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“Ha insegnato Leonardo Sciascia che la Sicilia non è una. Ne esistono molteplici, forse infinite, che al continentale, forse al Siciliano stesso, si offrono e poi si nascondono in un giuoco di specchi”.
Vorrei iniziare questo articolo cosi, con una citazione di Paolo Isotta, giornalista campano, per introdurre all’incontro con un giovane, ma già pluripremiato, fotografo siciliano.
La Sicilia non solo come espressione geografica e burocratica, terra racchiusa tra quattro punti cardinali, ma una Sicilia che è una e trina, o forse di più. Un modo di essere, uno stato d’animo, un profumo, una voce, un ricordo, un luogo, un sapore.
Non è un caso che i siciliani siano tra gli italiani più legati alla loro terra, quasi vi fosse un filo invisibile che parte dal cuore e che si dipana mano a mano che i chilometri aumentano, mano a mano che la terra natia si allontana, fino a diventare un’Itaca al di là delle nuvole.
È proprio da qui che sono voluta partire nel mio incontro con Giuseppe La Spada, fotografo, regista, poeta e ambientalista.
Lo raggiungo nel suo studio nel centro di Milano, un luogo incastonato tra antichi palazzi e chiese, un rifugio dai colori del mare, elemento predominante dell’opera di La Spada e sua musa ispiratrice.
Sei nato a Palermo e cresciuto a Milazzo. Ho conosciuto molti siciliani nella mia vita e tutti mi hanno confessato di sentire un legame indissolubile con la loro terra. Nonostante la delusione e la rabbia contro un sistema che, inevitabilmente,li costringe ad emigrare, essi sentono dentro un orgoglio, un amore per le proprie radici che raramente ho riscontrato altrove.
Noi Siciliani abbiamo un legame viscerale con la nostra terra. La Sicilia è la culla della civiltà mediterranea, in cui fondamentale è stato il contatto con le culture che, nel corso dei secoli, vi ci sono avvicendate. Questa ricchezza fa si che , a volte, vi sia una sorta di chiusura mentale, una presunzione che tutto sia li. Credo invece che sia vitale il continuo confronto con genti, culture e pensiero diversi
Quanto ha influito sul tuo lavoro, il tuo essere cresciuto a Milazzo, cittadina incastonata tra due golfi, affacciata sulle Isole Eolie e sul Mediterraneo?
Innanzitutto direi la palette dei colori che utilizzo nei miei lavori: il turchese del mare, la luce, il verde, il giallo dei campi riarsi d’estate. I profumi, che hanno la capacità di trasportarti in un tempo e un luogo lontani ma vivi nella memoria e i valori, quelli della famiglia, del rispetto, del sacrificio.
Come vivi il tuo essere siciliano?
Manlio Sgalambro (scrittore e filosofo, collaboratore di Franco Battiato ndr), ha espresso benissimo, nei suoi testi, il legame viscerale che ci lega alla nostra terra. Chi nasce in un’isola avverte sempre la paura di inabissarsi. Il continuo aleggiare della morte, si tramuta in una sorta di incombenza a fare qualcosa, a darsi da fare, a mettere in atto le cose.
La Sicilia la vivo anche attraverso il mio lavoro fotografico direi che mi sento quasi un esportatore della mia terra: l’acqua, la figura femminile, il concetto dell’amore. In questo modo riesco a colmare la mancanza di casa, la nostalgia che, inevitabilmente, mi coglie.
L’acqua è l’elemento primario delle tue foto. Molte delle tue opere ritraggono figure femminili in acqua con il viso celato. Veri e propri quadri viventi cesellati dalla luce che trafigge il tutto, dando forma e movimento.
L’acqua è una delle protagoniste delle mie foto, assieme al soggetto o ai soggetti interessati. Le foto sott’acqua consentono una sospensione della realtà: la percezione del reale cambia, si acuiscono i sensi e, contemporaneamente, si ha la sensazione di essere trasportati in un’altra dimensione.
Inoltre l’acqua del mare non è sempre la stessa, ma cambia a seconda del luogo, della luce e dei momenti della giornata.
Le mie modelle vogliono rappresentare una donna che non esiste nella realtà, una figura direi Ottocentesca. Una delle mie fonti d’ispirazione è sicuramente la pittura dei Preraffaelliti, con le sue eteree giovani dai capelli rossi e dalla pelle d’alabastro , le sue cromie e la saturazione dei colori. Nella mia fotografia ricerco anche la figura della donna siciliana, che dà la vita e la morte, forte e fragile allo stesso tempo, contemporanea nel suo essere eterna.
Mi incuriosisce il fatto che le tue modelle abbiano il viso celato. Cosa vuoi trasmettere attraverso questa precisa scelta stilistica?
Ho voluto soffermarmi sull’estetica dell’atto: non visualizzare il viso permette di potersi concentrare su altri aspetti e sui gesti che raccontano più delle parole. Cogliere l’attimo, che è uno dei concept alla base della fotografia.
Vi è poi l’amore, altro concetto che ritorna sempre nei miei lavori: permettimi di citare il regista francese Jean Vigot, il quale disse “È necessario mettere sott’acqua il viso per incontrare l’amore”.
Nel 2007 hai vinto il Webby Awards per la creazione del sito web “Mono No Aware” (Il sentimento delle cose ndr), a supporto del progetto “Stop Rokkasho”, creato dal musicista Ryuichi Sakamoto, il cui scopo è evidenziare i pericoli ambientali legati all’attività nucleare in Giappone. Cosa puoi raccontarci di quella esperienza?
Ho contattato il Maestro Sakamoto tramite mail nel 2006: ai tempi ero già fan della sua musica e mi aveva incuriosito il fatto che un artista di quel calibro avesse dato vita ad un progetto cosi importante.
Sono infatti dell’idea che ogni artista debba essere un sismografo del suo tempo e che debba, in un certo senso, sfruttare la sua fama per divulgare argomenti di cui si parla poco o per niente.
Il progetto Rokkasho ha coinvolto artisti con ambiti e background diversi e davvero permesso di informare la popolazione non solo giapponese, ma mondiale, circa i pericoli derivanti dal riprocessamento nucleare.
Ho avuto l’onore di collaborare con il Maestro Sakamoto e Fennesz ad una tournée, “Cendre” (Cenere) che si è conclusa con un concerto a Ground Zero, un luogo colmo di energia negativa ma allo stesso tempo di speranza per poter costruire un futuro diverso.
Lavorare con il Maestro Sakamoto è stato per me emozionante, grazie anche alla sua estrema disponibilità e all’amore e impegno che mette in ogni iniziativa che intraprende.
L’attenzione all’ambiente e l’amore per l’ecologia ritornano nel live show “Afleur” del 2009 con il musicista Con-cetta, poi divenuto un libro. Cosa puoi dirci a proposito?
Si tratta di un progetto che mi sta molto a cuore: il libro prodotto con alghe provenienti dalla laguna di Venezia, con carta priva di cloro e altre carte giunte appositamente dal Giappone. Perché l’alga? Perché penso che rappresenti benissimo la fragilità dell’amore come lo conosciamo noi oggi, un sentimento difficile da incontrare e da vivere, che può essere trovato solo in apnea, immergendosi. Non a caso il libro si compone di brevi riflessioni, scritte da me, con tema l’amore, il mare e la nostra ricerca interiore e da foto, ritraenti le già citate figure femminili immerse nel mare dinanzi Milazzo.
La necessità di sensibilizzare i cittadini, Milanesi in questo caso, circa il problema dell’inquinamento , ti ha portato, nel 2011, a collocare un grande albero in Piazza Duomo, in una sorta di performance collettiva. Raccontaci di più
Si, si è trattato di un esperimento di “architettura ecologica”, commissionatomi da un cliente che lavora nel settore dell’architettura e molto sensibile alle problematiche dell’ambiente. Ho immaginato un albero costruito con borse di colore verde e marrone, che sono state distribuite ai passanti e a tutti coloro che hanno preso parte alla performance.
Oggi, oltre che artista , sei anche docente presso l’Istituto Europeo di Design di Milano e l’Accademia di Brera. Cosa puoi raccontarci della tua esperienza da professore?
All’inizio, essendo molto giovane, ho avvertito un certo imbarazzo nel confrontarmi con alunni quasi miei coetanei. Sono dell’idea che si debba mantenere un rapporto umano con gli studenti, pur pretendendone il dovuto rispetto.
Insegnare è una missione, i docenti devono trasferire agli studenti l’esperienza, il rigore, i valori reali e soprattutto far capire che ogni mestiere creativo, richiede passione e sacrificio.
Ritengo che il docente abbia un dovere sociale, ossia accompagnare i ragazzi lungo il percorso della vita, infondendo loro l’amore per la bellezza, dando loro i riferimenti culturali che stanno dietro essa e che oggi,inevitabilmente, molti tendono ad ignorare.
Oltre che fotografo, sei anche regista di un video musicale da più di 18 milioni di visualizzazioni (L’Essenziale di Marco Mengoni). Nel video ritorna l’elemento dell’acqua: vediamo un giovane camminare per Milano e, ad un tratto, cadere in acqua, circondato da una musicista e da spartiti. Cosa hai voluto significare con questa scena?
Si dice che ogni uomo aneli ad un ritorno alla vita intrauterina e che insegua le immagini impresse nella sua memoria prima della nascita.
L’acqua simboleggia una dicotomia: il momento di crisi che ti attanaglia, durante il quale inciampi in qualcosa che ti permette di conoscere te stesso, attraverso un percorso verticale. Inoltre essa fa pensare ad un viaggio spirituale, di riscoperta di ciò che è più importante nella nostra vita, di ciò che è essenziale.
Come ti vedi nel futuro? Pensi anche tu di emigrare, come fanno molti, all’estero?
Per ora escludo la possibilità di trasferirmi all’estero, non che l’attuale situazione italiana non invogli a farlo. Credo tuttavia che la crisi faccia venir fuori ciò che noi siamo, in un certo senso ci sproni a metterci in gioco, a produrre un qualcosa che possa arricchire la società, che dia un valore al nostro passaggio su questa terra.
In futuro, quando il lavoro e le circostanze me lo permetteranno, spero di tornare in Sicilia, per ricongiungermi con le mie radici più profonde. Questo si, sarebbe l’ideale.
http://www.giuseppelaspada.com/
Giunto alla sua ottava edizione lo Yoga Festival ci propone, anche quest’anno , un festival ricco di eventi, open classes, seminari e altro ancora aperti alla città di Milano.
Nato da Giulia Borioli e Massimo Maggioni , dell’Associazione culturale T.A.O , lo Yoga Festival dedica l’edizione 2013 al “Respiro!”.
“Respiro! E’ il filo conduttore che lega tutto il programma.
“La respirazione è un’espressione immediata dell’emozione, ed è così vicina a quest’ultima che risulta impossibile distinguerla da essa, poiché è parte dell’emozione stessa” dice il maestro Willy van Lysebeth. “Esiste una gamma di espressioni respiratorie che può essere esplorata, esattamente come si può studiare un’impronta digitale”.
Un intero “villaggio” dove immergersi nella cultura dello Yoga, prendersi tempo per se stessi, conoscere e praticare, sentirsi bene. (c.s Yogafestival)”
Il Superstudio diventerà, per 3 giorni dalle 9,30 alle 21,00 no stop, uno spazio in cui arricchire il proprio sapere e aprirsi a culture lontane ed esotiche. Un luogo in cui saperi tramandati da millenni e nuove possibilità si aprono alla cittadinanza milanese. Da non perdere quest'anno, inoltre, un massiccio intervento di insegnanti che per la prima volta giungono a Milano.
Caldamente consigliato a chi, come tanti, sono sempre stati curiosi di scoprire qualcosa in più sul mondo dello Yoga e dell’Ayurveda. Curiosi di avere un piccolo “assaggio” e di incontrare lo Yoga delle scuole che mettono a disposizione il proprio know how a praticanti esperti e non.
Un ricco menù dal quale scegliere il proprio percorso nel quale chi ci guadagna è il proprio benessere.
“Non pensare, vacci!” come ho pensato io la prima volta. Prendete sottobraccio un amico o un fidanzato/amante e andate a farvi un giro!
Quando? Dal 11 al 13 ottobre, dalle 9.30 alle 21.00
Dove? Superstudio Più, Via Tortona 27 Milano (MM P.ta Genova).
Saranno allestite per l’occasione 3 sale di pratica, un’agorà per musica e performance, zone espositive per conoscere scuole e centri, aree relax, un ampio Emporio Yoga dove trovare prodotti introvabili altrove, un grande ristorante vegano, aperto non stop per la durata del festival.
Quanto? Si entra al festival con tessera associativa valida un anno (fino a marzo 2014). E’ possibile richiederla online sul sito www.yogafestival.it, oppure direttamente in loco nei giorni del festival. La quota d’iscrizione è di € 10 all’anno. La tessera dà diritto a sconti e facilitazioni.
La tessera permette l’ingresso a tutte le manifestazioni Yogafestival organizzate durante l’anno 2013.
Il programma dello Yoga Festival è consultabile, scaricabile e anche stampabile dal sito:
http://www.yogafestival.it/milano/
Namasté,
Vittorio Pascale
Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano
Fondatore della pagina Fb: Yogamando
Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano
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Campagna e verde a Milano?
Sembra una ossimoro ma non lo è! La nobile arte di coltivare la terra sarà infatti in mostra venerdi 4 ottobre presso il Chiostro dei Glicini della Società Umanitaria in via San Barnaba 48.
La mostra, dal titolo "Campagna in città. Immagini dal parco agricolo Sud Milano", è stata organizzata nell'ambito dell'Agricoltura Milano Festival dal Parco Agricolo Sud Milano, con la collaborazione di CNA, Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa di Milano e Monza Brianza.
Le fotografie, scatti originali ed esclusivi realizzati da un gruppo di fotografi aderenti ad AFIP/CNA Professioni e Associazione Italiana Fotografi Professionisti, mostrano soggetti che spaziano dal disegno del paesaggio agricolo al particolare dell'agricoltura periurbana, dal processo di filiera dei prodotti del Parco alle bontà che giungono sulla nostra tavola.
Venerdi 4 ottobre ore 18.00
Introduce
Giuseppe Vivace- Segretario Generale CNA Milano e Monza e Brianza
Intervengono
Giovanni Gastel-Fotografo
Silvia Sardone-Presidente AFOL e direttrice CFP BAUER
Guido Podestà- Presidente del Parco Agricolo Sud Milano
Seguirà rinfresco
La mostra sarà visitabile da venerdi 4 a venerdi 11 ottobre 2013
Chiostro dei Glicini della Società Umanitaria in via San Barnaba 48
Per informazioni:
http://www.agricolturamilanofestival.it/
Regista, scrittore, intellettuale uomo poliedrico. Omaggio ad Alberto Bevilacqua. Il MIC, museo interattivo del cinema, fa rinascere la Califfa e Margot.
Domenica 6 ottobre alle ore 19.00 ha inizio l'omaggio cinematografico dedicato al grande regista, scrittore e sceneggiatore italiano Alberto Bevilacqua, scomparso lo scorso 9 settembre a Roma.
Uomo di grande cultura e intelletto che, con la sua poliedricità, ha raggiunto e lascia il suo pubblico con meravigliose opere; letterarie, in prosa e poesia, e visive, con i suoi film.
Il MIC, museo interattivo del cinema, proporrà per tre giorni (6, 7, e 9 ottobre) La Califfa e Gialloparma, ossia la sua prima (1970) e la sua ultima (1999) opera cinematografica. Opere accomunate anche dalle due figure femminili che animano entrambi i film, cioè la 'Califfa' e la bella Margot: donne forti, costanti e combattive che vivono attraverso le sue inquadrature e le sue parole.
La prima affronta la morte del marito avvenuta in miniera; la seconda invece, vittima di violenze, decide di vendicarsi dei soprusi subiti.
A partire dalle 19.00 di questa domenica sarà proiettato Gialloparma, successivamente, lo stesso giorno, alle 21, La Califfa. Il 7 ottobre sarà possibile rivedere la replica di La Califfa alle 17.00, mentre il 9 ottobre, sempre alla stessa ora, vi sarà l'ultima replica di Gialloparma.
Il biglietto d'ingresso intero ha un costo di 5.00€, mentre il biglietto ridotto costa 3.00€.
Per qualsiasi informazione potete scrivere all'indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. , oppure andare direttamente sul sito www.cinetecamilano.it
Il 6 ottobre 2013, alle h. 21.00, presso il Teatro dell’Elica, situato nella Piazza della Libertà a Lissone, si terrà lo spettacolo "The Tempest", libera interpretazione del testo “La Tempesta” di William Shakespeare. Regia di Giorgia Montani, con attori quali Marika Baruzzo ed Andrea Brivio, la rappresentazione rielaborerà la classica opera, donandole tocchi nuovi ed inaspettati. "The Tempest" è strutturato per chi ama conoscere, plasmare e capire il nostro passato, le opere che ci hanno formato. Uno sguardo più consapevole e critico, un modo per rinnovarsi e re-inventarsi. Il Teatro dell'Elica è un'iniziativa di Sergio Missaglia, si costituisce come Associazione nel 1992 ma ha origine nel 1986 come civico laboratorio teatrale (Teatro Gruppo Lissone). Questo teatro, attivissimo sia per quanto riguarda spettacoli che nell'organizzare corsi di formazione volti ad un pubblico tanto adulto quanto più piccolo, organizza numerose rassegne teatrali, sempre collaborando con il Comune di Lissone. Con "The Tempest" sfora le frontiere della realtà, arrivando nel dominio dell'immaginifico. Un viaggio tra i flutti di pensieri, di gesti, parole soppesate, che riempiono l'aria. Tra fantasia, vento e pensiero, uno spettacolo imperdibile.
Costo biglietto: 5 euro info e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Noi di Nerospinto vi invitiamo a prendere parte ad un grande appuntamento con la musica elettronica venerdì 4 ottobre.
La Stagione San Fedele Musica 2013-2014 “Tracce e percorsi acustici ed Elettronici” ospita infatti, nella prestigiosa cornice dell’Auditorium San Fedele, Tim Hecker, tra i più ispirati compositori del minimalismo ambient sperimentale.
La serata, organizzata in collaborazione con la rassegna musicale e artistica S/V/N, si compone di due momenti: l’ascolto con acusmonium di alcune parti dell’opera Islands del canadese Barry Truax, pioniere della sintesi granulare e del soundscape di Vancouver e dell’opera Stati d’acqua, un impressionante affresco con paesaggi sonori registrati in Amazzonia di David Monacchi, uno dei più importanti rappresentanti della corrente eco-acustica.
Sarà poi la volta di Tim Hecker, che presenterà il suo nuovo album “Virgins” (in uscita il 14 ottobre), un lavoro arioso, che aspira all’infinito e che incorona un anno speciale per l’artista canadese, reduce dalla vittoria del Juno Award 2012 per il miglior album elettronico.
Le atmosfere eteree di Hecker ben si sposano con la location della serata, un auditorium recentemente ristrutturato grazie anche all’installazione di un dispositivo di diffusione della musica elettronica unico in Italia.
Le attività culturali proposte dalla Fondazione Culturale San Fedele mirano, da sempre, al dialogo tra le culture, alla promozione della giustizia e alla formazione dei giovani (Premio San Fedele Giovani Artisti); all’auditorium si affianca la chiesa cinquecentesca, che ospita grandi concerti di musica sacra.
Indira Fassioni
Stagione SAN FEDELE MUSICA 2013 – 2014
TRACCE E PERCORSI ACUSTICI ED ELETTRONICI
In collaborazione con S/V/N/
una produzione Basemental, Neoma e Terzopaesaggio
Venerdì 4 ottobre 2013, ore 21
Auditorium San Fedele (Via Hoepli, 3b) – Milano
EcoAcousticMusic & SOUND-ART
TIM HECKER live
La performance sarà preceduta da un’introduzione acusmatica con musiche di:
Barry Truax estratti da Islands (1991-2000)
David Monacchi Stati d’Acqua (2006)
regia esecutiva di Giovanni Cospito e Dante Tanzi
ingresso €12 / €8 (Under 25)
info e prevendite: Biglietteria Auditorium lun-ven 10/12.30 – 14/18
tel.0286352231 fax. 0286352803 - www.centrosanfedele.net
acquisto on line: http://www.crea.webtic.it/Default.aspx?sc=5213
Per informazioni al pubblico:
Fondazione Culturale San Fedele
Piazza San Fedele 4, 20121 Milano
Auditorium: via Hoepli 3/b, 20121 Milano
Segreteria Centro Culturale San Fedele
Alessandra Gorla tel.0286352231 fax. 0286352803
Erano i mitici e compulsivi 80's.
Un decennio con il quale avrebbe dovuto fare inesorabilmente i conti tutto quello venuto dopo.
Erano gli anni della new wave, del post punk, del synth, dell'electro e i primi passi dell'indie-pop, della dance e dello sperimentalismo musicale. Dei jeans a vita alta, dei capelli cotonati e i colori fluo.
Erano e ritornano a partire da sabato 5 ottobre per una volta al mese al POLYESTER CLUB, l'unico party a Milano 80's oriented dove tutti gli stilemi underground e pop degli anni 80 confluiscono in una sola one night.
Dopo quattro stagioni al Toilet, la factory del POLYESTER si sposta al Q21 (Via Padova 21, Milano), nella Room 2, durante il Cockette Party (in scena nella Room 1).
Difficile definire la miscela vincente che ha portato al successo di un progetto che con gli anni ha visto crescere sempre di più il numero dei suo affiliati. Per questo motivo la redazione di Nerospinto ha incontrato per voi le tre anime della serata, i djs resident di questa edizione del POLYESTER: Simone Black Candy, Ziggy e Starcrazy.
Simone, volevo cominciare l'intervista con te che ormai da 5 anni sei al timone di quello che più che un semplice party si presenta come un vero e proprio progetto creativo. Come prende origine e da dove nasce l'idea del "POLYESTER" e la scelta del suo nome?
Black: POLYESTER riunisce tutti i cliché dei vari party underground, con una miscela fresh che alla fine diventa mainstream: immagina di prendere un party in casa, con qualche amico artista e gente pazza, casuale ma non troppo, immagina poi di trasportare questa festa in un club (stile Sound, quello dove andava Christiane F), ecco l'idea è pressappoco questa. Un club party ma con l'anima da festa in casa. In breve ciò che rende Polyester differente da altre serate con lo stesso tema è l'attitudine: prendere gli anni 80 come spunto, per mixarli con tutto quello che c'è di buono oggi, dall'elettronica al rock. Un modo nuovo e tutt'altro che nostalgico di concepire gli 80's. Un'influenza che si respira oggi ovunque, dall'arte alla pubblicità, dalla moda alla musica.
Il nome, invece, è un chiaro omaggio al film "Polyester" di John Waters, nonché manifesto indie-pop della serata.
Ziggy, questo è il tuo primo anno da resident dj al Polyester, ma già a partire dal tuo nome d'arte è dichiarata l'appartenenza ad un decennio che in gran parte porta la firma di Bowie. In che modo secondo te uno dei protagonisti di quell'epoca ha condizionato le tendenze non solo musicali degli anni 80 e in che misura ha poi segnato anche la tua di formazione musicale?
Ziggy: "no one reads a moment better than Bowie"
Non si può parlare di anni 80 senza parlare di Bowie. Tutti quelli che hanno lasciato un segno in quegli anni sono figli della sua ricerca senza tempo. Bowie, piuttosto che rivolgersi al mainstream, ricercava il suono del suo tempo negli stili periferici, nelle avanguardie. In un certo senso con la sua musica ci ha dato una guida per leggere la nostra era. Ziggy era l'apoteosi dell'apparenza, era l'artificio supremo, la posa portata alla massima espressione, ma sapeva essere anche un'anima frammentata, un'anima disperatamente in cerca del proprio io.
Io sono figlio della sua schizofrenia. Nella mia selezione musicale c’è la ricerca continua di suoni e colori di frammenti che mi ha lasciato in eredità.
Starcrazy, abbiamo parlato con Ziggy dell'impronta che ha avuto Bowie nella sua ricerca musicale. Quali sono stati per te invece i modelli o le tendenze musicali di quel decennio a cui si ispirerà la tua selezione musicale della serata?
Sicuramente le mie influenze musicali hanno origini non essenzialmente da un genere, ma dal fatto che sin da piccola ho coltivato una passione per ciò che riguarda la musica e la creazione musicale, infatti oltre a mettere i dischi canto e creo musica con la mia band. Anche l'aver scelto studi artistici prima al liceo e poi all'Accademia di Belle Arti hanno arricchito certe visioni nell'ambito musicale. Se devo entrare nello specifico però posso dire che durante l'adolescenza ho vissuto il periodo Grunge con una colonna sonora caratterizzata da gruppi come i Nirvana. Crescendo poi ho iniziato ad amare bands che fanno parte di quello che viene considerata l'era indie anni '90 come gli Suede, da dove nasce il mio nome come Dj, o gruppi come le Elastica, i Menswear o i Mansun tanto da spingermi a trasferirmi a Londra per un paio di anni. Anche il periodo londinese ha influenzato la musica che suono durante le serate perchè diciamo che il mio orecchio si è formato ascoltando Djs come Erol Alkan quando ancora agli albori aveva creato Trash, la prima serata Indie a Londra e dove i Djset sono un'amalgama di generi alternativi ma comunque diversi tra loro. Ovviamente c'è una ricerca costante di suoni nuovi e di nuova musica, ma diciamo che la base rimane la mia storia.
Questa è una domanda per tutti e tre. Gli anni 80 ci hanno consegnato delle icone non solo musicali, ma anche di stile e tendenza che sono entrate a far parte dell'immaginario collettivo poi delle generazioni successive. Perciò per libera associazione d'idee, qual è la prima cosa che vi viene in mente pensando a quel decennio?
Black: Bowie che canta Let's Dance, la Mute Records e lo spot dell'AIDS.
Ziggy: un sacchetto pieno di Marshmallow e il walkman blu senza l’autoreverse e con le cuffie di spugna arancioni.
Starcrazy: Se penso agli anni 80, che seppur fossi molto piccola ho vissuto di riflesso grazie a mia sorella maggiore, le cose che mi vengono in mente così d'impulso sono: il primo concerto che ho seguito in diretta in televisione di Madonna a Torino e la celebre frase “Siete caldi? Anch'io!”, i braccialetti neri di plastica ricavati dalle guarnizioni che dovevano riempirti l'avambraccio, il primo video di Cindy Lauper che canta “True Colors” trasmesso su Superclassifica Show il sabato pomeriggio con la faccia tipo mirror ball che presentava , i poster dei Duran Duran che tappezzavano la stanza , gli scaldamuscoli, i calzettoni colorful glitterati, gli orecchini a croce e da non dimenticare assolutamente le mega spalline.
Tre modi per definire il POLYESTER:
Black: Trascinante. Pazzo. Lisergico.
Ziggy: Sinergico. Compulsivo. Etereo.
Starcrazy: Punk, Fun & Done!
POLYESTER / Opening party / Q21 CLUB 5 ottobre 2013 / dalle 23.30 alle 5.00 Q21 CLUB – Via Padova 21, Milano (MM Loreto). Ogni primo sabato del mese, Room 2 Ingresso con drink incluso: 18 euro / riduzione 15 euro Liste: 345 4670794 - 345 6054350
RESIDENT DJ > BLACK CANDY / STARCRAZY / ZIGGY
LIVE ART & HUMAN COLLAGE > MELANCHOLIE (MIT MONSTERN)
I pazzi di Melancholie ti trasformeranno ogni mese in un'opera d'arte vivente. I loro strumenti sono la carta e le immagini, il loro supporto sarà il tuo volto.
Partecipa all'evento su FB> http://www.facebook.com/events/612302095488660
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Giannino Ferlin – My time
La nona edizione della Giornata del Contemporaneo, patrocinata da AMACI (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani), presenta, il 5 ottobre 2013 alle h 18.00, visitabile fino al 14 ottobre, un’esposizione di alcuni quadri scelti dalla serie di Giannino Ferlin, My Time.
Con non-colori austeri e rigorosi, Ferlin traccia i segmenti e le linee di uno spazio e di un tempo che non appartiene più all’uomo, ma all’immagine che esso si configura, in perenne lotta con un “panta rei” (tutto scorre. Eraclito) vitale che lo affligge e lo ottunde.
Libertà supposte, immaginate o costrittive, tempi incalzanti, secondi in libera caduta verso una definizione del momento rielaborata dalle leggi umane attraverso immagini d’ineluttabilità e freddezza.
Con abili pennellate, Ferlin ci descrive l’uomo come rimembranza, come continuo divenire che lascia le sue orme su un tracciato sdrucciolevole ed incerto: memoria di un trascorso, affermazione del presente, speranza e attesa di ciò che verrà. Il tempo di Giannino Ferlin si plasma con le assenze dei colori, riempiendo i vuoti con ombre e luci inaspettate: attraverso solchi e rilievi, la materia pittorica si modifica e cresce. Passato in negativo, presente in positivo, futuro che emerge dalla superficie bidimensionale incidendo lo spazio.
Una scelta di forme e colori sapientemente ponderata, l’idea di tempo, tanto inconoscibile, che si fa quadro.
“GIANNINO FERLIN - MY TIME”
A cura di Elena Amodeo e Vittorio Schieroni M4A - MADE4ART, Via Voghera 14 - ingresso da Via Cerano, 20144 Milano 5-14 ottobre 2013 Inaugurazione in occasione della Nona edizione della Giornata del Contemporaneo organizzata da AMACI sabato 5 ottobre dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 16 con cocktail alle 18 Orari di apertura galleria: lunedì e sabato ore 16-19, martedì-venerdì ore 10-13 e 16-19 www.made4art.it, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., t. +39.02.39813872
Negli ultimi decenni, in una società sempre più multietnica, la cucina italiana ha conosciuto nuovi impulsi, qualche stravolgimento e anche indubbi arricchimenti dovuti a una disponibilità merceologica sempre più globale. Il mercato offre nuovi prodotti alimentari per soddisfare le esigenze dei consumatori di più recente acquisizione. Molti ristoranti propongono piatti che uniscono ingredienti di più parti del mondo dando a tale abbinamento molta enfasi e visibilità. Ma, più sottotono, anche la cucina casalinga è cambiata ed è considerata ormai abitudine che almeno uno degli ingredienti etnici più radicati rientri di tanto in tanto nei nostri menù. Chi non utilizza, insieme a ingredienti nostrani, prodotti come il couscous, la salsa di soia, le salse piccanti messicane o orientali, il wasabi, le alghe, i nachos, gli spaghettini di soia e via discorrendo? Elenco a cui vanno aggiunti prodotti agricoli di più recente diffusione come quinoa e amaranto, che stanno trovando crescenti consensi e il loro consumo è caldeggiato dalla FAO. Di questo fatto puramente fisiologico da noi si è voluto farne una moda, una sorta di indicatore di cosmopolitanismo, e non trovando un termine italiano che lo indichi al meglio è stato mutuato dall’inglese il termine fusion. Inoltre, nell’interpretazione provinciale italiana, fusion è un fenomeno recente, e pertanto comprende solo piatti di nuova acquisizione, innovativi, di tendenza. Ma quando cime di rapa e broccoli portati dagli immigrati del Mezzogiorno arricchivano le tavole “nordiche” legandosi ai loro ingredienti nessuno ha mai pensato di enfatizzare i nuovi abbinamenti.
E’ che in Italia la visione storica non è un approccio molto diffuso, così come la memoria storica non è dote sempre diffusa. Ma se ci alzassimo sulla punta dei piedi per guardare in direzione del passato, forse sarebbe più facile acquisire una visione più complessiva. La cucina in generale e quella italiana in particolare è “storicamente”, “tradizionalmente” fusion considerato che a ogni scoperta geografica, a ogni inaugurazione di nuova rotta o di percorso mercantile, a ogni invasione e occupazione straniera del territorio, c’è stato un arricchimento di prodotti. Era fusion la cucina speziata medievale, e un apporto notevole, in epoca moderna, è dato dalla scoperta delle Americhe e dal conseguente ingresso di mais, pomodori, patate, fagioli, peperoni… Cosa sarebbe la nostra tavola senza questi ingredienti? Il pomodoro, per esempio, è associato alla dieta mediterranea come se fosse un prodotto autoctono: è ingrediente della celebrata pommarola che circa mezzo millennio fa, abbinata agli spaghetti, diede vita a un piatto fusion, ed è fusion esattamente come un pomodoro affettato e condito con un filo di olio d’oliva, o una pizza margherita. Potremmo continuare con la pasta e fagioli, con gli sformati di patate… Da non trascurare la polenta con il baccalà: questo piatto unisce l’americana farina di mais al baccalà, pesce oceanico conservato sotto sale che veniva, ed è, importato in Italia dal Portolgallo o da altri paesi europei, all’epoca considerati lontani (per cui esotici come le americhe); conseguentemente potremmo considerarlo, per dirla tutta, un piatto fusion vintage very exotic… e sicuramente trendy.
Testo a cura di Fabiano Guatteri
Mercoledi 6 novembre si è tenuta a Milano, nell'incantevole cornice di Cascina Cuccagna, la conferenza stampa di presentazione della terza edizione di Medimex, il Salone dell'Innovazione Musicale, che si terrà presso la Fiera del Levante di Bari dal 6 all'8 dicembre.
Una tre giorni dedicata alla musica e all'innovazione voluta da Puglia Sounds e Teatro Pubblico Pugliese, che vuole dare credito alla cosiddetta "industria della creatività", un settore portante dell'economia italiana ma spesso bistrattato dalla politica e dall'opinione pubblica. Non a caso, le tre parole d'ordine di questa edizione sono "ricerca, innovazione e internazionalizzazione", in quanto la cultura musicale può e deve essere un volano sia per lo sviluppo economico del paese sia per la crescita spirituale dei cittadini.
Alla conferenza hanno partecipato, tra glia altri, Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, Carmelo Grassi, presidente del Teatro Pubblico Pugliese e Enrico de Angelis, direttore del Premio Tenco.
L'obiettivo del Medimex è far conoscere talenti musicali pugliesi, nazionali e internazionali, muovendosi su quattro filoni ben distinti: la musica live, i cambiamenti che stanno interessando il mondo della discografia, le nuove tecnologie e lo sviluppo della professioni che gravitano nell'industria della creatività.
Grande spazio verrà dato alla musica live, con la presenza di showcase di artisti creativi ed eterogenei quali Bobo Rondelli e l'Orchestrino, Achilifunk Sound System, Hoba Hoba Spirit e Blackmail.
Ad arricchire il tutto, vi saranno anche numerosi incontri d'autore condotti da giornalisti del calibro di Ernesto Assante , Gino Castaldo e Francesco Costantini che intervisteranno grandi nomi della scena musicale attuale come Claudio Baglioni, Fedez, Marco Mengoni, Piero Pelù, Francesco de Gregori, Fiorella Mannoia, Pino Daniele, Niccolò Fabi, Renzo Arbore e la rivelazione inglese Birdy. Previsto anche un collegamento streaming con Lorenzo Jovanotti, vincitore di un prestigioso riconoscimento.
Non mancheranno workshop e dibattiti su tematiche attuali quali streaming e podcast (in collaborazione con Deezer), il dj superstar, le riforme del diritto d'autore , musica e diritti umani, il digitale, ai quali parteciperanno, tra gli altri, Cristiano Godano, Luca de Gennaro, Carlo Massarini, Manuel Agnelli e Luca Valtorta.
Seguiranno tavole rotonde, mentoring, cluster creativi e tutto ciò che permette agli operatori del settori e ai giovani emergenti di incontrarsi e di farsi conoscere.
Ci sarà anche spazio per Casa Bertallot, in diretta dal Medimex, il nuovo show radiofonico di Alessio Bertallot che contamina stili, arti e media, rifondando la radio del web.
La terza edizione del Medimex si concluderà con un evento senza precedenti: la cerimonia di consegna delle Targhe Tenco 2013, trasferitasi per l'occasione da Sanremo alla splendida cornice del Teatro Petruzzelli.
Domenica 8 dicembre alle 21, il pubblico potrà assistere ad uno spettacolo musicale di grande qualità, impreziosito dalle performances di Niccolò Fabi, Cesare Basile, Vinicio Capossela e Mauro Ermanno Giovanardi. A consegnare i premi, assegnati da una prestigiosa giuria composta da 44 giornalisti musicali ai migliori dischi d'autore dell'anno, vi saranno Davide Riondino e Dario Vergassola.
Medimex
Salone dell'Innovazione Musicale
6/7/8 dicembre Bari-Fiera del Levante
Per informazioni su calendario completo e ingresso:
http://www.pugliasounds.it/medimex/
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