande impatto sul fisico, sulla mente e sullo spirito. In caso di raffreddore o problemi di respirazione è utile puntare gli indici delle mani sui punti marma posti alla base del naso accanto ed esternamente alle narici. Pigiando bene si sentiranno dei piccoli buchi. Roteare gli indici su questi punti marma migliorerà notevolmente la respirazione.
Olio essenziale di menta. 8 euro. 1 goccia dentro un fazzoletto e respirare all'occorrenza e profondamente quando si ha il raffreddore o il naso intasato. L'olio essenziale di menta (così come anche altri oli essenziali) aiuta a liberare le vie respiratorie.
Walter Zanca
Massaggiatore e reflessologo plantare professionista
Massaggi ayurvedici, rilassanti, linfodrenanti, energizzanti, californiani, hot stone, per donne in gravidanza, di bellezza.
Trattamenti di campane tibetane.
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Quando parliamo di tarocchi in genere si parla di un mazzo di carte a cui fa riferimento, il cartomante. I significati delle carte sono molti e molteplici, ma, di base possiamo dire che i tarocchi si dividono in due tipi: Arcani maggiori e Arcani Minori. I primi sono quelli più semplici da leggere, figure vere e proprie con un significato in sé completo. Gli arcani minori entrano maggiormente nel dettaglio del richiedente e richiedono maggiore esperienza nella lettura e nella divinazione.
La cosa più interessante aldilà del significato, per il profano del mondo dei tarocchi, è come siano minuziosamente ricche e cariche di simboli queste carte. Ogni oggetto all’interno ha un significato, che fa da ponte, da gancio, con l’altra carta. Il cartomante esperto li maneggia con semplicità, il principiante ne scruta i segni e li usa per leggere il non chiaro. È questa forse la principale forma definitiva attualmente usata. Molti tarocchi fantastici si ispirano a quelli marsigliesi. Vale quindi la pena di darne una descrizione più accurata:
I - Il Bagatto (le Bateleur). La parola ha origini latine e sta ad indicare "figura da poco", "bagatella", cosa di nessun conto. Rappresenta un giovane uomo con un grande cappello e abiti vistosi, posto in piedi davanti a un tavolo, su cui figurano monete, vasetti, dadi, coltelli, una borsa. L'uomo regge nella mano sinistra un bastone dorato.
II - La Papessa (La Papesse). È forse una delle figure che ha dato luogo a maggiori discussioni, dal momento che nessuna donna ha mai avuto accesso al soglio di Pietro. In taluni mazzi è stata sostituita da Divinità o altre carte. La donna ha un triregno in capo, è seduta su un trono ricoperto da un velo e ha in mano un libro aperto.
III - L'Imperatrice (L'Imperatrice). Una donna in trono, con la corona in testa, ha in mano uno scettro col globo sormontato dalla croce (da sempre simbolo di impero). Regge con la mano destra uno scudo con un'aquila araldica, e ha due ali aperte sulla schiena.
IV - L'Imperatore (L'Empereur). Un uomo barbuto, seduto in trono di profilo, con una gamba incrociata sull'altra, regge uno scettro con la destra. Sotto al Trono è appoggiato uno scudo con un'aquila araldica.La carta è evidentemente collegata col potere terreno.
V - Il Papa (Le Pape). Seduto in posizione frontale, il Pontefice col Triregno regge un pastorale a croce con tre traverse. Ai suoi piedi, di statura notevolmente inferiore, sono inginocchiati due chierici. Il Papa ha la barba canuta, probabile allusione alla sua saggezza.
VI - L'innamorato (L'Amoreux). Sotto un grande cupido alato, pronto a scoccare la sua freccia, un giovane sta in piedi tra due figure femminili, una vestita più poveramente dell'altra. I critici sono concordi nell'identificare questa lama col mito di Ercole, che dovette scegliere tra Vizio e Virtù.
VII - Il Carro (Le Chariot). Un carro visto in modo rigidamente frontale, è condotto da un giovane guerriero incoronato, mentre trattiene saldamente due cavalli, uno blu ed uno rosso, che tendono a scartare in posizioni opposte.
VIII - La Giustizia (la Justice). È questa una delle quattro Virtù cardinali citate nel mazzo, da cui manca la Prudenza. Una donna in trono regge con la mano sinistra una bilancia dai piatti allineati, e con la destra una spada. Questo Trionfo contiene in sé l'idea di equilibrio e di punizione.
IX - L'Eremita (L'Hermite). Un vecchio barbuto, appoggiandosi ad un bastone, avanza reggendo una lampada. Non si può fare a meno di pensare a Diogene che, reggendo una lampada, affermava di cercare l'uomo.
X - La Ruota della Fortuna (La Roue de Fortune). Questa immagine, largamente conosciuta e rappresentata nel Medioevo, raffigura una ruota sormontata da una sfinge alata con corona e spada, con due esseri mezzo uomo e mezzo animale arrampicati ai suoi lati. Già in epoca medievale la Ruota era usata per ricordare la vanità delle conquiste e dei beni terreni.
XI - La Forza (La Force). Una donna con un ampio cappello in testa chiude le fauci di un leone. È una delle quattro Virtù cardinali raffigurata nel mazzo.
XII - L'Appeso (Le Pendu). Un uomo è appeso per un piede a un palo retto da nodose travi di legno. La gamba libera è piegata verso l'interno. La carta raffigura una pena praticata realmente durante il Medioevo, sia dal vero sia in effigie, a chi si rendeva reo di tradimento. Questo tipo di pittura, detta infamante, era solitamente affidata a mestieranti, ma a volte ad artisti di rilievo, come Sandro Botticelli e Andrea del Sarto.
XIII - La Morte (a volte lasciata senza scritta) - Uno scheletro con una falce cammina in un campo cosparso di mani e di teste. La figura è collegata con l'iconografia medievale del Trionfo della Morte molto diffusa nel Medioevo e nel Rinascimento, in cui uno o più scheletri si trascinano, in fila o in una danza macabra, regnanti, Papi e altri soggetti solitamente di alto livello sociale.
XIV - La Temperanza (La Temperance). Altra virtù cardinale. Un Angelo con la veste bipartita in due zone di colore blu e rosso, versa un liquido da un'anfora all'altra reggendole entrambe con le mani.
XV - Il Diavolo (Le Diable). Un essere cornuto dal viso sghignazzante, le ali di pipistrello, i seni femminili, i genitali maschili, le gambe caprine, sta in cima a un piccolo ceppo a cui sono legati due diavoletti. Gli zoccoli e il ghigno osceno sono mutuati dalle classiche immagini greche del dio Pan.
XVI - La Casa di Dio (La Maison Dieu). Una torre che ha come tetto una corona, viene scoperchiata da una lingua di fuoco, mentre due figure umane cadono al suolo e piccole sfere riempiono l'aria. La costruzione evoca la Biblica torre di Babele, talmente alta che Dio punì gli uomini confondendo il loro linguaggio.
XVII - La Stella (L'etoile). Con questa carta si abbandona il mondo umano e si entra in quello spiritualmente superiore. Otto stelle, di cui la centrale molto più grande, sormontano una donna nuda che versa per terra acqua da due anfore. Sul fondo, un minuscolo albero su cui canta un piccolo uccello.
XVIII - La Luna (La Lune). Seconda lama della serie degli astri la Luna splende rotonda in cielo, ma con il volto raffigurato di profilo, mentre gocce colorate partono dalla terra verso di essa. In primo piano un Gambero, legato zodiacalmente al segno del Cancro, esce da una pozza d'acqua. Due cani ululano e due torri sullo sfondo sembrano custodire il paesaggio.
XIX - Il Sole (Le Soleil). Un grande sole radiante sparge gocce su due gemelli ritti in piedi vicino a un basso muretto in mattoni.
XX - Il Giudizio (Le Jujement). Un angelo esce da un nembo colorato suonando la tromba, mentre tre piccoli corpi sorgono da un avello Anche questa immagine, frequentissima nel Medioevo, può farsi risalire ai numerosi miti sulla fine del mondo presenti in molte religioni antiche. Il più importante riferimento è certamente l'Apocalisse di San Giovanni, ultimo libro del Nuovo Testamento. Questa carta corrisponde all'Angelo di altri mazzi da gioco.
XXI - Il Mondo (Le Monde). La carta rappresenta una donna seminuda che regge due bastoncini nelle mani. Essa è circondata da una mandorla di foglie, mentre ai quattro lati della carta compaiono i simboli Tetramorfi degli Evangelisti: un Angelo (San Matteo) un'Aquila (San Giovanni) un Toro (San Luca) e un Leone (San Marco). La carta compendia, se pur in forma elementare due figure geometriche, il cerchio e il quadrato, che erano considerate il simbolo della perfezione.
XXII - Il Matto (Le Fou). La lama non è numerata e può essere inserita sia all'inizio sia alla fine del mazzo. Un giullare girovago, col cappello a sonagli, che regge su una spalla un fagottino con le sue poche cose, si avvia verso una strada non meglio identificata, rincorso da un cane che gli sta lacerando una calza. Una figura analoga si trova nel tarocco del Mantegna, ma è chiamato il Misero.
Per gli amanti dell’arte e per chi vuole lasciarsi sedurre da questo mondo misterioso, segnaliamo la mostra“Il segreto dei segreti. I tarocchi Sola Busca e la cultura ermetico-alchemica tra Marche e Veneto alla fine del Quattrocento” in corso presso la Pinacoteca di Brera –con durata fino al 17 febbraio 2013.
Orari: 8.30-19.15 da martedì a domenica
Ingressi: € 10 /€ 7
Info: tel. 02/72263.257
Catalogo: Skira editore
Scrivere all'uscita del terzo album di un gruppo che si pensava sarebbe stato una moda passeggera è un bell'impegno. Si potrebbe scrivere della sfida di due giovani di Toronto, di quanto si siano evoluti dal primo anno, dei loro live sempre sorprendenti o delle collaborazioni più varie tra beat chiptune, rubati alle community online, e Robert Smith. Eppure, ascoltando il loro terzo album, sembra che alla fine non siano stati all'altezza delle aspettative, innovativi o almeno pronti a guardarsi in faccia e farsi due calcoli.
Non c'è niente che non vada in effetti, forse sono troppo severo, ma dopo due album da cui si poteva estrapolare una sorta di evoluzione verso un sound più definito, questo terzo esercizio di stile proprio non ci voleva (non è un caso che i tre album abbiano lo stesso titolo? - Crystal Castles).
Andiamo con ordine, cerchiamo di capire meglio cosa è successo. I Crystal Castles nascono per caso. Leggenda vuole che, dopo aver rilasciato online una prova di registrazione dell'attuale cantante, Alice Glass, diverse case discografiche li abbiano contattati proponendo un contratto. Vinse la Lies Record che produsse una raccolta di singoli già rilasciati con l'aggiunta di un paio di canzoni registrate per l'occasione. E la storia puzza subito di bruciato, sia per i premi e i riconoscimenti avuti, sia per la curiosa storia dell'immagine di copertina: l'opera dell'artista Trevor Brown, la Madonna con l'occhio nero, utilizzata senza permessi con un'attitudine da “bhè, che problema c'è?”. Il problema è stato risolto con l'acquisto dei diritti dell'opera. Sembra strano, però, che un'etichetta spenda tanti soldi per finanziare un gruppo al primo album, ma non facciamo i maliziosi e proviamo a pensare che magari i giovani, ai tempi poco più che ventenni, erano talmente promettenti da giustificare un'azione del genere.
Purtroppo non è questo l'unico caso di infrazione di copyright, si parla anche di beat rubati per la realizzazione di Insectica e Love and Caring, ma tutto si è risolto felicemente (per i Crystal Castles) e i due hanno continuato indisturbati a vendere dischi e magliette, una bella soddisfazione per la Lies.
Nonostante questi problemucci il prodotto è andato alla grande e si è conquistato un posto nel cuore di giovani troppo punk per ascoltare techno e troppo radical chich per i Bad Religion, ma pieni di entusiasmo per le droghe chimiche e i rave.
Incredibilmente in un paio di anni Alice Glass e Ethan Kath raccolgono sempre più seguaci grazie alle loro performance esplosive tra batterie distrutte e stage diving e con partecipazioni mirate a festival e seguendo in tuor band come, tra i più famosi, i Nine Inch Nails.
Il secondo album del 2010 (Fiction Records) è, però, nettamente più maturo e sembra che i due stiano per fare il salto di qualità per essere santificati a un pubblico meno drogato e più interessato alla musica. Il caotico miscuglio di synth e voci distorte viene organizzato in pezzi più strutturati e le melodie frenetiche si trasformano in un omaggio alle atmosfere eurodance e eighty. Ma anche a due anni di distanza le mosse di marketing non mancano e la featuring di Robert Smith in Not In Love fa riflettere. Ci sarebbe anche da chiedersi a chi è servita questa partecipazione del gigante dei The Cure, ai Crystal Castles per darsi un tono da musicisti navigati o al ciccione (emo) per riconquistarsi una fetta di mercato più giovane?
Ed arriviamo, infine, al terzo album che ci regala tracce che proseguono per il filone synthpunk e chiptune, con qualche richiamo al secondo album in tracce come Wrath of God con dei bei tastieroni europei. Il tutto è condito con una buona dose di impegno sociopolitico dalla copertina di Samuel Aranda, fotoreporter d'assalto, che immortala una madre che abbraccia il figlio piegato in due dai gas lacrimogeni durante le manifestazioni in Yamen, a canzoni di protesta adolescenziale come Child I will hurt you. Il tutto sembra voler dire: il mondo è un posto brutto e cattivo, ma nasconde tante bellezze e noi sintentizziamo questo spirito, ravers cattivi, incazzati, stronzi, ma dall'animo tenero e coccoloso. Violent Youth è proprio un manifesto a questa predisposizione con un bel beat rimato e il testo snocciolato come una ninna nanna, una cantilena in cui questa generazione di hipster-indie, stronzi ma alla ricerca della vera bellezza (
), potranno riconoscersi.
Unica nota positiva le basi, soprattutto quella di Insulin, canzone dalle distorsioni poderose, forse troppo break, e troppo breve un minuto e quarantasette secondi di confusione che richiamano un po' i primi pezzi come Excuse Me del primo album che visto da questa prospettiva sembra il più autentico e originale dei tre.
I Crystal Castles, nonostante tutte queste critiche, rimangono un pezzo della storia della musica contemporanea, un piccolo tuffo nell'adolescenza disperata della periferia distrutta di una grande città in decadenza. Un ritorno alla piccola guerra interiore di tutti i giorni. Se non costassero trenta euro andrei anche a vederli all'Alcatraz il 24 febbraio, di sicuro ne varrebbe la pena, anche solo per le acrobazie dell'Alice che rimane comunque un gran bell'animale da palco.
“Vestiti con stile!”. Un manuale su come essere sempre “in stile”.
La celebre coppia I MURR, Roberta e Antonio, noti ed apprezzati fashion consultant, personal shopper, stylist e guru del Fashion, presenteranno mercoledì 20 febbraio, in occasione della settimana della moda, alle ore 18.30 presso la Libreria Feltrinelli di Corso Buenos Aires 33 a Milano, il loro primo libro “Vestiti con stile!”.
Roberta ed Antonio, presenti da più di vent’anni nel mondo della moda e conduttori di diverse trasmissioni televisive quali “TV Buccia di Banana”, “Viva l’aMurr” e vari format sull’Italian Style, con il manuale “Vestiti con Stile!” ci sveleranno trucchi e segreti per conquistare classe e bellezza, scegliere ed abbinare abiti ed accessori e valorizzare al meglio la nostra persona. Consigli di stile da chi vive la moda ogni giorno con passione e creatività!
I MURR ci guideranno in un viaggio alla scoperta di noi stesse e della nostra femminilità, spesso nascosta, “Riteniamo infatti che amore verso se stessi e piena consapevolezza di sé siano i primi passi da intraprendere per raggiungere uno stile personale che ci valorizzi dalla testa ai piedi” affermano i due style consultant e, citando una frase di Elizabeth Arden, ricordano: “Non esistono donne brutte, ma solo donne pigre”.
“Vestiti con stile!” è un vero e proprio percorso psico-emozionale per tornare ad amarci e a valorizzare la nostra figura.
Sara Biondi
“Vestiti con stile!”
Mercoledì 20 Febbraio , ore: 18,30
La Feltrinelli Libri e Musica,
Corso Buenos Aires, 33 - 20124 Milano MI
Telefono: 02.2023361
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Per info http://www.imurr.com/
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