Calibrare l’insulto, privarlo dell’odio e della supponenza di chi si erge a giudice, mantenere costante l’efficacia dell’humour. A dispetto delle apparenze, non è facile eseguire la formula innovativa dell’insult comedy senza scadere nell’intolleranza. Dopo il suo applauditissimo esordio nella stand-up comedy, il primo e unico rappresentante in Italia dell’insult comedy Giorgio Magri arriva al Teatro Martinitt per proseguire la sua arte dell’insulto. «Non c’è odio ma sberleffo, io prendo in giro soprattutto me stesso» afferma l’attore milanese, fortemente influenzato dai comici Groucho Marx e Don Rickles.
“Buffone prodigio” fin da bambino, amante delle trasmissioni di satira da ragazzo, Magri adulto se la ride, letteralmente, sotto i baffi, sopra un palco dal 2013. Fa parte del collettivo Melamarcia, reduce dalla seconda stagione di Natural Born Comedians, e di due stagioni di Stand-up Comedy, entrambi programmi Sky di Comedy Central.
È partito ieri il suo Giorgio Magri Live, dove porta in scena un linguaggio tra black humour e politically incorrect, facendo riflettere gli spettatori sul ruolo che la comicità e le sue parole hanno nel contesto odierno sempre più attento e sensibile a certe tematiche. Ci sono vari modi di ironizzare anche su argomenti di un certo spessore, come ci ha ricordato Checco Zalone sul Palco del Teatro Ariston, durante la seconda serata del Festival di Sanremo. E proprio come il re del botteghino, quella di Giorgio Magri è una parodia sottile, nera e affilata come un coltello, dove la verità sta nel suo contrario, che difende ciò che sembrerebbe colpire.
Un invito ai signori benpensanti a mettere in discussione i loro fragili ideali, sottolineando come sia fondamentale andare dritti al contenuto di certi doveri. Rigettare le formalità dei rapporti interpersonali, ridando sostanza al rispetto per il prossimo, in uno spettacolo tagliente e graffiante, impetuoso e impietoso.

