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Un piccolo angolo di Puglia nel cuore di Milano. Parliamo di Succulenta, il ristorante di Matteo Mottola che da oltre tre anni allieta il palato delle numerose persone che ogni giorno si recano al civico 16 di Piazza VI Febbraio, nell’innovativo quartiere di CityLife.
Entrare da Succulenta significa provare quell’esperienza tipica del sud Italia: dal calore del ristoratore ai piatti (abbondanti) di un menù che, di fatto, è un viaggio tra Puglia e Campania, ma che non disdegna incursioni in Calabria e nel Lazio. Una variegata scelta di piatti protagonisti di un’esperienza da vivere col sorriso sulle labbra e la bocca piena.

Matteo Mottola ha portato a Milano una tradizione familiare nel campo della ristorazione di oltre un secolo. Una storia iniziata in Puglia, nei dintorni di Brindisi, tra i fornelli della nonna, e proseguita con la mamma chef ed il papà pizzaiolo, e che continua oggi a Milano con una cucina che profuma di Sud.
“Sono cresciuto in cucina, seguendo le mani di mia madre che impastavano e i gesti esperti di mio padre tra farina e forno a legna – racconta Matteo - Scegliere questa strada è stato naturale. La mia idea di cucina fonde ricordi, tradizioni di famiglia e ricerca. Sono un grande sperimentatore, mi piace studiare impasti, tipologie di farina e lavorazioni diverse, ricercare le migliori materie prime: non si finisce mai di imparare”.

Da Succulenta è impossibile non farsi prendere dalla gola: il menù è un viaggio festoso tra i sapori dell’Italia più verace. Si va dalle orecchiette di Cerignola alle cime di rapa (nella foto grande), alle golose polpette al ragù (nella foto qui sopra) preparate con carne rigorosamente Podolica, dalla carbonara alla mozzarella di bufala in carrozza.

Un discorso a parte meritano le pizze, tradizionali o creative, tra le quali spicca la Regina Succulenta (nella foto qui sopra), con base di crema di patate, provola affumicata di Agerola DOP, guanciale croccante, pomodori del piennolo e scaglie di cacioricotta o la Genovese Napoletana, che trasferisce sulla pizza il celebre ragù bianco di carne e cipolle tipico della cucina partenopea. Tutti i piatti si distinguono per gli ingredienti di eccellenza. Ogni ricetta racconta il legame profondo con la cucina di casa, quella fatta con amore, riproposta con maestria ed esperienza, realizzata con materie prime accuratamente selezionate e mani che conoscono i gesti di una volta.
Al ricco menù si accompagna una carta dei vini dove spiccano le tre etichette Schiena. Della rinomata azienda vinicola, Succulenta propone il Primitivo Tre Compari, il Negramaro Enneoro e l’esclusivo Negroamaro rosato Dama che, come racconta Mottola, viene prodotto con una parte di uve Negroamaro che, in vigna, per la loro posizione non ricevono la piena luce del sole, restando quindi di colore rosato. Completano la proposta beverage etichette campane e una ricca selezione di birre anche artigianali.
Tra piatti generosi, ingredienti eccellenti e una proposta beverage curata e mai banale, Succulenta porta a Milano il gusto del Sud, con l’anima di una trattoria contemporanea e la passione di chi la cucina ce l’ha nel sangue.
Il Castello del Gallo val bene una gita. Se sei a Roma, devi sapere che a poco meno di un’ora dal cuore della Capitale, tra le colline silenziose di Mandela e i boschi del Parco Naturale dei Monti Lucretili, sorge un luogo magico. Nato come fortezza, trasformatosi poi in residenza nobiliare, il Castello del Gallo è tornato a mostrarsi in tutto il suo splendore grazie a un attento restauro che ha portato, dallo scorso 5 luglio, la famiglia Del Gallo a riaprire le porte del Castello e dei giardini incantati, offrendo ai visitatori un’esperienza fuori dal tempo. Visite guidate, eventi culturali e percorsi immersivi conducono lungo viali ombreggiati, tra scorci segreti e terrazze panoramiche.
Il Belvedere e i Giardini di Orazio
Arrivati al Castello, non si può non lasciarsi affascinare dal Belvedere. Affacciarsi davanti al Castello Del Gallo permette di rivolgere lo sguardo su un paesaggio che sembra uscito da un verso latino, sospeso tra mito e storia. Si gode di una vista su quella che un tempo era la residenza di Quinto Orazio Flacco, il celebre poeta al quale nel I° secolo a.C. Mecenate donò un podere nel quale rifugiarsi lontano dalla caotica vita cittadina, circondato da frutteti, oliveti e pascoli. Immersi nella natura, i giardini celebrati da Orazio nei suoi scritti, nei secoli divennero meta di viaggiatori del Grand Tour e conquistarono artisti in cerca della “veduta ideale” dalla quale lasciarsi ispirare per le loro opere, espressione perfetta della fusione tra natura e arte.

Il Castello del Gallo
Il Castello del Gallo affonda le sue radici nell’epoca romana e medievale; questo territorio fu infatti a lungo presidiato dalla popolazione degli Equi, che resistettero per due secoli prima di essere sconfitti dai Romani tra il 500 e il 300 a.C. Con la caduta dell’Impero Romano, il castello passò sotto il controllo delle abbazie. Fu in questo periodo che i monaci introdussero la coltivazione dell’olivo, una tradizione che è ancora viva.
Il Castello divenne poi una fortezza strategica sotto il dominio degli Orsini, mentre nel XVII secolo fu trasformato in dimora signorile dalla famiglia Nuñez Sanchez. Nel XIX secolo, infine, Julie Bonaparte, nipote di Napoleone e cugina di Napoleone III, e Alessandro del Gallo di Roccagiovine, Marchese di Mandela, lo resero un centro di cultura e arte.
La visita al Castello consente di scoprire stanze ricche di arredi d’epoca, eppure vissute ancora oggi dalla famiglia del Gallo, che continua a dimorare nel Castello. Tra i vari ambienti, particolarmente emozionante è la sala da pranzo, dove troneggia un ritratto dell’Imperatore Napoleone e il fortepiano che Napoleone III donò alla cugina Giulia, proveniente dal palazzo imperiale di Parigi, le Tuileries. Non sono da meno lo splendido Giardino d’Inverno e la Stanza del Biliardo.
La Chiesa di San Vincenzo Ferrer
Adiacente al Castello c’è la Chiesa dedicata a San Vincenzo Ferrer. Fu costruita nel 1726 per volere di Vincenzo Nuñez Sanchez, e progettata dall’architetto Girolamo Theodoli; è un piccolo gioiello di barocco romano luminoso e romantico, circondato dalla verde campagna romana, e custodisce preziosi affreschi di Michelangelo Cerruti e Giovanni Odazzi. Oltre alle opere d’arte di grande valore presenti, sotto la chiesa si trova la cripta della famiglia del Gallo, dove riposano figure legate alla storia di Roma e d’Europa.

I giardini del Castello
Quando il Marchese Alessandro del Gallo e sua moglie Giulia Bonaparte lasciarono Parigi nel 1870, a seguito dell’esilio di Napoleone III, decisero di trasformare il Castello di Mandela nel loro rifugio lontano dal caos di Roma. Allo stesso tempo, decisero di ridisegnare il terreno circostante e di creare un giardino segreto all’italiana vicino al castello, mentre sulle pendici della collina concepirono un romantico Bosco e, più avanti, un giardino all’inglese.
Il Giardino Segreto si ispira alla tradizione persiana e islamica, con siepi curate all’italiana e cisterne medievali che ne regolano l’irrigazione. Nel XIX secolo, Julie Bonaparte e Alessandro del Gallo aggiunsero elementi francesi, tra cui un giardino d’inverno e un’ampia varietà di rose ottocentesche. Affacciandosi dal muraglione si può ammirare la Valle del fiume Licenza, al centro della valle il comune di Vicovaro, famoso per il suo Tempietto di San Giacomo e, ancora più a sinistra, il Convento di San Cosimato, testimone di eventi storici, tra cui la riconciliazione tra Papa Martino V e Re Alfonso d’Aragona.
Il Bosco Romantico, invece, è nato nel XIX secondo, quando gli ulivi sotto al castello furono sostituiti da un bosco in stile francese, dove la natura sembra crescere senza regole. Questo spazio fu progettato per creare un’atmosfera di quiete e bellezza, con sentieri ombreggiati e un microclima ideale per le passeggiate estive. Il Bosco Romantico è un luogo che invita a rallentare, a guardarsi intorno con occhi nuovi. Non c’è una direzione precisa da seguire: i sentieri si intrecciano, si aprono e si chiudono tra la vegetazione, come se fosse la natura stessa a decidere dove condurre il visitatore.
Il Giardino Inglese, infine, a prima vista sembra selvaggio, libero, spontaneo, ma è tutt’altro che casuale. Si tratta di una composizione raffinata, frutto di una pianificazione precisa, di un paesaggio creato con maestria per suggerire armonia e quiete. A prima vista gli alberi e i cespugli sembrano disposti in modo casuale, ma ogni dettaglio è studiato per evocare un senso di libertà e bellezza naturale. Spesso, tra la vegetazione, si incontrano templi neoclassici, grotte artificiali e piccole rovine. Un invito a rallentare, a lasciarsi stupire da un dettaglio inatteso.
Il Castello del Gallo è aperto al pubblico ogni venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 18.30 (ultimo ingresso alle 17.30). Al prezzo di 15 euro (ingresso gratuito per i bambini fino a 11 anni) è prevista la visita guidata completa del Castello, del giardino privato, del bosco francese e del giardino paesaggistico. Solo di domenica, alle 12, è invece previsto un tour completo in compagnia del proprietario, con annessa degustazione, al prezzo di 50 euro. Per informazioni e dettagli è possibile consultare il sito www.castellodelgallo.it
La Cocktail Week si appresta a vivere la sua sesta edizione. L’evento, nato nel 2019 sulle sponde del lago di Como, ha conquistato negli anni anche St. Moritz e, da ottobre, approderà a Taormina. Un’espansione che testimonia la solidità e l’appeal dell’evento, sempre fedele al suo obiettivo originario: promuovere una cultura del bere consapevole e di qualità, creando connessioni tra territori e professionisti del settore.
Il bancone del bar diventa un vero e proprio palcoscenico: qui la miscelazione si trasforma in narrazione, sperimentazione e arte da condividere. Un’esperienza che coinvolge tutti i sensi e che vuole rafforzare il legame tra luoghi, persone e sapori.
Dall’1 al 6 luglio la Cockail Week animerà Como con un fitto calendario di eventi che celebrano le location più belle del Lario. Una settimana dedicata all’arte del bere miscelato di qualità e con responsabilità. Il tema della sesta edizione è “Taste!”: un invito ad immergersi nel gusto, un viaggio profondo e multisensoriale alla scoperta dei sapori che si fondono in un bicchiere.
«L’obiettivo di questa edizione è prendersi un momento per concentrarsi sul bicchiere, sull’equilibrio perfetto dei sapori, celebrando i cinque gusti fondamentali – ha commentato Annalisa Testa, giornalista nel settore lusso e fondatrice delle Cocktail Week di Como, St. Moritz e Taormina – i bartender sono invitati a sperimentare l’abbinamento degli aromi, interpretando attraverso i cocktail un percorso degustativo che esalti texture vellutate, effervescenti, croccanti o spumose, giocando con la trasparenza o il colore del liquido».
Parlando di “TASTE” non si può trascurare l’importanza della cucina, delle sue tecniche culinarie e di laboratorio, che saranno il complemento perfetto per esaltare il liquido miscelato dai bartender. Un’apertura a nuove strade di espressione e creatività, che crea un rapporto intimo tra la cucina e il bancone del bar, tra il solido e il liquido.
Grande novità della sesta edizione della Cocktail Week è l’apertura verso Milano, con la nascita di un vero e proprio ponte tra due capitali della mixology. A sancire questa collaborazione è stato il Grand Opening di Villa d’Este, con il main bar curato dal leggendario Camparino in Galleria, in rappresentanza di Campari, main partner dell’evento. A condividere la serata anche i team di Ceresio 7 (per Ginarte) e del nuovo Salmon Guru Milano, in collaborazione con rum Diplomático.
Nel corso della settimana, altre eccellenze milanesi animeranno le sponde del lago: The Wild Milan verrà ospitato al bancone del Fresco Cocktail Shop; Carico Milano sarà protagonista di una guest al MUSA Hotel: i mixologist del Rita’s Tiki Room porteranno il loro stile inconfondibile all’Hemingway Cocktail Bar con una serata dedicata al Daiquiri.
Il Super Social Club accoglierà prima l’energia sperimentale di Nora Was Drunk, poi sarà la volta di Rumore, l’American bar che si affaccia sul chiostro del Portrait Milano, che parteciperà ad una serata dedicata al rum cubano Eminente.
Pizze di tutti i gusti e prodotte da chef provenienti da tutto il Mondo. Un bellissimo colpo d’occhio e, soprattutto, un vero e proprio trionfo di sapori. È quanto è andato in scena nei giorni scorsi da Biga, nota pizzeria situata al civico 9 di via Pollaiuolo, a Milano, che è stata il teatro di "Slices from around the world”, una cena “a 10 mani” che si è svolta in occasione del prestigioso appuntamento annuale con i The Best Pizza Awards 2025.
L’evento ha visto protagonisti cinque chef di fama mondiale: Simone Nicolosi, pizza chef di Biga Milano, Davide Di Chio (Alterego Pizza Boutique, Andria), Javiera Contardo (Dou Pizza, Santiago del Cile), Mirko Pepe (Pizzeria Quattro Quarti, Molfetta) e Sebastian Diego Gallucci (Seba’s Restaurant, Costa Rica) ed il menù ha visto la degustazione di cinque portate create sul momento dai pizzaioli.
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Ad aprire le danze, come da foto qui in alto, è stata la Margherita “Amuse-Bouche” di Davide Di Chio: cotta nel forno a legna, destrutturata e poi cotta in forno statico, la pizza si è presentata come un cerchio tricolore con polvere di pomodoro San Marzano Nolano, Parmigiano Reggiano 36 mesi e polvere di basilico.
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A seguire, una delle pizze che ha raccolto maggiori consensi, il “Tricolore Padellino” firmato dal padrone di casa Simone Nicolosi. Un prodotto con impasto Biga al 70% multicereale, cacao amaro e caffè ricco di fibre e proteine, farcito con pomodoro San Marzano DOP, basilico fuori cottura, stracciatella vaccina, pomodoro ciliegino confit e pesto di basilico liofilizzato e olio evo BIO.
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Spazio poi alle proposte internazionali con “Las Cabras Para El Monte” di Javiera Contardo con crema di zucca (non dolce), formaggio di capra in feta, tagliato a pezzetti, ricotta in sacchetto da pasticceria, pistacchi tritati, pomodori secchi tritati e Merken piccante.
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A seguire, ecco il “Padellino Bacio Salato” di Mirko Pepe: Padellino allo zafferano con semi misti e za’atar come base, salsa di melanzane affumicate, battuta di gamberi bianchi, salsa verde (cetriolo, avocado, kefir lime, zenzero) e spuma di menta.
Per concludere, “Formaggi, carne e amore per la Giungla” di Sebastian Diego Gallucci, creata con una base leggera con spolverata di mozzarella, pesto di pistacchi fatto a mano, salsa di pomodorini multicolore, carne di manzo alla griglia tagliata sottile con stracciatella fresca, parmigiano stagionato 36 mesi, olio all'aglio arrostito sul bordo e scorza di limone.
La serata si è conclusa con un assaggio di dolci come Next (cioccolato fondente al 70%, marmellata di ciliegie, spuma di ricotta dolce, nocciole tostate) e Churro Pops (churros fatti a mano con pasta per pizza condita con dulce de leche artigianale, guarnita con un mix di cannella e zucchero di canna su un letto di salsa di cacao puro al 100% dalla Costa Rica).
I pizzaioli, provenienti da varie parti del mondo, hanno saputo interpretare la pizza secondo la propria visione. Ogni morso ha raccontato una storia fatta di identità, tradizione e cultura.
La Distilleria Nardini conquista un nuovo territorio del gusto. Con 246 anni di successi sulle spalle e con un curriculum di eccellenza nel mondo dei distillati, lo storico marchio di Bassano del Grappa irrompe nel mondo del gin e alza il sipario su Garage Gin, prodotto attualmente disponibile nel formato da 70 cl (in vendita ad un prezzo consigliato di 23,90 €).
Garage Gin nasce dalla visione creativa di Garage Nardini, laboratorio sperimentale della Distilleria Nardini. Un London Dry di altissima qualità, dal profilo sensoriale fresco, persistente e di grande carattere. È il frutto di un savoir-faire che affonda le radici in oltre due secoli di storia, reinterpretato con spirito contemporaneo e uno sguardo proiettato al futuro della miscelazione. Questo Gin nasce non per seguire una tendenza, ma per costruirne una, quella dell’eccellenza trasparente, della filiera controllata, della distillazione consapevole.
In un panorama affollato di etichette che promettono esperienze sensoriali straordinarie, Garage Gin mantiene quella promessa. Lo fa con la coerenza che ci si aspetta da chi ha fatto della distillazione un’arte. È un gin che parla attraverso i suoi ingredienti – botaniche straordinarie e del territorio come melissa e verbena – e attraverso la scelta di produrre in casa, secondo un metodo autentico e senza scorciatoie.
Prodotto interamente nella Distilleria Nardini, dove è in funzione ancora il tradizionale alambicco a bagnomaria, Garage Gin è realizzato secondo il rigido disciplinare del metodo London Dry, utilizzando alcol da cereali italiani e una selezione di 9 botaniche: ginepro, coriandolo, cardamomo, anice verde, finocchio dolce, verbena, melissa, elicriso e scorze di arancia amara. Nessun aroma artificiale, nessuna aggiunta di zucchero, solo distillazione autentica, artigianale, rigorosa.
“Garage Gin rappresenta il nostro modo di affermare che l’innovazione vera parte sempre dalla competenza – commenta Michele Viscidi, amministratore delegato di Distilleria Nardini – abbiamo voluto creare un gin che sapesse distinguersi per eleganza, profondità e versatilità, senza compromessi sulla qualità”.
Alla vista, si presenta cristallino. Al naso è fresco e intenso, con note balsamiche, speziate e un tocco agrumato. Al palato, l’equilibrio tra ginepro e botaniche secondarie esprime un gusto strutturato e persistente, con una freschezza avvolgente e dinamica, che si presta perfettamente sia ai cocktail della tradizione – come Gin Tonic e Negroni – sia alle creazioni più contemporanee. La gradazione alcolica è 45% vol.
Il design della bottiglia valorizza l’identità artigianale e territoriale del brand: carta materica, laminature di pregio, una mappa di Bassano e un logo a rilievo che celebra l’Heritage Nardini. Particolare attenzione è riservata anche alla sostenibilità: la bottiglia è realizzata in WILD GLASS, un vetro composto al 100% da materiale riciclato post-consumo (PCR), che garantisce un prodotto esteticamente impattante, performante e responsabile.
“Garage Gin – spiega Alice Lucchi, responsabile marketing di Distilleria Nardini – è pensato per chi cerca autenticità e stile, per chi ama i prodotti che raccontano qualcosa di vero. È il nostro omaggio alla miscelazione d’autore, una categoria che oggi più che mai chiede originalità e sostanza”.
Decidere di entrare nel mondo del gin – oggi saturo, modaiolo, competitivo – è un atto che richiede coraggio. Se non si ha qualcosa di autentico da dire, si rischia solo di aggiungere rumore. La Distilleria Nardini, però, nella sua lunga storia, ha sempre preferito distillare silenzi pieni di significato. E ora lancia un nuovo prodotto, destinato già a diventare un’icona, in cui ogni sorso è una firma d’autore.
Ricerca, accoglienza, Italia, innovazione, passione, milanesità, attenzione, pizza, autenticità e qualità. Dieci parole, che ai più sembrano buttate a caso, senza alcuna connessione o senso logico. Non per AmaMi, ristorante pizzeria di Milano che proprio in questi giorni festeggia i suoi primi 10 anni di vita. Nato il 13 giugno 2015, il locale di via Vespucci nel corso degli anni ha saputo rinnovarsi ma al tempo stesso ha sempre tenuto fede alle proprie tradizioni, che gli hanno permesso di diventare un punto di riferimento per molti cittadini, milanesi e non.
A cominciare dalla pizza senza lievito, marchio di fabbrica di AmaMi e specialità diventata "competitor" della ben più classica e tradizionale pizza napoletana. Quando ti siedi da Amami e ordini la pizza, già sai che potrai gustare una specialità sottile e leggera, ma al tempo stesso estremamente gustosa. Merito della straordinaria qualità dei prodotti da sempre utilizzati da Cristiana e Mauro, i gestori del locale, che da quando si sono conosciuti nel 2013 ne hanno fatto di strada insieme. Un percorso estremamente positivo che ha portato, poco più di un anno fa, all’apertura di AmaMi Ancora, “secondogenito” della famiglia AmaMi, inaugurato nel 2024 in una location elegante e conviviale in via Lazzaro Papi.
In questi giorni, per festeggiare i 10 anni, AmaMi ha lanciato una nuova gustosissima creazione, gli AMAKI, ed ha inaugurato la nuova formula del brunch, sia salato che dolce, disponibile il sabato e la domenica. Gli AMAKI, in particolare, sono dei roll di pizza AmaMi e rappresentano un connubio perfetto tra tradizione e innovazione gastronomica, unendo sfiziosità, gusto, e alta qualità. Ogni roll è realizzato a partire dall’impasto senza lievito delle pizze di AmaMi, leggero e fragrante, e farcito a crudo con ingredienti selezionati di altissima qualità: salumi DOP, formaggi selezionati, verdure di stagione e salse gourmet, scelti con cura tra materie prime italiane eccellenti.

“Abbiamo voluto creare un prodotto che coniugasse la nostra passione per la pizza con l’esigenza di proporre qualcosa di nuovo, al passo con i tempi, pratico e ricercato, rivisitato in chiave moderna. Gli AMAKI sono pensati per chi vuole unire al gusto, la qualità, la leggerezza e l’innovazione, in autentico stile milanese” – racconta Cristiana Serafini, proprietaria di AmaMi e AmaMi Ancora.

Nei locali AmaMi ogni giorno si prepara la pizza senza lievito utilizzando impasti di diverse farine, tra cui Senatore Cappelli, Farro, Integrale, Canapa, Grano Saraceno e Grano Arso. Particolare è anche la forma della pizza, che somiglia ad una lingua, un dettaglio che aggiunge un tocco visivo distintivo. Noi ne abbiamo provate 3: dalla “Tre stagioni” alla Milano da bere, passando per il marchio di fabbrica della AmaMi 2015.
Oltre alla pizza, il menù del ristorante pizzeria di via Vespucci propone una piccola cucina con piatti ricercati e gustosi che valorizzano al meglio la cucina mediterranea. Ogni portata è accompagnata da una selezione di cocktail e mocktail, vini, birre artigianali, sia alcoliche che analcoliche, soft drink, succhi BIO e bevande non usuali come Sidro e Kombucha, pensati per stimolare la curiosità e regalare emozioni attraverso accostamenti originali.
AmaMi e AmaMi Ancora sono il luogo ideale per chi desidera un’esperienza fuori dall’ordinario, in un luogo familiare e accogliente, dove l’ospite è coccolato e la passione dei titolari si respira in ogni dettaglio.
E allora, se le dieci parole scritte ad inizio articolo rappresentano le 10 caratteristiche che hanno contraddistinto i due lustri di vita, chissà quante altre parole descriveranno al meglio il prossimo futuro di AmaMi.
Dici Italia e, nel mondo, vieni subito associato alla pizza. La semplice combinazione di acqua, farina, pomodoro e mozzarella è diventata uno dei simboli più iconici del BelPaese, conquistando il palato di milioni di persone. Alzi la mano chi, almeno una volta alla settimana, non mangia la pizza: chi ne mangia un pezzetto per un pasto veloce, chi una al piatto per una serata fuori, chi ne ordina una taglia per una cena con amici, e via dicendo. Dalle pizzerie al taglio ai ristoranti con forno a legna, ogni città ha le sue (tantissime) pizzerie. Come fare per scegliere quella giusta?
Chi va a Torino può contare su un alleato di fiducia: ‘We love pizza Torino’, una nuova guida alle pizzerie dedicata esclusivamente al capoluogo piemontese e redatta dalla giornalista Sarah Scaparone e dal blogger e designer Giorgio Pugnetti.
Un lavoro di scouting durato un anno e che ha portato alla recensione di 99 pizzerie torinesi suddivise per tipologia: padellino, contemporanea (che per gli autori vuole dire degustazione), romana, teglia, mattone o napoletana. Il tutto con l’indicazione del quartiere in cui si trovano e del prezzo relativo alla pizza più semplice e famosa al mondo: la Margherita.
Il risultato è un interessante spaccato nel quale vengono raccontate 24 pizzerie al padellino (uno dei prodotti simboli della città di Torino), 6 contemporanee, 6 romane, 12 in teglia, 10 al mattone e 41 napoletane. I prezzi medi? Per una Margherita vanno dai 3 euro del trancio in teglia ai 5 euro del padellino, dai 7 euro di romana e napoletana ai 7,50 della pizza al mattone, fino agli 8,50 per una Margherita in stile contemporaneo.
Alle recensioni si aggiunge la segnalazione di 10 pizzerie che si trovano in provincia di Torino che meritano una visita e l’indicazione delle migliori pizzerie in città (una per tipologia), oltre che della migliore farinata da mangiare sotto la Mole.
“Abbiamo deciso di avventurarci in questo anno di assaggi – spiegano Scaparone e Pugnetti – perché secondo noi una guida capace di raccontare lo spaccato legato a un mondo in grande fermento come quello della pizza a Torino mancava. Inoltre questo è stato anche un modo per valorizzare uno dei prodotti simbolo della nostra città: quella pizza al padellino che è storicamente regina indiscussa di Torino. ‘We love pizza Torino’ è una guida gastronomica sui generis, in cui leghiamo all’aspetto gastronomico il valore territoriale e artistico esprimendo, con la copertina dell’artista Cavalli, il colore e il calore che la degustazione e la condivisione di una pizza portano in tavola”.
Realizzata senza pubblicità e tradotta in inglese, ‘We love pizza Torino’ è pubblicata da Terrae Opificio Culturale Enogastronomico (128 pagine, 19,00 euro) ed è acquistabile nelle librerie oltre che online su www.terrae.info.
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