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Dal 3 al 17 dicembre il MIC (Museo Interattivo del Cinema) e l'Università degli studi di Milano Bicocca, dipartimento di Scienze della formazione, propongono un'importante e stimolante rassegna fatta di film e lezioni dedicati a Wim Wenders, Alfred Hitchcock e Michelangelo Antonioni. Ogni incontro prevede la visione di un film di uno dei registi presi in esame e una lezione-laboratorio sui temi affrontati dal film, tenuta dalla professoressa Emanuela Mancino, docente di filosofia dell'educazione presso l'Università degli studi di Milano-Bicocca. Si parte mercoledì 3 dicembre con un pomeriggio dedicato a Wim Wenders: alle 15 verrà proiettato Lisbon Story, del 1995, un film sul cinema, sul rapporto tra immagine e suono, sull'opposizione tra cinema europeo e cinema americano. A seguire la lezione "Quando il suono salva l'immagine: i film come forma di uno sguardo narrante". Il pomeriggio di mercoledì 10 dicembre avrà protagonista Alfred Hitchcock, con la proiezione di Notorious, film del 1946 in bilico tra spionaggio e love-story, interpretato da Cary Grant e da Ingrid Bergman, a seguire la lezione "La quintessenza dell'apparenza: luci e ombre come corpo estetico dell'esperienza". Infine mercoledì 17 dicembre verrà proiettato "professione reporter" del maestro Antonioni, giallo del 1974 incentrato sui rapporti tra occidente e Terzo mondo grazie al quale Antonioni vinse il Nastro d'Argento. A seguire l'incontro "Lo spaesamento nel suo momento giusto: la fuga degli occhi, con inesorabili movimenti di macchina". Irrinunciabile per tutti i cinefili.
Rassegna "Lo sguardo che insegna"
Mercoledì 3 dicembre: h 15.00 Wenders: Lisbon Story (Germania, 1995, 105') A seguire: Quando il suono salva l'immagine: i film come forma di uno sguardo narrante Mercoledì 10 dicembre: h 15.00 Hitchcock: Notorious (USA, 1946, 101') A seguire: La quintessenza dell'apparenza: Luci e ombre come corpo estetico dell'esperienza Mercoledì 17 dicembre: h 15.00 Antonioni: Professione Reporter (Italia, 1974, 126') A seguire: Lo spaesamento nel suo momento giusto: la fuga degli occhi, con inesorabili movimenti di macchina
Costo: biglietto d'ingresso intero: 5.50 euro biglietto d'ingresso ridotto: 4 euro biglietto d'ingresso adulto+bambino: 6 euro MIC Museo Interattivo del Cinema Viale Fulvio Testi 121, Milano 0287242114 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.cinetecamilano.it
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Il fenomeno Peppa Pig arriva anche sui palchi italiani: va in scena al Teatro Manzoni il prossimo 6 dicembre lo spettacolo "Peppa Pig e la caccia al tesoro".
Peppa pig, ormai si sa, è la protagonista del cartone animato che giornalmente tiene compagnia a oltre 500 000 bambini italiani; Peppa, ricordiamo, è una simpatica maialina che abita insieme al fratellino George, mamma Pig e papà Pig; ama giocare, travestirsi, visitare posti nuovi, conoscere tanti amici e ovviamente, saltare dentro e fuori le pozzanghere di fango.
Da 10 anni protagonista del piccolo schermo in territorio britannico, ha conquistato a poco a poco tutto il mondo, ed è approdata nel nostro paese nel 2010, diventando il cartone animato più seguito dai bambini nella fascia d'età 0-6 anni, nonché un vero e proprio fenomeno mediatico, con 5 milioni di libri venduti in Italia, 400.000 copie di dvd venduti e punte di 600000 spettatori su Rai Yoyo. Con questo spettacolo Peppa pig ritorna con tante nuove avventure divertenti e al tempo stesso educative. In Australia sono stati venduti 20000 biglietti in soli 3 giorni di prevendita, record solitamente raggiunto da artisti di fama mondiale come i Radiohead o Pink. La prima parte del tour 2014 ha già toccato diverse città italiane come Roma, Genova, Napoli, Bologna, Firenze, Verona, Torino. Con la regia di Claudio Insegno troviamo sul palco Tiziana Martello ed Emanuele Buganza, entrambi già conosciuti per essere i protagonisti del programma Rai "L'albero azzurro".
6 dicembre 2014
orario: 15.30
18.00
costo: adulti 20 euro
under 14 10 euro
Teatro Manzoni
Via Manzoni 42, Milano
0200634555
[gallery type="rectangular" ids="33894,33893,33891,33890,33889,33888,33887,33886,33885,33883,33892"]L'attore e regista Filippo Timi porterà in scena la sua recita Skianto fino a domenica 7 dicembre al Teatro Franco Parenti.
Lo spettacolo, scritto, diretto e interpretato da Timi, consta di un monologo autobiografico, testo incisivo e di attualità, piuttosto introspettivo, che si avvale di un linguaggio un po' lirico e un po' drammatico.
Timi racconta la sua vita partendo dall'adolescenza, racconta di come in gioventù fosse chiuso nel suo mondo, prigioniero della sua disabilità e della sua incapacità di esprimersi. La scenografia è piuttosto kitsch, con più rimandi alla cultura pop degli anni 80. Vengono rappresentati i desideri e le aspirazioni del protagonista, e soprattutto le frustrazioni che essi incontrano nella vita quotidiana. Ad accompagnare Timi sul palcoscenico, la voce e la chitarra del giovane musicista Andrea di Donna.
Skianto
date: 20novembre/ 7 dicembre 2014
orari: lunedi 20.30
mercoledì 21.30
giovedì 19.15
domenica 18.30
costo: intero 32 euro
ridotto over60 18 euro
ridotto under25 15 euro
convenzioni 22.50 euro
teatro Franco Parenti
Via Pier Lombardo 14
Milano
0259995206
[gallery type="rectangular" ids="33781,33779,33778,33777,33776,33782"]Dal 16 al 25 gennaio al Teatro Parenti andrà in scena I Giocatori, il debutto milanese dell'opera teatrale Els Jugadors, Juatùre di Paul Mirò, riadattata in lingua italiana da Enrico Ianniello.
I Giocatori è lo spettacolo vincitore del Premio UBU 2013 come migliore novità straniera e del Premio Butaca 2012 come miglior testo in lingua catalana.
Diretto in lingua originale (catalano, appunto) da Paul Mirò, lo spettacolo è stato tradotto e diretto in Italia da Enrico Ianniello. Quest'ultimo adotta il napoletano come lingua dello spettacolo, che secondo l'attore, regista e traduttore riesce al meglio a tradurre un linguaggio gergale, istintivo e verace. Un'opera attraversata da relazioni semplici, costrette attorno ad un tavolo. I giocatori discutono e si sfogano esternando problemi come emarginazione, fallimenti e disoccupazione, tra preparativi del caffè, bevute di whiskey e canzoni. Una pièce teatrale che racconta la storia di quattro personaggi, quattro uomini senza un'età, senza un nome, o un lavoro, senza amore. Quattro uomini che non possono far altro se non condividere la loro solitudine.
Dal 16 al 25 gennaio,
Teatro Franco Parenti, Sala Grande
Prezzo: Intero €32; Ridotto Over60 €18; Ridotto Under25 €15;Convenzioni €22,50
Orari: venerdì ore 20.30; sabato ore 19.30; domenica ore 15.30; lunedì riposo; martedì ore 20.30; mercoledì ore 19.30; giovedì ore 21.30
Info:
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Tel : 02 59 99 52 06
Fb : http://www.facebook.com/teatrofrancoparenti
Tw: http://www.twitter.com/teatrofparenti
Sito : http://www.teatrofrancoparenti.it
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Filmmaker proietterà l’intera opera di Kowalski, dal 29 novembre al 6 dicembre, e ospiterà un laboratorio tenuto dal cineasta, una masterclass dal titolo Filmare il conflitto il 30 novembre alla Fabbrica del Vapore.
Autore radicale e provocatorio, Kowalski ha iniziato a lavorare nella New York di fine anni 70 filmando l’esplosione del fenomeno punk e delle sue stelle cadenti, da Johnny Thunders a Sid Vicious a Dee Dee Ramone.
Attento testimone di drammi sociali, il regista ha raccontato nelle sue pellicole gli homeless del Lower East Side, i giovani anarchici di Carcovia e gli orfani di Kabul.
Il cinema di Kowalski scruta la realtà e la filma con rabbia e passione. Dalle sue storie di deportati, emarginati e punk emergono un dolore profondo e un desiderio di rivalsa, la constatazione di un mondo segnato da ingiustizie e violenze, a volte perpetrate dalla società, altre autoinflitte. Il passato individuale si fonde in quello collettivo, filtrato dalla temperie di un'epoca, dalla musica e dai racconti di chi è sopravvissuto e resiste, o brucia con il tramonto di un'epoca.
Nato a Londra da genitori polacchi cacciati dal loro Paese durante la Seconda guerra mondiale, Lech Kowalski si è trasferito presto negli Stati Uniti e ha trovato nella New York di fine anni '70 un luogo brulicante di energia e conflitti.
Ha raccontato l'esplosione del fenomeno punk in D.O.A., Story of a Junkie, Born to Lose e Hey Is Dee Dee Home?, mettendo in evidenza la carica eversiva e la tendenza all'autodistruzione propria del movimento e delle sue stelle cadenti, da Johnny Thunders a Sid Vicious e Dee Dee Ramone.
Espatriato e outsider perenne, il regista ha filmato gli homeless del Lower East Side (Rock Soup), i giovani anarchici di Cracovia (Boot Factory) e gli orfani di Kabul (Charlie Chaplin in Kabul), con occhio attento alle dinamiche sociali e ai meccanismi di sopraffazione, ma senza mai compatire chi ne resta vittima o lasciare spazio al facile cronachismo da reportage televisivo. Il suo è un cinema dinamico e spiazzante, percorso da una vitalità struggente anche nel testimoniare i drammi più atroci.
La guerra e i suoi strascichi ricorrono spesso nei suoi film (Camera Gun, On Hitler's Highway, The End of the World Begins with a Lie), così come la natura peregrina dell'esule in cerca di solidarietà all'interno di un mondo segnato da confini e barriere. East of Paradise è l'opera in cui trovano piena espressione tutti i suoi temi: spaccato in due tra la testimonianza della madre deportata in Russia e il racconto del regista che ripercorre la propria carriera, è il film che sintetizza al meglio il desiderio di servirsi del cinema per trovare una voce propria e allo stesso tempo renderla depositaria di una memoria condivisa.
Un volume dal titolo Camera Gun – Il cinema ribelle di Lech Kowalski a cura di Alessandro Stellino, con intervista e contributi critici originali, e edito da AgenziaX.
Qui di seguito trailer con estratti dei suoi film sul punk:
Milano 28 novembre - 8 dicembre 2014
Spazio Oberdan
Cinema Arcobaleno
Cinema Palestrina
Fabbrica del Vapore
GAM Galleria d’Arte Moderna
Tutte le info sulla programmazione su
http://www.filmmakerfest.com/FestivalSectionFilms/315?anno=2014
Marco Trabucchi
La Triennale di Milano insieme al CRT (Centro Ricerche Teatrali) Milano dedicano una rassegna artistica alla "Nuova Africa", ovvero le nuove generazioni africane allevate in Occidente.
Una tre giorni di mostre e concerti che raccontano i giovani metropolitani, internazionali e cosmopoliti, figli della diaspora nera: nati in Africa ma cresciuti nel mondo, sono gli Afropolitan dalla nuova e apolide identità nera. Facenti parte della classe media, sono “mobile, sociable and attractive”, come li ha definiti così la CNN, che ha dedicato loro uno speciale sulla nuova imprenditoria Afropolitan, appunto, che sta conquistato spazi sempre più ampi nel campo dell’economia e delle arti. Il termine Afropolitan, coniato dalla scrittrice ghanese Taiye Selasi, è stato reso celebre dal filosofo camerunense Achille Mbembe, nel saggio "Afropolitanism: la multiculturalità come via africana alla cittadinanza globale", un’esplicita presa di distanza dalle descrizioni apocalittiche del continente nero, come è evidente dalla mostra in Triennale, e un passo in avanti rispetto alla nozione romanticizzata di Eden africano, tutta natura selvaggia, tribù e tradizioni. Gli Afropolitan sono ibridi per definizione, studiano a Parigi, espongono a New York, ma conservano in maniera gelosa e originale le radici africane, specie quelle esoteriche. Sono sperimentatori indomiti, ricercatori per vocazione; narratori ipertestuali in grado d’interpretare i linguaggi della contemporaneità in maniera unica e spiazzante.
La mostra in Triennale, Africa - Big Change, Big Chance, sta a Afropolitan come la Nuova Africa sta al Rinascimento africano degli ultimi decenni. Sono due appuntamenti, tra musica e architettura, mostra e concerti, che la Triennale di Milano e il CRT Milano dedicano a questo grande e complesso continente.
Occuparsi dell’Africa dal punto di vista dell’architettura significa occuparsi di un luogo in cui stanno sviluppandosi alcuni dei fenomeni più interessanti, complessi ed anche inquietanti di questi ultimi anni. La Nuova Africa dei centri urbani, dalla nuova architettura e dalle nuovissime tecnologie, si esprime anche attraverso i nuovi linguaggi musicali degli Afropolitan, per i quali la loro Africa è una eredità culturale, non storica o geografica, che si riflette sui loro, rap, funk,electropop, generi che risuoneranno sul palcoscenico del Teatro dell’Arte, in tre diversi concerti.
Benvenuti quindi nell’Africa del secolo XXI, tra cosmopolitismo, grattacieli, magia nera e autostrade digitali.
Il 5 dicembre, ad aprire Afropolitan, la rassegna musicale del CRT Milano in collaborazione con Triennale di Milano e Afrodisia, sarà José Louis Modabi, aka Pierre Kwenders, cantautore canadese, nato il 31 ottobre 1985 a Kinshasa. Pierre Kwenders è emigrato in Canada quando era adolescente. La sua musica è stata descritta come espressione di World 2.0 e mescola rumba congolese ed elettronica. Pierre Kwenders ha partecipato al Festival internazionale Pop Montréal nel 2013.
Il 6 dicembre è la volta di Baloji, artista belga/congolese nato a Lubumbashi nel 1978 e trasferitosi in Vallonia, all'età di 4 anni. Una storia personale alla ricerca della propria identità: “Laggiù non mi sento particolarmente congolese e qui non mi sento particolarmente belga” - afferma Baloji, il cui nome in lingua swahili significa “stregone”. Hotel Impala, il primo disco, risponde a questo senso di precarietà: da un lato la metropoli, il rap, l’hip hop di matrice francese, il reggae; dall’altro i suoni della tradizione congolese, la rumba, il soul degli anni Sessanta. Il secondo disco, Kinshasa Succursale, amplia l’orizzonte sonoro con rumba congolese, chitarre elettriche, balafon, piano a pollice e una serie di collaborazioni con alcuni dei più importanti musicisti africani.
Chiude la rassegna, il 7 dicembre alle ore 19, Vaudou Game, la band di Peter Solo, cantautore nato a Aného-Glidji, in Togo, luogo di origine della tribù Guin e uno dei luoghi più importanti della cultura Voodoo. Cresciuto nei valori tradizionali rispettosi di ogni forma di vita e dunque dell’ambiente, Peter Solo tiene in vita la sua eredità spirituale e musicale. Il canto, alla radice del voodoo, non era accompagnato da strumenti musicali armonici, era solo la “pelle” a supportare i cantanti: Solo esplora e codifica le scale musicali delle canzoni sacre o profane del voodoo del Benin e del Togo, per riprodurle su strumenti moderni. Non tragga in inganno il suono analogico e il look vintage: questo è funk togolese, nato in epoca postcoloniale, che esplora orgogliosamente le proprie radici.
Afropolitan Suoni urbani della nuova Africa
5-6-7 dicembre 2014
Triennale di Milano Viale Alemagna, 6 20121 - Milano Tel 02.724341 - Biglietteria Tel 02.72434208
Orari: Venerdì 5 ore 21.00 Sabato 6 ore 21.00 Domenica 7 ore 19.00
Biglietti: Intero: 15 € Ridotto: 10€ Carnet tre concerti: 25€
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Alle ore 20.30 di venerdì 28 novembre presso l’Auditorium di via Valvassori Peroni 56 a Milano (ing. libero) verrà messa in scena la riduzione del libro della giornalista Monica Lanfranco “Uomini che odiano amano le donne”, giunta alla sua 13esima replica. Peculiarità dello spettacolo è che chi calcherà il palcoscenico saranno solo uomini e rigorosamente non attori professionisti. L’opera della Lanfranco, sotto la sua regia, vedrà protagonisti 12 milanesi di ogni età e professione. Il fine ultimo è di sensibilizzare la cittadinanza su un fenomeno grave eppure sempre attuale, che richiede un impegno diffuso sul territorio per essere eliminato, tanto da parte delle donne quanto degli uomini, invitati appunto a mettersi in gioco in prima persona. L’iniziativa è organizzata dalla Onlus Fonti di Pace, con il patrocinio del Consiglio di Zona 3 di Milano che ha voluto fare sua questa proposta soprattutto in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che ricorre ogni anno il 25 novembre.
Marco Trabucchi
Giovedì 27 novembre, dalle ore 19 alle ore 21, la galleria The Small, in Via Paganini a Milano ospita la nuova mostra personale di Luca Crescenzi, "A Small Exhibition - Gli amanti ritrovati", una raccolta intellettuale dove i livelli interpretativi si mischiano e sovrappongono, a metà tra arte e letteratura.
Gli amanti ritrovati sono quelli che l'autore ha incontrato nelle sue letture e nelle sue divagazioni personali, tra biografie, dipinti, immagini e ricordi del passato; da qui l'idea di far ritrovare nelle sue prossime opere amanti dimenticati, le cui storie, inventate o reali, rappresentano gli aspetti più controversi dell'esperienza amorosa.
Prima tra tutte, Charles et Odette, nuova opera che verrà presentata all'esposizione, in cui i protagonisti sono Charles Swann e Odette de Crecy, due dei personaggi chiave della Recherche di Marcel Proust, che sembrano appartenere a due momenti distanti tra loro, e in cui il gioco dei livelli e delle citazioni si presenta come un trittico di medievale e sacra memoria.
Le spiegazioni sono d’obbligo per non perdersi nel gioco di echi e di specchi con cui Crescenzi provoca il suo spettatore.
Un'occasione per non perdere il ruolo fondamentale dell'autore, che, come un burattinaio, tira i fili di queste intrecciate storie, arricchite da riferimenti letterari e pittorici, poste al centro della sua esibizione, camminandoci sopra come un funambolo, in cui viene riassunta una visione quasi estatica dell'amore, dove il lato terreno e passionale è stato lasciato alle spalle e sublimato.
La Fondazione culturale San Fedele presenta il terzo appuntamento del progetto Robert Bresson lo sguardo dell’accettazione, che si terrà il 25 novembre dalle 18.30
La serata si articolerà in due momenti:
Ore 18.30 - Inaugurazione mostra e Tavola rotonda
GEORGES ROUAULT. La notte della Redenzione
a cura di Elena Pontiggia e Andrea Dall’Asta SJ
Tavola rotonda Robert Bresson e Georges Rouault con E.Pontiggia, R. Diodato e A. dall’Asta SJ
Ingresso libero
ore 21.00 - Cin’Acusmonium
AU HASARD BALTHASAR (1966) di Robert Bresson
interpretazione acusmatica di Giovanni Cospito e Dante Tanzi
presenta: Silvano Petrosino
Ingresso: €7 / € 4 (studenti)
Info e prevendite lun-ven 10/12.30 - 14/18 tel.0286352231
Il film potrà essere l'occasione di vedere due rilevanti personalità della cultura francese, intente a dar voce alla fede cristiana. I riflettori sono puntati su di una umanità ai margini della società. Nella pellicola di Bresson un asinello di nome Balthasar subisce crudeltà dagli umani che si accaniscono contro ciò che lui rappresenta: l’innocenza e la purezza. Come spesso è presente nella produzione di Rouault, vediamo un 'Christus patiens' che risplende in un corpo ormai dilaniato dal dolore, che acccogliendo il dolore indica la salvezza.
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